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J. G. Fichte |
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Johann Gottlieb Fichte (Rommenau, 16 maggio 1762 - Berlino, 29 gennaio 1814)
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U.D. 3
Oltre Kant |
In Kant l’io penso è l’autodeterminazione esistenziale del già esistente. Quindi limitata. Il suo limite è l’intuizione sensibile. Fichte muove dalla considerazione che la cosa in sé è una chimera. L’io è l’unico principio FORMALE e MATERIALE della conoscenza. Ecco l'Idealismo: l'ontologizzazione del trascendentale kantiano. Quello che in Kant era solo la condizione di possibilità della conoscenza ora diviene condizione di possibilità anche dell'essenza dell'oggetto. L'attività dell'io concerne non solo il PENSIERO, ma anche la REALTA'. È quindi un’attività infinita, assoluta, libera. Non è una deduzione trascendentale, ma metafisica. È l’io che pone o crea il soggetto e l’oggetto in virtù della sua attività creatrice che è INTUIZIONE INTELLETTUALE. La Dottrina della scienza deduce da questo principio l’intero mondo del sapere (nella prima edizione l’infinito è l’io, poi sarà l’essere, l’assoluto, Dio oltre che io... Continuità o rottura? Grandi critici come Luigi Pareyson propendono per la continuità). |
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U.D. 4
La dottrina della scienza |
La Dottrina della scienza e i tre momenti della deduzione
La filosofia, dice Fichte, deve essere una scienza, anzi la scienza delle scienze. Il suo principio è l’io: L’ESSERE-PER-NOI (oggetto) E' POSSIBILE SOLO SOTTO LA CONDIZIONE DELLA COSCIENZA (del soggetto) E QUESTA SOLO SOTTO LA CONDIZIONE DELL'AUTOCOSCIENZA. La coscienza è il fondamento dell’essere, l’autocoscienza è il fondamento della coscienza. Il principio della scienza è, quindi, quello di identità A=A. Ma a fondamento dell’A=A c’è l’io che dice: A=A, e questo io è Io. Quindi il principio supremo della scienza non è A=A ma Io=Io! Mentre A=A, infatti, è posto (dall’Io). Io=Io non è posto da altri che dall’Io stesso:
e questa è l’autocreazione dell’Io. Cfr. W. Goethe, Faust I, 1237: «In principio era l’azione». |
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N.B. |
Il principio della
realtà e il principio della razionalità sono lo stesso principio, ossia il principio della logica.
Tale principio (il principio di identità) non è un'affermazione statica e immota ("A", "io"), ma
una azione nella quale l'io si pone uguale a se stesso. In teoria non cambia nulla, in realtà cambia
tutto: tra l'io e l'io=io vi passa l'abisso che passa tra la morte e la vita, tra l'immobilità e il
dinamismo, tra la sterilità e il pensiero. Essere ciò che si è è facile e non costa nulla. Porsi
uguali a se stessi, ovvero diventare se stessi è la massima conquista a cui aspira il romantico.
Non quello che sono, quindi, ma quello che divento è la mia vera realtà. |
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La dialettica fichtiana |
Pertanto: Un soggetto e un oggetto entrambi finiti che si oppongono (Io e Natura). Ma entrambi
sono stati posti dall’Io infinito. Ecco la nuova metafisica dello Spirito e del Soggetto: la spiegazione della realtà a
partire dall’io. Notiamo che: L’essenza dell’Io è lo streben. Si introduce il CONCETTO DINAMICO DI PERFEZIONE: «Frei sein ist Nichts, frei werden ist der Himmel!» |
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U.D. 5
Dogmatismo & idealismo |
Scelta fra dogmatismo e idealismo
Dopo Kant si può scegliere: Dovrebbe essere una questione di inclinazione personale, al fiacco conviene trovar tutto pronto fuori di sé , il coraggioso invece libero preferisce lo sforzo. È una “scelta di fondo”, ma Fichte tenta, in tutti i modi di dimostrare che solo l’idealismo spiega il mondo e che in ultima istanza il dogmatismo non spiega né lo Spirito né la Natura. |
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U.D. 6
L'azione del non-Io sull'Io |
Dalla relazione Io-mondo nasce la conoscenza (rappresentazione). La rappresentazione è il prodotto dell’attività riflessa dell’Io stesso che produce il non-Io che produce l’affezione. È un rimbalzo. Però il non-Io appare sussistere per sé prima dell’Io nell’atto rappresentativo, una sorta di già dato, che però l’Io stesso mediante l’immaginazione produttiva ha prodotto rimanendone tuttavia incosciente. L’immaginazione è l’atto di disporsi a porre-creare non solo la forma ma le condizioni materiali della rappresentazione, e, come atto originario è inconsapevole (è questo uno dei passi più oscuri). Il non-Io non è una parvenza ingannatrice, ma una realtà che l’io empirico deve progressivamente interiorizzare (sensazione, intuizione, intelletto, giudizio, ragione). |
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U.D. 7
L'azione dell'Io sul non-Io |
La Dottrina morale e la missione del dotto
La relazione tra Io e non-Io costituisce la conoscenza e l’azione morale. L’attività del non-Io sull’Io costituisce la rappresentazione, l’attività dell’Io sul non-Io costituisce l’azione morale. L’esigenza morale è il vero significato dell’infinità dell’Io. L’Io è infinito in quanto si rende tale, svincolandosi dagli oggetti che esso stesso pone perché senza di essi la sua libertà infinita non sarebbe possibile. L’azione morale è il costante sforzo di vincere la resistenza dell’oggetto, e di realizzare l’indipendenza dell’Io che non può negare la libertà dell’altro. È proprio il riconoscimento dei limiti originari della libertà che fa dell’Io un particolare individuo. I diversi che si limitano a vicenda, per raggiungere la libertà devono cooperare in una reciprocità d’azione che fonda la comunità etica (Chiesa) e politica (Stato) e anche quella dei dotti. È una classe particolare, quella dei dotti, in cui ognuno rivendica la capacità di investigare liberamente. La missione del dotto: l’unico vero fine della società umana è la realizzazione della perfezione morale, attraverso un infinito progressivo. Solo il dotto, anzi, i dotti possono guidare la società su questa via. |
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U.D. 8
Lo Stato e la Nazione |
La prima fase della filosofia politica di Fichte è caratterizzata dalla convinzione che il fine ultimo della vita comunitaria sia la società perfetta (insieme di esseri liberi e ragionevoli), e lo Stato, un mezzo finalizzato al proprio annientamento. Lo stato è solo il garante e il realizzatore del diritto naturale (libertà, proprietà, conservazione) per quel che riguarda le sue manifestazioni esterne. Poi si evolve l’idea di Stato socialistico che sorvegli l’intera produzione e autarchico, chiuso commercialmente e autosufficiente. La seconda fase nasce dalle guerre napoleoniche: non più i dotti ma il popolo per cui ci vuole l’educazione in un modo che diventi un NOI SPIRITUALE: la NAZIONE. Ebbene Fichte qui è nazionalistico e patriottico: il popolo tedesco è l’Urvolk, per il suo carattere fondamentale, la lingua non contaminata, la Germania è il sale della terra, l’eletta, cade lei cade l’umanità. |
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U.D. 9
Finito e infinito |
La seconda fase: la crisi del sistema
L’Io è infinito e finito al tempo stesso nell’uomo: il finito si identifica con l’infinito. Ma l’infinito si esaurisce nel finito? La divinità si esaurisce nell’uomo? Il secondo Fichte dice di no. Il sapere umano non è l’Assoluto che riposa saldo in se stesso ma solo la sua immagine, l’esteriorizzazione, è l’essere di Dio fuori di Dio. La metafisica fichtiana termina nel misticismo di Dio limite superiore del sapere, anzi distruttore di ogni sapere nella luce divina. Il pensiero raggiunge “l’esistenza di Dio” cioè la sua rivelazione, ma l’essere rimane al di là. In principio era il Logos. Partito dal riconoscimento dell’Io infinito come principio di deduzione della natura finita, Fichte giunge a riconoscere il principio infinito al di là dell’Io, nell’Essere, Dio. Rottura o continuità Io-Dio. Tutto sta nell’interpretazione della diversità, frattura o approfondimento? (l’ultimo è accettato dai più moderni). |
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U.D. 10
La filosofia della storia |
La storia è il progressivo realizzarsi della ragione nella sua libertà: è lo sviluppo della coscienza e del sapere dalla determinazione dell’istinto alla piena libertà della ragione (cfr. il mondo dei fini di Kant). |
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U.D. 11
Conclusioni |
«Fichte è un titano che lotta per l’umanità» (Hölderlin, Lettera a Hegel) che però ben presto dovrà cedere il posto a ben più rumorosi seguaci. È finito per essere solo in funzione di Hegel, ma il suo studio è tutto da studiare. |
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Ultimo aggiornamento: martedì 11 marzo 2003 |
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