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Filosofia 2

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Unita' didattiche

 

1. Introduzione

2. Il neoplatonismo

3. Il pensiero religioso

4. Il pensiero politico

5. Il pensiero scientifico

6. Due testimoni

Moduli

MOD. 1 - UMANESIMO

mod. 2 - il moderno

mod. 3 - KANT

Argomenti correlati

L'uomo medievale

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Modulo 1
La transizione al moderno: l'Umanesimo

Presentazione del modulo

Nel presente modulo (ancora in costruzione, con l'aiuto degli alunni della classe II classico B) trovano il loro luogo autori quali Cusano, Ficino, Erasmo, Lutero, Machiavelli, Moro, Campanella, Leonardo, Keplero, Bacone e, soprattutto, due figure fondamentali: Giordano Bruno e Galileo Galilei. Si tratta di due testimoni della ricerca della verita'. L'uno della verita' filosofica, l'altro della verita' scientifica. I differenti atteggiamenti e le diverse vicende illumineranno la distinzione tra Filosofia e scienza che in quest'epoca ha assunto un'importanza capitale.
Seguira' il modulo su Descartes, Pascal, Razionalismo, Empirismo e Illuminismo (
Il moderno) e infine quello su Kant.

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L'uomo
Cfr. PICO DELLA MIRANDOLA,
Oratio de hominis dignitate

Introduzione

«O Adamo ti posi nel mezzo del mondo, perché di là tu meglio scorgessi tutto ciò che è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché, di te stesso quasi libero e sovrano artefice, ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avevi prescelto. Tu potrai degenerare verso i gradi inferiori che sono bruti; tu potrai rigenerarti, secondo il tuo volere, nei gradi superiori ce sono divini» (Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate).

L'utilità degli antichi
Cfr. GIORDANO BRUNO,
De umbris idearum

«Un solo ed identico sole, che permanentemente preserva e permane, appare dunque sempre diverso agli uni e agli altri, a quanti sono in un luogo e a quanti sono in un altro. Non differentemente potremmo credere che anche quest’arte solare sempre sarà diversa per gli uni e per gli altri» (Giordano Bruno, De umbris idearum, BUR, p. 44).

«[…] allora infatti (com’è naturale) ci serviamo della fede per acquistare le scienze. Adesso invece, dal momento che per beneficio dei superi possiamo servirci delle conquiste e dei ritrovati per procedere ad ulteriori atti propri, ogni volta che i termini usati dai platonici risulteranno utili e risulterà utile il loro modo di procedere, li accetteremo senza timore di incorrere in una giusta accusa di contraddizione. Se poi anche il modo di procedere proprio dei peripatetici risulterà vantaggioso per una più chiara espressione dell’argomento, lo si riporterà fedelmente. Allo stesso modo si giudichi riguardo agli altri indirizzi filosofici. Non troviamo infatti un unico artigiano che procura tutto quanto è necessario ad un’unica arte» (Giordano Bruno, op. cit., p. 57).

La centralità dell'uomo nell'universo

La centralità è uno stato, frutto di un dono (tradizione) per l’uomo, ma dischiude alla sua attività orizzonti sempre più ampi. L'uomo al centro dell’universo può operare secondo libertà ed è attraverso il suo fare che dà forma a se stesso e al mondo che lo circonda. La libertà è capacità di modellare il mondo secondo il suo volere (dopo Dio, l’uomo è il secondo creatore, o almeno un demiurgo). L’uomo assurge quindi al rango di soggetto della storia (non più solo oggetto della Provvidenza).

L'amore per i classici

L’amore per i classici è quindi l’espressione di un doppio movimento: l’uno volto alla riscoperta e all’ammirazione di un modello ideale di umanità integra, non decaduta; e l’altro, a conseguente al primo, ispirato dalla consapevolezza della propria differenza dai classici.

Il mondano e l'ultramondano
Cfr. L'uomo medievale


La storiografia comunemente contrappone l’Umanesimo al Medioevo riconoscendo all’uomo, in quest’ultimo, una destinazione ultraterrena e in quello un’attività mondana. Si tratta di una distinzione convenzionale che rischia di scadere nel semplicistico. Il senso della concretezza, l’appello empiristico alle cose, il richiamo al valore della volontà e dell’azione, l’attenzione all’individuo erano tutti atteggiamenti già diffusi nel Trecento e addirittura in tutto il Basso Medioevo  (cfr. L'uomo medievale).

Religiosità e mondanità

Peculiarità dell’Umanesimo è la mondanizzazione della religiosità che, nei suoi ultimi esiti, era sfociata nel gotico. Non si tratta di una contrapposizione ma di una conciliazione: parliamo quindi di una religiosità mondana. Ad esempio, l’estremizzazione della separazione di divino e umano non conduce all’ateismo nel mondo dell’Umanesimo, ma apre la possibilità di pensare il finito come il luogo in cui, si pure in modo inadeguato, l’infinito si manifesta.

La prospettiva

La prospettiva è un tentativo di rappresentare nel finito l’infinito. Certo si tratta di una misurazione solo umana, che non può certo pretendere di dominare l’infinito e la realtà ma solo di… rappresentarli.

La cosa in sé
Cfr. A.M. PASTORE,
Lezioni di filosofia

 

Un'altra riflessione che si potrebbe rivelare molto utile è quella che ci fa comprendere come con la prospettiva si rinunci alla comprensione delle cose così come esse sono, le cose in sé, ma le si voglia cogliere solo attraverso il rapporto (di proporzione) con l’uomo-osservatore. «La prospettiva situa ciò che viene rappresentato immediatamente nello spazio dell’uomo, ne fa un aspetto dell’azione dell’uomo, così che, ancora una volta, l’attenzione viene a concentrarsi sul divino che è in noi» (A.M. Pastore, Lezioni di filosofia, vol. 1, SEI, Torino, 1998, p. 372).

L'infinito nel finito
Cfr. G.C. ARGAN,
Storia dell’arte italiana

Dall’Argan: «L’estensione della realtà è infinita, la prospettiva la rappresenta come forma finita. Anche la mente umana e' finita, ma può pensare la realtà infinita entro il limite della propria finitezza. La prospettiva, dunque, dà lo spazio come rappresentazione finita dello spazio infinito» (Cfr. G.C. Argan, Storia dell’arte italiana, vol. 2, Sansoni, Firenze 1984, pp. 81-84, qui p. 81)

Indagare la natura ha quindi una valenza religiosa! Si rilegga il testo di Pico della Mirandola. Si comprenderà l’afflato religioso del rapporto alla natura da parte di un uomo che si sente rigenerato dall’abbandono delle rigide categorie aristoteliche (effettivamente poco aperte al nuovo).

Filosofia, scienza e magia
Cfr. VITTORINO DA FELTRE (1378-1446) grande pedagogista dell’Umanesimo, fondò la Ca’ Giocosa o Villa Gioiosa, scuola aperta nella villa assegnatagli da Gian Francesco Gonzaga a Mantova.

Filosofia, scienza e magia sono espressione di un’unica spinta conoscitiva che non esclude però anche l’aspetto educativo. Al contrario proprio il mondo dell’uomo e dalla sua formazione verrà posto al centro (cfr. la “Ca’ Giocosa” di Vittorino da Feltre).

Ultimo, ma non per importanza, è l’impegno civile di questo uomo nuovo: la respublica christiana cede il posto alla convivenza civile incentrata sulla saggezza dei dotti.

Possibili approfondimenti ulteriori…
L’Umanesimo ed il problema religioso - Erasmo da Rotterdam, Martin Lutero, Giovanni Calvino;
L’Umanesimo ed il problema politico - Niccolò Machiavelli, Tommaso Moro, Tommaso Campanella, Francesco Bacone, Jean Bodin, Ugo Grozio;
L’Umanesimo ed il problema scientifico - Nicolò Copernico, Tycho Brahe, Giovanni Keplero, Leonardo da Vinci, Bernardino Telesio, Giordano Bruno, Tommaso Campanella.

Bibliografia
Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate…
Giulio Carlo Argan, Storia dell’arte italiana, vol. 2, Sansoni, Firenze 1982, p. 81-84.
Anna Maria Pastore, Lezioni di filosofia, vol. 2, SEI, Torino 1998, p. 352 e segg.

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Cfr.

Neoplatonismo

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Cfr.

Il pensiero religioso

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Cfr.

Il pensiero politico

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Cfr. LEONARDO DA VINCI,
Codice Atlantico, f. 117, r. b.

Cfr. LEONARDO DA VINCI,
Codice Atlantico, f. 119, v. a.

Il pensiero scientifico

Leonardo da Vinci (15.IV.1452-2.V.1519). «Se bene, come loro [gli scienziati di cultura libresca], non sapessi allegare gli altori, molto maggiore e più degna cosa allegherò allegando la sperienza, maestra ai loro maestri. Costoro vanno sgonfiati e pomposi, vestiti e ornati, non delle loro, ma delle altrui fatiche; e le mie a me medesimo non concedano; e se me inventore disprezzeranno, quanto maggiormente loro, non inventori, ma trombetti e recitatori delle altrui opere, potranno essere biasimati» (Leonardo da Vinci, Codice Atlantico, f. 117, r. b; da Scritti letterari, a cura di A. Marinoni, Rizzoli, Milano 1974, p. 147).

«So bene che, per non essere io litterato, che alcuno prosuntuoso gli parrà ragionevolmente potermi biasimare coll'allegare io essere omo sanza lettere. Gente stolta! Non sanno questi tali ch'io potrei, sì come Mario rispose contro a' patrizi romani, io sì rispondere, dicendo: "Quelli che dall'altrui fatiche se medesimi fanno ornati, le mie a me medesimo non vogliano concedere". Diranno che, per non avere io lettere, non potere ben dire quello di che voglio trattare. Or non sanno questi che le mie cose son più da esser trattate dalla sperienza, che d'altrui parola; la quale fu maestra di chi bene scrisse, e così per maestra la piglio e quella in tutti i casi allegherò» (Leonardo da Vinci, op. cit., f. 119, v. a; ed. cit., p. 148-149).

Leonardo si ribella contro coloro che reputano la sensazione e l'osservazione ostacoli alla conoscenza, anche se riconosce che loro da sole non sono sufficienti se non vengono affiancate dalle dimostrazioni matematiche. Sensate esperienze e matematiche dimostrazioni: le une e le altre allo scopo di scoprire le ragioni dei fenomeni, per comprenderli.

E' la ragione che dimostra. Ma le teorie debbono venir confermate (dall'esperienza). Leonardo pensa che l'esperienza sia la grande maestra: si parte dall'esperienza problematica e se ne scopre, con il discorso, le ragioni, si torna poi all'esperienza per controllare i discorsi.

Se la natura produce effetti in base a cause, l'uomo dagli effetti deve poter risalire alle cause. E per tale risalita e' necessaria la matematica, scienza che scopre i rapporti di necessità tra i vari fenomeni. La natura quindi e' regolata da un ordine universale che si ritrova nel rapporto causale fra i fenomeni indagabile con la matematica.

Comunque, non si può separare in Leonardo lo scienziato dall'artista... Un invito ad andare oltre.

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Cfr.K. Jaspers, La fede filosofica

Due testimoni: Bruno e Galilei

V. Giordano Bruno.

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Ultimo aggiornamento: giovedì 20 marzo 2003


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