La sua filosofia
La metafisica di Hegel aveva perso la realtà nel soggetto
assoluto.
L’anti-metafisica di Nietzsche
aveva annullato tutto fuorché il soggetto, anzi anch’esso.
In entrambi i casi la realtà si è
perduta.
Husserl promuove un ritorno alla
realtà, alla verità come da essa e dalla sua
apprensione scaturisce.
Il riferimento, pertanto, non può che essere alla filosofia
che ha preceduto la svolta idealista: Kant.
La conoscenza muove dai FATTI qui ed ora.
Tali fatti SI DANNO ALLA COSCIENZA.
Di tali fatti la coscienza INTUISCE DATI
ed ESSENZE. Nel dato la coscienza coglie l’essenza. In questo suono, il
suono.
L’individuale si annuncia alla coscienza solo nella forma
dell’universale.
L’assoluta universalità di Hegel perdeva
l’individuale, l’assoluta devastazione di Nietzsche perdeva l’universalità.
Ma nell’atto conoscitivo tali
elementi sono congiunti: l’universale si ha grazie al dato di fatto individuale
e l’individuale si presenta alla coscienza sotto vesti universali.
Non è che noi astraiamo dal dato
l’essenza. Ma noi cogliamo nel dato l’essenza. I fatti
sono stupidi, del resto. Stupidi ma reali! (l’astrazione, come la comparazione,
l’analisi e la sintesi si fanno solo su essenze o idee).
La conoscenza delle essenze è INTUIZIONE!
Intuizione dei dati di fatto (della
singolarità) e intuizione delle essenze (INTUIZIONE EIDETICA).
Le idee o essenze sono INVARIANTI (i modi tipici
dell’apparire) ma non sono reali. Reali sono i fatti.
La Fenomenologia è quindi la scienza dell’esperienza ma non
dei dati di fatto. L’oggetto della fenomenologia sono le essenze dei dati di
fatto.
Si tratta cioè di operare una
RIDUZIONE EIDETIA, ossia nella descrizione del fenomeno che appare alla
coscienza noi dobbiamo prescindere dagli aspetti meramente empirici.
Ecco spiegata la matematica: essa in QUESTO coglie il QUID.
ORA la coscienza è caratterizzata dalla
INTENZIONALITA’.
Quando percepisco, ricordo,
immagino, penso… mi riferisco sempre a QUALCOSA.
Una cosa è immaginare, pensare, ricordare ossia l’apparire
del dato … e una cosa è ciò che è immaginato, pensato, ricordato. Il primo è la NOESI… il secondo è il NOEMA.
Il soggetto è colui che è capace di
atti di coscienza e quindi di noesi, l’OGGETTO invece
è quanto si manifesta in questi atti.
È ovvio quindi (!) che la noesi
può avere come noema tanto un dato di fatto quanto
un’essenza.
In più, SI CONOSCE ciò che appare e si VIVE nell’apparire di
ciò che appare.
L’intenzionalità della coscienza prescinde dal REALISMO o
IDEALISMO: se si pensa, si pensa sempre qualcosa a prescindere dal fatto che
questo qualcosa esista realmente.
ORA, non conta tanto sapere se il qualcosa esiste realmente.
Ma, kantianamente, il modo in cui
tale qualcosa si manifesta. Così distingueremo le scienze dalle non
scienze.
Ora Kant distingueva ciò che appare da ciò che è in sé. Husserl
NO. Io, del resto, non sento l’apparenza della
musica. IO SENTO LA MUSICA.
Quindi OGNI INTUIZIONE E’ DI
DIRITTO FONTE DI CONOSCENZA. Ciò che mi si presenta è la realtà, ma per me è
solo nel momento in cui mi si presenta.
Di conseguenza tutte le evidenze e
le precomprensioni di un “atteggiamento naturale”
vanno messe tra parentesi. Non che non siano vere.
L’uomo ne ha bisogno per vivere. Ma il filosofo non
può fondarvi sopra alcuna scienza (RIDUZIONE FENOMENOLOGICA).
L’unica cosa che è indubitabile è, cartesianamente,
la coscienza stessa o soggettività intenzionale. Il COGITO, quindi, con i suoi COGITATA (la coscienza è il RESIDUO FENOMENOLOGICO).
Tutto ciò che è lo è in quanto
COSTITUITO dalla coscienza.
ESITI della FENOMENOLOGIA:
-
il modo del darsi delle cose
alla coscienza è determinato dalla coscienza stessa (HUSSERL).
-
il modo del darsi delle cose
alla coscienza è determinato dalle cose stesse (Max SCHELER).
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