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F. Schelling
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Friedrich
Wilhelm Joseph Schelling
(Leomberg, 21
gennaio 1775 - Bad Ragaz, 20 agosto 1854)
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Nasce il 21 gennaio 1775 a Leomberg (nel Württemberg).
Genio precoce, a 15 anni entra nel Seminario protestante (Stift) di Tubinga (in stanza con Hölderlin e
Hegel!). Compiuti gli studi di teologia e filosofia, si reca a Stoccarda e a
Lipsia dove si mantiene lavorando come precettore privato e intanto scrive le Idee
per una filosofia della natura. Grazie all'amicizia con... Goethe, a 23 anni
ottiene la cattedra di Storia dell'Università di Jena. In seguito
all'esclusione di Fichte
dall'insegnamento per per il suo "ateismo",
prende la sua cattedra di Filosofia ma viene presto offuscato dall'astro di
Hegel (che lo criticherà
nella Fenomenologia dello Spirito del 1807).
È comunque attivo nell'ambito culturale del circolo romantico dei fratelli
Schlegel e di Novalis. Si trasferisce quindi a Würzburg e poi a Monaco di
Baviera dove diviene segretario dell'Accademia delle Scienze (1806).
Dal 1820 al 1827 è a Erlangen dove tiene corsi e conferenze e nel
1827 di nuovo all'Università di Monaco; dopo la morte di Hegel, gli succede all'Università di Berlino nel 1841 fino al 1847
(dove ha come alunni, tra gli altri, Kierkegaard,
Feuerbach, Engels, Bakunin...).
Il 20 agosto 1854 muore a Bad Ragaz, quasi dimenticato.
Si possono distinguere sei fasi del pensiero di Schelling:
1795-1796: l'inizio decisamente fichtiano
1797-1799: la filosofia della natura
1800: l'idealismo trascendentale
1801-1804: la filosofia dell’identità
1804-1811: la filosofia della libertà
1815-1854: la filosofia positiva
Fino al 1804 ha scritto moltissimo, poi non ha fatto quasi più nulla. L’opera principale e sistematica è
Sistema dell’idealismo trascendentale
del 1800. Per quel che riguarda l’ultima fase, positiva, è
tutto postumo.
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1792
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Antiquissimi de prima malorum humanorum origine philosophematis Genes.III. explicandi tentamen criticum
et philosophicum |
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1793
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Sui miti, le leggende storiche e i filosofemi del mondo più antico |
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1795
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Sulla possibilità di una forma della filosofia in generale |
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Sull'Io come principio della filosofia e sull'incondizionato nel sapere umano |
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1796
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Lettere filosofiche su dogmatismo e criticismo |
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1797 - |
Nuova deduzione del diritto naturale |
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Idee per una filosofia della natura |
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1798 - |
Sull'anima del mondo: ipotesi di fisica superiore per illustrare l'organismo universale |
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1799
- |
Primo abbozzo di un sistema di filosofia naturale |
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1800
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Sistema dell'idealismo trascendentale |
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1801 -
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Esposizione del mio sistema di filosofia |
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- |
Bruno o il principio divino e naturale delle cose |
| 1804
- |
Filosofia e religione |
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Filosofia dell'arte
(edita post.) |
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1806 - |
L'esposizione del vero rapporto della filosofia della natura con la dottrina migliorata di Fichte |
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1809 - |
Saggi illustrativi sull'idealismo della dottrina della scienza |
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- |
Ricerche filosofiche sull'essenza della libertà umana |
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1812 - |
Monumento dello scritto sulle cose divine del Signor F.E.Jacobi |
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1827 - |
Lezioni monachesi sulla storia della filosofia moderna |
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Opere
pubblicate postume |
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Filosofia della mitologia |
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- |
Filosofia della rivelazione |
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- |
Le età del mondo |
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U.D.
3
Unità
didattica n. 3
Cfr. ...
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Partito dall’entusiastica accettazione di
Fichte, presto ne vuole
sintetizzare il principio di infinità soggettiva (il quale minimizza l'oggetto empirico) con il principio di
infinità oggettiva di Spinoza
(che invece abbandona il soggetto empirico). Resta ferma comunque L'EVOLUZIONE IN CHIAVE ONTOLOGICA DELL'IO
TRASCENDENTALE di Kant
(non più solo condizione di possibilità della conoscenza di un oggetto, ma anche
condizione del suo stesso essere).
Inoltre si rifiuta di sacrificare la Natura a “puro nulla”: essa non può essere spiegata come una pura attività
soggettiva (dell’Ich di Fichte
), cioè non può consistere nel semplice momento del non-io finito
opposto dall'Io infinito all'io finito e come tale destinato al ruolo marginale o secondario. Del resto però
la sostanza spinoziana non può spiegare l’origine dell’Io. Il principio supremo deve essere dunque identico,
indifferente: l’assoluto che è soggetto e oggetto, attività razionale e inconsapevole, Spirito e Natura.
La svolta in chiave metafisica della stessa filosofia fichtiana è evidente: l'Io non è coscienza, non è
pensiero, non è persona... questi sono tutti momenti dedotti
a partire
dall'assoluto.
Ora, alla filosofia di Schelling si prospettano due possibilità: la filosofia della Natura nella quale lo
Spirito si risolve nella Natura o la filosofia trascendentale nella quale la Natura si risolve nello Spirito.
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U.D.
4
Unità
didattica n. 4
Cfr. ...
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Schelling attribuisce alla Natura tutti i caratteri dello Spirito fichtiano
(struttura dialettico spirituale: Spirito dormiente destinato
alla coscienza di sé nell’uomo) e utilizza molte scoperte scientifiche per dire che la Natura è un tutto unico.
Comincia col dire che la Natura ha due principi: attrazione e repulsione che interagiscono meccanicamente (con
la gravità) e chimicamente (con l’affinità). L’anima del mondo è poi l’unità delle due forze opposte, essa è
dualità (conflitto) e polarità (unità).
La Natura è un tutto vivente in cui tutto vive: la vita è
«l’universale respiro della
natura».
La Natura è quindi l’incondizionato, l’infinito: il suo essere natura è attività e le singole manifestazioni
di essa sono forme determinate o limitazioni della sua originaria attività.
La Natura è autonoma e autarchica, tutto vive in lei, l’unica differenza tra organico e inorganico è che il
primo ha in sé la propria organizzazione, il secondo invece ne è privo ma fa parte di un’organizzazione
che la comprende (i vari cicli). Così magnetismo e sensibilità, elettricità e irritabilità,
chimica e riproduzione sono la stessa cosa. La polarità è «l’identità nella
duplicità e la duplicità nell’identità».
L’abbiamo ormai capito: la Natura non è un puro fenomeno, essa è la realtà incondizionata, è Dio stesso.
Dio è ragione e la ragione di Dio si identifica con le sue idee che sono tutto. Dio è tutto, è la totalità
che si realizza in infinite forme, è il voler-essere di Dio. «L’espressione di
questo eterno e infinito volere è il mondo».
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U.D.
5
Unità
didattica n. 5
Cfr. ...
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Lo Spirito è manifestazione dell’Assoluto (Natura + Spirito). Si parte dall’Io che però ha in sé la dualità
di forze. L’io produce l’oggetto mediante l’intuizione intellettuale, lo crea; poi, in un secondo momento,
diviene consapevole dell’oggetto riflettendo su di esso e riconoscendolo estraneo a sé. Sono due atti
distinti: L'ATTIVITA' REALE CHE PRODUCE MA INCONSAPEVOLMENTE E L'ATTIVITA' IDEALE CHE SENTE
COSCIENTEMENTE. La prima produce, la seconda trova; la prima è inconsapevole, la seconda è cosciente.
Non potrebbe essere altrimenti: l’Io sente solo se si trova qualcosa di opposto, una negazione alla sua
attività (cfr. Fichte). Ma premettendo che l’ha prodotto lui, se fosse consapevole di esserne il creatore
non sarebbe una vera e reale negazione. L’attività reale produce, quella ideale sente e procede
idealmente oltre il limite dell’Io. Pertanto l’Io reale è finito, quello ideale è infinito, ma sono la stessa
cosa.
La realtà è quindi la produzione inconscia dell’Io che poi (1) riflettendo, (2) riconoscendosi organico
alla Natura (3) giunge con l’astrazione trascendentale alla consapevolezza della pura forma della sua
attività.
Questa terza epoca della storia dell'Io, questa terza attività, è la filosofia ossia l’atto per cui la
volontà decide di prescindere dagli oggetti. È quindi la volontà il principio della riflessione
filosofica.
Concludiamo con un bel riassunto di Schelling stesso:
«In quanto l’io produce da sé ogni cosa, e non solo questo o quel concetto o la forma del pensiero, ma tutto
l’uno e indivisibile sapere, è a priori. Ma in quanto siamo inconsci di questo produrre, nulla è in noi a
priori, ma tutto a posteriori».
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U.D.
6
Unità
didattica n. 6
Cfr. ...
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Anche la storia è polarità: sintesi di libertà e
necessità, consapevolezza e destino, provvidenza. Ciò che nella storia si
realizza progressivamente (la libertà dei singoli nell’unità del disegno -
la vita è un dramma) si intuisce immediatamente nell’arte. L’ARTE
E' L'ORGANO DI RIVELAZIONE DELL'ASSOLUTO con i suoi poli di ispirazione (inconscio e
spontaneo) e d’esecuzione (conscio e mediato). Il genio è colui che concretizza
in forme finite la rivelazione infinita; il poeta umano incarna il modo
d’essere dell’Assoluto. Anzi l’Assoluto è il poeta cosmico che genera il mondo
nella sintesi di consapevolezza e inconsapevolezza: questo è idealismo estetico.
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U.D.
7
Unità
didattica n. 7
Cfr. ...
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Ma cercare l’unità (divina) degli opposti è relativamente facile.
LA VERA DIFFICOLTA' E' DEDURRE GLI OPPOSTI DALL'UNITA'! Dobbiamo quindi impegnarci a spiegare come dall’Uno
discendano i molti, come dall’eterno discenda il tempo, come da Dio derivi il mondo. Come si giunga
dall’Assoluto indifferente alla differenza delle cose.
Schelling prova: non vi può essere passaggio infinito-finito se il finito non è già presente nell’infinito.
Ovviamente lo deve essere in modo infinito ed eterno (fuori dallo spazio e dal tempo), allora sotto forma
di un sistema di idee. Ma come si passa dall’essenza all’esistenza? Il salto è aperto, e Schelling non accetta
il creazionismo.
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U.D.
8
Unità
didattica n. 8
Cfr. ...
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DALL'INFINITO AL FINITO NON VI PUO' ESSERE CHE CADUTA, rottura,
salto aperto. Allora da dove deriva la possibilità ontologica del finito? Del male?
Della libertà? Né il teismo creazionista, né l’emanazionismo neoplatonico, né il panteismo possono
rispondere. Allora Schelling risponde da greco: l’Assoluto stesso se è statico non spiega il dinamismo, è
quindi Dio che è in divenire come sede di una contrapposizione dialettica di contrari: Dio è un processo –
avente come teatro il mondo – in cui si ha un progressivo trionfo del positivo sul negativo, del bene sul
male.
Come l’uomo così anche Dio sarebbe caratterizzato da un inconscio irrazionale e una consapevole razionalità
che inesauribilmente emerge.
L’Assoluto non è quindi atto puro, primo motore immobile, ma diviene in una progressiva vittoria.
Così il mondo finito non è che un momento che però man mano viene affogato nella luce della rivelazione di
Dio a se stesso. È pur sempre un momento necessario. Esso spiega inoltre la presenza del male senza farlo
risalire a Dio stesso. Non vi è antitesi irrisolta ma armonica compenetrazione: il male non c'è perché lo
vuole Dio, ché anzi è la vittoria stessa sul male, IL MALE C'E' PERCHE' IL
BENE NON HA ANCORA VINTO DEL TUTTO. Ma il bene non avrebbe nulla da vincere se non ci fosse il male. È nell’odio
che l’amore trionfa! Nel buio la luce risplende. L’amore non potrebbe diventare reale.
Ancora: il male, vinto ab aeterno da Dio (quale eterna affermazione del bene) è vinto ma non annullato, anzi
lasciato nella sua possibilità; possibilità che viene risvegliata dall'uomo che, essendo nel tempo, dispiega a
fatica la vittoria del bene sul male che in Dio è da sempre. L'uomo con la sua libertà risveglia la possibilità
del male da sempre sopita, perché da sempre vinta, in Dio stesso (cfr. interpretazione di
Luigi Pareyson).
Il male non è il finito, ma è, nel mondo finito, la rottura del legame finito-infinito. L’isolamento del
finito, che solo l’uomo può operare per la sua libertà. È un sovvertimento dell’ordine dell’essere. Ma ogni
caduta rimanda ad una redenzione, la vita tra male e bene ha la sua Iliade e la sua Odissea.
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U.D.
9
Unità
didattica n. 9
Cfr. ...
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Hegel, riducendo tutto a concetto, aveva identificato il reale e il razionale. Ma questo per Schelling è
assurdo: un conto sono le condizioni negative senza le quali nulla può esistere, e un conto sono le condizioni
positive per le quali qualcosa esiste. L’IDENTITA' DI PENSIERO ED ESSERE VALE SOLTANTO IN RELAZIONE ALL'ESSENZA,
MAI IN RELAZIONE ALL'ESISTENZA.
La filosofia positiva si rivolge alle condizioni positive e rovescia l’attività del pensiero dal teoretico
al pratico, ossia alla religione filosofica che ha il compito di riconoscere la religione naturale e
quella rivelata. La religione della mitologia, o naturale, rivela la natura di Dio. Quella rivelata rivela
l’assoluta personalità e libertà di Dio.
LA RIVELAZIONE E' IL TERMINE ULTIMO DELLA FILOSOFIA: la fede. L’esistenza stessa non è altro che la
volontà di Dio di rivelarsi.
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U.D.
10
Unità didattica n. 10 Cfr. ...
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Genio precoce, ponte verso
Hegel e pensatore posthegeliano.
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Ultimo aggiornamento:
sabato 22 marzo 2003
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