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L'HABITAT
Tratto da: "Il punto sulla beccaccia" di Silvio Spanò - Editoriale Olimpia 1993


La beccaccia predilige un clima "oceanico" umido e dolce; quindi due fattori "umidità" e "temperatura" sono determinanti e condizionano il suo habitat.
Va premesso, comunque, che - a differenza degli altri Caradriformi - la beccaccia e tipicamente silvicola ed il gelo, forte e prolungato, è il suo peggior nemico.
Le zone a forte densità di beccacce sono così caratterizzate:
· clima di forte piovosità, precipitazioni frequenti, forte umidità e gelate poco frequenti;
· habitat con grande abbondanza di boschi inferiori a 0,5 ettari, forte tasso di boschi di resinose e misti, basso tasso di boschi puri di caducifoglie e di pioppeti, grande ricchezza di lande e incolti, basso tasso di praterie permanenti e di frutteti.

IL SUOLO
La beccaccia, per vivere, ha bisogno di un terreno fresco ma non acquitrinoso.
Il coefficiente igrometrico ideale al suolo è tra 61 e 70 e sono negativi sia eccesso che mancanza di umidità. A questo concorre la presenza di un tappeto di foglie morte, la presenza di radure, tagliate ecc. ossia di zone marginali.
Devono essere assenti le erbe alte e dense, che ne impacciano i movimenti e limitano lo sviluppo della microfauna del suolo. Accettabili i muschi e i tappeti di aghi di conifere purché non troppo densi: questi sono comunque preferiti soprattutto in particolari momenti climatici (ad esempio la neve).




IL BOSCO
Preferibile il bosco misto, sia caducifoglio che di resinose, alternato a zone aperte, di età compresa tra i cinque e i trentacinque anni, e altezza che non superi gli 8 m. per le caducifoglie e i 2-4 per le conifere. Ovviamente, a seconda delle essenze principali di cui il bosco è composto, tali limiti saranno raggiunti più o meno velocemente. Cosicché un bosco ceduo di castagni, oggi buono, tra cinque-sei anni potrà essere troppo sviluppato, mentre, a parità, un querceto, a crescita più lenta, risulterà meno attraente per la beccaccia dopo una ventina d'anni.
In genere si può dire che le tagliate cominciano ad essere buone quando la copertura limita lo sviluppo delle erbe e terminano quando, con l'età, tornano ad essere troppo chiare, senza sottobosco, a volta compatta e chiusa (che limita l'accesso, a meno che non ci siano molte radure).
La graduatoria delle preferenze per le varie essenze vegetali di cui il bosco può essere composto varierà a seconda delle regioni. Non si possono quindi fornire criteri assoluti ma solo elencare le specie arboree normalmente frequentate:
· le latifoglie, come la quercia (delle varie specie: rovere, cerro, roverella, sughera, leccio), il faggio, il carpino, il castagno, il nocciolo, l'ontano (non ama i pioppeti puri, a monocoltura);
· le conifere, come pini, abeti e larici. In pratica sulle alte dorsali appenniniche, durante il passo, la si incontra facilmente nei cedui di faggio; in Maremma, svernante, nei querciolai, nelle leccete, nella macchia; sulla Sila, nelle vaste estensioni di conifere; in Sardegna, nelle sugherete e nella macchia mediterranea.

 

IL SOTTOBOSCO
Diversificato al massimo, il sottobosco deve tuttavia assicurare alla beccaccia una copertura, ma anche facili spostamenti al suolo, nonché varchi attraverso i quali poter fuggire velocemente in volo qualora se ne presentasse la necessità.
Esso varierà a seconda della latitudine, dell'altitudine, del tipo di bosco ecc.
Potrà essere di rovi ed eriche, di pungitopi, di macchia mediterranea mista, di prugnoli, di cisti, di canneggiole ecc.
L'habitat di sosta temporanea Durante le migrazioni possono trovarsi beccacce ovunque, anche in un orto o in un campo di cavoli! Tuttavia, in linea di massima, rispettano le preferenze sopra esposte: a tutti i cacciatori specialisti sono note le "tappe", ossia le località ove ogni anno potranno trovare l'oggetto della loro ricerca. Si tratta perlopiù di zone situate lungo le principali vie migratorie, presso valichi e vallate che possono convogliare le masse in migrazione, sovente al margine dei grossi boschi e non al centro degli stessi, a meno che vi esistano tagliate, radure, o comunque zone scoperte.
Preferiti i versanti Nord e Nord-Est.
Gli autunni asciutti, comunque, costringeranno le beccacce a scelte particolari, lungo corsi d'acqua e in valloni profondi, sovente scartati nelle annate normalmente umide.
L'habitat di sosta duratura In genere la beccaccia sosta e/o sverna in territori ristretti, circondati da zone folte, spesso al centro del bosco, e su coste soleggiate orientate a Sud. Vi è soprattutto abbondante il sottobosco e, possibilmente, la componente a foglie perenni e i viluppi rampicanti.
Nelle aree di svernamento tipiche italiane dei versanti marittimi centro-meridionali e delle grandi Isole, sono predilette le associazioni delle varie specie di querce (quercete, leccete, cerrete, sugherete) con sottobosco di diverse essenze della macchia mediterranea, nonché le pinete, i ginestreti ecc.
Per la scelta dei biotopi di sverno, in ogni caso, giocano notevolmente le condizioni meteorologiche, e soprattutto la preparazione del terreno, l'umidità, le nevicate e il gelo.
Non va infine dimenticato che molte beccacce svernano anche in regioni ove parrebbe assurdo e nonostante grosse nevicate e geli prolungati; naturalmente si tratta di individui a meno spiccato istinto migratorio che si adattano in biotopi ristretti ad assai particolari .
L'habitat di nidificazione In generale la beccaccia nidifica nel bosco caducifoglio o di resinose, ma preferibilmente misto, evitando le fustaie, i luoghi umidi e la vegetazione troppo densa. Nelle regioni più meridionali la nidificazione si verifica in zone montuose (fino a m. 1.800 circa) e sull'Himalaya (Birmania e Nepal) esistono reperti oltre i 3.000m. e fino a 4.700 m. s.l.m.
La distribuzione delle beccacce durante il periodo riproduttivo è strettamente legata all'abbondanza di vermi di terra, per la qual cosa i nidi sono localizzati in zone ricche di alimento; ne consegue che i boschi a conifere sono meno ricercati perché in essi la densità di lombrichi è bassissima.
Il nido è situato di norma in luogo scoperto, al riparo dai venti dominanti, spesso ai piedi di un albero o presso un cespuglio.
Poiché l'Italia si trova ai limiti meridionali dell'area di nidificazione della specie può essere interessante riportare la descrizione di alcune località ove i nidi sono stati reperiti:
· in Trentino, in un'area di bosco di resinose con sottobosco di faggio, a un'altitudine di 600-1.200 m., in zone dove si cercano le beccacce in autunno;
· in Lombardia, nella pianura e nelle prime Prealpi, all'interno di fasce di pino silvestre, roveri e robinie cedue, con ( più rari) castagni, olmi e qualche betulla, nei sottoboschi di ginestre, eriche e rovi oltre ad altre essenze arbustive ed erbacee;
· nella zona alpina, in Val Camonica, dove si è trovato un nido per due anni consecutivi in un lariceto rado con sottobosco di mirtillo, a 1.200 m. di altitudine, ai piedi di un larice;
· in Piemonte, sulle colline dell'alto Monferrato, a 350 m. di altitudine, al margine di un boschetto misto (a robinia prevalente) in una zona incolta, invasa dai rovi (sotto un rovo), a 50 m. da un rigagnolo su terreno morbido, esposto a Nord-Ovest;
· sulle colline poco prima della pianura alessandrina, in un bosco di robinia prevalente, con scarso sottobosco di rovi e ricco di rami caduti;
· nelle Alpi Marittime, (in territorio La Briga, Francia a meno di un chilometro dal confine italiano) si è trovato un nido in pineta, in un versante asciutto, prospiciente però una valletta umida e ricca di pastura;
· in Calabria, in un vallone profondo (1.000 m. circa s.l.m.), ombroso e solitario, "da funghi", quasi un forteto da cinghiali con alberi di Quercus.