Se cercavi il sito del
clicca http://web.tiscali.it/cobasptcub
e memorizzalo per il futuro
legalità
e diritti:
AZIENDA E USO POLITICO DEI PROCEDIMENTI DISCIPLINARI
Uno dei
temi ricorrenti nei nostri interventi, a tutti i livelli, è il ruolo della
concertazione. Lo stesso processo di privatizzazione Aziendale è strettamente
correlato all’impianto concertativo, sia nei suoi aspetti politico ideologici
sia nella concreta attuazione dei processi di ristrutturazione. La presenza in
Azienda di un blocco composto da ben sei sigle sindacali, non solo tutte
supinamente legate alla cosiddetta pratica concertativa, ma operanti di
concerto, salvo rare eccezioni, nella gestione di tutta l’attività sindacale
rivolta alla categoria, rappresenta una peculiarità, dal nostro punto di vista
una anomalia, tutta postale.
Una cordata sindacale siffatta rappresenta una vera blindatura della vita
aziendale, la ragione principale del largo ricorso alle vie legali dei
lavoratori per il riconoscimento di diritti altrimenti soffocati dalle finalità
politiche e di sostegno alle operazioni aziendali. Insomma l’ennesimo
deleterio aspetto della concertazione è l’impossibilità del democratico
utilizzo da parte dei lavoratori postali dello strumento sindacale per
l’azione rivendicativa, per quella parte di diritti, riconoscimenti e
quant’altro ritenuti al di fuori delle compatibilità politiche ed economiche
dell’azienda. Pertanto uno copertura pressoché totale garantita dal sindacato
concertativo sul versante categoriale, una volta concordata la materia. Una
condizione di questo tipo presenta anche un risvolto: la perseguibilità nei
confronti dei comportamenti dei lavorati ritenuti trasgressivi, attraverso i
famigerati procedimenti disciplinari. Naturalmente i comportamenti ritenuti
illegittimi dall’Azienda, non è detto che lo siano realmente. Un esempio per
chiarire: la montagna di procedimenti disciplinari usati dall’azienda per
imporre la sua pretesa all’abbinamento dei portalettere è stata sconfitta da
una montagna ancora più grande di pronunciamenti nei tribunali. Eppure
l’azienda incurante di questo aspetto, obiettivamente decisivo, continua ad
intimidire i lavoratori con la minaccia del ricorso al procedimento
disciplinare.
Un’arroganza tipica delle aziende ma che, a nostro avviso, trova
legittimazione politica da quanto precedentemente detto. Il Cobaspt/CUB, il
sindacalismo di base in generale, è da anni impegnato anche nella cura
dell’aspetto legale delle vertenze ( anticipiamo tra breve l’apertura di una
sezione del Sito espressamente dedicato alle questioni giuridiche), con un ampio
margine di successo ( licenziamenti, precari, interpretazioni normative, ecc.)
anzi diciamo pure che questa attività costituisce una fonte di finanziamento,
con i soldi versati dall’azienda per le cause perse, per l’attività
sindacale. Tuttavia l’azienda per le vertenze legali e/o di tutela da noi
intentate adotta una precisa linea, politicamente grottesca e giuridicamente
aberrante, spostare il pronunciamento sempre e comunque al più alto grado di
giudizio: dovremmo affrontare pronunciamenti in Cassazione anche per semplici
richiami, nonostante siano stati ritenuti illegittimi nei precedenti gradi di
giudizio, conciliazione e tribunale.
Per noi il vecchio slogan operaio degli anni ‘ 60 , resistere un minuto in più
del padrone, è sempre valido, convinti che resistere validamente sia la
migliore condizione per attaccare ma per farlo degnamente, oltre
all’approvazione e alla partecipazione, abbiamo bisogno anche del sostegno
anche finanziario.