Note critico - musicali

Dalla riscoperta della monodia accompagnata, esperimento vissuto alla Camerata dei Bardi in Firenze, nasce il melo-dramma italiano che sarebbe rimasto un semplice esperimento fine a se stesso se non fosse intervenuta la rivoluzione stilistica ed estetica ad opera di Monteverdi che segnò l’inizio di un’epoca nuova nella musica europea. Monteverdi, pur di cultura classica, rompe con il passato, rivoluziona il madrigalismo rinascimentale, promuove la musica da teatro e detta i nuovi schemi della musica sacra.

Il Magnificat II (dalla "Selva Morale e Spirituale") è un esempio magistrale di esemplificazione dello stile antico a cappella con forti riferimenti gregoriani, dove la linea del tenor si intreccia di volta in volta in maestosi passaggi contrappuntistici con le altre voci.

Nel Confitebor III alla francese (sempre dalla "Selva Morale e Spirituale"), invece, con un organico arricchito dal solo basso continuo, trasforma la massa corale in un concertato continuo di parti con la voce solista del primo soprano. Questa scrittura ci da esattamente il segno di quanto fosse cambiato, nell’arco di solo alcuni decenni, il modo di fare musica sacra a Venezia nel primo Seicento, lontano ormai dall’austero ascetismo controriformistico.

Il contrasto con la produzione musicale di Giovanni Gabrieli, ampia e solenne, è netto e spiazzante. L’Angelus Domini è di potente drammaticità espressiva e pone la coralità, qui espressa in due masse contrapposte ciascuna di 4 voci, ai vertici di complessità più alti raggiunti dalla polifonia rinascimentale.

Lo Jubilate Deo a 10 voci e ottoni (tratto dalle Sacrae Simphoniae del 1597) è invece un’opera della maturità espressiva del compositore. Scritto per le grandi solennità della Basilica di S. Marco a Venezia è un esempio di grande coralità dove il tema si sviluppa tra le varie voci in passaggi a imitazione a specchio, causando un grande effetto sonoro.

Lo Jubilate Deo è anche uno dei primi esempi di scrittura musicale che definisce l’esatta indicazione delle parti da assegnare, l’esatta strumentazione da utilizzare (ottoni e legni) e la dinamica, cioè il "pian et forte", elementi che sono all’origine dello sviluppo di tutta la musica dell’ormai incipiente periodo barocco.