L'ULTIMO LAVORO DEI CORDAS ET CANNAS: FRONTERAS
Seguo da parecchio tempo i Cordas et Cannas, e come tutti coloro che amano la loro musica ho seguito con trepidazione la gestazione, e atteso con lo stesso sentimento l'uscita del loro ultimo lavoro: Fronteras.
Non nascondo che la cosa mi ha procurato un po' di sofferenza interiore, condita con una certa dose di preoccupazione. Mi spiego; dopo vent'anni di attività musicale (in continuo crescendo) e dopo l'uscita di quello che, secondo me, è un capolavoro (mi riferisco ad “Abba a Bula”), albergava in me la preoccupazione che l'ultimo lavoro potesse essere offuscato dal precedente, oppure non essere all'altezza dello stesso.
Questa mia preoccupazione è andata gradatamente sfumando man mano che sentivo i nuovi pezzi, per poi svanire completamente con l'uscita di “Fronteras”, lasciando spazio a una nuova sensazione: la gioia di poter constatare che il gruppo, quindi la loro musica, continuano piacevolmente a crescere di livello, quindi a maturare ulteriormente. Questa sensazione si rafforza oltremodo ascoltando i brani dal vivo, cosa che faccio spesso e volentieri.
Ascoltando Fronteras riaffiora un mio concetto che ho avuto modo di esprimere in passato: nel gruppo non esiste un vero e proprio leader; anche se vanno riconosciuti a Gesuino, Francesco e Bruno (fondatori del gruppo) meriti, di natura diversa per ognuno di loro, che li collocano in una posizione di privilegio nel panorama musicale della Sardegna. Ovviamente il valore e la bontà di questo loro album è frutto del lavoro di tutto il gruppo al completo, che oltre ai tre che ho citato comprende una sezione ritmica eccezionale formata da: Lorenzo Sabattini (basso); Sandro Piccinnu (batteria); Raffaele Musio (chitarra ritmica).
A confermare questo mio concetto ha contribuito Bruno Piccinnu, che in questo album svolge un ruolo molto importante, infatti oltre a suonare egregiamente le sue ben conosciute percussioni e cantare alcune canzoni, ha scritto i testi di gran parte dei brani. Questo concetto, che resta una mia opinione, ci tengo comunque a esprimerlo, in particolar modo per il fatto che si tende sempre, obbligatoriamente e a tutti i costi, a individuare un leader in ogni gruppo. Ho citato Bruno Piccinnu che ha i meriti , come ho detto, di aver scritto molti dei testi di Fronteras, ma è chiaro che in questo album c'è un grande lavoro dell'insostituibile Gesuino, che ha scritto alcuni brani e curato la parte musicale con Francesco (voce eccezionale e strumentista poliedrico, sempre più convincente, ancora di più dal vivo) e Lorenzo, che ha lavorato molto bene sugli arrangiamenti. A Sandro va il merito di aver dato lustro alla base ritmica con il suo estro di batterista molto particolare e in perfetta sintonia con le percussioni di Bruno. Esemplare il ruolo di Raffaele che oltre a suonare in modo impeccabile la chitarra, ha curato anche la registrazioni e il missaggio dell'album. Fiore all'occhiello di questo lavoro la partecipazione di Antonello Salis con la sua eccezionale fisarmonica e il suo incredibile modo di suonarla.
Ma torniamo a Fronteras.
Ciò che più mi ha colpito di questo lavoro, fermo restando il fatto che la parte musicale è come sempre molto originale ed egregiamente eseguita, è l'impegno profuso da Bruno e Gesuino nella stesura dei testi, che trovo veramente incisivi e importanti. Importanti perché toccano argomenti che vanno dritti al cuore e scuotono anche le persone non particolarmente sensibili a certi problemi. Parlo ovviamente di realtà sociali particolari, di emarginazione, delle guerre con rispettive bombe e delle condizioni di sfruttamento e di violenza verso i bambini indifesi.
Apre il disco “Fronteras” che da il titolo all'album. Non credo di esagerare dicendo che è un brano fantastico, nella parte musicale, con l'incalzante chitarra di Gesuino che dopo una splendida intro, continua per tutto il brano accompagnato da percussioni molto presenti e significative. Altrettanto importante è il testo (Di Gesuino Deiana) che descrive la drammatica situazione dei bambini innocenti che rimangono vittime delle bombe, in particolar modo delle mine “farfalla”: ….Pibereddhos de mortes, bolant artos a zoccu…(…farfalle della morte volano alte a botti…). Bellissime le interpretazioni vocali di Gesuino, Francesco e Bruno.
“Su Pitzinneddu” scritto da Bruno Piccinnu è il secondo brano del disco. Il brano è molto attinente al primo in quanto descrive la triste situazione dei bambini abbandonati e vittime dei più svariati soprusi. …Fattu et lassau Fattu et lassau, su pitzinneddu male fadau, juket in corpu in donzi ia penas et disizzos da malas bias … ( ….Abbandonato abbandonato, il bambino è sfortunato, si porta in ogni luogo pene e pensieri di cattiva sorte…); Così introduce la voce di Francesco Pilu, che alternandosi al flauto, canta questa canzone, splendidamente eseguita da tutto il gruppo. Di grande impatto, a sottolineare la drammaticità delle parole, la fisarmonica di Antonello Salis.
Il brano successivo è un pezzo strumentale: “Montenieddhu”. Tipico dei Cordas et Cannas, eseguito con “su soneteddu” da Francesco, accompagnato dal resto del gruppo. E' uno di quei brani che fanno dei Cordas un gruppo che fa anche ballare, e questo nelle piazze sarde è fondamentale, perché il ballo in Sardegna è strettamente collegato alla musica.
Segue un pezzo molto particolare “Innamuratu”, l'unico che non sia stato scritto dai Cordas, (l'autore è Don Baingiu Pes). Dolcissima canzone d'amore che Francesco sa esaltare con la sua calda e splendida voce, suo l'adattamento; bellissimo l'accompagnamento di sole chitarre suonate da Raffaele Musio e Gesuino Deiana con gradevoli incastri di flauto suonato benissimo come sempre da Francesco Pilu.
“Bandidu” scritto da Bruno Piccinnu ci riporta alla tipica realtà sarda raccontando la storia realmente accaduta di un bandito, diventato tale (suo malgrado) a causa di circostanze descritte fedelmente nel testo. La storia si conclude in modo emblematico: …S'istoria narat de un omine malu, ki bandidendhe bokkiat pro pagu, ma narat puru ki fit de animu karu et de amistade haiat bisonzu galu... (…La storia dice di un uomo cattivo, che nella latitanza uccideva per un nonnulla, ma dice anche che era di animo buono e aveva bisogno di amicizia e affetto…).
Altro brano, secondo me uno dei migliori scritti da Bruno Piccinnu, è “Bandera”. Questo pezzo, dal titolo inequivocabile dedicato alla sarda bandiera con i quattro mori è diventato (qualche volta in maniera forse troppo esasperata come dice Gesuino) il pezzo trainante durante i concerti dei Cordas et Cannas. Secondo il mio punto di vista il fatto che questo pezzo scateni il pubblico dei concerti, che sfoderano enormi bandiere con i quattro mori, è comunque un lato positivo che denota la voglia di riscatto del popolo sardo, vittima per secoli di oppressioni da parte di popoli venuti nell'isola con la sola intenzione di colonizzare. Al di la di questo, il brano, rimane comunque unico nel suo genere per la capacità che ha di coinvolgere il pubblico, che diventa protagonista insieme al gruppo che, generosamente e con maestria, esegue il pezzo. Voglio citare una frase molto importante di questo brano: ….Este de moros custa bandera ki furat su coro e portat pro donos gioia et decoro in tottu sas domos…(…E' dei mori questa bandiera che ruba i cuori e porta in dono gioia e decoro in tutte le case…).
Segue “Abali” brano corale di Bruno Piccinnu e Gesuino Deiana. Secondo me i Cordas et Cannas dovrebbero sfruttare un po' di più le loro qualità vocali, che in questo “piccolo” brano dimostrano di usare molto bene.
“Abal'a abà”; ancora di Bruno Pccinnu, è un brano molto realistico, in quanto vissuto in prima persona, che racconta dei musicisti che rientrano stanchi dai concerti, ma sempre pronti a ripartire per incontrare nuova gente e offrire loro la musica e le loro canzoni. Brano molto bello e coinvolgente che spinge a ballare. E qui mi sento di fare un piccolo appunto, forse l'unico in tutto il disco: non sarebbe stato male se Bruno, che canta questa canzone, avesse usato una tonalità leggermente più alta.
“Minas et Fronteras” altro brano molto breve, che riprende l'ultima strofa di “Fronteras”: …Bombas a bandh'e foras, dae montes et carreras, fusiles et fronteras isparghent sas maloras
(Fuori le bombe, dai monti e dalle strade, fucili e frontiere diffondono la malora). Le parole di Gesuino non hanno certamente bisogno di commenti. Lampante l'invito all'uomo, sempre artefice dei propri guai, ad abbandonare le armi e la guerra. Fucili e frontiere non portano altro che danni. Il brano pur essendo molto breve nel testo è arricchito dall'estro di Antonello Salis, con uno splendido assolo di fisarmonica.
Chiude il disco “Arvure” (Albero).
La scelta di questo brano a chiusura di tutto il lavoro non è certo casuale; il disco comincia con Fronteras, intriso di morte e distruzione causate dalla mano dell'uomo, e finisce con Arvure, che è
un vero e proprio inno alla vita. Molto bello il testo di Bruno Piccinnu, che chiude così: ….Mae siat alluttu et sena padrones, bistu dae tottu a milli colores, et siant sas frunzas kin ramos mannos, sa vida noa prus de kent'annos ( …Mai sia bruciato e senza padroni, così è visto da tutti con i suoi mille colori, e siano le foglie con i rami grandi la nuova vita più di cent'anni). Bellissimi i suoni naturali che aprono il brano, per lasciare spazio alla chitarra di Gesuino, il quale introduce la voce di Bruno alla quale segue la voce di Gesuino, poi quella di Francesco. Ottimo il coro. Le launeddas di Francesco, poco presenti in questo disco (secondo me), arricchiscono moltissimo il brano, che chiude egregiamente questo lavoro.
Ampiamente rispettato, anzi ampliato, risulta in questo lavoro, il concetto di Musicalimba (termine coniato dai Cordas et Cannas per definire il binomio musica-cultura mandato avanti e rafforzato continuamente con tutto ciò che loro fanno per la nostra cultura e per la Sardegna intera); ciò deriva da una continua ricerca dei suoni e dei testi, rispettando comunque quelli che sono i tratti somatici delle nostre origini.
Chi mi conosce come appassionato della musica dei Cordas et Cannas, penserà che questa mia “recensione” sia un po' di parte, ma i consensi del pubblico ai concerti, e il successo del disco, penso che siano la conferma più lampante di quanto ho scritto.
Dopo “Fronteras” mi sento di fare tranquillamente questa affermazione: Cordas et Cannas si confermano ancora una volta gli esponenti di punta della nostra vera musica.
Ringo


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