Come era previsto, grande partecipazione al tradizionale appuntamento annuale che, presso il Centro Congressi Papa Luciani di Padova, ha visto dibattere argomenti scientifici ed associazionistici di estremo interesse ed attualità. La scaletta dell'intensa giornata di lavori, presentata dalla sig. M. Braghetto è stata dedicata per la prima parte alla discussione ed all'approvazione dello Statuto.
La parte scientifica della riunione, iniziata subito dopo, denunciava già nel titolo scelto dagli organizzatori, "La celiachia nel

nuovo millennio: quale futuro?",la volontà di non limitarsi a "fare il punto della situazione", ma piuttosto di offrire una prospettiva di ampio respiro verso i prevedibili sviluppi della ricerca e sulle sue applicazioni pratiche e ricadute per la salute di coloro che, sempre più numerosi, debbono confrontarsi quotidianamente con l'intolleranza al glutine. Questo non facile compito è

stato brillantemente svolto dai due relatori invitati, il dott. Carlo Catassi ed il prof. Alessio Fasano. Presentati dalla dott.ssa Guariso, gli esperti hanno tracciato un quadro quanto mai esauriente delle più recenti acquisizioni della ricerca clinica i cui vantaggi già oggi sono chiaramente apprezzabili e, soprattutto, delle numerose linee di sviluppo della ricerca di base che, per il prossimo futuro, lasciano intravedere la possibilità di traguardi inimmaginabili fino a pochissimi anni fa.
Il taglio dato dal dott. Catassi alla propria relazione è stato essenzialmente clinico ed ha offerto, insieme ad importanti puntualizzazioni sullo "stato dell'arte", molte utili informazioni sul corretto impiego delle più recenti strategie diagnostiche e sui loro prevedibili sviluppi nel futuro immediato. Predisposizione genetica ed ambiente sono due determinanti fondamentali per lo sviluppo dell'intolleranza al glutine e di entrambi noi ancora oggi abbiamo una conoscenza parziale. Oltre il 95% delle persone con celiachia ha geni HLA (sono geni che regolano le difese immunologiche dell'organismo) caratteristici (DQ2 e DQ8) ma è anche vero che questi geni sono molto comuni nella nostra popolazione e che solo una minoranza di coloro che li hanno è destinata a sviluppare la celiachia. Devono esserci, pertanto, altri geni che influiscono in misura importante (la loro identificazione rappresenta un traguardo rilevante per la ricerca) e soprattutto, condizioni ambientali che scatenano i meccanismi dell'intolleranza. Le investigazioni sono a tutto campo, ed anche per qualche cereale fino ad oggi bandito dalla tavola del celiaco, l'avena in particolare, è in corso una rivalutazione dell'ef-fettiva tossicità e potrebbe non essere addirittura lontana una completa "riabilitazione".
Sul versante diagnostico, la grande affidabilità raggiunta dai test antiendomisio ed antitransglutaminasi sta cominciando a fare discutere gli esperti sulla reale necessità  sempre e comunque  della biopsia

intestinale. Non è ancora arrivato il momento di mandare in soffitta il gastroscopio o la capsula di Crosby ma i prossimi anni potrebbero riservare qualche piacevole sorpresa ha chi a la celiachia ed ancora non lo sa! Per adesso, sono gli anticorpi antigliadina ad avere perso gran parte del loro smalto ed il loro utilizzo si fa sempre più limitato.
Una visione tutta "(italo) americana" della celiachia ci è stata offerta dal prof. Fasano (Baltimora, USA) che con l'ormai nota simpatia e chiarezza scientifica ha dapprima introdotto l'uditorio alla realtà della celiachia negli USA e lo ha poi entusiasmato con una prospettiva di ricerca e di traguardi, avanzati sì ma mai lontani dalle reali esigenze dei pazienti. Gli USA hanno preso coscienza solo da pochissimi anni del problema celiachia che era addirittura ritenuta dai medici americani (come ha ricordato anche il prof. Mastella nel corso del dibattito) un problema tutto europeo. I lavori epidemiologici più recenti, intrapresi anche grazie all'attività del "Center for Celiac Research" di Baltimora, stanno dimostrando una realtà ben diversa. La celiachia è diffusa negli USA almeno quanto in Europa, il numero dei potenziali affetti è valutato in circa 1.300.000 persone e per ogni paziente oggi noto ve ne sarebbero almeno 90 ancora in attesa di diagnosi. In questo scenario di enorme vastità ed ancora praticamente inesplorato, le direzioni prese dal Centro di Baltimora sono state sostanzialmente due. La prima è epidemiologico-clinica, cioè di emersione dell'enorme iceberg nascosto grazie all'impiego allargato della diagnostica sierologica e di coinvolgimento delle risorse sanitarie per rispondere alle esigenze di salute dei pazienti.
La seconda, ed è quella nella quale le grandi potenzialità dell'organizzazione statunitense potranno

fornire il maggiore contributo, è la raccolta e l'attivazione delle risorse disponibili (economiche ed umane) in campo internazionale, su importanti traguardi di ricerca che affrontino i temi centrali di questa patologia. Si è, pertanto, parlato di regolazione della permeabilità intestinale (la zonulina ed il suo recettore sulla superficie dell'intestino) e della risposta immunologica al glutine (il vaccino!), di modifica

zione genetica del glutine (argomento difficile da affrontare ancor prima che da realizzare), di inibizione della transglutaminasi e di altre sostanze-chiave (le citochine) nel processo di sensibilizzazione al glutine. Esistono i presupposti scientifici e le conoscenze per affermare che alcuni di questi obiettivi sono certamente raggiungibili. Quello che ancora non conosciamo sono i tempi, il "quando" (visto che il "se" sembra già essere alle nostre spalle). Ma l'entusiasmo che il prof. Fasano è riuscito a trasmettere e le molte iniziative illustrate (tra le altre, la 1° Giornata Mondiale della Celiachia il prossimo 5 maggio) hanno convinto tutti che l'attenzione dei ricercatori per la celiachia è più che mai viva e che alcuni concreti risultati sono da attendersi in un futuro abbastanza prossimo.
Al prof. Mastella, che ha moderato il sempre atteso dibattito con gli esperti, spettava il compito di ricondurre quanto detto alla realtà ed ai problemi quotidiani dell'intolleranza al glutine. In questo, ha ricevuto un grande aiuto proprio dall'uditorio che ha animato la discussione con l'abituale vivacità ed il continuo riferimento a casi clinici "vissuti", spesso, in prima persona.
Dopo la pausa del pranzo, eccellente e "naturalmente" privo di glutine, è stata la volta dell'assemblea sociale. La sig.ra Braghetto e il Direttivo regionale hanno illustrato le numerose iniziative portate a conclusione o tuttora in corso. Ne citiamo solo alcune.
Sono stati consegnati gli attestati di partecipazione al Corso teorico-pratico per insegnanti delle scuole alberghiere di Abano e Montagnana che aveva l'obiettivo di sensibilizzare ai temi della celiachia un primo nucleo di insegnanti e formatori. L'esperienza, anche nelle parole di una di queste insegnanti, è stata molto positiva e le informazioni acquisite saranno trasferite ai giovani allievi responsabili, in futuro, della ristorazione della zona. Visto il successo dell'iniziativa, è in programma la ripetizione del Corso in un più vasto ambito regionale che coinvolga anche altre scuole alberghiere.
È stata ultimata la distribuzione, alle strutture sanitarie ed ai servizi farmaceutici della regione, dei pieghevoli informativi sulle finalità e modalità d'iscrizione all'AIC (Celiaco? Cambia musica) che saranno poi consegnati agli utenti in occasione del primo contatto per il ricettario alimentare.
La partecipazione degli associati del Veneto alla 1° Giornata Mondiale della Celiachia verrà facilitata dall'AIC-Veneto con il noleggio di pullman che consentiranno di essere presenti alla marcia organizzata a Milano. È stata diffusamente illustrato il significato di questa iniziativa di sensibilizzazione "planetaria" che, grazie anche ai famosi testimonial che presteranno la propria immagine il 5 Maggio, darà visibilità e sostegno alle esigenze di chi ha la celiachia.
Si è poi parlato di ristorazione, della necessità di monitorare costantemente la qualità del servizio offerto dai locali segnalati e della realizzazione, nei prossimi mesi, di corsi di aggiornamento dedicati a ristoratori e pizzaioli. Ci sarà anche a Verona (il prossimo 1 Giugno presso la Glaxo) un incontro provinciale per gli associati delle province di Verona e Vicenza che consentirà di discutere insieme ad alcuni referenti medici locali i problemi diagnostici e dietetici comuni a bambini ed adulti con celiachia.
In chiusura, l'interessante censimento dei celiaci del Veneto, realizzato dall'AIC con il contributo dei servizi farmaceutici delle USSL, che quantifica in poco più di 2000 il numero delle diagnosi note. Dal raffronto con l'archivio degli associati AIC-Veneto emerge che il 50% dei celiaci è iscritto all'Associazione. L'invito che il Direttivo rivolge a se stesso e a tutti noi è ad operare perché questa percentuale si accresca ulteriormente.

Enrico Valletta