IL DERVISCIO E LA MORTE
( Autore: Mesa Selimovic - Baldini e Castoldi Editore - Pagg. 420 -
euro 16,50 )
Ahmed Nurudin è un derviscio, un monaco mussulmano. La sua vita scorre apparentemente tranquilla.
Per ogni avvenimento umano egli ha, preconfezionata, una risposta. E’ il corano che parla per lui,
è la dottrina appresa in lunghi anni che gli offre risposte adeguate, accomodanti e rassicuranti.
Tutto questo però viene sconvolto dalla morte del fratello, giustiziato innocente.
Le certezze crollano, il mondo si fa complicato e le risposte così accomodanti sulla vita ed i suoi misteri,
diventano inadeguate.
Iniziano una serie d’eventi guidati dalla sete di vendetta, che porteranno Ahmed alla rapida fine.
Tutto questo accompagnato dalle amare riflessioni su di una vita che, per metà,
ha semplicemente rimosso l’idea di felicità.
Una vita che, scandita dai ritmi rassicuranti della vita sociale e religiosa, ha perso la capacità
di interrogarsi sul proprio senso. Un po’ la metafora delle nostre esistenze prese dai vortici e dai ritmi apparentemente, ma volutamente, frenetici delle cose di tutti i giorni. Una consapevolezza inconscia di
accantonare tutto ciò che ci fa soffrire: il pensiero, la riflessione, lo stare soli con se stessi.
Questo è anche un libro sul caso, come casuali sono gli eventi che vi si svolgono.
Il caso che Ahmed cerca di dominare e ne viene travolto, al contrario del suo amico Hasan
- suo esatto contrario - che vive e non si preoccupa di dove lo trascina la corrente della sua vita.
Il caso ha fatto si che un lettore alla ricerca di un libro giallo, s’imbattesse in una libreria
di un centro commerciale, su una strana copertina, ne rimirasse la figura e girandola trovasse un brano
tratto dal libro che di certo affascinerà più delle mie parole. Ve lo propongo:
... Sto seduto sui calcagni, ascolto. Nel silenzio della stanza, da qualche parte, dal muro, dal soffitto,
da uno spazio invisibile, un orologio batte l’inarrestabile corso del destino.
La paura mi sommerge, come un’onda.
I vivi non sanno nulla. Insegnatemi, o morti, a morire senza paura, o almeno senza orrore.
Perché la morte è un nonsenso, come la vita. ...
(Luca Bartolini)

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