Giuseppe Zani
Prl come t’ ’nsegnt t mder
Pubblicazione fuori commercio

 

Parl de bf
(Parlare da buffoni) 

Cmbi shund!.gif (37790 byte)
Disegno di Luca Ferrari

Cmbi shund!
... e Pin 'l cambi gmb

 

A ber l’iv,
ma cnt le rne ‘n pns

A bere l'acqua, mi cantano le rane in pancia.
Morale: meglio il vino.

A ber l’iv cipe ‘l rzen
perch
gh' ‘l stmec de fr

A bere l'acqua prendo la ruggine perch ho lo stomaco di ferro.
Fa parte del repertorio popolare della serie "I danni dell'acqua".

A la shr
shasho-shasho(*),
a la matn
cago-cago(*)

Alla sera (*), alla mattina (**)
(*shasho-shasho = Suono onomatopeico del ridere sonoramente che sostituisce il "divertirsi e far tardi") e (**cago-cago esprime in rima la difficolt, l'impedimento fisico del mattino seguente).
L'associazione di questi due termini si trova anche per dire della persona spiritosa, ma timida: el smears tt l... (Sembrerebbe tutto lui...), o del finto spavaldo: el smears quarnt-quatrdes (sembrerebbe 40-14) e el smears shasho-shasho e 'nvce l' pi gne cago-cago.

A n ‘n gro
ta prdet le shnze

Ad andare in giro perdi la sugna.
Si dice ironicamente al magro.

Ai tp de Carlo cdeg
(o de Carlo )

Ai tempi di Carlo cotica (o di Carlo uno).
Al tempo che fu.

Al, tumr!

Val, tomaia!
Si dice a persona che capisce poco. Che ragiona con i piedi.

Bacicul!

Un bacicul uno che chiacchiera molto e a sproposito; il suono della sua voce ricorda qualcosa di sgradevole.
La bacicul era usata durante la Settimana Santa in sostituzione delle campane che venivano "legate" dal gioved santo fino alla Resurrezione. Era uno strumento composto da una tavola di legno ad ogni faccia della quale era attaccato un ferro "ad u" fissato all'asse in modo che in un movimento destra-sinistra andasse a sbattere rumorosamente sul legno stesso. In altre parti si usava il gri-gri (era chiamato cos ad imitazione del rumore provocato dalla lamella che andava a sbattere contro la dentatura del perno su cui girava). In altre parti ancora si univano l'utile, il dilettevole e l'indispensabile. Si toglievano le nerissime catene del focolare che si facevano "suonare" trascinandole per terra sulla strada (l'utile). Per i bambini era l'occasione per correre e far cagnara (dilettevole) con la benedizione di tutti perch pi sarebbero state in giro pi sarebbero tornate a casa lucide, quasi nuove, pulite (indispensabile), pronte per essere appese, con orgoglio dei bambini, al loro posto.

Cmbi shund...
(e Pin 'l cambi gmb)

Cambia suonata... (e Pinino cambiava gamba!)
Cambia argomento! Hai stufato! Quando per ci si rende conto che l'interlocutore non vuole proprio "cambiar musica" si tira fuori il paragone con un certo Pin che suonava la fisarmonica, ma aveva un "repertorio" piuttosto scarno. Quando gli si diceva di cambiare, al massimo cambiava la gamba sulla quale era appoggiato il suo strumento cos poco considerato.

Che nre che fva

volutamente "italiacano". Il Bf ricorre a queste espressioni che non hanno senso in italiano sono la mera italianizzazione dell'espressione dialettale, in questo caso che n che 'l f (che andare che faceva, cio "come andava forte!").
Ecco qualche altra perla di "italiacano":
Dal "solerro"(1) mi sono "ciuffato"(2) sul "finille"(3) per fare i "culimartelli"(4);
(1)sulr=solaio; (2)ciufs=tuffarsi; (3)finl=fienile; (4)crmarti=capriole;
Prendi il "sapone"(*) e fai una buca (*sap=piccone)
Ho un mucchio di sabbia che "mi cresce"(*)
(*el ma crs significa "ne ho in pi")
Prendi la "grra"(1) e "trallall"(2)
(1)gr=ghiaia, sabbia; (2)trl l=tirala l.

Che sht ‘r a fa?
A cat sh l’io de nus
de mitg sht ‘l nas
a chei curgis!

Che cosa stai facendo? Sto raccogliendo l'olio di noce da mettere sotto il naso a quelli curiosi.
un modo poco ortodosso per rispondere "Che cosa te ne frega?" a chi vuol sapere o curiosare su una cosa che tu, invece, non vuoi far sapere in giro.

Co l'ut de gumbt
e ingunt de ml,
psh 'l gs
e ' la margil(*)

Con l'olio di gomito e unguento di mola, passa il gozzo e viene la (*)Margil un grosso salame. Si ottiene insaccando nella vescica o nel Buts (stomaco) del maiale l'impim (il ripieno), fatto di carne e grasso tagliati a pezzi pi grossi rispetto al resto del salame. detto anche "rete". Era considerata una specialit perch quando veniva tagliato se ne facevano fette, grosse ...come le rde del cart (...come le ruote del carro) e arrostendo i grossi pezzi di grasso facevano un bel po' di unto dove si sarebbe poi pucit z (intinto) la polenta. Quel giorno era festa grande a tavola.
Perci: con olio di gomito e girando forte, passa il gozzo, ma diventa grosso come una margil. Lo sforzo che fai nel far girare la mola ti fa gonfiare ancor di pi il collo.

Come l?
Come l... l’ mei en gal
(she de 'na fnn
g' mei tcc du!)

Come va? - Come ala... meglio una coscia (se sono di una donna sono meglio tutte e due!).
Si gioca sulle parole: l significa sia "ala" che "va". La frase successiva sta perfettamente nel gioco. Tutto per dire: potrebbe andare meglio. L'educato, invece, dice: ...en va is l (andiamo avanti cos).

De cap capshe,
ma l' a pish
che f le strshe

Per capire capisco, ma a pisciare faccio scintille.
Poco comprensibile. Si dice quando si sente una risposta che non ha niente a che vedere con la domanda e non si sa se la cosa sia fatta ad arte o se siamo veramente di fronte ad una persona che non capisce.

De chei segncc de Dio
stg tr ps de dro

Da quelli segnati da Dio stai tre passi indietro.
Gli zoppi, i gobbi ecc., erano considerati in po' come degli stregoni di cui bisognava diffidare: ...g' malgn come le grm (...sono maligni, maliziosi, tenaci, ostinati coma la gramigna).

El balng(*)
‘n de ‘l mnec

(*) nel manico (*el balng = tentenna, inaffidabile).
Non a posto. un balordo. Impazzito.

El bz la brgi(*)
per amr d'i gnc

Bacia la (*) per amore degli gnocchi.
(*brgi = Marmitta o fiamminga. A Brescia si dice Bsia. In Valle Camonica si dice bargit, o bargil al berretto largo).
Si parla del leccapiedi. Queste persone sono considerate Curcc che ga ' b a tte le pignte (coperchi che vanno bene a tutte le pentole) o dei Bat dt-bat f (batte dentro, batte fuori), sono cio persone che dicono bene o male, danno ragione o torto secondo l'interlocutore che hanno di fronte. Gli avvocati delle cause perse.

El fm
el ga ' r a ch'i bi

Il fumo va dietro a quelli belli.
Lo dice per togliersi dall'imbarazzo chi cerca di evitare il fumo del fugar (fuocherello) che lo rincorre dovunque si sposti per cercare di evitarlo.

El gh' i zencc zmi
e le gmbe furestre

Ha le ginocchia gemelle e le gambe forestiere.
cos che si rappresenta la persona affetta da valgismo.

El gh' ‘l mal del vedl:
sha slng le ble
e sha scrt l’uzl

Ha il male del vitello: si allungano le palle e si accorcia l'uccello.
Si dice, con pesante ironia, di chi invecchia.

El 'l ds frse L 'l ds
chel
'l ds bu 'l ds de 'l ds
sun 'l ds l'urgan?'l ds
Ah?
'l ds Chi? 'l ds
M?
'l ds N! 'l ds
L' l
'l ds
chel
'l ds bu 'l ds de 'l ds
sun
'l ds l'urgan 'l ds

forse Lei quello buono (capace) di suonare l'organino?. Eh? Come? Io? No! lui quello buono di suonare l'organino!
detto solo per prendere in giro un modo abbastanza diffuso di ripetere le "testuali parole" di un'altra persona, intercalando la frase diretta con dei dice.

El prl pic

Si dice di chi ha difficolt nel pronunciare certe parole. Parlare in modo incomprensibile tipico dei bambini che pronunciano la T al posto della S, la L invece della R e cos via.
Del balbuziente si dice che el cuncht o el betg. Sui "difetti" delle persone la fantasia si sbizzarrisce come in Gmb de shlino (gamba di sedano) per dire di chi alto e magro o el rifletr (il riflettore) del pelato.

El snt de ls(*)

Sente, ha sapore, di (*ls = Muffa umida appiccicaticcia che si forma sui prodotti non ben conservati).
Lo dice l'invitato che vuol mettere in imbarazzo il padrone di casa per fargli chiedere con una certa preoccupazione: Che fz shntel de ls, p? (Come mai sente di (*) poi?), L'... che a mail el sa fins (... che a mangiarlo si finisce) lo rassicura l'interlocutore... e cos si trasforma in un graditissimo complimento come a dire: buonissimo e sparisce in fretta, non c' nessuno che me ne lascia un po'?

El tn
'n val clr(*)

Tuona in val (*clr = del culo; nella valle tra le due natiche).
Chi lo dice si guarda attorno alla ricerca dell'improbabile temporale. Quel tipo di tuono che ti prende sempre alla spalle la scoreggia.

El v z pit

Va gi piegato.
Posizione del tronco in avanti. Si dice anche ‘ngubt (gobbo).

El v ‘n gat(*)

Andare in (*gat letteralmente grosso gatto, ma significa muoversi a quattro zampe, andare carponi come i bambini).
Si dice di chi, ubriaco fradicio, non riesce a reggersi in piedi.

El pi bu d'i rs
el gh' btt
s pder en de 'l ps

Il pi buono dei rossi ha buttato suo padre nel pozzo.
Chi ha i capelli rossi certamente cattivo

El src la pp
e ‘l ga l' ‘n bc

Cerca la pipa e ce l'ha in bocca.
Si dice allo smemorato e a chi non vede ci che ha sotto il naso, cos come si pu sentire: ...el tc de i cc a pi idg (...comincia dagli occhi a non vederci pi).

El ta mnd al bvi(*)

Ti manda al cimitero (*bvio o bbio anticamente era detto l'ospedale dove si portano i malati molto gravi, quelli che oggi vengono definiti malati terminali).
Ti fa morire. Ti manda al creatore. Ci sono molti altri modi di dire che hanno significato di morire, ad esempio 'nd a tnder le pshere (andare a sorvegliare le passere).

El v a ult sha
l'Arc(o la Mrc) Traizn

Va a prendere l'Arca (o la Marca) Trevisana.
Significa fare, spesso inutilmente, un lungo giro per arrivare al dunque. Complicare la situazione, ingrandendo il campo d'azione.
Lino ertani in "Vita camuna d'un tempo" dice che il detto di origine Veneta: La Marca Trevisana era territorio della Repubblica di San Marco distinto dal possedimento marino.

En bel nas,
en bel pals

Un bel naso, un bel palazzo.
Pu essere usato sia come complimento che come canzonatura. Il nasone detto np o canp.

I bi pals
i gh' le ble finstre

I bei palazzi hanno le belle finestre.
Il bel viso ha gli occhi belli.

Fa i afre de Zani

Fare gli affari di Zani.
Concludere un affare in perdita. Pare che a Corte Franca ci fosse una persona famosa per le sue scoprte (trovate), la pi famosa delle quali si dice che venisse raccontata proprio da questo simpatico personaggio: ...De Nigulne sho pasht f a Prui a telefung al mulinr de der de purtm du shachi de crsc e gi de farincio... (...Da Nigoline sono andato a Provaglio a telefonare al mugnaio di Adro di portarmi due sacchi di crusca e uno di farinaccio...) e, con il tono di chi aveva vissuto un grande evento, concludeva: ...L' prpe 'na cumudit 'l telefono! ( proprio una comodit il telefono!).
Era il tempo dell'installazione dei primi telefoni nei posti pubblici, perci un periodo relativamente recente e questo si vede anche dal fatto che si usa Zani anzich Zagn. Nel nostro dialetto le parole che in italiano finiscono in ni, quando non vengono troncate (es.: ca, pa, ma... = cani, pani, mani...), diventano gn (es.: agn, pagn, dagn... = anni, panni danni...).

Fa ‘nd la 'mbaladr

Far funzionare l'imballatrice.
Mangiare.
La mchin del bter (trebbiatrice) che passava di cascina in cascina era di dimensioni tutt'altro che modeste e faceva sicuramente impressione quando, inghiottite le cf (i covoni), da una parte "urinava" frumento, mentre dall'altra "cacava" balle di paglia.
L'imballatrice aveva un braccio meccanico che, col suo rumoroso e costante movimento dall'alto in basso, comprimeva la paglia. Ogni colpo produceva un lt (quantit) di paglia e ogni dieci lcc era una balla di paglia. Era un'utile misura di riferimento anche quando si doveva usare in stalla come falt (strame, giaciglio, lettiera per le bestie).

Fin che 'l fs de d
sh sh al,
am am
'n p sh,
ma pt, ma dopo, ma !!!

Fin che fosse da dire s s val, un po' s, ma "potta", ma dopo, ma ooh!!!
una frase senza senso; frase fatta per sottolineare un ragionamento sconclusionato del quale resta solo una fila di parole. Con lo stesso significato: M per d de d... pitst che l 'l gh'bes de d... che nter... ta 'l st n? (Non per dire da dire... piuttosto che lui abbia da dire... che noi... lo sai vero?).
Della stessa serie ce ne sono altre come: A b b p!..., esclamazione di meraviglia per dire: insomma..., ma pensa..., ci risiamo! ecc., oppure il pi arcaico: A n n, al, a (andate, andate, val, anche Voi) per dire in spirito buffonesco: Non ti ci mettere anche tu adesso!.
Sempre a filastrocca si sente...

Gh' mait f la c
per fat stdi t,
ma fe mei mait f t
e fa stdi la c

Ho venduto la mucca per farti studiare, ma facevo meglio vendere te e far studiare la mucca.
...Avrei avuto pi soddisfazioni. la frase di rivincita di chi, con la sola conoscenza pratica riesce a risolvere il problema di un altro che non ce la fa nonostante abbia un titolo di studio.

G' 'n p

Sono in piedi.
Con questa immagine, che rimanda ad una simbologia della potenza fallica, si annuncia il mezzogiorno, con tutte due le lancette in alto.

Gh' am
a' chei che la cnt

Ci sono ancora anche quelli che la raccontano.
Lo si dice al termine di un racconto o di una vicenda che si ritiene incredibile.

Gh'f fat b tat
a sta ch pc

Avete fatto bene tanto a star qui poco.
Lo si dice come simpatico commiato agli ospiti.

Gh' pucit tat per tignl,
ma la m’ scapd am

Ho spinto tanto per tenerla, ma mi scappata ancora.
La scoreggia non trattenuta crea un certo imbarazzo e questa battuta aiuta ad uscirne.

I shuspr che tr per t
g' shns nmer,
i v f der
come chicmer

I sospiri che tiro per te sono senza numero, vengono fuori da dietro (grossi) come cocomeri.
A proposito di scoregge e de bf... Questo il massimo sospiro di un improbabile amore.

Gh't capt come l' std?

Hai capito come stata?
el bf a questa domanda risponde cos: ...che prm l' mrt e p la sh' mald e con tre dicc en de 'l cl la sh' stringuld! (...che prima morta e poi si ammalata e con tre dita nel culo si strangolata!).
una bfund (buffonata) detta per sottolineare che i discorsi ai quali si sta assistendo sono senza senso.

Gh' am le prme urce

Ho ancora le prime orecchie.
Modo autoironico di dirsi giovane anche quando non lo si pi.

Grant e s-cio

Grande (nel senso di alto) e basta.
Grande per niente. Fannullone. Incapace.
I significati della parola s-cio sono molti e, da come messa nella frase o dal tono della voce usato, possono diventare ad esempio meno male, fatta, davvero? ecc. Questa parola ci rimane dal periodo della dominazione Veneziana: s-cio significa schiavo e lo schiavo non era nessuno. Anche il comunissimo saluto "ciao" ha la stessa radice. A quel tempo si usava per dire con deferenza: ti sono schiavo, ti sono servo, mi inchino a te.

I fm a' i strus...
d'invren

Fumano anche gli stronzi... d'inverno.
La frase si dice a chi non si mai visto fumare: il suo atteggiamento palesemente una forzatura. Non darti arie da grand'uomo. Guarda che quello che stai facendo non poi una gran cosa: anche gli stronzi fanno cos!.
Da giovani, il primo "incontro" col fumo avveniva, di nascosto dai genitori, assaporando il fumo dell'improbabile sigaretta costituita da uno stecchetto di idsh (vitalba).

I ga fa la fst
a che a Shan Spl

Fanno la festa anche a San Zoccolo.
Festaioli. Bigotti.

I v decrde
come du rp
che i la fa a bastunde

Vanno d'accordo come due ciechi che la fanno a bastonate.
Si vedono tanto volentieri... che ogni volta litigano.

La pi spsh
l' de 'mbutigli

La pi spessa era da imbottigliare.
Farsela addosso dalla paura. Diarrea.

L’ lnc come la fam

lungo come la fame.
Si dice dei ritardatari o delle lentezze burocratiche, mentre della persona molto alta si dice: Part de lnc e s-cio (parente di lungo e basta).

L’ bas de cagadr(*),
quater dcc de gmbe
e cl sbet l

basso di (*), quattro dita di gambe e (il) culo () subito l (*cagadr = cacatura: un termine ad hoc che sta a significare macchina per cacare).
Piccolo.

L’ tt petact(*)

tutto lentigginoso (*petact da petci = petecchia, macchia della pelle causata da piccole emorragie puntiformi. Sta anche per spilorcio, avaro).

La cren tacd a l’s
l’ la pi bn

La carne attaccata all'osso la pi buona.
Si dice come consolazione a chi molto magro.

L'n del gi,
el ms del mai

L'anno dell'uno, il mese del mai.
un giro di parole per dire "Mai!"

La prm lt
gh' shert en cc,
ma la shegnd...
gh' pi st!

La prima volta ho chiuso un occhio, ma la seconda... non ho pi visto.
Sembrerebbe di sentir dire che la prima volta ha perdonato, ma la seconda volta... ha menato botte da orbi e invece usato per dire che le ha prese di santa ragione: la prima volta stato colpito ad un occhio (...ho chiuso un occhio), la seconda all'altro (...non ho pi visto).

La ca dei picc

La casa dei pidocchi.
La testa.

L’ ac chel sicutr(*)
piant i pi

ancora quel (*) piantare i pali.
(*sicutr = "sicut era" in latino significa "come era").
la stessa cosa. Anche se la dici in modo diverso... Gira e rigira sempre la stessa storia.

L' burlt z de 'l cicito
col scagn 'n bc

caduto dal succhiotto col seggiolone in bocca.
Si dice di chi si crede un esperto insinuando che gi da piccolo facesse le cose alla rovescia. Forse sar una coincidenza, ma del grande esperto e del piccolo genio, anche nell'italiano corrente si dice che ha il bernoccolo...

L' nat a drmer la shr
che 'l gh' nigt
e l' let s a la matn
che l' zable mrt

andato a dormire alla sera che non aveva niente e si alzato alla mattina che era gi morto.
Il bf racconta cos la morte fulminea ed imprevista.

L' 'n barbl

un (*barbl = farfallina soprattutto notturna; barbel o sbarbel significa tremare, come le ali del barbl).
Si dice soprattutto del bambino svelto come 'n vishinl (una improvvisa folata di vento), vispo, mai fermo, imprevedibile: Un momento di qua, un momento di l.... Talvolta venivano chiamati barbi anche i giovanotti che facevano la corte alle ragazze, ma di chi andava a morose o si faceva vedere nel ritrovo serale della stalla si diceva: Gh' che i lmagcc (ci sono qui i lumaconi) perch uscivano di sera proprio come fanno quei molluschi.

L’ part
per part de cipe

parente per parte di chiappe.
Come tutti a ‘sto mondo. Nessuna parentela. Si usa quando una certa fisionomia fa pensare che ci sia una qualche parentela col tale. Dello stesso significato : Shf parcc perch sh mder e la t g' d mme (siete parenti perch sua mamma e la tua sono due mamme).

L’ ps
de 'na betneg(*)

peggio di una bettonica (*betneg = erba bettonica. In questo caso sta per serva del prete, perpetua).
Dicesi di chi ha la lingua lunga, di chi conosce tutto di tutti. Chel che 'l sa n'empsh (quello che si interessa inopportunamente, il ficcanaso, l'impiccione).
In questa parola si fondono i significati di bt, letteralmente abbreviativo di Elisabetta, ma col significato generico di persona dedita al pettegolezzo e tneg (tunica, veste lunga). Molti, forse pi appropriatamente e comunque con lo stesso significato, dicono petneg (pettegola). La betneg o petneg per eccellenza la "perpetua", l'aggiornatissima serva del prete, che con la raccolta e la redistribuzione di notizie vere o verosimili, era ritenuta "fonte certa" a cui attingere per ricavare e "ricamare" le informazioni).
il peggior chiacchierone. Parla a sproposito.

L'importante
l' che la ma me

L'importante che mi ami.
una recente dialettizzazione per interpretare in prima persona il ruolo di qualcun altro e dire: Non mi importa con chi va, io non sono geloso, ma il vero significato "cornuto e contento".

L ‘l ma n’ dat,
ma m ga n’ dt, n?...
M ngher de l pte,
ma l rs de la 'erggn!

Lui me ne ha date, ma io gliene ho dette, vero?... Io nero dalle botte, ma lui rosso dalla vergogna!
Il tono della voce aiuta di pi a capire che si sta parlando di uno sbruffone e per giunta recidivo.

Mai pulnt
e pc f sht

Mangiare polenta e nient'altro.
Fare il gesto di intingere la polenta su niente (picchia sotto a vuoto). I poveri si accontentavano di latte, formaggi e della poca pietanza el mai-shc che oggi si usa dire raramente ed in maniera scherzosa per significare "rancio" o altro modo di mangiare qualcosina, ma non un pasto. La carne in umido si dice el frecash (friccassea).

N
'n do che gh' i pi tancc

Andare dove ci sono i pi.
Al cimitero.

‘n fin che sha prl
de cl e de mrd,
l’nim la sha cunsrv

Finch si parla di culo e di merda, l'anima si conserva.
Non fai del male ed il clima di allegria.

‘n nigut d’r
co la c rsh

Un "nientino" d'oro con la coda rossa.
Detto cos fa pensare a qualcosa di misterioso. una risposta fatta per non rispondere ed impreziosire il niente che si ha.

‘ntat
m shbie l’Ad

Intanto io fischio l'Aida.
Per protestare in maniera ironica contro l'impotenza dell'attesa.

Mei en gra de per
che ‘n fc de zen

Meglio un grano di pepe che un fico d'asino.
Lo dice chi basso di statura: Meglio essere piccoli e saporiti che grossi e.... Con lo stesso significato si dice: L'rb bashn l' la pi fn (L'erba pi bassa pi fine).

O anti co l’amr
o ‘ndr la m cunci

O avanti con l'amore o (voglio) indietro la mia coniglia.
Per ironizzare sui bisticci tra fidanzati. Si racconta che un tale, anzich l'anello, avesse dato, come pegno d'amore alla fidanzata, la sua coniglia. Nel momento in cui il fidanzamento era minacciato di rottura, lui ha chiesto la restituzione del suo pegno d'amore con questo famoso aut-aut.

O cag
o lash lber el bs

O cacare o lasciar libero il buco.
Si dice con un tono abbastanza seccato anche se confidenziale. Deciditi! Scegli: o uno o l'altro, ma spicciati!

rbo.. deg!

Orbo... apri gli occhi e cerca di vederci!
Questo detto ormai usato in maniera banale, ma la sua origine sta nel racconto che riporto da "brixia" su L'rbo de Ne.
Fu questo il soprannome di Pietro Ronchi, nato a Caino nel 1780. Volendo dare del cieco a qualcuno, fino a non molti anni fa (ma da qualche parte si usa ancora anche se con qualche modifica), si usava aggiungere all'aggettivo orbo la specificazione "d Ne", ma non se ne sa il perch. Solo chi non ignora l'origine di questa espressione, l'adopera argutamente in senso metaforico, come a dire di uno che, fingendosi cieco o minchione, vede invece e comprende le cose meglio degli altri.
Il Cieco di Nave fu un uomo a cui la mancanza della vista, perduta da bambino a causa del vaiolo, non rec il minimo impaccio nello svolgimento dell'attivit materiale ed intellettuale. Il Ronchi dimostr prestissimo una mirabile vivacit e prontezza di mente ed una meravigliosa memoria e raffinatezza di tatto e di udito.
Era sua professione aiutare quei contadini che ricorrevano con memoriale all'Autorit, dettando petizioni, ricorsi e difese. Per tenersi sempre aggiornato sulle novit andava sovente nell'ufficio Comunale di Nave dove il Segretario lo teneva informato sulle leggi e sulle disposizioni Governative pubblicate e che egli riusciva a tenere nella sua prodigiosa memoria. Consultava e discorreva volentieri con gli uomini di legge. Lo si vedeva andare e venire dalla citt con la sola compagnia del suo bastone, o salire ed entrare senza esitazione nei palazzi governativi, o farsi annunciare ai vari Magistrati nell'interesse dei suoi clienti.
Conosceva bene i salmi, le lezioni epistolari ed evangeliche e la Sacra Scrittura ed apertamente brontolava quando qualcuno leggeva male, fosse anche il celebrante.
Dopo le funzioni teneva crocchio sul sagrato; era facile alla critica, e sapeva talvolta con sagace disinvoltura sostenere certe massime speciose con una erudizione sua propria e citazioni improvvisate e forse del tutto false, ma che producevano effetto.
Mangiava or qua or l presso quelle famiglie alle quali prestava servigi esercitando i figli nella lettura o nella dettatura o patrocinando qualche negozio. Quelli di Caino usavano dire: "El nst rbo el gh t pi di lter". Visse qualche tempo anche a Brescia dove tutti lo conoscevano, ma pochissimi conoscevano il suo nome perch per tutti era l'rbo d Ne . A Nave lo chiamavano l'rbo d Ca ed a Caino l'rbo.
Divenuto infermiccio visse l'ultimo anno elemosinando e mor nell'Ospedale il 21 aprile 1841.

Psh de prm!

"Pesce di prima!" ma anche "Peggio di prima!".
Si dice che nel primo dopoguerra (1945-46-47) da noi passasse un clusanese a vendere il suo pesce fresco e per richiamare l'attenzione della gente verso la sua mercanzia gridasse cos il suo "spot": Psh de prm!... Psh de prm!. Questa sua scelta pubblicitaria che a lui appariva innocua, in realt gli procurava discussioni e botte a causa dei malintesi che generava. Lui diceva Pesce di prima scelta e gli altri capivano Peggio di prima, quando c'erano i fascisti.

Patash patash

Voce onomatopeica. Ognuno di noi ha qualcuno a cui dire: Ma come parli male!.... Un altro modo onomatopeico per sottolineare il "parlar male" degli altri noi lo diciamo quando piove: el cish en cisha de Bren (piove nella piazza di Borno) ...e sembra di sentirla quell'acqua!.

Perch rid mat?
"Perch rid a U"

Perch ridete mattacchione? "Perch ridete anche Voi".
Di solito detta ironicamente quando si vuol sottolineare che si sta ridendo da matti senza motivo.

Pst plce(*)

Pesta (*plce = fanghiglia, pozzanghere).
Colui che cammina a passi corti e veloci.

P mgule

Morsica briciole.
Si dice di chi va a cercare il pelo nell'uovo. Pignolo. Anche p farn (morsica farina).

Parci la lentci:
ta 'n parcet en gra
e ta ‘n ft 'na shci

Prepara la lenticchia: ne prepari un grano e ne fai un secchio.
Il detto vale sia in riferimento alla coltivazione (il raccolto abbondante), che all'alimentazione (l'effetto abbondanza si vede anche quando si va di corpo). La lenticchia, si dice, porta fortuna.

Quatr'cc
e d stanghte

Quattr'occhi e due stanghette.
La persona che porta gli occhiali, detti anche "fari", era apostrofato come l'cialn.

Sho nat a der
el cinema Bianchini

Sono andato a vedere il cinema Bianchini.
Il cinema era una novit e sentir dire da qualcuno che era andato a vederne uno con un nome proprio, come il famoso Ridolini, invogliava a chiedere ...che cinema Bianchini?. A questo punto arrivava l'inaspettata risposta quello che si vede sotto le coperte e sopra i cuscini. Andare a dormire. Della stessa serie sono le ferie a Ca-st (a casa sto) o a Ca-rste (a casa resto), improbabili localit di villeggiatura.

Sho pasht tte lte
de Credr,
ma tte le crde m

Sono passato tante volte da Credaro (BG), ma tutte non le credo.
Si gioca sulle parole Credr e crder per dire: ...ma chi credi di ingannare?.

Sta b,
sta ‘n bnd
e sch le bze

Sta bene, sta in parte e schiva le buche.
molto usato come modo allegro di augurare un "buon viaggio" agli amici. Con un altro tono di voce, invece, ha significato di vattene e stai lontano da me. I pi maliziosi aggiungono sottovoce: ...e v 'n de 'l fs! (...e va nel fosso!).

Sti come shi'
e shaldm i s' de ca

State come siete e salutatemi i vostri di casa.
Shi e s de ca hanno anche un altro significato e, giocando su questo, salta fuori: State come maiali e salutatemi gli ossi di cane che talvolta riesce a mettere in imbarazzo il destinatario del messaggio. una frase di commiato opportunamente manipolata dal bf. usata anche come allegro commiato tra amici. Un'altra frase di dubbio gusto : A riids a bet! (Arrivederci al funerale), ma usata come stimolo ad incontrarsi pi spesso e non attendere "il grande evento".

Sch grnde

Schiva gronde.
la persona alta che ha la posizione della testa evidentemente piegata verso la spalla, come se volesse schivare qualcosa. Chi cammina rasente al muro. Chi schiva il lavoro.

Sho nat en lbia
a pish 'n l'ra

Sono andato sulla loggia per pisciare nell'aia.
Detto che al nostro orecchio suona come un "simil bergamasco" e vuole indicare abitudini rozze di persone incivili.

Shc come 'n becal

Secco come un baccal.
Durissimo. Molto magro. Sono moltissimi i paragoni usati per sottolineare i difetti fisici ed ognuno ha un proprio parametro di misura per cui si pu sentire, ad esempio: Shurt come 'na trp (sordo come la pianta della vite).

Svelto...
come 'n gat de mrmo

Svelto come un gatto di marmo.
Cos si dice di chi non si sbriga. Molto pi pesantemente si dice: L' gi de ch'i svelti: en de 'n d mm cc el l' zable e fd 'n brghe ( uno di quelli svelti: nel dire mamma cacca l'ha gi bell'e fatta in braghe) oppure il pi spiccio: Z de 'l tram sht 'l tram (Gi dal tram, sotto il tram).

Ta ma shmet
mait f de le cmule(*)

Mi sembri mangiato dalle (*cmule = larve della farina).
Sei magro e con una brutta cera. Stai male? Al posto di cmule si possono sentire altri termini come Tti, cagn ecc. che significano "vermi".

Ta ma shmet
mantignt a lzrte

Mi sembri mantenuto a lucertole.
Magro, cadaverico. Questo detto viene dall'osservazione del gatto, famoso cacciatori di topi (prima dell'avvento del cibo in scatola anche per loro). Nella bella stagione, infatti, il gatto era sempre molto magro perch cacciava e si cibava quasi esclusivamente di lucertole. Chi voleva ucciderlo, per mangiarlo, attendeva l'inverno perch in questa stagione diventava un po' pi grasso. Lo metteva almeno tre o quattro giorni a sfrul al vac (spurgare dove non batte il sole), cio all'aria e al gelo in modo che perdesse i liquidi ed il sapore di selvatico. Il gatto veniva cucinato arrosto o usato per fare il salm da mettere sulla pastasciutta.

T sh 'l trent

Prendi su il trentuno.
L'origine di questa espressione dialettale appare evidente attraverso l'esame di una antica costumanza riportata da "brixia" del 25.10.1914).
Il 16 marzo 1447 veniva posta la prima pietra del grande ospedale di S. Luca, nel quale Brescia aveva decretato di riunire tutti gli altri ospedali cittadini esistenti e, in tale occasione, si pens anche ai poveri bambini abbandonati, da genitori ignoti, alla pubblica carit. Sino a quel tempo si usava deporre clandestinamente quelle innocenti creature sulla soglia o nell'interno delle chiese, donde i sacerdoti li levavano affidandoli poi a qualche nutrice. I governatori dell'Ospedale ordinarono che alla porta di questo fosse posta una culla per raccogliervi i bambini portativi da mani ignote o raccolti dalle chiese, i quali venivano poi allevati nel pio luogo.
Abusando per parecchi ricchi di tale disposizione, fu colloca ta presso la porta una lapide e una buca dove agli abbienti era fatto obbligo di coscienza di porre l'importo del mantenimento dell'esposto. Papa Giulio, pi tardi, nel 1507, sanc questo obbligo comminando la scomunica a chi avesse esposto bambini in S. Luca senza risarcire l'Ospedale.
I bambini, per la maggior parte, venivano nutriti, fuori dall'Ospedale, e le balie potevano trattenerli presso di s anche dopo l'et dell'allattamento. Quando venivano restituiti entravano a far parte del numero dei Putti o delle Putte dell'Ospedale, che li manteneva in cambio dei loro servigi. Ad una certa et, il trovatello, veniva emancipato e, in tale occasione, riceveva in
dono dall'Ospedale trentun berlingotti (circa .18,50 dell'ottobre 1914) andando per lo pi ad alloggiare presso qualcuna delle famiglie nobili della citt che menavan vanto di assai numerosi domestici.
Quando qualcuno domandava conto all'Ospedale di un esposto emancipato e gi uscito, si sentiva rispondere: "Non pi qui: ha preso i trentuno." Ecco dunque spiegato come "t s 'l trent" (al che talora si aggiunge "e 'nd per el trentad") ha potuto significare tra noi sinonimo di andarsene.

Treme...
tr me,
...e treme am del fret

Tremavo... tre maglie ... e tremavo ancora dal freddo.
Per dire: Fa molto freddo. Si pronuncia velocemente per lasciare qualche dubbio di interpretazione.

Va a belze barbr
che l'iv la sct

Va adagio barbiere che l'acqua scotta.
Si dice a chi vuol far vedere di essere un po' meglio dell'altro, ma anche a chi ha fretta. Calma! Non correre! Non esagerare!

Za che ta sht mis...

Gi che sei bagnato...
Gi che ci sei... fammi anche quest'altra cosa.
Lo dice anche chi fa contro voglia un favore a qualcun altro. Richiama e sottintende la storiella molto conosciuta che qui racconto brevemente.
C'era un tale di nome Giuan (Giovannino) che tutti i giorni a cavallo della sua bicicletta si recava a Brescia per lavorare. Si era appena sposato e gli capitava di dover lavorare sodo per mantenere la sua famiglia. La moglie l'r ligsh ash (era lazzarona quanto basta); si alzava tardi e passava il resto della sua giornata chiacchierando e molte volte toccava ancora al marito preparare la cena. Il pover'uomo era molto innamorato e sopportava bene la situazione, ma un giorno ...la gh' shimd a' che a l (la rabbia ha superato il livello anche per lui). Oltre alla stanchezza, quel giorno anche la pioggia ci aveva messo lo zampino. Arrivato a casa 'ntrempt (bagnato fradicio), Giuan tenta di entrare in cucina, ma la moglie gli urla che, bagnato com'era gli avrebbe sporcato tutta la casa che aveva impiegato tutto il giorno a pulire.
Con calma sistema la sua bicicletta e tenta di nuovo di entrare, ma la moglie, porgendogli il secchio, gli dice: Z che ta sht mis, strers l'r e v l al ps a tm na shedl de iv (Gi che sei bagnato, attraversa l'aia e va l al pozzo a prendermi un secchio d'acqua). Zitto zitto, col suo secchio in mano, attraversa l'aia sotto la pioggia scrosciante, cala il secchio nel pozzo, lo riempie e ritorna dalla moglie che lo attende sulla porta di casa. A questo punto afferra bene il secchio e... lo rovescia addosso alla moglie dicendo: Ads ta sht msh a' t, v a ttel t l'iv al ps (Adesso sei bagnata anche tu, vai a prendertela tu l'acqua al pozzo). Da allora, racconta la storia, le cose cambiarono in quella casa.

Z d'i plec(*)

Gi dai (*plec = cardine, ganghero che aggancia e rende girevoli gli infissi).
Gi di morale.

 

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Simboli fonetici usati

Edizioni Cumpustla 1998
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