|
|
|
||
|
|
Daniele Biondo (1917- 1998)
è ritratto nel momento in cui produce dei salvadanai. Daniele
apparteneva ad una antica famiglia di vasai. Egli ha sempre svolto da solo
tutte le fasi del suo lavoro, dall’estrazione dell’argilla, alla
modellatura, alla cottura, era lui stesso che vendeva i suoi prodotti
nelle fiere e nei mercati del Tirreno cosentino. Le tecniche di
lavorazione dell’argilla erano le stesse dell’età arcaica, anche lo
stile delle terraglie, destinate soprattutto al mondo popolare era
essenziale come quello delle terraglie più antiche. «La
creta veniva reperita nello stesso territorio della città scavando con
arnesi rudimentali a vari metri di profondità; estratta e portata in
superficie a forza di braccia, veniva messa ad essiccare per due tre gioni
e poi pestata con un martello di legno e una pietra e setacciata
per liberarla dalle impurità. Bagnata, seguiva l’impasto,
effettuato con i piedi. Il giorno successivo incominciava il lavoro al
tornio a pedale. E’ su questa antica macchina che, con un sapiente
giuoco delle dita e del palmo della mano, si modellavano i pezzi: vasi,
brocche, anfore, lucerne, catini, ocarine ect., che venivano poi messi al
sole ad asciugare per più giorni. E si passava alla smaltatura eseguita
anch’essa all’antica, lo smalto preparato sul luogo, in un piccolo
mulino a mano, utilizzando il piombo e la pietra. Infine la cottura nel
forno, sistemato nella parte superiore della bottega, con fiamma libera
alimentata a legna» (Giuseppe Grisolia, Belvedere Marittimo, Cultura
Calabrese, 1980). L’ abitazione e la bottega di Daniele Biondo si trovano in Via
Antonio Pepe (Acquaro), una
delle strade più caratteristiche di Belvedere, il suo interesse è dato
soprattutto dalle scale esterne delle sue abitazioni. Via Antonio Pepe in
passato era la via dei “pignatari” (vasai). Oggi la figura
tradizionale del “pignataro” non esiste più, questo sito oltre a
rendere omaggio a mio nonno Daniele, cerca di far conoscere
quell’artigianato che ha rappresentato un momento rilevante della
cultura materiale delle classi subalterne calabresi.
|
||
|
|
|
||
|
|
|||