Centro Studi Tibetani “Mandala-De Ua Ling”,Merano (BZ)

 

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Insegnamenti di:

SUA SANTITA'

IL DALAI LAMA

 

 “ Il fondamento di ogni Realizzazione”

e “I Tre Aspetti del Sentiero”

 

di LAMA TZONG KHAPA

 

Milano, Palalido, 21-24/10/1999

 

 

 

 

Foto scattata a Bolzano nel settembre 1997

 

 

(Quello che segue è una sintesi dell’insegnamento originale)

 

GIOVEDI' 21 NOVEMBRE

Tutti gli Esseri Senzienti desiderano la felicità e non vogliono soffrire. Questa è una cosa che accomuna tutti, uomini e animali, ed è un desiderio che sorge senza alcuno sforzo. In questo senso dunque tutti gli Esseri Senzienti sono uguali. Tuttavia, gli esseri umani sono dotati di una particolare intelligenza per la quale possono prevedere il risultato delle loro azioni.

Gli oggetti materiali sono senz'altro importanti per mantenere in buona salute il nostro corpo ed avere una relativa felicità ordinaria, tuttavia essi non costituiscono la causa della nostra felicità ultima. Questa in realtà può scaturire solo dal nostro interno e dalla pace della nostra mente.

Questa felicità interiore si realizza per mezzo dell'unione di FEDE-DEVOZIONE e SAGGEZZA. La Fede-Devozione è un sentimento molto forte che può essere generato dalla Saggezza. E' dunque molto importante il RAGIONAMENTO, e la RIFLESSIONE PROFONDA, in quanto il solo ascolto ed apprezzamento degli Insegnamenti non sono sufficienti.

Alcuni pensano che Cuore ( Devozione ) e Mente ( Saggezza ) siano due cose distinte, ma in realtà le due cose sono interdipendenti.

 

I TRE ASPETTI DEL SENTIERO

 

OMAGGIO AI VENERABILI MAESTRI:

Per imparare qualsiasi cosa dobbiamo necessariamente affidarci ad una persona che ha conoscenza di quella cosa e che la può spiegare. Anche nel regno animale ad esempio la mamma gatta deve insegnare ai propri cuccioli come arrampicarsi su per gli alberi.

Qualsiasi realizzazione otterremo sul sentiero spirituale la dobbiamo alla grande gentilezza dei nostri Maestri.

Non ci sono dei criteri ben precisi per definire chi è un vero Maestro, tuttavia in linea generale possiamo dire che un Maestro e colui che ha REALIZZATO IN MODO SPONTANEO i TRE ASPETTI DEL SENTIERO.

LAMA in tibetano non vuol dire assolutamente un Buddha Vivente, ma bensì il significato è quello di SUPREMO O SUPERIORE, nel senso di una persona che ha realizzato la Bodhicitta.

GURU in Sanscrito significa PESO, nel senso del grande peso che ha la loro gentilezza.

LAMAISMO inoltre è un termine improprio perché i LAMA non insegnano nulla che non sia già stato insegnato dal Buddha oppure dagli eruditi indiani che hanno commentato i suoi insegnamenti.

In questo testo il Buddha viene chiamato VITTORIOSO perché ha soggiogato tutti i demoni dei difetti mentali. Questi demoni si suddividono a loro volta nei difetti mentali che impediscono la LIBERAZIONE e difetti mentali che impediscono l'ottenimento dell' ONNISCENZA.

Tutti noi possiamo ottenere la condizione di Buddha in quanto la natura ultima primordiale della mente è presente in noi in modo permanente, mentre i difetti mentali sono EVENTI OCCASIONALI. Essendo occasionali, tali difetti possono dunque essere eliminati per mezzo di ANTIDOTI. Nagarjuna paragona questo processo con l'esempio dell'oro che per essere purificato dalle sue impurità deve essere lavorato con il fuoco.

C'è inoltre da sottolineare la differenza tra come le cose ci appaiono e come invece esistono realmente. Ad esempio, l'odio e l'attaccamento nascono da una visione erronea rispetto al loro oggetto di riferimento ( l'esistenza intrinseca dell'Io e dei fenomeni ).

Nagarjuna dice che il Buddha prima di comprendere le quattro Nobili Verità, ha dovuto comprendere e le due realtà ovvero la REALTA' ULTIMA e la REALTA' CONVENZIONALE. La comprensione della realtà ultima che si realizza per mezzo della Vacuità di tutti i fenomeni, si basa a sua volta sulla comprensione della Realtà Convenzionale come interdipendenza dei fenomeni.

La natura ultima della mente quindi è CHIARA ed ONNISCENTE, mentre come abbiamo detto i difetti mentali sono eventi occasionali in quanto dipendono da cause e condizioni. Ed è proprio perché la sofferenza ha una causa che il Buddha ha potuto formulare le quattro Nobili Verità. Quando dunque si prende rifugio nel Dharma si prende rifugio nella verità della CESSAZIONE della sofferenza e del SENTIERO che a questa porta. Possiamo dunque affermare che esiste un NIRVANA NATURALE che è la naturale cessazione dei difetti mentali.

Se analizziamo la Mente possiamo vedere che esistono vari livelli di Mente dal più grossolano al più sottile. La MENTE GROSSOLANA è quella direttamente collegata con gli organi sensoriali, mentre la MENTE SOTTILE è quella collegata con la nostra coscienza. Le coscienze del sonno e del sogno sono altri tipi ancora di menti sottili.

In ogni caso queste menti hanno la proprietà di RIFLETTERE l'oggetto e di poterlo PERCEPIRE.

Proprio per questa sua natura fondamentale possiamo dire che essa non ha ne inizio ne fine. Le afflizioni mentali invece, essendo eventi occasionali possono essere eliminate.

Proprio per questo fondato motivo il Buddha ha potuto enunciare la Verità della CESSAZIONE della sofferenza.

Quando dunque si parla di Buddhadharma, ci si riferisce specificamente alla verità della Cessazione dalla sofferenza ed al Sentiero che porta ad essa.

Dharma in Sanscrito significa TRATTENERE, nel senso che ci si trattiene dal produrre sofferenza.

I tipi di sofferenza sono essenzialmente tre:

LA SOFFERENZA DELLA SOFFERENZA: E' la sofferenza più grossolana che tutti possono comprendere e si riferisce alla natura dolorosa del nostro corpo fisico.

LA SOFFERENZA DEL CAMBIAMENTO: E' una sofferenza più sottile e si riferisce al fatto che l'individuo si attacca a cose che per natura cambiano di continuo.

LA SOFFERENZA DEGLI AGGREGATI CONTAMINATI : Si riferisce alla sofferenza causata dalla schiavitù dei nostri difetti mentali.

Il vero Dharma è dunque quello che opera sulla sofferenza degli aggregati contaminati, cercando di eliminarla. La mente che ha ottenuto questa ASPIRAZIONE ad eliminare i difetti mentali è una mente che ha realizzato la RINUNCIA.

In questo contesto dunque i praticanti devono seguire il sentiero con una forte determinazione a rinunciare alle cause della sofferenza.

In particolare Aryadeva dice che un buon praticante dovrebbe essere:

IMPARZIALE: nell'ascoltare con mente aperta ogni tipo di insegnamento, senza discriminare gli insegnamenti che piacciono da quelli che non piacciono.

INTELLIGENTE: in modo tale che possa discriminare il bene dal male

DILIGENTE: in modo tale che sappia mettere in pratica ciò che ha studiato.

La Rinuncia quindi costituisce la pratica preliminare al successivo sviluppo della Mente Altruistica di Bodhicitta.

Questa Bodhicitta ha due aspetti. Un aspetto ULTIMO, nel quale l'individuo desidera raggiungere la propria Illuminazione per mezzo della realizzazione della Vacuità dei fenomeni e del proprio Io. L'aspetto CONVENZIONALE invece è quel sentimento che desidera il beneficio di tutti gli esseri senzienti, motivato dalla GRANDE COMPASSIONE per essi.

Lo sviluppo della Compassione si basa per un verso su di un sentimento di affetto e simpatia nei confronti degli altri, per un altro verso invece si basa sulla constatazione che così come noi non vogliamo soffrire, allo stesso modo anche gli altri esseri senzienti non lo desiderano.

La Bodhicitta dunque RIASSUME IN SE tutto il sentiero buddhista sia nella FASE PRELIMINARE del sentiero comune dei Sutra, sia nella FASE DI COMPLETAMENTO del sentiero Tantrico, nel quale la CONCENTRAZIONE UNIVOCA ( Shamata o Shinè) su di un unico oggetto è unita alla SPECIALE VISIONE INTERIORE ( Vipassana o Laktong ).

 

Spiegazione della Rinuncia:

 

Sicuramente tutti noi vogliamo essere liberi dalla sofferenza, tuttavia se non generiamo una SINCERA ASPIRAZIONE alla liberazione, non riusciremo mai ad eliminare tale sofferenza.

Questa aspirazione si sviluppa solo comprendendo la natura sofferente di questa esistenza condizionata.

La rinuncia dunque si realizza comprendendo che l'attaccamento ai piaceri mondani si rivela alla fine solo causa di sofferenza, in quanto tutte le cose sono impermanenti.

Inoltre tale rinuncia si realizza anche meditando sulla MORTE e sulla fragilità di questa vita umana.

 

DAL: “ FONDAMENTO DI OGNI REALIZZAZIONE”

 

Il Maestro è il fondamento di ogni realizzazione perché incarna in Dharma.

Un vero Maestro deve aver domato la propria mente attraverso la pratica dei TRE ADDESTRAMENTI SUPERIORI ovvero, MORALITA', MEDITAZIONE E SAGGEZZA.

Si dice anche che il Maestro deve avere una MENTE PACIFICATA, RIAPPACIFICATA ED ANCORA PACIFICATA proprio in relazione a questi tre addestramenti.

Il Maestro deve essere in possesso di queste tre qualità:

PUREZZA: Riferita alla condotta morale

ERUDIZIONE: Riferita alla sua conoscenza

BONTA': Riferita al suo buon cuore e amorevole gentilezza

Il discepolo inoltre deve continuamente analizzare le qualità generali del suddetto Maestro e verificare se ciò che dice lo mette anche in pratica. Solo alla fine di tale verifica si può generare la DEVOZIONE. Aspetti di tale devozione sono OFFRIRE IL PROPRIO RISPETTO, OFFRIRE COSE MATERIALI, OFFRIRE LA PROPRIA PRATICA COSI' COME LUI L'HA INSEGNATA. Quest'ultimo aspetto è decisamente il più importante.

 

VENERDI' 22 NOVEMBRE

 

Riassumendo possiamo dire che l'insegnamento del Buddha può essere riassunto in due punti. La CONDOTTA NON VIOLENTA e la VISIONE DELL'INTERDIPENDENZA.

Il fattore che motiva la condotta è la comprensione del fatto che così come noi non vogliamo soffrire, allo stesso modo anche gli altri esseri senzienti non vogliono soffrire. Il fattore che motiva la Corretta Visione dell'Interdipendenza è il fatto che la nostra felicità dipende da quella degli altri.

Inoltre condotta non violenta non vuol dire solo astenersi dal fare del male, ma sforzarsi per quanto ci è possibile di fare del bene.

 

Ritornando testo, durante la Meditazione, per verificare le qualità del Maestro, si procede visualizzando il Maestro sulla cima del capo e poi si alterna la pratica della concentrazione con la pratica dell'analisi.

La DEVOZIONE al Guru, costituisce dunque un' ESORTAZIONE alla pratica, mentre la VALORIZZAZIONE DELLA PREZIOSA ESISTENZA UMANA, costituisce il metodo col quale si deve procedere.

Quando si parla di preziosa esistenza umana non ci si riferisce a tutte le condizioni di esistenza, ma bensì a quella esistenza dotata di tutte le LIBERTA' ED OTTENIMENTI che favoriscono la pratica del Dharma.

Inoltre dicendo che questa vita umana si ottiene una volta sola ci si riferisce specificamente alla Preziosa Vita Umana.

In riferimento alla consapevolezza della morte, in questo meditazione si prende in esame un ASPETTO GROSSOLANO dell’IMPERMANENZA. L’aspetto SOTTILE invece si riferisce all’impermanenza istantanea.

Dunque la consapevolezza della morte è molto importante, perché senza di essa butteremo via la nostra vita in attività senza senso. Alcuni, soprattutto qui in occidente non vogliono neanche sentire parlare della morte, perché questo suscita in loro paura. Ma la meditazione sulla morte invece non ha lo scopo di suscitare questo sentimento, bensì quello di sviluppare la forte determinazione a rendere significativa la propria vita.

Noi esseri umani sprechiamo la nostra vita in virtù di queste tre credenze:

1)     Consideriamo permanente ciò che in realtà è impermanente

2)     Consideriamo come puro il nostro corpo, quando in realtà esso è impuro a causa delle numerose sofferenze che lo pervadono.

3)     Consideriamo come esistente il sé intrinseco quando invece questo sé è vuoto di esistenza intrinseca.

Se durante la vita ci abitueremo a meditare sulla morte, e sul processo di assorbimento degli elementi che avverrà nel nostro corpo durante questo momento, poi quando la morte arriverà veramente, essa non ci troverà impreparati. Addirittura, alcuni Maestri quando arriva il momento della loro morte sono contenti perché possono finalmente sperimentare ciò che hanno meditato per una vita intera.

Si può quindi dire che al momento della morte il praticante di livello superiore sarà contento, il praticante di livello medio non avrà nessuna paura, mentre il praticante di livello inferiore, non avrà nessun rimpianto.

Consapevoli della morte, dovremo anche pensare che tutte le azioni compiute in vita hanno lasciato delle IMPRONTE sulla nostra coscienza, che nella vita successiva produrranno i loro effetti, simili in natura alle loro cause.

Possiamo ad esempio spiegare questa cosa con un esempio. Se alla sera, prima di andare a letto, abbiamo la preoccupazione di prendere un mezzo di trasporto il giorno dopo, l’indomani mattina è facile che ci sveglieremo spontaneamente all’ora alla quale avevamo deciso di svegliarci. Questo dunque sarà l’effetto della causa lasciata nella nostra coscienza la sera prima.

Le contemplazioni sulla Preziosità della vita umana e sul Karma costituiscono la MOTIVAZIONE del PRATICANTE INFERIORE, di colui cioè che desidera rinascere nella prossima vita in una condizione di esistenza favorevole. Il praticante di questo livello è uno che ha già preso Rifugio nei Tre Gioielli.

A proposito del Rifugio, bisogna dire che innanzitutto bisogna prendere Rifugio nel DHARMA, quindi in BUDDHA cioè colui che l’ha realizzato per primo, ed infine nella Comunità dei Praticanti cioè il SANGHA.

Abbiamo già detto che per DHARMA si intende la verità della CESSAZIONE e del SENTIERO, che nel Continuum di un Essere Illuminato si manifesta come COMPLETA FRUIZIONE DEGLI ASPETTI VIRTUOSI della sua mente. Questa esperienza è dunque la base per la spiegazione dei QUATTRO CORPI DEL BUDDHA che sono:

1) SVABAVAKAYA: Corpo del Completo Abbandono

2) DHARMAKAYA: Corpo di Verità che nasce dall’Accumulazione di Saggezza.

3) SAMBOGAKAYA: Corpo di Fruizione, che costituisce l’Accumulazione di Meriti che scaturisce a sua volta dall’accumulazione di Saggezza.

4)     NIRMANAKAYA: Corpo di Emanazione, cioè come un Buddha si manifesta ai suoi discepoli.

I primi due corpi si dice siano necessari all’Essere Illuminato per essere di BENEFICIO A SE STESSO, gli altri due corpi invece servono al Buddha per essere di BENEFICIO AGLI ALTRI.

 

Quando nel testo, leggiamo che i PIACERI DEL SAMSARA NON SONO SODDISFACENTI ci si riferisce all’azione della IMPERMANENZA SOTTILE per la quale tutte le nostre esperienze piacevoli mutano di continuo ed infine spariscono del tutto.

Le esperienze ordinarie che noi percepiamo come piacevoli e che pensiamo siano la vera felicità, sono dunque solo delle ESPERIENZE ILLUSORIE, perché analizzandole bene scopriamo che esse ci appaiono piacevoli solo IN CONTRASTO ALLA SOFFERENZA. La sofferenza invece, facendo parte della natura contaminata dei nostri aggregati, è una ESPERIENZA REALE.

Possiamo dunque formulare quelli che vengono chiamati I QUATTRO SIGILLI DELLA DOTTRINA ovvero:

1)     TUTTI GLI AGGREGATI SONO IMPERMANENTI

2)     TUTTI GLI AGGREGATI CONTAMINATI, SONO CAUSA DI SOFFERENZA

3)     TUTTI GLI AGGREGATI SONO PRIVI DI UN SE’

4)     IL NIRVANA E’ PACE

 

SVILUPPO DI BODHICITTA:

 

Per sviluppare Bodhicitta ci sono due sistemi. Uno è il sistema delle SETTE CAUSE ED UN EFFETTO, l’altro è quello di SCAMBIARE SE STESSO CON GLI ALTRI.

 

Metodo delle SETTE CAUSE ED UN EFFETTO:

 

Per ottenere l’effetto della Bodhicitta cioè l’ASPIRAZIONE A RAGGIUNGERE L’ILLUMINAZIONE PER IL BENEFICIO DI TUTTI GLI ESSERI SENZIENTI, è chiaro che bisogna creare delle cause. Queste cause sono le seguenti:

1)     EQUANIMITA’: Cioè quella tendenza a considerare tutti gli esseri nello stesso modo, senza discriminare tra amici, nemici e persone indifferenti.

2)     Nelle nostre innumerevoli vite sicuramente ciascuno degli esseri senzienti sono stati NOSTRE MADRI

3)     Riconoscere la GENTILEZZA DELLE NOSTRE MADRI passate, allo stesso modo come noi ora riconosciamo la gentilezza della madre di questa vita

4)     Generare AMORE per queste madri

5)     Riconoscere LA SOFFERENZA PATITA DA ESSE

6)     Generare la COMPASSIONE PER ESSE

7)     Generare il DESIDERIO DI LIBERARE QUESTE MADRI DALLA LORO SOFFERENZA.

 

IL secondo sistema si chiama SCAMBIARE SE STESSI CON GLI ALTRI e si riferisce alla consapevolezza del fatto che così come io stesso non desidero soffrire ed invece desidero la felicità, allo stesso modo tutti gli altri Esseri Senzienti desiderano essere liberi dalla sofferenza ed ottenere la felicità.

 

SABATO 23 NOVEMBRE:

 

Dopo aver generato la Mente di Bodhicitta, bisogna però addestrarsi nella TRIPLICE MORALITA’ ovvero:

1)     ASTENERSI DALLE AZIONI NEGATIVE cioè rispettare i dieci precetti

2)     PRATICARE AZIONI VIRTUOSE  cioè l’unione della meditazione concentrativa e della meditazione analitica o visione profonda.

3)     AGIRE PER IL BENEFICIO DI TUTTI GLI ESSERI SENZIENTI

 

I dieci precetti si suddividono in tre per il Corpo, quattro per la Parola e tre per la Mente:

1)     NON UCCIDERE

2)     NON RUBARE

3)     NON AVERE CONDOTTA SESSUALE SCORRETTA

4)     NON MENTIRE

5)     NON INSULTARE

6)     NON CREARE DISCORDIA

7)     NON PARLARE A VANVERA O FARE PETTEGOLEZZO

8)     NON ESSERE AVIDO

9)     NON ESSERE MALEVOLENTE

10) NON AVERE VISIONI ERRATE (Cioè credere nel Karma, nella Rinascita e nella Liberazione)

Per quanto riguarda la MEDITAZIONE CONCENTRATIVA, bisogna innanzitutto PACIFICARE LE DISTRAZIONI verso OGGETTI ERRONEI cercando invece di spostare la mente sull’OGGETTO UNIVOCO prescelto. Durante questa meditazione bisogna evitare l’ECCITAZIONE oppure al contrario IL TORPORE, cercando di utilizzare gli ANTIDOTI opportuni. Nel caso insorgesse l’eccitazione bisogna meditare sulla IMPERMANENZA e sulla MORTE. Nel caso del torpore invece bisogna utilizzare altri metodi ( Sua Santità non li ha elencati, N.D.R. )

Per applicarsi nella concentrazione è necessario cambiare il proprio stile di vita, come ad esempio andare a letto presto la sera, oppure evitare di mangiare alla sera.

Una volta sviluppata la concentrazione univoca ( SHINE’ in Tibetano o SHAMATA in Sanscrito ), bisogna applicare tale concentrazione all’analisi della realtà ultima dei fenomeni e del proprio sé ( LAKTONG in tibetano o VIPASSANA in Sanscrito ).

Per comprendere a livello intellettuale la VACUITA’ non è indispensabile aver generato la CALMA DIMORANTE ( che nasce al nono stadio della concentrazione univoca). Al contrario tale calma dimorante è indispensabile per realizzare la vacuità a livello di VISIONE ESPERIENZIALE.

 

Nel caso del sentiero comune dei SUTRA e fino alla prima classe dello YOGA-TANTRA, la CHIAREZZA DELL’OGGETTO viene ottenuto per mezzo della MEDITAZIONE ANALITICA. Nei casi invece del SUPREMO YOGA TANTRA e per i sentieri del MAHAYOGA, ANUYOGA ed ATIYOGA, la Vacuità dell’oggetto viene INDOTTO dal POTERE DELLA CONCENTRAZIONE, come se il soggetto ( cioè lo Yogi) affinasse la propria percezione in modo penetrante all’interno dell’oggetto stesso.

Ritornando alla concentrazione univoca, bisogna dire che è molto difficile raggiungere la calma dimorante concentrandosi subito sulla Vacuità. E’ necessario dunque in fase iniziale concentrare la propria attenzione su oggetti come la natura della nostra mente oppure visualizzando davanti a noi la forma di un Buddha.

Più piccolo è l’oggetto prescelto e più potente sarà la concentrazione. Meglio ancora se l’oggetto visualizzato è luminoso.

Per quanto riguarda la concentrazione sulla mente, bisogna in primo luogo FERMARE LE CONCETTUALIZZAZIONI. A questo punto incominceremo a percepire le qualità di CHIAREZZA E PERCEZIONE della nostra mente. Su questi due aspetti poi svilupperemo la concentrazione.

 

A proposito della credenza nell’esistenza intrinseca, possiamo dire che in riferimento ad un oggetto piacevole dei sensi, intervengono due tipi di ignoranza. La prima ignoranza è quella contenuta nel nostro continuum mentale, per il quale percepiamo spontaneamente quell’oggetto come piacevole. Il secondo tipo di ignoranza invece è quella che si afferra a quell’oggetto piacevole come esistente di per se e per la quale noi generiamo attaccamento.

Il praticante che ha realizzato l’assenza di esistenza intrinseca, quando si troverà di fronte all’interdipendenza di un fenomeno, sarà indotto a vederne la sua vacuità.

Viceversa, quando si troverà ad analizzare la vacuità di un fenomeno, ne troverà la sua dipendenza da cause e condizioni.

In essenza, comprendere la vacuità dei fenomeni è COMPRENDERE LA LEGGE DI CAUSA ED EFFETTO.

 

( Tornando al testo “ Il fondamento di ogni realizzazione” )

Una volta che ci siamo addestrati bene nel sentiero comune dei Sutra, si può accedere al sentiero dei Tantra, nel quale Metodo e Saggezza sono UNITI IN UN SINGOLO ISTANTE DI COSCIENZA.

 

PRATICA EFFETTIVA DEL TANTRA:

Da uno stato meditativo iniziale nel quale ci siamo generati nella vacuità, passiamo ad immaginarci come una divinità. Sulla base di questa visualizzazione pura che incarna ogni virtù, si realizza la vacuità della visualizzazione stessa. Questo metodo incarna dunque l’unione di Metodo e Saggezza in una unica mente.

 

 

 

SUA SANTITA’ IL DALAI LAMA

“ Il Sentiero verso l’Illuminazione “

Lerab Ling, St. Felix de L'Heras, Francia 20-24/9/2000

 

(Il presente testo è una sintesi dell’insegnamento originale fatta per mezzo di appunti scritti. Gli spazi stanno ad indicare momenti diversi dello stesso insegnamento.)

 

 

Per ottenere una solida fiducia ed una ferma determinazione nella pratica del Dharma è indispensabile che si sia sviluppata la convinzione che la Via Spirituale da noi scelta sia la migliore ( per noi ).

Allo stesso tempo però bisogna cercare di conciliare questa convinzione con l’apertura ed il rispetto nei confronti delle altre religioni poiché tutte le Vie Spirituali, al di là di naturali differenze filosofiche, hanno come valore ultimo l’amore e la compassione.

 

Le diverse tradizioni spirituali sono necessarie poiché le persone sono diverse ed hanno differenti esigenze ed inclinazioni.

 

Per quanto riguarda il Buddhismo, se noi analizziamo bene la sua essenza possiamo notare che essa va al di là di ogni religione, poiché lo sviluppo delle qualità umane è qualcosa di “valido” per chiunque, indipendentemente dalla propria fede.

 

Bisogna anche cercare di non fare discriminazioni tra i vari veicoli Buddhisti, poiché tutti quanti sono stati insegnati dal Buddha a seconda delle capacità dei discepoli.

Possiamo riassumere le differenti pratiche secondo questa classificazione:

 

ESTERIORMENTE,   ci si comporterà in modo disciplinato rispettando i cinque precetti e per i monaci le regole del Vinaya ( i precetti della tradizione Hinayana che riguardano la disciplina monastica, n.d.r.)

INTERIORMENTE,     si coltiverà la motivazione altruistica per il beneficio di tutti gli esseri senzienti, aspirazione tipica della tradizione Mahayana.

SEGRETAMENTE,    si praticheranno le tecniche tantriche della tradizione Vajrayana.

 

Quando nel Buddhismo si parla di “ trasformazione della mente” ci si riferisce al metodo di trovare l’antidoto appropriato che si contrappone al difetto mentale corrispondente. Ad esempio se abbiamo molta “animosità ”( traduzione letterale dal francese, n.d.r. ) dovremo cercare di contrastare questo difetto mentale con un atteggiamento di gentilezza.

Tuttavia, la gentilezza, la pazienza e gli altri antidoti, benché permettano di contrastare temporaneamente l’azione negativa, non sono ancora in grado di estirpare la causa principale di tali azioni. Infatti, poiché tutte le nostre azioni negative sono causate dalla visione distorta della realtà, si comprende che l’antidoto supremo a tutte le afflizioni mentali, sarà un tipo di saggezza che elimina l’ignoranza fondamentale presente in noi.

In questo contesto per “ Ignoranza “ si intende la non-conoscenza della realtà ultima dei fenomeni, i quali sono fondamentalmente vuoti ( o privi ) di esistenza intrinseca ed autonoma. Si tratta come di un “errore” che noi compiamo spontaneamente da tempo incalcolabile.

In realtà, tutti i fenomeni che percepiamo, noi stessi compresi, dipendono da cause e condizioni e non nascono da soli per proprio potere intrinseco.

Allo stesso modo, tutte le nostre esperienze di felicità e sofferenza, non nascono dal nulla, ma dipendono anch’esse da precise cause e condizioni.

 

 

 

 

Nel procedere sul Sentiero dovremo sempre attenerci a questi tre aspetti:

 

ANALIZZARE            i pro ed i contro dei difetti mentali ed i vantaggi ottenuti a breve ed a lungo termine dalla eliminazione degli stessi.

 

ASPIRARE                ( o desiderare ) di voler eliminare tali difetti mentali poiché si aspira ad una felicità superiore.

 

DILIGENZA               nel seguire il Sentiero che conduce alla eliminazione di tali difetti mentali.

Inoltre la pratica può evolvere secondo la seguente progressione:

 

1)      Ascolto e lettura degli insegnamenti in modo dettagliato e particolareggiato. Si acquisisce una conoscenza "intellettuale" degli insegnamenti, tuttavia ancora suscettibile di dubbio.

2)      Si passa poi ad un’analisi intensa e profonda sulla base delle conoscenze acquisite. Si acquisisce una relativa sicurezza sulla effettiva validità degli insegnamenti.

3)      Si passa quindi alla fase di "familiarizzazione" continua e costante degli insegnamenti per mezzo della meditazione. Questo è un tipo di meditazione che richiede dello sforzo poiché non è ancora divenuta spontanea.

4)      Procedendo oltre, la meditazione diverrà spontanea e non richiederà più alcuno sforzo.

 

L’analisi deve basarsi su ragioni valide, ovvero sia quelle derivanti dalla osservazione delle due verità, la Verità Ultima e la Verità Convenzionale. Cosa sono queste due verità ? La verità convenzionale è semplicemente tutto ciò che noi percepiamo con i nostri sensi ordinari senza che venga fatta alcuna analisi. Questo tipo di verità, benché si riferisca a cose reali di questo mondo che hanno una loro funzione, è comunque un tipo di visione illusoria, poiché se noi andiamo ad analizzare la cosa presa in esame, in realtà non riusciamo a trovarla. Non riusciamo a trovare quell’entità sostanziale ed intrinseca così come ci appare ai nostri sensi.

Dunque questa “ Vacuità” ( o assenza ) di esistenza intrinseca dei fenomeni corrisponde alla Verità Ultima degli stessi.

 

Questa Vacuità non è qualcosa che ha inventato il Buddha, ma è la semplice natura ultima delle cose che è così da sempre.

 

Questo ragionamento ci fa comprendere che tutte le cose esistono in modo interdipendente le une con le altre, pertanto possiamo affermare che i fenomeni:

 

1)      Non si producono da sé ( cioè da causa intrinseca )

2)      Non si producono senza causa.

3)      Non si producono da altro, cioè da una causa “ permanente” come un essere superiore ( Dio )

 

Tutte le cose materiali ad esempio vengono all’esistenza grazie ai cinque elementi naturali. A seconda di come tali elementi si combinano fra loro si avranno fenomeni differenti. Ciò è possibile perché ogni elemento ha la caratteristica che lo contraddistingue, ad esempio la terra ha la caratteristica di solidità, l’acqua quella di fluidità e così via.

 

Inoltre, la tendenza dell’uomo è quella di illudersi che le cose rimangano inalterabili ed immutevoli nel tempo. Prendiamo ad esempio il fiore che ho qui vicino. Fra qualche giorno esso sarà completamente appassito ed avrà tutto un altro aspetto. Però il suo cambiamento non avviene tutto d’un colpo ma esso subisce un cambiamento graduale, istante per istante, anche se noi non riusciamo a percepirlo.

Il cambiamento grossolano che noi vediamo a distanza di tempo è possibile solo a causa della “impermanenza sottile “ che è appunto il mutare istantaneo delle cose.

Pure le montagne ad esempio, che appaiono così solide e permanenti, in realtà anche loro mutano istante per istante. Infatti possiamo vedere il loro mutamento nell’arco di secoli, ma tale mutamento è avvenuto in modo continuo, attimo dopo attimo.

 

Anche il tempo cronologico se ci pensiamo bene è solo un’illusione. Il passato non esiste più perché è morto, il futuro deve ancora venire ed il presente è qualcosa che non si può afferrare perché costituisce un confine tra passato e futuro.

 

Non dobbiamo credere che la sofferenza o la felicità vengano da fuori, dall’esterno di noi stessi, poiché è sempre la nostra “forza interiore “ che predomina sulle circostanze esterne della vita. La dimostrazione di questo fatto è che di fronte ad una stessa situazione, le persone reagiscono in modo talvolta molto differente. Dunque è la nostra “ Coscienza” che fa l’esperienza di felicità o sofferenza.

 

Dovremo ora domandarci che cos’è la coscienza (o mente ). Se noi proviamo a cercare tale mente all’interno di noi stessi, in realtà non riusciamo a trovarla, poiché essa è priva di qualsiasi sostanza, colore e forma. Tuttavia, non possiamo affermare che essa non esista per niente.

Possiamo definire la coscienza come la facoltà di " chiarezza e luminosità", cioè quella capacità della mente di poter conoscere e riflettere tutto ciò che proviene dai nostri organi sensoriali. Che poi l'oggetto conosciuto sia appreso correttamente o meno questo è un altro discorso e non dipende dalla coscienza stessa.

Questa coscienza ha la capacità di creare qualsiasi immagine mentale come ad esempio il sogno.

Ci sono poi livelli di sottigliezza differenti di questa coscienza. Nel sonno profondo vi è un tipo di coscienza molto sottile così come nello stato di svenimento. Nello stato di veglia invece agisce una coscienza molto grossolana che è correlata con gli organi sensoriali. Infatti, per la percezione di un qualsiasi oggetto dei sensi, non è sufficiente avere l'oggetto e l'organo sensoriale, ma è indispensabile che sia presente anche una continuità di coscienza. Un cadavere ad esempio non ha la possibilità di percepire le cose, nonostante siano ancora presenti gli organi sensoriali e gli oggetti dei sensi e questo perché il continuum mentale non è più presente.

Se prendiamo ancora l'esempio del fiore, possiamo notare che esso mantiene una continuità di caratteristiche nella diversità della sua impermanenza.

Allo stesso modo, la coscienza presente in noi dipende da un istante di coscienza precedente ed è seguita da un altro istante di coscienza simile al precedente.

Ed è proprio secondo questo ragionamento che il Buddhismo crede nella continuità della coscienza dopo la morte.

 

Benché corpo e mente si trovino molto spesso in relazione, questo non esclude che la coscienza possa avere delle esperienze autonome. ( Sua Santità cita l'esempio di un Suo conoscente che ha fatto una reale esperienza di distacco momentaneo della coscienza dal corpo fisico. )

 

Se la coscienza avesse una natura fisica e materiale ( come molti sostengono ), allora dovremo avere le stesse identiche esperienze di nostra madre e di nostro padre, dal momento che appunto il nostro corpo fisico è nato dalle loro cellule.

 

Il nostro senso dell'Io è solo una mera etichetta che noi appiccichiamo sul flusso di coscienza e di corpo fisico.

 

Dal momento che il flusso di coscienza deve necessariamente avere un momento di coscienza precedente ed uno successivo, si deve riconoscere che non può esistere ne inizio ne fine al flusso di coscienza.

Altrimenti, se accettassimo l'idea di un momento di coscienza iniziale, allora cadremmo nella contraddizione di avere una causa indipendente ( la coscienza iniziale ) che produce un effetto ( la coscienza presente ) che ha una natura diversa dalla causa che l'ha prodotta.

 

A fronte di quanto detto, ci si pone ora la domanda se sia possibile eliminare l'esperienza di sofferenza dal nostro flusso di coscienza. Per rispondere a questa domanda dovremo prima comprendere se i difetti mentali, causa di tutta la nostra sofferenza, possono essere eliminati.

I difetti mentali possono essere certamente eliminati dal flusso della coscienza, poiché non fanno parte della natura ultima della coscienza stessa. Essi sono come dei " veli oscuranti" che si sovrappongono alla coscienza ma non le appartengono intimamente e pertanto possono essere eliminati.

 

Ciò che risulta dall'eliminazione dei difetti mentali è un tipo di felicità differente dalla felictà prodotta dai piaceri sensoriali. E' qualcosa di assimilabile ad un profondo stato di pace e serenità mentale.

 

I " veli oscuranti" sono di due tipi:

 

1)      Le "ostruzioni mentali oscuranti" che sono i difetti mentali principali.

2)      Le "ostruzioni oscuranti dell'onniscienza", cioè quella profonda ignoranza che non ci permette di sperimentare la fondamentale vacuità di esistenza intrinseca di tutti i fenomeni.

 

 

Trasmissione e commentario del testo Dzogchen:

" Trovare conforto nella meditazione sulla Grande Perfezione"

di Lonchenpa

 

Quando l'autore parla di " Intenzione ultima " si riferisce alla sua volontà di dare l'Insegnamento sulla Saggezza Primordiale.

L'autore cercherà di trasmettere le " Istruzioni Essenziali " unendo i Sutra ed i Tantra.

 

Come è stato detto, bisognerà preventivamente eliminare i "veli ostruttivi afflittivi" ( cioè i difetti mentali n.d.r. ) ed in seguito i "veli che ostruiscono l'onniscienza"( cioè l'ignoranza che si afferra all'esistenza intrinseca, n.d.r. ).

 

Il luogo di Meditazione:

 

Per il principiante è molto importante scegliere un buon luogo di meditazione che dovrebbe avere le seguenti caratteristiche; essere un luogo isolato e tranquillo, con un clima ideale, l'aria pulita ed una alimentazione adeguata. ( Il testo parla di grotte sulle montagne, tuttavia Sua Santità dice che logicamente in questa nostra società moderna questo non è possibile, per cui va bene anche casa nostra, purché il luogo sia relativamente silenzioso e pulito. )

In questo luogo, il praticante dovrà impegnarsi nella meditazione concentrativa su un unico oggetto.

In seguito, bisogna praticare l'unione della " calma dimorante ", ottenuta per mezzo della meditazione concentrativa, con la " Visione Profonda" della Vacuità di se stessi e dei fenomeni.

Per colui che invece possiede già la "Calma Dimorante" quegli stessi luoghi che per un principiante sono oggetto di disturbo e distrazione, oppure di paura come i cimiteri o i luoghi di cremazione, per il praticante avanzato diventano i luoghi migliori dove praticare.

 

 

Il Maestro Spirituale:

 

E' di fondamentale importanza avere come guida un Maestro Spirituale qualificato che ci possa indicare la Via corretta.

Il discepolo deve scegliere con attenzione il proprio Maestro, cercando di analizzare se esso risponde ai seguenti requisiti ( Sua Santità usa anche la parola "spiare" il Maestro, nel senso di stare molto attenti a tutti i suoi comportamenti ):

 

1)      Deve aver pacificato i propri difetti mentali.

2)      Deve aver completato la pratica dei "Tre Addestramenti Superiori" (Moralità, Concentrazione e Saggezza, n.d.r.)

3)      Deve essere altruista ed insegnare il Dharma unicamente per il bene dei propri discepoli.

4)      Deve possedere erudizione e conoscenza degli Insegnamenti unite a grande Compassione e Saggezza.

 

 

Bisogna inoltre integrare la nostra pratica nella vita quotidiana secondo la seguente sequenza:

 

1)      Comprensione delle Quattro Nobili Verità           ( Veicolo degli Shravaka o degli " Uditori" )

2)      Sviluppo di Bodhicitta                              ( Veicolo dei Bodhisattva )

3)      Ingresso nel Tantra                                             ( Veicolo dei Vidhyadhara )

4)      Pratica della Grande Perfezione                         ( Veicolo dgli Dzogchen )

 

Come abbiamo detto in principio, se siamo dei principianti inizialmente bisognerà "riconoscere" immediatamente il difetto mentale non appena esso sorge nella nostra mente e poi "applicare" subito l'antidoto appropriato.

Se invece siamo dei praticanti avanzati, non appena sorgono i difetti mentali, saremo in grado di trasformarli nella " Saggezza Primordiale" poiché anch'essi possiedono la stessa "natura di luminosità" di tutti gli altri fenomeni.

 

Bisogna sviluppare una " Vigilanza Introspettiva " per accorgersi subito di quando insorgono i difetti mentali ed avere inoltre un " Senso di Pudore" e "Decenza" nei riguardi del nostro comportamento esteriore.

 

Bisogna stare sempre in "agguato", per cercare di non farsi condizionare dagli "otto dharma mondani"

( Attaccamento ed avversione rispettivamente per; il piacere, il dispiacere, il guadagno e la perdita di cose materiali, la lode ed il biasimo, la fama e l'infamia, n.d.r.)

 

Dice il testo;

" Tagliate alla radice la mente che si afferra all'"io" ed al "me".

L'afferrarsi all'ego dipende dal fatto che vogliamo ottenere e difendere per noi stessi quelle cose che ci procurano piacere, ed evitare invece le cose che ci causano dispiacere.

Ciò a sua volta dipende dalla credenza erronea che gli oggetti del piacere e del dispiacere possiedano in sé, in modo intrinseco, le qualità di "bontà" o "cattiveria". Questa "reificazione" fa sì dunque che noi attribuiamo una "sostanzialità" alle cose, quando invece le cose per loro natura ne sono assolutamente prive.

Ad esempio, quando siamo arrabbiati con qualcuno, tendiamo a vedere quella persona come "sostanzialmente" negativa e colma di difetti. Il giorno dopo invece, quando ormai la rabbia è passata, quella stessa persona ci sembrerà assai cambiata. In realtà però ciò che è cambiata è solo la nostra visione, poiché obbiettivamente parlando è assai improbabile che una persona possa cambiare nell'arco di poche ore.

 

Per tagliare alla radice l’ego, dovremmo sempre applicare la meditazione dei “Quattro Sigilli” al nostro Sé, ovvero comprendere che:

 

1)      Tutti i fenomeni sono impermanenti.

2)      Tutti i fenomeni composti sono causa di sofferenza

3)      Tutti i fenomeni sono vuoti di esistenza intrinseca

4)      Il Nirvana è pace.

 

Analizziamo come reagisce la mente nei confronti di un oggetto del desiderio ( Sua Santità fa l’esempio di una persona che sta per comprare un oggetto in un negozio )

 

1)      Vediamo l’oggetto ed abbiamo una forte impressione di piacere.

2)      La mente si “incolla” a questo oggetto e desidera possederlo.

3)      Il desiderio si fa decisamente forte e la persona decide di comperare l’oggetto.

4)      Il senso dell’attaccamento diventa ancora più forte dopo aver acquistato l’oggetto.

 

Dunque abbiamo visto che il sentimento di attaccamento all’oggetto diventa ancora più forte quando vi è un senso di proprietà o di “mio”. Ad esempio se vediamo un vaso che ci piace esposto in una vetrina e questo si rompe prima che noi lo compriamo, potremo anche dire “ che peccato, era un bel vaso “, però la cosa non ci coinvolge più di tanto. Ma se la stessa cosa succede dopo averlo comperato, ne facciamo una tragedia, perché pensiamo che si è rotto il “mio” vaso.

 

Nei confronti delle avversità e di chi ci danneggia dovremo applicare l’antidoto della pazienza, tuttavia essa non significa dover accettare passivamente tutte le ingiustizie ma significa guardare semplicemente chi ci fa del male come una persona essa stessa vittima dei difetti mentali.

Noi invece commettiamo l’errore di identificare la persona con l’azione che sta compiendo.

Possiamo avere una vera pazienza per gli altri solo se prima abbiamo constatato su di noi quali svantaggi comporta il danneggiare gli altri.

 

Vediamo dunque come le diverse scuole filosofiche buddhiste cercano di contrastare l’ego:

 

1)      Scuola Vaibashika: Il Sé o l’Io viene visto come vuoto di esistenza intrinseca mentre gli altri fenomeni esterni vengono visti come dotati di una propria sostanzialità.

2)      Scuola Cittamatra (O Mente sola ): Anche qui l’Io è privo di esistenza intrinseca, tuttavia si ritiene che gli altri fenomeni non abbiano nessuna realtà esterna poiché sarebbero il prodotto della nostra coscienza.

3)      Scuola Madyamika-Prasangika ( O Via di Mezzo ): Benché tutti i fenomeni esterni ed interni abbiano sicuramente una qualche realtà, essi sono in ogni caso privi di qualsiasi esistenza intrinseca.

 

Da questa classificazione si potrebbe pensare che le diverse scuole buddhiste si trovino in contraddizione le une con le altre, ma questa però è una valutazione superficiale, poiché il Buddha ha insegnato ai diversi discepoli sulla base delle loro capacità intellettive e comunque sempre per il loro bene.

 

La pratica esposta nel testo:

Per la pratica dello Dzogchen innanzitutto devono essere praticati i diversi “Preliminari” che si suddividono in:

 

Preliminari ordinari:

 

Senso di stanchezza ( o Rinuncia ) per il Samsara ( caratteristica generale di tutti i Veicoli)

Sviluppo della Mente dell’Illuminazione o Bodhicitta per il beneficio di tutti gli esseri senzienti ( caratteristica del Mahayana )

 

Preliminari Supremi:

 

Stadio di Generazione: Immaginare il proprio corpo e quello degli altri come divinità.

Stadio di Completamento: Le benedizioni che sorgono nei Nadi (canali), nei Chakra, nei Bindu e nelle Gocce Essenziali del nostro corpo sottile.

 

SVILUPPO DI BODHICITTA:

 

Lo scopo ultimo di tutte le tradizioni Buddhiste è unico, ed è quello di liberarsi dalla sofferenza del Samsara. Tuttavia, se tale desiderio è "sostenuto" dalla motivazione di essere di beneficio a tutti gli esseri senzienti, allora tale scopo diventa molto più elevato.

Questa motivazione altruistica può essere generata solo se preventivamente abbiamo generato la Grande Compassione per tutti gli esseri senzienti, nostre madri. Cosa vuol dire esseri senzienti nostre madri ? Dal momento che noi esistiamo da tempo senza inizio, deduciamo che sicuramente tutti gli esseri viventi sono stati nostre madri almeno una volta. Se noi ora pensiamo alla grande gentilezza della nostra madre attuale nell' averci allevati e protetti, ed alla sofferenza che deve aver patito nella sua esistenza, nel nostro cuore sorgerà un grande sentimento di gratitudine e compassione.

Lo stesso sentimento dunque dovremo allargarlo anche a tutti gli altri esseri senzienti, che parimenti sono stati nostre madri nelle vite precedenti. Non solo, dovremmo anche farci carico personalmente di voler aiutare tutte queste madri a liberarsi dalla loro sofferenza. Tuttavia, essendo consapevoli della nostra stessa impotenza ed incapacità persino di liberare noi stessi, genereremo il desiderio di voler raggiungere la Buddhità per poi essere di beneficio a noi stessi ed agli altri.

Bisogna aggiungere a questo proposito che il termine tibetano che sta per "Compassione" indica prima di tutto un sentimento rivolto nei confronti di noi stessi e poi nei confronti degli altri.

 

In riferimento allo sviluppo di Bodhicitta possiamo affermare che:

 

L' Hinayana è il Veicolo della "preparazione" alla Bodhicitta.

Il Mahayana è il Veicolo dello "sviluppo" della Bodhicitta.

Il Vajrayana è il Veicolo del "perfezionamento" della Bodhicitta.

 

Per quanto riguarda gli ultimi due veicoli, Mahayana e Vajrayana, la Via da seguire è l'unione di metodo e saggezza. Attraverso l'accumulo di meriti, derivante dalla pratica del metodo compassionevole, il praticante sviluppa il Rupakaya ( o Corpo della Forma ).

Attraverso l'accumulo di Saggezza ( che realizza la Vacuità di esistenza intrinseca n.d.r. ) il praticante sviluppa il Dharmakaya ( o Corpo di Verità ).

 

 

La Pratica Principale Dzogchen

tratta dal capitolo:

" Dimorare nella Natura della Mente attraverso la Contemplazione "

 

Lo scopo della pratica Dzogchen è quello di raggiungere la visione della " Chiara Luce".

Si può considerare la cosa dal punto di vista dell'oggetto e del soggetto. Dal punto di vista dell'oggetto, lo scopo è realizzare la natura ultima dei fenomeni. Dal punto di vista del soggetto, lo scopo come già accennato, è quello di realizzare la natura ultima della mente di Chiara Luce.

 

La natura ultima della mente viene qui definita come l'unione di CHIAREZZA e VACUITA'.

Essa non dipende da cause e quindi non ha inizio né fine.

I pensieri che sorgono sono una manifestazione creativa di tale mente primordiale.

 

Quando tra il termine di un pensiero e l'inizio di un'altro si verifica un intervallo, ecco che abbiamo la possibilità di cogliere la natura primordiale e luminosa della mente.

E' molto importante all'inizio distinguere chiaramente tutti i contenuti mentali in modo poi da poterli abbandonare. E' essenziale a questo scopo non avere distrazioni e preoccupazioni e abbandonare ogni preoccupazione mondana. Addirittura, si dice che bisogna abbandonare anche tutte le attività di Dharma compiute con il corpo, la parola e la mente. Ad esempio bisogna evitare di fare prostrazioni, recitare preghiere o avere qualsiasi sentimento positivo come l'amore o la compassione.

 

Si procede come detto abbandonando l'attaccamento ai pensieri concettuali e discorsivi e poi quando riusciamo a cogliere un bagliore di questa natura della mente, si cerca di concentrarsi su di essa il più a lungo possibile.

All'inizio sarà difficile rimanere concentrati per lungo tempo, ma in seguito con l'allenamento costante, lo sforzo verrà meno e diventerà una cosa spontanea.

 

Riassumendo:

 

1.      Riconoscere tutte le elaborazioni concettuali ed i pensieri non appena sorgono cercando di vederli come " un amico che si riconosce tra la folla".

2.      In seguito ad una maggiore spaziosità della mente, lasciare andare i pensieri come " un ladro che entra in una casa vuota".

3.      I pensieri incominceranno ad acquietarsi sempre più. In questa fase, nell'intervallo che trascorre tra un pensiero e l'altro, bisognerà cogliere la natura primordiale della mente che si presenterà spontaneamente.

4.      Concentrarsi il più a lungo possibile su tale mente primordiale.

 

Tuttavia, bisogna sottolineare che questa "purezza primordiale" può veramente essere colta nella sua totalità e pienezza solo quando i veli oscuranti dei difetti mentali e dell’onniscienza sono stati rimossi.

 

 

 

La presente trascrizione non vuole avere la pretesa di sostituirsi alle parole originali di Sua Santità il Dalai Lama, ma vuole semplicemente essere un riassunto di tali Insegnamenti.

Chiediamo scusa per le inevitabili interruzioni nella continuità del discorso e per l'elaborazione eccessivamente sintetica di alcune parti del suddetto testo.

 

Centro Studi Tibetani “Mandala-De Ua Ling”,

Vicolo Steinach 9, Merano, (BZ) Tel. 339-6510760,FAX: mandeling@tiscali.it

 

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