Note biografiche

 

 (la messa, nel giardino di Villa Bassi a Roma, del 50 anniversario di sacerdozio)

E' morto come Carlo di Foucault che egli tanto amava. Qualcuno è venuto forse a domandargli soldi? Certo l'hanno trovato ucciso. In modo barbaro, trascinandolo dalla canonica fin su nell'abitazione per tre rampe di ripide scale.

Don Emilio Gandolfo nasce a Sestri Levante, vicino Genova il 3 novembre 1919 da un padre portalettere, e ed una madre contadina. Il padre diventerà cieco ma avrà sempre la luce da consegnare a suo figlio. La madre gli lascia la dolcezza ed i racconti popolari, prima di morire quando Emilio ha pochi anni.

In seminario a dodici anni su sua grande richiesta. E' un po' discolo, ma è capace di farsi amici grandi.

Nello studio della teologia sono stati suoi maestri e lo resteranno costantemente, con un rapporto di dedizione e di amicizia, il Cardinale Michele Pellegrino, per lui Padre Pellegrino, e Stanislav Lyonnet, l'uomo che ha meglio conosciuto lo spirito di Paolo, come Emilio più volte affermava.

In seminario, nel 1939 ha conosciuto l'opera del cardinal Ferrari e la Compagnia di san Paolo: è attratto dalle attività "missionarie". Ancora in seminario, già nel 1940 esprime al vescovo di La Spezia-Luni, mons.Costantini, il desiderio di realizzare la "missione" fuori diocesi. Chiede per lettera informazioni a don Giovanni Rossi. Viene ordinato sacerdote il giorno di Pentecoste del 1942 nella Diocesi di La Spezia. E' il 17 maggio. Ha quindi ampiamente festeggiato il cinquantenario di sacerdozio in una grande festa a Roma nel 1992.

Il 25 giungo 1942 gli viene comunicato che risiederà nel seminario di Sarzana e insegnerà religione nelle scuole pubbliche.

Nel 1944 prende la maturità classica al Liceo Parentucelli di Sarzana.

Il 24 giugno 1944 è preposto come curato nella parrocchia di San Bernardo alla Chiappa di La Spezia. Era già curato a Lerici.

Dopo essere rimasto alcuni anni a Sestri, nella sua chiesa di Santo Stefano al Ponte come viceparroco (lì era stato battezzato e aveva ricevuto in seguito tutti i sacramenti fino all'ordinazione sacerdotale), alla fine del 1949 fa i voti per la Compagnia di san Paolo, Istituto secolare del Cardinal Ferrari (ne costituirà sempre una colonna fino alla morte, a volte con spirito profondamente critico, ma sempre amato ed ammirato. Ha trasmesso nella compagnia la sua virtù teologica, la mitezza ed il coraggio d'annunciare), lo mandano in Sicilia in terra di missione; dove a Palermo per qualche anno è segretario dei Cardinal Ruffini e comincia l'insegnamento nei licei. In Sicilia conosce e diviene amico di Elvira Sellerio.

Venuto a Roma, presta particolare attenzione ai problemi dell'inculturazione del messaggio evangelico nel mondo. Per questo di lui hanno fatto un punto di riferimento uomini di cultura e di dialogo con il mondo e con le religioni come Pietro Rossano e Clemente Riva.

A Roma egli continua la sua pastorale fra ì giovani di un liceo prestigioso quale il Virgilio. E' il "professore di religione" antonomasia. Ed ai giovani farà vivere, organizzando tanti incontri e conferenze, la stagione del Concilio. Insieme al preside Dell'Olìo costruisce la storia del liceo, che lascerà nel 1972, dopo aver vissuto nella scuola, dalla parte degli studenti, le speranze del '68.

Cominciano le sue lettere pastorali agli allievi. Prima in forma ridotta. Quasi dei santini. Poi diventeranno lettere, poi libretti, che dal 1972 saranno inviati ai suoi numerosi amici: non solo ex alunni, ma parrocchiani, pellegrini, persone conosciute nei tanti esercizi spirituali, studiosi della Bibbia e dei Padri della Chiesa.

Per tutta la vita, Emilio Gandolfo scriverà gli indirizzi "a mano", prima cento, poi trecento, poi mille e più di mille. A Natale, a Pasqua, a Pentecoste, talvolta alle nozze di Cana.

Intensifica gli studi di patristica, di cui diviene un esperto. Sono quindi in questo campo alcuni dei suoi libri più noti: "Breviario Patristico Spirituale"; "La Lettera di Dio agli uomini"; "Cristo nostra speranza".

Ma è soprattutto l' "amico" di Gregorio Magno. C'è chi dice che egli sia stato il più profondo conoscitore mondiale degli scritti e del pensiero di questo grande Papa. Varie volte ne ripercorre la vita con edizioni e riedizioni di "Gregorio, Servo dei servi di Dio".

Traduce "I Moralia in Giobbe" e le "Omelie su Ezechiele". Promuove e partecipa, con Paolo Siniscalco e Benedetto Calati, al progetto per la traduzione completa delle opere di Gregorio per "Città Nuova". Ne escono i primi volumi.

Da più giovane aveva approfondito Agostino. Fin dal 1966, ancora da Città nuova, è pubblicato "il Commento al Vangelo e alla prima Epistola di S. Giovanni" , da lui tradotto splendidamente.

I suoi scritti svariano in più settori. Si occupa dei rapporti fra uomo e donna, dei giovani, traendo di solito spunto dalle citazioni dei Padri. Escono "Il mistero dell'amore umano", "La strada della vita", "Testimoni dell'amore" ,"I giovani e l'amore", "Lettera e spirito", "La Vita come dialogo", "La strada della vita" in preparazione al matrimonio", "Venite e vedrete", "Speranza e storia".

Non dimentica Maria, come madre alla sequela di suo figlio ("Maria discepola di Cristo").

Uomo di frontiera, annuncia il Vangelo con "parresia". I suoi alunni lo seguono in gran numero anche dopo la fine degli studi. Si organizzano incontri periodici. Le "Nozze di Cana" , la seconda domenica di gennaio, è un appuntamento cui nessuno manca e da questo riparte il programma per gli incontri dell'anno, alla ricerca delle radici, delle testimonianze della chiesa delle origini a Roma.

Esperto della terra delle radici Emilio Gandolfo conduce i pellegrinaggi sui luoghi santi organizzati dalla Compagnia di S. Paolo.

A Gerusalemme incontra tante volte il suo maestro ed amico padre Bagatti.

Chi lo ha conosciuto, lo vuole ancora come guida.

Insieme all'accompagnatore ed ai pellegrini, viaggiano, per i caratteri dell'Istituto di Propaganda Libraria, e poi dell'I.S.G., preziosi libretti: il primo "Terra delle nostre radici" su Israele, e via via gli altri: ; "Sulle orme di Paolo in Asia Minore", "Sulle orme di Paolo in Grecia"; " La Giordania"; "L'Africa Romana di Agostino" ;"In Russia sulle orme dei Padri"; "Egitto e Sinai" ; e molti altri fino agli ultimi due di quest'anno: "La Terra dei nostri Padri", ancora su Israele e "Pellegrini a Roma", per il grande Giubileo. Un amico in un recente ritratto coglie Padre Gandolfo come uomo sempre "sulle orme di qualcuno".

Ad un check-in a Tel Aviv ad una israeliana che gli domanda dove è stato, risponde di essere andato sulle orme di Agostino; l'altra non capisce e domanda chi è questo Agostino.....

Insomma padre Gandolfo ha vissuto con il Cristo ed i suoi Apostoli come se fossero nostri contemporanei.

Questo itinerario di vita lo riporta dal 16 settembre 1972 dalla scuola alla Parrocchia di Sant'Andrea di Levanto nella sua Liguria, dove rimarrà fino all'8 settembre del 1976.

A Levanto ristruttura la chiesa medioevale di S.Andrea; restaura il campanile della chiesa di Bonassola. A Vernazza guarda il mare che si riflette in una chiesa del XII secolo e ricerca le possibilità per restaurare il campanile.

Dice che egli è alla ricerca degli uomini di fede; non gli basta la buona fede.

Lo spirito scontroso del suo popolo, dove egli va, a. poco a poco si sfalda; quando cammina tutti lo conoscono, anche quanti si vergognano a far vedere che entrano in chiesa.

Una delle sue predilette è una signora pazza che ogni tanto lo sgrida.

Il neo vescovo Riva consiglia il nome di Emilio Gandolfo quale suo successore nel compito di assistente ecclesiastico all'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, dove rimarrà fino al 1982. Emilio conferisce all'Ambasciata il consiglio della propria esperienza di uomo giusto. Conosce qui l'ambasciatore Bottai. Sarà uno dei suoi amici.

Dopo un periodo trascorso il Terra Santa, nell'estate del 1985 torna in Liguria a fare il parroco a Bonassola, dove rimane fino 1990.

Nel frattempo ha maturato il progetto di lavorare per dar vita all'Opera Omnia bilingue (latino-italiano) di Gregorio Magno, già ricordata, e dal 1984 dedica ogni suo sforzo intellettuale, sacerdotale ed umano (con la collaborazione di p.Benedetto Calati) per la realizzazione dell'imponente opera, di cui traduce direttamente il commento morale di Giobbe (di cui ora a luglio 2001 esce il IV ed ultimo volume) ed il commento ad Ezechiele: due opere che hanno condizionato la nascita del medioevo europeo.

Nel 1992 celebra a Roma a Pentecoste il 50 anniversario di sacerdozio.

Aspira a trasferirsi a Vernazza; lì, aveva detto ad alcuni amici, voleva andare a morire. Il 15 giugno 1992 è nominato amministratore parrocchiale ed il 1 giugno 1995 parroco a Vernazza. Ci è morto il 2 dicembre del 1999. Ma non doveva essere così.

 

 

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