DP INCONTRA INES VENTURI PRESIDENTE
della
Associazione Internazionale
di Amicizia e Solidarietà
con i Popoli
PER PARLARE DEL VIAGGIO IN CINA E NELLA RPD DI COREA.
D.
Con quali idee siete partiti per questa esperienza verso due paesi socialisti?
R. Dal primo al venti ottobre di
questo 2002 siamo stati nella Repubblica Popolare Democratica di Corea passando
per Pechino (dove ci siamo fermati alcuni giorni). Una delegazione numerosa ed
eterogenea (compagni e compagne, oltre
a Democrazia Popolare, dell’Associazione Internazionale di Amicizia e
Solidarietà con i Popoli, della Rete Associazioni Popolari, della Casa dei
Popoli di Roma, del Forum Giovani e di Altrimondi
associazione tematica dei Democratici di Sinistra e in questa le diverse
anime che la compongono). Alla partenza ci univa un’identica confusione
(determinata soprattutto dall’informazione ricavata dalla stampa e dai
mass-media in genere e anche da quanto abbiamo letto recentemente sui quotidiani
di sinistra: L’Unità e “il
manifesto” in particolare). Bambini denutriti e forse forme di cannibalismo,
città come dopo una guerra, capanne, mancanza di servizi, strade larghe ma
deserte, gente oppressa da una feroce dinastica dittatura nelle mani di un pazzo
alcolizzato e dedito al lusso e alla lussuria, mancanza di valori e di ogni tipo
di libertà,.mire guerrafondaie (tra l’altro possedendo la bomba atomica e
mettendo in pericolo la sopravvivenza anche del mondo), nessun pluralismo
culturale e, naturalmente, politico ecc. ecc. Del resto da noi c’è stato un
gran da farsi dopo le alluvioni che hanno colpito la RPDC a far finta che non il
disastro naturale ma la responsabilità degli uomini erano quel dramma (che tra
l’altro hanno assorbito e superato). Sapevamo anche, “il manifesto” con i
suoi reportage ai tempi dei mondiali di calcio, che avremmo preso un aereo con
tendine e seggiolini rischiando la vita: un nostro compagno si è portato
dall’Italia dei sonniferi potenti e un altro ha fatto di tutto per cercare di
sapere se si poteva andare in treno dalla Cina alla Repubblica Popolare
Democratica di Corea a costo di viaggiare per giorni e in qualsiasi condizione.
Siamo, dunque, partiti portando giocattolini, caramelle, qualche medicinale,
ricostituenti, vestiario alla rinfusa e altre cianfrusaglie che avrebbero dato
un attimo di gioia a chi non ha niente e non ha nessuna prospettiva di sperarlo
nel futuro se non arriva il consumismo e una riunificazione che dal sud del
paese porti benessere e qualche libertà. Del resto gli USA lo dicono dal
lontano 1956 dopo aver assassinato migliaia di cannibali nordisti, dopo aver
torturato e seviziato, dopo aver ripristinato a pochi mesi dalla sconfitta
nazista lager e luoghi di sterminio di massa: probabilmente una delle prime
guerre umanitarie dopo il secondo conflitto mondiale con una serie innumerevole
di errori collaterali.
D. E queste idee di partenza sono rimaste invariate o avete dovuto ripensarci? Pensiamo anche alla presenza di un’associazione dei DS che non poteva essere terribilmente critica.
R. Siamo rimasti stupiti già all’aeroporto della grande metropoli cinese (tre volte New York in tutto e anche nella sete di consumare e nel caos: era incredibile però intonare “l’internazionale” o gridare viva Mao ed avere in chiunque ci fosse elementi per il coro e gente che applaudiva) nell’essere saliti su un aereo “normale” e di essere arrivati senza nessun tipo di problema e con un volo tranquillo in poco più di un’ora a Pyongyang. Che sapessero del nostro atteggiamento critico? E probabilmente abbiamo visto cose (filmandole e fotografandole, chiedendo di andare in luoghi non programmati a nostra discrezione, uscendo liberamente senza scorta ed entrando in ogni luogo di studio o di lavoro) che se sono state preparate per noi devono essere dei “costruttori alieni” visto che minuto dopo minuto, giorno dopo giorno smentivano tutte le “verità” che anche i compagni di sinistra ci propinano sulla Repubblica Popolare Democratica di Corea. Uscita da una guerra contro l’imperialismo giapponese e da quella contro i nordamericani che l’hanno rasa al suolo (con la sconfitta e la firma dell’armistizio USA: dopo verrà, per lo zio Sam, anche la mazzata del Vietnam) e nonostante un embargo senza precedenti la RPDC (che pure ha necessità di petrolio e alcune materie prime, antibiotici e soprattutto strumenti per l’energia elettrica e che, ai nostri occhi, ha un culto per i suoi “padri” enorme: tuttavia qualcuno tra noi si domandava se non fosse meglio avere il culto per Garibaldi piuttosto che per i divi di Hollywood o della nostra televisione becera o di leader politici attuali che godono di ogni privilegio) in pochi decenni ha inventato città vivibili, smantellato ogni insediamento precario (non abbiamo incontrato dopo aver girato in lungo e largo una sola abitazione fatiscente), costruito ovunque luoghi di cultura, insediamenti medici, scuole, musei, monumenti, chiese (compreso quella cattolica).
D.
Stai dicendo che vi è progresso e non barbarie e mancanza totale di libertà?
R. Sto dicendo che la realtà è
semplicemente diversa dalle menzogne che servono per inventare guerre e per
proporsi come liberatori. Ciò che balza immediatamente agli occhi è l’unità
del popolo e (in un luogo dove le donne hanno tutte un ruolo oltre le quote e
dove non esistono disoccupati) l’amore verso la propria terra. L’esercito è
la priorità (la guerra non è mai finita e documentazioni USA dimostrano le
continue incursioni anche in tempi recenti) per la difesa della sovranità
popolare e al tempo stesso costruisce dighe per irrigare tutto il solo 22% di
terra non montuosa, lavora nei campi e nella raccolta del riso o per il gingseng,
nei trasporti e nei lavori più umili (pulire le strade e quelle di campagna).
Gli asili nido e le scuole materne sono quanto di più organizzato e attrezzato
uno possa immaginare: piscina, sport, mense, spazi all’aperto (molta
educazione si fa fuori le mura scolastiche e in rapporto all’ambiente). Poco
meno che adolescenti conoscono più di uno strumento musicale e poco più che
adolescenti un paio di lingue, il computer o ciò che sentono più vicino ai
loro interessi senza separare il lavoro intellettuale da quello manuale.
L’ospedale per la maternità (si entra sempre in pantofole e con camicie
bianco) è una struttura polivalente che segue la donna dai primi giorni della
gravidanza e il feto per poi proseguire per un anno oltre il parto. Vi è
qualsiasi tipo di macchinario medico moderno e la presenza costante di personale
“esagerato”. Inutile dire che ogni servizio è totalmente gratuito. Gratuite
le biblioteche (pagode o palazzi come grattacieli con stanze affollate e libri
di ogni parte del mondo e su ogni tematica: pochi i nostri), gratuiti gli
strumenti. In ogni parco (in un luogo dove le strade sono pulite meglio che in
Svizzera) vi sono centri anziani aperti dove si balla e si canta ritualmente e
dovunque ragazzi che dipingono. Alberghi non vuoti e lussuosi ti ricevono a
Pyongyang e musei (dove ti ricevono donne in costume per spiegarti ogni
particolare) che hanno ricostruito la storia antica e quella recente, il periodo
preistorico e quello dei re, musei dedicati alla natura e al suo rispetto o alle
tradizioni…

R. Infatti il più grande museo è quello con tutte le donazioni fatte ai leader che le hanno riconsegnate al loro popolo (compreso mobili, macchine moderne, televisioni ultimo tipo, gioielli. Il vagone ferroviario di Mao e quello di Stalin e ogni “presente” compresi quelli inviati dal PCI, dalla CGIl o da Dini e dalle varie associazioni italiane o per la conoscenza della filosofia dello Jutche (far da sé, avere una propria strada) che in Italia hanno rappresentanti nel docente Aldo Bernardini o nel lavoro di Franco Costanzi e Maria Fierro). Un po’ diverso che da noi non ti pare?
R. Siamo entrati nelle fabbriche e
nei musei delle tre rivoluzioni (la cultura, il lavoro e la tecnica), in quello
dove ci sono le prove dell’aggressione giapponese e americana e siamo arrivati
al muro (247 chilometri dove da una parte, al nord, ci sono risaie e militari e
al sud americani e coreani che camminano come loro che ti fotografano e ti fanno
vedere il mitra aiutati da decine di altoparlanti che ti dicono che al sud c’è
lavoro per tutti, il paradiso, ogni ben di Dio e la felicità: gli americani però
dicono che il muro non esiste ed è pura propaganda: noi abbiamo visto
chilometri di pura propaganda). La sera molte strade sono semibuie ma nessun
servizio è sprovvisto di luce e gli sprechi sono banditi per garantire a tutti
l’essenziale. Vecchi camion (come a Cuba) si confondono con quelli moderni e
le strade danno l’impressione che gli aerei possano utilizzarle
tranquillamente così come la metropolitana sempre affollata e abbellita da
mosaici e dipinti è sufficientemente profonda da essere anche una protezione…
un giorno siamo andati alla Casa del Fanciullo (dove migliaia di persone
contemporaneamente fanno e vivono cultura), dopo essere stati in un parco
decentrato e aver ballato con gli anziani che suonano dal vivo vecchi e
originali strumenti popolari, dopo una visita ai monti e relativo picnic
offerto, cucinato e servito dai dirigenti coreani (è tutto incredibilmente
attrezzato senza deturpare l’ambiente e c’è anche chi pulendo elimina le
foglie e incontri un po’ dovunque una marea di coreani in visita scolastica),
dopo lo shopping che se non lo facevamo andavamo in crisi da consumismo ecc.
ecc., dopo trasmissioni televisive che ci hanno ospitato con le nostre
perplessità, dopo aver inseguito un itinerario proposto e da noi suggerito che
ci ha visto dormire poco e dopo aver constatato che l’unità tra le due coree
è il sogno di ogni coreano e te lo dicono anche cantando con le lagrime agli
occhi, abbiamo assistito ad uno spettacolo di ragazzi (per intenderci provate ad
immaginare che molti nostri miliardari divi sono bravi al 20% rispetto questi
piccoli artisti), insieme a migliaia di persone che il giorno prima ballavano
nelle piazze della città, e siamo rimasti scioccati e commossi allo stesso
tempo. Abbiamo visto la perseveranza, la gioia, il calore umano (danza, musica.
ballo, attrazioni) e ci siamo detti: “Dio maledica chiunque intenda lanciare
una bomba devastante, chiunque, come in passato è accaduto, per cinici
interessi di alcuni spietati profittatori, inventa e fa la guerra. Dio maledica
gli assassini e i nemici della pace, gli aggressori, la parte infame e selvaggia
della nostra specie”. Le cianfrusaglie che avevamo con noi le abbiamo gettate
nei cassonetti dell’immondizia per iniziare un percorso nuovo di amicizia e
solidarietà tra diversi basato in primis sulla produzione di materiale
documentativi onesto che dia il quadro oggettivo della realtà coreana, aiuti in
medicinali, interscambi culturali e libri per le loro biblioteche sull’Italia,
l’Europa e l’Occidente. La loro strada è appunto la loro, quella cinese è
la loro e noi dobbiamo praticare la nostra via per un socialismo inedito e delle
libertà sapendo che la sovranità dei popoli e la loro emancipazione sono la
condizione per una nuova cooperazione, per un nuovo internazionalismo.
Ci
sarebbe quasi da non crederci se non fosse per i materiali documentativi, il
racconto dei nostri compagni presenti e anche di chi ha vissuto questa
esperienza animato da un grande scetticismo. Stai a vedere che gli USA mentono
quando dicono che fanno le guerre per la pace, i diritti umanitari e la lotta al
terrorismo e stati a vedere che mentono tutti coloro che in nome del capitalismo
promettono la felicità, la ricchezza, il benessere, il lavoro e ogni diritto:
come appunto 24 ore su 24 fanno quegli altoparlanti al confine tra le due coree.