... questo non è Amore
Ho
bevuto dalla tua bocca la dolce saliva
spremendoti
piano le sottili labbra fruttate,
facendoti
perdere il severo controllo che tu t’imposi,
come
un diavolo tentatore che t’invita nel calore dell’inferno
Ho
sfilato le tue vesti fruscianti carezzandoti piano
per
vederti l’anima abbandonare il corpo che più non volevi baciassi,
ho
giocato di sussurri senza spazi tra le labbra e l’orecchio
arrivando
subitaneo alle cellule cerebrali del piacere più intimo
Ti
ho cullato piano piano senza quasi toccarti in un gioco epidermico,
ho
ascoltato con gli occhi le parole non dette che imperlavano il tuo corpo,
ho
aspettato senza fretta di vederti invocare continuando a provocarti
e
non appena la tua mente mi ha implorato, ho reciso il nodo che la gola ti
strozzava
Siamo
discesi nell’inferno caldo dal baratro più profondo,
spogliati
delle inibizioni e della stupida morale inventata dall’uomo,
ed
a piccole dosi ingurgitavano il veleno eccellente,
abbiamo
aperto le menti, ci siamo guardati dentro, ed ho perso il controllo!
Lo
strappo mi ha squarciato nello stesso momento che hai ripreso coscienza,
e
da esso la linfa demoniaca che invasava il mio corpo e filtrava in te, è
fuggita
mentre
la realtà che vai costruendoti è tornata di colpo a bendarti gli occhi,
per
non bruciarli con la falsa luce improvvisa di cui vuoi fasciarti.
Sei
tornata ad importi il severo controllo
ma
ricordati che certi notti il diavolo mi fa visita ancora.
L’ho
invocato pensandolo distrattamente
e
ho guardato i tuoi amuleti dondolare
mentre
piano li sfioravo accorgendomene
E’
arrivato dopo la mezzanotte travestito da cane
e
non subito l’ho riconosciuto,
ma
non provo alcun tipo di dolore
Adesso
potrò smettere di abbeverarmi del tuo fiele,
adesso
mi hai conosciuto più vero, più dentro
ora
che le briglie ho sciolto al mio pazzo cavallo
Avrei
potuto essere ancora angelo sacrificale per
i tuoi
aguzzi
denti da serpente velenoso?
Non
ho più misure, non sento il rimorso dello sbaglio
Ho
profumato di zolfo la serata, come volevo
la
musica di sottofondo era un violino che trillava,
e
la mano dalle unghie nere e lunghe le coperte ha rimboccato
Sarò
forse un po’ più solo,
avrò
meno o più nessuna attenzione da
te,
ma
non perdo nulla, povera illusa.
Ho
strappato il coltello dal cuore,
non
ho più rose gialle da coltivare
ne rose rosse da regalarti.