Lo strappo

 

 

Ho bevuto dalla tua bocca la dolce saliva

spremendoti piano le sottili labbra fruttate,

facendoti perdere il severo controllo che tu t’imposi,

come un diavolo tentatore che t’invita nel calore dell’inferno

 

Ho sfilato le tue vesti fruscianti carezzandoti piano

per vederti l’anima abbandonare il corpo che più non volevi baciassi,

ho giocato di sussurri senza spazi tra le labbra e l’orecchio

arrivando subitaneo alle cellule cerebrali del piacere più intimo

 

Ti ho cullato piano piano senza quasi toccarti in un gioco epidermico,

ho ascoltato con gli occhi le parole non dette che imperlavano il tuo corpo,

ho aspettato senza fretta di vederti invocare continuando a provocarti

e non appena la tua mente mi ha implorato, ho reciso il nodo che la gola ti strozzava

 

Siamo discesi nell’inferno caldo dal baratro più profondo,

spogliati delle inibizioni e della stupida morale inventata dall’uomo,

ed a piccole dosi ingurgitavano il veleno eccellente,

abbiamo aperto le menti, ci siamo guardati dentro, ed ho perso il controllo!

 

Lo strappo mi ha squarciato nello stesso momento che hai ripreso coscienza,

e da esso la linfa demoniaca che invasava il mio corpo e filtrava in te, è fuggita

mentre la realtà che vai costruendoti è tornata di colpo a bendarti gli occhi,

per non bruciarli con la falsa luce improvvisa di cui vuoi fasciarti.

 

Sei tornata ad importi il severo controllo

ma ricordati che certi notti il diavolo mi fa visita ancora.


 

Pausa dal Veleno

 

 

L’ho invocato pensandolo distrattamente

e ho guardato i tuoi amuleti dondolare

mentre piano li sfioravo accorgendomene

 

E’ arrivato dopo la mezzanotte travestito da cane

e non subito l’ho riconosciuto,

ma non provo alcun tipo di dolore

 

Adesso potrò smettere di abbeverarmi del tuo fiele,

adesso mi hai conosciuto più vero, più dentro

ora che le briglie ho sciolto al mio pazzo cavallo

 

Avrei potuto essere ancora angelo sacrificale  per i tuoi

aguzzi denti da serpente velenoso?

Non ho più misure, non sento il rimorso dello sbaglio

 

Ho profumato di zolfo la serata, come volevo

la musica di sottofondo era un violino che trillava,

e la mano dalle unghie nere e lunghe le coperte ha rimboccato

 

Sarò forse un po’ più solo,

avrò meno o più nessuna  attenzione da te,

ma non perdo nulla, povera illusa.

 

Ho strappato il coltello dal cuore,

non ho più rose gialle da coltivare

ne rose rosse da regalarti.