Quaderni di birdwatching Anno II - vol. 4 - ottobre 2000

Basic birdwatching

Titolo

di Franco Trave

        Il canto degli uccelli, ovvero: croce e delizia del birdwatcher. I testi di ornitologia e i manuali di birdwatching trattano questo argomento con notevole sottolineatura e ne raccomandano la pratica perché sarebbe un formidabile strumento di riconoscimento delle specie. Ma questo, a quanto pare, non è sufficiente a catturare l'attenzione e l'interesse della maggior parte dei birdwatchers che restano indissolubilmente e quasi esclusivamente legati al binocolo.

        Si dice che sia una materia difficile da apprendere, insidiosa, che necessita di doti particolari di udito e di memoria, si dice anche che per dominarla bisogna esercitarsi intensamente e per lungo tempo. E' tutto vero? Onestamente un po' di verità c'è, ma forse anche un po' di enfatizzazione.


i files audio di questo articolo sono in formato mp3

        La difficoltà nel rappresentare i canti degli uccelli, ma anche la difficoltà nel divulgare i metodi di riconoscimento sono probabilmente le cause principali del disinteresse dei birdwatcher verso questa pratica. Oggettivamente la materia si presta poco alla realizzazione di appropriate field guide, anche se passi notevoli sono stati compiuti nelle guide più moderne; ammirevole è, ad esempio, lo sforzo profuso nella recente guida Collins, dove lo spazio dedicato al riconoscimento dei canti è praticamente pari a quello dedicato all'identificazione visiva delle specie. Restano purtroppo i limiti delle tecniche di rappresentazione dei canti, come quella della trasposizione fonetica, che risultano soggettive e poco efficaci.

        QB non poteva rimanere insensibile a questi "richiami" e pertanto viene aperta, con questo contributo, una finestra sul mondo dei canti degli uccelli. Si spera che questo possa convincere gli appassionati di birdwatching ad avvicinarsi e confrontarsi con questa pratica interessante e generosa di soddisfazioni.

        Queste note non sono da considerare una guida scritta da un esperto, ma una comunicazione di esperienze di un neofita entusiasta di questa pratica, che ha riacceso in lui la passione per un birdwatching completo e a tutto campo che anni di osservazioni, diventate di routine, avevano fiaccato.

        Per cominciare si seguono le regole di base dell'apprendimento, ovvero prima si impara a discernere i canti delle specie più comuni e poi si affrontano problemi di identificazione più difficili. Viene dato per scontato il riconoscimento di canti celebri come: l'Usignolo, il Fringuello o il Merlo; l'attenzione, invece, verrà concentrata su quei canti considerati comuni dal birdwatcher ma che celano l'insidia dell'equivoco.

        Il nostro itinerario sonoro comincerà col trattare i canti di passeriformi di selva che possono essere sentiti anche nei giardini delle città del nord della nostra penisola e che potrebbero essere confusi tra loro e sono: il Pettirosso, la Capinera e il Beccafico; quindi si proseguirà, in un crescendo di difficoltà, con l'identificazione di due specie comuni dei nostri canneti: la Cannaiola e la Cannaiola verdognola, e infine si affronterà il riconoscimento di due picidi che cantano in modo assai simile: il Torcicollo e il Picchio verde.

        La maggior parte dei brani presentati è tratta da proprie registrazioni, eseguite con un'attrezzatura dilettantistica, gli altri da un archivio di registrazioni professionali elaborate per renderle atte ai nostri scopi.

 [1] I canti della Capinera, del Beccafico e del Pettirosso

        In tarda primavera passeggiando per i giardini della città, o girovagando nella campagna coltivata abbellita da rari boschetti, oppure durante un'escursione in montagna, può capitare più o meno frequentemente di sentire uno di questi tre canti:     . Il confronto diretto ci dice che non dovrebbe essere molto difficile distinguere l'uno dall'altro. Il problema, invece, sorge quando li ascoltiamo singolarmente e siamo costretti a procedere ad un riconoscimento "in assoluto" e allora è facile scambiare un canto per un altro. Proviamo a risentirli più volte, magari singolarmente, e cerchiamo di individuare delle peculiarità che siano facili da tenere a mente.

        I primi due brani richiamano, seppur modestamente, il canto dell'Usignolo, il terzo invece ha un timbro differente. Il primo è la Capinera; il secondo, invece è il Beccafico che appare forse il più melodioso; il terzo è il Pettirosso.

        La Capinera emette sempre un chiacchiericcio prima di flautare, quasi avesse bisogno di una spinta, e inoltre termina sempre il canto con una nota piena, assai bella. Riascoltiamo il brano ponendo l'attenzione su queste due particolarità che interessano l'inizio e la fine della strofa.

        Il Beccafico invece, al contrario della Capinera, parte senza molte esitazioni col flautato che spesso inframmezza con brevi chiacchiericci e conclude il suo canto con una mezza nota di richiamo: queste sono le sue peculiarità. Riascoltiamo il brano e verifichiamo quanto detto.

        Il Pettirosso ha un canto di tono più alto rispetto ai precedenti, inoltre mostra un timbro differente: è più vicino ad un cinguettio che al gorgheggio dell'Usignolo. Il canto del Pettirosso presenta anche una chiave identificativa che permette un riconoscimento in assoluto: prima della frase cinguettante -ma a volte anche durante- viene emesso uno "ziii..." acutissimo e penetrante. La presenza di questo sibilo è chiaramente osservabile sul sonogramma del brano presentato, e si notano distintamente le sue strisce orizzontali, a circa 8kHz.

Sonogramma

        Risentiamo il brano e facciamo attenzione alle tre caratteristiche del canto del Pettirosso: frequenza relativamente elevata; il cinguettio anziché il flautato; e infine la presenza del caratteristico "ziiii...".

 [2] Identificazione della Cannaiola e della Cannaiola Verdognola

        Ci spostiamo ora in un habitat importante per il birdwatcher: il canneto. Ambiente complesso, ricchissimo di vita che si svolge fra l'intrico delle radici, delle canne e dei rami, sull'acqua e sott'acqua. La comunicazione sonora è vitale per gli esseri che vi vivono e in questo contesto, il riconoscimento dei canti, e ancor di più dei richiami, è forse più importante ed efficace di un riconoscimento puramente visivo.

        La Cannaiola e la Cannaiola verdognola hanno una forte rassomiglianza fisica, per cui il canto è l'arma più idonea per la loro identificazione. A dire il vero le due specie differiscono per l'habitat di nidificazione: la Cannaiola preferisce un canneto maturo ed allagato e per questa ragione tende a stazionare nelle parti più interne e perciò, solitamente, il suo canto ci giunge debole; la verdognola invece preferisce la vegetazione d'argine e ripariale; si sente cantare frequentemente lungo i fossetti delle strade di campagna, in mezzo alla folta vegetazione di cannuccia, erbe e cespugli anche sotto i pioppeti.

        Prima di sentire il canto delle nostre cannaiole, ascoltiamo il canto più comune dei canneti: il Cannareccione . Per noi sarà di riferimento. E' un canto strano, fatto di gracidii e di altri suoni, composto di una sola strofa che si ripete invariabile a cadenza costante, anche per ore.

        Ascoltiamo ora i brani   che sono rispettivamente il canto della Cannaiola e quello della Cannaiola verdognola.

        Si nota una comune radice di gracidii e di succhiamenti, tipico degli acrocefalini, difficili da trascrivere e ancor di più da memorizzare. Di fronte a questi tipi di canti non è efficace tentare una modellazione attraverso arzigogoli fonetici: perderemmo solo il nostro tempo, interessiamoci invece alla loro struttura.

        La Cannaiola canta a ritmo costante ed ossessivo, come il Cannareccione, usando sempre gli stessi 2 o 3 suoni. Ciò è confermato dal sonogramma del canto che mostra una decisa uniformità nel tempo.

Sonogramma

        Il canto della verdognola invece non ha ritmo, è una serie di accelerazioni e pause, di trilli e versi melodiosi ... insomma è un canto incasinato, un vulcano di suoni e rumori e soprattutto di imitazioni. L'uccelletto dà il meglio di sè quando è disturbato: allora comincia a darci dentro col suo fantastico repertorio di imitazioni. E' molto improbabile sentire due verdognole cantare allo stesso modo, ma è anche difficile che lo stesso individuo ripeta identicamente il suo verso. Per questa ragione forse non ha molto senso presentare un brano di verdognola come esempio da comparare.

        Quindi la chiave di riconoscimento dei canti degli acrocefalini più comuni delle nostre zone palustri sta nell'accertamento del ritmo del canto. Se si tratta di un ritmo costante è una Cannaiola, se invece il canto non ha ritmo e sono presenti suoni estranei al gergo degli acrocefalini siamo certamente di fronte ad una Cannaiola verdognola.

        Abbiamo svelato tutti i misteri sonori delle cannaiole? No, affatto! Ci sono, tanto per gradire, altri due acrocefalini che cantano in modo molto somigliante alla Cannaiola e potrebbero dare origine a confusione, se non si ha l'opportunità di osservarli - oppure di riconoscerne il canto - e sono: il Forapaglie e il Forapaglie castagnolo. Ascoltiamo allora i brani   . Assomigliano molto a quello della Cannaiola vero? Non lasciamoci abbattere, ragioniamo. Prima di tutto notiamo che ambedue i canti non mantengono un ritmo serrato e quindi la chiave identificativa della Cannaiola è salva, inoltre in ciascuno è presente un elemento caratteristico ed unico. Il Forapaglie emette molto spesso un trillo, simile al passare veloce delle dita su una tastiera o sui denti di un pettine: è la sua firma. Risentiamo il brano per verifica.

        Il Forapaglie castagnolo invece emette, solitamente all'inizio del canto, un verso flautato che richiama quello dell'usignolo: è la sua firma inconfondibile! Risentiamo il brano per verifica.

 [3] Identificazione dei canti del Torcicollo e del Picchio verde

        Ritorniamo ora nel bosco dove avevamo lasciato le nostre silvie e interessiamoci al Torcicollo e al Picchio verde che, purtroppo per noi, cantano in modo assai simile, come possiamo verificare ascoltando rispettivamente i brani   .

        Prima di tentare l'analisi é interessante e, sotto certi aspetti divertente, mettere a confronto le indicazioni che si leggono nei manuali di BW a proposito della rappresentazione del canto del Torcicollo; eccone una lista parziale:

  • "Tie-tie-tie-tie-...";
  • "Quie-quie-quie-...";
  • "kiu-kiu-kiu-...";
  • "Vid-vid-vid-...";
  • "Kwee-kee-kee-... (rapid and nasal)";
  • "Il canto ricorda un falco in lontananza";

  • ... e via discorrendo.

            Suppergiù le stesse indicazioni si possono leggere anche per il Picchio verde. Questa è una dimostrazione di come la descrizione di un canto sia fortemente soggettiva e alcune volte anche approssimativa. Francamente in letteratura non esistono rappresentazioni perfettamente calzanti per i canti del Torcicollo e del Picchio verde.

            Ci troviamo di fronte ad una situazione in cui due interpreti, aventi timbri di voce vicini, eseguono la stessa canzone con arrangiamenti anch'essi abbastanza simili. In questa situazione è una bella impresa trovare una chiave identificativa dell'uno o dell'altro canto. Ma poi esiste davvero?

            Vediamo se l'esame sonografico mette in luce qualcosa di caratteristico ed eventuali differenze:

    Sonogramma
    Sonogramma

            Dall'osservazione dei diagrammi si deduce che il Torcicollo emette note staccate, mentre il Picchio verde tende a legarle. Inoltre il Torcicollo ha una voce limpida, mentre quella del Picchio Verde è più piena e potente. L'ascolto in ambiente rende più facile il riconoscimento perché queste differenze risultano ancora più evidenti.


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    2000, Quaderni di birdwatching

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