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L'esperienza di vita comunitaria che vogliamo iniziare è diversa
rispetto alle Comuni e alle Comunità.
Le Comuni tendono ad avere una impostazione impregnata di ideologia,
che le rende impermeabili all'ambiente circostante.
Le Comunità invece sono caratterizzate da un impianto assistenziale
e finiscono per essere anche loro dei mondi a parte, dove vengono
radunate persone che, in un modo o nell'altro, condividono il fatto
di essere degli emarginati, dei rifiuti della grande società e di
cui le famiglie di quest'ultima non intendono occuparsi. Si creano,
quindi, delle istituzioni segregate, con personale specializzato
e stipendiato per il trattamento della diversità, in un ambiente
asettico e separato rispetto alla Grande Società che non
tollera intralci.
Questo modello di Comunità, quindi, legittima le pratiche di emarginazione
messe in atto nella Grande Società (il termine è di Latouche
ed indica la società che persegue la massimizzazione della ricchezza
secondo regole che pongono gli imperativi di efficienza al primo
posto) perché non mette in discussione le pratiche produttive che
ne costituiscono il cuore, limitandosi ad utilizzare parte del sovrappiù
prodotto dalla macchina infernale, per "curare" qualcuno dei rifiuti
umani prodotti, con risultati scadenti, inaccettabili eticamente
(incremento tendenziale delle disuguaglianze attraverso la macchina
scatenata del profitto e un mercato sempre più globalizzato e astratto),
e sempre meno sostenibili dal punto di vista dei costi, vista l'attuale
crisi dello stato assistenziale.
La soluzione, secondo noi, consiste invece nel progettare
un modello di convivenza sociale in cui la "solidarietà"
non sia vissuta come categoria a parte del nostro immaginario e
come capitolo a parte dei budget di spesa di stati e famiglie, i
quali continuano a funzionare, nel loro cuore "produttivo", secondo
i principi dei manuali di economia.
Il compito che ci si pone davanti è quello di reinserire
il sociale nelle regole stesse della vita produttiva secondo un'ottica
e dei valori che sono il capovolgimento esatto dell'ottica e dei
valori dominanti.
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