Da un intervento nella Mailing List del VES ( villaggio ecologico solidale ):
-----Messaggio originale-----
Da: Elena Passerini [mailto:el.passerini@iol.it]
Inviato: lunedì 18 novembre 2002 11.20
A: ecosolidale@yahoogroups.com
Oggetto: [VES] Forum ZEGG
1.. Presentazione
2.. La mia esperienza del Forum allo ZEGG
3.. Suggerimenti per un corso in Italia
1. Ciao a tutti!
Mi chiamo Elena Passerini e sono iscritta alla mailing list da un po' di tempo, visto che ho in memoria 358 messaggi, di cui 262 da leggere. :( sob! Abito a Milano e non sono per niente soddisfatta da questo ambiente. Ho avuto delle notizie sulla lista da Fabrizio e Angela che ho conosciuto grazie al Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti, per cui lavoro. Adesso è capitata l'occasione di dare un piccolo contrubuto e provo volentieri a farlo.
2. Sono stata allo Zegg una volta sola, per l'incontro di Capodanno del 2001. C'erano un sacco di persone, non solo tedesche (ma nessun altro italiano), divise a sorte in gruppi di circa 20 per svolgere varie attività. Altre proposte erano invece rivolte al gruppo intero. Purtroppo in inverno non è previsto un english speaking group, come invece avviene in estate, quando è possibile utilizzare le tende e partecipano centinaia di persone in tutto. Il Forum è stato proposto un pomeriggio dopo che le persone si erano già conosciute un po'. Si trattava evidentemente di un gruppo artificiale, composto da persone che non si conoscono e vivono in luoghi diversi e anche i gruppettini di amici arrivati lì si trovavano probabilmente divisi in gruppi diversi, a causa del sorteggio. (Facevo eccezione solo io, che a causa della mia insufficiente conoscenza del tedesco potevo stare in gruppo con mio marito). Sarà durato tre ore, che sono volate benché si stesse quasi sempre seduti e quasi tutti parlassero in tedesco (e due in inglese, io e un altro e qualcuno che si rivolgevano a noi quando eravamo protagonisti). Io definirei il Forum come un incontro rituale di comunità, prezioso e adatto a permettere l'espressione esplicita delle emozioni e dei problemi (e dei desideri, dei conflitti, dei progetti, dei timori, dei dubbi e quant'altro) e a facilitare l'ascolto. E funziona benissimo anche come rituale di incontro di gruppo nel caso di un gruppo artificiale. Il rituale inizia con la forma circolare in cui sono seduti tutti i partecipanti e anche i due conduttori (un uomo e una donna). Una persona che vuole si alza e và nel centro del cerchio. (In quel caso il primo è stato invitato dalla conduttrice con la motivazione che conosceva già il metodo forum). In quel momento inizia il tempo del protagonista che può dire quello che vuole rivolgendosi al gruppo intero o a una persona in particolare. Il protagonista parla di sè, di qualcosa che riguarda la sua vita nel qui e ora oppure che riguarda la casa o il lavoro, altrove, qualsiasi cosa. Quando il protagonista ha finito il conduttore può chiedergli di fare o dire qualcosa che lo aiuti a rendere ancora più chiaro e definito e "visibile" quanto ha detto e poi può autorizzare le domande del gruppo, che hanno la stessa finalità. Quando la "cosa" portata dal protagonista è veramente uscita fuori bene, inizia qualcosa che secondo me assomiglia molto a ciò che nello psicodramma si chiama "sharing", cioè la partecipazione dell'uditorio. Le persone del cerchio, che finora hanno avuto il ruolo di ascoltatori e hanno comunicato accettazione al protagonista, attraverso la loro attenzione silenziosa o le loro domande, adesso possono esprimere delle cose che hanno risuonato dentro di loro grazie al lavoro del protagonista. Certamente non giudizi, consigli, interpretazioni, discussioni o cose del genere. Ognuno (che vuole, non tutti) parla di sè, di situazioni o emozioni o idee sue che sono state suscitate dal lavoro del protaginista. Questo, rimanendo nel centro, ascolta, poi ringrazia e quindi si passa a un secondo protagonista (il gruppo nel frattempo si è "riscaldato").
Ecco, questa è una descrizione molto schematica. In realtà i conduttori possono fare molte cose, inventandosi anche sul momento dei modi che comunque hanno l'obiettivo di favorire l'espressione del protagonista e l'ascolto da parte di tutti, evitando le trappole della discussione o della ricerca ossessiva di una soluzione. Tutti partecipano, anche quelli che in quella sessione non hanno il ruolo di protagonista e anche quelli che non hanno voglia di dare un partecipazione verbale.
Mi sembra che ci fosse anche un piccolo rituale di conclusione ma non lo ricordo più. Vi chiederete come ho fatto a capire queste cose visto che il mio tedesco è pessimo. Dirò in mia discolpa che in fondo il linguaggio verbale rappresenta non più del 30% di quanto viene comunicato e la mia professione di formatrice mi dà degli strumenti di lettura.
3. Trovo che introdurre il metodo forum in Italia non possa avere che vantaggi. E' vero che ci sono anche altri rituali di incontro di comunità molto belli, come il playback theatre, ma il forum è molto più semplice e facile da utilizzare e di grande efficacia. (Il che non vuol dire che sia facile da condurre, ma le competenze necessarie secondo me possono essere maturate in molti ambiti diversi. Invece ci vogliono anni per imparare a fare il playback e una compagnia esterna invitata può fare un ottimo lavoro ma necessariamente saltuario. Invece il forum potrebbe essere introdotto negli incontri di gruppo (sia artificiale che di fatto) in modo più continuativo.) Penso che per questo corso di formazione che volete organizzare il numero minimo dovrebbe essere almeno 20 persone, e non 10. Infatti un numero così basso mi sembra troppo vicino a un gruppo di terapia, mentre il forum è un incontro di comunità. Non ci sarebbe niente di male ad avere anche 50 persone o di più, se l'obiettivo è conoscere il forum e sperimentarlo. Non sarebbe un gruppo di formazione classico ma un gruppo che sperimenta il forum. (Invece se l'obiettivo fosse definire le competenze necessarie per condurre un forum e come maturarle sarebbe un altro paio di maniche, ma questo mi sembra un obiettivo successivo.)
Se il problema è che non ci sono più di 10 persone interessate, allora vuol dire che i tempi non sono maturi e forse è inutile tentare di introdurre un metodo dove non c'è un contesto che lo vuole usare.
Auguri a tutti
Elena Passerini