Matelica
Matelica è una città di oltre diecimila abitanti,
adagiata in mezzo ad un ampia vallata (a 365 m. s.l.m.) solcata dal fiume Esino
che nasce nelle dorsali montuose oltre la vicina Esanatoglia.

E' situata tra i contrafforti appenninici che vanno dal Monte
Catria ai Sibillini.
Si trova in provincia di Macerata ed il suo territorio
confina con i comuni d'Esanatoglia, Gagliole, Fiuminata, Apiro,
Poggio San Vicino, Castelraimondo, San Severino, Fabriano,
Cerreto D’Esi e quindi con la provincia d'Ancona.
Si trova a 30°31’8’’ di longitudine e a 43°15’8’di
latitudine.
Le sue origini sono remotissime: scavi archeologici passati e
recenti indicano insediamenti umani fin dall’età del ferro e consistenti
presenze picene attraverso molti secoli.
"Matilica" è stata Municipio romano; lo attestano,
fin dal I secolo avanti Cristo, antiche iscrizioni ritrovate in città e
nelle campagne circostanti (fondamentale quella di Cajo Arrio Clemente della
Tribù Cornelia, "patrono" della città al tempo
dell’imperatore Traiano, collocata nel palazzo municipale) e
storici come Plinio il Vecchio, Frontino, Ludovico Antonio
Muratori e Antonio Vogel.
Frequenti i suoi rapporti con la vicina Umbria,
trovandosi a poche decine di chilometri dall'antica Via Flaminia.
Sede vescovile, retta da "Equizio Matelicate",
fin dal V secolo dopo Cristo, nel VI entrò a far parte di quella di
Camerino da cui si distaccò nel 1785 per essere parte di quella di Fabriano.
Secondo alcuni storici subì ricorrenti invasioni nell’alto
medioevo. Antiche tradizioni vorrebbero che si fosse combattuta una battaglia
tra i Bizantini di Narsete ed i Goti di Totila presso la località Cavalieri,
anticamente detta Pian di Tomba per alcune tombe ritrovate nella zona.
Dopo l’invasione longobarda, già nel basso medio evo
tornò a nuovo splendore; pur essendo parte dei territori della Santa Sede,
compresa nella Marca d'Ancona, fu assoggettata al dominio
dell’imperatore di Germania cui dal 962 fu attribuito anche il titolo di re
d’Italia.
Già intorno al 1160 si caratterizzò con una propria
organizzazione comunale, essenzialmente di carattere rurale,
attestata anche dal Palazzo del Governo e dalla torre che si trovò nel cuore
del centro storico.Ben presto castellani e piccoli feudatari le si sottomisero.
Nel 1255 anche la famiglia dei Conti Ottoni si sottomette al comune.
Le antiche pergamene conservate nell’Archivio Storico
Comunale danno notizia di privilegi che le furono accordati da re Manfredi.
La sua posizione strategica la portò a vivere rapporti non
sempre facili con le città vicine, fino alla pacificazione con Camerino,
Fabriano, San Severino nel 1306 e successivamente nel 1317.
Nella Descriptio Marchiae a Matelica erano attribuiti 1500
fuochi o fumanti. Nelle Costituzioni Egidiane, raccolta normativa voluta
dal cardinale Egidio Albornoz, Matelica è posta tra le "civitates
mediocres".
Fu successivamente soggetta alla Signoria dei Conti Ottoni
fino alla seconda metà del 1500.
La famiglia, che si diceva discendente degli Ottoni di
Germania, sostenendo che Ottone I avrebbe donato la città ad un
loro antenato, aveva rapporti di parentela con i Varano di Camerino,
con gli Oddi di Perugia, con i Compagnoni di Macerata, con i
Piccolomini di Siena, con i Carafa di Napoli, con i Fieschi di
Genova, con i Guarnieri d'Osimo, con i Simonetti di Jesi, con
i Boncompagni di Roma e con molte altre importanti famiglie italiane.
Nel 1394 ottennero da papa Bonifacio IX il Vicariato della
città.
Nel centro abitato e nelle zone vicine numerose erano le
presenze di ordini religiosi come i Benedettini, gli Agostiniani, i
Domenicani, i Francescani; nei secoli successivi si aggiunsero i Filippini
ed i Carmelitani Scalzi.
La città, già nel XIV secolo, vedeva la
presenza di nove Arti: notari, Mercanti, Calzolari, Fabbri e
Tornitori, Lanaiuoli, Falegnami, Sartori,
Muratori.
I capitani delle stesse facevano parte del Consiglio
Generale, formato da eguale numero di consiglieri.
Il Comune era retto dal Podestà, dal Capitano del
Popolo, dal Consiglio degli Anziani. Sono affiancati da Compagnie
d’armi per la difesa e la sicurezza della Città.
Nel XV secolo la città contava ben 110 fabbriche di panni
che vendeva alle fiere di Recanati, di Foligno, dove occupavano un
intero isolato, di Senigallia ed esportava a Roma e nel napoletano.
Alla fine del 1500 erano ancora più di sessanta e le più
importanti famiglie erano interessate alla produzione ed al commercio di panni
di lana.
Fiorenti da allora fino agli anni Cinquanta di questo secolo
le attività delle concerie.
Agli Ottoni, pur responsabili di gravi violazioni alla
libertà dei cittadini, dei diritti del popolo e delle corporazioni,
si deve la revisione degli Statuti ad opera del giurista Rinaldo Manozzini (Rainaldus
Manozinus), cui è intitolato un quartiere nella zona industriale,
si deve il potenziamento dell'attività dell’Arte della Lana, di concie,
gualchiere, tintorie, e la costruzione di porte,
palazzi, fortificazioni e logge.
Ebbe notevole incremento anche l’attività commerciale di
tali prodotti.
Dopo la cacciata degli Ottoni, sancita definitivamente
nel 1576 da papa Gregorio XIII che li spogliò della signoria, seguita ai
tentativi falliti di pacificazione da parte della Santa Sede, risultati
inutili per i soprusi commessi, cui fece seguito un'insurrezione
popolare, la città ebbe un Governo di Breve, guidato da
Antiloco Arcangeli, collaboratore poi a Milano del cardinale Federico
Borromeo, cugino e successore di San Carlo.
Fu papa Paolo V, nel 1618, ad affidare la città
ad un Governatore indipendente da quello della Marca, con piena
giurisdizione.
La città mantenne la sua divisione in quattro quartieri:
Santa Maria, Campamante, Civita e Civitella.
A capo di ognuno fu posto un Priore, componente di
diritto del Consiglio. Un Gonfaloniere reggeva la città, affiancato da
tre Priori eletti dal Consiglio Generale.
Affioravano comunque ancora divisioni tra i cittadini,
per una parte ancora simpatizzanti per la signoria, per l'altra favorevole
al nuovo governo. La pacificazione fu favorita dal Governatore della Marca mons.
Ottavio Bandini.
La pace interna era sollecitata da quattro
"pacieri" e quattro "paciere"che, riscuotendo la stima
e il rispetto comune, placavano le eventuali discordie all’interno
del quartiere di cui erano responsabili, per giungere nel modo migliore a
celebrare ogni anno la Pasqua nella pace: tradizione che si mantenne fino al
1700.
Alcuni attribuiscono l’origine di tale tradizione a San
Giacomo della Marca.
Fin dal 1622 la città fu consacrata alla Vergine Lauretana,
di cui ancora oggi si può ammirare l’immagine nel timpano del Palazzo
municipale, opera di Vincenzo Ghinelli.
Ormai parte dello Stato Pontificio, con bolla del papa
Benedetto XIV del 26 settembre 1761, le fu restituito il titolo di Città,
consentendo l'uso della mazza argentea al suo Magistrato e della collana d'oro
al Gonfaloniere.
Subì gli effetti della dominazione napoleonica che privò la
comunità di preziosi tesori d’arte; nel 1854 fu costruita una nuova sede
municipale;nel 1860 , a seguito dei risultati del plebiscito, entrò a far parte
del Regno d’Italia.
L’anno seguente l’antico Corso (ora Via Umberto I)
lasciava il posto al nuovo, intitolato a Vittorio Emanuele II.
Nel frattempo la nuova politica commerciale produsse una
violenta crisi nell'attività di produzione dei panni lana;una ripresa si
verificò dopo il 1886 , anno dal quale inizia il funzionamento della stazione
ferroviaria sulla linea Fabriano-Civitanova, in collegamento con la capitale e
con l’arteria litoranea adriatica , rompendo l’isolamento non solo della
città ma dell’intero territorio montano.
Nell’Ottocento e nel Novecento nuovo impulso ha assunto
l'attività agricola nei settori delle produzione d'alta qualità dei vini, del
grano, del granoturco e nell’allevamento del bestiame.
Le due guerre, come le precedenti d'indipendenza, vedono
vicende sofferte per i tanti caduti militari e civili;particolarmente doloroso
l’episodio, non isolato, dell’eccidio di Braccano (24 marzo 1944) in cui
sono trucidati il Parroco di quella frazione e cinque giovani. Nel dopoguerra
cambia il volto della comunità che si orienta verso un'intensa
industrializzazione.
Importante in questa fase il ruolo di Enrico Mattei e di
Aristide Merloni.
Molti i matelicesi impegnati in Italia ed all’estero in
tutti i continenti nell’ENI, SNAM, SAIPEM come operai, come tecnici, come
dirigenti.
Tra il 1950 ed il 1960 , all'importante attività delle
concerie si affianca quella di nuovi stabilimenti ;alta la qualità dei
prodotti: mobili per uffici, bombole per gas, abbigliamento di qualità,
calzaturifici e tomaifici, presenti, questi ultimi, ancora oggi.
Tutto questo ha fatto della cittadina un centro attivo ed
intraprendente.
Il suo Patrono è da secoli S. Adriano , festeggiato il 16
settembre, cui segue , il giorno successivo, una famosa fiera , resa in modo
impeccabile in un racconto di Libero Bigiaretti .
I Matelicesi da sempre onorano particolarmente anche la Beata
Mattia Nazzarei , clarissa francescana, nata nello stesso anno in cui morì
Santa Chiara.
Il suo corpo si trova nella chiesa di S. Maria Maddalena,
detta della Beata Mattia, cui affluiscono pellegrini da ogni parte d’Italia.
Altro personaggio importante è il Beato Gentile Finaguerra,
sepolto a Venezia , nella chiesa dei Frari, martirizzato a
Tabriz, in Persia , con alcuni confratelli dell’ordine francescano nel XIV
secolo;fu anche padre guardiano a La Verna (Arezzo).
Il Gonfalone della città porta l'antico stemma della croce
argentea in campo rosso , in epoca più remota sostenuto da un cavaliere ,
identificato con il Santo protettore.
Significative le immagini di Sant’Adriano , rappresentato
in opere pittoriche del XIV , XVI e XVII secolo , che si trovano al Museo
Piersanti , nella Chiesa di San Francesco e di San Filippo.
Nel centro storico si conservano ancora due delle antiche
Porte, fatte costruire dagli Ottoni probabilmente nel XV secolo :Porta Molini,
che conclude il quartiere della Contrada detta anticamente di Sant’Eutizio,
confinando con il Monastero delle Clarisse Francescane, e Porta Campamante
che conclude il quartiere omonimo.
Ormai da tempo abbattute sono Porta Vecchia (ma è rimasto il
nome del quartiere) e Porta Sant’Adriano, nella zona ove è attualmente
collocato un semaforo che dà sulla strada statale n.256, detta un tempo
"strada romana".
Nella piazza principale , un tempo detta "Piazza
grande", poi Piazza Lorenzo Valerio, oggi Piazza Enrico Mattei, si trovano
antichi palazzi:
Palazzo del Governo , con la sua torre medievale risalente al
XII secolo,
Palazzo Ottoni (XV secolo), opera di Costantino e
Giambattista da Lugano, cui si deve anche il Santuario di Santa Maria di Loreto
di Macereto (Visso)
Palazzo Salta (XV secolo),
Palazzo Municipale (XIX secolo), opera di Vincenzo Ghinelli,
Palazzo De Sanctis (XIX), opera di Antonio Mollari , attivo
anche a Trieste.
A fianco del Palazzo del Governo, la elegante Loggia
fatta costruire dagli Ottoni nel 1511;nella parte retrostante di palazzo Ottoni,
tra via San Filippo e via Guglielmo Oberdan, l’altrettanto elegante Loggetta
risalente al 1521.
Nel centro storico altri importanti palazzi ornano le vie
cittadine:Palazzo Campanelli (XV sec.), abitato da una famiglia che ha
dato alla Chiesa importanti prelati, Palazzo Grassetti (XVII sec.),
abitato a lungo da Enrico Mattei , Palazzo Pellegrini, ora Piersanti
(XV sec.), Palazzo Pierleoni Scipioni (XVI sec.), Palazzo
Pettinelli, Palazzo Acquacotta, Palazzo De Luca, Palazzo Finaguerra,
Palazzo Romani, Palazzo Razzanti, l’Episcopio (fine XVIII sec.),
Palazzo De Luca.
Matelica offre un patrimonio artistico notevole, conservato
nel Museo Piersanti, intitolato a Venanzio Filippo Piersanti (1688-1761),
cerimoniere pontificio e nelle chiese cittadine (particolarmente in quelle di
San Francesco, da molti esperti considerata una galleria d’arte,
di S. Filippo Neri, del Suffragio, di S. Agostino, d i S.
Maria Assunta, di S. Teresa d’Avila, di Santa Maria Maddalena, di
Santa Maria Nuova, detta degli Invalidi, di San Giovanni, di San Rocco,
del Crocefisso del Piano, di S. Adriano e SS. Annunziata,
del Cimitero), oltre che in Municipio, nei palazzi gentilizi e nelle
chiese presso le frazioni di Braccano, Vinano, Rastia,
Grimaldi, Colferrajo, Colli, Poggeto, Terricoli,
nella cappella dell’Ospedale Enrico Mattei (Vergine Lauretana di Lorenzo
D’Alessandro risalente al XV sec. e via Crucis di Lucio Paglialunga, artista
matelicese contemporaneo).
Da annotare che al Museo Piersanti, vero gioiello della città,
si conservano gli strumenti di apertura della Porta Santa per il Giubileo
dell’anno 1750 ed un prezioso testo sulla SINDONE risalente al XVI secolo.
Preziosi gli incunaboli (Terentius cum notis, un testo di Cicerone,
commissionato dagli Ottoni), di altrettanto interesse una pubblicazione
con testi musicali di Luis da Victoria (XVI sec.), un libro di cucina del
Panunto, opere di Goldoni, Alfieri, Parini, Leopardi ,
Giusti:e non sono le sole meraviglie conservate nella ricca biblioteca del
Museo, considerato, dopo Urbino, uno dei più sorprendenti
delle Marche.
La città ha dato i natali ad artisti come Giuda De Carolis e
Piergentile XV sec.), a Scipione Paris (XVII sec.), attivo a
Matelica, Fabriano, Amandola, Ascoli Piceno, a
scrittori come Libero Bigiaretti, a pittori e xilografi vissuti
nell’Ottocento come Raffaele Fidanza(1797-1846), ritrattista,
attivo a Roma, a Vienna, a Parigi, a Londra, e del Novecento come
Diego Pettinelli, allievo di Adolfo De Carolis, lodato come artista erede
dell’arte greca da Gabriele D’Annunzio, a giureconsulti come Rinaldo
Manozzini (XV sec.) e Piero Giuliani(XIX sec.), a studiosi di statistica come
Marcello Boldrini, docente nelle Università di Milano e Roma e poi Presidente
dell’Eni, alla famiglia di armatori operanti a Genova, i Cameli, a musicisti
come Armando Antonelli(1886-1960 ), a cantanti come il basso Tarulli che si esibì
a Parigi davanti a Napoleone, al tenore Giuseppe Micucci(XX sec.), ai poeti
dialettali Vincenzo Boldrini e Amedeo Gubinelli, oltre che a Quinto "de
Martella".
Vi è sepolto Enrico Mattei, che in questa città ha abitato
ed ha vissuto per molti anni.
E'stata famosa nei secoli per la lavorazione dei Panni Lana e
per le concerie;lo è ancora per la lavorazione artigianale di tessuti con
antichi motivi e nuove elaborazioni , di capi in lana e cotone , di
abbigliamento, di rame e del ferro battuto.
Meritano attenzione i prodotti degli allevamenti di ovini,
suini e pollame.
Ma settori emergenti non le sono estranei.
Risale agli anni Settanta la nascita di un importante centro
informatico che offre servizi a centinaia di comuni italiani.
Da alcuni anni è sede decentrata della facoltà di
Veterinaria della Università di Camerino, ospitata presso l’elegante
costruzione settecentesca che un tempo era sede dell’antico ospedale di San
Sollecito e presso l’ex Centro ENISaipem, oggi sede della Fondazione Enrico
Mattei, che intende diffondere cultura, solidarietà, amicizia tra i popoli.
Molto apprezzati i prodotti gastronomici tra cui le ciambelle
bianche ed il vino :ottimo il rosso, ricercato e prestigioso il biondo
Verdicchio, coltivato nei vigneti assolati che ricoprono le colline circostanti
e che bene si sposa con carni ma soprattutto con il pesce .
Da non dimenticare i gelati artigianali ed i prodotti
genuini(formaggi, salsicce, salami, prosciutti) che vengono dai numerosi
allevamenti locali.
La città vede la presenza di numerose associazioni culturali
e sportive, di un Gruppo folcloristico, di una Banda cittadina , della corale
Polifonica Armando Antonelli e della Orchestra Gaspare Spontini, che si esibisce
in concerti in Italia ed all’estero.
Il Teatro Piermarini, così chiamato perché il primo
progetto fu affidato al progettista della Scala di Milano, nato a Foligno, di
cui si conservano i disegni originali firmati, ospita ogni anno una
stagione teatrale e una stagione concertistica, ambedue di pregevole qualità.
Molti i punti di ristoro:sia nel centro che in periferia vi
sono bar, pizzerie, trattorie, ristoranti .Presenti anche un motel lungo la
statale n.256 ed alcuni agriturismi.
Paesaggi magnifici offrono le zone circostanti , costellati
di frazioni graziose ed accoglienti.
Panorami ameni si godono salendo al San Vicino (m.1485 c.),
dalla cui cima, nelle giornate limpide, si scopre la costa adriatica.
La città è posta a pochi chilometri dalle famose Grotte di
Frasassi, da Fabriano, città della carta, da Camerino, città universitaria, da
San Severino, ricca di opere d’arte;a meno di un’ora si trovano Recanati,
patria di Giacomo Leopardi e Gubbio, città d’arte. Non lontane sono Loreto,
città mariana per eccellenza, ed Assisi, patria di S. Francesco,
che amò anche queste contrade.
Dallo scrittore Libero Bigiaretti Matelica è stata definita
"Città Ideale".

Fiorella Conti
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Archivio della Parrocchia di Santa Teresa di Matelica
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