MATELICA

 

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MUSEO PIERSANTI di MATELICA
Via Umberto I, 11
ORARIO: 10.00-12.00 / 17.00-19.00
TEL. 0737 84445

Il Museo Piersanti, nella centralissima via Umberto I, si sviluppa in 16 sale del bellissimo Palazzo Piersanti, costruiti tra il XV e il XVI secolo. Oltre alla collezione privata della famiglia e a opere provenienti da chiese cittadine, è davvero notevole l'ambientazione nel palazzo che conserva praticamente intatti mobili e arredi. Tra le opere più importanti presenti il Crocifisso di Antonio da Fabriano, il Trittico di Francesco di Gentila, la Madonna con bambino di Eusebio da San Giorgio.


Il museo prende nome dalla famiglia Piersanti che abitò il Palazzo dal 1728 alla fine dell'800. Si deve a monsignor Venanzio Filippo Piersanti, cerimoniere papale, il merito di aver iniziato a collezionare le raccolte del museo: tra queste la più preziosa è quella delle reliquie conservate in piccole teche d'argento in manifattura roamana del '700. Nel 1901la marchesa Teresa Capeci Piersanti donava al Capitolo della Cattedrale il Palazzo con tutti i suoi arredi e collezioni a cui i seguito furono aggiunte opere provenienti dalle chiese della città ed altri oggetti rari e di pregio, frutto di donazioni. Il palazzo Piersanti, sede del museo, venne realizzato intorno al '500 probabilmente da Giovanni Battista e Costantino da Lugano, autori di palazzo Ottoni e risulta costituito dall'accorpamento di più edifici costruiti nel corso dei secoli. Alcune modifiche in funzione museografica, portarono alla realizzazione di due itinerari, quello del museo pinacoteca e quello della casa museo con il gabinetto, la stanza da letto, la galleria, la sacrestia e la cappella. Tra le opere più importanti si segnalano i dipinti di Jacopo e Giovanni Bellini (1430-1516), Antonio da Fabriano (not. 1451-1489), Francesco di Gentile (att. Seconda metà del sec. XV), Lorenzo d'Alessandro (not. 1462- 1503), Bernardino di Mariotto (not.1497-1527); gli arazzi del XVI e XVIII sec.; alcuni disegni attribuiti a Guercino (1591-1666) e Federico Barocci (1535-1612) ed un Crocifisso in legno policromo del XII sec.

 

MUSEO PINACOTECA COMUNALE di MATELICA
Piazza Enrico Mattei
ORARIO: (in allestimento)
TEL. 0737 787434


Il museo Pinacoteca è ospitato al secondo piano del Palazzo Ottoni, già sede della signoria di Matelica, costruito da maestranze lombarde, Giovanni Battista e Costantino da Lugano, alla fine del XV sec., su committenza di Alessandro e Ranuccio Ottoni. La Pinacoteca comprende le opere pittoriche precedentemente collocate nei vari uffici comunali. Tra queste di particolare interesse sono, una predella di scuola romana del XVI sec. proveniente dal convento soppresso di Sant'Agostino che raffigura al centro la Cena di Emmaus e ai lati Sant'Agostino e San Nicola da Tolentino; un Sant'Onofrio di Salvator Rosa 81615-1673) proveniente dalla cappella dell'Università dei Panni Lana collocata all'interno della chiesa di S. Filippo edificata tra il 1655 ed il 1660; una serie di dipinti del neoclassico pittore matelicese Raffaele Fidanza (1797-1846), uno dei più validi artisti del primo ottocento, noto per la particolare introspezione psicologica con cui ritraeva i personaggi dell'epoca; alcune opere di Diego Pettinelli (1897-1989) allievo di Adolfo De Carolis (1874-1928) e la mazza d'argento realizzata nel '700 dall'argentiere romano Domenico Piani a ricordo del riconoscimento ottenuto da Matelica elevata a città. Mobili rari e di pregio, del XVI-XVII e XVIII sec. costituiscono l'artistico arredo della pinacoteca e dl museo in cui sarà presto collocato l'Antiquarium della città.

TEATRO COMUNALE di MATELICA

Costruito dal 1805 al 1812
Riaperto nel 1995
TEL.: 0733 85088 / 787434


ATTIVITA' TEATRALE
:
Novembre – aprile : STAGIONE DI PROSA
Ottobre – maggio : STAGIONE MUSICALE
Marzo – aprile : FINALE DI “ MUSICA DELLE SCUOLE “

TIPOLOGIA
: Ha 411 posti in una sala a ferro di cavallo con tre ordini di palchi e loggione a balconata.

NOTIZIE STORICHE
: Intorno alla metà del settecento si avverte l'esigenza di avere una struttura stabile che solo intorno al 1805 trova realizzazione. L'incarico è affidato all'architetto Piermarini, autore del Teatro alla Scala, oltre che di molti altri teatri lombardi. Ma a seguito della sua morte la realizzazione è eseguita da due capomastri: Belli e Fontana, i quali falsano il progetto originale. Nel 1849 in un radicale restauro a cura di Vincenzo Ghinelli viene ampliato il boccascena ed il palcoscenico, ridisegnate le linee dei palchi, modificate le rampe di accesso. La sala teatrale è caratterizzata da un sobrio aspetto neoclassico.

 

Cenni Storici

Matelica fu fondata dagli Umbri, antico popolo di stirpe italica, come attesta Plinio il Vecchio, anche se recenti scoperte archeologiche all'interno del Teatro Comunale fanno pensare ad insediamenti piceni. In seguito, nell'anno 664, divenne "Municipio" di Roma, cioè venne assoggettata da Roma mantenendo però il diritto di amministrarsi da sola e non invece quello di godere dei diritti politici dell'Urbe. Il territorio di Matelica durante il Triumvirato fu diviso in centurie, che venivano assegnate a coloni e a soldati veterani. Del periodo romano, rimangono alcune iscrizioni: lapide di Camurio, l'iscrizione di Sabino e quella di Caio Arrio. Matelica fu Sede Vescovile dal V al VI sec., venendo poi assoggettata nell'anno 578 alla Diocesi di Camerino. I Vescovi che risiedettero a Matelica e dei quali ci resta notizia furono: Equizio, che partecipò al concilio di Roma del 487 e Florenzio che mancò dalla città per molti anni per accompagnare Papa Virgilio a Costantinopoli nel 548. Secondo una tradizione, nei pressi di Matelica, nell'attuale zona Cavalieri, durante il periodo delle invasioni barbariche si combatté la battaglia tra i Bizantini, comandati da Narsete, e i Goti, guidati da Totila che morì sul campo. In seguito la città venne occupata e distrutta dai Longobardi. Dopo tale periodo, Matelica risorse e nel basso medioevo, pur appartenendo giuridicamente alla Santa Sede, in quanto compresa nella Marca di Ancona, fu soggetta al dominio dell'Imperatore di Germania, dal 962 anche re d'Italia. La città venne trattata benignamente dagli Imperatori tedeschi; sia da Federico Barbarossa, che da Ottone IV. La prima notizia che conferma l'esistenza dell'organizzazione comunale di Matelica si ha nel 1162, quando si incominciarono ad avere alcune sottomissioni di castellani e piccoli feudatari. Il Comune di Matelica, come altri Comuni marchigiani, ebbe origine essenzialmente rurale, risultando costituito dall'unione di proprietari e coltivatori della terra. Nel 1255 Matelica, che ha dovuto a più lottare contro gli Ottoni (famiglia di Conti che faceva risalire la sua presenza a Matelica al 946, anno in cui l'Imperatore tedesco Ottone I donò la Città a un loro avo), sembra avere la meglio: la famiglia si sottomette al Comune. Nel periodo comunale la Città, a secondo dei suoi interessi, si alleò ora con una fazione ora con l'altra, partecipando a varie battaglie contro i Comuni vicini. Nel 1305 partecipò alla lega guelfa. Il Comune è retto, oltre che dal Podestà, dal Capitano del popolo e dal Consiglio degli Anziani. Da rilevare la partecipazione al governo della città dei Rettori e Consiglieri delle varie corporazioni artigianali costituenti il nucleo principale del Consiglio cittadino. Esse erano nove: Notari, Mercanti, Calzolai, Fabbri, Tornitori, Lanaiuoli, Falegnami, Sarti e Muratori. In questo periodo si formano le Società e Compagnie d'armi per la difesa e sicurezza della Città. Il passaggio dal comune alla signoria fu causato dallo stato di tensione esistente in quell'epoca tra le classi e dalle divisioni tra Guelfi e Ghibellini. Nel 1394 gli Ottoni ottengono dal Papa Bonifacio IX il Vicariato della Città, essi con una continuità dinastica del tutto eccezionale, riuscirono a far giungere il governo signorile a Matelica, fino alla metà del XVI sec. Nei primi anni lasciarono in vigore le vecchie leggi, rispettarono il sistema vigente per le elezioni e non usurparono i diritti del popolo e delle corporazioni. La relativa pace portò dei benefici anche dal lato economico: infatti furono realizzati opifici, edificate conce, tintorie e aumentò notevolmente il commercio dei tessuti in lana. Ben presto però il governo degli Ottoni si trasformò sempre di più in regime assolutista e tiranno. Tale dominio era tuttavia relativamente assoluto in quanto, al di sopra della signoria, vi era la Sede Apostolica che gli Ottoni mal tolleravano. A causa della loro condotta tirannica i loro rapporti con i matalicesi si erano fatti talmente tesi che alcuni cittadini, nel febbraio del 1545, ordinarono una congiura con lo scopo di uccidere alcuni membri della famiglia ma il complotto fu scoperto da un tale Falcone da Falconara. Dopo tante lotte e numerosi viaggi di delegazione dei cittadini a Roma, finalmente nel 1576 Papa Gregorio XIII spogliò definitivamente gli Ottoni della signoria. Nel 1578 Nicolò di Aragona, governatore generale della Marca, prese possesso della Città a nome della Sede Apostolica. Matelica fu così governata da un Commissario Apostolico inviato dal Papa. Con Paolo V, nel 1618, Matelica fu affidata ad un Governatore indipendente da quello della Marca, con piena giurisdizione; e per questo riconoscimento lo stemma di Paolo V Borghese fu innalzato sulle porte dei principali edifici pubblici. Si conservò l'antica divisione della Città in quattro quartieri: Santa Maria, Campamante, Civita e Civitella. A capo di ogni quartiere fu posto un Priore, facente parte di diritto del Consiglio generale. L'amministazione della Città era retta da un Gonfaloniere e tre priori, eletti nel Consiglio generale. La popolazione accettò pacificamente il nuovo governo, nel quale vide un periodo di pace dopo secoli di lotte intestine. In questo periodo i cittadini erano divisi in due partiti: uno favorevole al ripristino della signoria, l'altro devoto al nuovo governo. A placare questa sorta di guerra civile intervenne il Governatore di Macerata, mons. Ottavio Bandini, il quale, dopo essere riuscito ad ottenere la reciproca riconciliazione tra le due parti, vietò anche le denominazioni che li distinguevano e, con un suo decreto, cancellò tutti i processi fatti fino ad allora tra il Comune e la Santa Sede. La Città, se si escludono alcuni piccoli fatti di lotte interne, visse un periodo di pace e di ricchezza, grazie anche al commercio e alla produzione dei panni di lana. Esistevano infatti a Matelica oltre cento fabbriche dedite a questo tipo di produzione. Con una bolla di Benedetto XIV, del 26 settembre 1761, Matelica ottenne d'essere restituita al rango di "Città" con tutte le prerogative che distinguevano le principali città dello Stato Pontificio. Nel 1785 Pio VI con la bolla dell'8 luglio, reintegrava la Città a Sede Vescovile, separandola dalla diocesi camerte. Nel 1797, con lo scoppio della rivoluzione Francese e quindi, nel periodo risorgimentale, seguì le vicende delle Marche. Venne costruito il nuovo Municipio (1854) che fu trasferito dall'antico palazzo Marefoschi e, verso il 1861, venne iniziata l'apertura del nuovo corso. Con l'introduzione della libertà di commercio, i Matelicesi si trovarono disorientati e l'industria dei panni lana entrò in una profonda crisi, da cui non si sollevò più. A risolvere parzialmente la situazione economica, contribuì la costruzione della ferrovia, avvenuta nel 1886

 

IL GLOBO DI MATELICA

a cura di Francesco Azzarita - Responsabile della Sezione Quadranti Solari della UAI

 

Un globo di marmo bianco, reperto archeologico di grande attrattiva per la presenza di incisioni, segni e scritture greche, ha rivestito il ruolo di una significativa scoperta: un singolare modello di orologio solare giunto a noi dall'antichita' (figura a lato).

E' questa la storia che vogliamo raccontare, cioe' quella del Globo di Matelica, oggetto di studi, confronti e molte considerazioni, durante il primo Seminario Nazionale di Gnomonica, organizzato dalla Sezione Quadranti Solari a S.Elpidio a Mare.
Apriamo la storia facendo conoscenza con il reperto.

Il globo in oggetto fu rinvenuto a Matelica (MC) nel 1985, durante le operazioni di scavo che interessarono le fondamenta del Palazzo Pretorio, risalente al secolo XIII. Per interessamento di Danilo Baldini, del locale Archeoclub, la sfera di marmo fu depositata nel Museo cittadino. Essa ha un diametro di 29 cm e presenta un grosso foro conico, probabile sede di un sostegno inferiore che la sorreggeva in posizione adatta al suo funzionamento.

Sulla superficie del globo sono incise due grandi curve: una, di forma circolare, doveva venire a trovarsi in giacitura orizzontale quando la sfera si trovava sul suo sostegno, sul quale la immagineremo durante la seguente trattazione. L'altra, semicircolare e perpendicolare alla prima, si doveva trovare in posizione verticale, a dividere il semiglobo superiore in due parti di sfera. Per rendere significative le considerazioni che faremo, supporremo che questi due quarti di sfera risultino orientati uno verso est ed uno verso ovest.
Le due curve descritte assumono pertanto il ruolo di orizzonte, la prima, e di arco meridiano, la seconda.

La sfera porta inoltre, incisi sulla superficie, due curiosi sistemi di riferimento. Il primo che si impone all'attenzione e' una sequenza di 13 fori (figura a lato, in alto), ognuno del diametro di 5 mm, incisi sull'emisfero superiore a formare due archi simmetrici che si estendono da est a ovest: ogni foro e' contrassegnato da una lettera greca. Il secondo sistema e' formato da tre circonferenze (figura a lato, al centro), parallele tra loro e giacenti su una porzione dell'emisfero superiore, che supponiamo rivolta a nord. Queste tre circonferenze sono intersecate da un arco di cerchio passante per il loro polo; anche su queste linee sono incise lettere e parole greche. Il polo in oggetto risulta distare 43 gradi dal cerchio dell'orizzonte: si tratta probabilmente della latitudine d'impiego dell'oggetto in esame.

Un po' di storia

E' certamente possibile costruire orologi solari sferici e alcuni sono stati effettivamente costruiti: lo apprendiamo, ad esempio, dal "Trattenimenti matematici" del P.D.Luchini da Pesaro (Roma, 1730) e dal "Le Cadrans Solaires" di R. Rohr, (Strasbourg, 1965). Vi sono esempi autentici tuttora visibili a Strasburgo, in rue Schwilgue', e a Riva Valdobbia, nella provincia di Vercelli, in casa Bello. Il Rohr, in particolare, sostiene che l'idea di un orologio sferico e' implicita gia' nella realizzazione greca della sfera armillare, usata per osservazioni e calcoli astronomici e, piu' tardi con la sua proiezione sull'equatore, per la costruzione dell'astrolabio. S.Gibbs, in "Greek and Roman Sundials", sostiene che il tipo di orologio in oggetto si ricollega al famoso "globo celeste" che, secondo la tradizione riferita da Cicerone, fu iniziato da Talete di Mileto e, piu' tardi, tracciato da Eudosso.

Per quanto riguarda i metodi di costruzione di questi orologi solari e il loro modo di funzionare, occorre innanzitutto distinguere due categorie: quelli ad "azzeramento d'ombra" e quelli "a terminatore".

Il metodo di costruzione dei primi e' riportato con abbondanza di particolari in opere del Settecento: ".....sopra le Palle sferiche di marmo e di metallo....all'uso oltramontano". In pratica, sul globo vengono tracciati degli insiemi di meridiani (o linee orarie), l'orizzonte, l'equatore e le linee solstiziali. Un globo cosi' concepito, opportunamente orientato, viene dotato di un indice circolare "a coltello" incernierato sull'asse polare e libero di ruotare.

Il suo funzionamento (vedere schema a lato) e' semplice: orientato il globo, sul piano orizzontale e in direzione del polo celeste, si fa ruotare l'indice a coltello finche' questo non si disponga in modo da proiettare un'ombra filiforme. In questa situazione l'ombra cade sul meridiano, o linea oraria, del momento, segnando l'angolo orario del sole e quindi l'ora astronomica.

Anche sui globi funzionanti a "terminatore", e che non sono dotati di indice a coltello, sono segnate le linee orarie e l'ora si legge, sempre sull'equatore, in corrispondenza del terminatore: quella linea che divide l'emisfero illuminato da quello in ombra.

Qualcosa in piu' si puo' ottenere con l'impiego di un moderno mappamondo: basta orientare il suo asse nella direzione dell'asse terrestre e ruotarlo fino a portare nel punto piu' alto il luogo geografico d'osservazione. In altre parole, e' come se sospendessimo il mappamondo a un filo fissato alla localita' d'osservazione. Eseguite con sufficiente precisione queste operazioni, si lascia che la Terra, ruotando, compia il resto. Infatti, per effetto della rotazione terrestre, anche sul globo, ad essa solidale, scorrera' la luce del Sole e il terminatore si spostera' da est verso ovest. Le localita' che, sul globo, sono ad ovest dell'osservatore, vengono progressivamente illuminate in quanto vi sorge il Sole, mentre quelle ad est piombano nell'ombra poiche' il Sole vi tramonta.

Possiamo cosi', con un mappamondo, fornire risposta ad alcune domande: dove, in un dato momento, sia mezzogiorno (in tutte le localita' situate sul semimeridiano diurno del punto subsolare, il quale si puo' rapidamente determinare con un piccolo tripode equilatero a riduzione d'ombra); fra quante ore il Sole sorgera' o tramontera' in data localita'; quante ore mancano al mezzogiorno, e cosi' via. Possiamo anche valutare, con il passare dei giorni, la variazione dell'angolo che il terminatore forma con l'orizzonte; come solo alle date degli equinozi questo angolo diventi retto e ancora come, passando in tali date il terminatore per i poli, tutti i punti della Terra (ad eccezione dei poli) siano illuminati per 12 ore e per 12 ore restino in ombra.
Viceversa, al solstizio invernale il Sole illuminera' l'intera calotta polare antartica e per nulla l'artica. Dopo tale data, il Sole ricomincera' a salire verso il nord rimasto immerso nel buio durante l'inverno, al quale annuncera' la primavera; e cosi' via, fino al solstizio estivo, dopo il quale si volgera' nuovamente a sud, in un'altalena apparentemente immutabile.

Se immaginiamo di piantare degli stili sopra i poli del nostro mappamondo, vi potremo leggere l'ora solare del momento misurando l'angolo fra il meridiano sul quale si proietta l'ombra dello stilo e quello passante per la localita' d'osservazione (che giace, con il globo posizionato come sopra detto, sul piano meridiano).

Dopo questa lunga premessa, siamo in grado di affrontare i problemi posti dalla presenza, sul nostro globo, dei tredici fori e delle tre circonferenze parallele che, a nostro avviso, sono disposte sulla faccia del globo che va rivolta a nord.

Prima di prendere in esame il Globo di Matelica, e' opportuno premettere ancora che, a quanto ci risulta, esso e' il secondo orologio solare conosciuto a forma di globo, dopo il cosiddetto Globo di Prosymna, rinvenuto nel 1939 da W. Blegen in quella localita' dell'Argolide e attualmente custodito a Nafplion, nella stessa Grecia. E' bene dire, pero', che detto globo ha in comune con il nostro globo solo i fori identificati da lettere greche e possiede, invece, due reticolati di linee curve con iscrizioni zodiacali. Il Globo di Matelica non possiede reticolati di linee, ma solo l'orizzonte, la meridiana e l'insieme delle tre circonferenze parallele e dei tredici fori: singolare e importante particolarita' che, nella rarita' dei congeneri, lo rende assolutamente unico.

La funzione dei tredici fori

Una prima ipotesi circa la funzione dei tredici fori che appaiono sul Globo di Matelica, e' che in essi si collocassero degli stili che avrebbero proiettato la loro ombra in corrispondenza di linee orarie. Una prima obiezione contro questa ipotesi discende dalla constatazione che sul Globo mancano anche le tracce di linee orarie. Una seconda obiezione potrebbe essere basata sul fatto che l'ombra di uno stilo che si proietta su una superficie convessa tende all'infinito, sfuggendo e sfumando sulla stessa e mal prestandosi all'uso che si ritiene fosse quello di indicare con precisione l'ora.

Partiamo invece dalla considerazione obiettiva, gia' discussa in precedenza, che il piano individuato dal terminatore e' perpendicolare alla direzione dei raggi solari. Di conseguenza, se in un punto qualsiasi tra quelli raggiunti dal terminatore vi fosse un foro, questo foro funzionerebbe da localizzatore del terminatore medesimo.

Stimolati da tale constatazione, proseguiamo l'analisi con l'ausilio di un globo didattico - in tutto simile a quello di Matelica - e di una calotta reticolata, che ci consente di tracciare rapidamente i terminatori. Il ragionamento che ci guida, infatti, e' che i fori potrebbero trovarsi ubicati in corrispondenza dell'incrocio di diversi terminatori. In altre parole, comunque si sposti il Sole in declinazione durante i vari giorni dell'anno, alla stessa ora di ogni giorno il terminatore potrebbe passare comunque attraverso un dato foro. Se cosi' fosse, potremo chiamare tale foro " punto orario del Globo di Matelica".

Partiamo dal presupposto che sul Globo siano state impiegate, come era d'uso nell'antichita', le "ore temporarie", vale a dire ore di durata diversa lungo il corso dell'anno. Queste ore si ottengono dividendo in dodici parti uguali l'arco di illuminazione diurna che e', com'e' ben noto, piu' lungo d'estate e piu' corto d'inverno. Le "ore temporarie" estive saranno percio' piu' lunghe delle corrispondenti invernali.

Cio' premesso, procediamo a una verifica mediante il globo didattico sul quale avremo tracciato due circonferenze massime (orizzonte ed equatore) e le due cironferenze sostiziali, parallele e rispettivamente a 23,5 gradi sopra e sotto l'equatore. Di queste ultime circonferenze consideriamo solo le porzioni che si trovano al di sopra dell'orizzonte. Dividendo ciascuno di tali archi in dodici parti, avremo segnato le dodici ore estive e quelle invernali nel sistema a "ore temporarie". In altre parole, ciascun punto rappresenta il luogo della Terra che ha il Sole allo zenit all'inizio di ogni ora temporaria, in estate e in inverno. Per comodita' potremo unire, mediante archi, ciascuna ora estiva con la corrispondente invernale: questi sono gli archi orari nel sistema delle "ore temporarie": In ogni giorno dell'anno, a una data ora temporaria, il Sole si trovera' allo zenit di un punto che sta su quel determinato arco orario.

Sul Globo di matelica, tuttavia, non vi e' traccia neppure di questo reticolato orario.Percio' dobbiamo fare ancora un passo avanti nelle nostre supposizioni.

Materializziamo mediante una calotta semi sferica, di un raggio identico a quella del globo didattico, l'emisfero della Terra illuminato dal Sole. La calotta e' reticolata ed e' forata nel suo polo. collocandola in modo che questo foro polare coincida con il punto invernale di un arco orario, possiamo disegnare - seguendo con una matita il suo bordo - il terminatore in quella data ora di quel giorno dell'anno. Ripetiamo l'operazione, spostando la calotta in modo che il suo polo forato insista sullo stesso arco orario usato precedentemente, ma nella posizione che corrisponde a una giornata estiva. I due terminatori, tracciati per la stessa ora temporaria di due giorni distinti dell'anno, si incontrano in due punti. Se ripetiamo le operazioni descritte per qualsiasi giorno dell'anno, osserviamo che per questi stessi due punti passeranno pure tutti i terminatori di tutti i giorni dell'anno a quella certa "ora temporaria" (vedere figura a lato).

LO SCHEMA: Proiezione sul globo di Matelica, per uno stesso arco orario, calcolato per una giornata invernale (in alto) ed estiva (in basso). Si nota che i due terminatori si incontrano, per tutti i giorni dell'anno, in due punti fissi sul globo (nel nostro caso uno di questi due punti coincide con il foro 4).

Ripetendo queste operazioni per ciascuna ora ci accorgiamo di individuare sulla sfera una serie di coppie di punti disposti in un ordine ben definito. Notiamo subito che quelli corrispondenti al sorgere e al tramontare del Sole (ora 0 e ora 12 di luce) cadono allo zenit e al nadir della sfera. Notiamo ancora che i punti di culminazione, corrispondenti all'ora 6 di luce, cadono esattamente nei punti cardinali est e ovest. Per ogni altra ora temporaria si undividuano due punti, giacenti uno sopra e uno sotto il cerchio dell'orizzonte. Questi punti possono ora essere denominati "i punti orari del Globo di Matelica". Infatti, cancellando dal nostro globo didattico i cerchi e gli archi utilizzati per la costruzione grafica, lasciando solo il cerchio dell'orizzonte e i punti orari che giacciono al di sopra di esso, siamo in grado di passare a un confronto-verifica con il Globo di Matelica.

Notiamo subito che sul Globo, in corrispondenza di questi punti, vi sono proprio i tredici fori, ordinati, come gia' detto, lungo due archi consecutivi. Questi due archi si uniscono a formare una cuspide proprio in corrispondenza dello zenit. I centri di curvatura dei due archi sono distanziati dal polo nord - che si trova al centro delle tre circonferenze parallele - di un angolo uguale alla colatitudine del luogo. Tra loro questi due punti distano altrettanto, cosicche' essi e il polo costituiscono i vertici di un triangolo sferico equilatero (cosa che si puo' agevolmente verficare sul globo didattico).

A questo punto possiamo tentare di andar oltre. Accanto a ognuno dei tredici fori c'e', sul Globo di Matelica, incisa una lettera greca: l'ordine alfabetico inizia, con la lettera alfa, al punto zenitale (ora 0 o 12) e prosegue verso ovest, dove e' riportata la lettera zeta. Alla sesta lettera dell'alfabeto corrisponde dunque l'ora sesta! La stessa lettera e' segnata anche sul punto est (est e ovest sono punti orari della sesta ora temporaria, come si ricordera') dal quale si risale al punto zenitale con le lettere seguenti: eta, theta, iota....
Vediamo cosi' iscritta a chiare lettere - e' proprio il caso di dirlo - la conferma decisiva della teoria costruttiva qui esposta!

Si potrebbe chiedere come mai le ore siano segnate a partire dal punto zenitale verso ovest, fino all'ora 6, per poi riprendere da est per riguadagnare il punto zenitale. Si puo' rispondere che il Golbo funziona con il metodo del duplice bordo. Quando il Sole sorge, il terminatore passa per il punto zenitale e interseca i fori col suo bordo anteriore (nel senso del moto che avra' durante la giornata) segnando l'ora 0, la 1 e cosi' via fino alla 6, quando passa per il punto che si trova a ovest (mentre, nello stesso momento, il bordo posteriore passa per est). Da questo momento e' conveniente far riferimento al bordo posteriore del terminatore che, lasciato il punto est, passera' per i punti orari che vanno da est allo zenit. In tal modo, fra l'altro, si ottiene il comodo risultato di disegnare l'intero quadrante su una meta' del Globo.

Resta un ultimo problema, e cioe' per quale motivo i punti orari siano identificati da fori e non solo dalle lettere greche. L'ipotesi piu' convincente, dovuta all'ing.Rini, e' che, essendo il bordo dell'ombra sulla sfera alquanto sfumato, un foro, o ancora meglio un piolino infisso nel foro, avrebbe indicato l'ora con maggiore approssimazione, mediante l'azzeramento su di esso dell'ombra del Globo. Questa intuizione e' stata confermata da Danilo Baldini, che afferma di aver individuato in un dei fori i resti di un probabile stilo di legno.

La funzione dei tre cerchi

Ripensando alla costruzione del Golbo Solare di Matelica, comprendiamo ora che, su un tale orologio sferico, il terminatore di una data ora temporaria si sposta di giorno in giorno variando la propria distanza dal polo (nord, nel nostro caso). A ben riflettere, e' proprio questa distanza che puo' indicare, con una certa approssimazione, la data dell'anno.

Se osserviamo il globo per un intero giorno, notiamo che la parte piu' a nord del terminatore inviluppa, con buona approssimazione, una circonferenza. In realta', giorno dopo giorno, tale porzione del terminatore descrive una spirale, discendente dal solstizio estivo a quello invernale, e ascendente nel periodo successivo. Tuttavia rimane pur vero che, con buona approssimazione, durante una giornata la cuspide nord del terminatore descrive una circonferenza. Fra tutte le possibili circonferenze scegliamo quelle connesse alle declinazioni del Sole in particolari momenti dell'anno. All'equinozio autunnale la cuspide nord del terminatore restera' ferma al polo, a 0 gradi di distanza da esso. Al solstizio invernale la cuspide descrivera' un cerchio di ampiezza 23,5 gradi. All'inizio dei mesi zodiacali intermedi le circonferenze avranno un'apertura di 11,5 e 20 gradi. Nei mesi zodiacali successivi le cose si svolgeranno in maniera ripetitiva, insistendo sempre sui tre cerchi menzionati.

Le tre circonferenze cosi' descritte sono chiaramente raffigurate nel Globo di Matelica nelle tre circonferenze incise sulla faccia rivolta a nord, le cui distanze dal polo hanno proprio i valori citati. Anche in questo caso abbiamo una conferma "a chiare lettere" dell'ipotesi costruttiva qui esposta, dai caratteri greci incisi accanto a ogni circonferenza.

Se le circonferenze citate descrivessero effettivamente il comportamento del Sole durante l'anno, vi dovrebbero corrispondere delle scritture in qualche modo legate ai segni zodiacali. In altre parole, se queste corrispondono in qualche modo a un calendario, vi dovremo trovare scritti i nomi dei mesi. Non e' solo con il desiderio, ma con tutta l'emozione della scoperta, che riusciamo a decifrare - nella giusta collocazione - le lettere PART (cioe' Partenos = Vergine) e DIDIMOI (cioe' Gemelli) (vedere schema a lato).
Non rimane quindi alcun dubbio: le tre circonferenze hanno funzione di calendario e il Globo di Matelica e' un quadrante solare completo!

LO SCHEMA: Le tre circonferenze parallele del globo di Matelica con la sequenza delle declinazioni solari nel corso dell'anno e le iscrizioni in greco, rilevate.
Tra parentesi le costellazioni zodiacali come dovrebbero collocarsi; senza parentesi le iscrizioni che si leggono sul globo di Matelica.

Ma il lettore attento avra' notato che rimane ancora da spiegare la funzione di un arco, quello che interseca le tre circonferenze, passando per il loro polo (vedi fotografie sopra riportate).
A questo proposito ci aiuta un'intuizione dell'Ammiraglio Fantoni: si tratta della linea di separazione fra archi diurni e archi notturni nei vari giorni dell'anno. In altre parole, si tratta del luogo dei punti toccati dal terminatore al sorgere o al tramontare del Sole: nel semestre invernale l'arco diurno e' quello sovrastante la linea; nel semestre estivo e' quello, piu' ampio, sottostante.

Tutto e' stato spiegato?

A questo punto possiamo chiudere la trattazione, soddisfatti che il mistero del Globo di Matelica, almeno sul piano teorico- costruttivo, sia stato risolto. In realta' restano ancora delle domande che non hanno avuto risposta. Ad esempio, non sappiamo chi ne sia l'autore, ne' conosciamo il luogo di installazione, anche se non possiamo escludere che fosse proprio Matelica con i suoi 43 gradi 30 primi di latitudine, assai vicini ai 43 gradi stimati come latitudine di impiego del Globo.
Le iscrizioni dicono che il Globo e' di origine greca, e anche il suo aspetto appare molto simile a quello di Prosymna (gia' citato), databile al II secolo A.C. E' difficile spiegare l'uso della lingua greca per una localita' come Matelica, posta ben al di fuori della Magna Grecia. A meno che, come ha affermato Danilo Baldini, Matelica non sia stata una colonia greca legata ad Ancona: questo sarebbe confermato dal tipo di pietra usato per la costruzione del globo, una pietra bianca che secondo don Alberto Cintio potrebbe essere la "pietra bianca di Paro".

Ma questi e altri problemi posti dal Globo di Matelica potranno essere risolti da storici, archeologi o da chi, fra i lettori, sara' rimasto interessato dalla nostra ricerca.


      

 

Pubblicato su UAI ASTRONOMIA - numeri 6 e 7 anno 1988
Foto Baldini

 

 

Matelica grotte e dintorni
Il territorio di Matelica (10.000 abitanti) è compreso nella provincia di Macerata il cui capoluogo dista 45 Km. Confina a nord con la provincia di Ancona che dista 80 Km. La città di Matelica sorge a 365 mt. sul livello del mare e si pone al centro dell'alta valle dell'Esino, principale corso d'acqua che sorge in quest'area. Un ambiente ancora incontaminato che affascina gli amanti della natura e gli appassionati di itinerari ambientali. Matelica non vanta solamente uno stupendo paesaggio, ma anche una serie di ricchezze artistiche, storiche ed archeologiche. La città moderna si estende sul sito dove si sviluppò l'abitato dell'Età del Ferro ed il Municipio Romano. Numerosi sono i ritrovamenti di epoca picena ora visibili presso una mostra permanente nei locali del Municipio (interessante il ritrovamento di vinaccioli che testimoniano la
secolare tradizione della viticoltura). Il centro di epoca romana è attestato da nume- rosi ritrovamenti tra cui meravigliosi mosaici. A testimonianza delle epoche passate interessanti

 

La nuova chiesa di Regina Pacis

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Curiosità

Visite di papi a Matelica (Macerata)

Hanno visitato la città nei secoli:

Niccolò V (Tommaso Parentuccelli di Sarzana),durante il suo viaggio nelle Marche nel luglio del 1449; forse fu a Matelica anche nel 1450;

Pio II (Enea Silvio Piccolomini,senese),nel luglio 1464,come attestano gli storici matelicesi Camillo Acquacotta e Sennen Bigiaretti

Paolo III (Alessandro Farnese,di Viterbo) nei primi giorni d'ottobre del 1539 e vi tornò nel luglio del 1543.

Infine la visita di Giovanni Paolo II il 19 marzo 1991.
Lo attestano due iscrizioni poste all’ingresso del Palazzo Municipale e della Chiesa Concattedrale di Santa Maria Assunta,nel cuore del Centro storico.

Traiano Boccalini compose i suoi Ragguagli di Parnaso a Matelica

Quest'ardita tesi potrebbe trovare serie prove che la convalidano ,essendo ,negli anni della composizione dell’opera ,il Boccalini a Matelica ove svolgeva importanti incarichi pubblici.

Il Piermarini lavorò al progetto del teatro della città.

Giuseppe Piermarini, il famoso progettista della Scala di Milano, ha eseguito progetti, conservati nell’archivio teatrale, per il teatro matelicese, prima condominale, ora comunale, cui è stato dato perciò recentemente il nome dell’illustre folignate.

Etimologia del nome Matelica

Ecco alcune ipotesi.

Secondo alcuni il nome deriverebbe dall'espressione latina MATER LIQUORIS per le acque che scendono dai versanti montuosi (Esino e Rio Imbrigno).Per altri la radice sarebbe greca:MATESIS, luogo di studi;per altri ancora dal latino MEA DILECTA che corrisponderebbe al greco METELIS (lat. advena) luogo di delizie o asilo dei forestieri; non ultimo il riferimento a MATER ILIUM,madre delle querce che in realtà costituiscono da sempre parte del paesaggio e che la comunità ha tutelato ancor prima della legge regionale in merito. Da citare anche il riferimento alla radice tedesca MATTEN ,per cui equivarrebbe a Paese dei prati. L'antica radice TELEG ne farebbe un Luogo coperto di neve; non sono che le interpretazioni più ricorrenti e forse in parte fantasiose. Ma la ricerca continua!

Le "Compagnie"

Nell’anno 1340 sono istituite a Matelica "LE COMPAGNIE",con il compito di tutelare la città e i suoi abitanti,oltre che i suoi beni.
Se n'annoverano ben 15. Eccone i nomi:

S. Agostino, S. Antonio, La Spada, S. Tizio (o Eutizio), La Croce, Lo Drago, Agnus Dei, S. Biasio , La Cervia, La Banda, La Rosa, La Luna e L a Stella, Il Bove, Il Gallo, S. Giorgio.

Il vicolo di "basciafemmine"

Esiste nel centro storico della città di Matelica un "Vicolo Orfanelle" che però è più noto come "Vicolo de basciafemmine", cioè di "baciafemmine"

Tale attributo è dovuto al fatto che ,essendo la via molto tortuosa, permetteva di ..eseguire tali operazioni ... fuori da sguardi indiscreti.

I vini

Matelica da secoli è famosa per i suoi vini bianchi e rossi,in particolare per il biondo Verdicchio,prodotto dalle sue colline e da quelle della valle dell’Esino.
Già nel 1300 e nel 1500 ,attraverso documenti d’archivio,si ha la certezza dell’impianto delle sue vigne che,secondo un'antica tradizione,risalirebbero al periodo romano.

Ottimi produttori erano gli Ottoni,signori della città per secoli,che lo custodivano nelle loro cantine nel palazzo omonimo costruito nella seconda metà del Quattrocento da maestri lombardi nel cuore della città,nella piazza detta anticamente "Grande", oggi piazza Enrico Mattei, in onore di quest'illustre personaggio che a Matelica ha trascorso molti anni e che è sepolto nel suo cimitero.
E’ tradizione che gli Ottoni offrissero ai loro ospiti più illustri il prodotto delle colline assolate.

Proprietarie di vigne erano anche le donne della famiglia Ottoni : tra esse Emilia, della famiglia Varano di Camerino ,vissuta nella seconda metà del Cinquecento.

La "patente da mattu".

E’ tradizione che chi visita Matelica faccia sette giri intorno alla fontana per acquisire la "patente da mattu"rilasciata dalla locale "Pro Loco".

Forse tale tradizione risale ai secoli passati,quando chi falliva doveva fare tanti giri ,correndo per dodici volte intorno alla grande piazza,seminudo,vestito solo di calzoni,scarpe e cappello,schernito dalla folla,al suono ironico di una trombetta,gridando:

"Io ho ceduto alli miei beni et per questo nisiuno mai più me creda". Fatto ciò,si restituiva al fallito la libertà.

La città di Enrico Mattei

Matelica può essere definita la città di Enrico Mattei.

Nato ad Acqualagna (Ps), vi trascorse la giovinezza,impiegato nella locale Conceria,prima di trasferirsi a Milano.
Vi tornò poi spesso sia dopo che divenne commissario straordinario dell’Agip mineraria,poi deputato,quindi Presidente dell’Eni, abitando nella casa oggi detta Palazzo Mattei,già Palazzo Grassetti,nel centro storico della città,a fianco del Museo Piersanti, in Via Umberto I.

Dopo la tragica fine a Bascapè, le sue ceneri riposano nel locale cimitero.

Matelica, patria dello scrittore Libero Bigiaretti

Matelica ha dato i natali ad uno dei maggiori autori del Novecento:allo scrittore Libero Bigiaretti (1905-1993),collaboratore ad Ivrea di Adriano Olivetti, di molti giornali e riviste,autore di romanzi e testi poetici,quali Esterina, Carlone, Le stanze, Disamore, il Congresso, le Marche, Un sogno di ferragosto, tradotti in molte lingue e noti anche all’estero.Nelle sue opere spesso ha fatto riferimento alla città natale indicata con la sigla M. o come Metelia.

Le ha anche dedicato un bellissimo racconto, La festa di Sant’Adriano,ispirato alla sua infanzia ed alla fiera in onore del Santo Protettore,fiera che nei secoli scorsi durava un'intera settimana e che ora si tiene il 17 settembre,mentre il 16 è il giorno della festa del Patrono.

Pittori dell’Ottocento e del Novecento

Matelica ha dato i natali al Pittore, xilografo, ritrattista Raffaele Fidanza (1798-1846), allievo dell’Accademia di San Luca a Roma, operante enella capitale, a Vienna,Parigi, Londra.

Di lui in Municipio si conserva una collezione di ritratti, tra cui alcuni relativi alle "virtuose "del Teatro Apollo di Roma e ad Adelaide Ristori, grande protagonista del teatro di prosa in Italia, a cui è stato intitolato un premio radiofonico europeo. Alla fine dell’Ottocento fu allestita una mostra di molte delle sue opere che riscosse il plauso del Pittore Francesco Podesti. Dopo la seconda guerra mondiale ne fu allestita una seconda: tra gli articoli scritti in quella occasione, particolarmente illuminanti quelli di Libero Bigiaretti e di Mario Praz.

La città ha dato i natali anche al pittore xilografo Diego Pettinelli, scomparso negli anni Ottanta, allievo di Adolfo De Carolis, che lo chiamò giovanissimo come collaboratore ad affrescare i saloni della provincia di Bologna e di cui più tardi sposò la figlia.

Famosi i suoi acquarelli che illustrano gli angoli più famosi di Roma, tra cui piazza Navona, di Venezia, della marina marchigiana e delle sue colline, i paesaggi sardi, le xilografie che ornano pubblicazioni della Regione Abruzzo e raccolte di poesie di Filippo Accrocca e di altri autori contemporanei.

Interessante la collezione donata al Comune di Matelica ed al Museo Piersanti, oltre che alla Pro Loco.

La città dei panni lana

Matelica già nel 1400 era famosa come città dello stato pontificio, allora governata dagli Ottoni come Vicari, produttrice di panni lana.

I suoi storici affermano che vi erano ben 110 fabbriche.

Nel 1700 i lavoranti erano 3500 su una popolazione di oltre ottomila abitanti.

L’archivio storico di Fano conserva documenti che affermano che il suo panno blu (che insieme al rosso era famoso) veniva venduto alla zarina Caterina II di Russia per la sua marina.

Oggi la città in un certo senso conserva tale tradizione attraverso le confezioni di abiti maschili e femminili e attraverso confezioni di maglieria di alta qualità che sfollano nelle più importanti rassegne di moda.

La Beata Mattia Nazzarei

Nella chiesa di Santa Maria Maddalena, accanto al monastero delle clarisse francescane, si conserva il corpo della Beata Mattia Nazzarei, imparentata con la famiglia degli Ottoni, signori della città, monaca clarissa dell’ordine di Santa Chiara, vissuta tra il XIII e XIV secolo. La chiesa è popolarmente perciò detta della Beata Mattia.

Subito dopo la sua morte, era chiamata già Santa dal popolo.

Numerose pergamene esaminate da esperti rivelano l'importante funzione della Beata Mattia non solo come religiosa ma come danna attenta ai problemi umani e sociali della sua città. Fu particolarmente sensibile ai problemi dei malati, dei poveri e favorì la pacificazione sociale, impegnandosi n prima persona in caso di necessità.

La sua chiesa da secoli è stata meta di tanti fedeli.

Al tempo della occupazione napoleonica il suo corpo fu trafugato nottetempo per attenuare le manifestazioni religiose e lo spirito di fede dei devoti.
Per la reazione dell’intera città e del suo Gonfaloniere, le autorità furono costrette a riportare il corpo da Macerata alla città natale, con immenso afflusso di folla.

La chiesa, il 19 marzo 1991, è stata visitata da Giovanni Paolo II, in occasione della visita nella Diocesi, nelle fabbriche e in città.

Nel tempio in ogni giorno dell’anno continuamente affluiscono non solo i matelicesi ma pellegrini dalle città vicine e particolarmente da Napoli, per un evento miracoloso a lei attribuito da parte di un abitante di quella città che sostiene di essere guarito da un male incurabile grazie al suo aiuto.

E’ tradizione delle spose matelicesi, deporre un mazzo di fiori davanti all’arca che custodisce il suo corpo, il giorno delle nozze, subito dopo la cerimonia nuziale, perché sia benedetta la loro unione e riceva la protezione della Beata.

Tradizioni popolari

Particolarmente sentita dalla popolazione è la processione del Venerdì santo, che si ripete da oltre cento anni, ed a cui partecipano le associazioni religiose, le confraternite e molti figuranti, percorrendo le vie del centro storico della città. Essa è preceduta, nello stesso pomeriggio, dalla cerimonia delle "TRE ORE di Passione"che si tiene nella Chiesa di San Francesco, anticamente affiancata al canto de "La Desolata".

Prodotti gastronomici

E’ tradizione matelicese tuttora praticata, in occasione della Pasqua, preparare grandi e delicate ciambelle bianche, di cui si mantiene segreta la formula, pizze dolci e di formaggio e la stessa mattina di Pasqua preparare una colazione in cui consumare "frittata con la mentuccia " e "ciauscolo", oltre che uova sode e dolci

In altri periodi dell’anno, come ad esempio in tempo di vendemmia, fette e ciambelle di mosto, e durante tutto l’anno, ciambelloni e la "crescia fojata".

Come primi piatti, molto apprezzate le tagliatelle, "li trozzapreti", le lasagne, i vincisgrassi, i ravioli.

Tra i vini, domina il Verdicchio, di cui esiste anche lo spumante, ma molto apprezzati sono il rosso ed il rosato, oltre che il frizzante.

Bellissime le vedute panoramiche che si godono percorrendo la strada provinciale ed i tornanti che portano a Canfaito ed ai prati del monte San Vicino (m.1483) dalla cui cima, nelle giornate serene, si può scorgere il mare Adriatico.

Anticamente vi si trovava una casetta di legno da cui si rilevano e si trasmettevano segnali; particolarmente utili quelli della costa che preavvisavano incursioni piratesche ed ogni tipo di pericolo per l’entroterra.

Per secoli la comunità di Matelica ha pagato ad Ancona una somma per il pagamento delle" Guardie della marina".

Altrettanto interessanti le escursioni verso il monte Gemmo, Esanatoglia e le sorgenti del fiume Esino che dà il nome alla valle omonima ed a Falconara sbocca nell’Adriatico, dopo aver ricevuto come affluenti il Giano ed il Sentino.

Matelica si trova ad un’ora di macchina da Recanati, patria di Giacomo Leopardi e Beniamino Gigli, da Loreto, città mariana per eccellenza, a venti minuti da Camerino, città universitaria, da Fabriano, città della carta e dalle grotte di Frasassi.

Comunicazioni

Matelica ha una stazione ferroviaria sulla linea Fabriano-Civitanova, con collegamenti con Roma ed Ancona.

E’ servita dalle linee automobilistiche Contram e Binni. Ha un servizio Taxi di alcune unità.

Matelica sede di antiche tipografie

Nella Biblioteca Ambrosiana di Milano si conserva un testo con versi in onore della Vergine, stampato a Matelica nell’anno 1473 a cura dell’abate commendatario della abbazia benedettina di Santa Maria de Rotis, monastero posto vicino Braccano, frazione di Matelica.

Sì tratta di uno dei più antichi esempi di incunaboli stampati in Italia.

Quasi contemporaneamente (1475) l’abate fece erigere dai maestri della muratura della Lombardia il campanile di Santa Maria de platea, santa Maria della Piazza, oggi Santa Maria Assunta, concattedrale di Matelica.


Fino al 1785 Matelica fu unita alla Diocesi di Camerino, da quell’anno è stata unita invece a quella di Fabriano, di cui ora è parte.


Fin dal Medio Evo è documentata in città la presenza di ebrei. Varie fonti attestano la loro attività di prestadenaro agli stessi Ottoni, signori della città.

Fiorella Conti

 

 

Matelica

Matelica è una città di oltre diecimila abitanti,  adagiata in mezzo ad un ampia vallata (a 365 m. s.l.m.) solcata dal fiume Esino che nasce nelle dorsali montuose oltre la vicina Esanatoglia.

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E' situata tra i contrafforti appenninici che vanno dal Monte Catria ai Sibillini.

Si trova in provincia di Macerata ed il suo territorio confina con i comuni d'Esanatoglia,  Gagliole,  Fiuminata,  Apiro,  Poggio San Vicino,  Castelraimondo,  San Severino,  Fabriano,  Cerreto D’Esi e quindi con la provincia d'Ancona.

Si trova a 30°31’8’’ di longitudine e a 43°15’8’di latitudine.

Le sue origini sono remotissime: scavi archeologici passati e recenti indicano insediamenti umani fin dall’età del ferro e consistenti presenze picene attraverso molti secoli.

"Matilica" è stata Municipio romano; lo attestano,  fin dal I secolo avanti Cristo,  antiche iscrizioni ritrovate in città e nelle campagne circostanti (fondamentale quella di Cajo Arrio Clemente della Tribù Cornelia,   "patrono" della città al tempo dell’imperatore Traiano,   collocata nel palazzo municipale) e storici come Plinio il Vecchio,  Frontino,   Ludovico Antonio Muratori e Antonio Vogel.

Frequenti i suoi rapporti con la vicina Umbria,  trovandosi a poche decine di chilometri dall'antica Via Flaminia.

Sede vescovile,  retta da "Equizio Matelicate",   fin dal V secolo dopo Cristo,  nel VI entrò a far parte di quella di Camerino da cui si distaccò nel 1785 per essere parte di quella di Fabriano.

Secondo alcuni storici subì ricorrenti invasioni nell’alto medioevo. Antiche tradizioni vorrebbero che si fosse combattuta una battaglia tra i Bizantini di Narsete ed i Goti di Totila presso la località Cavalieri,  anticamente detta Pian di Tomba per alcune tombe ritrovate nella zona.

Dopo l’invasione longobarda,  già nel basso medio evo tornò a nuovo splendore; pur essendo parte dei territori della Santa Sede,  compresa nella Marca d'Ancona,  fu assoggettata al dominio dell’imperatore di Germania cui dal 962 fu attribuito anche il titolo di re d’Italia.

Già intorno al 1160 si caratterizzò con una propria organizzazione comunale,  essenzialmente di carattere rurale,  attestata anche dal Palazzo del Governo e dalla torre che si trovò nel cuore del centro storico.Ben presto castellani e piccoli feudatari le si sottomisero. Nel 1255 anche la famiglia dei Conti Ottoni si sottomette al comune.

Le antiche pergamene conservate nell’Archivio Storico Comunale danno notizia di privilegi che le furono accordati da re Manfredi.

La sua posizione strategica la portò a vivere rapporti non sempre facili con le città vicine,  fino alla pacificazione con Camerino,  Fabriano,   San Severino nel 1306 e successivamente nel 1317.

Nella Descriptio Marchiae a Matelica erano attribuiti 1500 fuochi o fumanti. Nelle Costituzioni Egidiane,  raccolta normativa voluta dal cardinale Egidio Albornoz,  Matelica è posta tra le "civitates mediocres".

Fu successivamente soggetta alla Signoria dei Conti Ottoni fino alla seconda metà del 1500.

La famiglia,  che si diceva discendente degli Ottoni di Germania,   sostenendo che Ottone I avrebbe donato la città ad un loro antenato,  aveva rapporti di parentela con i Varano di Camerino,  con gli Oddi di Perugia,  con i Compagnoni di Macerata,  con i Piccolomini di Siena,  con i Carafa di Napoli,   con i Fieschi di Genova,  con i Guarnieri d'Osimo,  con i Simonetti di Jesi,  con i Boncompagni di Roma e con molte altre importanti famiglie italiane.

Nel 1394 ottennero da papa Bonifacio IX il Vicariato della città.

Nel centro abitato e nelle zone vicine numerose erano le presenze di ordini religiosi come i Benedettini,  gli Agostiniani,  i Domenicani,  i Francescani; nei secoli successivi si aggiunsero i Filippini ed i Carmelitani Scalzi.

La città,  già nel XIV secolo,  vedeva la presenza di nove Arti: notari,  Mercanti,  Calzolari,  Fabbri e Tornitori,  Lanaiuoli,   Falegnami,  Sartori,  Muratori.

I capitani delle stesse facevano parte del Consiglio Generale,   formato da eguale numero di consiglieri.

Il Comune era retto dal Podestà,  dal Capitano del Popolo,   dal Consiglio degli Anziani. Sono affiancati da Compagnie d’armi per la difesa e la sicurezza della Città.

Nel XV secolo la città contava ben 110 fabbriche di panni che vendeva alle fiere di Recanati,  di Foligno,  dove occupavano un intero isolato,   di Senigallia ed esportava a Roma e nel napoletano.

Alla fine del 1500 erano ancora più di sessanta e le più importanti famiglie erano interessate alla produzione ed al commercio di panni di lana.

Fiorenti da allora fino agli anni Cinquanta di questo secolo le attività delle concerie.

Agli Ottoni,  pur responsabili di gravi violazioni alla libertà dei cittadini,  dei diritti del popolo e delle corporazioni,  si deve la revisione degli Statuti ad opera del giurista Rinaldo Manozzini (Rainaldus Manozinus),   cui è intitolato un quartiere nella zona industriale,  si deve il potenziamento dell'attività dell’Arte della Lana,  di concie,  gualchiere,   tintorie,  e la costruzione di porte,  palazzi,  fortificazioni e logge.

Ebbe notevole incremento anche l’attività commerciale di tali prodotti.

Dopo la cacciata degli Ottoni,  sancita definitivamente nel 1576 da papa Gregorio XIII che li spogliò della signoria,  seguita ai tentativi falliti di pacificazione da parte della Santa Sede,  risultati inutili per i soprusi commessi,   cui fece seguito un'insurrezione popolare,  la città ebbe un Governo di Breve,   guidato da Antiloco Arcangeli,  collaboratore poi a Milano del cardinale Federico Borromeo,  cugino e successore di San Carlo.

Fu papa Paolo V,  nel 1618,  ad affidare la città ad un Governatore indipendente da quello della Marca,  con piena giurisdizione.

La città mantenne la sua divisione in quattro quartieri: Santa Maria,   Campamante,  Civita e Civitella.

A capo di ognuno fu posto un Priore,  componente di diritto del Consiglio. Un Gonfaloniere reggeva la città,  affiancato da tre Priori eletti dal Consiglio Generale.

Affioravano comunque ancora divisioni tra i cittadini,  per una parte ancora simpatizzanti per la signoria,  per l'altra favorevole al nuovo governo. La pacificazione fu favorita dal Governatore della Marca mons. Ottavio Bandini.

La pace interna era sollecitata da quattro "pacieri" e quattro "paciere"che,  riscuotendo la stima e il rispetto comune,   placavano le eventuali discordie all’interno del quartiere di cui erano responsabili,  per giungere nel modo migliore a celebrare ogni anno la Pasqua nella pace: tradizione che si mantenne fino al 1700.

Alcuni attribuiscono l’origine di tale tradizione a San Giacomo della Marca.

Fin dal 1622 la città fu consacrata alla Vergine Lauretana,  di cui ancora oggi si può ammirare l’immagine nel timpano del Palazzo municipale,   opera di Vincenzo Ghinelli.

Ormai parte dello Stato Pontificio,  con bolla del papa Benedetto XIV del 26 settembre 1761,  le fu restituito il titolo di Città,  consentendo l'uso della mazza argentea al suo Magistrato e della collana d'oro al Gonfaloniere.

Subì gli effetti della dominazione napoleonica che privò la comunità di preziosi tesori d’arte; nel 1854 fu costruita una nuova sede municipale;nel 1860 , a seguito dei risultati del plebiscito, entrò a far parte del Regno d’Italia.

L’anno seguente l’antico Corso (ora Via Umberto I) lasciava il posto al nuovo,  intitolato a Vittorio Emanuele II.

Nel frattempo la nuova politica commerciale produsse una violenta crisi nell'attività di produzione dei panni lana;una ripresa si verificò dopo il 1886 , anno dal quale inizia il funzionamento della stazione ferroviaria sulla linea Fabriano-Civitanova, in collegamento con la capitale e con l’arteria litoranea adriatica , rompendo l’isolamento non solo della città ma dell’intero territorio montano.

Nell’Ottocento e nel Novecento nuovo impulso ha assunto l'attività agricola nei settori delle produzione d'alta qualità dei vini, del grano, del granoturco e nell’allevamento del bestiame.

Le due guerre, come le precedenti d'indipendenza, vedono vicende sofferte per i tanti caduti militari e civili;particolarmente doloroso l’episodio, non isolato, dell’eccidio di Braccano (24 marzo 1944) in cui sono trucidati il Parroco di quella frazione e cinque giovani. Nel dopoguerra cambia il volto della comunità che si orienta verso un'intensa industrializzazione.

Importante in questa fase il ruolo di Enrico Mattei e di Aristide Merloni.

Molti i matelicesi impegnati in Italia ed all’estero in tutti i continenti nell’ENI, SNAM, SAIPEM come operai, come tecnici, come dirigenti.

Tra il 1950 ed il 1960 , all'importante attività delle concerie si affianca quella di nuovi stabilimenti ;alta la qualità dei prodotti: mobili per uffici, bombole per gas, abbigliamento di qualità,  calzaturifici e tomaifici, presenti, questi ultimi, ancora oggi.

Tutto questo ha fatto della cittadina un centro attivo ed intraprendente.

Il suo Patrono è da secoli S. Adriano , festeggiato il 16 settembre, cui segue , il giorno successivo, una famosa fiera , resa in modo impeccabile in un racconto di Libero Bigiaretti .

I Matelicesi da sempre onorano particolarmente anche la Beata Mattia Nazzarei , clarissa francescana, nata nello stesso anno in cui morì Santa Chiara.

Il suo corpo si trova nella chiesa di S. Maria Maddalena, detta della Beata Mattia, cui affluiscono pellegrini da ogni parte d’Italia.

Altro personaggio importante è il Beato Gentile Finaguerra,

sepolto a Venezia , nella chiesa dei Frari, martirizzato a Tabriz, in Persia , con alcuni confratelli dell’ordine francescano nel XIV secolo;fu anche padre guardiano a La Verna (Arezzo).

Il Gonfalone della città porta l'antico stemma della croce argentea in campo rosso , in epoca più remota sostenuto da un cavaliere , identificato con il Santo protettore.

Significative le immagini di Sant’Adriano , rappresentato in opere pittoriche del XIV ,  XVI e XVII secolo , che si trovano al Museo Piersanti , nella Chiesa di San Francesco e di San Filippo.

Nel centro storico si conservano ancora due delle antiche Porte, fatte costruire dagli Ottoni probabilmente nel XV secolo :Porta Molini,  che conclude il quartiere della Contrada detta anticamente di Sant’Eutizio,  confinando con il Monastero delle Clarisse Francescane,  e Porta Campamante che conclude il quartiere omonimo.

Ormai da tempo abbattute sono Porta Vecchia (ma è rimasto il nome del quartiere) e Porta Sant’Adriano, nella zona ove è attualmente collocato un semaforo che dà sulla strada statale n.256, detta un tempo "strada romana".

Nella piazza principale , un tempo detta "Piazza grande", poi Piazza Lorenzo Valerio, oggi Piazza Enrico Mattei, si trovano antichi palazzi:

Palazzo del Governo , con la sua torre medievale risalente al XII secolo,

Palazzo Ottoni (XV secolo), opera di Costantino e Giambattista da Lugano, cui si deve anche il Santuario di Santa Maria di Loreto di Macereto (Visso)

Palazzo Salta (XV secolo),

Palazzo Municipale (XIX secolo), opera di Vincenzo Ghinelli,

Palazzo De Sanctis (XIX), opera di Antonio Mollari , attivo anche a Trieste.

A fianco del Palazzo del Governo,  la elegante Loggia fatta costruire dagli Ottoni nel 1511;nella parte retrostante di palazzo Ottoni, tra via San Filippo e via Guglielmo Oberdan, l’altrettanto elegante Loggetta risalente al 1521.

Nel centro storico altri importanti palazzi ornano le vie cittadine:Palazzo Campanelli (XV sec.),  abitato da una famiglia che ha dato alla Chiesa importanti prelati, Palazzo Grassetti (XVII sec.),  abitato a lungo da Enrico Mattei ,  Palazzo Pellegrini,  ora Piersanti (XV sec.),  Palazzo Pierleoni Scipioni (XVI sec.),  Palazzo Pettinelli, Palazzo Acquacotta,  Palazzo De Luca, Palazzo Finaguerra,  Palazzo Romani,  Palazzo Razzanti,  l’Episcopio (fine XVIII sec.),  Palazzo De Luca.

Matelica offre un patrimonio artistico notevole, conservato nel Museo Piersanti, intitolato a Venanzio Filippo Piersanti (1688-1761), cerimoniere pontificio e nelle chiese cittadine (particolarmente in quelle di San Francesco,  da molti esperti considerata una galleria d’arte,  di S. Filippo Neri,  del Suffragio,   di S. Agostino, d i S. Maria Assunta,  di S. Teresa d’Avila, di Santa Maria Maddalena,  di Santa Maria Nuova, detta degli Invalidi,  di San Giovanni, di San Rocco,  del Crocefisso del Piano,   di S. Adriano e SS. Annunziata,   del Cimitero),  oltre che in Municipio,  nei palazzi gentilizi e nelle chiese presso le frazioni di Braccano,  Vinano,  Rastia,  Grimaldi,   Colferrajo,  Colli, Poggeto,  Terricoli,  nella cappella dell’Ospedale Enrico Mattei (Vergine Lauretana di Lorenzo D’Alessandro risalente al XV sec. e via Crucis di Lucio Paglialunga, artista matelicese contemporaneo).

Da annotare che al Museo Piersanti, vero gioiello della città,   si conservano gli strumenti di apertura della Porta Santa per il Giubileo dell’anno 1750 ed un prezioso testo sulla SINDONE risalente al XVI secolo. Preziosi gli incunaboli (Terentius cum notis, un testo di Cicerone,  commissionato dagli Ottoni),  di altrettanto interesse una pubblicazione con testi musicali di Luis da Victoria (XVI sec.),  un libro di cucina del Panunto, opere di Goldoni,  Alfieri,   Parini,  Leopardi ,  Giusti:e non sono le sole meraviglie conservate nella ricca biblioteca del Museo,  considerato,  dopo Urbino,  uno dei più sorprendenti delle Marche.

La città ha dato i natali ad artisti come Giuda De Carolis e Piergentile XV sec.), a Scipione Paris (XVII sec.),  attivo a Matelica,   Fabriano,  Amandola,  Ascoli Piceno,  a scrittori come Libero Bigiaretti,  a pittori e xilografi vissuti nell’Ottocento come Raffaele Fidanza(1797-1846),  ritrattista,  attivo a Roma, a Vienna, a Parigi, a Londra,   e del Novecento come Diego Pettinelli, allievo di Adolfo De Carolis, lodato come artista erede dell’arte greca da Gabriele D’Annunzio, a giureconsulti come Rinaldo Manozzini (XV sec.) e Piero Giuliani(XIX sec.), a studiosi di statistica come Marcello Boldrini, docente nelle Università di Milano e Roma e poi Presidente dell’Eni, alla famiglia di armatori operanti a Genova, i Cameli, a musicisti come Armando Antonelli(1886-1960 ), a cantanti come il basso Tarulli che si esibì a Parigi davanti a Napoleone, al tenore Giuseppe Micucci(XX sec.), ai poeti dialettali Vincenzo Boldrini e Amedeo Gubinelli, oltre che a Quinto "de Martella".

Vi è sepolto Enrico Mattei, che in questa città ha abitato ed ha vissuto per molti anni.

E'stata famosa nei secoli per la lavorazione dei Panni Lana e per le concerie;lo è ancora per la lavorazione artigianale di tessuti con antichi motivi e nuove elaborazioni , di capi in lana e cotone , di abbigliamento,  di rame e del ferro battuto.

Meritano attenzione i prodotti degli allevamenti di ovini, suini e pollame.

Ma settori emergenti non le sono estranei.

Risale agli anni Settanta la nascita di un importante centro informatico che offre servizi a centinaia di comuni italiani.

Da alcuni anni è sede decentrata della facoltà di Veterinaria della Università di Camerino, ospitata presso l’elegante costruzione settecentesca che un tempo era sede dell’antico ospedale di San Sollecito e presso l’ex Centro ENISaipem, oggi sede della Fondazione Enrico Mattei, che intende diffondere cultura, solidarietà, amicizia tra i popoli.

Molto apprezzati i prodotti gastronomici tra cui le ciambelle bianche ed il vino :ottimo il rosso,  ricercato e prestigioso il biondo Verdicchio, coltivato nei vigneti assolati che ricoprono le colline circostanti e che bene si sposa con carni ma soprattutto con il pesce .

Da non dimenticare i gelati artigianali ed i prodotti genuini(formaggi, salsicce,  salami, prosciutti) che vengono dai numerosi allevamenti locali.

La città vede la presenza di numerose associazioni culturali e sportive, di un Gruppo folcloristico, di una Banda cittadina , della corale Polifonica Armando Antonelli e della Orchestra Gaspare Spontini, che si esibisce in concerti in Italia ed all’estero.

Il Teatro Piermarini, così chiamato perché il primo progetto fu affidato al progettista della Scala di Milano, nato a Foligno, di cui si conservano i disegni originali firmati,  ospita ogni anno una stagione teatrale e una stagione concertistica, ambedue di pregevole qualità.

Molti i punti di ristoro:sia nel centro che in periferia vi sono bar, pizzerie, trattorie, ristoranti .Presenti anche un motel lungo la statale n.256 ed alcuni agriturismi.

Paesaggi magnifici offrono le zone circostanti , costellati di frazioni graziose ed accoglienti.

Panorami ameni si godono salendo al San Vicino (m.1485 c.), dalla cui cima, nelle giornate limpide, si scopre la costa adriatica.

La città è posta a pochi chilometri dalle famose Grotte di Frasassi, da Fabriano, città della carta, da Camerino, città universitaria, da San Severino, ricca di opere d’arte;a meno di un’ora si trovano Recanati, patria di Giacomo Leopardi e Gubbio, città d’arte. Non lontane sono Loreto, città mariana per eccellenza,   ed Assisi, patria di S. Francesco, che amò anche queste contrade.

Dallo scrittore Libero Bigiaretti Matelica è stata definita "Città Ideale".

Fiorella Conti

Indicazioni bibliografiche e archivistiche

G.B.Razzanti, Memorie civili ed ecclesiastiche, manoscritto(XVIIIsec.), A.S.C.M.

Ottavio Turchi, Camerinum Sacrum, Romae, 1762

C.Acquacotta, Memorie di Matelica, Ancona, Baluffi, 1838

Sulla Industria de Drappi di Lana della Pontificia Città di Matelica-Cenni Storici , Fabriano, 1838

Sennen Bigiaretti, Storia popolare di Matelica, Matelica, 1924

Sennen Bigiaretti, Matelica e dintorni, Picenum, 1919

J.C.M.Vigueur, Comuni e Signorie in Umbria, Marche e Lazio, in Storia d’Italia, VII, 2, Torino, 1987

G.Luzzatto, Gli Statuti del Comune di Santa Anatolia del 1324, Ancona, 1909

Raoul Manselli, Innocenzo III e le Marche, in Studi Maceratesi, 6, 1970

T.Sabbatini, Chiesa e chiostro di San Francesco in Matelica, Guida, Fabriano , 1979

A.Bricchi, Matelica e la sua Diocesi, Matelica, 1986

Libero Bigiaretti, Le stanze, Bompiani, 1976

A, Montironi-L.Mozzoni, L’oro, il verde, il rosso, Macerata , 1981

P.Allegrini, Guida di Matelica, 1987

S.Pedica, La chiesa di Santa Teresa, Matelica, 1982

Le Memorie de L’Anno Santo MDCCXXV, Bibl.Museo Piersanti, III, b, 25

F.Conti, Dedicato a Matelica, Matelica.1989

Scopri Matelica e i suoi itinerari, Fondazione Mattei e Amministrazione Comunale, Matelica, 1997

Guido Piovene, Viaggio in Italia, Baldini &Castoldi, Milano, 1993

Le colline del Verdicchio, Slow Food Editore, Bra, 1998

Guide Alexa, Enoteche, Alexa ed., Milano , 1996

F.Conti, La Madonna di Loreto, Matelica , 1995

L.Barbini, La signoria degli Ottoni, Matelica, 1988

F.Conti, La Rocca degli Ottoni, in Abbazie e Castelli dell’Alta Valle dell’Esino, Comunità Montana, 1991

L’Azione, Speciale Frazioni, 8 febbraio 1992

La Resistenza e i fatti di Braccano,  Matelica, 1984

A.Bricchi, Questioni matelicesi di Storia e di letteratura, Matelica , 1994

AA.VV.Il Papa tra noi, Ass.Pro Matelica, Matelica, 1991

Archivio della Parrocchia di Santa Maria Assunta di Matelica

Archivio della Parrocchia di Santa Teresa di Matelica

Archivio di Stato di Macerata, sezione di Camerino

G.A.Vogel, Biblioteca Benedettucci di Recanati, manoscritti relativi a Matelica.

 

 

 
 
 

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