Orologeria


Rolex : " l'orologio di Flavio "

da "L'orologio - la macchina del tempo" N°105 Marzo 2002


Per una volta proviamo ad abbandonare l'orologeria blasonata e quella standardizzata. Lasciamo da parte le scelte di marketing, il branding, Internet, e tutto quello che ruota attorno a queste realtà moderne. Proviamo invece a scendere nella vita di tutti i giorni, quella fatta di tante cose ed anche naturalmente di sentimenti (parola quest'ultima del tutto incomprensibile per un qualsivolgia bravo direttore Marketing e relazioni esterne. Ad esempio quando un figlio s'avvicina alla laurea e tutta la famiglia vive un clima di coinvolgente partecipazione, trepidante ed euforica allo stesso tempo.

Gli ultimi esami suscitano una sorta di tifoseria domestica, quella che, gagliardamente, dovrebbe aiutare la psiche del laureando all'ultimo assalto: la spallata finale alla discussione della tesi.
Il neo dottore concretizza e vivifica i sacrifici, le speranze, i sogni: materializza le aspettative , spalanca gli orizzonti socchiusi dell'orgoglio familiare.
In poche parole è la soddisfazione a tutto tondo, quella che, come ogni cosa di valore, merita un premio.
Ma quale premio?

Scatta così l'idea di "inventare" o, meglio, reinventare un oggetto irripetibile, unico.
Un'intera vita di lavoro artigiano servirà bene a qualcosa! Mi tornano così in mente le migliaia di orologi, riparati in tanti anni nell' attività paterna prima ed in privato poi, i numerosi lavori al traforo finalizzati a importanti premi di filatelia ( Editore Raybaudi) e le tante sculture in argento eseguite in collaborazione con famosi artisti negli anni '60 e'70 ( per Corrado Cagli realizzazione del modello in argento utilizzato per un monumento a Gottingen, Germania, progetto del memoriale "La Notte dei Cristalli").

E' da questi ricordi che pian piano nasce mentalmente il progetto di realizzare un orologio completamente scheletrato, un movimento visibile da ambo le parti che permetta di ammirare il fascino dei vari funzionamenti meccanici: l'oscillazione armoniosa del bilanciere, la danza ritmata dell'ancora che, con le sue leve di "rubino" scivola , accarezzando uno ad uno, i denti della ruota di scappamento, il girare continuo del rotore che sembra sospinto da una forza invisibile e tante altre "intimità" da scoprire.

Vittima predestinata e inconsapevole fino a quel momento, il mio vecchio Rolex Oyster Perpetual 1500 calibro 1530 che scandiva le mie ore dal 1973.
Eccomi, dunque, a dipanare la matassa mentale di quest'opera

LE DIFFICOLTA'


Prima, fra tutte le difficoltà che si incontreranno, è quella di lasciare intatte, nelle loro funzionalità, le forze e gli equilibri del rotismo e la forza impressa dalla molla di carica nella sua spinta verso le ruote. Si dovranno considerare gli allacciamenti dei vari ponti (rotismo-bariletto- automatico superiore e inferiore- del bilanciere e dell'ancoretta).
Rispettare le strutture portanti della platìna considerando i diversi spessori che consentono, in modo armonioso, la leggerezza ed insieme la stabilità delle varie componenti del meccanismo. Per questo, traforerò le zone di maggior spessore, creando delle modanature di vari profili affinché la struttura, alleggerita dal traforo, resti intatta nella sua funzionalità.
Altro problema da superare, sarà quello di traforare o fresare con opportune tecnologie, i vari pezzi con componente di acciaio come il rocchetto di carica e la ruota della minuteria (lega al berillio), il nocciolo della ruota a corona con il sottostante appoggio, il piastrino porta pitone.

Impresa ardua sarà quella di traforare sottili "finestrelle" nei due inversori dell'automatico per consentire la visione, al loro interno, del funzionamento dei ruotini conduttori ed i relativi cricchi.

La massa oscillante, moto perpetuo dell'orologio, merita senz'altro le attenzioni che si devono ad un "gioiello".


L'idea è quella di incastonare una serie di brillanti a formare una sorta di mezzaluna nella zona massiccia del rotore.
La eccessiva durezza della lega impiegata dalla Rolex per appesantire la massa oscillante, non permette l'incastonatura delle pietre con il sistema più ottimale (piccoli "grani" ricavati dalla stessa materia e ripiegati sui diamanti).
Ho deciso così di creare un supporto in alluminio formato in modo tale da fungere da base al rotore che centrerò, tramite il proprio asse, al supporto stesso per consentire una rotazione perfetta al tornio.
Otterrò , per mezzo di un utensile con punta al widia, fissato sulla torretta del tornio, un solco con profilo a "coda di rondine" che mi permetterà di far scorrere i diamanti tondi di pari diametro nella sede a mezzaluna, ottenendo l'effetto di una incassatura a "binario" ( la perdita di peso del rotore sarà di gr. 0.30 ca.)
Infine, per completare il "gioiello", traforerò il profilo dello stemma a corona della Rolex.

LA REALIZZAZIONE


La prima parte da "sacrificare" è il quadrante; finestra verso l'interno che consentirà la visione della platìna con le varie funzioni della rimessa oraria (lancette Dauphine e indici lanceolati), lo scatto del tiretto con l' apertura di un'asola per la visione della bascula, i collegamenti del pignone intermedio con la ruota della minuteria e la ruota delle ore(queste ultime traforate a formare dei raggi curvilinei).
La zona della platìna che delimita la posizione del bariletto sottostante, sarà caratterizzata dal monogramma (F B) volutamente poco identificabile e raffigurato dal connubio delle volute tentacolari del polpo (idea originaria) e le iniziali di mio figlio. Il risultato dovrà essere un effetto di curve e cirrate che si "aggrappano" alla platina , dando la sensazione d'ancoraggio e sostegno al bariletto sottostante; centro, questo, di propulsione ed energia (la molla) dell'orologio meccanico.


La successiva "finestra" verrà aperta sul retro della carrure : il fondo a vite del mio Rolex.
Mi vedo già al tornio e , con un "ferro" a tagliare, praticherò un gradino per l'alloggiamento di un vetro zaffiro piano e sfrutterò il maggior diametro interno utile, per garantire un'ampia visione dell'interno.

Ecco apparire da questa " finestra", la massa oscillante che si pavoneggia con la sua corona traforata recante il logo Rolex e contornata da una mezzaluna di diamanti incassati a "binario".
Il girare perpetuo del rotore, lascerà intravedere il ponte superiore dell'automatico liberato dal metallo, mostrando così il rotare alternato degli inversori che, traforati anche questi, consentono di traguardare al loro interno, il lavorìo della dentatura dei conduttori. Nella parte sottostante, si percepisce la sagoma del ponte del rotismo e del bariletto; da quest'ultimo è possibile scorgere, attraverso il rocchetto di carica ed il ponte traforato, l'avviluppare e lo svolgere della molla.
Dalla parte opposta, oscilla il bilanciere (18.000 alternanze/h) protetto dal suo ponte traforato nella zona del porta pitone, quest'ultimo modellato con l'utilizzo di una fresa diamantata.

Ora, considerato che ho tutto ben chiaro in mente il lavoro che mi attende, mi appresto all'opera per iniziare e realizzare questo mio " Canto del Cigno".


LA SCHEDA
Calibro 1530 diam. mm 28.50 alternanze/ora 18.000 Automatico - secondi al centro - ammortizzatori - 26 rubini - anno di produzione 1957-1987






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