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Il lavoro di Ernesto
Jannini si pone al centro delle contraddizioni e degli
stimoli tipici di questa stagione
di passaggio. La contemporaneità attuale
porta sulle spalle il peso delle
avanguardie novecentesche e, allo stesso tempo, le tensioni
e l'entusiasmo della società
postindustriale, con l'ingresso pieno, dopo
il '68, in un ambito
di cultura materiale caratterizzato
dal dominio
dell'immateriale tecnologia elettromagnetica e dall'invasività
crescente delle comunicazioni dei nuovi "
media ". L'arte è da sempre
idealizzazione, rispecchiamento, e superamento del reale, con
repentine fughe in avanti o, talora,
torsioni dello sguardo in direzione
del passato. Queste caratteristiche immutabili,
eppure sempre diverse, mai eguali a
sé stesse pur nella loro ciclicità,sono
riscontrabili nel lavoro di
Ernesto Jannini che,
con caratteristiche del tutto personali,
rispecchia in pieno il clima attuale, senza ricorrere alle
scorciatoie, alle banali trovate che tanto danno
stanno da tempo arrecando alla
nostra scena artistica.
Caratteristica dell'artista è la
molteplicità delle soluzioni formali.
Jannini, coerentemente con l'eclettismo
contemporaneo, si cimenta indifferentemente con
l'oggettualismo, l'installazione, ultimamente anche
con la pittura. Elemento accomunante è l'impegno
nella costruzione di una sorta di "
archeologia del presente ", come se
l'artista avvertisse la
necessità dìinventariarlo per consegnarlo a futura memoria.
Generalmente questo esercizio, oggi assai di moda, si rivolge agli
scheletri ed ai residui della civiltà industriale. Jannini fa un
passo in più e si comporta come se la società tecnologica fosse
già passato, e considerandone le vorticose accelerazioni, non ha
torto. L'artista usa costantemente
intelaiature di " microchips " sui quali
interviene con vernici e luci al neon, o ne fa elemento di
articolate installazioni ambientali . Negli ultimi
temi queste intelaiature informatiche vengono
adoperate come tavole per dipinti dove la
figurazione si indirizza verso
simbologie ancestrali oppure riproduce immagini aliene, oggi assai
evocate e dibattute soprattutto in ambito cinematografico. Jannini
opera un cortocircuito spazio-temporale tra
passato e futuro per ironizzare
argutamente sui limiti di un presente ingabbiato tra
la frenesia del nuovo, e la ancora palese incapacità di
seguirne il veloce percorso, metafora
efficace anche per indicare la condizione
artistica attuale, posta ancora a metà guado senza ancora avere
compiuto il cammino che la porterà sulla sponda opposta,
verso una nuova dimensione estetica.
Edoardo Di
Mauro (2000 )
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