Anni novanta

 



"WU - WEI", 1991

opere

Se dovessi  dire  in breve  qual è l' idea centrale attorno a cui si coagula  il lavoro di Jannini,  parlerei di una  equivalenza tra ciò che   è  fisicamente   voluminoso,  ingombrante,   e   una   sua riduzione   a  un  sottile  reticolo i nformativo.   Se  si vuole, è il classico   rapporto  tra  hardware  e software, o in termini ancor più  comuni,  quello  tra  corpo e spirito, tra la nostra macchina anatomica  fatta  di  muscoli  e  le  terminazioni nervose che la percorrono.   Posta  questa  corrispondenza,  che  in   effetti  è fondamentale nella fase di cultura che stiamo vivendo,Jannini la percorre da un capo all¹altro.
Diviene infatti poco importante se si parte dal fisico per arrivare al mentale, o viceversa.
Quando l¹ho conosciuto, egli sembrava preferire il percorso che si   dà   come   più   spontaneo.   dal   grande   al  piccolo,  dal voluminoso al quintessenziale.Nei lavori recenti pare invece che egli preferisca invertire la direzione di marcia.
Quei  serbatoi  gonfi  e  capaci da  cui muoveva, quasi all' inizio della sua carriera,  almeno  di quella più nota al pubblico, erano d'altra  parte  alleggeriti,  vivacizzati da un lieve flusso azzurrino che li univa  in  batteria,  simile  a un capillare sanguigno, entro cui scorreva,  però,  più  opportunamente,  un liquido azzurrino, freddo per quanto radiosamente luminoso. E' logico infatti che il sangue dei  nostri  apparati  tecnologici sia intonato all'azzurro piuttosto    che   alle   note   cruente;   così   come   anche   le terminazioni   della   "materia grigia"   non  ci  suggeriscono un
sentore di rosso affocato ma appunto, ancora una volta, l'algore intenso  dell'azzurro  o  di  qualche  sua  variante.   In  fondo,  i computer sono legati a questa gamma cromatica: tutto ciò che attiene  al  cervello,  naturale o artificiale, si pone sotto il segno dell'aria,  piuttosto  che  sotto  quello  della  terra  o  del  fuoco. Vogliamo  dire  insomma  che   le  f orze   mentali - concettuali appartengono    all'umore    malinconico?    Ma   appunto,   nei
lavori  di  Jannini,  fino  a   qualche   tempo   fa,    il     software interveniva   alla   seconda,  come elemento di collegamento di oggetti  plastici che dal canto loro pretendevano di dominare la scena. Poi, è avvenuto uno spostamento, e il software, coi suoi programmi, i suoi  labirintici circuiti, si è portato in primo piano, a    emettere    luci    sfrigolanti,    leggere,    immateriali,   ma tenacemente  ramificate,  come   cespugli mentali. Comunque, esso non ha avuto partita  vinta, e così,  anche  in  questa fase pur tanto inoltrata nell¹ambito del mentale, ci sono dei " ritorni
" del    mondo   fisico,   per    esempio   sotto   forma  di   tenaci nidificazioni. Non è vero che una ovvia metafora mi  ha  portato, poco sopra, a parlare dei circuiti del computer  paragonandoli a rami,  a  cespugli?  Come  allora  impedire  che sotto di essi si costituiscano  le  fragili  ma  consistenti  calotte  di  nidi?  E  O anche  un  mododo per ridare naturalità alle  fredde applicazioni tecnologiche,  che   sembrerebbero    gettarci   in   un   mondo disumano,  o quanto meno post-umano, come oggi si usa dire, a  seguito  di  una mostra fortunata. Ma ecco che le forze della vita  più  spoglia   e  dimessa  si   reimpadroniscono   di  quelle formazioni  avveneriste,  riconducendole  a  un humus familiare. Come   se   davvero  i  circuiti  integrati   prodotti   dalla  nostra sapienza  potessero  sostituire le  linfe naturali nel dispensare i segnali in codice  da cui traggono origine le pazienti formazioni materiche.  C'è  stata  una sostituzione, ma forse madre natura non  se  n'è  accorta,  e  tutto  continua  come  prima.
Del  resto,  perché  parlare solo di natura? Lo stesso processo, dall'esistenza  fisica  alla  sua  riduzione  informatica, andata e ritorno,  il  nostro  Jannini  lo  applica  anche  alle  opere  d'arte storiche.  Ecco  una Annunciazione del Beato Angelico, offerta in  immagine,  che  però  può  essere  risolta  in  una  selva   di
dati,  riportati  sui  cartellini  marcatempo ,  cheè il ricorso a un antiquato  sistema  cartaceo da cui però potrebbe essere breve il passo per giungere  al riporto elettronico, capace di vanificare per intero la  presenza  materiale  di  cose,  oggetti, opere, ma queste potranno riprendere materialità alla prima occasione.
                

Renato  Barilli  (  1993 )


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  "Bella Italia amate sponde"
  galleria La Polena
1988

Biennale di Venezia
"Aperto" 1990
1990

"I desideri di Ipui"
   Biennale di Venezia, 1990
1990

"Le ultime lettere di J.O." 1990

"Le ultime lettere di J.O." 1990

"Lettere d'amore " 1990

"Lettere" 1990

"Decartesiana con fiore" 1990

"Autoritratto" 1990

"Decartesiana -     Gettonero" 1990

"Ipsum esse "
   Anninovanta, Rimini
1990

"Ora et labora" 1992

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