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Se dovessi dire
in breve qual è l' idea centrale attorno a cui si coagula
il lavoro di Jannini, parlerei di una equivalenza tra
ciò che è fisicamente voluminoso,
ingombrante, e una sua
riduzione a un sottile reticolo i
nformativo. Se si vuole, è il classico
rapporto tra hardware e software, o in termini
ancor più comuni, quello tra corpo e
spirito, tra la nostra macchina anatomica fatta di
muscoli e le terminazioni nervose che la
percorrono. Posta questa
corrispondenza, che in effetti è
fondamentale nella fase di cultura che stiamo vivendo,Jannini la
percorre da un capo all¹altro.
Diviene infatti poco importante se si parte dal fisico per
arrivare al mentale, o viceversa.
Quando l¹ho conosciuto, egli sembrava preferire il percorso che
si dà come più
spontaneo. dal grande al
piccolo, dal voluminoso al quintessenziale.Nei lavori
recenti pare invece che egli preferisca invertire la direzione di
marcia.
Quei serbatoi gonfi e capaci da cui
muoveva, quasi all' inizio della sua carriera, almeno
di quella più nota al pubblico, erano d'altra parte
alleggeriti, vivacizzati da un lieve flusso azzurrino che li
univa in batteria, simile a un capillare
sanguigno, entro cui scorreva, però, più
opportunamente, un liquido azzurrino, freddo per quanto
radiosamente luminoso. E' logico infatti che il sangue dei
nostri apparati tecnologici sia intonato all'azzurro
piuttosto che alle
note cruente; così come
anche le terminazioni della
"materia grigia" non ci
suggeriscono un
sentore di rosso affocato ma appunto, ancora una volta, l'algore
intenso dell'azzurro o di qualche
sua variante. In fondo, i computer
sono legati a questa gamma cromatica: tutto ciò che attiene
al cervello, naturale o artificiale, si pone sotto il
segno dell'aria, piuttosto che sotto
quello della terra o del fuoco.
Vogliamo dire insomma che le f
orze mentali - concettuali appartengono
all'umore malinconico?
Ma appunto, nei
lavori di Jannini, fino a
qualche tempo fa,
il software interveniva alla
seconda, come elemento di collegamento di oggetti
plastici che dal canto loro pretendevano di dominare la scena.
Poi, è avvenuto uno spostamento, e il software, coi suoi
programmi, i suoi labirintici circuiti, si è portato in
primo piano, a emettere
luci sfrigolanti, leggere,
immateriali, ma tenacemente ramificate,
come cespugli mentali. Comunque, esso non ha avuto
partita vinta, e così, anche in questa
fase pur tanto inoltrata nell¹ambito del mentale, ci sono dei
" ritorni " del
mondo fisico, per
esempio sotto forma di
tenaci nidificazioni. Non è vero che una ovvia metafora mi
ha portato, poco sopra, a parlare dei circuiti del
computer paragonandoli a rami, a cespugli?
Come allora impedire che sotto di essi si
costituiscano le fragili ma
consistenti calotte di nidi? E O
anche un mododo per ridare naturalità alle fredde
applicazioni tecnologiche, che
sembrerebbero gettarci in
un mondo disumano, o quanto meno post-umano,
come oggi si usa dire, a seguito di una mostra
fortunata. Ma ecco che le forze della vita più
spoglia e dimessa si
reimpadroniscono di quelle formazioni
avveneriste, riconducendole a un humus
familiare. Come se davvero i
circuiti integrati prodotti dalla
nostra sapienza potessero sostituire le linfe
naturali nel dispensare i segnali in codice da cui traggono
origine le pazienti formazioni materiche. C'è
stata una sostituzione, ma forse madre natura non
se n'è accorta, e tutto
continua come prima.
Del resto, perché parlare solo di natura? Lo
stesso processo, dall'esistenza fisica alla
sua riduzione informatica, andata e ritorno,
il nostro Jannini lo applica
anche alle opere d'arte storiche.
Ecco una Annunciazione del Beato Angelico, offerta in
immagine, che però può essere
risolta in una selva di
dati, riportati sui cartellini marcatempo
, cheè il ricorso a un antiquato sistema
cartaceo da cui però potrebbe essere breve il passo per
giungere al riporto elettronico, capace di vanificare per
intero la presenza materiale di cose,
oggetti, opere, ma queste potranno riprendere materialità alla
prima occasione.
Renato Barilli
( 1993 )
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