Tra entusiasmo e perplessitàTra entusiasmo e perplessità
Fuori dal nascondiglioFuori dal nascondiglio
" Un giorno d'inverno...""Un giorno d'inverno..."
"UN GIORNO D'INVERNO..." - Le dodici favole originali

La cicala e le formiche
Il lupo e l'agnello
La scimmia e il cammello
La volpe e l'uva
Il topo di campagna e il topo di città
La gatta e Afrodite
La volpe con la pancia piena
L'asino che lodava la sorte del cavallo
Il leone e il topo riconoscente
La donnola e le galline
Le rane che chiesero un re
Il ragazzo che rubava e sua madre



La cicala e le formiche
Un giorno d'inverno le formiche erano intente a far seccare il loro grano, che si era bagnato. Arrivò una cicala affamata e chiese loro un po' di cibo. Allora le formiche le chiesero: "Ma perché non hai fatto anche tu le provviste del cibo, quest'estate?" "Non avevo tempo", rispose, "dovevo cantare le mie canzoni melodiose". "Allora balla, ora che è inverno, se quest'estate hai cantato!", le dissero le formiche ridendo.
La favola dimostra che, in qualunque circostanza, chi vuole evitare dispiaceri e i pericoli non deve essere negligente. (torna su)

Il lupo e l'agnello

Un lupo vide un agnello che beveva ad un torrente, e gli venne voglia di mangiarselo con una buona scusa. Allora, restando a monte, iniziò ad accusarlo di sporcare l'acqua, in modo che egli non potesse bere. L'agnello cercò di spiegargli che, per bere, egli lambiva appena l'acqua col muso e che, d'altronde, restando a valle, non gli era possibile contaminare la corrente a monte. Poiché quella scusa cadde, il lupo allora gli disse: "Ma tu sei quello che l'anno scorso oltraggiò mio padre". L'agnello gli disse che allora non era ancora nato. "Benissimo", concluse il lupo, "se sei così abile a trovare delle scuse, non posso rinunciare a mangiarti!".
La favola dimostra che contro quelli che hanno deciso di fare un torto, nessuna giusta difesa si rende valida. (torna su)

La scimmia e il cammello

Davanti alle bestie radunate in un'assemblea, la scimmia si alzò e si mise a ballare, riscuotendo grande successo, e attirando l'attenzione di tutti gli animali. Il cammello, invidioso, volle ottenere simili approvazioni, e, alzatosi, iniziò anch'egli a danzare. Ma fece una figura così misera che le bestie, indignate, lo cacciarono via a bastonate.
La favola va bene per coloro che per invidia si mettono in competizione con chi vale più di loro. (torna su)

La volpe e l'uva

Una volpe affamata vide alcuni grappoli d'uva che pendevano da un pergolato e cercò di agguantarli. Ma non vi riuscì, e disse fra sé e sé: "È robaccia acerba!". E se ne andò.
Così, anche tra gli uomini, c'è chi, non riuscendo, per incompetenza , a raggiungere il proprio obiettivo, incolpa le circostanze. (torna su)

Il topo di campagna e il topo di città

Il topo di città fu invitato a pranzo dall'amico topo di campagna. Ma il pranzo era costituito da erba e grano. "Vedi", gli disse allora, "che vita miserabile che conduci, mio caro! Io ho la casa che trabocca di lussuose leccornie. Vieni con me e avrai di tutto".
Gli amici arrivarono dunque in città. Il padrone di casa mostrò legumi, fichi secchi, pane, formaggio, datteri, frutta e miele. L'altro, sbalordito, lo ringraziava maledicendo il proprio destino. Ma quando si apprestarono a pranzare, un tale aprì la porta. I due topi, al rumore, si nascosero rapidamente nelle buche del pavimento. Usciti dal nascondiglio, ecco che irrompe un altro uomo. I due poverini ritornano nelle buche per salvarsi. Il topo di campagna, sospirando, lasciò perdere l'appetito e disse al topo di città: "Addio, amico! Saziati, goditi il pranzo con tutti i suoi piaceri, con tutti i rischi e tutti gli spaventi! Io che sono povero, vivrò di grano e di erbe, senza sospetti e senza paura!".
La favola mostra che è meglio vivere una vita modesta ma serena, piuttosto che vivere in mezzo al lusso con il batticuore. (torna su)

La gatta e Afrodite

Una gatta, che si era innamorata di un giovane, pregò Afrodite di trasformarla in una donna, e la dea, commossa dal suo amore, la tramutò in una bellissima ragazza. Il giovane, quando la vide, si innamorò e se la portò a casa. Ma mentre essi stavano nella camera nuziale, Afrodite volle provare se, cambiando corpo, la gatta avesse cambiato anche le sue abitudini, e lasciò cadere un topo. Quella, dimenticando le nuove circostanze, balzò dal letto e si mise a inseguire il topo, per divorarselo. Allora la dea, indignata, le ridiede il suo aspetto originario.
Questo succede anche tra gli uomini: chi è malvagio per natura potrà anche cambiare le condizioni, ma non le abitudini. (torna su)

La volpe con la pancia piena

Una volpe affamata, scorgendo nel cavo di una quercia, del pane e della carne lasciati da qualche pastore, vi entrò dentro e li mangiò. Ma quando ebbe la pancia piena, non riuscì più a uscire, e iniziò a lamentarsi. Un'altra volpe, che per caso passava di là, udì i suoi gemiti e le andò vicino, chiedendogliene la causa. Quando venne a conoscenza del fatto le disse "Adesso rimani qui finché non sarai ritornata come quando entrasti: così ne uscirai facilmente".
Questa favola dimostra che il tempo risolve le difficoltà. (torna su)

L'asino che lodava la sorte del cavallo

L'asino esaltava la sorte del cavallo, perché era nutrito abbondantemente e curato a dovere, mentre egli non aveva nemmeno paglia a sufficienza e doveva sopportare ogni fatica. Ma quando arrivò la guerra, un soldato armato montò sul cavallo e lo lanciò in battaglia contro il nemico, dove l'animale fu colpito a morte. Dopo aver visto questo l'asino cambiò parere, e compianse il cavallo.
La favola dimostra che non bisogna essere invidiosi dei potenti e dei ricchi, ma accontentarsi della povertà, pensando alle gelosie e ai pericoli da cui essi sono circondati. (torna su)

Il leone e il topo riconoscente

Un topolino correva sul corpo di un leone addormentato. Ma il leone si svegliò, acchiappò il topo e stava per ingoiarlo. L'animaletto si mise a supplicare di risparmiarlo, dicendo che, se si fosse salvato, un giorno gli avrebbe mostrato la sua riconoscenza. Il leone scoppiò in una risata e lo lasciò andare. Dopo non molto tempo gli capitò un'occasione in cui dovette davvero la vita alla riconoscenza del topolino. Infatti alcuni cacciatori lo catturarono e lo legarono con della corda ad un albero. Il topo lo sentì gemere, e quando arrivò si mise a rosicchiare la corda, liberandolo. "Tu, quel giorno, mi deridevi perché non immaginavi che in futuro ti avrei ricompensato." aggiunse il topolino, "Ora sai che anche i topi possono dimostrare gratitudine".
La favola dimostra come, quando le circostanze cambiano, persino i potenti possono avere bisogno dei deboli. (torna su)

La donnola e le galline

Una donnola venne a sapere che in una fattoria c'erano delle galline ammalate. Allora si travestì da medico, si munì di ferri del mestiere, e si recò da loro. Si fermò davanti alla porta, chiedendo come stessero di salute. E quelle prontamente risposero: "Benissimo, basta che tu giri alla larga".
Così, anche tra gli uomini, i prudenti riconoscono i malvagi, per quanto questi possano ostentare le intenzioni migliori. (torna su)

Le rane che chiesero un re

Le rane, stanche di vivere senza un governo, mandarono i loro ambasciatori a Zeus, affinché concedesse loro un re. E Zeus, trovandole semplici d'animo, buttò nello stagno un pezzo di legno. Subito, spaventate dal tonfo, le rane si tuffarono nel fondo. Ma poiché il legno restava immobile, tornarono a galla, e il loro disprezzo fu tale che gli saltarono addosso e ci salirono sopra. Vergognandosi poi di un simile re, tornarono da Zeus chiedendogli un nuovo sovrano, poiché il primo era troppo negligente. Allora Zeus perse la pazienza e mandò loro un serpente d'acqua, che cominciò ad afferrarle e a sbranarsele.
La favola dimostra che è meglio avere regnanti indolenti ma non cattivi, piuttosto che irrequieti e malvagi. (torna su)

Il ragazzo che rubava e sua madre

Un ragazzo rubò a scuola le tavole del compagno, e le portò a sua madre, che non solo non lo castigò, ma addirittura lo approvò; un altra volta rubò un mantello e glielo portò, ottenendo lodi ancora più grandi; senonché, col tempo, divenuto un giovane, si mise a rubare cose più preziose. Ma un giorno venne colto in flagrante: gli misero le manette e lo condussero al supplizio. Sua madre lo seguiva battendosi il petto. Egli allora disse che voleva parlarle all'orecchio, e, quando l'ebbe vicina, le afferrò un lobo e glielo strappò con un morso. La madre si mise a rimproverarlo per la sua cattiveria: non ancora appagato dei delitti commessi, ora aveva mutilato anche sua madre! Ma il figlio replicò: "Non sarei arrivato al patibolo, se tu mi avessi punito quando per la prima volta ti portai le tavole rubate!".
La favola mostra che ciò che non viene corretto da subito continua a crescere. (torna su)