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- SEZIONE RECENSIONI Le recensioni di TUTTI i film usciti in Cinematik |
Note per la consultazione: i film sono elencati in ordine alfabetico, senza considerare gli articoli (es.: La pioggia nera sarà alla lettera "P"). Cliccando sul titolo del film si andrà al sito del film stesso o della Casa di produzione.
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A
L'ADDIO
Regia: Danny Boyle
Interpreti: Joaquin Phoenix, Kate Husdson, Brad Renfro
Vincitore a sorpresa del Cisterna Festival, ecco
nei cinema il nuovo film del prolifico e instancabile Danny Boyle (ma fa un film
alla settimana?), un micro-film (scusate il gioco di parole) lontano anni luce
dalle sue opere precedenti ma, ahimè, lontanissimo anche dalla sua
personalissima poetica e dal suo stile, che qui appare soffocato da una vicenda
tra il fantastico e l'onirico, tratta dall'ennesimo episodio di Dylan Dog, che
appare poco nelle sue corde. Il film è totalmente affidato ai due protagonisti,
con netta vittoria del bravo Phoenix sulla bella e volenterosa (ma alquanto
inespressiva) Hudson, mentre Renfro è poco più di una comparsa. Grandi
movimenti di macchina, effetti speciali, continui salti temporali ma alla fin
fine ben poca sostanza. Alle prese con una sceneggiatura intimistica e
simil-poetica il presidente Dawson conferma di essere molto più a suo agio con
i film d'azione, in cui si è ritagliato un suo ruolo e dove non sbaglia un
colpo, che con storie come questa che richiederebbero bel altro approfondimento
e originalità, mentre invece ne L'addio, nonostante il tentativo
continuo di stupire, tutto sa di già visto, già letto, già sentito, così
come il finale che - per chi abbia una certa dimestichezza con i meccanismi
cinematografici - è ampiamente prevedibile. Francamente - e lo diciamo senza
polemica - la vittoria al succitato festival appare ancora più incomprensibile.
MISTER HYDE
La più bella e commovente storia d'Amore...
quello con la A maiuscola... degno del miglior dramma shakespeariano. Ti stringe
lo stomaco, ti sale il groppo alla gola, stai lì per lì per piangere... ma poi
ti rendi conto che per piangere bisogna avere coraggio... il coraggio che il
protagonista della storia (J. Phoenix) ha nello sfidare le sue paure e gettarsi
dal precipizio, e... alla fine quando la lacrima solca il suo volto. Un film
semplice... qualcuno dice che la felicità sta nelle cose più semplici.
Indimenticabili alcuni momenti, alcune frasi, da citare la metafora del
tempo che inesorabilmente scorre senza accorgercene, come guardando un treno che
passa da un passaggio a livello, o le frasi "... sono cose di cui ci si
accorge sempre dopo…quando è troppo tardi...", e infine "...dire TI
AMO è una delle cose più spaventose della vita… in quel momento sei
stato…un eroe". Se poi troviamo un Joacquin Phoenix al top della forma...
Uno script ottimo (merito del nostro dylandogghiano Sclavi) senza cadere mai nel
patetico (com'è successo ultimamente a "Bounce"), una regia egregia (Danny
Boyle...) con un montaggio eccezionale, da sottolineare i giochi con i
flashback... Una produzione che avrei voluto fare io. Complimenti! Personalmente
lo colloco tra i film "indimenticabili" di Cinematik, non ha caso ha
vinto meritatamente il "Cisterna Summer Festival".
Concludo dicendo che L'addio è... un film che vedrei e rivedrei fino ad
imparare a memoria tutti i dialoghi.
MARCO
Un'altra storia tratta da Dylan Dog. Cinematik
offre in abbondanza film tratti da questo fumetto e, curiosamente, nessuno ha
per protagonista Dylan stesso, ma sempre altri protagonisti. Non fa
differentemente questa pellicola, che mette il bel Phoenix nel ruolo
dell'investigatore privato che ritrova il suo amore di gioventù e lo accompagna
in un viaggio sulla via dei ricordi e delle sensazioni perdute. La pellicola
scorre lineare, seguendo il fumetto originale in ogni riga, a parte il finale e
l'assenza dell'assistente Groucho (che comunque in questa storia non appariva
quasi per nulla e non ricopriva il suo solito ruolo di spalla comica). Phoenix
se la cava bene ed il film è piacevole, commovente in qualche punto, per quanto
non eccellente. Andatelo a vedere, ma non aspettatevi un capolavoro...
FETCH
ALEKSANDER NEVSKY
Regia: Milcho
Manchevsky
Interpreti: Jonnny Depp, Ian McDiarmid, David Wenham, David Warner, Glenn
Shadix, Branko Djuric, Adrian Lester, Ondrei Vetchy, Jane Birkin, Miranda Otto,
Robert Redford
Riecco la E&G alla ribalta coi suoi progetti
ambiziosi e coraggiosi di "rifare" i grandi classici del cinema. Dopo Intolerance
di Griffith e il remake-non-remake di Arancia Meccanica di Kubrick,
stavolta tocca ad Aleksander Nevsky, una delle vette della cinematografia
tra le due guerre mondiali, e capolavoro indiscusso del grande Eisenstein.
Purtroppo anche stavolta nel confronto ci si rimette: nessuna traccia dell'epica
grandiosità del film di Eisenstein, nonostante qualche bella scena di battaglia
nel bianco abbacinante della neve, e sceneggiatura lacunosa che non dà
sufficienti motivazioni alle azioni dei protagonisti, né fornisce elementi per
riuscire a calare la vicenda nel giusto contesto storico. Mancano insomma alcuni
ingredienti grazie ai quali la pietanza sarebbe risultata ben più saporita. Il
cast internazionale - ma senza nessun attore russo! - non ha occasioni per
brillare, ma segnaliamo il sempre bravo Johnny Depp che risulta piuttosto
convincente come russo... un po' meno l'americano wasp Robert Redford, che
c'entra come i proverbiali cavoli a merenda, anche per l'età troppo avanzata
per la parte. Comunque un bel passo avanti per la E&G e, speriamo, l'inizio
di una nuova più fortunata fase.
DAVIDE
E alla fine anche la E&G ci propone una
pellicola gradevole. Dopo brutti capitomboli come A Clockwork Orange e
Koko si presenta con un remake (che stavolta pare essere veramente un
remake) nelle sale di Cinematik. Il film è diretto e con pochi fronzoli, il
regista impugna la macchina da presa con mano sicura, non lasciandosi andare ad
inutili virtuosismi e riscaldando le atmosfere solo durante i flashback del
protagonista (un Johnny Depp leggermente sotto tono). Le scene di combattimento
sono interessanti, raggiungendo l'apice nello scontro finale, su un lago
ghiacciato usato a mo' di trappola mortale. Pollice ritto quindi per una
pellicola di buona levatura, scritta e diretta da uno sceneggiatore ed un
regista in stato di grazia. La E&G comincia ad imboccare la strada giusta,
forse la prossima pellicola sarà il vero capolavoro.
FETCH
ANDIAMO
ALL'HAVANA!
Regia:
Gabriele Cuccino
Interpreti: Aureliano Amadei, Daniele Liotti,
Andrea Bermani, Fabrizio Araldi, Andrè Braugher, Giovanna Mezzogiorno, Franceso
Giuffrida, Lorenza Indovina, Riccardo Al madori
Due case di produzione - A Band
Apart e ACP Pictures - ed uno dei registi più in vista dell'attuale
cinematografia italiana (Come te nessuno mai, L'ultimo bacio), più un
tema sempre presente nel cinema italiano, ma non solo italiano: la fuga verso un
immaginario paradiso terrestre, verso un altro luogo, verso un altro mondo, in
questo caso Cuba, quanto mai gettonata dai tour operators nostrani.
Peccato che il risultato, ad onta della grande attesa intorno al film
(ricordiamo che Andiamo all'Havana ebbe anche il premio del Critico come
miglior progetto della settimana), sia ampiamente deludente da qualunque punto
di vista lo si guardi, complice anche l'estrema brevità che lo avvicina più a
un cortometraggio. Dopo un avvio "metropolitano" che delinea
sommariamente i caratteri dei protagonisti, e le scene del viaggio che mettono
in evidenza il provincialismo dell'italiano in viaggio (per fortuna non tutti
sono così), appena l'azione (chiamiamola così…) si sposta a Cuba nessuno
degli spunti emersi dai dialoghi per protagonisti viene minimamente
approfondito, ed una precoce conclusione lascia con l'amaro in bocca, non tanto
e non solo per la crudeltà della stessa (che ci può anche stare) ma
soprattutto perché si ha come l'impressione che tra l'inizio e la fine manchi
qualcosa, e quel qualcosa è il film. Davanti ad opere del genere è anche
difficile per il critico svolgere il proprio ingrato compito… a scuola si
sarebbe scritto N.C., "non classificato".
Il cast giovane e televisivo non aiuta certo molto, mancando a ciascuno un vero
personaggio da interpretare, mentre attendiamo senz'altro il regista a nuove e
più compiute imprese.
MISTER HYDE
ANIMAL
FARM
Regia: Peter Lord, Nick Park
Che dire? Une versione a cartoni
animati di questa opera di Orwell era già uscita in tempi passati e sicuramente
era tempo di riproporla a tutti quanti, piccoli e grandi. Un testo che può
essere affrontato in due modi differenti: nella sua concezione politica, con
tutte le riflessioni che ne conseguono e tutti gli spunti che ne emergono,
oppure come semplice favola, come occasione per divertirsi, piangere, ridere,
emozionarsi. Qualunque sia la vostra opinione al riguardo vi consiglio di dare
una possibilità a questa nuova opera della Papele o'Marenaro. Ne vale
sicuramente la pena...
FETCH
A
ROCK'N'ROLL GHOST STORY
Regia:
David Fincher
Interpreti
Micahel Keaton, Julianna Margoulies, Maria Bello, Tony
Goldwyn, Donald Southerland,
Ecco un film che riesce a
coniugare il divertimento, lo spettacolo, con la voglia di "dire
qualcosa". Questa "storia di fantasmi del rock'n'roll" è un film
che spiazza lo spettatore: parte come una commedia, poi prende una svolta
fantastica ed infine diventa un dramma dai sentimenti forti, ma il tutto senza
squilibri tra un registro e l'altro, merito anche della grande performance
dell'ingiustamente sottovalutato Michel Keaton che tra l'altro suona realmente
la chitarra. L'idea del film è forte ed originale: creare una band di rockstar
decedute, e poteva prestarsi ad una commedia fantastica alla Zemeckis, ma poi la
mano di Fincher interviene sterzando decisamente sul drammatico e - quasi - sul
filosofico. La morale è semplice ma chiara: il mondo dei morti sta bene dove
sta. Un film musicale senza essere un musical, un film di fantasmi senza essere
un horror - certo che nella scena-madre dell'apparizione di Julie è difficile
non pensare a Ghost - una storia di amicizia, anche se con entità dell'altro
mondo. Uno dei film più originali del panorama attuale, ben girato, ben
recitato (grande come sempre il "nonno" Sutherland) e servito da
strepitosi effetti speciali digitali che grazie al computer fanno
"rivivere" davanti ai nostri occhi le rockstars di un passato più o
meno lontano, con il solo neo di un finale forse un po' tirato via e troppo
ottimistico (quasi alla Blade Runner), ma questa, si sa, è la dura legge
di Hollywood: happy end forever!
MISTER HYDE
ATTACCO A HIROSHIMA
Regia: Takeshi Kitano
Interpreti: Takeshi Kitano, Kenneth Branagh, Robert Downey Jr.
Decisamente questo è il momento
del Giappone: dopo l'hollywoodiano e retorico Pearl Harbour e l'intenso e
toccante La pioggia nera di Nagisa Oshima arriva sugli schermi un altro
film imperniato - almeno in teoria - sulla tragedia di Hiroshima.
Recensire questo film è davvero difficile e imbarazzante, anche senza
l'impietoso confronto con il citato La pioggia nera, soprattutto se
consideriamo la firma del grande Kitano alla regia, al punto che sorge il dubbio
legittimo che si tratti davvero di un omonimo del grande regista e attore, e
magari neppure giapponese, poiché nessun giapponese potrebbe trattare la
tragedia di Hiroshima in questo modo. Carente e approssimativo sul piano del
puro spettacolo, il film è totalmente inattendibile dal punto di vista storico
e mi chiedo che bisogno ci fosse di scomodare Hiroshima per quello che si riduce
ad un normale film di guerra. Non voglio infierire citando le mille inesattezze
e invenzioni storiche davvero macroscopiche, ma credo che presentarlo come un
film di guerra eliminando ogni riferimento a Hiroshima ne avrebbe fatto un film,
se non riuscito, almeno più onesto. Da dimenticare.
MISTER HYDE
L'AVVOCATO DI STRADA
Regia: Jonathan Demme
Interpreti: Tom Cruise, Morgan Freeman, Tommy Lee Jones, Glenn Close
Per la seconda volta Tom Cruise si trova in una
pellicola tratta da un romanzo di John Grisham; dopo Il Socio, L'avvocato
di strada, thriller legale ambientato nel mondo dei senzatetto e degli enti
di carità. La storia è discreta, in qualche modo originale, ma l'intreccio
investigativo è abbastanza scialbo, senza i colpi di scena o i confronti a cui
Grisham ci ha abituato in altri romanzi. Un plauso va a Morgan Freeman, come al
solito posato e capace di vibrare nelle scene più toccanti, come nella scena
finale; Cruise se la cava discretamente, ma sparisce davanti al coprotagonista
e, comunque, non ha la profondità dei tempi di Jerry Maguire. Andatelo a
vedere, vale la pena per il discorso finale di Freeman; per il resto...è un
film godibile, non ci sono dubbi.
FETCH
UNA
BARA PIENA DI SOLDI
Regia: Robert
Rodriguez
Interpreti: Woody Harrelson, Samuel L. Jackson, Sylvester Stallone, Steve
Buscemi, Benicio Del Toro, Steve Zahn, Vinnie Jones
Robert Rodriguez torna alle origini. Dopo
essersi lasciato coinvolgere negli ultimi anni in filmetti sciagurati come Four
Rooms, The faculty o Spy Kids (compreso un improponibile
sequel!) con questo western moderno torna alle torride atmosfere di El
Mariachi e del suo re-make Desperado. Film totalmente al maschile
(non si vede una donna nemmeno di sfuggita!) Una bara piena di soldi
parte dal cinema di Sergio Leone rivitalizzandolo con robuste iniezioni di
Tarantino, gioca con l'ironia di una iperviolenza quasi da cartoni animati e
dipana, nella polverosa atmosfera del Nuovo Messico, vicende, personaggi e
situazioni così al di là di ogni realismo o veridicità da risultare davvero
godibili. Tutto il film è costruito sul continuo gioco delle citazioni e ogni
personaggio ha almeno quattro o cinque modelli illustri nel cinema western del
passato. In sostanza una buona occasione per riavvicinarsi ad un genere che -
sia pure con i pick-up al posto dei cavalli - dimostra di avere ancora qualcosa
da dire e le armi (è il caso di dire) per avvincere e divertire. Migliore del
cast il ritrovato Stallone, mentre Harrelson - per cui ho sempre nutrito una
personale antipatia - e il "solito" Jackson appaiono piuttosto
sbiaditi.
Nota a margine: un po' di confusione viene fatta all'inizio nel dialogo sui film
di Leone, in cui viene citato Il buono, il brutto e il cattivo come
secondo film della serie - mentre è Per qualche dollaro in più - ma si tratta
senz'altro solo di una svista dello sceneggiatore.
DAVIDE
Fa male non vedere, accanto a quello dell'azzeccatissimo
Rodriguez, il nome del vero autore della storia di questo film: l'irlandese
Garth Ennis, creatore del personaggio di Tommy "Hitman" Monogahan (e
di Preacher per chi si intende di fumetti americani). Dispiace, perché era
giusto far conoscere a tutti il nome dell'inventore di una storia di western
metropolitano (classico dell'irlandese folle) come questa. Una storia che fa
ridere, emozionare e diverte ogni minuto che passa, dove manca il classico buono
e dove lo spettatore non sa mai cosa aspettarsi. Woody Harrelson non è
sicuramente la scelta più azzeccata per il personaggio di Tommy, ma tant'è...
Guardatevelo e divertitevi (e poi andate in fumetteria a recuperare le storie di
Hitman)!
FETCH
BATMAN: IL RITORNO DEL
CAVALIERE OSCURO
Regia:
Alex Proyas
Interpreti: Nick Nolte, Martin Sheen, Gillian Anderson, Mandy Moore, Martin Landau,
Jennifer Connelly, Tim Curry, John Leguizamo, John Cleese, Bruce Campbell.
Ancora Alex Proyas nel cinema
virtuale, questa volta alle prese con un mito quello di Batman. E finalmente si
torna al vero Batman dopo gli ultimi due capitoli assolutamente inguardabili
nonostante avessero cast di tutto rispetto. Il film è tratto da quello che è
considerato uno dei capolavori di tutti i tempi del fumetto "Il ritorno del
cavaliere oscuro" del grande Frank Miller e ne conserva pressoché
inalterata la trama e i temi portanti dell'opera, in primis un Batman
invecchiato negli anni ma non nello spirito, "vivo" solo quando ha una
crociata da combattere. Un Batman che pur conservando i tratti originali ci
viene mostrato più vulnerabile, più reale e la cui figura di vigilante viene
messa per la prima volta, sullo schermo, in forte discussione: eroe o
criminale? Ma questo è solo uno dei tanti spunti che si traggono da una
storia dalle molte sfaccettature e dai molti spunti di dibattito a chi non si
avvicina a questa storia superficialmente, come sovente accade a film di questo
genere. Il cast è interamente all'altezza tanto che risulta difficile fare
menzioni particolari, quello che ne esce un pochino meglio degli altri forse è
proprio il protagonista assoluto Nick Nolte. Ancora una volta un film
impeccabile ed imperdibile dalla miglior casa di produzione di Cinematik, la
Fantàsia Pictures, che sicuramente ritroveremo nella notte degli oscar a
fare incetta di statuette.
MISTER HYDE
BEHIND EYES WHITE SHUT
Regia:
Wim Wenders
Tre striminzite intervistine
(peraltro già in parte apparse su vari giornali) più qualche veloce immagine
dei funerali di Stanley Kubrick, davvero materiale simile merita di essere
recensito? Già sarebbe scarso se si trattasse di un "bonus"
dell'edizione in DVD del film, come documentario a sé stante, poi, è
francamente imbarazzante. Stupisce inoltre vedere un Autore come Wim Wenders
dietro un progetto simile - progetto che pure appariva appetitoso e stimolante -
quando forse bastava un qualunque regista del TG4, e qui mi fermo altrimenti
rischiamo che la recensione sia più lunga del film stesso.
MISTER HYDE
LA
BELVA NELL'OMBRA (INJU)
Regia: Shinya
Tsukamoto
Interpreti: Takeshi Kitano, Joy
Nakagawa, Tatsuya Nakadai, Ryuichi Sakamoto, Tomoroh Taguchi, Ryuhei Matsuda
Chi ha visto Tetsuo (1988), film culto di
Tsukamoto, senz'altro non può essersene dimenticato; la vicenda kafkiana tra
Lynch e Cronenberg dell'uomo che progressivamente diventa di metallo è di
quelle che lasciano il segno. Oggi il regista torna in una produzione più
tradizionale che può essere inserita nel genere "thriller", anche se
trattandosi di un'opera giapponese certe etichette vanno prese con le molle.
Lontano dagli eccessi del citato Tetsuo, qui il regista gioca con le
atmosfere piuttosto che con gli effetti, con ottimi risultati soprattutto nella
prima parte del film, senz'altro più coinvolgente della seconda e del finale
forse un po' prevedibile. L'ottimo cast si impegna al massimo ma non riesce ad
eliminare quella sensazione di freddezza e di formalismo, soprattutto nei
dialoghi, che suscitano in genere il cinema e la letteratura giapponese in noi
occidentali, così come è ben difficile l'immedesimazione in questo o quel
personaggio. In definitiva un film elegante, raffinato, qua e là intrigante
(sempre affascinante il binomio letteratura/vita reale) ma inevitabilmente
freddo e poco coinvolgente.
DAVIDE
Un thriller di gran classe e interessante,
sebbene con qualche lieve difetto. Lo sceneggiatore e il regista si sono
prodigati in maniera da tenere l'atmosfera giapponese il più possibile intatta,
con i suoi silenzi, i suoi modo di fare e le sue atmosfere. Proprio per questo
per qualcuno potrebbe essere difficile comprendere ed apprezzare a pieno tutto
quello che la pellicola ci offre; per quanto, comunque, resti un ottimo esempio
di giallo da vedere e rivedere (più che altro non se ne può più di Takeshi
Kitano: in ogni cosa giapponese ci infilano in mezzo lui!).
FETCH
BEN BABIE
Regia: Quentin Tarantino
Interpreti: Skeet Ulrich, Ryan Philippe, Joe Pesci, Heath Ledger, Mena
Suvari, Anna Mouglalis, Piper Perabo, Edward Furlong, Ellen Barkin
Ingannevolmente annunciato da
una locandina dove campeggia il faccione di Joe Pesci - che in realtà ricopre
un piccolo ruolo marginale - esce finalmente l'atteso nuovo film di Quentin
Tarantino. Insolita ambientazione parigina per un film senza protagonisti ma,
purtroppo, anche senza personaggi, ed è un vero peccato perché ciò che ha
sempre reso intrigante il cinema di Tarantino è stata la capacità di
tratteggiare personaggi credibili e "veri" con poche essenziali
pennellate. Basti pensare allo splendido Le iene, forse a tutt'oggi il
suo miglior film, nella cui scena iniziale intorno ad un tavolo di ristorante
con poche battute viene delineata con precisione la personalità dei vari
personaggi. Qualcosa del genere si ritrova anche qui nella scena della
disquisizione sull'identità politica dei Puffi, ma poi anche questo - come
tutti gli elementi di questo film - resta uno spunto non approfondito.
È sempre stata una caratteristica del cinema "tarantiniano" la
struttura circolare con vari personaggi e varie storie apparentemente senza
collegamento che poi, gira gira, convergono tutte al medesimo punto, ma qui la
struttura episodica del film resta fine a se stessa, la storia non va in realtà
da nessuna parte e i numerosi spunti - anche interessanti - di cui è
disseminata la sceneggiatura non portano a nessuno sviluppo narrativo, forse in
parte anche per l'eccessiva brevità del film.
Come sempre quello che salva il film è il mestiere di Tarantino, che sa come e
dove mettere la macchina da presa, come utilizzare in modo non banale le musiche
e come scrivere dei dialoghi scorrevoli ed accattivanti. Purtroppo tutto questo
non basta a fare un film.
Così come non basta un cast di giovani speranze più o meno lanciate, tutti
giovani, belli (tranne ovviamente Pesci) e bravi, ma con nessun vero personaggio
da tratteggiare.
MISTER HYDE
BENTORNATO
DIO!
Regia: Frank
Oz
Interpreti: Steve Martin, Kirk
Douglas, Laura Linney, Bill Pullman, Sting, George
Dzundza, Jason Marsden, Jenny McCarthy
Un film che è capace di riunire
divertimento e riflessione, ecco cosa ci propone la Fantàsia Pictures questa
volta. La storia del giornalista che incontra Dio e che cerca di renderne
partecipe il mondo, con tutto quello che ne consegue, ha parecchi spunti
divertenti e sembra ritagliato appositamente sulla figura di Steve Martin,
che infatti è qui leggermente sotto tono, come impegnato a imitare se stesso
senza sforzarsi più del dovuto. Comunque vale sicuramente la pena di godersi
questa nuova opera di Davide, forse troppo "clericale" in qualche
punto, ma che regala tutte le risate che promette... e qualche occasione in più
per pensare.
FETCH
BLOODY MARY
Regia: James Cameron
Interpreti: Jamie Lee Curtis, Arnold Schwarzenegger, Dennis Hopper,
Gerard Depardieu, Steve Buscemi, Casper Van Dien, Jake Busey, Ewen Bremner,
Isabella Rossellini
Ancora uno scenario apocalittico
da "dopo La Guerra", elemento ormai francamente un po' troppo visto al
cinema dagli anni '60 in poi e che, credo, difficilmente si avvererà, per una
storia ad alto tasso di adrenalina servita da attori specialisti del genere
"spara spara": Schwarzenegger, Curtis, Busey ecc. La storia non è
troppo originale ma d'altronde non è l'originalità che si richiede a film di
questo genere, ma di passare un paio d'ore incollati alla poltrona per tirare
alla fine un sospiro di sollievo all'arrivo dei titoli di coda. Cameron recupera
i suoi trascorsi pre-Titanic e dà il ritmo giusto ad una vicenda dove
ammazzamenti e colpi di scena si sprecano, quasi in un dilatato video-game,
arricchendo il cast anche di alcuni attori non propriamente avvezzi
all'action-movie come Bremner, lo strabordante Depardieu o il sempre ottimo
Buscemi. Il film è stato campione di incassi a riprova del bisogno dello
spettatore di evadere dalla realtà contingente e di scaricare l'aggressività
accumulata in ufficio, in auto, in famiglia.
MISTER HYDE
BRAVI RAGAZZI
Regia:
Danny Boyle
Interpreti: Ryan Philippe, Brad Renfro, Edward Furlong, Giovanni Ribisi, Tomas Ian
Nicholas, Robert Carlyle, Mickey Rorke, Claire Danes, Natalie Portman, Katie
Holmes, Mena Suvari..
Reduce dall’infelice
esperienza (e dal flop commerciale) di The Beach, Danny Boyle torna con
questo Bravi ragazzi a giocare in casa, recuperando i temi e i luoghi che
hanno dato vita al fenomeno Trainspotting, trasportando la vicenda
stavolta nel mondo della media e alta borghesia. Purtroppo la pellicola non
convince, e non tanto per la mancanza di spunti, anzi, ma proprio per la loro
sovrabbondanza, per un accumulo di situazioni – tutte più o meno già viste
– che non vengono però mai approfondite nonostante la presenza di un paio di
interessanti monologhi che però sembrano un po’ come "appiccicati"
e spezzano un po’ la continuità della vicenda. Lo spunto dei "bravi
ragazzi" alla luce del sole che poi in realtà covano dentro di loro delle
belve pronte a scatenarsi è stato già trattato in decine di film, alcuni dei
quali anche italiani (vedi I pavoni). Il cast è in pratica un
campionario dei giovani attori emergenti di Hollywood – tutti bravi e belli -
con in più i cameo del bravo Carlyle (Full Monty) e dell’ormai
imbolsito Mickey Rourke; diciamo che forse la presenza di attori inglesi
anziché americani avrebbe giovato ad una storia ambientata a Londra e che
forse, visto il cast, sarebbe stato il caso di ambientare a Beverly Hills. Boyle
non ci risparmia niente: sesso, droga, stupri e tutto il campionario di
sgradevolezze possibili per colpire la sensibilità dello spettatore, ma
purtroppo fallisce il bersaglio, risultando alla fine il tutto un po’
compiaciuto e fine a se stesso. Inoltre manca un vero finale, e la sensazione
usciti dal cinema è di avere assistito quasi ad un interminabile telegiornale,
ad un catalogo di efferatezze e turpiloquio che solo raramente riescono a
trasformarsi in qualcosa di più. Peccato per il pur bravo regista: un’altra
occasione sprecata.
MISTER HYDE
IL CACCIATORE E LA PREDA
Regia:
Kevin Reynolds
Interpreti: Denzel Washington, Robert Duvall, Peter Stormare, James
Marshall, Kris Kristofferson.
Regista discontinuo e poco
prolifico, Kevin Reynolds torna con questo film al genere bellico, cui già
aveva donato un piccolo capolavoro con Belva di guerra (The Beast, 1988).
Re-make di un film del 1964 ambientato in piena paranoia da guerra fredda,
questo Il cacciatore e la preda dimostra nella sceneggiatura il suo
difetto principale: infatti, invece di attualizzare la vicenda trasferendola
magari nello scenario dei conflitti post-Unione Sovietica e modernizzando mezzi
ed armamenti, si è scelta la strada del rifacimento "alla lettera",
un po’ come ha fatto Van Sant col pur interessante re-make di Psycho.
Il risultato appare fatalmente datato e la vicenda stessa, in sé appassionante,
perde di interesse essendo calata in un contesto storico-politico che oggi non
esiste più, senza riuscire quindi a coinvolgere lo spettatore come
probabilmente aveva fatto il film del ’64, un periodo di delicati equilibri in
cui realmente lo spettro di una possibile guerra imminente aleggiava sul mondo.
Inoltre il film appare frammentario, risultando più un collage di varie scene,
alcune molto coinvolgenti e ben realizzate, piuttosto che una storia unitaria, a
riprova della non ancora raggiunta maturità del giovane sceneggiatore, che se
saprà fare tesoro delle critiche crediamo potrà fare in futuro grandi cose.
Immerso (è il caso di dire) nella consueta e un po’ logora cornice di sonar,
corridoi angusti, paratie stagne eccetera, il cast se la cava egregiamente, con
Robert Duvall alle prese con un personaggio che sembra scritto su misura per lui
e Denzel Washington che si dimostra sempre di più il legittimo erede del grande
Sidney Poitier. Il cantante/attore Kris Kristofferson, di provenienza country,
appare un po’ impacciato negli spazi angusti di un sommergibile e nei panni di
improbabile tedesco, risolvendo il personaggio con la sua maschera da "vero-duro-tutto-rughe"
mentre si conferma attore di gran classe Peter Stormare. Peccato per alcuni
ruoli secondari che avrebbero meritato attori di maggiore spessore.
MISTER HYDE
CAESAR
Regia:
Milos Forman
Interpreti: Tom Cruise, Sean Connery, Edward Furlong, Joacquin Phoenix, Thandie
Newton, Jeffrey Jones, Jon Voight, Vince Vaughn, Rufus Sewell, Ben Affleck,
Tobey Maguire
Nel generale clima di riscoperta
della romanità classica e, più in generale, di un mondo fatto di toghe,
calzari e spade che ha partorito il polpettone pseudo-storico Il Gladiatore,
si colloca il nuovo film del premio Oscar Milos Forman, annunciato da un
imponente battage pubblicitario, come è nello stile della Cristian Production.
Diciamo subito che il film di Scott e questo nuovo prodotto sono, affinità
"costumistiche" a parte, su due piani ben diversi; se il trionfatore
della notte degli Oscar è uno spettacolo fracassone, rutilante di colori,
magniloquente, che prende la storia e la strapazza piegandola a fini
spettacolari, il film di Forman è invece al contrario sobrio e misurato,
filologicamente assai curato (anche se qualche svarione scappa ugualmente, e
rimando all'illuminante intervento del presidente della Gargamella Pictures sul
Forum del 23/04) e incentrato forse più sul Giulio Cesare essere umano che
personaggio pubblico. Il film si lascia gustare con facilità dall'inizio alla
fine, grazie ad una efficace regia e ad una sceneggiatura piuttosto curata anche
se forse un po' superficiale, il che costituisce anche il principale limite del
film. Caesar rimane un ottimo spettacolo, rispettoso della storia e visivamente
affascinante, ma non trasmette la grandezza del personaggio Cesare, non fa
vibrare certe corde emotive, non riesce a restituire a noi, uomini di 2000 anni
dopo, i motivi profondi del fascino del più grande condottiero di tutti i
tempi. Certo il pur bravo Tom Cruise non aiuta più di tanto in questo,
apparendo estraneo al personaggio, nonostante la buona volontà e le
dichiarazioni di intenti, mentre il resto del cast è veramente di ottimo
livello, con alcune vecchie glorie (Connery e Voight) che surclassano di una
spanna i pur validi baldi giovani. Peccato che il bravissimo Phoenix debba
ripetere in pratica il personaggio del Gladiatore, ma con minori sfaccettature;
è un attore molto espressivo che riteniamo abbia il diritto di non restare
fossilizzato a vita nel ruolo del cattivo-perfido-traditore.
Splendida - come sempre nei film di Forman - la fotografia e davvero
affascinanti le scene ambientate in Egitto, nonché quelle della battaglia,
orchestrata quasi come una coreografia.
MISTER HYDE
CENTO
NOTTI
Regia:
Maurizio Giannini
Interpreti: Gloria Stuart, Maurizio Giannini, Valentica Cervi,
Flavio Pistilli, Tom Jones
Secondo capitolo di una ideale trilogia tratta
da altrettanti racconti di Yukio Mishima, dopo Lacrime nella pioggia,
questo nuovo lavoro della MAGIA Production, diretto dal suo presidente Maurizio
Giannini, presenta i pregi e i difetti di un film squisitamente d'essai: grande
raffinatezza formale, il tentativo di "dire qualcosa" e di fare un
cinema di contenuti e una dichiarata non commercialità senza compromessi, ma
anche una certa artificiosità nei dialoghi, una esasperata ricerca del
paradosso e un impianto complessivo di stampo più teatrale che cinematografico.
La pluricentenaria Gloria Stuart (la vecchietta di Titanic) dimostra di
avere ancora molte frecce al suo arco alle prese con un personaggio davvero
ingrato, cui fa da contraltare Maurizio Giannini, diligente e corretto ma forse
un po' legnosetto. Affascinante il gioco di rimandi tra il presente e il passato
così come il finale aperto, mentre certi dialoghi, nella voglia di dire troppo,
risultano un po' forzati e fastidiosi. In complesso un "piccolo" film
(perché molto breve) con luci e ombre, ma che toccando argomenti come l'amore,
la gioventù, la bellezza certamente non lascerà indifferente nessuno.
DAVIDE
CHICAGO
1871
Regia: Richard
Donner
Interpreti: Mel Gibson, Daniel Day Lewis, Stephen Dorff, Mary Stuart
Masterson, Angelina Jolie, Joe Pantoliano, Elizabeth Taylor, Ed Harcourt,
F.Murray Abraham, Derek Jacobi, Melora Walters, Charlotte Rampling
Film molto ambizioso questo del veterano Richard
Donner (classe 1930): addirittura raccontare la nascita e la caduta di Chicago
alla fine dell'800, ricalcando in parte la storia già narrata in L'incendio
di Chicago (Henry King, 1937). Basato su documenti storici e su una
biografia dei fratelli O'Leary, molto accurato nella ricostruzione ambientale,
il film è costruito intorno alla famiglia O'Leary e al rapporto conflittuale
trai fratelli Dion e Jack, presentando uno spaccato preciso e attendibile della
società americana del tempo, di un paese ancora vergine ma già con la
consapevolezza di stare per diventare la maggiore potenza al mondo, nel bene
come nel male. Grandioso ed epico nelle scene finali dell'incendio (un plauso
agli effetti speciali), il film presenta però il meglio di sé nei complicati
rapporti trai vari personaggi, grazie a una sceneggiatura molto ben costruita
soprattutto nei dialoghi. Ottima la prova dell'intero cast, con la ribalda
cialtroneria di Mel Gibson perfettamente a suo agio nei panni di Dion O'Leary
(ruolo ricoperto a suo tempo da Tyrone Power) così come l'inamidato Daniel Day
Lewis rende bene il fratello riformista e integrato e Murray Abraham costruisce
un personaggio pieno di chiaroscuri da vero grande attore. Nota stonata la
presenza di Angelina Jolie, che il sottoscritto, oltre a ritenere completamente
decerebrata, non riesce nemmeno a trovare sexy... sarò malato?
Grande (in tutti i sensi) film, epico e coinvolgente che meriterebbe forse
maggiore attenzione al botteghino.
DAVIDE
A CLOCKWORK ORANGE
Regia: Steven Spielbergt
Interpreti: Christian
Bale, Matthew Davis, Collin Farrell, Vincent D'Onofrio, William Hurt,
Martin Smith, Morgan Freeman, Mena Suvari, Branko Djuric, Paul Walzer,
Fionnula Flanagan, Barbara Snellemburg, James Bentley, Kirsten Dunst
Doveva essere un remake non lo è stato.
Allora cos'è? Non è nulla, è un film noiosetto su quattro ragazzi pazzi
che uccidono e fanno del male per la maggior parte durata del film e che
poi finiscono in una cura particolare che dovrebbe far nascere in loro il
ripudio per la violenza... Cosa resta? Resta una pellicola che non si
salva da un impietoso confronto e che non regge nel ruolo di "film a
se stante". La casa produttrice rivela ancora una volta una grande
fantasie e capacità di trovare buone idee, ma una pessima capacità di
amministrarle al meglio. Speriamo per Lo Hobbit...
FETCH
LE COLPE DEGLI ALTRI
Regia:
Wes Craven
Interpreti: Edward Norton, Jennifer Aniston, Daniel Day-Lewis, James
Woods, Malcolm McDowell, Michael Caine, Victoria Silvested.
Il mago dell’horror Wes Craven
torna serio dopo la trilogia autoparodistica di Scream e il tentativo
fallito di cambiare genere con La musica del cuore - un passo realizzato
con più fortuna da un altro mago dell’horror, quel Sam Raimi ora al lavoro
sul kolossal Spider Man.
La storia non è particolarmente originale: una serie di omicidi eccezionalmente
efferati, che paiono compiuti da una belva più che da un essere umano. All’ispettore
della polizia di turno, interpretato da Edward Norton, il compito di dipanare la
complicata matassa a scapito anche della sua vita privata.
Nonostante queste non allettanti premesse il prodotto finale è ottimo: i meriti
sono di una sceneggiatura molto curata ed efficace che culmina in un finale non
stereotipato e quindi sorprendente che ci fa uscire dalla sala con un senso di
inquietudine pari, se non superiore, a quello provato durante tutta la visione
del film.
Craven è abile nel mostrare pochissimo la fonte della paura, ricordandosi che
la cosa che l’uomo teme di più è l’ignoto, una lezione che tutti quelli
che fanno film horror dovrebbero ripassare. Ben bilanciate le parti di
indagine/azione e quella di introspezione dei protagonisti, con una prima parte
del film a raccontarci i personaggi più della vicenda ed una seconda parte che
espletate le presentazioni, si concentra sulla vicenda portante.
Tra i vari meriti di Craven quello di sapersi muovere all’interno dei canoni
del genere che lui stesso aveva schernito in Scream, il film è infatti
pieno di situazioni tipiche dei film dell’orrore – serial killer,
inquietanti frasi bibliche, delitti inspiegabilmente violenti ecc. ecc. –
senza però mai dare un senso di "deja vu" troppo opprimente, un altro
errore in cui incappano moltissimi film di questo genere.
Ottimo e di primissimo ordine il cast. Non mi soffermerei sulle note qualità di
Norton quanto sul piacere di rivedere, seppure in una piccola parte, McDowell, l’indimenticabile
Alex di Arancia Meccanica. Il cast femminile, come da prassi horror, fa
da contorno se non da vittima sacrificale, per cui anche le – solo fisicamente
– dotate Aniston e Silvestdt riescono a non sfigurare al cospetto dei grandi
interpreti di questo film.
In conclusione un film da non perdere, specie per tutti coloro che hanno avuto
modo di vedere e apprezzare Il bacio della pantera di Jacques Tourneur il
cui meccanismo per fare "orrore" è molto simile a quello di questo
film.
MISTER HYDE
COPS
Regia:
John Woo
Interpreti: Wesley
Snipes, Jennifer Lopez, Keanu Reeves
Attenzione: un losco figuro cino-americano si aggira tra gli studi di produzione
spacciandosi per John Woo, il grande autore di capolavori quali The Killer
o Face-Off. Sfruttando l'omonimia col regista di Hong Kong ha firmato
questo Cops, un fantapoliziesco che ad onta di un cast all-stars presenta tutti
i difetti - ma non i pregi - del più classico b-movie. Tutto purtroppo sa di
già visto: dai cyborg metà uomini e metà macchine protagonisti, dal mitico Blade
Runner in poi, di decine di film, alla coppia "controvoglia" di
poliziotti, allo scienziato pazzo (un Keanu Reeves assolutamente estraneo al
personaggio) riducendo la trama ad un susseguirsi di scene d'azione, sparatorie
e scazzottate - per tacere dei dialoghi di una banalità imbarazzante - che
purtroppo mancano di quella genialità che ha nobilitato in passato analoghe
scene "muscolari" del "vero" John Woo, e senza sorprese e
colpi di scena, fondamentali invece in un film di questo genere. Esordio quindi
fiacco della BlackBlood Film, cui sarebbe consigliabile una maggiore oculatezza
nella scelta di sceneggiatori e di casting. Consoliamoci aspettando il prossimo
film del vero John Woo, e releghiamo questo suo clone nel dimenticatoio.
MISTER HYDE
COPS (Nuova edizione)
Regia:
John Woo
Interpreti: Wesley Snipes, Jennifer Lopez, Keanu Reeves
Quando nel 1988 uscì nei cinema
italiani Nuovo Cinema Paradiso, dell'allora semi-sconoscituo Giuseppe
Tornatore, il film fu un fiasco totale: stroncato dalla critica e ignorato dal
pubblico rischiava di finire nel dimenticatoio, se non fosse stato per la
lungimiranza del produttore che, forse anche contro la volontà del regista, lo
prese, lo smontò completamente e lo rimontò nella forma che oggi tutti
conosciamo. Il resto è storia: il film, così riveduto e corretto, ha vinto il
premio Oscar come miglior film straniero ed è diventato uno dei
"classici" entrati di diritto nella storia del cinema.
Questo lungo preambolo per inquadrare questa nuova versione di Cops che,
riveduto e corretto dalla coproduzione della Blackblood Film con la Magia
Production, affronta nuovamente l'arena di Cinematik. Diciamo subito che Cops
non vincerà l'Oscar ma le cose sono certo in parte cambiate: il ritmo è
migliorato notevolmente, la sceneggiatura si è arricchita di risvolti ironici
che sdrammatizzano l'assurdità di certe situazioni virando decisamente sul
comico ed i personaggi sono meglio caratterizzati, così che ora Cops
può dignitosamente ripresentarsi nelle sale in cerca di miglior gloria. Però
però parliamoci chiaro: certi difetti, e non di poca importanza, restano. Keanu
Reeves risulta ancora fuori parte nel ruolo di scienziato pazzo (non era meglio
un Gary Oldman?), i personaggi di contorno, per quanto importanti, interpretati
da anonime comparse non riescono a diventare "veri", e la storia
infine rimane scontata e troppo approssimativa (va bene la fantascienza, ma
provate a presentarvi al cancello della Casa Bianca e ottenere un incontro
subito col presidente degli Stati Uniti semplicemente esibendo un tesserino da
poliziotto!). Infine, cari produttori, toglieteci un dubbio: SAOP o SOAP?!?
Decidetevi una buona volta!
MISTER HYDE
DEEP SPACE
Regia: David Fincher
Interpreti: Edward Norton, Brad Pitt, Gillian Anderson
David Fincher deve essersi
davvero stufato di fare film più o meno ricchi di contenuti per prendersi
queste vere e proprie vacanze, filmetti leggeri come bibite in cui il tocco del
regista è praticamente invisibile oltreché inutile.
Forte di un cast striminzito ma di stelle di prima grandezza, Deep Space
appare più come un telefilm della serie "Ai confini della realtà"
che un vero e proprio film, e riporta alla mente dei cinefili quelle deliziose
ed ingenue pellicole di fantascienza degli ani '60. Peccato che da allora siano
passati 40 anni e molta acqua sotto i ponti, così che oggi una vicenda
semplificata e superficiale come quella narrata in questo film risulta un po'
difficile da digerire; è vero che non tutti i film di fantascienza devono
essere dei capolavori come 2001: Odissea nello spazio, ma anche il cinema
d'evasione ha comunque delle regole che devono essere rispettate, mentre il
nuovo film di Fincher, oltre ad una sceneggiatura superficiale e lacunosa,
commette il grave errore - imperdonabile nel cinema fantastico - di promettere,
accennare, suggerire e poi nascondere la mano. È impensabile che un equipaggio
sprechi 4 anni della propria vita per giungere - primi uomini in assoluto - su
un lontanissimo pianeta, vi trovi delle tracce di vita aliena (addirittura un
portale dimensionale!) e se ne torni a casa senza assolutamente approfondire il
mistero! Aspettiamo il bravo Fincher a ben altre più adulte produzioni con il
consiglio che faccia come l'equipaggio della Event Horizon: torni al più presto
sulla terra.
MISTER HYDE
IL DIO DEL 36° PIANO
Regia:
Alex Proyas
Interpreti: Rufus Sewell, Jennifer Connelly, Harvey Keitel, Tim
Roth, Sigourney Weaver,
John Voight, Ricky Caria.
Ritornano regista e protagonista
nello splendido Dark City - piccolo gioiello assolutamente da recuperare
in video se l'avete perso al cinema! - in un film che in parte, almeno nelle
conclusioni finali, ricorda proprio quel film.
Tratto da un racconto di Herbert D. Kastle, autore americano di science-fiction
attivo negli anni '50/'60, Il dio del 36° piano rappresenta una netta
inversione di rotta per la Cassius, dopo il minimalista Never look the sky,
ed è stato per il vostro umile recensore una piacevole sorpresa.
La storia scorre senza intoppi grazie anche a dei dialoghi stringati ma
efficaci, creando dopo poche scene una certa curiosità ed aspettativa che
crescono pian piano che il film procede, grazie anche ad un interessante cast
dove come sempre brilla il grande Keitel, con due sole pecche: la Weaver che ha
troppa personalità per risultare credibile come segretaria e il pur volenteroso
Ricky Caria, troppo giovane per il ruolo. Peccato che la ristretta durata del
film lo renda più simile ad un episodio di "Ai confini della realtà"
che ad un lungometraggio, tradendo la sua origine (un racconto), senza un
approfondimento dei personaggi che avrebbe senz'altro giovato alla storia.
Inoltre, se il tema del film su cui è basato il colpo di scena finale - che non
sveleremo - poteva risultare originale nel 1964 (anno di pubblicazione del
racconto di Kastle), lo stesso non si può dire oggi, dopo Blade Runner, Dark
City, Matrix ed altre pellicole di analogo argomento.
Non una pietra miliare del cinema di fantascienza, quindi, ma un'occasione
comunque per una piacevole serata.
MISTER HYDE
THE DIVINE ROCK STREET BAND
Regia: Martin Scorsese
Interpreti: Brad
Renfro, Wes Bentley, Devon Sawa, Jon Abrahams, Chris Klein, Christian Bale,
Jessica Alba, Ashley Cafagna, Macaulay Culkin, Seth Green, Alec Baldwin,
Bridgett Fonda, Bill Pullman, Charlie Sheen, Tom Selleck, Paul Reiser, Halle
Berry
Tra
i vari meriti di questo Cisterna Festival c'è senz'altro anche quello di avere
offerto un trampolino di lancio a molti produttori esordienti, un manipolo
estremamente agguerrito e fermamente deciso a dare filo da torcere ai
"soliti" veterani di Cinematik.
L'esordio della Buster Film è un film all'insegna del rock, di quello duro e
metallico delle ultimissime generazioni, coadiuvato da un cast di giovanissimi
attori che costituiscono le più concrete speranze per il ricambio generazionale
di Hollywood. Un teenager-movie quindi? Assolutamente no. In mano all'esperto
Martin Scorsese questo film, ben scritto dal giovane Mirco Sgarzi, ha ambizioni
alte ed importanti e cerca, tra un brano punk ed uno metal, di infilare qualche
messaggio che non sia solo generazionale ma universale. Certamente è assurdo
cercare in questo film i capolavori di Scorsese, e numerosi sono i riferimenti
ad altri film che hanno trattato il disagio giovanile o il mondo della musica
rock, così come la sceneggiatura presenta qua e là qualche ingenuità e
qualche incongruenza, ma nel complesso il film mantiene quello che promette, e
forse anche qualcosa di più. Buona la prestazione del giovane manipolo di
attori, credibili anche come musicisti, mentre appare forse eccessiva la
presenza delle numerose star in ruoli cameo (Selleck, Sheen, Pullman, Berry
ecc.), un giochino che comincia forse a stancare. Eccezionale invece la prova
dei bambini della prima parte, a dimostrazione della ricchezza del
"vivaio" del cinema americano.
In definitiva un ottimo esordio produttivo, un film agro-dolce davvero
interessante, in parte penalizzato da un finale forse un po' affrettato ed
eccessivo - che qui non sveleremo - senz'altro non all'altezza delle
aspettative.
MISTER HYDE
FAHRENHEIT 451
Regia: Francis
Ford Coppolat
Interpreti: Ralph Fiennes, Sean
Connery, Max von Sydow, Gillian Anderson, Willem Dafoe, Natalie Portman, Robin
Williams, Geraldine Chaplin, Charlotte Rampling, Faye Dunaway, Giovanni Ribisi
Battuto sul tempo Mel Gibson e supportata la
pellicola con un battage pubblicitario (di effetto, i miei complimenti) viene
proposta una nuova versione di questo immortale capolavoro di Ray Bradbury. Cosa
si può dire di questo film? Sicuramente che sceneggiatori e regia si sono
impegnati al massimo per mantenere fedele lo spirito dell'opera letteraria e che
sembra che ogni inquadratura, battuta e scena sia stata studiata al millimetro
per rendere quello che il libro ci voleva offrire. Ci sono riusciti? Sì,
certo, la pellicola si presenta bene, con grazia e con gli attori impegnati a
dare il meglio. Il film scorre veloce, gradevole e lo spettatore esce
soddisfatto dalla sala. Andatevelo a vedere...
FETCH
Ray Bradbury... chi era costui? Molti conoscono
il suo nome ma pochi, troppo pochi - almeno in Italia - hanno mai letto qualcosa
di suo. Personalmente lo metto tra i tre autori che più amo e credo di aver
letto ogni riga da lui scritta che sia stata pubblicata in italiano. Cosa vi può
importare di questo? Beh, poco o nulla immagino, ma volevo subito chiarire la
mia posizione di "fan" sfegatato dell'Autore prima di accingermi a
recensire questo film tratto dalla sua opera più nota (insieme forse a Cronache
Marziane), un film che aspettavo con curiosità in attesa dello stesso
progetto portato avanti da Mel Gibson e memore della non troppo felice
trasposizione che ne fece Truffaut nel lontano 1966. Beh, davvero lo
sceneggiatore Perrotta e il regista Coppola hanno fatto un buon lavoro,
restituendo magistralmente l'atmosfera del romanzo e lo smarrimento del
protagonista che pian piano lo porterà a prendere coscienza della sua vita e
conseguentemente alla rovina del suo mondo: la sua casa, la moglie, ciò in cui
aveva sempre creduto. Sfrondando abbondantemente le complesse vicende del libro
e alcuni personaggi, il film procede come un oliato meccanismo senza tempi
morti, senza sbavature e senza intoppi, grazie anche ad un cast in stato di
grazia, dal solitamente più inespressivo Fiennes, al grande vecchio Max von
Sydow, alla bravissima Gillian Anderson, ma una spanna sopra tutti si piazza il
grande e mefistofelico Dafoe nell'ingrato ruolo di Beatty. Poco più di un cameo
per Sean Connery, che gioca tutto sulla sua presenza e sul suo innato carisma
personale. Migliore nella prima parte, con il progressivo scivolare del
protagonista verso un destino tragico e ineluttabile, nella seconda parte il
film accelera un po' e arriva forse un po' frettolosamente alla fine,
"tradendo" il finale del libro, ma riuscendo a mantenerne intatto il
messaggio. Un serio candidato ai prossimi (lontani) CK Awards.
DAVIDE
FIORI PER ALGERNON
Regia:
Peter Weir
Interpreti: Tim Roth, Emmanuelle Beart, Richard Dreyfuss, Alan Alda, David
Arquette,
Sean Penn, Brian Denney
Toccante è la parola che vi
verrà in mente per prima ripensando a questo film dopo averlo visto. Il poco
prolifico regista Peter Weir torna a tre anni da The Truman Show e lo fa
mantenendosi ampiamente all'altezza delle aspettative. Il film è costruito
intorno alla grande interpretazione di Tim Roth nella parte di un ritadato
mentale che, grazie alle manipolazioni della scienza, riesce a diventare
intelligente e dunque normale. Ma la natura si sa non ama essere
manipolata....
Un film dunque molto attuale nei contenuti, sorretto da una sceneggiatura da
manuale e da attori in grande forma e con l'umiltà giusta da lasciare la scena
al già citato e bravissimo Tim Roth.
Se proprio si vuole fare un appunto al film si può giudicare un po' forzata la
storia d'amore, un "difetto" comunque tipicamente Hollywoodiano.
Consigli finali: non perdete questo film di cui si riparlerà sicuramente nella
notte degli oscar e soprattutto quando andate a vederlo fate scorta di
fazzolettini.
MISTER HYDE
FRIENDS?!
- Opportunismo ed egoismo a New York
Regia:
Terry Gilliam
Interpreti: Liv Tyler, Christina Ricci, Keanu Reeves, Charlize
Theron, Patricia Arquette, Benicio del Toro
Si potrebbe recensire questo film come se
si trattasse di un episodio di qualche serie televisiva, vista la brevità
e la superficialità delle caratterizzazioni, e allora potrebbe anche
essere passabile. Ma se guardiamo al regista, lo stesso per intenderci de La
leggenda del Re Pescatore e di Il mistero delle 12 scimmie, e
al cast infarcito di stelle alla moda allora il giudizio per forza di cose
cambia radicalmente. Già in sede di sviluppo avevamo fatto notare come
fosse sbagliata la scelta di un regista così visionario ed estroso per
una simile vicenda, ed oggi, visionando la pellicola, quei dubbi diventano
purtroppo realtà: il film non decolla mai veramente e quando la storia
dell'arrampicatrice interpretata da Liv Tyler comincia a prendere forma
ecco che il film bruscamente finisce, lasciando troppe cose irrisolte. Del
cast esprimiamo giudizi solo sulla bella Tyler, efficace nel rendere la
perfidia col suo visino dolce dolce, e taciamo degli altri che non hanno
alcuna possibilità di recitare davvero a causa delle brevità dei ruoli.
MISTER HYDE
IL FUOCO E LA TEMPESTA
Regia: Danny Boyle
Interpreti: Alyssa Milano, David Bowie, Anthony Stewart Head, Michelle
Pfeiffer, Jeremy Sisto
Presentato in anteprima al Cisterna Festival, appare nei
cinema il nuovo film di Danny Boyle, scritto e prodotto dall'esordiente Hecates.
Lontano dalla coralità dei suoi film precedenti, l'inglese Boyle accompagna con
discrezione (e scarsa personalità, bisogna dirlo) una vicenda che innesta
intelligentemente sulla classica crisi adolescenziale elementi diversi e
spiazzanti: la storia della ragazza che abbandona la casa materna per
raggiungere il padre che convive felicemente con un altro uomo, e il torbido
rapporto che si instaura tra la protagonista e l'amante del padre potevano
offrire lo spunto per ben altro risultato. Invece, complice una sceneggiatura
ben scritta ma piuttosto superficiale e forse un po' "a senso unico":
si veda la scena iniziale in cui la protagonista accusa la madre colpevole di
odiare il padre, fuggito con un altro uomo, solo perché «lui è stato
sincero con se stesso, ha cercato di essere felice! Ma così facendo ha
distrutto il tuo piccolo mondo ipocrita»... Beh, credo che ben poche donne
accetterebbero col sorriso sulle labbra che il proprio marito, padre di una
figlia, le tradisca... e con un uomo poi! "Cercare di essere felici"
non vuole dire per forza fare soffrire gli altri e distruggere una famiglia! Nel
complesso la pellicola non decolla mai al di sopra di uno stile televisivo, fino
all'affrettato finale che spreca un'ennesima buona occasione. Fra gli interpreti
bella e brava Alyssa Milano, anche se con i suoi 29 anni appare un po' strettina
nei panni di "adolescente" inquieta (senza contare che la 43enne
Pfeiffer avrebbe dovuto averla a 14 anni... precoce eh?) e sempre affascinante
la presenza di David Bowie, attore di gran classe e dotato di un innato carisma
personale.
DAVIDE
Un drammone familiare, con il difficle tema
dell'omosessualità e della crescita, sono questi gli argomenti che ci vengono
proposti in questa nuova pellicola della Hecates. La scelta di Bowie nel ruolo
di "cattivo" è stata eccellente, il cantautore dimostra ancora una
volta la sua vena di attore mostrandosi ambiguo, affascinante, sensuale e arido
nei momenti giusti, senza caricare troppo il suo ruolo di bisessuale. Ma parlare
di buoni e cattivi non serve in una pellicola dove i sentimenti sono la base ed
i veri protagonisti, dove tutto quanto si basa sulle sensazioni, sulle decisioni
sentimentali. La protagonista recita bene, forse con qualche eccesso alla
lacrima, ma dimostrando una certa maturità di stile che non potrà che
migliorare durante la sua carriera. Un plauso a Michelle Pfeiffer, nel suo
piccolo ruolo recita sempre benissimo, dimostrando di sapersi adattare a ruoli
sempre differenti.
FETCH
Come ogni settimana decido di soffermarmi su un
film che particolarmente mi ha ispirato o colpito. Questa settimana scelgo
l'ennesima pellicola che ha partecipato il mese scorso al "Cisterna".
Opera prima di Hecates, con un titolo poetico, per una commedia eclettica. Il
film si basa sulla vita di una ragazza con dei genitori separati. Schiacciata
dal rapporto di conflitto con la madre, si rifugia nelle "torbide"
pareti della casa del papà omosessuale e del suo amichetto particolare. La
faccenda si complica quando tra la protagonista, interpretata dalla splendida
Alyssa Milano, e il compagno del padre, interpretato dalla rock-star David Bowie,
nasce un forte legame... che porterà la ragazza alla disperazione e... una
tragica fine in una corsia d'ospedale. Pellicola straordinaria, eccezionalmente
efficace nel descrivere il carattere ingenuo, insicuro, a volte immaturo, tipico
delle ragazzine. E chi poteva ritrarre meglio dei problemi tardo-adolescenziali
della protagonista del film? Certamente chi in quel mondo ci vive (o convive).
Uno strepitoso, come sempre, Danny Boyle, dirige una storia mai ovvia, e
sicuramente coraggiosa nel trattare un argomento delicato, come quello
dell'omosessualità in maniera leggera. Devo dire che perfino il finale (che
potrebbe apparire troncato) lascia un "delizioso" amaro in bocca, come
in un altro film (su Cinematik) diretto dallo stesso Boyle: Bravi Ragazzi.
MARCO
FUOCO NELLE VISCERE
Regia:
Pedro Almodovar
Interpreti: Penelope Cruz, Daniele Liotti, Marco Leopardi, Ma Jingwu, Jane Fonda,
Lauren Bacall
Dopo la poco felice parentesi
"inglese" di La professione della signora Warren, il prolifico
regista spagnolo torna su un terreno a lui più congeniale, quello della
commedia eccessiva, sarcastica, ai limiti della volgarità e del buon gusto. Qui
poi il regista è addirittura alle prese con un suo romanzo, e perciò libero di
sguazzare a suo piacimento in quelle atmosfere e quei personaggi che
caratterizzavano i suoi primi film, quelli prima del grande successo di Donne
sull'orlo di una crisi di nervi. Già dalle prime scene è evidente la natura
assolutamente divertita di questo film, un'operina leggera e frizzante come una
bibita in cui è assurdo e inutile cercare contenuti o qualsivoglia
"messaggio". L'ex-trasgressivo Almodovar deve essersi divertito un
sacco a riprendere questo suo vecchio romanzetto, quasi un ritorno alle origini,
con una libertà espressiva totale (in certe scene quasi ai limiti
dell'hard-core) e dei mezzi economici che all'inizio della carriera - quando
film come questi erano la sua vera cifra espressiva - poteva solo sognarsi.
Transessuali, vecchie allupate, ex-suore, produttori di assorbenti intimi,
femministe esagitate; praticamente è qui presente tutto il campionario dell'Almodovar
degli anni '80, con un'alternanza di scene altamente raffinate e di cadute nel
più volgare e sublime cattivo gusto, fino al punto di smutandare crudelmente la
sessuagenaria Lauren Bacall, ex-vedova Bogart, in una delle scene più
"forti" e folli del film. Peccato che il cast sia in gran parte
inadeguato e più da fiction televisiva che da film, eccezion fatta per la
citata Bacall e per una ritrovata Jane Fonda, ancora affascinante nonostante gli
oramai evidenti segni dell'età. Foltissimo il numero dei divi che offrono
divertiti "cameo", da Banderas a Bova, da Liv Tyler agli improbabili
giornalisti Dudikoff, Van Damme e Lundgren (!). Un'oretta e mezza di
divertimento e di eccessi serviti però con la classe e la maestria di un oramai
grande regista. Ma la trasgressione ormai abita altrove.
MISTER HYDE
GALVESTON BAY
Regia: Willem Dafoe
Interpreti: Willem Dafoe, Jet Li, Burt Reynolds, Catherine Keener, Lucy
Liu, Jared Leto, Robert Forster, Spencer Treat Clark
I corsi e ricorsi storici del cinema: dopo essersi scontrato nelle vesti di poliziotto con il famigerato Ku Klux Klan in
Mississipi Burning (Alan Parker, 1988) ecco adesso Willem Dafoe indossare il bianco cappuccio del Klan per il suo esordio registico, seguendo un trend che vede sempre più attori americani passare dietro la macchina da presa. Diciamo subito che il Dafoe regista riserva più di una sorpresa, realizzando una pellicola senza cadute di ritmo e di tensione e riuscendo anche ad essere non banale, pur senza ricorrere a esasperate trovate che troppo spesso lasciano il tempo che trovano.
GENOCIDIO - Un fiore per non
dimenticare
Regia: Mirco
Sgarzi
Voce narrante: Claudio Bisio
La strada del documentario storico
è purtroppo sempre lastricata di buone intenzioni, cui però spesso non
corrispondono eguali risultati. Questo ennesimo (è il caso di dirlo)
documentario sull'Olocausto purtroppo non aggiunge nulla a quanto già visto
finora - e questo è comprensibile - ma non riesce neanche a trovare una chiave
diversa per dire ciò che già sappiamo. Piuttosto didascalico e superficiale,
Genocidio si avvale del bravo Claudio Bisio come voce narrante - chi ha
avuto la ventura di vederlo in teatro sa quel straordinario attore egli sia,
Zelig a parte - e ha se non altro il merito di cercare di allargare il discorso
ad altri "genocidi" della storia recente, dagli indiani d'America al
Kossovo (perché si dimentica sempre il dramma del Tibet?), trattando però
questi argomenti così importanti con poco o nessun approfondimento, lasciando
alla fine l'impressione di aver velocemente ripassato un Bignami di storia,
piuttosto che sfogliato un approfondito saggio sull'argomento.
MISTER HYDE
Argomento sempre e comunque attualissimo, quello trattato da questo
documentario. Lo slogan "per non dimenticare", per quanto ormai
abusato e sfruttato da chiunque tratti argomenti come il genocidio o l'olocausto
(e sono due cose differenti), è sicuramente di impatto per lo spettatore e per
l'uomo comune che NON deve dimenticare. Particolarmente felice la scelta di
Claudio Bisio come voce narrante, l'attore - cabarettista ha già dato prova più
volte delle sue capacità drammatiche (La Tregua o anche l'opera teatrale
Monsieur Malaussenne) e rinnova questa sua capacità anche in
quest'ambito. Dov'è il punto debole allora? Il punto debole è nel fatto che il
documentario, comunque, non si solleva mai oltre quei documentari che abbiamo
visto decine di volte in televisione, tratta gli stessi argomenti, usa le stesse
argomentazioni e, per di più, sembra anche più freddo di altri esempi del
campo (escludendo, ovviamente, le crude scene di deportazione o le immagini dei
sopravvissuti). Avrei magari preferito qualcosa in più, sentire qualche voce
dei sopravvissuti, ma comunque l'opera, dal punto di vista divulgativo, è
riuscita. Consigliato a chi vuole saperne di più, ma temo che non resterà
nella memoria come uno dei migliori esempi del genere.
FETCH
Personalmente sono attratto
dai documentari, ma non ho idea come possa essere un documentario proiettato in
una sala cinematografica. Mi vengono in mente i racconti dei miei nonni, o altri
film ambientati nell'immediato dopoguerra, per questo li ritengo patrimonio
nazionale; ma nel secondo millennio questo tipo di lavoro viene lasciato come
prerogative delle tv, in particolare quelle tematiche. "Istituto
Luce" si dedica oramai a tutt'altre produzioni... invece la Buster Film
(sulla scia del discreto successo di GMG della APT) fa uscire nelle sale
"Genocidio", un documentario interessante. La produzione,
egregiamente, fa di tutto per elencare cifre, nomi e fatti, tenendosi con la
dovuta distanza, tipica dello storico, evitando passioni e enfasi personali che
avrebbero allontanato lo scopo della pellicola, e cioè quello appunto di
documentare lo spettatore. Certo il tutto poteva essere trattato più
approfonditamente non fermandosi al genocidio degli ebrei (che però è quello
per eccellenza), o quello dei pellerossa, o dei popoli dell'america
centro-meridionale, ma per esempio quello attuato alle popolazioni del
medio-oriente (vedi Kurdistan), o quelli politici (vedi comunismo). Mi permetto
di elencare altri crimini contro un singolo gruppo di appartenenza, in
particolare religioso, di cui si sono proprio macchiati gli Ebrei (tralasciando
quello che succede in Palestina, si ha documentazione su orribili persecuzioni
di cristiani), o la Chiesa (vedi... le pubbliche scuse del Santo Padre per i
trascorsi del cattolicesimo nella caccia alle streghe o simili crociate).
Machiavelli diceva che l'uomo è malvagio per natura... Hobbes parlava dell'homo
homini lupus. Lasciamo tutto nelle mani della storia e scusate un altro
latinismo: Historia magistra vitae. Ritornando a Genocidio non
credo che possa avere successo ai botteghini, ma non credo sia quello
l'obiettivo.
MARCO
GERONIMO È MORTO
Regia:
Brian De Palma
Interpreti: Ralph Fiennes, Connie Nielsen, William Devane, Vin Diesel, Albert
Finney,
Geoffrey Rush, Dermot Mulroney, Steve Buscami
Per il suo ritorno sugli schermi
il grande Brian De Palma - regista quanto mai a corrente alternata - ha scelto
di frequentare ancora, dopo gli splendidi risultati de Gli intoccabili,
gli anni 30/40, girando il remake del vecchio classico Solo chi cade può
risorgere, interpretato nel 1947 da uno splendido Humphrey Bogart. E quindi
atmosfere noir a profusione, con tutto il campionario obbligato del genere: auto
decappottabili, liquori, fumo, musica jazz (strepitosa la colonna sonora,
praticamente un greatest hits dell'epoca dello swing), cadaveri nel bagagliaio,
casinò ecc. ecc. Solo che stavolta la ciambella non è riuscita col proverbiale
buco allo sceneggiatore Cesare Carugi, e il film non riesce ad andare oltre un
onesto poliziesco old-fashioned, laddove, per fare un esempio, L.A.
Confidential sfiorava quasi il capolavoro. La perfetta ricostruzione
ambientale, l'onesta prova degli interpreti (ma Fiennes non è Bogey!) e qualche
virtuosismo registico (i piani sequenza cui De Palma ci ha abituato) non bastano
ad elevare il film al di sopra di un accurato ricalco calligrafico delle
atmosfere dei noir degli anni '40, e a lungo andare il giochino delle citazioni
rischia di annoiare, in attesa di un colpo di scena che, purtroppo, non arriva.
Come sempre nelle produzioni Cadillac ben scelti i comprimari (forse un po'
fuori parte il peraltro promettente Vin Diesel di Pitch Black) e, come
già detto, fenomenale la colonna sonora che raccoglie il meglio del meglio
della golden age dello swing.
MISTER HYDE
GIOCANDO
A FARE IL MORTO
Regia: Roman Polanski
Interpreti: Dennis Quaid, Emmanuelle Seigner
Passata la "sbornia"
horror del parzialmente riuscito La nona porta, il grande Roman Polanski
torna ad atmosfere più intime ed inquietanti con questo "piccolo" ed
interessante film, un anti-western dalle atmosfere claustrofobiche, in cui lo
sterminato paesaggio delle praterie sembra come circondare e soffocare il
protagonista nella sua lenta e misteriosa discesa all'inferno. Minimalista nella
messa in scena - dialoghi e azione ridotti al minimo - il film può contare
sulla intensa interpretazione del sottovalutato Dennis Quaid, attore troppo
spesso utilizzato in chiave brillante mentre possiede la rara capacità di
esprimere disagio e sofferenza con una semplice alzata di ciglio. Peccato che
Polanski, da molti anni, ci obblighi a sorbirci in ogni suo film la presenza
della sua compagna di vita, il pesce lesso Emmanuelle Seigner, al cui confronto
l'espressività di Schwarzenegger è da premio Oscar! Con altra interprete
femminile, e con una sceneggiatura un po' più articolata, il film - peraltro
interessante - sarebbe stato davvero pienamente riuscito.
DAVIDE
GMG 2000
Regia: Gabriele Salvatores
Interpreti:
Giovanni Paolo II,
Pinox,
I ragazzi dell'OSGB,
Angelo Branduardi
Voce narrante:
Tom Hanks
Ed eccolo finalmente il molto
annunciato documentario sul Giubileo dei Giovani, evento clou della scorsa
estate nell'ambito del Giubileo 2000.
Premettiamo subito che la fruizione ideale di un documentario del genere non è
forse il cinema, e che quindi inevitabilmente i risultati commerciali non
saranno da record. Strana la scelta di un regista squisitamente laico come
Salvatores, che com'è ovvio tende a privilegiare l'aspetto ludico e festoso
dell'avventura di questi ragazzi, piuttosto che quello forse spirituale, e la
prima parte, con la preparazione, il viaggio e il primo impatto con la capitale
riportano un po' a quel "cinema on the road" che ha segnato i felici
esordi del regista (pensiamo allo splendido Marrakesh Express).
Ancora più incomprensibile è la scelta di Tom Hanks che, ovviamente, nella
versione italiana sentiamo doppiato; non era allora meglio prendere un bravo
attore italiano per commentare la versione italiana?
Indeciso se documentare l'evento-GMG nella sua importante realtà o il
micro-evento della partecipazione allo stesso del gruppo di giovani
protagonisti, GMG 2000 convince solo in parte, ma emerge comunque
prepotentemente la totale adesione al progetto del produttore Pinox e lo sforzo
profuso nella meticolosa preparazione e documentazione necessarie per inquadrare
il Giubileo dei Giovani nella giusta prospettiva.
MISTER HYDE
LA GRANDE FOLLIA
Regia: Alex
Infascellit
Interpreti: : Tim
Roth, Giancarlo Giannini, Stefano Accorsi, Giovanna Mezzogiorno, Annabella
Sciorra, Valerio Mastandrea, Regina Orioli, Cristian Scardigno, Luigi Lo Cascio,
Sergio Rubini, Stefano Dionisi
E se il signor Cosimo Franzese
alla fine fosse il personaggio più simpatico di tutti? E se tra questi giovani
cialtroncelli fosse il mefistofelico padrone di casa quello che sta più
simpatico allo spettatore? La storia dell'ospite misterioso che invita persone
differenti, che non si conoscono per fargli passare dei giorni in un maniero
misterioso, con tutto il corredo di cigolii e sparizioni e morti misteriose...
Questa pellicola si eleva per due motivazioni: la prima è che si svolge in
Italia e questa è sempre una buona cosa, specialmente se resa con classe come
in questo caso. La seconda è che comunque il film ha un bel ritmo, un bel
svolgimento e diverte. Non si tratta di un'opera immancabile nella cultura
cinematografica di ognuno, ma sicuramente merita una visione per rilassarsi e
farsi qualche risata.
Complimenti per il finale, che non è nulla di particolare, ma si discosta dai
soliti finali grand guignoleschi di questo genere.
FETCH
GRANDPA'S CLOSET
Regia: Neil Jordan
Interpreti: Daniel Radcliffe, Tom Courtenay, Robert Carlyle, Katherine
Helmond, Brenda Fricker, Jamie Bell, John Mahoney
Signori... mollate gli ormeggi e buttatevi a
capofitto nel gioco della vita di un ragazzino sbarazzino, alle prese con una
storia strampalata, che ti tiene col fiato sospeso fino alla fine... Un puzzle
semplice ma di mille colori, che potrebbe piacere a tutti. Lo script è superbo,
meritatissimo il premio di categoria nel "Cisterna", proiettandolo
direttamente nella serata dei CK Awards. Il regista Neil Jordan, perennemente
sulla rampa di lancio, non fa altro che immortalare le immagini sulla pellicola.
Per il resto... un cast azzeccato, con un protagonista giovanissimo col "fisique
du role", e un Carlyle sempre più grande attore. Manca però quel piccolo
tocco di "magia" per rendere il film qualcosa di indimenticabile.
Ottimo esordio della prima (e forse unica finora) casa di produzione d'oltrefrontiera...
risultato della globalizzazione che sta avvenendo di questi tempi. Anche questa
è libertà... Bisogna dire che l' Anarchie studios trova la strada spianata
dalla mano esperta del riminese Maurizio Giannini.
MARCO
Emoziona e colpisce questa produzione di MAGIA Production.
Colpisce per lo stile di narrazione, per le idee proposte, per il linguaggio.
Colpisce, soprattutto, per la capacità di mostrarci l'universo dell'infanzia
senza forzature e senza falsi atteggiamenti da bambino (a parte due o tre pezzi,
comunque ignorabili nell'insieme); gli attori si impegnano per recitare al
meglio e per dimostrare la propria bravura, in una sorta di gara che lascia lo
spettatore sazio e vero vincitore.
Tutto perfetto? Quasi. Ogni tanto qualche leziosità scappa anche agli autori
della pellicola e in due o tre momenti lascia perplessi la scelta dei dialoghi,
ma per la maggior parte della pellicola lo spettatore può rilassarsi e godersi
uno delle migliori produzioni di Cinematik. Non perfetta, non eccellente, ma
capace di metterti in pace con il mondo del cinema.
FETCH
GUERRA E PACE
Regia: Kenneth Branagh
Interpreti: Kenneth Branagh, John Malkovich, Julia Roberts, Gerard
Depardieu, Gary Oldman, Gregory Peck
Presentato da un sito
ricchissimo di notizie, immagini, informazioni storiche, musiche ed interviste,
questo Guerra e pace rischia di esaurirsi lì. Quello che manca in
effetti è proprio il film, ad onta di un cast eccezionale (anche se Oldman come
Zar... insomma...) ed è proprio per rispetto al grande e simpatico Kenneth
Branagh che rinunciamo a commentare un film che in effetti non esiste, un
incidente di percorso che ha coinvolto purtroppo grandi ed ottimi attori che
preferiamo ricordare diversamente.
MISTER HYDE
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HIDDEN PATHWAYS - Passaggi
nascosti
Regia:
Kenneth Branagh
Interpreti: Kenneth Branagh, Matt Damon, Haley Joel Osment, Melinda
Dillon, Nathan
Lane, Natascha McElhone
Davvero uno strano tipo Kenneth
Branagh, inglese doc capace di passare con disinvoltura da Shakespeare a
Frankenstein, senza disdegnare incursioni nella commedia e addirittura nel
musical, e sempre capace di restare se stesso. Già ai tempi dell'intrigante L'altro
delitto si era cimentato con i paradossi temporali e questa volta si
addentra nei sempre pericolosi labirinti del tempo - come allude la bella
locandina - per una vicenda ambiziosa ed inquietante, anche se non troppo
originale, per girare la quale si è spinto sulla strada della sperimentazione
tecnica, sfruttando appieno le infinite possibilità della moderna tecnologia
elettronica. Purtroppo questa esasperata ricerca di stupire a livello visivo
finisce per appesantire e distogliere l'attenzione dalla vicenda, a
dimostrazione che l'equilibrio tra ciò che si dice e come lo si dice è sempre
difficilissimo e solo a pochi maestri riesce alla perfezione (Scorsese su
tutti).
L'accuratissima sceneggiatura permette al cast di dare il meglio di sé, e una
nota di merito va senz'altro al bravo caratterista Nathan Lane, sfruttato finora
soprattutto dal cinema brillante, mentre il piccolo Osment rischia seriamente si
restare intrappolato in un cliché di bimbo-triste-malinconico che certamente
non fa onore alle sue indiscusse qualità di attore. Vorremmo tanto vederlo,
almeno una volta, impegnato in una parte comica, povero bimbo!
Un giudizio quindi parzialmente positivo, ferma restando l'alta professionalità
dell'impianto e la genialità del regista, che però resta un po' schiacciata da
tecnologie che forse ancora non riesce a dominare alla perfezione. Molto bello
il finale che personalmente mi ha ricordato lo struggente finale del bellissimo C'era
una volta in America di Sergio Leone (chi ha visto il film capirà di cosa
parlo).
MISTER HYDE
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IMAGINARY LINE
Regia:
Steven Spielberg
Interpreti: Nicolas Cage, David Morse, Salma Hayek, Esai Morales, William
Devane.
Chissà se - dopo Kieslowski che
ha realizzato dieci film dai Dieci Comandamenti e tre film dai colori della
bandiera francese - il progetto della Cadillac Ranch è di realizzare un film da
ogni brano dell'album The ghost of John Toad di Bruce Springsteen?
Progetti a parte, stupisce un po' trovare il nome di Spielberg alla regia di
questa storia all-american, anche se da svariati anni il regista americano ci ha
abituati ad un'altalena tra film di genere fantastico e altri, diciamo, più
"impegnati". Ricordiamo infatti come sia stato in passato, per molti
anni, un grosso cruccio per l'autore de Lo squalo riuscire a sbancare il
box-office ma non riuscire ad entrare nel cuore, e nelle grazie, della critica
più "seria". Dopo tentativi più o meno velleitari e alcuni colpi a
vuoto (Il colore viola, L'impero del sole) finalmente il buon Steven è
stato "sdoganato" da Schindler's List e da Salvate il
soldato Ryan riuscendo - speriamo una volta per tutte - a vincere il
complesso di inferiorità che evidentemente lo attanagliava. La lunga premessa
serve per inquadrare questo nuovo film, ennesima incursione di Spielberg nel
cinema d'impegno sociale in attesa del ritorno al genere fantastico con i
prossimi A.I. (Artificial Intelligence, da un progetto di Kubrick) e
l'inatteso Incontri ravvicinati del terzo tipo 2. La vicenda di questo Imaginary
line non racconta niente di nuovo: la solita lotta senza quartiere delle
guardie di confine statunitensi contro i tentativi di immigrazione clandestina
provenienti dal Messico, già vista in molti altri film - ricordiamo solo Frontiera
(1982) con J. Nicholson e H. Keytel - ma l'attenzione del film si focalizza
soprattutto sulla vicenda umana ed esistenziale del protagonista Carl (Cage) che
sul problema dell'immigrazione clandestina, che resta un po' sullo sfondo e non
approfondito nelle sue reali cause ed effetti. Se lo sforzo dello sceneggiatore
va comunque elogiato, nondimeno non possiamo non evidenziare la lentezza e
spesso la ripetitività della storia, con un Nicolas Cage che ripete oramai
stancamente sempre lo stesso personaggio da anni (forse perché non è in grado
di farne altri): deluso dalla vita, piagnucolone, romantico ma cinico ecc. ecc.
Accanto a lui offre invece un'ottima performance il sottovalutato David Morse,
già apprezzato ne Il miglio verde - mentre poco più che comparse
risulta il resto del cast, con la splendida e brava Salma Hayek chissà perché
relegata in un ruolo assolutamente marginale, se pure risolutivo per la vicenda
esistenziale del protagonista., mentre invece il personaggio di Rachel - la
moglie morta, protagonista degli amari flashback - è stato inspiegabilmente
affidato ad un'anonima comprimaria. In definitiva speriamo che presto il buon
Spielberg ritorni all'amato cinema spettacolare, genere che ci pare gli risulti
- salvo qualche eccezione - più congeniale e più adatto alle sue corde di
grande narratore popolare. Splendida la fotografia che bene rende l'assolata
solitudine del deserto e molto ben scelta la colonna sonora, che farà la gioia
di quanti amano il rock americano che più americano non si può.
MISTER HYDE
La vita di chi si occupa dei
confini del Messico, i drammi di chi vive la tensione e di chi sta a contatto
con la violenza e l'opressione ogni giorno. Nicholas Cage riesce a rendere vivo
e credibile il suo personaggio (sebbene in alcune scene ritorni ad essere
inespressivo, come gli capita di tanto in tanto), ma la vera rivelazione è
David Morse che da una prova d'attore notevole. La storia va avanti con un buon
ritmo, leggermente lenta all'inizio, ma che ingrana bene dopo un pò, portando
lo spettatore in un vortice di emozioni ed avvenimenti. Qualche personaggio è
un po' stereotipato (il collega razzista, la moglie che muore di malattia, la
figlia), ma nel complesso ne esce un'ottima pellicola, consigliata a tutti
quanti senza riserve. Andate e godetevi uno dei migliori film in circolazione.
FETCH
L’IMPORTANZA DI ESSERE
ERNESTO
Regia:
Oliver Parker
Interpreti: Rupet Everett, Jude Law, Jeanne Tripplehorn, Cate Blanchette, John
Cleese,
Michael Caine, Jeremy Irons, Vanessa Redgrave
Presente anche nelle stagioni
teatrali italiane proprio in queste settimane, giunge finalmente sullo schermo
una delle più divertenti e, giustamente, più note commedie del grande Oscar
Wilde. Diciamo subito che l'origine teatrale traspare con sin troppa evidenza da
questo nuovo film dell'eclettico Oliver Parker - Un marito ideale, sempre
da Wilde, ma anche il demenziale Suore in fuga così come l'horror
Hellraiser da Clive Barker - evidenziando una volta di più quanto difficile
e pericolosa sia la strada del "teatro filmato" quando non si abbia il
coraggio, e a volte la incosciente genialità, di infrangerne regole e
strutture. Purtuttavia ci si diverte, e molto; i dialoghi sono realmente
esilaranti e mettono in evidenza un umorismo sconcertante per gli anni in cui
sono stati scritti - la fine '800 - ricordando addirittura certi passaggi
surreali del grande Groucho Marx. Il cast - quasi tutto all-british - asseconda
diligentemente il testo senza particolari guizzi creativi, ferma restando la
grande simpatia di Rupert Everett, che però rischia di restare intrappolato a
vita in questi personaggi di dandy-inglese-magari-gay. Un po' fuori parte
l'americana dell'Oklahoma Jeanne Tripplehorn nei panni della gentil donzella
inglese dell'epoca vittoriana e forse, con i suoi 38 anni, anche un po' troppo
in su con gli anni. Sprecati due grandi come Caine e Irons nei ruoli dei
maggiordomi, ma comunque garanzia di sicura professionalità, con un voto in
più per il primo, un attore che invecchiando va trovando sempre nuove corde
espressive.
Un appunto per lo sceneggiatore: senza spiegare che il nome "Earnest"
in inglese significa "serio", "onesto", si toglie alla
vicenda gran parte della sua comprensibilità!
MISTER HYDE
INDIANS
Regia:
Joel Coen
Interpreti: Liam Neeson, Tom Sizemore, Edward Burns, Nativi
Americani
A volte ritornano... i nativi Americani (o
pellerossa o "indiani") periodicamente fanno la loro ricomparsa
sul grande schermo anche se la grande stagione del revisionismo storico a
loro dedicato sembra terminata con Balla coi lupi di K. Costner.
Questo Indians procede piuttosto lentamente sui consueti binari
"indiani buoni-bianchi cattivi" del genere senza purtroppo
raccontare nulla di nuovo e senza presentare personaggi davvero
coinvolgenti, per infilarsi poi nel finale in un epilogo fantascientifico
che lascia perplessi e stupiti. Forse partendo dal finale si poteva
costruire un altro tipo di film, una sorta di Stargate di
ambientazione pellerossa, mentre così le intenzioni degli autori
rimangono solo intenzioni - per quanto buone - e la regia dello spaesato
Joel Coen, alle prese con un film che non è nelle sue corde, non aiuta il
film ad evitare un fastidioso senso di deja-vu e, purtroppo, di noia.
MISTER HYDE
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JULIA
KENDALL, PSICOLOGA
CRIMINALE
Regia:
David Fincher
Interpreti: Winona Ryder, David Marciano, John Goodman, Guy Pearce, Whoopi
Goldberg,
Dick Van Dyke, Cameron Diaz, Danny Franz, Vanessa Redgrave, Erica Leershen
Per la sua seconda produzione la
Gargamella Pictures si è ancora una volta rivolta al mondo dei fumetti, questo
sterminato serbatoio di personaggi che sta costituendo una apparentemente
inesauribile miniera per produttori e sceneggiatori. Allo stesso modo sempre
più il fumetto si rivolge al cinema modellando personaggi sui volti di noti
attori (non dimentichiamo - nota per i meno giovani - che antesignano di ciò fu
il nostrano Alan Ford, ispirato nei tratti somatici a Peter O'Toole) o inserendo
nelle storie elementi desunti da celebri film.
Sappiamo come il passaggio dal disegno alla pellicola sia sempre un'impresa
delicata e difficile, e la prima opera della Gargamella, Lupin III, lo ha
ben dimostrato. Nel caso di questo Julia Kendall però questo rischio è
superato brillantemente, e la derivazione fumettistica si coglie solo in quel
senso di capitare in mezzo ad una vicenda già iniziata, come se si trattasse di
una puntata di qualche telefilm. Certo non si può dire che la mano del geniale
David Fincher (Fight Club, A Rock'n'roll Ghost Story) si veda più
di tanto, evidentemente il regista ha dovuto adattarsi ad una storia e a dei
personaggi già ben delineati, senza avere quasi mai l'occasione di far emergere
il suo talento, ma dirigendo comunque un ottimo ed equilibrato cast con maestria
e senza alcuna caduta di ritmo. Sembrerebbe tutto perfetto quindi? Purtroppo non
è così, perché anche se la derivazione fumettistica non inficia il risultato,
è proprio la trama a non offrire particolari emozioni, incanalata sui
prevedibili binari del thriller e con l'ombra del Silenzio degli innocenti
sempre incombente. Qualche elemento splatter ed un finale "aperto"
cercano di dare maggiore spessore alla vicenda che comunque ha il suo punto di
forza più nella costruzione formale, nella regia, nei dialoghi che nella
sostanza vera e propria che, per chi è avvezzo al thriller, non offre niente di
nuovo.
La deliziosa Winona Ryder non aggiunge nulla al personaggio mentre sono i
comprimari a costituire la nota migliore del cast, a partire dal sempre grande
(in tutti i sensi) John Goodman, inoltre alcuni volti noti e meno noti appaiono
in brevi cameo per impreziosire il cast.
Unica nota veramente stonata Cameron Diaz, non perché non sia brava ma perché
alle prese con un personaggio assolutamente improbabile e che oltretutto non
sembra appartenerle affatto.
MISTER HYDE
JULIA
KENDALL 2 - Sulle tracce del mostro
Regia: David
Fincher
Interpreti: Winona, Ryder, David Marciano, John Goodman, Guy Pearce, Whoopi
Goldberg, Cameron Diaz, Framke Janssen, Jeff Fahey, Christopher Lloyd, Rebecca
Gayheart, Callum Keith Rennie
Eh... la dura legge del Sequel:
tutti col mitra spianato pronti a dire "sì, ma il primo era un'altra
cosa!". Nel caso di Julia Kendall, data l'origine fumettistica del
personaggio, e quindi per sua natura "seriale", i sequel sono
ampiamente giustificati, soprattutto se - cosa rara - conservano cast e regista
del numero 1. La sceneggiatura di Fabio Russo scorre come un orologio... il
fatto è che è anche fredda e prevedibile come un orologio! Laddove il primo
film riusciva a creare un clima di suspence ed attesa anche grazie
all'approfondimento dei personaggi, qui la storia procede un po' banalmente,
senza sorprese o colpi di scena, e con un finale affrettato e sin troppo
semplicistico. La mano dell'altrimenti geniale Fincher qui si nota ancora meno
che nel primo capitolo e il cast stesso sembra piuttosto sottotono, con
l'eccezione di Cameron Diaz che qui, diversamente dall'altro film, trova
finalmente un personaggio degno di questo nome. Speriamo che, se la
"saga" di Julia Kendall avrà ulteriori capitoli, gli sceneggiatori
cerchino una vera trama e - soprattutto - un vero finale. Nota positiva
l'abbondanza di generosi nudi che, se non altro, allietano l'occhio di noi
maschietti.
MISTER HYDE
"Stiamo scherzando?"
E' stato questo il primo pensiero che mi ha attraversato la mente quando i
titoli di coda hanno cominciato a scorrere sullo schermo. Scrivere un film
basato su di un fumetto è un'opera complessa che, inevitabilmente, scontenta
sempre qualcuno, i puristi del fumetto o gli amanti del cinema. Credo che questo
film possa tranquillamente scontentare entrambi. Dopo una prima pellicola di
atmosfera, interessante, ben costruita ed affascinante, ci troviamo davanti ad
un seguito scialbo che sembra non avere nulla a che fare con il precedente film.
Una serial killer gira liberamente per la città uccidendo a destra e a manca e,
fino a tre quarti del film, nessuno ne sa nulla (solo dopo il fortuito
ritrovamento di un cadavere porterà la protagonista e i colleghi poliziotti a
darsi da fare). "Va bene," ho pensato "adesso cominciano le
indagini." No. Il killer va e prende in ostaggio la protagonista; un po'
come se Moriarty avesse preso in ostaggio Holmes ogni volta che appariva in un
romanzo della serie. Il finale è scontato e gli attori sembrano svogliati (su
tutti una Winona Ryder che ha l'espressione di una che pensa "ma io che ci
faccio qui?"), ma su tutto segnalo gli omicidi della pazza, alcuni
assolutamente insensati (osservate come uccide il marito della sua amante e poi
ne riparliamo). Desolatamente mi tocca dare un pollice verso per quest'opera,
poteva essere fatta molto, molto meglio. E doveva essere fatta molto, molto
meglio.
FETCH
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KOKO
Regia: Paul Verhoeven
Interpreti: Bruce Willis, Tim Robbins, Kevin Bacon, Gary Sinise, Dennis
Quaid
Frutto tardivo della "Vietnamite" degli anni '80
arriva sugli schermi il nuovo film di Paul Verhoeven, regista olandese quanto
mai discontinuo, a volte geniale (Starship Troopers) altre francamente
insopportabile (Showgirls). La storia di Koko parte dal
dopo-Vietnam, da una rimpatriata di ex-commilitoni che rievocano le tragiche
esperienze della guerra e la misteriosa figura del "Koko" del titolo,
un killer che lasciava dietro di sé cadaveri con le orecchie mozzate ed una
carta da gioco in bocca. Piuttosto lento nella prima parte il film pian piano si
anima grazie all'entrata in scena dei vari interpreti, tutti perfetti nel loro
ruolo, e quando la vicenda sembra finalmente prendere una strada definita... il
film finisce! Ma non è - si badi bene - un finale aperto che lasci spazio ad un
eventuale sequel, no, qui è proprio come se assistessimo ad uno sceneggiato
televisivo che sul più bello ci rimanda alla prossima puntata! In queste
condizioni è difficile, forse impossibile, valutare il film... Rimandiamo il
giudizio alla seconda - speriamo imminente - parte... sperando che anche quella
ad un certo punto non ci lasci con un "continua".
MISTER HYDE
Una settimana di attori dei film di azione che
si danno a trame particolari. Dopo lo Stallone de Una lunga notte abbiamo
qui Bruce Willis, con Koko; una pellicola difficile da assimilare e da
seguire e che a fine proiezione mi ha lasciato una certa soggezione. La storia
di base, alternata tra presente e passato, con personaggi reali e con visioni
che appaiono quando meno ce lo si aspetta, è interessante, per quanto lo stile
narrativo sia leggermente difficile da seguire e lasci lo spettatore spiazzato
un più occasioni. Gli attori se la cavano discretamente, specialmente Kevin
Bacon e Gary Sinise, ma su tutti primeggia il solito Tim Robbins, bravo in modo
indescrivibile. Peccato che la storia sia poco chiara e difficile da seguire,
alternando momenti toccanti ad altri abbastanza piatti e noiosi, scene agrodolci
(la standista della Coca Cola che offre a Bruce Willis la Diet perché ha
combattuto in Vietnam è forse il momento più bello del film) ad altre
insignificanti. Un buon tentativo che, forse, poteva essere gestito meglio.
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LACRIME NELLA PIOGGIA
Regia:
Maurizio Giannini
Interpreti: Maurizio Giannini, Catherine Keener
Allora la "vaca loca"
ha un cuore… Inaspettata opera seconda del regista del più demenziale ed
improbabile film degli ultimi anni (Livin’la vaca loca) questo Lacrime
nella pioggia, liberamente ispirato ad un racconto dello scrittore giapponese
Yukio Mishima, è un lavoro del tutto particolare. "Piccolo" film (a
partire dalla esigua durata) con tre interpreti: Lui, Lei e soprattutto la
pioggia, elemento atmosferico che assurge a vero e proprio personaggio permeando
la pellicola di un’atmosfera autunnale malinconica e decadente, col suo
incessante scrosciare e battere su ombrelli e marciapiedi, vera colonna sonora
dell’intero film. Dunque film d’atmosfera, innanzitutto, decisamente
estraneo a qualunque legge di mercato, dove per una volta quello che conta non
sono la trama, i colpi di scena, i personaggi, le battute, ma le immagini e lo
sforzo di creare qualcosa che si avvicini più alla poesia che al cinema.
Purtroppo questo è anche il limite del film, questa voglia di dire in ogni
inquadratura qualcosa di poetico e profondo alla fin fine nuoce alla fruizione
dei dialoghi – o meglio dei monologhi – che appaiono un po’ forzati e
decisamente poco realistici. Un errore in cui è facile incappare è pensare ad
un film come ad un romanzo, mentre invece sono due linguaggi decisamente
diversi: la frase che in un romanzo è bellissima e perfetta, trasportata pari
pari sul grande schermo appare artificiosa, finta, innaturale. E non basta lo
sforzo interpretativo di Maurizio Giannini - in pratica unico personaggio dotato
di battute, essendo Catherine Keener (Essere John Malkovich) poco più di
una muta presenza fatta di sguardi e lacrime – a dare credibilità e
"vita" a frasi e pensieri dall’aspetto troppo letterario. Ed è un
peccato perché i sentimenti, le emozioni, i turbamenti, le contraddizioni di
cui si parla nel film sono reali, le cose che prova il protagonista le ha
provate chiunque si sia almeno una volta innamorato e non abbia un cuore di
pietra. Forse avrebbero richiesto un maggiore lavoro di limatura per lasciare
solo l’essenziale, il nocciolo, e forse avrebbero meritato un regista più
avvezzo a simili microdrammi del cuore. Probabilmente un Nagisa Oshima (neanche
a farlo apposta un giapponese!) o un Rhoemer ne avrebbero fatto un piccolo
capolavoro.
MISTER HYDE
LIVIN’ LA VACA LOCA
Regia:
Maurizio Giannini
Interpreti: Ricky
Martin, Julio Iglesias, raffaella Carrà, Enrique Iglesias, Madonna, La Mucca
Elvira, La Mucca Maria
Terreno minato quello su cui si
avventura il neo-regista Maurizio Giannini sorretto produttivamente dalla MAGIA
Production: il musical e, soprattutto, il musical di stampo europeo. Più che
nell'ambito del Woody Allen di Tutti dicono I love you o del Kenneth
Branagh di Pene d'amor perduto, qui siamo piuttosto dalle parti del
nostrano Tano da morire: un misto tra trash e commedia musicale che
deriva più dai cosiddetti "musicarelli" italiani degli anni '60 - e
cioè film costruiti su successi musicali - che dalla tradizione classica del
musical. Certo molti elementi di questa pellicola possono di primo acchito
respingere: un cast che accoppia disinvoltamente Ricky Martin, Julio Iglesias,
Raffaella Carrà e due mucche (!!); un tema di chiaro spunto cronachistico non
proprio di buon gusto (la mucca pazza); le canzoni in spagnolo senza sottotitoli…
però una volta entrati nell'ingranaggio ed abbandonati pudori di stampo
cinefiliaco ci si può anche divertire. Il divertimento demente che nasce
dall'assurdità dello spettacolo cui si sta assistendo, così esagerata e sopra
le righe da trascendere anche le capacità critiche del recensore. In
definitiva: non un film che vorremmo in cineteca, né che proporremmo come
esempio di buon cinema, ma un prodotto semi-artigianale (non dimentichiamo che
è un'opera prima!) che, se si lasciano fuori dalla porta buon gusto e
razionalità, può regalarci un sorriso senza volgarità.
MISTER HYDE
UNA LUNGA NOTTE
Regia: Richard Donner
Interpreti: Sylvester Stallone, Jeremy Irons, Uma Thurman, Rachel Leigh
Cook, Djimon Ounson, Eric Stoltz
Stallone sta cercando di ricostruirsi una
"verginità" artistica, cercando di affrontare ruoli e pellicole che
lo portino fuori dalla sua immagine di eroe tutto di un pezzo, con mitra o
stecchino in bocca. Nel passato si è dato ai ruoli comici, riuscendo, secondo
me, a cavarsela discretamente, ma bocciato selvaggiamente dalla critica e dal
pubblico. Stavolta ci riuscirà? Il mio giudizio si assesta su un livello medio.
Il film parte molto bene, con una atmosfera rarefatta che ben si adatta alla
pellicola e con un Jeremy Irons in ottima forma, ma andando avanti perde
leggermente il ritmo e i colpi. La storia, presa da uno dei primi numeri di
Dylan Dog, Dopo mezzanotte, si porta avanti attraverso un adattamento
dallo stile incostante, con parti più riuscite ed altre meno (su tutte
l'omosessuale che scopre la verità sul serial killer). A fine pellicola resta
la sensazione di aver perso qualche passaggio, per quanto, comunque, la visione
sia gradevole. Diciamo che poteva essere ancora rimaneggiato un po', ma che vale
la pena di essere visto per una volta...
FETCH
LUPIN
III: IL SEGRETO DI
ROMMEL
Regia:
Wachosky Bros
Interpreti: Ben Stiller, Rutger Hauer, Takeshi Kitano, Hugh Jackman, Marc
Decascos,
Pamela Anderson, Charisma Carpenter.
Premessa: chi scrive non può
certo definirsi un "fan" di Lupin III, e quindi non entreremo qui nel
merito della fedeltà o meno al cartoon o della maggiore o minore aderenza degli
attori ai personaggi originali, ma forse è meglio così, poiché - tranne rari
casi - è quasi sempre deludente vedere trasposti sul grande schermo personaggi
che si conosce e si ama. La nuova opera dei Wachosky Bros., assurti rapidamente
alle vette di Hollywood grazie al fenomeno Matrix, si allontana
decisamente dalle cupe ed inquietanti atmosfere fantascientifiche del film con
Keanu Reeves per avvicinarsi ad altri territori espressivi, quelli per
intenderci degli ultimi film di James Bond o ai vari Mission Impossibile;
quindi grande ritmo, movimenti di macchina vertiginosi, lotte ed inseguimenti
condotti quasi a ritmo di balletto, in poche parole: avventura allo stato puro.
Ciò che nuoce un po' all'ottenimento pieno del risultato del puro divertimento
è forse l'eccessiva lunghezza della pellicola che spesso sembra perdere i colpi
e girare un po' su se stessa. Probabilmente qualche sforbiciata avrebbe reso il
risultato finale più godibile anche per coloro - e ritengo siano molti - che
non conoscono e non seguono il cartoon originale. Il cast del resto non aiuta
particolarmente la pellicola, tra neo-divi ampiamente sopravvalutati (Stiller),
bambole gonfiabili (Anderson) e attori avvezzi a produzioni di serie B (Dacascos)
che non potendo certo ambire agli Oscar svolgono onestamente il proprio lavoro
apparendo - forse volutamente - bidimensionali come i personaggi da cartoon che
interpretano, con la sola luminosa eccezione del grande Takeshi Kitano, in
effetti vero protagonista del film, ed unico a riuscire a creare un personaggio
"vero" e dotato di personalità. Nota a margine per Rutger Hauer,
oramai "condannato" a ruoli da cattivo-dagli-occhi-di-ghiaccio, che
riesce comunque sempre a far emergere classe e fascino anche da un ingrato
personaggio come il neo-nazista Reuter. A questo punto sorge un dubbio
legittimo: la vera anima dei fratellini Wachosky è quella "autorale"
dello splendido Matrix, o invece quella più commerciale e leggera di Lupin
III? Come sempre in questi casi sarà il terzo film a chiarirci le idee.
Nota a margine per gli sceneggiatori: "il bambino" della pubblicità
della Copertone, che viene citato, era in realtà "una bambina"; una
giovanissima - ed irriconoscibile - Jodie Foster!
MISTER HYDE
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LA MAGIA DELL’AMORE
Regia: Gabriele Salvatores
Interpreti: George
Clooney, Julia Roberts, Katie Holmes, Joshua Jackson, Monica Bellucci, Bill
Cosby, Enrique Iglesias Raffaella Carrà
Cosa è successo a
Gabriele Salvatores? Partito con alcune commedie agrodolci e
generazionali che abbiamo tanto amato (Turné, Marrakesh
Express), approdato all’Oscar con il ruffiano Mediterraneo,
ha progressivamente sbandato da un genere all’altro senza più
riuscire a trovare la felice vena degli inizi. Dopo alcune prove
deludenti dal punto di vista artistico come da quello commerciale come Sud,
Nirvana e il recente Denti, si ripresenta oggi, con un’ennesima
svolta ad U, con una commedia romantica dal respiro internazionale. Di
sicuro richiamo il cast che affianca una coppia di divi dall’indubbio
fascino come George Clooney e Julia Roberts ad una coppia di giovani
emergenti costituita da Joshua Jackson e Katie Holmes, tanto che viene
da chiedersi come mai i produttori abbiano affidato tale miliardario
cast al nostrano Salvatores, trattandosi oltretutto di una storia tutta
americana, nello stile come nelle ambientazioni. Partito inizialmente
con alcune similitudini con Un giorno per caso, sempre con
Clooney lì in coppia con Michelle Pfeiffer, il film narra il parallelo
sbocciare dell’amore tra le due coppie, tra difficoltà e inevitabili
incomprensioni reciproche, con l’intento – lodevole – di riportare
questo abusato sentimento ad una essenziale semplicità con intenti
anche poetici.
Peccato che le buone intenzioni non bastino a fare un buon film; la
sceneggiatura purtroppo pecca di una certa ingenuità e faciloneria,
così che la nascita della passione tra le due coppie – i genitori e i
figli – è un po’ repentina e troppo veloce, così come ugualmente
troppo repentino è il cambio di prospettiva finale, e i caratteri dei
personaggi, così come i loro sentimenti, rimangono troppo poco
approfonditi, così che la loro storia d’amore difficilmente riesce a
coinvolgere lo spettatore. Il cast nel complesso è equilibrato, pur
senza brillare, ed il migliore in campo è senz’altro il bel Clooney,
sornione più che mai. Tra i comprimari poco più che una comparsa la
Carrà e poco credibile come ballerina di flamenco la Bellucci.
MISTER HYDE
MARIANNA SIRCA
Regia: Martin Scorseset
Interpreti: Penelope Cruz, Jude Law, Sergio Rubini,
Giacomo Poretti, Angela Lansbury, Luigi Lo Cascio, Gastone Moschin
È curioso come proprio dalla Mercurio
Pictures, casa di produzione tra le più giovani di Cinematik (vista
l'età dello staff), arrivino film tratti da opere della letteratura
italiana più classica. Dopo la positiva esperienza di La volpe e le
camelie da Ignazio Silone, ora è la volta del premio Nobel
Mariagrazia Deledda, con un film che sembra uscito direttamente dalla
cinematografia degli anni '40, quella dei film con Amedeo Nazzari e Clara
Calamai. Scorsese, capitato forse in vacanza in Sardegna e coinvolto nel
progetto, dirige senza verve o inventiva un dramma verista dall'impianto -
ahimè - irrimediabilmente antiquato con un risultato finale che sfiora in
più punti la noia. Se buona è la ricostruzione ambientale e affascinanti
certi scorci di una Sardegna ancora inedita, il cast purtroppo non
garantisce la dovuta immedesimazione coi personaggi. Se credibile è la
spagnola Penelope Cruz ed efficaci Lo Cascio e Moschin (quest'ultimo coi
suoi 72 anni forse un po' anzianotto come padre di Marianna), indebita è
l'intrusione dell'americana Lansbury come anziana (76 anni!!) governante,
credibile come sarda quanto potrei esserlo io come svedese (e chi mi
conosce sa cosa voglio dire), e soprattutto totalmente sbagliata la scelta
del bravissimo Jude Law, inglese dall'occhio ceruleo che per quanto si
sforzi come bandito sardo proprio non riesce a convincere. Curiosa infine
la voce fuori campo di Poretti (di Aldo, Giovanni e Giacomo), scelto forse
per la sua interpretazione del "nonno" nei famosi sketch dei
sardi, ma che inevitabilmente rimanda subito a situazioni comiche.
Un progetto ambizioso che però resta un'occasione sprecata, e la vicenda
di questa Marianna Sirca non riesce a diventare attuale e universale, ma
rimane chiusa in un mondo e in un modo di fare letteratura che oggi appare
completamente superato.
DAVIDE
Strano destino quello di Grazia Deledda,
lo stesso che colpisce quasi tutti i vincitori del premio Nobel per la
Letteratura (è successo lo stesso con Kenzaburo Oe): si viene investiti
di un grande onore, ma si resta sconosciuti ai più. COsì capita alla
Deledda, anche se film tratti dai suoi romanzi sono già apparsi in tempi
passati, autrice ampollosa e pesante, che però nasconde la capacità di
descrivere un mondo (quello della Sardegna del secolo scorso) con grazia e
spessore. Mercurio cerca di portare alla ribalta questa capacità con un
film più o meno riuscito, dove la storia è ben narrata e la regia si
muove con mano sicura, lasciano perplesse le scelte di casting attuate
dalla produzione (Angela Lansbury e Jude Law possono essere ottimi attori,
ma non potranno MAI interpretare dei sardi credibili). Se si cerca di
sfuggire all'idea che quella sia una storia universale e non
necessariamente ambientata in Sardegna si rimane incastrati da plurimi
riferimenti all'isola. In definita un bel film, che va visto ed
apprezzato, ma che poteva essere leggermente rivisto per alcune scelte di
fondo.
FETCH
THE MASTERPIECE - Il
Capolavoro
Regia: Lawrence Kasdan
Interpreti: Johnny Depp, Rufus Sewell, Donald Southerland, Elizabeth Berkley,
Helen Hunt
Salutiamo con piacere il ritorno
di Lawrence Kasdan, assente dagli schermi italiani dal deludente Wyatt Earp
del 1994, impegnato nella nuova produzione della prolificissima Cadillac Ranch.
Regista e sceneggiatore discontinuo, dopo il piccolo capolavoro agrodolce Il
grande freddo Kasdan non è più riuscito né ad agguantare il grande
successo né a convincere appieno la critica, così che questo The
Masterpiece – Il Capolavoro era veramente atteso ed assume una grande
importanza. Diciamo subito che il produttore e sceneggiatore Cesare Carugi ha
fatto bene a puntare su di lui: coadiuvato da un manipolo di ottimi attori il
regista costruisce magistralmente una intrigante atmosfera di attesa e di
crescente curiosità, dimostrando come anche la scena più normale può
diventare grande cinema in mano ad un vero regista. Di più c’è il cinema nel
cinema, elemento sempre di sicura presa, soprattutto quando – come qui – si
parla di Frank Capra, uno dei massimi registi degli anni’40 autore di
quell’immortale La vita è meravigliosa che ogni Natale immancabilmente
ci regala qualche lacrimuccia. Peccato che anche stavolta lo sceneggiatore ci
mostri quale è innegabilmente il suo limite e cioè il finale; dopo aver
costruito un affascinante castello di incastri ed avere molto promesso, alla
fine non tutto viene mantenuto e l’idea è che a un certo punto non si sapesse
bene come sciogliere la vicenda. Finale a parte comunque, un grande film,
strano, originale, coinvolgente, pieno di amore per il cinema e i suoi
protagonisti, a tratti struggente e mai banale. Tutti bravi gli interpreti,
dallo stranito Rufus Sewell (grande interprete del sottovalutato Dark City)
a Johnny "Prezzemolo" Depp, ormai praticamente ovunque, al sempre
grande Donald Southerland, che ha ritrovato una seconda giovinezza (si fa per
dire…) artistica.
MISTER HYDE
MEZZANOTTE DA CANI IN CITTÀ
Regia: Roger Avary
Interpreti: Skeet Ulrich, Casey Affleck, Bokeem Woodbine, Denise Richards, Tom
Sizemore, Eric Stoltz, Danny Aiello, Kim Dickens
La Cadillac Ranch continua ad
esplorare e sviscerare il microcosmo americano, ancora a colpi di canzoni
all-american – Bob Dylan, Bruce Springsteen – e ancora con una storia a
tinte forti. Per questo nuovo film si è affidata al poco noto Roger Avary,
regista che ha avuto un certa notorietà alcuni anni fa con Killing Zoe,
una sorta di Pulp Fiction in miniatura di ambientazione parigina, e a sua
volta co-sceneggiatore dei tarantiniani Le Iene e Pulp Fiction; va
da sé che per forza di cose, con simili premesse, lo spirito di Tarantino
aleggia sull’intera vicenda, soprattutto nei dialoghi e nei personaggi. A
questo aggiungiamo che la storia ricorda in parte Albino Alligators, l’esordio
alla regia di Kevin Spacey uscito in Italia col titolo Insoliti criminali
(forse per ricordare I soliti sospetti – sic!), ed avremo purtroppo la
sensazione di assistere ad un film che sembra di avere già visto. Questa volta
l’abilità dello sceneggiatore Cesare Carugi non riesce a dare ritmo al film e
a evitare un fastidioso senso di noia, soprattutto nella seconda parte. Il cast
schiera facce giovani e "giuste", collaudate per questi ruoli –
forse fin troppo: il povero e bravo Dayy Aiello costretto a rifare ancora e
sempre il solito mafioso – con una nota di merito per il bravo Tom Sizemore.
Peccato che la politica della Cadillac Ranch affidi le parti secondarie ad
anonime comparse che certamente non possono dare molto alla pellicola, al di là
della routine richiesta dalla paga minima sindacale. Come sempre ricca la
colonna sonora, aperta stavolta anche a contaminazioni jazz e fusion. A questo
proposito una piccola nota: il brano di apertura, la celeberrima Take Five di D.
Brubeck, proprio non direi che è un brano di "free jazz" come viene
scritto nella presentazione. Ma questa, è un’altra storia.
MISTER HYDE
THE MILLENIUM BUG
Regia:
Michael Bay
Interpreti: Tom Cruise, Bruce Willis, Jennifer Lopez, Jonathan Price, Ben
Chaplin,
Stefano Accorsi, Jim Caviezel, James Van Der Beek.
Era senz'altro molto atteso dai
fans del genere il ritorno di Bruce Willis al cinema d'azione, dopo le peraltro
fortunate incursioni nel dramma paranormale (Il sesto senso) e nella
commedia (La strana coppia); se vicino gli mettiamo un Tom Cruise al top
della notorietà (e della forma fisica) e facciamo servire il tutto da uno
specialista dei film corri-spara-scoppia come Michael Bay (The Rock, Armageddon
e l'imminente Pearl Harbour) il risultato non potrà fallire il
bersaglio. Certo, se il film fosse uscito nel 1999, quindi prima del paventato
millennium-bug, avrebbe goduto di ben altro impatto emotivo, ma anche così la
costruzione del film prende dall'inizio alla fine, grazie anche alla varietà
delle ambientazioni e ad una sceneggiatura che, pur senza essere il massimo
dell'originalità e presentando qualche ingenuità di troppo (difficile pensare
che l'FBI - in realtà molto più "di squadra" di quanto appaia
in questo film - affidi ad un paio di agenti soltanto un'indagine tanto delicata
e dagli esiti così potenzialmente disastrosi), appare davvero ben strutturata.
È un peccato che non si sia osato di più, nel senso che uno scambio dei due
ruoli protagonisti avrebbe dato un maggior inedito spessore ai personaggi:
avremmo avuto un Willis disilluso agente e un Cruise brillante e aitante
terrorista, in uno dei suoi rarissimi ruoli di "cattivo", ed è un
peccato vedere sua "sederosità" Jennifer Lopez alle prese con
l'ennesimo ruolo da "ragazza con la pistola", ruolo che da Out of
sight, passando per Cops, sembra essere l'unico cui gli sceneggiatori
riescono a pensare per lei. Il resto del cast non brilla particolarmente ma è
funzionale alla vicenda senza aggiungere nulla, con una nota di merito per il
sempre grande Jonathan Pryce, che regala alla pellicola una breve apparizione da
vero professionista mentre la regia si mette docilmente a disposizione delle due
star, regalando primi piani in proporzioni esattamente uguali (eh, i vezzi dei
divi) e conducendo fino al prevedibile finale la storia senza particolari guizzi
creativi. Perfetto per gli amanti del vero cinema d'azione, anche se forse
poteva ambire - dato anche l'argomento - a qualcosa di più.
MISTER HYDE
MOBILE
SUIT GUNDAM
Regia: Steven
Spielberg, Ronald Emmerich
Interpreti: Matt Damon, Ryan Philippe, Reese Whiterspoon, Hugh Jackman,
Anthony Anderson, Harvey Keitel, Arnold Schwarzenegger, James Duval, James
Tolkan, Sigourney Weaver, Kelly Hu, Christopher Walken, Rutger Hauer,
Tiffani-Amber Thiessen, Richard Attenbourgh, Paul Newman, Cristopher Lloyd,
Susan Sarandon, N'Bushe Wright
Finalmente un film che si occupa
di uno dei miti principali di chi segue l'animazione giapponese... La trama
scorre liscia, gli attori sono quasi tutti in parte, ma il film è forse troppo
"corposo" per essere visto tutto in una volta, tuttavia tiene
incollati alla sedia dal primo all'ultimo minuto. Fa male vedere Spielberg
dirigere un film accanto al regista più sopravvalutato degli ultimi anni, il
tedesco Emmerich, tuttavia il primo deve essere riuscito a tenere fermo il
secondo, perché, a parte qualche momento di breve durata, il film non annoia e
non fa urlare all'idiozia come le opere medie del regista tedesco. Un po'
difficile seguire la trama senza fare riferimento alle numerose cartelle di
supporto offerte e questo forse è il difetto principale di un film che comunque
vale la pena di vedere, per due ore e mezzo di divertimento pop corn: uscite e
avete di nuovo fame, ma vi siete goduti dal primo all'ultimo boccone...
FETCH
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NAPOLEONE
Regia: Martin
Scorsese
Interpreti: Edward Norton,
Juliette Binoche, Christian Bale, Philip Seymour Hoffman, William Hurt,
Dominique Swain, Ryan O'Neal
Ecco finalmente l'atteso Napoleone di Martin Scorsese,
scelta registica certo particolare vista la vicenda trattata e che forse non si è
rivelata delle più felici, in quanto il piccolo-grande generale francese appare
personaggio forse un po' lontano dalle corde del grande regista italo-americano.
Chissà, forse si sarebbe potuto osare e presentarlo quasi come un "bravo
ragazzo" ante-litteram, invece il film si incanala nei binari della
cine-biografia classica, con largo spazio alle vicende private di Bonaparte e
alla sua irresistibile ascesa. Ricco di spettacolari scene di massa e di una
sontuosa ricostruzione storica, questo film si presenta con tutti i crismi del
kolossal, compreso quello di una lunghezza forse eccessiva, nel volere toccare
in pratica tutta la vita del condottiero, dalla sua prima infanzia alla morte
avvenuta a Sant'Elena. La figura che esce dal film è certamente molto
edulcorata rispetto alla verità storica di Napoleone:ne viene esaltato
l'eroismo e la dirittura morale, nonché l'estrema freddezza nel prendere
decisioni critiche, ignorandone il ruolo di accanito scristianizzatore e di
acceso sostenitore degli ideali illuministici più materialistici. Però un film è un film e non va mai preso come una lezione di storia, per
cui
passiamo sopra a questo. Purtroppo il film non decolla mai veramente e procede
senza intoppi ma anche senza particolari impennate, ingenerando alla fine un
senso di freddezza senza mai raggiungere momenti di vero pathos. Impeccabile
invece la confezione tecnica e la prova di tutto il cast (con l'eccezione forse
di un Willam Hurt un po' fuori parte) anche se è un peccato avere affidato
ruoli importanti ad anonime comparse, forse per
problemi di budget che già così dev'essere stato imponente.
In definitiva un film solo parzialmente riuscito, come uno di quei dolci con
tutti gli ingredienti giusti al posto giusto ma che poi, chissà perché, non
riescono gustosi come dovrebbero, anche se non proprio indigesti... Capita anche
ai migliori cuochi!
MISTER HYDE
Un kolossal storico, ecco cosa
propone la Papelo 'O Marennaro Production come opera d'esordio. Una scelta
sicuramente coraggiosa quelle di uscire con un'opera impegnata e impegnativa,
una scelta che va premiata, comunque. Il cast se la cava molto bene, i miei
iniziali dubbi sulla scelta del protagonista si sono sciolti appena ho visto la
buona recitazione del napolenico Edward Norton. Anche gli altri attori sembrano
tutti a loro agio nei costumi ottocenteschi, chi più, chi meno. Un dubbio lo
solleva la lunghezza dell'opera, che ai più potrebbe sembrare eccessiva, ma che
in realtà si rivela adeguata all'argomento e al personaggio di cui si parla. Un
errore nel quale cadono spesso i film biografici (vedi Chaplin oppure Dragon-
La leggenda di Bruce Lee) è il rischio di far apparire il personaggio di
cui si parla solo dal lato migliore, sorvolando su aspetti negativi,
problematiche e punti deboli. Questo errore ricorre anche in questa pellicola,
purtroppo, ostrandoci un Napoleone grande condottiero, soffermandosi sui suoi
lati più "umani", ma senza mai intaccare un'immagine, comunque,
"perfetta". Una discreta pellicola ed un ottimo esordio per questa
nascente casa produttrice, che si lancia tra i big di Cinematik.
FETCH
NEVER LOOK THE SKY - Non
guardare mai il cielo
Regia:
James Cameron
Interpreti: Riccardo
Caria, Annalisa Sini, Marco Demontis, Marco Marongiu, Nicola Boi, Isabella
Ligia, Daniela Banchiero, Carlo Sorbani, Roberta Carelli, Anna Del Sole
James Cameron? Ma è davvero lui
o - come per il clone di John Woo di Cops - si tratta di un furbo omonimo
dell'autore di Titanic? Certo che se è lo stesso, questo
"piccolo" film da camera rappresenta un bel bagno di umiltà ed un
ritorno all'essenzialità ben lontano dall'epica cui ci aveva abituato. Strano
prodotto, questo Never look the sky (ma perché questo titolo inglese per
un'opera non solo italianissima nella confezione - regista a parte - ma
soprattutto nelle situazioni e nei contenuti?), confezionato come si usava negli
anni '60/'70 "in casa", utilizzando attori non professionisti e
raccontando il microcosmo quotidiano dei "giovani di oggi" (come
direbbero Elio e le Storie Tese) con un linguaggio volutamente spoglio e
minimalista. Il risultato è gradevole, scorrevole, anche abbastanza
"vero"… ma è cinema? Il tutto ricorda più una fiction televisiva,
a base di dialoghi e dialoghi e dialoghi… con l'aggiunta "moderna"
delle chat e dei messaggi SMS. Inoltre la storia non ha un inizio e, peggio, non
ha una fine, ma dà l'impressione di girare in tondo sugli stessi argomenti
senza un reale approfondimento né dei caratteri né dei sentimenti, per non
dire del triste e deleterio "messaggio" del film, annunciato anche
dalla locandina, "fallo agli altri prima che lo facciano a te" che
francamente mi ricorda tanto il motto coatto "chi bastona per primo bastona
due volte!". Mi si dirà che è una storia vera, che questa è la realtà
eccetera… ma, ripeto, è cinema? Io credo proprio di no.
MISTER HYDE
NUOVA ATLANTIDE
Regia:
Wachowsky Bros.
Interpreti: Carrie-Ann Moss, Catherine Zeta-Jones, Ralph Fiennes, Giovanni
Ribisi,
Dougray Scott, Alicia Silverstone, Woody Allen.
Chissà se il vecchio Bonelli,
quando creò il personaggio di Tex, avrebbe mai potuto credere che un giorno
molti dei suoi personaggi - suoi o comunque partoriti dalla casa da lui fondata
- sarebbero approdati sul grande schermo! Dopo l'abbuffata di personaggi
americani, il cinema d'azione scopre i personaggi di casa nostra: dopo Dylan Dog
e Julia Kendall ecco approdare al cinema anche Legs Weaver, personaggio se
vogliamo "minore", nato da una costola di Nathan Never e poi
conquistatasi sul campo una sua autonomia editoriale.
In questa mega-produzione rutilante di effetti speciali i fratellini Wachowsky,
ormai immemori dei raffinati esordi "noir" del sottovalutato Bound (in
Italia: Torbido inganno - sic!) mettono la loro perizia tecnica al
servizio di una vicenda che, senza alcuna pretesa contenutistica (contenuti che
invece erano ben presenti nel pur commerciale e spettacolare Matrix),
promette e mantiene un paio di orette di divertimento e di svago. Accanto a loro
la fedele Carrie-Ann Moss, androgina e muscolare, un po' lontana dal personaggio
rotondo e procace del fumetto, che rischia di restare intrappolata a vita in
personaggi di questo genere, e Catherine Zeta-Jones, cui spetta il ruolo
supersexy per eccellenza di May. Il resto del cast non offre particolari
sussulti, ognuno svolge diligentemente il proprio compito: Fiennes cerca di
imitare il Bond di Brosnan ma forse è l'unico attore un po' fuori parte, Ribisi
e Scott sono senz'altro i migliori in campo, anche se quest'ultimo rischia di
ripetere a oltranza lo stesso personaggio dopo Mission Impossibile 2, la
Silverstone è come sempre molto carina - e saggiamente non le si chiede altro -
e poco più di un divertito "cameo" è la presenza di Woody Allen. Tra
sparatorie, inseguimenti, esplosioni, astronavi e via dicendo la trama passa un
po' in secondo piano, e se si passa sopra alle tante assurdità tipiche dei film
d'azione odierni (credo sia davvero molto difficile restare aggrappati ad un
razzo in decollo!!) ci si può senz'altro divertire. Nota di chiusura:
intrigante, e non so fino a che punto presente nel fumetto (di cui non sono un
lettore), l'ambiguo rapporto quasi gay tra le due eroine protagoniste. È
proprio vero: non fanno più gli eroi di una volta!
MISTER HYDE
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PAPPAGALLI
VERDI
Regia: Gabriele
Salvatores
Interpreti: Giancarlo Giannini, Margherita Buy, Emma Thompson
Film o documentario? Indeciso
sul da farsi Salvatores ha realizzato un'opera che è un po' l'uno e un po'
l'altro, alternando a scene di fiction immagini di repertorio, per presentare
l'opera di Emergency e del suo eroico protagonista Gino Strada. Encomiabile nei
suoi intenti, Pappagalli verdi però va giudicato in questa sede come film, e da
questo punto di vista certo non lo si può trovare irresistibile, anche se la
corta durata ne agevola la visione. Quello che manca in questo film è proprio
il protagonista, Gino Strada, le sue motivazioni, la sua storia anche personale,
il suo percorso per arrivare a dedicare la sua vita agli altri. Peccato
oltretutto perché con un interprete come Giannini avrebbe potuto venirne fuori
un personaggio da brividi. Interessanti gli inserti documentaristici e la scelta
delle musiche, con l'eccezione del trio Jovanotti/Ligabue/Pelù, gente che
guadagna miliardi a pacchi e che "fa lo sforzo" di regalare una
canzoncina (poco bella oltreutto) riempiendosi la bocca di banalità e di
superficialità e vestendo - Jovanotti soprattutto - i panni di "portavoce
dell'impegno" solo per vendere un po' di più. Scusate lo sfogo ma vedere
associati al nome di un vero eroe come Gino Strada figuri come Jovanotti o Pelù
francamente mi fa salire il sangue agli occhi.
DAVIDE
IL PICCOLO JACKYE
Regia:
Francis Ford Coppola
Interpreti: Haley
Joel Osment, Leonardo Di Caprio, Jeanne Tripplehorn,
Alec Baldwin, Maria Grazia Cucinotta, Aidan Quinn, Martin Sheen, Chazz
Palminteri
Ci sono film che, pur senza
brillare eccessivamente per genialità o colpi di scena e senza ambire ad
entrare nella storia del cinema, si lasciano tuttavia guardare senza noia e con
immutato piacere dall'inizio alla fine. Questo nuovo lavoro del maestro "a
corrente alternata" Coppola, sorretto da un cast estremamente interessante
e perfettamente "in parte" - con l'eccezione forse dell'imbolsito Di
Caprio, un attore che purtroppo, dopo pochi anni dai fortunati esordi, sembra
già segnare il passo e della nostrana pettoruta Cucinotta, dalla recitazione
legnosa e stereotipata. I dialoghi scorrevoli ed una certa cura nel tratteggio
dei personaggi fanno sì che la storia, per quanto non troppo originale, proceda
senza intoppi fino all'immancabile happy end finale, un vizio cui purtroppo gli
americani non riescono a sottrarsi. Peccato che alcuni interessanti spunti di
sceneggiatura rimangano fini e se stessi e senza approfondimento: perché il
piccolo Jackye (un sempre straordinario Osment che però ci fa subito venire in
mente Il sesto senso nella scena in cui ode la voce misteriosa) a un
certo punto acquisisce le sue spettacolari doti matematiche? In che modo il
personaggio di David influisce sulla risoluzione positiva del processo?
Sviluppando maggiormente questi elementi - e dando loro un reale peso nella
storia - Il piccolo Jackye sarebbe stato ben più intrigante ed avrebbe potuto
aspirare a ben altri risultati artistici.
MISTER HYDE
LA PIOGGIA NERA
(Kuroi Ame)
Regia: Nagisa Oshima
Interpreti: Ryuichi Sakamoto, Ryuhei Matsuda, Yumi Adachi, Fumi Dan
"UCRONIA": uno strano
termine coniato dagli scrittori di fantascienza per definire quel genere -
prolifico negli ultimi 20 anni - che tratta di "storia alternativa", e
cioè: cosa sarebbe successo se...?
Facciamo un attimo questo gioco: cosa sarebbe successo se gli Stati Uniti, i
"poliziotti del mondo", avessero perso la seconda guerra mondiale?
Sicuramente le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki sarebbero considerate uno
dei più atroci e gravi crimini di guerra della storia, tali da fare vergognare
ogni americano per almeno un centinaio d'anni e da fare impallidire al confronto
anche la deportazione degli ebrei... Ma la storia, quella vera, è andata
diversamente, e così Hiroshima è stata accantonata in un angolo della memoria,
un ricordo sempre più lontano e sempre più vago, una parola ormai svuotata di
significato. Eppure quei due bombardamenti, organizzati e realizzati in fretta e
furia pochi giorni prima della resa del Giappone, in modo da convincere il mondo
che tale resa fosse stata determinata dalla Bomba, hanno cambiato la storia e,
sicuramente, hanno lasciato una ferita aperta nel cuore del Giappone, una ferita
che ancora oggi, dopo 55 anni, non smette di sanguinare.
Secondo film tratto dal bel libro di Masuji, dopo Kuroi Ame del 1989
inedito in Italia, questa nuova opera del "vecchio" Oshima esce
proprio a ridosso dell'anniversario del bombardamento, avvenuto alle 8,45 del 6
agosto 1945.
Il film è lento, teatrale nelle scene in interno e documentaristico nelle scene
in esterno, i dialoghi appaiono didascalici e poco realistici (almeno per noi
occidentali)... eppure il prodotto di questi elementi di per sé imperfetti è
un - mi si lasci usare una volta questo termine! - Capolavoro e sfido chiunque a
distogliere lo sguardo fino all'ultima scena. Senza
alcuna concessione alla spettacolarità né al facile effetto strappalacrime, il
film possiede la ieraticità e la compostezza tipici delle opere giapponesi,
fino all'uso del silenzio come colonna sonora più appropriata e del bianco e
nero per dipingere i desolati panorami post-bomba, panorami da cui in pochi
minuti ogni traccia di colore è stata cancellata, ed il sangue, nero e non
rosso, appare ancora più vero e impressionante. L'intensa interpretazione di
Sakamoto (che ricordiamo nel bellissimo Furyo) esprime alla perfezione il
senso di una tragedia affrontata con una dignità per noi inimmaginabile (si
pensi alle feroci rappresaglie dei partigiani sulle donne dei fascisti una volta
caduto il regime) e la visione del film - sofferta, faticosa, dolorosa quasi
fino alle lacrime - è consigliata a tutti coloro che vogliono ancora cercare la
Verità e scrostare dagli orpelli del tempo una tragedia non meno grave perché
lontana, ed un'offesa all'intero genere umano che - purtroppo - non basterà un
film a cancellare.
Per gli altri... beh, c'è sempre Pearl Harbor!
MISTER HYDE
THE PRICE OF FAME
Regia: Gus Van Sant
Interpreti: Keanu
Reeves, Ben Affleck, Charlize Theron, Michael Keaton, Steven Spielberg, Sarah
Michelle Gellar, Natasha Lyonne, Bonnie Curtis, Dennis Farina, Michael Isonside,
Bill Murray, Kim Hunter, Michael Emmet Walsh, Isabella Miko, Julia Stiles,
Melanine Lynskey
Un thriller che cerca di portare all'attenzione dello spettatore il tema dello
sfruttamento dei sogni altrui e delle meschinità che esistono ad Hollywood è
sicuramente una bella scommessa. Norman e Buster ci si sono impegnati molto e la
storia parte molto bene, con il personaggio di Matt interessante e ben
caratterizzato. Peccato che la storia prenda ben presto una trama prevedibile:
la giovane fanciulla che cade nella trappola e che traumatizzata si suicida, il
fidanzato in cerca di vendetta, la caccia all'uomo. A poco valgono gli sforzi
degli attori (su tutti Charlize Teron, bella e commovente) per cercare di
rendere plausibile qualche passaggio forzato (tipo la giornalista che accetta di
aiutare un presunto serial killer... Capisco l'intuito, ma qui si esagera). Gus
van Sant si impegna, ma sembra che la carica emotiva dei suoi primi film si sia
persa per strada... Il film può venire letto in una duplice chiave di lettura:
come un thriller, ma in tal caso preparatevi a restare delusi oppure come
denuncia sociale degli abusi di chi è potente (o di chi finge di esserlo) e
delle conseguenze sulle pische più fragili e in tal caso ne esce una pellicola
dignitosa, ma non memorabile. A voi la scelta.
FETCH
Con un cast megastellare si presenta nei cinema
il nuovo film della Buster (qui in collaborazione con la Gongo Films), un
produttore che evidentemente vuole fare concorrenza, in quanto a prolificità, a
Cadillac Ranch. The price of fame (ma perché un titolo in inglese?)
parte come una commedia sul mondo del cinema e si trasforma poi in un thriller,
sia pure senza sorprese o colpi di scena, riuscendo a mantenere il giusto ritmo
per tutta la durata del film. Personalmente trovo la sceneggiatura del giovane
Sgarzi inferiore alle aspettative - dopo The Divine... e La casa delle
fiabe mi aspettavo qualcoa di più - ma la caratterizzazione del
protagonista, che dapprima sembra un simpatico sbruffone e via via assume
sfumature più inquietanti, è davvero buona, così che persino il solitamente
limitato Affleck riesce a fornire una validissima prova d'attore. Peccato che la
vicenda sia risolta poi in modo un po' banale e prevedibile, con troppa
faciloneria (al primo "appostamento" la giornalista viene subito
avvicinata dall'assassino... una bella fortuna!) e alcuni personaggi non
sufficientemente caratterizzati, primo fra tutti Keanu Reeves che ha l'aria di
essere nel film più per caso che per altro. Come sempre di una bellezza
imbarazzante la Theron, e anche brava, mentre il resto del cast ha parti troppo
brevi per lasciare il segno. In complesso un discreto prodotto
d'intrattenimento, ben girato e scorrevole, ma certo non un film destinato a
lasciare il segno. Strepitoso il sito dell'ottimo Buster con esaurienti note sul
cast e un bel dietro le quinte e simpatico il faccia-a-faccia tra i due
produttori anche se di chiara ispirazione_Iene (ahi ahi Norman... MAGIA eh?
Almeno Buster è stato piì diplomatico!).
DAVIDE
LA PROFESSIONE DELLA SIG.RA
WARREN
Regia:
Pedro Almodovar
Interpreti: Gwineth Paltrow, Goldie Hawn, David Morse, Sam Neill, Joseph
Fiennes, Tom Wilkinson.
Curioso l’impianto diciamo
"tecnico" allestito dalla Gongo Films per questo film tratto dall’omonima
commedia di George Bernard Shaw: un regista spagnolo ex-alfiere di un movimento
spagnolo anarchico e irriverente che è morto con la hollywoodizzazione dello
stesso Pedro, un testo scritto da un appartenente alla socialista Fabian Society
di fine ‘800 e che scaturisce dalle prime lotte dell’allora nascente
movimento femminista, un cast infine che schiera divi americani di primo piano
accanto ad attori più squisitamente britannici. Un materiale difficile da
governare ed ingredienti molto diversi difficili da amalgamare, ed infatti
stavolta la ciambella non è riuscita alla perfezione. Almodovar sembra il primo
non perfettamente convinto di quello che fa, non prova nemmeno a trasformare la
commedia in un film ma si limita a dirigere il cast in una sorta di teatro
filmato che purtroppo ha sempre il limite di una certa noia e staticità.
Inoltre sono passati 100 anni dalla prima rappresentazione della commedia di
Shaw e – dobbiamo dirlo – si sentono tutti; il testo appare
irrimediabilmente datato e il suo proto-femminismo, che all’epoca aveva
scandalizzato i censori oggi, in un’epoca in cui i figli accoltellano senza
rimorsi i genitori e i telegiornali sembrano film dell’orrore, non colpisce
più e non scandalizza nessuno. Forse la vicenda andava profondamente
rivoluzionata e modernizzata, a costo di tradire in parte il testo originale,
oppure ambientata nelle lotte femministe degli inizi del XX secolo come
documento di un determinato periodo storico, mentre invece la parziale
modernizzazione operata dallo sceneggiatore fa apparire l’intera vicenda e
certi dialoghi ancora più anacronistici. Equilibrato il cast, con Goldie Hawn
su tutti in una parte insolitamente per lei non comica, e Sam Neill che
tratteggia, da fine cesellatore, un personaggio ambiguo e sgradevole; più di
routine gli altri fra cui una forse sopravvalutata Gwineth Paltrow.
MISTER HYDE
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RAGAZZA
N° 44
Regia: Sam Mendes
Interpreti: Keanu Reeves, Benicio del Toro, Penelope Cruz, Heidi Klum,
Matt Dillon
Tratto da un romanzo del poco noto (in Italia) Mark Barrowcliffe, questo
Ragazza n° 44 si inserisce in quella solida tradizione di commedie agro-dolci che da sempre costituiscono un elemento portante del cinema USA. La regia del talentuoso Sam Mendes di American Beauty (che però era un'altra cosa) se pure non ha troppe occasioni di mettersi in mostra, garantisce quella professionalità di confezione che lascia passare un'oretta e mezza in tutta tranquillità e senza momenti di caduta. Peccato che la sceneggiatura risenta qua e là un po' troppo della derivazione letteraria, e che qualche soluzione sia un po' affrettata e non ben spiegata. Cast di giovani stelle affermate e in ascesa ben calati nei ruoli, con un Matt Dillon su tutti, un attore che si è un po' perso per strada e che vorremmo vedere più spesso, alle prese con un personaggio eccessivo, di quelli che ogni attore vorrebbe incontrare nella propria carriera.RICORDO DI
JOY
Regia: Nick Cave
Interpreti: Zach Grenier, Nick Cave, Joely Richardson, Vincent D'Onofrio,
Joe Pantoliano, Polly Jean Harvey
Cesare Cesare... a quando una bella commedia allegra e solare?
Scherzi a parte il nuovo film della Cadillac Ranch tenta una carta inusitata:
perché non approfittare dell'apparente revival del musical (vedi Moulin
Rouge) per lanciare il musical-dark? Abbandonato momentaneamente Springsteen
stavolta lo sceneggiatore Cesare Carugi ha scelto una canzone di Nick Cave per
un piccolo film, diretto dallo stesso cantautore, che senza nomi di richiamo nel
cast racconta una storia di amore e di morte, un apparente thriller senza
colpi di scena (credo che chiunque individui subito la conclusione)
caratterizzato da una ricerca costante dell'eleganza, della raffinatezza e delle
poesia. Tutto, dall'atmosfera nevosa che sottrae ogni colore alle struggenti
ballate cantate dallo stesso regista, dai flashback idilliaci della famiglia
felice allo straniamento del protagonista (un attonito e - crediamo -
volutamente inespressivo Zach Grenier), è perfettamente finalizzato alla
costruzione di una opprimente atmosfera di tristezza e di disagio. Il
neo-regista appare insospettabilmente sicuro dietro la macchina da presa, anche
se forse c'è un eccessivo autocompiacimento nella ricerca ossessiva
dell'immagine "bella" e ricercata. Autocompiacimento che costituisce
anche il limite principale del film, che appare girare e rigirare su se stesso,
senza riuscire a coinvolgere più di tanto lo spettatore più smaliziato, come
invece era riuscito a Sleep of the dead, altro film sceneggiato da Carugi,
per certi versi imparentato con questo. Equilibrato il cast, cui non vengono
offerte occasioni per brillare particolarmente, e molto curata (ovviamente) la
colonna sonora.
DAVIDE
Che Nick Cave sia un poeta (senza soffermarci
sulla distinzione di maledetto o no) non ci sono dubbi, chiunque abbia mai
sentito le sue canzoni sa cosa significano i suoi testi e può cogliere la
poesia e l'intensità dei suoi pensieri al suo interno. Ricordo di Joy è
un musical che cerca di portare sullo schermo le atmosfere e la poesia di Nick
Cave, di raccontare una storia usando le parole del cantautore, cercando di
ricreare quelle stesse sensazioni che le sue musiche danno. Un esperimento
riuscito, un bellissimo film, cupo, disperato, triste, poetico, melanconico,
nauseante nella sua crudeltà e nella sua dolcezza. I complimenti a Cesare vanno
tutti, per essere riuscito a portare sullo schermo un'opera del genere verso la
quale, lo ammetto, ero partito leggermente prevenuto e che invece si rivela
essere un grande film.
FETCH
IL
RITRATTO DI DORIAN GRAY
Regia: Francis
Ford Coppolat
Interpreti: Edward Furlong, Gene
Hackman, Donald Southerland, Estella Warren, Lucy Russel, Thora Birch, Rhys
Ifans
Il ritratto di
Dorian Gray è forse l'opera più nota di Oscar Wilde, un romanzo di
chiara ispirazione faustiana che è stato varie volte portato sullo
schermo (ricordiamo la versione migliore, quella del 1945), ma che
evidentemente conserva ancora intatto il suo fascino perverso e che oggi
come un secolo fa può fare riflettere e spaventare. Ben venga quindi il
nuovo film della Marco Communication che ripropone, questo straordinario
romanzo in una versione tutto sommato fedele allo spirito dell'originale,
anche se con qualche libertà. Abbiamo detto "film della Marco
Communication" e non "di F. F. Coppola" perché la mano del
grande (a corrente alternata) Coppola è assolutamente invisibile,
limitandosi a riprendere la vicenda in modo piatto e lineare e rallentando
spesso la narrazione quando i dialoghi si fanno un po' troppo
"letterari". Regia a parte il film si lascia vedere dall'inizio
alla fine (con i già citati punti morti) con interesse ma purtroppo con
poca partecipazione, essendo piuttosto freddo e poco coinvolgente.
Interessante la prova offerta dal giovane Furlong, cui forse manca un
pizzico di fascino in più per potere fare innamorare di sé uomini e
donne, che dimostra di immedesimarsi molto bene col personaggio. Le note
"stonate" sono nella scelta dei comprimari: se Donald
Southerland, pur troppo vecchio per la parte, possiede comunque una sua
perfida eleganza che lo può anche rendere credibile come inglese, Estella
Warren, supermodella prestata al cinema (Planet of the apes, Driven),
è l'emblema della ragazzona americana supervitaminizzata, ben poco a suo
agio nei panni di attricetta inglese dell'800, e soprattutto Gene Hackman
(grande attore che stimiamo alla follia) in un ruolo in cui lo stesso
Wilde rappresentò se stesso, decisamente non riusciamo a vederlo come
raffinato lord inglese, dandy e dalla ambigua sensualità, con
l'aggravante anche per lui dell'età veramente troppo avanzata.
Infine un suggerimento allo sceneggiatore: nei dialoghi si passa,
all'interno della stessa frase, dal "voi" al "lei" al
"tu", creando una certa confusione... una piccola revisione
forse sarebbe necessaria.
DAVIDE
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SEED OF EVIL - IL SEME DEL
MALE
Regia:
Sam Raimi
Interpreti: Stephen Dorff, Matthew Lillard, Jamie Kennedy, Heather Graham, Juliette
Lewis, Jennifer Love Hewitt, Rupert Everett.
Uscito un po' alla chetichella e
senza grossi nomi di richiamo nel cast, questo nuovo film di Sam Raimi, tornato
se Dio (o il Diavolo;) vuole all'horror, costituisce invece una piacevole
sorpresa, pur senza ambire ad essere niente di più di quello che è: un onesto
film horror giovanilistico (e lo spettro di Scream è sempre aleggiante
sull'intera vicenda) che ci riporta al tanto amato - e da alcuni rimpianto -
splatter degli anni '80. Sangue a profusione, demoni, riti satanici, un prete
cui Freddie Krueger potrebbe fare da chierichetto ed ecco confezionato con
abilità un film che, pur se lontano dai capolavori di Raimi come La Casa
o Darkman, non fa rimpiangere i soldi del biglietto. Certo i richiami ad
altri film sono numerosi (oltre al citato Scream, anche Le colpe degli
altri di Craven così come i vari film tratti da King) così come è
difficile passare sopra ad alcuni vistosi "buchi" di sceneggiatura:
come può il poliziotto Lefty non ricordarsi di omicidi così simili avvenuti
solo 20 anni prima, e culminati poi con la "caccia alle streghe",
mentre uno dei giovani protagonisti (che all'epoca dei fatti doveva essere un
bambino) se ne rammenta subito? Inoltre i protagonisti, quasi tutti attori sulla
trentina, sono un po' cresciutelli per la parte di giovani universitari che
scorazzano in bicicletta per le strade della cittadina, così come la Lewis
risulta poco credibile ancora vergine a 28 anni compiuti; la figlia che ogni
padre vorrebbe avere! Anche il colpo di scena finale è un po' tirato per i
capelli e forse avrebbe meritato qualche approfondimento, ma risulta comunque
efficace ai fini della conclusione della vicenda. Cast poco noto - e, ripetiamo,
troppo "maturo" per i ruoli - ma tutto sommato equilibrato con due
picchi, uno in alto e uno in basso: impagabile l'improbabile prete disegnato da
Rupert Everett, sulfureo e così sopra le righe da risultare simpatico, mentre
assolutamente incolore e monocorde Stephen Dorff che non riesce mai a dar vita
al suo personaggio, personaggio che è poi l'asse della vicenda e che in mano ad
altro attore avrebbe potuto risultare ben diversamente. In definitiva un esordio
più che positivo per la neonata Lovecraft Production (un nome che è tutto un
programma) e per il suo presidente.
MISTER HYDE
SERIAL LOVER
Regia: Roberto Benigni
Voce narrante: Roberto Benigni, Tom Selleck, Monica Bellucci, Jean Reno,
Jim Broadbent, Bob Hoskins, Danny Trejo, Elisabetta Braschi, Donald Southerland
(non accreditato)
A fine pellicola ero perplesso a causa della
quantità di sensazioni che la visione del film mi aveva scatenato.
Intendiamoci: la storia (una scatenata helzapoppin', un vortice continuo di
sensazioni e di personaggi nuovi) è divertente ed eccessiva al punto giusto,
capace di entusiasmare e dotata di alcuni tocchi di gusto notevoli (la sfida a
pari o dispari dei protagonisti è un momento memorabile di comicità), tuttavia
"forse" troppo piena di gag e di spunti per riuscire a svilupparli
tutti fino in fondo. Begnini è debordante come al solito e sembra trovarsi a
suo agio nella produzione, anche Tom Selleck riesce a ricoprire il suo ruolo con
bravura. Un plauso un generale a tutto il cast ed il consiglio di andare a
vedere la pellicola, un po’ confusionaria, forse, ma che merita una visione.
FETCH
SETTE ANIME DANNATE
Regia:
Tim Burton
Interpreti: Johnny Depp, Robert Duvall, Cher, Ben Kingsley Juliette Lewis, Riccardo
Caria.
Che cosa ci combina Tim Burton
per farsi incastrare da una simile produzione? Dove sono la sua visionarietà,
la sua genialità sopra le righe, la sua sottile perfidia in questa storia
tratta dal fumetto italiano Dylan Dog? L’effetto di questo film è un po’ lo
stesso che provoca il fumetto in chi già sia frequentatore da lungo tempo del
genere horror, e cioè di assistere ad un campionario di cose già viste, già
scritte, già filmate da altri. Qualcuno potrebbe chiamarle citazioni, a me,
notoriamente cattivo e perfido, sembrano più delle copiature belle e buone: le
morti che seguono la logica dei sette peccati capitali si sono già viste in Seven
di D. Fincher; il ciccione che esplode è tratto da Monthy Python: Il senso
della vita; il colpo di scena che svela l’assassino sembra tratto da Angel
Heart… e così via in un film che pure dalle premesse poteva essere di ben
altro spessore, a partire dalla suggestiva ambientazione e dal senso di
inquietudine che sempre provocano marionette e burattini in genere. Invece Sette
anime dannate nasce fumetto e tale rimane fino alla fine, anche nei personaggi
che risultano bidimensionali e nella regia stessa che si limita ad accompagnare
la vicenda senza mai mostrare la mano di Burton. Nel cast, visto che non viene
chiesto a nessuno di dare prestazioni da premio Oscar, si salva soprattutto la
classe da vecchio marpione di Robert Duvall, mentre neppure la bravura di Ben
Kingsley riesce a dare dignità ad un personaggio ingrato e ridicolo come
Scrooge; Johnny Depp sembra divertirsi e diverte ma – santo Dio – la sua
notte di sesso infuocato con la cinquantacinquenne Cher sa un po’ di
necrofilìa. Potere degli effetti speciali… Rimandiamo quindi la "Cassius’
feeling for you" – e lo sceneggiatore Caria – che avevamo in parte
apprezzato con Il dio del 36° piano, alla prossima prova, con maggiore
maturità.
MISTER HYDE
SLEEP OF THE DEAD
Regia:
Gary Fleder
Interpreti: Billy Crudup, Claire Danes, James Cromwell, George Dzundza, Jack Black.
Dopo romanzi, fumetti e serial
televisivi forse si sta scoprendo una nuova fonte di ispirazione per i film: le
canzoni. Scherzi a parte, è in particolare un brano di Bruce Springsteen -
quello meno rock per intenderci e più intimista, quasi "dylaniano" -
a fornire lo spunto per quest'opera di Gary Fleder, autore del sottovalutato ed
invece assolutamente da riscoprire Cosa fare a Denver quando sei morto.
Senza nulla togliere alla perizia del regista, diciamo subito che gran parte del
merito della riuscita del film si deve alla sceneggiatura; infatti, pur partendo
da uno spunto esile come può esserlo una canzone, riesce ad evitare la noia e
la ripetitività che fatalmente potevano emergere dalla dilatazione della
vicenda. Affidato ad un cast privo di star, il racconto procede per flash-back
senza perdere mai di interesse, in un crescendo di claustrofobia angoscia che
porta lo spettatore realmente in quella sudicia camera di motel, a chiedersi
cosa ci sta facendo sudato e sporco di sangue e, soprattutto, come tutto può
essere successo in così poco tempo, come una vita apparentemente incanalata in
binari tranquilli e prevedibili possa essere stata stravolta e distrutta nel
giro di poche interminabili ore. Immersa in paesaggi innevati che riportano alla
mente lo splendido Fargo dei F.lli Cohen, la storia di Sleep of the
Dead sembra accantonare l'azione vera e propria - ad esempio, la scena della
rapina è risolta molto velocemente, quasi in secondo piano - per concentrarsi
sull'introspezione del protagonista - un efficace Billy Crudup - e sulla sua
discesa agli inferi, travolto da un destino beffardo che ci afferra per il collo
e ci porta dove mai avremmo immaginato. Peccato che il finale non sia pienamente
all'altezza del resto del film, chiudendo in modo un po' prevedibile e senza
approfondire o sviluppare alcuni interessanti spunti emersi durante l'intera
vicenda, ma comunque un ottimo film che non deluderà chi chiede al cinema non
solo sparatorie ed inseguimenti ma anche anima e cuore.
MISTER HYDE
SPEEDWAY (Uscita per
l'inferno)
Regia:
John Carpenter
Interpreti: Rufus Sewell, Hilary Swank, Michael Madsen, Jake Weber,
Emmanuelle Beart
Strano il rapporto di Stephen
King - e dei suoi scritti - col cinema. Strano e controverso, diviso tra
produzioni di serie A (pensiamo a Shining), produzioni di serie B e
serial televisivi ma sempre - o quasi - con grande dispetto dell'autore che si
è visto travisato o mal rappresentato al punto da dirigere egli stesso, con
risultati per la verità estremamente deludenti, una pellicola tratta da un suo
libro, Brivido. Questa pellicola diretta da un John Carpenter quasi
irriconoscibile, nonostante la presenza nel cast dello straordinario Rufus
Sewell, grande rivelazione del grande e sottovalutato Dark City, non sfugge alla
regola e senz'altro attirerà su di sé le ire dello scrittore americano. Non
perché il contenuto del libro sia travisato, si badi bene, ma proprio perché
manca di ogni qualità che si richieda ad un buon film, specie se è firmato da
un Grande come Carpenter: una sceneggiatura degna di questo nome, ritmo,
capacità di tenere desta l'attenzione. Il tutto assomiglia ad un compitino
tirato via alla bell'e meglio, dove anche gli attori si aggirano straniti alla
ricerca di un senso da dare alle loro parti. Peccato anche perché il romanzo da
cui è tratto, edito nel lontano 1981, è uno dei più originali dell'intera
produzione "kinghiana" e meritava ben altra cornice e confezione.
MISTER HYDE
James
Cameron's SPIDERMAN
Regia: James Cameron
Interpreti:
Brad Renfro, Joe Pesci, Kirsten Dunst, Joshua Jackson, Kate Hudson, Willam
H. Macy, Daniel Stern, Paul Walker, Brian Dennehy, Vanessa Redgrave, Hulk Hogan,
Christopher Lloyd, Miguel Ferrer, Ian McKellen, Tim Roth
Battuto sul filo di lana il film
di Raimi, ecco il tanto atteso Uomo Ragno scritto e diretto da James Cameron.
Con un foltissimo cast di vecchie e nuove glorie (dove come al solito i
"vecchi" battono i "giovani" 1 a 0!), questo nuovo film
della Gargamella Pictures si presenta con tutti i crismi del kolossal, dalla
impeccabile regia ai sofisticati effetti speciali alla coinvolgente colonna
sonora. Quello che manca al film purtroppo sono un'anima e una personalità,
difetti tipici dell'ultima produzione hollywoodiana basata sull'azione. Il film
è un gran bel giocattolone, divertente e scattante (anche se qualche taglio qua
e là avrebbe giovato), ma niente di più, ed immancabilmente risulta alla fine
freddo e impersonale, nonostante gli sforzi funambolici del regista per cercare
sempre l'inquadratura che non sia banale. Certo mi si dirà che un film tratto
da un fumetto così deve essere, e probabilmente è vero, ma chi come il
sottoscritto non è un fan dell'Uomo Ragno non può che considerarlo come film a
sé stante, e come tale è una pellicola che senz'altro incontrerà un enorme
successo e che senz'altro piacerà moltissimo al pubblico dei teenagers - lo
"zoccolo duro" del pubblico cinematografico - ma che alla fine della
visione, usciti dal cinema con ancora gli occhi pieni di colori, lascia ben poco
dentro e sbiadisce presto come il sapore dei pop-corn.
MISTER HYDE
LA STAGIONE DEI
MANGIACADAVERI
Regia: David Cronenberg
Interpreti: Danny Glover, Chris Penn, Isaach De Bankolé, Maya Angelou,
David Cronenberg, Jude Law
Questo non è un film per
signorine e per stomaci delicati. I suoi ingredienti sono: sangue (possibilmente
rappreso), montagne d'ossa, droghe varie, voodoo, zombie, insetti di varia
dimensione e schifosità e amenità del genere… ma il risultato è
affascinante. Il canadese Cronenberg sembra quasi voler riprendere il suo film
più pazzo ed inguardabile, Il pasto nudo (mooolto liberamente ispirato a
un romanzo di Burroughs) calandolo in una tipica storia poliziesca con tutti gli
elementi tipici del genere: il poliziotto di colore imbolsito, quello più
giovane, l'odioso industriale elegante, vicoli maleodoranti, stupri, rapine e
quant'altro l'immaginario del moderno thriller richiede… solo che la vicenda
appare subito molto più intricata e sinistra di quanto possa sembrare.
Purtroppo la trama non è molto chiara e seguire il film rappresenta un atto di
volontà che richiede l'annullamento totale della razionalità, come d'altronde
nelle migliori opere del regista, da Videodrome a eXistenZ. Non ci
sono buoni in questo film, non c'è redenzione, non c'è neanche giustizia, pur
essendo coinvolti dei poliziotti, ma un lungo allucinante incubo, un'immersione
totale e senza appigli nelle sabbie mobili del subconscio, faccia a faccia con
le nostre paure più ataviche (gli insetti, il buio). Contorto e un po'
frammentario La stagione dei mangiacadaveri non è certo il miglior film
di Cronenberg (qui presente anche in veste di attore) ma è comunque un prodotto
coraggioso che non ha paura di essere sgradevole.
MISTER HYDE
LA STRANA COPPIA
Regia:
Ivan Reitman
Interpreti: Bruce Willis, Billy Crystal, William H. Macy, Corbin Bernsen,
Sam Neill, Daniel Stern, Kelly Preston
Nel 1969 il duo Jack Lemmon/Walter
Matthau creò, a partire da una commedia del grande Neil Simon, una delle più
formidabili macchine comiche della storia del cinema, La strana coppia. Oggi, a
oltre trent'anni di distanza, può essere ancora attuale e, soprattutto,
divertente la vicenda dei due divorziati Oscar e Felix e della loro forzata
convivenza? Il regista Reitman ci ha creduto e, bisogna dirlo, opportunamente
aggiornata e riveduta, la commedia regge benissimo il peso degli anni e diverte
oggi come allora. Certo la maschera da cagnone imbronciato di Matthau - cui il
film è affettuosamente dedicato - è e sarà un ricordo indelebile nella
memoria di ogni cinefilo, ma la prova recitativa della inedita coppia Crystal/Willis
è da antologia e riesce a creare quel ritmo di "botta e risposta"
essenziale per la riuscita di una commedia. Certo si tratta pur sempre di cinema
"da camera", di teatro filmato, e quindi senza grandi guizzi creativi
da parte del regista (che pure era partito con un film ad alto tasso di effetti
speciali come Ghostbusters) ma l'utilizzo accorto di validissimi
comprimari - su tutti il grande Macy - e di una sceneggiatura senza buchi ne
rende la visione scorrevolissima e davvero divertente. Forse si poteva osare un
po' di più arricchendo la storia e facendola uscire dallo spazio ristretto
dell'appartamento di Oscar, ma la fedeltà alla commedia di Simon ha prevalso,
premiata oltretutto al box-office. Un prodotto non rivoluzionario, quindi, che
non resterà certo nella storia del cinema, ma un onesto prodotto che mantiene
né più né meno di quel che promette. E non è poco.
MISTER HYDE
LO STRANO CASO DEL DOTTOR
JEKYLL E MR. HYDE
Regia: David Lynch
Interpreti: Jeremy Irons, James Coburn, Donald Southerland, William Hurt,
Jennifer Jason Leigh, Bob Hoskins, Nigel Terry
Ennesima versione
cinematografica tratta dal celebre romanzo di Stevenson che tenta la strada
della rappresentazione fedele il più possibile al romanzo originale, operazione
già sperimentata con successo da Francis Ford Coppola con un altro grande
classico dell'orrore Dracula. La fedeltà al testo originario non è
certo un limite per il regista David Lynch che aggiunge al testo una visione
claustrofobica, malata ma nonostante tutto fredda, distaccata, formale e
credibile della società inglese della fine del 1800. Va da sé che la malvagità
e la perversione di Hyde spiccano meglio in un contesto di questo genere; per
questo le scene in cui ad agire è il lato oscuro di Jekyll, mister Hyde, sono
le più riuscite del film e fanno provare disgusto e disprezzo per una persona
tanto malvagia. Eppure lo spettatore, come Jekyll stesso, rimane anche
affascinato dalle sembianze e, soprattutto, dalle azioni di questo lato oscuro
che è presente in ogni essere umano e con Mr.Hyde è diventato improvvisamente
tangibile. Prevedibilmente buona la prova di tutto l’ottimo cast del film, con
menzione particolare ed ovvia per il protagonista, un Jeremy Irons sempre
credibile e mai sopra le righe e per il ritrovato James Coburn a cui finalmente
viene dato il giusto spazio.
La sceneggiatura ha qualche piccola sbavatura ma nel complesso si tratta di un
lavoro decisamente superiore alla media, forse non adatto a tutti i palati per
la sua apparente e già citata freddezza ma, per chi sa cogliere sfumature ed i
particolari di ogni dialogo e di ogni scena, anche questo, come i precedenti
film targati Fantàsia Pictures, è un film assolutamente da non perdere.
MISTER HYDE
THE
SUMMER OF MR. TAYLOR
Regia: Howard Franklin
Interpreti: Russell Crowe, Max Von Sidow, Minnie Driver, Richard Bradford,
John Cleese
L'estate si sa è la stagione degli stravizi: chi è stato a dieta per tutto l'inverno si lascia andare con gelati, pizze a tutte le ore e bibite ghiacciate. Il dott. Taylor, protagonista di questo film di Howard Franklin (di cui ricordiamo lo straordinario
Occhio indiscreto con Joe Pesci) ha scelto invece la calda stagione per cambiare decisamente dieta. Film sul cannibalismo, con echi da Il silenzio degli innocenti e dal sottovalutato L'insaziabile di Antonia Bird, The summer of Mr. Taylor, nuova fatica della Cadillac Ranch, immerge la fosca vicenda della "discesa all'inferno" dello stimato dottore londinese nella puritana atmosfera dell'Inghilterra vittoriana, rendendo ancora più shockante la distanza dalle quanto meno bizzarre abitudini del protagonista e le convenzioni della società circostante. Ben sceneggiato e ben girato il film riesce molto convincente e coinvolgente nella prima parte, rendendo molto bene la progressiva spirale di pazzia in cui entra il dott. Taylor, per perdersi leggermente nella seconda parte, affidando la spiegazione dell'alterazione del protagonista a motivazioni forse un po' banali e prevedibili. Sempre in bilico, il film non sconfina mai nel cattivo gusto (ma un po' di sangue in più non avrebbe guastato!) e si avvale di un cast funzionale ai personaggi, in cui nessuno brilla più degli altri tranne Russel Crowe, in ben altri costumi rispetto a quelli succinti del Gladiatore, ma ad onta delle previsioni perfettamente a proprio agio nei panni del medico londinese dagli eccentrici gusti culinari. Simpatico il finale, anche se riporta a troppi film del passato, ed ottima l'ambientazione ottocentesca. Con un po' di coraggio in più avrebbe potuto venirne un piccolo capolavoro.I
SUPERIORI SCONOSCIUTI
Regia: Wim Wenders
Interpreti: Christian Slater, Max Von Sydow, Annette Bening, Gabriel
Byrne
Martin Landau, James Coburn, Giacomo Poretti, Jamie Kennedy, Jake Busey, Jim
Caviezel
Jared Leto
Non c'è che dire, gli
ingredienti di questo film appaiono appetitosi: Wim Wenders - discontinuo ma
senz'altro regista di valore - al timone, un cast senza grosse stelle ma
equilibrato (con un'eccezione), un argomento infine stimolante come quello dei
presunti contatti tra Hitler, il Nazionalsocialismo e sette sataniche o
stregonesche. Trasferito però armi e bagagli a Hollywood lo stesso Wenders
sembra dimenticare il suo passato di regista non commerciale e dalla
particolarissima poetica, realizzando un tipico action-movie all'americana che
avrebbe potuto dirigere tranquillamente un Michael Bay. Così anche tutti gli
spunti inquietanti da cui prende le mosse la vicenda restano solo spunti, col
solo scopo di mettere in moto una storia di inseguimenti, sparatorie ed
esplosioni di cui il cinema hollywoodiano di oggi è pieno, e non bastano alcune
raffinatezze registiche a farne qualcosa di più di un film di intrattenimento.
Ed è un peccato, perché - ripeto - l'idea di base era ottima ed avrebbe
meritato un maggiore approfondimento, avendo le potenzialità per partorire - in
mano a tanto regista - qualcosa di più e di diverso. Ottimo davvero il cast,
con lo spaesamento del protagonista ben reso dal sottovalutato Christian Slater
ed un gruppetto di arzilli vecchietti che donano, con la loro decennale
esperienza, inusitata profondità ad ogni alzata di ciglia. Bene anche i
comprimari con l'eccezione di cui sopra, e so di sfondare una porta aperta, del
comico nostrano Giacomo Poretti (del trio Aldo/Giovanni/Giacomo), a suo agio
nelle vesti di Hitler quanto lo sarebbe Stallone in quelle di San Francesco! Non
bastano un paio di baffetti per assomigliare a Hitler, persona dai lineamenti
tutto sommato regolari e ben lontano dalla fisionomia tarchiata e nasuta del
simpaticissimo Poretti; basti pensare che in passato il ruolo del dittatore
nazista è stato interpretato da sir Alec Guinness e da Anthony Hopkins!
Comunque un peccato veniale in un film riuscito per quanto riguarda il lato
spettacolare e senza cadute di ritmo, ma certo lontano da ciò che ci si può
aspettare da Wim Wenders.
In chiusura un errorino da segnalare agli scenografi: nelle prime scene appare
il cartello WILKOMMEN TO LINZ... ma essendo in tedesco dovrebbe essere WILKOMMEN
ZU LINZ.
MISTER HYDE
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L'ULTIMO
VIAGGIO DI UN TRENO
Regia: Martin Scorsese
Interpreti: Richard Gere, Benicio del Toro, Asia Argento, Monica Bellucci,
Mariarazia Cucinotta, Enrique Iglesias
Ci risiamo: periodicamente assistiamo all'uscita di film firmati da omonimi di grandi registi: è successo con lo pseduo-John Woo di
Cops, con lo pseudo-James Cameron di Never look the sky e con lo pseudo-Kitano di Attacco a Hiroshima. Adesso tocca ad un sedicente Martin Scorsese che naturalmente non può essere l'autore di New York New York, Taxi Driver e Quei bravi ragazzi, perché in caso contrario avremmo seri motivi per preoccuparci... Con un cast alquanto stravagante dove l'unico attore è Benicio Del Toro in mezzo a belle facce e belle tette questo film è soprattutto carente - oltre che nella recitazione (che parola grossa per simili nomi!) del cast - nella sceneggiatura, che purtroppo costituisce la spina dorsale di un film; piena di incongruenze e di dialoghi approssimativi non riesce ad evitare la monotonia derivante dall'ambientazione obbligata del treno. Richard Gere compagno di studi di Enrique Iglesias di cui ha 26 anni di più; la stazione di Terni più volte nominata e in cui il treno non si ferma mai; scompartimenti quasi deserti in linee in cui normalmente - se non hai prenotato - te la fai tutta in piedi e in cui bisogna bussare per entrare; rapinatori tossicomani felici di essere accompagnati in istituti di disintossicazione (provatevi voi a convincerne uno!); ragazze che si inginocchiano a baciare la mano di un frate, quando ogni cattolico sa che solo ai Vescovi è riservata tale pratica... e qui mi fermo perché non è questa la sede. Peccato perché la casa di produzione Mercurio stava continuamente migliorando i suoi prodotti, mentre questo film decisamente segna una battuta d'arresto.|
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VACANZA IN FAMIGLIA
Regia:
Lasse Hallstrom
Interpreti: Rupert Graves, Blythe Danner, James Caan, James Spader, Teri Polo, Tea
Leoni.
La nuova opera dello svedese -
oramai pienamente americanizzato - Lasse Hallstrom è un perfetto esempio della
discontinuità dell'opera del regista, capace di piccoli capolavori come il
recentissimo Chocolat e di drammi smielati come il sopravvalutato Le
regole della casa del sidro. Diciamo subito che questo Vacanza in
famiglia - pur nella sua eleganza formale e ben servito da un'ottima squadra
di attori senza grandi star "alla moda" - non appartiene purtroppo al
gruppo delle sue opere migliori. Parte del difetto è nella sceneggiatura, dello
stesso regista, che sembra spesso lanciare il sasso e nascondere la mano,
suggerire spunti senza poi operare il necessario approfondimento che certi temi
forse avrebbero richiesto. La storia in sé non presenta niente di nuovo: sul
classico schema della "riunione di famiglia" (quasi un sottogenere
cinematografico) si innestano drammi personali, scelte di vita, dubbi
esistenziali e sentimenti che poi in fondo ruotano tutti intorno al bisogno, e
al diritto, di amare che è in ogni uomo o donna; i momenti di vera commozione
non mancano, e si devono soprattutto alla superba interpretazione di Blythe
Danner (Ti presento i miei) che traccia un bellissimo ritratto di donna
apparentemente sconfitta dalla vita. Purtroppo l'uso continuo - e direi
ossessivo - della voce fuori campo del narratore (Elliot/Rupert Graves)
appesantisce un po' lo scorrere della vicenda, nella voglia di spiegare a parole
a tutti i costi ogni sentimento, mentre invece si sarebbe potuto - e forse
dovuto - lasciare più spazio all'interpretazione degli attori e alla capacità
dello spettatore di cogliere le sfumature che spesso si possono nascondere anche
in un semplice gesto. Detto del cast nel complesso equilibrato e funzionale,
spezziamo una lancia a favore del grande James Caan, attore di grande finezza
troppo spesso dimenticato dal cinema che conta e che invece dimostra di avere
ancora molto da dare.
MISTER HYDE
LA VALIGETTA NERA
Regia:
Simon West
Interpreti: Catherine Zeta-Jones, Pierce Brosnan, Michael Madsen, Thomas Calabro,
Patricia Acquette, Delroy Lindo, John Turturro, James Cromwell, Tony Sperandeo,
Danny Aiello, Woody Harrelson
Prendete una coppia di divi
affascinanti, bravi e "à la page" come l'ultimo 007 Pierce Brosnan e
la neo-signora Douglas Catherine Zeta-Jones, un regista giovane ma già
affermatosi come autore di film tutta-azione come Con Air e l'imminente
Tomb Raider, inserite il tutto in un complotto che coinvolge mafia, FBI e
addirittura il Presidente degli Stati Uniti d'America ed otterrete il perfetto
film d'azione? Non sempre. Non stavolta, almeno. Anche accettando acriticamente
le regole del gioco del film d'azione pura (e quindi senza ricercarvi alcun
contenuto), è davvero difficile farsi prendere dalla prevedibilità e
dall'eccessiva semplicità della vicenda, che procede per accumulo di situazioni
senza mai un guizzo di originalità o una vera sorpresa. Salva il tutto il ritmo
che il regista cerca di imprimere alla storia, che evita per un pelo il film
dalla noia più assoluta. Inoltre Pierce Brosnan è davvero fuori parte ed il
personaggio non lo aiuta certo: un investigatore privato americano (che dovrebbe
quindi essere delicato come uno squalo) che dorme con la porta aperta, ha paura
delle pistole, che considera geniale l'idea di tingersi i capelli per rendersi
irriconoscibile, che sembra più imbranato dell'ultimo degli impiegati delle
Poste… viene da chiedersi perché per trasportare la famosa e preziosissima
valigetta nera abbiano scelto proprio uno così. Allo stesso modo risulta
difficile credere che sulle tracce di detta valigetta e dell'esplosivo materiale
che contiene vengano sguinzagliati dal Presidente solo due agenti e dalla mafia
solo due uomini!
Il folto gruppo di comprimari, tra cui spicca la figura di John Turturro,
contribuisce a rendere almeno godibili i personaggi di contorno, con la
simpatica trovata di Harrelson alle prese con tre personaggi simili ma distinti.
Anche il finale in piccolissima parte riscatta la piatta ovvietà di tutto il
film.
Ultima annotazione per gli sceneggiatori: negli alberghi americani il numero
della camera indica SEMPRE il piano in cui si trova. Quindi la stanza 2043 dev'essere
al 20° piano e non al terzo, così come la 405 sarà al 4° piano. Scusatemi ma
documentarsi è la prima regola per scrivere una sceneggiatura credibile.
MISTER HYDE
LA VOLPE E LE CAMELIE
Regia:
Jean-Jacques Annaud
Interpreti: Gerard Depardieu, Winona Ryder, Joseph Fiennes, Angela
Lansbury, Katie Holmes, Sergio Rubini, Sissy Spacek, Daniel Auteuil, Massimo
Ghini..
Dopo l'esperienza kolossal di Il
nemico alle porte, war-movie ambientato durante la battaglia di Stalingrado,
l'eclettico regista Annaud torna ad ambientare un film fra i monti, dopo il suo
grande successo L'orso, con un bagno di semplicità forse necessario dopo
la magniloquenza e l'epicità del film citato. La volpe e le camelie
(titolo enigmatico ma affascinante), pur ambientato durante il Fascismo, tocca
un tema però inusitato e ben poco frequentato: il rapporto tra la vicina
neutrale Svizzera e il nostro paese, e tra i cittadini del Canton Ticino, rudi
montanari e contadini, e una rete di emigrati, fuggiaschi, spie ecc. In questo
"piccolo" film la Storia con la esse maiuscola rimane lontana, al di
là di quei monti che rappresentano simbolicamente il confine tra la vita
tranquilla delle vallate e i rivolgimenti politici e sociali che, a pochi
chilometri di distanza, stanno decisamente cambiando la vita e i destini di
milioni di italiani. Sorretta da un cast internazionale, la vicenda purtroppo
appare qua e là un po' nebulosa e i caratteri stessi dei personaggi - o almeno
di alcuni di loro - non sono ben delineati rischiando così di compromettere la
comprensione stessa del tema di fondo e del punto di vista degli autori. Anche
l'estraneità di alcuni interpreti ai personaggi non giova certamente alla loro
definizione, si veda l'elegante Winona Ryder decisamente poco credibile come
figlia di montanari svizzeri così come l'americana al cento per cento Sissi
Spacek, che però rimedia con una grande interpretazione tutta tra le righe
colma di finezze da vera attrice. Depardieu straripa meno del solito ed è
invece, al contrario delle americane, perfettamente in parte, alle prese con un
personaggio decisamente ambiguo che si fatica proprio a trovare simpatico. Si
veda la scena della volpe, che onestamente - al contrario degli autori - proprio
non riesco, personalmente, a vedere come impersonificazione del male.
Apprezzabile quindi lo sforzo di autori e regista di raccontare una storia
"diversa", di toccare argomenti scomodi e spesso sottaciuti e di fare
un cinema lontano dalla spettacolare commercialità del panorama contemporaneo,
peccato però che spesso le buone intenzioni non bastino a fare un buon prodotto
finale. Così il film rimane un po' nel limbo dell'incompiuto, mostrando delle
potenzialità che restano purtroppo inespresse, e la vicenda, pur drammatica,
scivola via un po' freddamente senza riuscire a coinvolgere più di tanto lo
spettatore. Nota di merito finale per la veterana "signora in giallo"
Angela Lansbury, che a 76 anni suonati riesce a vivificare il suo personaggio
con un'arguzia e una classe sempre più rare.
MISTER HYDE
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YOUNG FEARS
Regia:
Wes Craven
Interpreti: James Van der Beek, Joshua Jackson, Heater Matarazzo, Freddie Prinze Jr,
Sarah Michelle Gellar, Britney Spears, Ryan Philippe, LL Cool J, Mena Suvari,
Chris Klein, Arnold Schwarzenegger.
Difficile recensire questo
telefilm dilatato come opera dello stesso Wes Craven di Nightmare, di Scream
o del recente Le colpe degli altri; forse il suo nome è stato
sovrapposto a quello del vero anonimo regista o forse aveva delle scadenze - la
rata della macchina, il mutuo - immediate cui far fronte e gli servivano degli
spiccioli con urgenza. Fatto sta che la vicenda di queste "giovani
paure", se pure riecheggia in parte le atmosfere adolescenziali care
all'attempato Craven, non riesce a stare in piedi neppure con dei puntelli
d'acciaio. A partire dall'ambientazione assolutamente improbabile (sono in
America? E allora perché parlano di "lezioni di inglese" e simili?
Sono in Italia? E allora perché hanno tutti nomi inglesi?), per proseguire con
la pseudo-recitazione di un cast composto di attori televisivi e pop-stars - con
la sola eccezione del bravo Ryan Philippe - e con clamorosi buchi di
sceneggiatura (dov'è il poliziotto interpretato da Schwarzenegger? Come si
spiega il "colpo di scena" che riguarda la morte di Britney Spears?).
In definitiva un filmetto horror assolutamente dimenticabile, pieno di sangue e
di coltelli (ma tutti i "giovani d'oggi" girano con coltellacci da
cucina in tasca?) ma privo di logica narrativa e che di conseguenza, dopo un
inizio tutto sommato promettente, non riesce a coinvolgere lo spettatore e
procede stancamente per accumulo di morti fino all'improbabile finale, che
comunque qui non sveleremo. Comprendiamo che la giovane età e l'inesperienza
dello sceneggiatore siano in gran parte responsabili del disastro, ma crediamo
anche che solo grazie a delle critiche sincere si possa crescere e migliorare.
MISTER HYDE