ARCHIVIO - SEZIONE RECENSIONI
Le recensioni di TUTTI i film usciti in Cinematik

Note per la consultazione: i film sono elencati in ordine alfabetico, senza considerare gli articoli (es.: La pioggia nera sarà alla lettera "P"). Cliccando sul titolo del film si andrà al sito del film stesso o della Casa di produzione.

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A

L'ADDIO
Regia:
Danny Boyle
Interpreti:
Joaquin Phoenix, Kate Husdson, Brad Renfro

Vincitore a sorpresa del Cisterna Festival, ecco nei cinema il nuovo film del prolifico e instancabile Danny Boyle (ma fa un film alla settimana?), un micro-film (scusate il gioco di parole) lontano anni luce dalle sue opere precedenti ma, ahimè, lontanissimo anche dalla sua personalissima poetica e dal suo stile, che qui appare soffocato da una vicenda tra il fantastico e l'onirico, tratta dall'ennesimo episodio di Dylan Dog, che appare poco nelle sue corde. Il film è totalmente affidato ai due protagonisti, con netta vittoria del bravo Phoenix sulla bella e volenterosa (ma alquanto inespressiva) Hudson, mentre Renfro è poco più di una comparsa. Grandi movimenti di macchina, effetti speciali, continui salti temporali ma alla fin fine ben poca sostanza. Alle prese con una sceneggiatura intimistica e simil-poetica il presidente Dawson conferma di essere molto più a suo agio con i film d'azione, in cui si è ritagliato un suo ruolo e dove non sbaglia un colpo, che con storie come questa che richiederebbero bel altro approfondimento e originalità, mentre invece ne L'addio, nonostante il tentativo continuo di stupire, tutto sa di già visto, già letto, già sentito, così come il finale che - per chi abbia una certa dimestichezza con i meccanismi cinematografici - è ampiamente prevedibile. Francamente - e lo diciamo senza polemica - la vittoria al succitato festival appare ancora più incomprensibile.
MISTER HYDE

La più bella e commovente storia d'Amore... quello con la A maiuscola... degno del miglior dramma shakespeariano. Ti stringe lo stomaco, ti sale il groppo alla gola, stai lì per lì per piangere... ma poi ti rendi conto che per piangere bisogna avere coraggio... il coraggio che il protagonista della storia (J. Phoenix) ha nello sfidare le sue paure e gettarsi dal precipizio, e... alla fine quando la lacrima solca il suo volto. Un film semplice... qualcuno dice che la felicità sta nelle cose più semplici. Indimenticabili alcuni momenti, alcune frasi, da citare la metafora del tempo che inesorabilmente scorre senza accorgercene, come guardando un treno che passa da un passaggio a livello, o le frasi "... sono cose di cui ci si accorge sempre dopo…quando è troppo tardi...", e infine "...dire TI AMO è una delle cose più spaventose della vita… in quel momento sei stato…un eroe". Se poi troviamo un Joacquin Phoenix al top della forma... Uno script ottimo (merito del nostro dylandogghiano Sclavi) senza cadere mai nel patetico (com'è successo ultimamente a "Bounce"), una regia egregia (Danny Boyle...) con un montaggio eccezionale, da sottolineare i giochi con i flashback... Una produzione che avrei voluto fare io. Complimenti! Personalmente lo colloco tra i film "indimenticabili" di Cinematik, non ha caso ha vinto meritatamente il "Cisterna Summer Festival".
Concludo dicendo che L'addio è... un film che vedrei e rivedrei fino ad imparare a memoria tutti i dialoghi.
MARCO

Un'altra storia tratta da Dylan Dog. Cinematik offre in abbondanza film tratti da questo fumetto e, curiosamente, nessuno ha per protagonista Dylan stesso, ma sempre altri protagonisti. Non fa differentemente questa pellicola, che mette il bel Phoenix nel ruolo dell'investigatore privato che ritrova il suo amore di gioventù e lo accompagna in un viaggio sulla via dei ricordi e delle sensazioni perdute. La pellicola scorre lineare, seguendo il fumetto originale in ogni riga, a parte il finale e l'assenza dell'assistente Groucho (che comunque in questa storia non appariva quasi per nulla e non ricopriva il suo solito ruolo di spalla comica). Phoenix se la cava bene ed il film è piacevole, commovente in qualche punto, per quanto non eccellente. Andatelo a vedere, ma non aspettatevi un capolavoro...
FETCH

ALEKSANDER NEVSKY
Regia:
Milcho Manchevsky
Interpreti:
Jonnny Depp, Ian McDiarmid, David Wenham, David Warner, Glenn Shadix, Branko Djuric, Adrian Lester, Ondrei Vetchy, Jane Birkin, Miranda Otto, Robert Redford

Riecco la E&G alla ribalta coi suoi progetti ambiziosi e coraggiosi di "rifare" i grandi classici del cinema. Dopo Intolerance di Griffith e il remake-non-remake di Arancia Meccanica di Kubrick, stavolta tocca ad Aleksander Nevsky, una delle vette della cinematografia tra le due guerre mondiali, e capolavoro indiscusso del grande Eisenstein. Purtroppo anche stavolta nel confronto ci si rimette: nessuna traccia dell'epica grandiosità del film di Eisenstein, nonostante qualche bella scena di battaglia nel bianco abbacinante della neve, e sceneggiatura lacunosa che non dà sufficienti motivazioni alle azioni dei protagonisti, né fornisce elementi per riuscire a calare la vicenda nel giusto contesto storico. Mancano insomma alcuni ingredienti grazie ai quali la pietanza sarebbe risultata ben più saporita. Il cast internazionale - ma senza nessun attore russo! - non ha occasioni per brillare, ma segnaliamo il sempre bravo Johnny Depp che risulta piuttosto convincente come russo... un po' meno l'americano wasp Robert Redford, che c'entra come i proverbiali cavoli a merenda, anche per l'età troppo avanzata per la parte. Comunque un bel passo avanti per la E&G e, speriamo, l'inizio di una nuova più fortunata fase.
DAVIDE

E alla fine anche la E&G ci propone una pellicola gradevole. Dopo brutti capitomboli come A Clockwork Orange e Koko si presenta con un remake (che stavolta pare essere veramente un remake) nelle sale di Cinematik. Il film è diretto e con pochi fronzoli, il regista impugna la macchina da presa con mano sicura, non lasciandosi andare ad inutili virtuosismi e riscaldando le atmosfere solo durante i flashback del protagonista (un Johnny Depp leggermente sotto tono). Le scene di combattimento sono interessanti, raggiungendo l'apice nello scontro finale, su un lago ghiacciato usato a mo' di trappola mortale. Pollice ritto quindi per una pellicola di buona levatura, scritta e diretta da uno sceneggiatore ed un regista in stato di grazia. La E&G comincia ad imboccare la strada giusta, forse la prossima pellicola sarà il vero capolavoro.
FETCH

ANDIAMO ALL'HAVANA!
Regia:
Gabriele Cuccino
Interpreti: Aureliano Amadei, Daniele Liotti, Andrea Bermani, Fabrizio Araldi, Andrè Braugher, Giovanna Mezzogiorno, Franceso Giuffrida, Lorenza Indovina, Riccardo Al madori

Due case di produzione - A Band Apart e ACP Pictures - ed uno dei registi più in vista dell'attuale cinematografia italiana (Come te nessuno mai, L'ultimo bacio), più un tema sempre presente nel cinema italiano, ma non solo italiano: la fuga verso un immaginario paradiso terrestre, verso un altro luogo, verso un altro mondo, in questo caso Cuba, quanto mai gettonata dai tour operators nostrani.
Peccato che il risultato, ad onta della grande attesa intorno al film (ricordiamo che Andiamo all'Havana ebbe anche il premio del Critico come miglior progetto della settimana), sia ampiamente deludente da qualunque punto di vista lo si guardi, complice anche l'estrema brevità che lo avvicina più a un cortometraggio. Dopo un avvio "metropolitano" che delinea sommariamente i caratteri dei protagonisti, e le scene del viaggio che mettono in evidenza il provincialismo dell'italiano in viaggio (per fortuna non tutti sono così), appena l'azione (chiamiamola così…) si sposta a Cuba nessuno degli spunti emersi dai dialoghi per protagonisti viene minimamente approfondito, ed una precoce conclusione lascia con l'amaro in bocca, non tanto e non solo per la crudeltà della stessa (che ci può anche stare) ma soprattutto perché si ha come l'impressione che tra l'inizio e la fine manchi qualcosa, e quel qualcosa è il film. Davanti ad opere del genere è anche difficile per il critico svolgere il proprio ingrato compito… a scuola si sarebbe scritto N.C., "non classificato".
Il cast giovane e televisivo non aiuta certo molto, mancando a ciascuno un vero personaggio da interpretare, mentre attendiamo senz'altro il regista a nuove e più compiute imprese.
MISTER HYDE

ANIMAL FARM
Regia:
Peter Lord, Nick Park

Che dire? Une versione a cartoni animati di questa opera di Orwell era già uscita in tempi passati e sicuramente era tempo di riproporla a tutti quanti, piccoli e grandi. Un testo che può essere affrontato in due modi differenti: nella sua concezione politica, con tutte le riflessioni che ne conseguono e tutti gli spunti che ne emergono, oppure come semplice favola, come occasione per divertirsi, piangere, ridere, emozionarsi. Qualunque sia la vostra opinione al riguardo vi consiglio di dare una possibilità a questa nuova opera della Papele o'Marenaro. Ne vale sicuramente la pena...
FETCH

A ROCK'N'ROLL GHOST STORY
Regia:
David Fincher
Interpreti Micahel Keaton, Julianna Margoulies, Maria Bello, Tony Goldwyn, Donald Southerland, 

Ecco un film che riesce a coniugare il divertimento, lo spettacolo, con la voglia di "dire qualcosa". Questa "storia di fantasmi del rock'n'roll" è un film che spiazza lo spettatore: parte come una commedia, poi prende una svolta fantastica ed infine diventa un dramma dai sentimenti forti, ma il tutto senza squilibri tra un registro e l'altro, merito anche della grande performance dell'ingiustamente sottovalutato Michel Keaton che tra l'altro suona realmente la chitarra. L'idea del film è forte ed originale: creare una band di rockstar decedute, e poteva prestarsi ad una commedia fantastica alla Zemeckis, ma poi la mano di Fincher interviene sterzando decisamente sul drammatico e - quasi - sul filosofico. La morale è semplice ma chiara: il mondo dei morti sta bene dove sta. Un film musicale senza essere un musical, un film di fantasmi senza essere un horror - certo che nella scena-madre dell'apparizione di Julie è difficile non pensare a Ghost - una storia di amicizia, anche se con entità dell'altro mondo. Uno dei film più originali del panorama attuale, ben girato, ben recitato (grande come sempre il "nonno" Sutherland) e servito da strepitosi effetti speciali digitali che grazie al computer fanno "rivivere" davanti ai nostri occhi le rockstars di un passato più o meno lontano, con il solo neo di un finale forse un po' tirato via e troppo ottimistico (quasi alla Blade Runner), ma questa, si sa, è la dura legge di Hollywood: happy end forever!
MISTER HYDE

ATTACCO A HIROSHIMA
Regia:
Takeshi Kitano
Interpreti: Takeshi Kitano, Kenneth Branagh, Robert Downey Jr.

Decisamente questo è il momento del Giappone: dopo l'hollywoodiano e retorico Pearl Harbour e l'intenso e toccante La pioggia nera di Nagisa Oshima arriva sugli schermi un altro film imperniato - almeno in teoria - sulla tragedia di Hiroshima.
Recensire questo film è davvero difficile e imbarazzante, anche senza l'impietoso confronto con il citato La pioggia nera, soprattutto se consideriamo la firma del grande Kitano alla regia, al punto che sorge il dubbio legittimo che si tratti davvero di un omonimo del grande regista e attore, e magari neppure giapponese, poiché nessun giapponese potrebbe trattare la tragedia di Hiroshima in questo modo. Carente e approssimativo sul piano del puro spettacolo, il film è totalmente inattendibile dal punto di vista storico e mi chiedo che bisogno ci fosse di scomodare Hiroshima per quello che si riduce ad un normale film di guerra. Non voglio infierire citando le mille inesattezze e invenzioni storiche davvero macroscopiche, ma credo che presentarlo come un film di guerra eliminando ogni riferimento a Hiroshima ne avrebbe fatto un film, se non riuscito, almeno più onesto. Da dimenticare.
MISTER HYDE

L'AVVOCATO DI STRADA
Regia:
Jonathan Demme
Interpreti: Tom Cruise, Morgan Freeman, Tommy Lee Jones, Glenn Close

Esordio in Cinematik per la World Entertainment con un classico legal-thriller tratto dall'ennesimo romanzo di John Grisham. Gli amanti (e anche i detrattori) del genere troveranno tutti gli ingredienti al loro posto: lo studio associato di avvocati ricchi&cattivi, il giudice severo ma giusto, l'avvocato scalcinato che però stravince ecc. ecc., tutti personaggi ormai stereotipati cui il cast aggiunge ulteriore ovvietà, con Tom Cruise e Morgan Freeman in ruoli che sembrano scritta su misura per loro. A onor del merito va però detto che la confezione del film è eccellente, senza momenti morti o cadute di ritmo e che - per fortuna - la vicenda è abbastanza lineare e priva dei complicati intrighi che spesso rendono confuse e difficili da seguire le storie di Grisham. Certo, tutto in questo film rimanda ad altri già visti, ma l'ambientazione tra i senzatetto della capitale americana cerca almeno di innestare un elemento di novità in un genere in cui, francamente, è difficile dire qualcosa di nuovo. Bravi e perfettamente funzionali Cruise e Freeman, mentre è un peccato che per i numerosi ruoli di contorno ci si sia affidati ad anonime comparse, anche per personaggi importanti come la moglie Claire, l'avvocato "pentito" Palma o il barbone protagonista della drammatica scena iniziale. Niente di nuovo quindi ma un onesto prodotto di genere, comunque nettamente sopra la media.
DAVIDE

Per la seconda volta Tom Cruise si trova in una pellicola tratta da un romanzo di John Grisham; dopo Il Socio, L'avvocato di strada, thriller legale ambientato nel mondo dei senzatetto e degli enti di carità. La storia è discreta, in qualche modo originale, ma l'intreccio investigativo è abbastanza scialbo, senza i colpi di scena o i confronti a cui Grisham ci ha abituato in altri romanzi. Un plauso va a Morgan Freeman, come al solito posato e capace di vibrare nelle scene più toccanti, come nella scena finale; Cruise se la cava discretamente, ma sparisce davanti al coprotagonista e, comunque, non ha la profondità dei tempi di Jerry Maguire. Andatelo a vedere, vale la pena per il discorso finale di Freeman; per il resto...è un film godibile, non ci sono dubbi.
FETCH

B

Torna all'inizio

UNA BARA PIENA DI SOLDI
Regia:
Robert Rodriguez
Interpreti:
Woody Harrelson, Samuel L. Jackson, Sylvester Stallone, Steve Buscemi, Benicio Del Toro, Steve Zahn, Vinnie Jones

Robert Rodriguez torna alle origini. Dopo essersi lasciato coinvolgere negli ultimi anni in filmetti sciagurati come Four Rooms, The faculty o Spy Kids (compreso un improponibile sequel!) con questo western moderno torna alle torride atmosfere di El Mariachi e del suo re-make Desperado. Film totalmente al maschile (non si vede una donna nemmeno di sfuggita!) Una bara piena di soldi parte dal cinema di Sergio Leone rivitalizzandolo con robuste iniezioni di Tarantino, gioca con l'ironia di una iperviolenza quasi da cartoni animati e dipana, nella polverosa atmosfera del Nuovo Messico, vicende, personaggi e situazioni così al di là di ogni realismo o veridicità da risultare davvero godibili. Tutto il film è costruito sul continuo gioco delle citazioni e ogni personaggio ha almeno quattro o cinque modelli illustri nel cinema western del passato. In sostanza una buona occasione per riavvicinarsi ad un genere che - sia pure con i pick-up al posto dei cavalli - dimostra di avere ancora qualcosa da dire e le armi (è il caso di dire) per avvincere e divertire. Migliore del cast il ritrovato Stallone, mentre Harrelson - per cui ho sempre nutrito una personale antipatia - e il "solito" Jackson appaiono piuttosto sbiaditi.
Nota a margine: un po' di confusione viene fatta all'inizio nel dialogo sui film di Leone, in cui viene citato Il buono, il brutto e il cattivo come secondo film della serie - mentre è Per qualche dollaro in più - ma si tratta senz'altro solo di una svista dello sceneggiatore.
DAVIDE

Fa male non vedere, accanto a quello dell'azzeccatissimo Rodriguez, il nome del vero autore della storia di questo film: l'irlandese Garth Ennis, creatore del personaggio di Tommy "Hitman" Monogahan (e di Preacher per chi si intende di fumetti americani). Dispiace, perché era giusto far conoscere a tutti il nome dell'inventore di una storia di western metropolitano (classico dell'irlandese folle) come questa. Una storia che fa ridere, emozionare e diverte ogni minuto che passa, dove manca il classico buono e dove lo spettatore non sa mai cosa aspettarsi. Woody Harrelson non è sicuramente la scelta più azzeccata per il personaggio di Tommy, ma tant'è... Guardatevelo e divertitevi (e poi andate in fumetteria a recuperare le storie di Hitman)!
FETCH

BATMAN: IL RITORNO DEL CAVALIERE OSCURO
Regia: Alex Proyas
Interpreti: Nick Nolte, Martin Sheen, Gillian Anderson, Mandy Moore, Martin Landau, Jennifer Connelly, Tim Curry, John Leguizamo, John Cleese, Bruce Campbell.

Ancora Alex Proyas nel cinema virtuale, questa volta alle prese con un mito quello di Batman. E finalmente si torna al vero Batman dopo gli ultimi due capitoli assolutamente inguardabili nonostante avessero cast di tutto rispetto. Il film è tratto da quello che è considerato uno dei capolavori di tutti i tempi del fumetto "Il ritorno del cavaliere oscuro" del grande Frank Miller e ne conserva pressoché inalterata la trama e i temi portanti dell'opera, in primis un Batman invecchiato negli anni ma non nello spirito, "vivo" solo quando ha una crociata da combattere. Un Batman che pur conservando i tratti originali ci viene mostrato più vulnerabile, più reale e la cui figura di vigilante viene messa per la prima volta, sullo schermo, in forte discussione: eroe o criminale? Ma questo è solo uno dei tanti spunti che si traggono da una storia dalle molte sfaccettature e dai molti spunti di dibattito a chi non si avvicina a questa storia superficialmente, come sovente accade a film di questo genere. Il cast è interamente all'altezza tanto che risulta difficile fare menzioni particolari, quello che ne esce un pochino meglio degli altri forse è proprio il protagonista assoluto Nick Nolte. Ancora una volta un film impeccabile ed imperdibile dalla miglior casa di produzione di Cinematik, la Fantàsia Pictures,  che sicuramente ritroveremo nella notte degli oscar a fare incetta di statuette.
MISTER HYDE

BEHIND EYES WHITE SHUT
Regia: Wim Wenders

Tre striminzite intervistine (peraltro già in parte apparse su vari giornali) più qualche veloce immagine dei funerali di Stanley Kubrick, davvero materiale simile merita di essere recensito? Già sarebbe scarso se si trattasse di un "bonus" dell'edizione in DVD del film, come documentario a sé stante, poi, è francamente imbarazzante. Stupisce inoltre vedere un Autore come Wim Wenders dietro un progetto simile - progetto che pure appariva appetitoso e stimolante - quando forse bastava un qualunque regista del TG4, e qui mi fermo altrimenti rischiamo che la recensione sia più lunga del film stesso.
MISTER HYDE

LA BELVA NELL'OMBRA (INJU)
Regia:
Shinya Tsukamoto
Interpreti:
Takeshi Kitano, Joy Nakagawa, Tatsuya Nakadai, Ryuichi Sakamoto, Tomoroh Taguchi, Ryuhei Matsuda

Chi ha visto Tetsuo (1988), film culto di Tsukamoto, senz'altro non può essersene dimenticato; la vicenda kafkiana tra Lynch e Cronenberg dell'uomo che progressivamente diventa di metallo è di quelle che lasciano il segno. Oggi il regista torna in una produzione più tradizionale che può essere inserita nel genere "thriller", anche se trattandosi di un'opera giapponese certe etichette vanno prese con le molle. Lontano dagli eccessi del citato Tetsuo, qui il regista gioca con le atmosfere piuttosto che con gli effetti, con ottimi risultati soprattutto nella prima parte del film, senz'altro più coinvolgente della seconda e del finale forse un po' prevedibile. L'ottimo cast si impegna al massimo ma non riesce ad eliminare quella sensazione di freddezza e di formalismo, soprattutto nei dialoghi, che suscitano in genere il cinema e la letteratura giapponese in noi occidentali, così come è ben difficile l'immedesimazione in questo o quel personaggio. In definitiva un film elegante, raffinato, qua e là intrigante (sempre affascinante il binomio letteratura/vita reale) ma inevitabilmente freddo e poco coinvolgente.
DAVIDE

Un thriller di gran classe e interessante, sebbene con qualche lieve difetto. Lo sceneggiatore e il regista si sono prodigati in maniera da tenere l'atmosfera giapponese il più possibile intatta, con i suoi silenzi, i suoi modo di fare e le sue atmosfere. Proprio per questo per qualcuno potrebbe essere difficile comprendere ed apprezzare a pieno tutto quello che la pellicola ci offre; per quanto, comunque, resti un ottimo esempio di giallo da vedere e rivedere (più che altro non se ne può più di Takeshi Kitano: in ogni cosa giapponese ci infilano in mezzo lui!).
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BEN BABIE
Regia:
Quentin Tarantino
Interpreti: Skeet Ulrich, Ryan Philippe, Joe Pesci, Heath Ledger, Mena Suvari, Anna Mouglalis, Piper Perabo, Edward Furlong, Ellen Barkin

Ingannevolmente annunciato da una locandina dove campeggia il faccione di Joe Pesci - che in realtà ricopre un piccolo ruolo marginale - esce finalmente l'atteso nuovo film di Quentin Tarantino. Insolita ambientazione parigina per un film senza protagonisti ma, purtroppo, anche senza personaggi, ed è un vero peccato perché ciò che ha sempre reso intrigante il cinema di Tarantino è stata la capacità di tratteggiare personaggi credibili e "veri" con poche essenziali pennellate. Basti pensare allo splendido Le iene, forse a tutt'oggi il suo miglior film, nella cui scena iniziale intorno ad un tavolo di ristorante con poche battute viene delineata con precisione la personalità dei vari personaggi. Qualcosa del genere si ritrova anche qui nella scena della disquisizione sull'identità politica dei Puffi, ma poi anche questo - come tutti gli elementi di questo film - resta uno spunto non approfondito.
È sempre stata una caratteristica del cinema "tarantiniano" la struttura circolare con vari personaggi e varie storie apparentemente senza collegamento che poi, gira gira, convergono tutte al medesimo punto, ma qui la struttura episodica del film resta fine a se stessa, la storia non va in realtà da nessuna parte e i numerosi spunti - anche interessanti - di cui è disseminata la sceneggiatura non portano a nessuno sviluppo narrativo, forse in parte anche per l'eccessiva brevità del film.
Come sempre quello che salva il film è il mestiere di Tarantino, che sa come e dove mettere la macchina da presa, come utilizzare in modo non banale le musiche e come scrivere dei dialoghi scorrevoli ed accattivanti. Purtroppo tutto questo non basta a fare un film.
Così come non basta un cast di giovani speranze più o meno lanciate, tutti giovani, belli (tranne ovviamente Pesci) e bravi, ma con nessun vero personaggio da tratteggiare.
MISTER HYDE

BENTORNATO DIO!
Regia:
Frank Oz
Interpreti:
Steve Martin, Kirk Douglas, Laura Linney, Bill Pullman, Sting,
George Dzundza, Jason Marsden, Jenny McCarthy

Un film che è capace di riunire divertimento e riflessione, ecco cosa ci propone la Fantàsia Pictures questa volta. La storia del giornalista che incontra Dio e che cerca di renderne partecipe il mondo, con tutto quello che ne consegue, ha parecchi spunti divertenti e sembra ritagliato appositamente sulla figura di Steve Martin, che infatti è qui leggermente sotto tono, come impegnato a imitare se stesso senza sforzarsi più del dovuto. Comunque vale sicuramente la pena di godersi questa nuova opera di Davide, forse troppo "clericale" in qualche punto, ma che regala tutte le risate che promette... e qualche occasione in più per pensare.
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BLOODY MARY
Regia:
James Cameron
Interpreti: Jamie Lee Curtis, Arnold Schwarzenegger, Dennis Hopper, Gerard Depardieu, Steve Buscemi, Casper Van Dien, Jake Busey, Ewen Bremner, Isabella Rossellini

Ancora uno scenario apocalittico da "dopo La Guerra", elemento ormai francamente un po' troppo visto al cinema dagli anni '60 in poi e che, credo, difficilmente si avvererà, per una storia ad alto tasso di adrenalina servita da attori specialisti del genere "spara spara": Schwarzenegger, Curtis, Busey ecc. La storia non è troppo originale ma d'altronde non è l'originalità che si richiede a film di questo genere, ma di passare un paio d'ore incollati alla poltrona per tirare alla fine un sospiro di sollievo all'arrivo dei titoli di coda. Cameron recupera i suoi trascorsi pre-Titanic e dà il ritmo giusto ad una vicenda dove ammazzamenti e colpi di scena si sprecano, quasi in un dilatato video-game, arricchendo il cast anche di alcuni attori non propriamente avvezzi all'action-movie come Bremner, lo strabordante Depardieu o il sempre ottimo Buscemi. Il film è stato campione di incassi a riprova del bisogno dello spettatore di evadere dalla realtà contingente e di scaricare l'aggressività accumulata in ufficio, in auto, in famiglia.
MISTER HYDE

BRAVI RAGAZZI
Regia: Danny Boyle
Interpreti: Ryan Philippe, Brad Renfro, Edward Furlong, Giovanni Ribisi, Tomas Ian Nicholas, Robert Carlyle, Mickey Rorke, Claire Danes, Natalie Portman, Katie Holmes, Mena Suvari..

Reduce dall’infelice esperienza (e dal flop commerciale) di The Beach, Danny Boyle torna con questo Bravi ragazzi a giocare in casa, recuperando i temi e i luoghi che hanno dato vita al fenomeno Trainspotting, trasportando la vicenda stavolta nel mondo della media e alta borghesia. Purtroppo la pellicola non convince, e non tanto per la mancanza di spunti, anzi, ma proprio per la loro sovrabbondanza, per un accumulo di situazioni – tutte più o meno già viste – che non vengono però mai approfondite nonostante la presenza di un paio di interessanti monologhi che però sembrano un po’ come "appiccicati" e spezzano un po’ la continuità della vicenda. Lo spunto dei "bravi ragazzi" alla luce del sole che poi in realtà covano dentro di loro delle belve pronte a scatenarsi è stato già trattato in decine di film, alcuni dei quali anche italiani (vedi I pavoni). Il cast è in pratica un campionario dei giovani attori emergenti di Hollywood – tutti bravi e belli - con in più i cameo del bravo Carlyle (Full Monty) e dell’ormai imbolsito Mickey Rourke; diciamo che forse la presenza di attori inglesi anziché americani avrebbe giovato ad una storia ambientata a Londra e che forse, visto il cast, sarebbe stato il caso di ambientare a Beverly Hills. Boyle non ci risparmia niente: sesso, droga, stupri e tutto il campionario di sgradevolezze possibili per colpire la sensibilità dello spettatore, ma purtroppo fallisce il bersaglio, risultando alla fine il tutto un po’ compiaciuto e fine a se stesso. Inoltre manca un vero finale, e la sensazione usciti dal cinema è di avere assistito quasi ad un interminabile telegiornale, ad un catalogo di efferatezze e turpiloquio che solo raramente riescono a trasformarsi in qualcosa di più. Peccato per il pur bravo regista: un’altra occasione sprecata.
MISTER HYDE

C

Torna all'inizio

IL CACCIATORE E LA PREDA
Regia:
Kevin Reynolds
Interpreti: Denzel Washington, Robert Duvall, Peter Stormare, James Marshall, Kris Kristofferson.

Regista discontinuo e poco prolifico, Kevin Reynolds torna con questo film al genere bellico, cui già aveva donato un piccolo capolavoro con Belva di guerra (The Beast, 1988). Re-make di un film del 1964 ambientato in piena paranoia da guerra fredda, questo Il cacciatore e la preda dimostra nella sceneggiatura il suo difetto principale: infatti, invece di attualizzare la vicenda trasferendola magari nello scenario dei conflitti post-Unione Sovietica e modernizzando mezzi ed armamenti, si è scelta la strada del rifacimento "alla lettera", un po’ come ha fatto Van Sant col pur interessante re-make di Psycho. Il risultato appare fatalmente datato e la vicenda stessa, in sé appassionante, perde di interesse essendo calata in un contesto storico-politico che oggi non esiste più, senza riuscire quindi a coinvolgere lo spettatore come probabilmente aveva fatto il film del ’64, un periodo di delicati equilibri in cui realmente lo spettro di una possibile guerra imminente aleggiava sul mondo. Inoltre il film appare frammentario, risultando più un collage di varie scene, alcune molto coinvolgenti e ben realizzate, piuttosto che una storia unitaria, a riprova della non ancora raggiunta maturità del giovane sceneggiatore, che se saprà fare tesoro delle critiche crediamo potrà fare in futuro grandi cose. Immerso (è il caso di dire) nella consueta e un po’ logora cornice di sonar, corridoi angusti, paratie stagne eccetera, il cast se la cava egregiamente, con Robert Duvall alle prese con un personaggio che sembra scritto su misura per lui e Denzel Washington che si dimostra sempre di più il legittimo erede del grande Sidney Poitier. Il cantante/attore Kris Kristofferson, di provenienza country, appare un po’ impacciato negli spazi angusti di un sommergibile e nei panni di improbabile tedesco, risolvendo il personaggio con la sua maschera da "vero-duro-tutto-rughe" mentre si conferma attore di gran classe Peter Stormare. Peccato per alcuni ruoli secondari che avrebbero meritato attori di maggiore spessore.
MISTER HYDE

CAESAR
Regia: Milos Forman
Interpreti: Tom Cruise, Sean Connery, Edward Furlong, Joacquin Phoenix, Thandie Newton, Jeffrey Jones, Jon Voight, Vince Vaughn, Rufus Sewell, Ben Affleck, Tobey Maguire

Nel generale clima di riscoperta della romanità classica e, più in generale, di un mondo fatto di toghe, calzari e spade che ha partorito il polpettone pseudo-storico Il Gladiatore, si colloca il nuovo film del premio Oscar Milos Forman, annunciato da un imponente battage pubblicitario, come è nello stile della Cristian Production.
Diciamo subito che il film di Scott e questo nuovo prodotto sono, affinità "costumistiche" a parte, su due piani ben diversi; se il trionfatore della notte degli Oscar è uno spettacolo fracassone, rutilante di colori, magniloquente, che prende la storia e la strapazza piegandola a fini spettacolari, il film di Forman è invece al contrario sobrio e misurato, filologicamente assai curato (anche se qualche svarione scappa ugualmente, e rimando all'illuminante intervento del presidente della Gargamella Pictures sul Forum del 23/04) e incentrato forse più sul Giulio Cesare essere umano che personaggio pubblico. Il film si lascia gustare con facilità dall'inizio alla fine, grazie ad una efficace regia e ad una sceneggiatura piuttosto curata anche se forse un po' superficiale, il che costituisce anche il principale limite del film. Caesar rimane un ottimo spettacolo, rispettoso della storia e visivamente affascinante, ma non trasmette la grandezza del personaggio Cesare, non fa vibrare certe corde emotive, non riesce a restituire a noi, uomini di 2000 anni dopo, i motivi profondi del fascino del più grande condottiero di tutti i tempi. Certo il pur bravo Tom Cruise non aiuta più di tanto in questo, apparendo estraneo al personaggio, nonostante la buona volontà e le dichiarazioni di intenti, mentre il resto del cast è veramente di ottimo livello, con alcune vecchie glorie (Connery e Voight) che surclassano di una spanna i pur validi baldi giovani. Peccato che il bravissimo Phoenix debba ripetere in pratica il personaggio del Gladiatore, ma con minori sfaccettature; è un attore molto espressivo che riteniamo abbia il diritto di non restare fossilizzato a vita nel ruolo del cattivo-perfido-traditore.
Splendida - come sempre nei film di Forman - la fotografia e davvero affascinanti le scene ambientate in Egitto, nonché quelle della battaglia, orchestrata quasi come una coreografia.
MISTER HYDE

CENTO NOTTI
Regia: Maurizio Giannini
Interpreti: Gloria Stuart, Maurizio Giannini, Valentica Cervi, Flavio Pistilli, Tom Jones

Un film difficile sull'amore, sui sentimenti, sul tempo che passa, sul modo in cui si vedono le persone e su tante altre cose. Un film molto intimista, che probabilmente non potrà essere apprezzato in pieno se non si conosce di persona l'autore; perché, checché se ne dica, si tratta di argomentazioni legate all'idea di chi scrive e, quindi, condivisibili o meno. Gli attori se la cavano egregiamente, il regista si mette al servizio della storia, senza strafare e senza lasciarsi andare ad eccessivi virtuosismi. I dialoghi sono ben costruiti, anche se ogni tanto rischiano di essere troppo pesanti e di lasciare lo spettatore spiazzato nel tentativo di leggerne gli infiniti sottointesi. Alla fine che messaggio dà il film? Difficile dirlo, ognuno vi leggerà il proprio, in base a come giudica l'amore. Quindi andate a vedere questo film e fatevi la vostra idea...
FETCH

Secondo capitolo di una ideale trilogia tratta da altrettanti racconti di Yukio Mishima, dopo Lacrime nella pioggia, questo nuovo lavoro della MAGIA Production, diretto dal suo presidente Maurizio Giannini, presenta i pregi e i difetti di un film squisitamente d'essai: grande raffinatezza formale, il tentativo di "dire qualcosa" e di fare un cinema di contenuti e una dichiarata non commercialità senza compromessi, ma anche una certa artificiosità nei dialoghi, una esasperata ricerca del paradosso e un impianto complessivo di stampo più teatrale che cinematografico. La pluricentenaria Gloria Stuart (la vecchietta di Titanic) dimostra di avere ancora molte frecce al suo arco alle prese con un personaggio davvero ingrato, cui fa da contraltare Maurizio Giannini, diligente e corretto ma forse un po' legnosetto. Affascinante il gioco di rimandi tra il presente e il passato così come il finale aperto, mentre certi dialoghi, nella voglia di dire troppo, risultano un po' forzati e fastidiosi. In complesso un "piccolo" film (perché molto breve) con luci e ombre, ma che toccando argomenti come l'amore, la gioventù, la bellezza certamente non lascerà indifferente nessuno.
DAVIDE

CHICAGO 1871
Regia:
Richard Donner
Interpreti:
Mel Gibson, Daniel Day Lewis, Stephen Dorff, Mary Stuart Masterson, Angelina Jolie, Joe Pantoliano, Elizabeth Taylor, Ed Harcourt, F.Murray Abraham, Derek Jacobi, Melora Walters, Charlotte Rampling

Film molto ambizioso questo del veterano Richard Donner (classe 1930): addirittura raccontare la nascita e la caduta di Chicago alla fine dell'800, ricalcando in parte la storia già narrata in L'incendio di Chicago (Henry King, 1937). Basato su documenti storici e su una biografia dei fratelli O'Leary, molto accurato nella ricostruzione ambientale, il film è costruito intorno alla famiglia O'Leary e al rapporto conflittuale trai fratelli Dion e Jack, presentando uno spaccato preciso e attendibile della società americana del tempo, di un paese ancora vergine ma già con la consapevolezza di stare per diventare la maggiore potenza al mondo, nel bene come nel male. Grandioso ed epico nelle scene finali dell'incendio (un plauso agli effetti speciali), il film presenta però il meglio di sé nei complicati rapporti trai vari personaggi, grazie a una sceneggiatura molto ben costruita soprattutto nei dialoghi. Ottima la prova dell'intero cast, con la ribalda cialtroneria di Mel Gibson perfettamente a suo agio nei panni di Dion O'Leary (ruolo ricoperto a suo tempo da Tyrone Power) così come l'inamidato Daniel Day Lewis rende bene il fratello riformista e integrato e Murray Abraham costruisce un personaggio pieno di chiaroscuri da vero grande attore. Nota stonata la presenza di Angelina Jolie, che il sottoscritto, oltre a ritenere completamente decerebrata, non riesce nemmeno a trovare sexy... sarò malato?
Grande (in tutti i sensi) film, epico e coinvolgente che meriterebbe forse maggiore attenzione al botteghino.
DAVIDE

A CLOCKWORK ORANGE
Regia:
Steven Spielbergt
Interpreti:
Christian Bale, Matthew Davis, Collin Farrell, Vincent D'Onofrio, William Hurt, Martin Smith, Morgan Freeman, Mena Suvari, Branko Djuric, Paul Walzer, Fionnula Flanagan, Barbara Snellemburg, James Bentley, Kirsten Dunst

Doveva essere un remake non lo è stato. Allora cos'è? Non è nulla, è un film noiosetto su quattro ragazzi pazzi che uccidono e fanno del male per la maggior parte durata del film e che poi finiscono in una cura particolare che dovrebbe far nascere in loro il ripudio per la violenza... Cosa resta? Resta una pellicola che non si salva da un impietoso confronto e che non regge nel ruolo di "film a se stante". La casa produttrice rivela ancora una volta una grande fantasie e capacità di trovare buone idee, ma una pessima capacità di amministrarle al meglio. Speriamo per Lo Hobbit...
FETCH

LE COLPE DEGLI ALTRI
Regia: Wes Craven
Interpreti: Edward Norton, Jennifer Aniston, Daniel Day-Lewis, James Woods, Malcolm McDowell, Michael Caine, Victoria Silvested.

Il mago dell’horror Wes Craven torna serio dopo la trilogia autoparodistica di Scream e il tentativo fallito di cambiare genere con La musica del cuore - un passo realizzato con più fortuna da un altro mago dell’horror, quel Sam Raimi ora al lavoro sul kolossal Spider Man.
La storia non è particolarmente originale: una serie di omicidi eccezionalmente efferati, che paiono compiuti da una belva più che da un essere umano. All’ispettore della polizia di turno, interpretato da Edward Norton, il compito di dipanare la complicata matassa a scapito anche della sua vita privata.
Nonostante queste non allettanti premesse il prodotto finale è ottimo: i meriti sono di una sceneggiatura molto curata ed efficace che culmina in un finale non stereotipato e quindi sorprendente che ci fa uscire dalla sala con un senso di inquietudine pari, se non superiore, a quello provato durante tutta la visione del film.
Craven è abile nel mostrare pochissimo la fonte della paura, ricordandosi che la cosa che l’uomo teme di più è l’ignoto, una lezione che tutti quelli che fanno film horror dovrebbero ripassare. Ben bilanciate le parti di indagine/azione e quella di introspezione dei protagonisti, con una prima parte del film a raccontarci i personaggi più della vicenda ed una seconda parte che espletate le presentazioni, si concentra sulla vicenda portante.
Tra i vari meriti di Craven quello di sapersi muovere all’interno dei canoni del genere che lui stesso aveva schernito in Scream, il film è infatti pieno di situazioni tipiche dei film dell’orrore – serial killer, inquietanti frasi bibliche, delitti inspiegabilmente violenti ecc. ecc. – senza però mai dare un senso di "deja vu" troppo opprimente, un altro errore in cui incappano moltissimi film di questo genere.
Ottimo e di primissimo ordine il cast. Non mi soffermerei sulle note qualità di Norton quanto sul piacere di rivedere, seppure in una piccola parte, McDowell, l’indimenticabile Alex di Arancia Meccanica. Il cast femminile, come da prassi horror, fa da contorno se non da vittima sacrificale, per cui anche le – solo fisicamente – dotate Aniston e Silvestdt riescono a non sfigurare al cospetto dei grandi interpreti di questo film.
In conclusione un film da non perdere, specie per tutti coloro che hanno avuto modo di vedere e apprezzare Il bacio della pantera di Jacques Tourneur il cui meccanismo per fare "orrore" è molto simile a quello di questo film.
MISTER HYDE

COPS
Regia: John Woo
Interpreti: Wesley Snipes, Jennifer Lopez, Keanu Reeves

Attenzione: un losco figuro cino-americano si aggira tra gli studi di produzione spacciandosi per John Woo, il grande autore di capolavori quali The Killer o Face-Off. Sfruttando l'omonimia col regista di Hong Kong ha firmato questo Cops, un fantapoliziesco che ad onta di un cast all-stars presenta tutti i difetti - ma non i pregi - del più classico b-movie. Tutto purtroppo sa di già visto: dai cyborg metà uomini e metà macchine protagonisti, dal mitico Blade Runner in poi, di decine di film, alla coppia "controvoglia" di poliziotti, allo scienziato pazzo (un Keanu Reeves assolutamente estraneo al personaggio) riducendo la trama ad un susseguirsi di scene d'azione, sparatorie e scazzottate - per tacere dei dialoghi di una banalità imbarazzante - che purtroppo mancano di quella genialità che ha nobilitato in passato analoghe scene "muscolari" del "vero" John Woo, e senza sorprese e colpi di scena, fondamentali invece in un film di questo genere. Esordio quindi fiacco della BlackBlood Film, cui sarebbe consigliabile una maggiore oculatezza nella scelta di sceneggiatori e di casting. Consoliamoci aspettando il prossimo film del vero John Woo, e releghiamo questo suo clone nel dimenticatoio.
MISTER HYDE

COPS (Nuova edizione)
Regia:
John Woo
Interpreti: Wesley Snipes, Jennifer Lopez, Keanu Reeves

Quando nel 1988 uscì nei cinema italiani Nuovo Cinema Paradiso, dell'allora semi-sconoscituo Giuseppe Tornatore, il film fu un fiasco totale: stroncato dalla critica e ignorato dal pubblico rischiava di finire nel dimenticatoio, se non fosse stato per la lungimiranza del produttore che, forse anche contro la volontà del regista, lo prese, lo smontò completamente e lo rimontò nella forma che oggi tutti conosciamo. Il resto è storia: il film, così riveduto e corretto, ha vinto il premio Oscar come miglior film straniero ed è diventato uno dei "classici" entrati di diritto nella storia del cinema. 
Questo lungo preambolo per inquadrare questa nuova versione di Cops che, riveduto e corretto dalla coproduzione della Blackblood Film con la Magia Production, affronta nuovamente l'arena di Cinematik. Diciamo subito che Cops non vincerà l'Oscar ma le cose sono certo in parte cambiate: il ritmo è migliorato notevolmente, la sceneggiatura si è arricchita di risvolti ironici che sdrammatizzano l'assurdità di certe situazioni virando decisamente sul comico ed i personaggi sono meglio caratterizzati, così che ora Cops può dignitosamente ripresentarsi nelle sale in cerca di miglior gloria. Però però parliamoci chiaro: certi difetti, e non di poca importanza, restano. Keanu Reeves risulta ancora fuori parte nel ruolo di scienziato pazzo (non era meglio un Gary Oldman?), i personaggi di contorno, per quanto importanti, interpretati da anonime comparse non riescono a diventare "veri", e la storia infine rimane scontata e troppo approssimativa (va bene la fantascienza, ma provate a presentarvi al cancello della Casa Bianca e ottenere un incontro subito col presidente degli Stati Uniti semplicemente esibendo un tesserino da poliziotto!). Infine, cari produttori, toglieteci un dubbio: SAOP o SOAP?!? Decidetevi una buona volta!
MISTER HYDE

D

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DEEP SPACE
Regia:
David Fincher
Interpreti: Edward Norton, Brad Pitt, Gillian Anderson

David Fincher deve essersi davvero stufato di fare film più o meno ricchi di contenuti per prendersi queste vere e proprie vacanze, filmetti leggeri come bibite in cui il tocco del regista è praticamente invisibile oltreché inutile.
Forte di un cast striminzito ma di stelle di prima grandezza, Deep Space appare più come un telefilm della serie "Ai confini della realtà" che un vero e proprio film, e riporta alla mente dei cinefili quelle deliziose ed ingenue pellicole di fantascienza degli ani '60. Peccato che da allora siano passati 40 anni e molta acqua sotto i ponti, così che oggi una vicenda semplificata e superficiale come quella narrata in questo film risulta un po' difficile da digerire; è vero che non tutti i film di fantascienza devono essere dei capolavori come 2001: Odissea nello spazio, ma anche il cinema d'evasione ha comunque delle regole che devono essere rispettate, mentre il nuovo film di Fincher, oltre ad una sceneggiatura superficiale e lacunosa, commette il grave errore - imperdonabile nel cinema fantastico - di promettere, accennare, suggerire e poi nascondere la mano. È impensabile che un equipaggio sprechi 4 anni della propria vita per giungere - primi uomini in assoluto - su un lontanissimo pianeta, vi trovi delle tracce di vita aliena (addirittura un portale dimensionale!) e se ne torni a casa senza assolutamente approfondire il mistero! Aspettiamo il bravo Fincher a ben altre più adulte produzioni con il consiglio che faccia come l'equipaggio della Event Horizon: torni al più presto sulla terra.
MISTER HYDE

IL DIO DEL 36° PIANO
Regia:
Alex Proyas
Interpreti:  Rufus Sewell, Jennifer Connelly, Harvey Keitel, Tim Roth, Sigourney Weaver, John Voight, Ricky Caria.

Ritornano regista e protagonista nello splendido Dark City - piccolo gioiello assolutamente da recuperare in video se l'avete perso al cinema! - in un film che in parte, almeno nelle conclusioni finali, ricorda proprio quel film.
Tratto da un racconto di Herbert D. Kastle, autore americano di science-fiction attivo negli anni '50/'60, Il dio del 36° piano rappresenta una netta inversione di rotta per la Cassius, dopo il minimalista Never look the sky, ed è stato per il vostro umile recensore una piacevole sorpresa.
La storia scorre senza intoppi grazie anche a dei dialoghi stringati ma efficaci, creando dopo poche scene una certa curiosità ed aspettativa che crescono pian piano che il film procede, grazie anche ad un interessante cast dove come sempre brilla il grande Keitel, con due sole pecche: la Weaver che ha troppa personalità per risultare credibile come segretaria e il pur volenteroso Ricky Caria, troppo giovane per il ruolo. Peccato che la ristretta durata del film lo renda più simile ad un episodio di "Ai confini della realtà" che ad un lungometraggio, tradendo la sua origine (un racconto), senza un approfondimento dei personaggi che avrebbe senz'altro giovato alla storia. Inoltre, se il tema del film su cui è basato il colpo di scena finale - che non sveleremo - poteva risultare originale nel 1964 (anno di pubblicazione del racconto di Kastle), lo stesso non si può dire oggi, dopo Blade Runner, Dark City, Matrix ed altre pellicole di analogo argomento.
Non una pietra miliare del cinema di fantascienza, quindi, ma un'occasione comunque per una piacevole serata.
MISTER HYDE

THE DIVINE ROCK STREET BAND
Regia:
Martin Scorsese
Interpreti:
Brad Renfro, Wes Bentley, Devon Sawa, Jon Abrahams, Chris Klein, Christian Bale, Jessica Alba, Ashley Cafagna, Macaulay Culkin, Seth Green, Alec Baldwin, Bridgett Fonda, Bill Pullman, Charlie Sheen, Tom Selleck, Paul Reiser, Halle Berry

Tra i vari meriti di questo Cisterna Festival c'è senz'altro anche quello di avere offerto un trampolino di lancio a molti produttori esordienti, un manipolo estremamente agguerrito e fermamente deciso a dare filo da torcere ai "soliti" veterani di Cinematik.
L'esordio della Buster Film è un film all'insegna del rock, di quello duro e metallico delle ultimissime generazioni, coadiuvato da un cast di giovanissimi attori che costituiscono le più concrete speranze per il ricambio generazionale di Hollywood. Un teenager-movie quindi? Assolutamente no. In mano all'esperto Martin Scorsese questo film, ben scritto dal giovane Mirco Sgarzi, ha ambizioni alte ed importanti e cerca, tra un brano punk ed uno metal, di infilare qualche messaggio che non sia solo generazionale ma universale. Certamente è assurdo cercare in questo film i capolavori di Scorsese, e numerosi sono i riferimenti ad altri film che hanno trattato il disagio giovanile o il mondo della musica rock, così come la sceneggiatura presenta qua e là qualche ingenuità e qualche incongruenza, ma nel complesso il film mantiene quello che promette, e forse anche qualcosa di più. Buona la prestazione del giovane manipolo di attori, credibili anche come musicisti, mentre appare forse eccessiva la presenza delle numerose star in ruoli cameo (Selleck, Sheen, Pullman, Berry ecc.), un giochino che comincia forse a stancare. Eccezionale invece la prova dei bambini della prima parte, a dimostrazione della ricchezza del "vivaio" del cinema americano.
In definitiva un ottimo esordio produttivo, un film agro-dolce davvero interessante, in parte penalizzato da un finale forse un po' affrettato ed eccessivo - che qui non sveleremo - senz'altro non all'altezza delle aspettative.
MISTER HYDE

F

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FAHRENHEIT 451
Regia:
Francis Ford Coppolat
Interpreti:
Ralph Fiennes, Sean Connery, Max von Sydow, Gillian Anderson, Willem Dafoe, Natalie Portman, Robin Williams, Geraldine Chaplin, Charlotte Rampling, Faye Dunaway, Giovanni Ribisi

Battuto sul tempo Mel Gibson e supportata la pellicola con un battage pubblicitario (di effetto, i miei complimenti) viene proposta una nuova versione di questo immortale capolavoro di Ray Bradbury. Cosa si può dire di questo film? Sicuramente che sceneggiatori e regia si sono impegnati al massimo per mantenere fedele lo spirito dell'opera letteraria e che sembra che ogni inquadratura, battuta e scena sia stata studiata al millimetro per rendere quello che il libro ci voleva offrire. Ci sono riusciti?  Sì, certo, la pellicola si presenta bene, con grazia e con gli attori impegnati a dare il meglio. Il film scorre veloce, gradevole e lo spettatore esce soddisfatto dalla sala. Andatevelo a vedere...
FETCH

Ray Bradbury... chi era costui? Molti conoscono il suo nome ma pochi, troppo pochi - almeno in Italia - hanno mai letto qualcosa di suo. Personalmente lo metto tra i tre autori che più amo e credo di aver letto ogni riga da lui scritta che sia stata pubblicata in italiano. Cosa vi può importare di questo? Beh, poco o nulla immagino, ma volevo subito chiarire la mia posizione di "fan" sfegatato dell'Autore prima di accingermi a recensire questo film tratto dalla sua opera più nota (insieme forse a Cronache Marziane), un film che aspettavo con curiosità in attesa dello stesso progetto portato avanti da Mel Gibson e memore della non troppo felice trasposizione che ne fece Truffaut nel lontano 1966. Beh, davvero lo sceneggiatore Perrotta e il regista Coppola hanno fatto un buon lavoro, restituendo magistralmente l'atmosfera del romanzo e lo smarrimento del protagonista che pian piano lo porterà a prendere coscienza della sua vita e conseguentemente alla rovina del suo mondo: la sua casa, la moglie, ciò in cui aveva sempre creduto. Sfrondando abbondantemente le complesse vicende del libro e alcuni personaggi, il film procede come un oliato meccanismo senza tempi morti, senza sbavature e senza intoppi, grazie anche ad un cast in stato di grazia, dal solitamente più inespressivo Fiennes, al grande vecchio Max von Sydow, alla bravissima Gillian Anderson, ma una spanna sopra tutti si piazza il grande e mefistofelico Dafoe nell'ingrato ruolo di Beatty. Poco più di un cameo per Sean Connery, che gioca tutto sulla sua presenza e sul suo innato carisma personale. Migliore nella prima parte, con il progressivo scivolare del protagonista verso un destino tragico e ineluttabile, nella seconda parte il film accelera un po' e arriva forse un po' frettolosamente alla fine, "tradendo" il finale del libro, ma riuscendo a mantenerne intatto il messaggio. Un serio candidato ai prossimi (lontani) CK Awards.
DAVIDE

FIORI PER ALGERNON
Regia: Peter Weir
Interpreti: Tim Roth, Emmanuelle Beart, Richard Dreyfuss, Alan Alda, David Arquette, Sean Penn, Brian Denney

Toccante è la parola che vi verrà in mente per prima ripensando a questo film dopo averlo visto. Il poco prolifico regista Peter Weir torna a tre anni da The Truman Show e lo fa mantenendosi ampiamente all'altezza delle aspettative. Il film è costruito intorno alla grande interpretazione di Tim Roth nella parte di un ritadato mentale che, grazie alle manipolazioni della scienza, riesce a diventare intelligente e dunque normale. Ma la natura si sa non ama essere manipolata.... 
Un film dunque molto attuale nei contenuti, sorretto da una sceneggiatura da manuale e da attori in grande forma e con l'umiltà giusta da lasciare la scena al già citato e bravissimo Tim Roth.
Se proprio si vuole fare un appunto al film si può giudicare un po' forzata la storia d'amore, un "difetto" comunque tipicamente Hollywoodiano.
Consigli finali: non perdete questo film di cui si riparlerà sicuramente nella notte degli oscar e soprattutto quando andate a vederlo fate scorta di fazzolettini.
MISTER HYDE

FRIENDS?! - Opportunismo ed egoismo a New York
Regia: Terry Gilliam
Interpreti: Liv Tyler, Christina Ricci, Keanu Reeves, Charlize Theron, Patricia Arquette, Benicio del Toro

La prima sensazione che ho ricevuto è stata che il regista e lo sceneggiatore avessero idee confuse sulla strada da seguire nella pellicola. Si tratta di una storia al vetriolo su una arrampicatrice sociale che decide di fare di tutto per ottenere quello che vuole (tema trattato in molte altre pellicole, tra cui il bellissimo Da morire di Gus Van Sant) e che combatte con le unghi e con i denti per raggiungere il successo. Solo che la storia convince poco, le attrici sono tutte in buona forma, ma alcune hanno vita troppo breve nel proprio ruolo per decidere se recitano bene o male. Il finale non è né moralista, né buonista, cosa che va a vantaggio della pellicola, indubbiamente, ma nello stesso tempo lascia l'amaro in bocca: si sarebbe potuto tentare di allungare ancora un po' la pellicola e creare qualche psicologia un po' più approfondita, cosa che non è stata fatta, lasciando un senso di incompiuto a tutto il film.
FETCH

Si potrebbe recensire questo film come se si trattasse di un episodio di qualche serie televisiva, vista la brevità e la superficialità delle caratterizzazioni, e allora potrebbe anche essere passabile. Ma se guardiamo al regista, lo stesso per intenderci de La leggenda del Re Pescatore e di Il mistero delle 12 scimmie, e al cast infarcito di stelle alla moda allora il giudizio per forza di cose cambia radicalmente. Già in sede di sviluppo avevamo fatto notare come fosse sbagliata la scelta di un regista così visionario ed estroso per una simile vicenda, ed oggi, visionando la pellicola, quei dubbi diventano purtroppo realtà: il film non decolla mai veramente e quando la storia dell'arrampicatrice interpretata da Liv Tyler comincia a prendere forma ecco che il film bruscamente finisce, lasciando troppe cose irrisolte. Del cast esprimiamo giudizi solo sulla bella Tyler, efficace nel rendere la perfidia col suo visino dolce dolce, e taciamo degli altri che non hanno alcuna possibilità di recitare davvero a causa delle brevità dei ruoli.
MISTER HYDE

IL FUOCO E LA TEMPESTA
Regia: Danny Boyle
Interpreti: Alyssa Milano, David Bowie, Anthony Stewart Head, Michelle Pfeiffer, Jeremy Sisto

Presentato in anteprima al Cisterna Festival, appare nei cinema il nuovo film di Danny Boyle, scritto e prodotto dall'esordiente Hecates. Lontano dalla coralità dei suoi film precedenti, l'inglese Boyle accompagna con discrezione (e scarsa personalità, bisogna dirlo) una vicenda che innesta intelligentemente sulla classica crisi adolescenziale elementi diversi e spiazzanti: la storia della ragazza che abbandona la casa materna per raggiungere il padre che convive felicemente con un altro uomo, e il torbido rapporto che si instaura tra la protagonista e l'amante del padre potevano offrire lo spunto per ben altro risultato. Invece, complice una sceneggiatura ben scritta ma piuttosto superficiale e forse un po' "a senso unico": si veda la scena iniziale in cui la protagonista accusa la madre colpevole di odiare il padre, fuggito con un altro uomo, solo perché «lui è stato sincero con se stesso, ha cercato di essere felice! Ma così facendo ha distrutto il tuo piccolo mondo ipocrita»... Beh, credo che ben poche donne accetterebbero col sorriso sulle labbra che il proprio marito, padre di una figlia, le tradisca... e con un uomo poi! "Cercare di essere felici" non vuole dire per forza fare soffrire gli altri e distruggere una famiglia! Nel complesso la pellicola non decolla mai al di sopra di uno stile televisivo, fino all'affrettato finale che spreca un'ennesima buona occasione. Fra gli interpreti bella e brava Alyssa Milano, anche se con i suoi 29 anni appare un po' strettina nei panni di "adolescente" inquieta (senza contare che la 43enne Pfeiffer avrebbe dovuto averla a 14 anni... precoce eh?) e sempre affascinante la presenza di David Bowie, attore di gran classe e dotato di un innato carisma personale.
DAVIDE

Un drammone familiare, con il difficle tema dell'omosessualità e della crescita, sono questi gli argomenti che ci vengono proposti in questa nuova pellicola della Hecates. La scelta di Bowie nel ruolo di "cattivo" è stata eccellente, il cantautore dimostra ancora una volta la sua vena di attore mostrandosi ambiguo, affascinante, sensuale e arido nei momenti giusti, senza caricare troppo il suo ruolo di bisessuale. Ma parlare di buoni e cattivi non serve in una pellicola dove i sentimenti sono la base ed i veri protagonisti, dove tutto quanto si basa sulle sensazioni, sulle decisioni sentimentali. La protagonista recita bene, forse con qualche eccesso alla lacrima, ma dimostrando una certa maturità di stile che non potrà che migliorare durante la sua carriera. Un plauso a Michelle Pfeiffer, nel suo piccolo ruolo recita sempre benissimo, dimostrando di sapersi adattare a ruoli sempre differenti.
FETCH

Come ogni settimana decido di soffermarmi su un film che particolarmente mi ha ispirato o colpito. Questa settimana scelgo l'ennesima pellicola che ha partecipato il mese scorso al "Cisterna". Opera prima di Hecates, con un titolo poetico, per una commedia eclettica. Il film si basa sulla vita di una ragazza con dei genitori separati. Schiacciata dal rapporto di conflitto con la madre, si rifugia nelle "torbide" pareti della casa del papà omosessuale e del suo amichetto particolare. La faccenda si complica quando tra la protagonista, interpretata dalla splendida Alyssa Milano, e il compagno del padre, interpretato dalla rock-star David Bowie, nasce un forte legame... che porterà la ragazza alla disperazione e... una tragica fine in una corsia d'ospedale. Pellicola straordinaria, eccezionalmente efficace nel descrivere il carattere ingenuo, insicuro, a volte immaturo, tipico delle ragazzine. E chi poteva ritrarre meglio dei problemi tardo-adolescenziali della protagonista del film? Certamente chi in quel mondo ci vive (o convive). Uno strepitoso, come sempre, Danny Boyle, dirige una storia mai ovvia, e sicuramente coraggiosa nel trattare un argomento delicato, come quello dell'omosessualità in maniera leggera. Devo dire che perfino il finale (che potrebbe apparire troncato) lascia un "delizioso" amaro in bocca, come in un altro film (su Cinematik) diretto dallo stesso Boyle: Bravi Ragazzi.
MARCO

FUOCO NELLE VISCERE
Regia: Pedro Almodovar
Interpreti: Penelope Cruz, Daniele Liotti, Marco Leopardi, Ma Jingwu, Jane Fonda, Lauren Bacall

Dopo la poco felice parentesi "inglese" di La professione della signora Warren, il prolifico regista spagnolo torna su un terreno a lui più congeniale, quello della commedia eccessiva, sarcastica, ai limiti della volgarità e del buon gusto. Qui poi il regista è addirittura alle prese con un suo romanzo, e perciò libero di sguazzare a suo piacimento in quelle atmosfere e quei personaggi che caratterizzavano i suoi primi film, quelli prima del grande successo di Donne sull'orlo di una crisi di nervi. Già dalle prime scene è evidente la natura assolutamente divertita di questo film, un'operina leggera e frizzante come una bibita in cui è assurdo e inutile cercare contenuti o qualsivoglia "messaggio". L'ex-trasgressivo Almodovar deve essersi divertito un sacco a riprendere questo suo vecchio romanzetto, quasi un ritorno alle origini, con una libertà espressiva totale (in certe scene quasi ai limiti dell'hard-core) e dei mezzi economici che all'inizio della carriera - quando film come questi erano la sua vera cifra espressiva - poteva solo sognarsi. Transessuali, vecchie allupate, ex-suore, produttori di assorbenti intimi, femministe esagitate; praticamente è qui presente tutto il campionario dell'Almodovar degli anni '80, con un'alternanza di scene altamente raffinate e di cadute nel più volgare e sublime cattivo gusto, fino al punto di smutandare crudelmente la sessuagenaria Lauren Bacall, ex-vedova Bogart, in una delle scene più "forti" e folli del film. Peccato che il cast sia in gran parte inadeguato e più da fiction televisiva che da film, eccezion fatta per la citata Bacall e per una ritrovata Jane Fonda, ancora affascinante nonostante gli oramai evidenti segni dell'età. Foltissimo il numero dei divi che offrono divertiti "cameo", da Banderas a Bova, da Liv Tyler agli improbabili giornalisti Dudikoff, Van Damme e Lundgren (!). Un'oretta e mezza di divertimento e di eccessi serviti però con la classe e la maestria di un oramai grande regista. Ma la trasgressione ormai abita altrove.
MISTER HYDE

G

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GALVESTON BAY
Regia: Willem Dafoe
Interpreti: Willem Dafoe, Jet Li, Burt Reynolds, Catherine Keener, Lucy Liu, Jared Leto, Robert Forster, Spencer Treat Clark

I corsi e ricorsi storici del cinema: dopo essersi scontrato nelle vesti di poliziotto con il famigerato Ku Klux Klan in Mississipi Burning (Alan Parker, 1988) ecco adesso Willem Dafoe indossare il bianco cappuccio del Klan per il suo esordio registico, seguendo un trend che vede sempre più attori americani passare dietro la macchina da presa. Diciamo subito che il Dafoe regista riserva più di una sorpresa, realizzando una pellicola senza cadute di ritmo e di tensione e riuscendo anche ad essere non banale, pur senza ricorrere a esasperate trovate che troppo spesso lasciano il tempo che trovano.
Dopo un breve preambolo vietnamita (altro luogo in cui il povero Dafoe sembra sempre dover tornare) la vicenda si sposta nella Galveston Bay del titolo e qui ambientazione e atmosfera ricordano non poco il recente La tempesta perfetta, per distaccarsene poi col delinearsi del vero tema portante del film, il razzismo, la xenofobia, l'odio per lo straniero "venuto a portarci via il lavoro". L'impeccabile sceneggiatura dell'abile Cesare Carugi, tratta come di consueto da una canzone di Bruce Springsteen (speriamo che non
abbia intenzione di sceneggiarne l'opera omnia! Forse potrebbe bastare già così…), evita ogni eccesso di melodramma o di cadute nel facile effetto, tenendo la violenza fuori campo pur permeando progressivamente ogni scena di un crescendo di tensione perfettamente palpabile nella recitazione asciutta dell'intero validissimo cast, tra cui spicca un invecchiato Burt Reynolds, ex-macho che in finale di carriera si sta riscoprendo valido attore ritagliandosi ruoli ingrati e sgradevoli.
Peccato che l'argomento del film non riesca a diventare universale; il tema del conflitto tra i pescatori americani della Galveston Bay e gli immigrati vietnamiti purtroppo è troppo specifico e particolare per permettere una immedesimazione dello spettatore e, quindi, una più completa partecipazione alla drammatica vicenda, così come il tema dell'amicizia del tutto particolare tra i due protagonisti avrebbe meritato forse maggior spazio, essendo proprio nel tormentato rapporto tra i due pescatori, l'americano e il vietnamita, la parte migliore del film.
MISTER HYDE

GENOCIDIO - Un fiore per non dimenticare
Regia:
Mirco Sgarzi
Voce narrante:
Claudio Bisio

La strada del documentario storico è purtroppo sempre lastricata di buone intenzioni, cui però spesso non corrispondono eguali risultati. Questo ennesimo (è il caso di dirlo) documentario sull'Olocausto purtroppo non aggiunge nulla a quanto già visto finora - e questo è comprensibile - ma non riesce neanche a trovare una chiave diversa per dire ciò che già sappiamo. Piuttosto didascalico e superficiale, Genocidio si avvale del bravo Claudio Bisio come voce narrante  - chi ha avuto la ventura di vederlo in teatro sa quel straordinario attore egli sia, Zelig a parte - e ha se non altro il merito di cercare di allargare il discorso ad altri "genocidi" della storia recente, dagli indiani d'America al Kossovo (perché si dimentica sempre il dramma del Tibet?), trattando però questi argomenti così importanti con poco o nessun approfondimento, lasciando alla fine l'impressione di aver velocemente ripassato un Bignami di storia, piuttosto che sfogliato un approfondito saggio sull'argomento.
MISTER HYDE

Argomento sempre e comunque attualissimo, quello trattato da questo documentario. Lo slogan "per non dimenticare", per quanto ormai abusato e sfruttato da chiunque tratti argomenti come il genocidio o l'olocausto (e sono due cose differenti), è sicuramente di impatto per lo spettatore e per l'uomo comune che NON deve dimenticare. Particolarmente felice la scelta di Claudio Bisio come voce narrante, l'attore - cabarettista ha già dato prova più volte delle sue capacità drammatiche (La Tregua o anche l'opera teatrale Monsieur Malaussenne) e rinnova questa sua capacità anche in quest'ambito. Dov'è il punto debole allora? Il punto debole è nel fatto che il documentario, comunque, non si solleva mai oltre quei documentari che abbiamo visto decine di volte in televisione, tratta gli stessi argomenti, usa le stesse argomentazioni e, per di più, sembra anche più freddo di altri esempi del campo (escludendo, ovviamente, le crude scene di deportazione o le immagini dei sopravvissuti). Avrei magari preferito qualcosa in più, sentire qualche voce dei sopravvissuti, ma comunque l'opera, dal punto di vista divulgativo, è riuscita. Consigliato a chi vuole saperne di più, ma temo che non resterà nella memoria come uno dei migliori esempi del genere.
FETCH

Personalmente sono attratto dai documentari, ma non ho idea come possa essere un documentario proiettato in una sala cinematografica. Mi vengono in mente i racconti dei miei nonni, o altri film ambientati nell'immediato dopoguerra, per questo li ritengo patrimonio nazionale; ma nel secondo millennio questo tipo di lavoro viene lasciato come prerogative delle tv, in particolare quelle tematiche. "Istituto  Luce" si dedica oramai a tutt'altre produzioni... invece la Buster Film (sulla scia del discreto successo di GMG della APT) fa uscire nelle sale "Genocidio", un documentario interessante. La produzione, egregiamente, fa di tutto per elencare cifre, nomi e fatti, tenendosi con la dovuta distanza, tipica dello storico, evitando passioni e enfasi personali che avrebbero allontanato lo scopo della pellicola, e cioè quello appunto di documentare lo spettatore. Certo il tutto poteva essere trattato più approfonditamente non fermandosi al genocidio degli ebrei (che però è quello per eccellenza), o quello dei pellerossa, o dei popoli dell'america centro-meridionale, ma per esempio quello attuato alle popolazioni del medio-oriente (vedi Kurdistan), o quelli politici (vedi comunismo). Mi permetto di elencare altri crimini contro un singolo gruppo di appartenenza, in particolare religioso, di cui si sono proprio macchiati gli Ebrei (tralasciando quello che succede in Palestina, si ha documentazione su orribili persecuzioni di cristiani), o la Chiesa (vedi... le pubbliche scuse del Santo Padre per i trascorsi del cattolicesimo nella caccia alle streghe o simili crociate). Machiavelli diceva che l'uomo è malvagio per natura... Hobbes parlava dell'homo homini lupus. Lasciamo tutto nelle mani della storia e scusate un altro latinismo: Historia magistra vitae. Ritornando a Genocidio non credo che possa avere successo ai botteghini, ma non credo sia quello l'obiettivo.
MARCO

GERONIMO È MORTO
Regia: Brian De Palma
Interpreti: Ralph Fiennes, Connie Nielsen, William Devane, Vin Diesel, Albert Finney, Geoffrey Rush, Dermot Mulroney, Steve Buscami

Per il suo ritorno sugli schermi il grande Brian De Palma - regista quanto mai a corrente alternata - ha scelto di frequentare ancora, dopo gli splendidi risultati de Gli intoccabili, gli anni 30/40, girando il remake del vecchio classico Solo chi cade può risorgere, interpretato nel 1947 da uno splendido Humphrey Bogart. E quindi atmosfere noir a profusione, con tutto il campionario obbligato del genere: auto decappottabili, liquori, fumo, musica jazz (strepitosa la colonna sonora, praticamente un greatest hits dell'epoca dello swing), cadaveri nel bagagliaio, casinò ecc. ecc. Solo che stavolta la ciambella non è riuscita col proverbiale buco allo sceneggiatore Cesare Carugi, e il film non riesce ad andare oltre un onesto poliziesco old-fashioned, laddove, per fare un esempio, L.A. Confidential sfiorava quasi il capolavoro. La perfetta ricostruzione ambientale, l'onesta prova degli interpreti (ma Fiennes non è Bogey!) e qualche virtuosismo registico (i piani sequenza cui De Palma ci ha abituato) non bastano ad elevare il film al di sopra di un accurato ricalco calligrafico delle atmosfere dei noir degli anni '40, e a lungo andare il giochino delle citazioni rischia di annoiare, in attesa di un colpo di scena che, purtroppo, non arriva. Come sempre nelle produzioni Cadillac ben scelti i comprimari (forse un po' fuori parte il peraltro promettente Vin Diesel di Pitch Black) e, come già detto, fenomenale la colonna sonora che raccoglie il meglio del meglio della golden age dello swing.
MISTER HYDE

GIOCANDO A FARE IL MORTO
Regia:
Roman Polanski
Interpreti: Dennis Quaid, Emmanuelle Seigner

Passata la "sbornia" horror del parzialmente riuscito La nona porta, il grande Roman Polanski torna ad atmosfere più intime ed inquietanti con questo "piccolo" ed interessante film, un anti-western dalle atmosfere claustrofobiche, in cui lo sterminato paesaggio delle praterie sembra come circondare e soffocare il protagonista nella sua lenta e misteriosa discesa all'inferno. Minimalista nella messa in scena - dialoghi e azione ridotti al minimo - il film può contare sulla intensa interpretazione del sottovalutato Dennis Quaid, attore troppo spesso utilizzato in chiave brillante mentre possiede la rara capacità di esprimere disagio e sofferenza con una semplice alzata di ciglio. Peccato che Polanski, da molti anni, ci obblighi a sorbirci in ogni suo film la presenza della sua compagna di vita, il pesce lesso Emmanuelle Seigner, al cui confronto l'espressività di Schwarzenegger è da premio Oscar! Con altra interprete femminile, e con una sceneggiatura un po' più articolata, il film - peraltro interessante - sarebbe stato davvero pienamente riuscito.
DAVIDE

GMG 2000
Regia:
Gabriele Salvatores
Interpreti: Giovanni Paolo II, Pinox, I ragazzi dell'OSGB, Angelo Branduardi
Voce narrante: Tom Hanks

Ed eccolo finalmente il molto annunciato documentario sul Giubileo dei Giovani, evento clou della scorsa estate nell'ambito del Giubileo 2000.
Premettiamo subito che la fruizione ideale di un documentario del genere non è forse il cinema, e che quindi inevitabilmente i risultati commerciali non saranno da record. Strana la scelta di un regista squisitamente laico come Salvatores, che com'è ovvio tende a privilegiare l'aspetto ludico e festoso dell'avventura di questi ragazzi, piuttosto che quello forse spirituale, e la prima parte, con la preparazione, il viaggio e il primo impatto con la capitale riportano un po' a quel "cinema on the road" che ha segnato i felici esordi del regista (pensiamo allo splendido Marrakesh Express).
Ancora più incomprensibile è la scelta di Tom Hanks che, ovviamente, nella versione italiana sentiamo doppiato; non era allora meglio prendere un bravo attore italiano per commentare la versione italiana?
Indeciso se documentare l'evento-GMG nella sua importante realtà o il micro-evento della partecipazione allo stesso del gruppo di giovani protagonisti, GMG 2000 convince solo in parte, ma emerge comunque prepotentemente la totale adesione al progetto del produttore Pinox e lo sforzo profuso nella meticolosa preparazione e documentazione necessarie per inquadrare il Giubileo dei Giovani nella giusta prospettiva.
MISTER HYDE

LA GRANDE FOLLIA
Regia:
Alex Infascellit
Interpreti:
: Tim Roth, Giancarlo Giannini, Stefano Accorsi, Giovanna Mezzogiorno, Annabella Sciorra, Valerio Mastandrea, Regina Orioli, Cristian Scardigno, Luigi Lo Cascio, Sergio Rubini, Stefano Dionisi

E se il signor Cosimo Franzese alla fine fosse il personaggio più simpatico di tutti? E se tra questi giovani cialtroncelli fosse il mefistofelico padrone di casa quello che sta più simpatico allo spettatore? La storia dell'ospite misterioso che invita persone differenti, che non si conoscono per fargli passare dei giorni in un maniero misterioso, con tutto il corredo di cigolii e sparizioni e morti misteriose... Questa pellicola si eleva per due motivazioni: la prima è che si svolge in Italia e questa è sempre una buona cosa, specialmente se resa con classe come in questo caso. La seconda è che comunque il film ha un bel ritmo, un bel svolgimento e diverte. Non si tratta di un'opera immancabile nella cultura cinematografica di ognuno, ma sicuramente merita una visione per rilassarsi e farsi qualche risata.
Complimenti per il finale, che non è nulla di particolare, ma si discosta dai soliti finali grand guignoleschi di questo genere.
FETCH

GRANDPA'S CLOSET
Regia:
Neil Jordan
Interpreti: Daniel Radcliffe, Tom Courtenay, Robert Carlyle, Katherine Helmond, Brenda Fricker, Jamie Bell, John Mahoney

Come si diceva una volta: reduce dai successi in America e Inghilterra ecco finalmente anche in Italia il nuovo film di Neil Jordan, un film che inaugura le co-produzioni transoceaniche e che già al Cisterna Summer Festival, pur non vincendo, ha fatto incetta di premi (tra cui - meritatissimo - quello per la sceneggiatura). Tratto da un romanzo di Bruce Robinson, Grandpa's closet è un film che non passa inosservato, sia per la particolarità della scrittura che per il notevole approfondimento di tutti i personaggi, dal protagonista all'ultimo dei comprimari. Storia di crescita, di sogni, di piccoli-grandi misteri, di microdrammi familiari, Grandpa's avvince fin dalle prime scene e riesce a creare abilmente un'atmosfera di curiosità e di attesa fino al finale in cui tutti (o quasi) i nodi della complessa vicenda si sciolgono, anche se forse - per uno spettatore smaliziato e avvezzo a un certo cinema - un po' prevedibile. Eccellente l'apporto degli attori, dal futuro Harry Potter Daniel Radlciffe (un po' antipatico per la verità) allo straordinario nonno del veterano Tom Courtenay, dal sempre bravo Robert Carlyle, sgradevole quanto basta, a Jamie Bell (Billy Elliot), già una brillante conferma nel panorama inglese. Neil Jordan, regista che non sa decidersi su "cosa farà da grande", dirige il tutto con maestria ed eleganza, confezionando un prodotto che ha solo il difetto, forse, di voler accontentare tutti, risultando un film un po' "perfettino" e furbetto che alla fine, stringi stringi, dice forse meno di quello che sembra. Successo assicurato e seria ipoteca sulla prossima edizione dei Cinematik Awards.
MISTER HYDE

Signori... mollate gli ormeggi e buttatevi a capofitto nel gioco della vita di un ragazzino sbarazzino, alle prese con una storia strampalata, che ti tiene col fiato sospeso fino alla fine... Un puzzle semplice ma di mille colori, che potrebbe piacere a tutti. Lo script è superbo, meritatissimo il premio di categoria nel "Cisterna", proiettandolo direttamente nella serata dei CK Awards. Il regista Neil Jordan, perennemente sulla rampa di lancio, non fa altro che immortalare le immagini sulla pellicola. Per il resto... un cast azzeccato, con un protagonista giovanissimo col "fisique du role", e un Carlyle sempre più grande attore. Manca però quel piccolo tocco di "magia" per rendere il film qualcosa di indimenticabile. Ottimo esordio della prima (e forse unica finora) casa di produzione d'oltrefrontiera... risultato della globalizzazione che sta avvenendo di questi tempi. Anche questa è libertà... Bisogna dire che l' Anarchie studios trova la strada spianata dalla mano esperta del riminese Maurizio Giannini.
MARCO

Emoziona e colpisce questa produzione di MAGIA Production. Colpisce per lo stile di narrazione, per le idee proposte, per il linguaggio. Colpisce, soprattutto, per la capacità di mostrarci l'universo dell'infanzia senza forzature e senza falsi atteggiamenti da bambino (a parte due o tre pezzi, comunque ignorabili nell'insieme); gli attori si impegnano per recitare al meglio e per dimostrare la propria bravura, in una sorta di gara che lascia lo spettatore sazio e vero vincitore. 
Tutto perfetto? Quasi. Ogni tanto qualche leziosità scappa anche agli autori della pellicola e in due o tre momenti lascia perplessi la scelta dei dialoghi, ma per la maggior parte della pellicola lo spettatore può rilassarsi e godersi uno delle migliori produzioni di Cinematik. Non perfetta, non eccellente, ma capace di metterti in pace con il mondo del cinema.
FETCH

GUERRA E PACE
Regia:
Kenneth Branagh
Interpreti: Kenneth Branagh, John Malkovich, Julia Roberts, Gerard Depardieu, Gary Oldman, Gregory Peck

Presentato da un sito ricchissimo di notizie, immagini, informazioni storiche, musiche ed interviste, questo Guerra e pace rischia di esaurirsi lì. Quello che manca in effetti è proprio il film, ad onta di un cast eccezionale (anche se Oldman come Zar... insomma...) ed è proprio per rispetto al grande e simpatico Kenneth Branagh che rinunciamo a commentare un film che in effetti non esiste, un incidente di percorso che ha coinvolto purtroppo grandi ed ottimi attori che preferiamo ricordare diversamente.
MISTER HYDE

H

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HIDDEN PATHWAYS - Passaggi nascosti
Regia: Kenneth Branagh
Interpreti: Kenneth Branagh, Matt Damon, Haley Joel Osment, Melinda Dillon, Nathan Lane, Natascha McElhone

Davvero uno strano tipo Kenneth Branagh, inglese doc capace di passare con disinvoltura da Shakespeare a Frankenstein, senza disdegnare incursioni nella commedia e addirittura nel musical, e sempre capace di restare se stesso. Già ai tempi dell'intrigante L'altro delitto si era cimentato con i paradossi temporali e questa volta si addentra nei sempre pericolosi labirinti del tempo - come allude la bella locandina - per una vicenda ambiziosa ed inquietante, anche se non troppo originale, per girare la quale si è spinto sulla strada della sperimentazione tecnica, sfruttando appieno le infinite possibilità della moderna tecnologia elettronica. Purtroppo questa esasperata ricerca di stupire a livello visivo finisce per appesantire e distogliere l'attenzione dalla vicenda, a dimostrazione che l'equilibrio tra ciò che si dice e come lo si dice è sempre difficilissimo e solo a pochi maestri riesce alla perfezione (Scorsese su tutti).
L'accuratissima sceneggiatura permette al cast di dare il meglio di sé, e una nota di merito va senz'altro al bravo caratterista Nathan Lane, sfruttato finora soprattutto dal cinema brillante, mentre il piccolo Osment rischia seriamente si restare intrappolato in un cliché di bimbo-triste-malinconico che certamente non fa onore alle sue indiscusse qualità di attore. Vorremmo tanto vederlo, almeno una volta, impegnato in una parte comica, povero bimbo!
Un giudizio quindi parzialmente positivo, ferma restando l'alta professionalità dell'impianto e la genialità del regista, che però resta un po' schiacciata da tecnologie che forse ancora non riesce a dominare alla perfezione. Molto bello il finale che personalmente mi ha ricordato lo struggente finale del bellissimo C'era una volta in America di Sergio Leone (chi ha visto il film capirà di cosa parlo).
MISTER HYDE

I

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IMAGINARY LINE
Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Nicolas Cage, David Morse, Salma Hayek, Esai Morales, William Devane.

Chissà se - dopo Kieslowski che ha realizzato dieci film dai Dieci Comandamenti e tre film dai colori della bandiera francese - il progetto della Cadillac Ranch è di realizzare un film da ogni brano dell'album The ghost of John Toad di Bruce Springsteen? Progetti a parte, stupisce un po' trovare il nome di Spielberg alla regia di questa storia all-american, anche se da svariati anni il regista americano ci ha abituati ad un'altalena tra film di genere fantastico e altri, diciamo, più "impegnati". Ricordiamo infatti come sia stato in passato, per molti anni, un grosso cruccio per l'autore de Lo squalo riuscire a sbancare il box-office ma non riuscire ad entrare nel cuore, e nelle grazie, della critica più "seria". Dopo tentativi più o meno velleitari e alcuni colpi a vuoto (Il colore viola, L'impero del sole) finalmente il buon Steven è stato "sdoganato" da Schindler's List e da Salvate il soldato Ryan riuscendo - speriamo una volta per tutte - a vincere il complesso di inferiorità che evidentemente lo attanagliava. La lunga premessa serve per inquadrare questo nuovo film, ennesima incursione di Spielberg nel cinema d'impegno sociale in attesa del ritorno al genere fantastico con i prossimi A.I. (Artificial Intelligence, da un progetto di Kubrick) e l'inatteso Incontri ravvicinati del terzo tipo 2. La vicenda di questo Imaginary line non racconta niente di nuovo: la solita lotta senza quartiere delle guardie di confine statunitensi contro i tentativi di immigrazione clandestina provenienti dal Messico, già vista in molti altri film - ricordiamo solo Frontiera (1982) con J. Nicholson e H. Keytel - ma l'attenzione del film si focalizza soprattutto sulla vicenda umana ed esistenziale del protagonista Carl (Cage) che sul problema dell'immigrazione clandestina, che resta un po' sullo sfondo e non approfondito nelle sue reali cause ed effetti. Se lo sforzo dello sceneggiatore va comunque elogiato, nondimeno non possiamo non evidenziare la lentezza e spesso la ripetitività della storia, con un Nicolas Cage che ripete oramai stancamente sempre lo stesso personaggio da anni (forse perché non è in grado di farne altri): deluso dalla vita, piagnucolone, romantico ma cinico ecc. ecc. Accanto a lui offre invece un'ottima performance il sottovalutato David Morse, già apprezzato ne Il miglio verde - mentre poco più che comparse risulta il resto del cast, con la splendida e brava Salma Hayek chissà perché relegata in un ruolo assolutamente marginale, se pure risolutivo per la vicenda esistenziale del protagonista., mentre invece il personaggio di Rachel - la moglie morta, protagonista degli amari flashback - è stato inspiegabilmente affidato ad un'anonima comprimaria. In definitiva speriamo che presto il buon Spielberg ritorni all'amato cinema spettacolare, genere che ci pare gli risulti - salvo qualche eccezione - più congeniale e più adatto alle sue corde di grande narratore popolare. Splendida la fotografia che bene rende l'assolata solitudine del deserto e molto ben scelta la colonna sonora, che farà la gioia di quanti amano il rock americano che più americano non si può.
MISTER HYDE

La vita di chi si occupa dei confini del Messico, i drammi di chi vive la tensione e di chi sta a contatto con la violenza e l'opressione ogni giorno. Nicholas Cage riesce a rendere vivo e credibile il suo personaggio (sebbene in alcune scene ritorni ad essere inespressivo, come gli capita di tanto in tanto), ma la vera rivelazione è David Morse che da una prova d'attore notevole. La storia va avanti con un buon ritmo, leggermente lenta all'inizio, ma che ingrana bene dopo un pò, portando lo spettatore in un vortice di emozioni ed avvenimenti. Qualche personaggio è un po' stereotipato (il collega razzista, la moglie che muore di malattia, la figlia), ma nel complesso ne esce un'ottima pellicola, consigliata a tutti quanti senza riserve. Andate e godetevi uno dei migliori film in circolazione.
FETCH

L’IMPORTANZA DI ESSERE ERNESTO
Regia:
Oliver Parker
Interpreti: Rupet Everett, Jude Law, Jeanne Tripplehorn, Cate Blanchette, John Cleese, Michael Caine, Jeremy Irons, Vanessa Redgrave

Presente anche nelle stagioni teatrali italiane proprio in queste settimane, giunge finalmente sullo schermo una delle più divertenti e, giustamente, più note commedie del grande Oscar Wilde. Diciamo subito che l'origine teatrale traspare con sin troppa evidenza da questo nuovo film dell'eclettico Oliver Parker - Un marito ideale, sempre da Wilde, ma anche il demenziale Suore in fuga così come l'horror Hellraiser da Clive Barker - evidenziando una volta di più quanto difficile e pericolosa sia la strada del "teatro filmato" quando non si abbia il coraggio, e a volte la incosciente genialità, di infrangerne regole e strutture. Purtuttavia ci si diverte, e molto; i dialoghi sono realmente esilaranti e mettono in evidenza un umorismo sconcertante per gli anni in cui sono stati scritti - la fine '800 - ricordando addirittura certi passaggi surreali del grande Groucho Marx. Il cast - quasi tutto all-british - asseconda diligentemente il testo senza particolari guizzi creativi, ferma restando la grande simpatia di Rupert Everett, che però rischia di restare intrappolato a vita in questi personaggi di dandy-inglese-magari-gay. Un po' fuori parte l'americana dell'Oklahoma Jeanne Tripplehorn nei panni della gentil donzella inglese dell'epoca vittoriana e forse, con i suoi 38 anni, anche un po' troppo in su con gli anni. Sprecati due grandi come Caine e Irons nei ruoli dei maggiordomi, ma comunque garanzia di sicura professionalità, con un voto in più per il primo, un attore che invecchiando va trovando sempre nuove corde espressive.
Un appunto per lo sceneggiatore: senza spiegare che il nome "Earnest" in inglese significa "serio", "onesto", si toglie alla vicenda gran parte della sua comprensibilità!
MISTER HYDE

INDIANS
Regia: Joel Coen
Interpreti: Liam Neeson, Tom Sizemore, Edward Burns, Nativi Americani

A volte ritornano... i nativi Americani (o pellerossa o "indiani") periodicamente fanno la loro ricomparsa sul grande schermo anche se la grande stagione del revisionismo storico a loro dedicato sembra terminata con Balla coi lupi di K. Costner. Questo Indians procede piuttosto lentamente sui consueti binari "indiani buoni-bianchi cattivi" del genere senza purtroppo raccontare nulla di nuovo e senza presentare personaggi davvero coinvolgenti, per infilarsi poi nel finale in un epilogo fantascientifico che lascia perplessi e stupiti. Forse partendo dal finale si poteva costruire un altro tipo di film, una sorta di Stargate di ambientazione pellerossa, mentre così le intenzioni degli autori rimangono solo intenzioni - per quanto buone - e la regia dello spaesato Joel Coen, alle prese con un film che non è nelle sue corde, non aiuta il film ad evitare un fastidioso senso di deja-vu e, purtroppo, di noia.
MISTER HYDE

J

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JULIA KENDALL, PSICOLOGA CRIMINALE
Regia: David Fincher
Interpreti: Winona Ryder, David Marciano, John Goodman, Guy Pearce, Whoopi Goldberg, Dick Van Dyke, Cameron Diaz, Danny Franz, Vanessa Redgrave, Erica Leershen

Per la sua seconda produzione la Gargamella Pictures si è ancora una volta rivolta al mondo dei fumetti, questo sterminato serbatoio di personaggi che sta costituendo una apparentemente inesauribile miniera per produttori e sceneggiatori. Allo stesso modo sempre più il fumetto si rivolge al cinema modellando personaggi sui volti di noti attori (non dimentichiamo - nota per i meno giovani - che antesignano di ciò fu il nostrano Alan Ford, ispirato nei tratti somatici a Peter O'Toole) o inserendo nelle storie elementi desunti da celebri film.
Sappiamo come il passaggio dal disegno alla pellicola sia sempre un'impresa delicata e difficile, e la prima opera della Gargamella, Lupin III, lo ha ben dimostrato. Nel caso di questo Julia Kendall però questo rischio è superato brillantemente, e la derivazione fumettistica si coglie solo in quel senso di capitare in mezzo ad una vicenda già iniziata, come se si trattasse di una puntata di qualche telefilm. Certo non si può dire che la mano del geniale David Fincher (Fight Club, A Rock'n'roll Ghost Story) si veda più di tanto, evidentemente il regista ha dovuto adattarsi ad una storia e a dei personaggi già ben delineati, senza avere quasi mai l'occasione di far emergere il suo talento, ma dirigendo comunque un ottimo ed equilibrato cast con maestria e senza alcuna caduta di ritmo. Sembrerebbe tutto perfetto quindi? Purtroppo non è così, perché anche se la derivazione fumettistica non inficia il risultato, è proprio la trama a non offrire particolari emozioni, incanalata sui prevedibili binari del thriller e con l'ombra del Silenzio degli innocenti sempre incombente. Qualche elemento splatter ed un finale "aperto" cercano di dare maggiore spessore alla vicenda che comunque ha il suo punto di forza più nella costruzione formale, nella regia, nei dialoghi che nella sostanza vera e propria che, per chi è avvezzo al thriller, non offre niente di nuovo.
La deliziosa Winona Ryder non aggiunge nulla al personaggio mentre sono i comprimari a costituire la nota migliore del cast, a partire dal sempre grande (in tutti i sensi) John Goodman, inoltre alcuni volti noti e meno noti appaiono in brevi cameo per impreziosire il cast.
Unica nota veramente stonata Cameron Diaz, non perché non sia brava ma perché alle prese con un personaggio assolutamente improbabile e che oltretutto non sembra appartenerle affatto.
MISTER HYDE

JULIA KENDALL 2 - Sulle tracce del mostro
Regia:
David Fincher
Interpreti:
Winona, Ryder, David Marciano, John Goodman, Guy Pearce, Whoopi Goldberg, Cameron Diaz, Framke Janssen, Jeff Fahey, Christopher Lloyd, Rebecca Gayheart, Callum Keith Rennie

Eh... la dura legge del Sequel: tutti col mitra spianato pronti a dire "sì, ma il primo era un'altra cosa!". Nel caso di Julia Kendall, data l'origine fumettistica del personaggio, e quindi per sua natura "seriale", i sequel sono ampiamente giustificati, soprattutto se - cosa rara - conservano cast e regista del numero 1. La sceneggiatura di Fabio Russo scorre come un orologio... il fatto è che è anche fredda e prevedibile come un orologio! Laddove il primo film riusciva a creare un clima di suspence ed attesa anche grazie all'approfondimento dei personaggi, qui la storia procede un po' banalmente, senza sorprese o colpi di scena, e con un finale affrettato e sin troppo semplicistico. La mano dell'altrimenti geniale Fincher qui si nota ancora meno che nel primo capitolo e il cast stesso sembra piuttosto sottotono, con l'eccezione di Cameron Diaz che qui, diversamente dall'altro film, trova finalmente un personaggio degno di questo nome. Speriamo che, se la "saga" di Julia Kendall avrà ulteriori capitoli, gli sceneggiatori cerchino una vera trama e - soprattutto - un vero finale. Nota positiva l'abbondanza di generosi nudi che, se non altro, allietano l'occhio di noi maschietti.
MISTER HYDE

"Stiamo scherzando?" E' stato questo il primo pensiero che mi ha attraversato la mente quando i titoli di coda hanno cominciato a scorrere sullo schermo. Scrivere un film basato su di un fumetto è un'opera complessa che, inevitabilmente, scontenta sempre qualcuno, i puristi del fumetto o gli amanti del cinema. Credo che questo film possa tranquillamente scontentare entrambi. Dopo una prima pellicola di atmosfera, interessante, ben costruita ed affascinante, ci troviamo davanti ad un seguito scialbo che sembra non avere nulla a che fare con il precedente film. Una serial killer gira liberamente per la città uccidendo a destra e a manca e, fino a tre quarti del film, nessuno ne sa nulla (solo dopo il fortuito ritrovamento di un cadavere porterà la protagonista e i colleghi poliziotti a darsi da fare). "Va bene," ho pensato "adesso cominciano le indagini." No. Il killer va e prende in ostaggio la protagonista; un po' come se Moriarty avesse preso in ostaggio Holmes ogni volta che appariva in un romanzo della serie. Il finale è scontato e gli attori sembrano svogliati (su tutti una Winona Ryder che ha l'espressione di una che pensa "ma io che ci faccio qui?"), ma su tutto segnalo gli omicidi della pazza, alcuni assolutamente insensati (osservate come uccide il marito della sua amante e poi ne riparliamo). Desolatamente mi tocca dare un pollice verso per quest'opera, poteva essere fatta molto, molto meglio. E doveva essere fatta molto, molto meglio.
FETCH

K

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KOKO
Regia: Paul Verhoeven
Interpreti: Bruce Willis, Tim Robbins, Kevin Bacon, Gary Sinise, Dennis Quaid

Frutto tardivo della "Vietnamite" degli anni '80 arriva sugli schermi il nuovo film di Paul Verhoeven, regista olandese quanto mai discontinuo, a volte geniale (Starship Troopers) altre francamente insopportabile (Showgirls). La storia di Koko parte dal dopo-Vietnam, da una rimpatriata di ex-commilitoni che rievocano le tragiche esperienze della guerra e la misteriosa figura del "Koko" del titolo, un killer che lasciava dietro di sé cadaveri con le orecchie mozzate ed una carta da gioco in bocca. Piuttosto lento nella prima parte il film pian piano si anima grazie all'entrata in scena dei vari interpreti, tutti perfetti nel loro ruolo, e quando la vicenda sembra finalmente prendere una strada definita... il film finisce! Ma non è - si badi bene - un finale aperto che lasci spazio ad un eventuale sequel, no, qui è proprio come se assistessimo ad uno sceneggiato televisivo che sul più bello ci rimanda alla prossima puntata! In queste condizioni è difficile, forse impossibile, valutare il film... Rimandiamo il giudizio alla seconda - speriamo imminente - parte... sperando che anche quella ad un certo punto non ci lasci con un "continua".
MISTER HYDE

Una settimana di attori dei film di azione che si danno a trame particolari. Dopo lo Stallone de Una lunga notte abbiamo qui Bruce Willis, con Koko; una pellicola difficile da assimilare e da seguire e che a fine proiezione mi ha lasciato una certa soggezione. La storia di base, alternata tra presente e passato, con personaggi reali e con visioni che appaiono quando meno ce lo si aspetta, è interessante, per quanto lo stile narrativo sia leggermente difficile da seguire e lasci lo spettatore spiazzato un più occasioni. Gli attori se la cavano discretamente, specialmente Kevin Bacon e Gary Sinise, ma su tutti primeggia il solito Tim Robbins, bravo in modo indescrivibile. Peccato che la storia sia poco chiara e difficile da seguire, alternando momenti toccanti ad altri abbastanza piatti e noiosi, scene agrodolci (la standista della Coca Cola che offre a Bruce Willis la Diet perché ha combattuto in Vietnam è forse il momento più bello del film) ad altre insignificanti. Un buon tentativo che, forse, poteva essere gestito meglio.
FETCH

L

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LACRIME NELLA PIOGGIA
Regia: Maurizio Giannini
Interpreti: Maurizio Giannini, Catherine Keener

Allora la "vaca loca" ha un cuore… Inaspettata opera seconda del regista del più demenziale ed improbabile film degli ultimi anni (Livin’la vaca loca) questo Lacrime nella pioggia, liberamente ispirato ad un racconto dello scrittore giapponese Yukio Mishima, è un lavoro del tutto particolare. "Piccolo" film (a partire dalla esigua durata) con tre interpreti: Lui, Lei e soprattutto la pioggia, elemento atmosferico che assurge a vero e proprio personaggio permeando la pellicola di un’atmosfera autunnale malinconica e decadente, col suo incessante scrosciare e battere su ombrelli e marciapiedi, vera colonna sonora dell’intero film. Dunque film d’atmosfera, innanzitutto, decisamente estraneo a qualunque legge di mercato, dove per una volta quello che conta non sono la trama, i colpi di scena, i personaggi, le battute, ma le immagini e lo sforzo di creare qualcosa che si avvicini più alla poesia che al cinema. Purtroppo questo è anche il limite del film, questa voglia di dire in ogni inquadratura qualcosa di poetico e profondo alla fin fine nuoce alla fruizione dei dialoghi – o meglio dei monologhi – che appaiono un po’ forzati e decisamente poco realistici. Un errore in cui è facile incappare è pensare ad un film come ad un romanzo, mentre invece sono due linguaggi decisamente diversi: la frase che in un romanzo è bellissima e perfetta, trasportata pari pari sul grande schermo appare artificiosa, finta, innaturale. E non basta lo sforzo interpretativo di Maurizio Giannini - in pratica unico personaggio dotato di battute, essendo Catherine Keener (Essere John Malkovich) poco più di una muta presenza fatta di sguardi e lacrime – a dare credibilità e "vita" a frasi e pensieri dall’aspetto troppo letterario. Ed è un peccato perché i sentimenti, le emozioni, i turbamenti, le contraddizioni di cui si parla nel film sono reali, le cose che prova il protagonista le ha provate chiunque si sia almeno una volta innamorato e non abbia un cuore di pietra. Forse avrebbero richiesto un maggiore lavoro di limatura per lasciare solo l’essenziale, il nocciolo, e forse avrebbero meritato un regista più avvezzo a simili microdrammi del cuore. Probabilmente un Nagisa Oshima (neanche a farlo apposta un giapponese!) o un Rhoemer ne avrebbero fatto un piccolo capolavoro.
MISTER HYDE

LIVIN’ LA VACA LOCA
Regia: Maurizio Giannini
Interpreti: Ricky Martin, Julio Iglesias, raffaella Carrà, Enrique Iglesias, Madonna, La Mucca Elvira, La Mucca Maria

Terreno minato quello su cui si avventura il neo-regista Maurizio Giannini sorretto produttivamente dalla MAGIA Production: il musical e, soprattutto, il musical di stampo europeo. Più che nell'ambito del Woody Allen di Tutti dicono I love you o del Kenneth Branagh di Pene d'amor perduto, qui siamo piuttosto dalle parti del nostrano Tano da morire: un misto tra trash e commedia musicale che deriva più dai cosiddetti "musicarelli" italiani degli anni '60 - e cioè film costruiti su successi musicali - che dalla tradizione classica del musical. Certo molti elementi di questa pellicola possono di primo acchito respingere: un cast che accoppia disinvoltamente Ricky Martin, Julio Iglesias, Raffaella Carrà e due mucche (!!); un tema di chiaro spunto cronachistico non proprio di buon gusto (la mucca pazza); le canzoni in spagnolo senza sottotitoli… però una volta entrati nell'ingranaggio ed abbandonati pudori di stampo cinefiliaco ci si può anche divertire. Il divertimento demente che nasce dall'assurdità dello spettacolo cui si sta assistendo, così esagerata e sopra le righe da trascendere anche le capacità critiche del recensore. In definitiva: non un film che vorremmo in cineteca, né che proporremmo come esempio di buon cinema, ma un prodotto semi-artigianale (non dimentichiamo che è un'opera prima!) che, se si lasciano fuori dalla porta buon gusto e razionalità, può regalarci un sorriso senza volgarità.
MISTER HYDE

UNA LUNGA NOTTE
Regia: Richard Donner
Interpreti: Sylvester Stallone, Jeremy Irons, Uma Thurman, Rachel Leigh Cook, Djimon Ounson, Eric Stoltz

Questo nuovo film di Richard Donner (la serie Arma letale) si inserisce nel tentativo di rinnovare l'immagine di Stallone dopo i non troppo felici esperimenti "leggeri" che avevano impietosamente mostrato la totale assenza di vis comica del nerboruto Sly (Oscar, Fermati o mamma spara), regalando all'attore un personaggio parente stretto di quello da lui impersonato nel sottovalutato Cop Land (James Mangold, 1997). Là era un poliziotto di provincia afflitto da sordità, qui un medico legale imbranato e timido. Tratto - sembra - da un ennesimo episodio di Dylan Dog (e potrebbe bastare adesso, no?) questo Una lunga notte purtroppo delude sotto vari aspetti, non ultimo il fatto che l'identità dell'assassino viene svelata addirittura nei titoli di testa mentre scorre il cast, togliendo ovviamente all'intera vicenda gran parte del suo interesse. Ma questo è solo uno dei difetti della pellicola, e nemmeno il più grave: a ciò si aggiungano gli errori di sceneggiatura (il protagonista che viene chiamato Vincent, John e addirittura in un punto Jack!), certe incongruenze inammissibili (trovo arduo credere che un medico legale possa scambiare del sangue per salsa di pomodoro, così come che una scure possa stare nella tasca di un cappotto: o è una tasca molto grande o una scure molto piccola! O ancora il protagonista che - infreddolito e preoccupato per la sorte della figlia a casa da sola - si siede in piena notte su ogni panchina che incontra!), e personaggi disegnati grossolanamente come il gay del povero Eric Stoltz (attore che meriterebbe ben altre occasioni). Un film sbagliato sotto molti punti di vista che temiamo ben difficilmente potrà essere il veicolo per il riscatto di Stallone, la cui interpretazione rimane comunque la cosa migliore della pellicola.
DAVIDE

Stallone sta cercando di ricostruirsi una "verginità" artistica, cercando di affrontare ruoli e pellicole che lo portino fuori dalla sua immagine di eroe tutto di un pezzo, con mitra o stecchino in bocca. Nel passato si è dato ai ruoli comici, riuscendo, secondo me, a cavarsela discretamente, ma bocciato selvaggiamente dalla critica e dal pubblico. Stavolta ci riuscirà? Il mio giudizio si assesta su un livello medio. Il film parte molto bene, con una atmosfera rarefatta che ben si adatta alla pellicola e con un Jeremy Irons in ottima forma, ma andando avanti perde leggermente il ritmo e i colpi. La storia, presa da uno dei primi numeri di Dylan Dog, Dopo mezzanotte, si porta avanti attraverso un adattamento dallo stile incostante, con parti più riuscite ed altre meno (su tutte l'omosessuale che scopre la verità sul serial killer). A fine pellicola resta la sensazione di aver perso qualche passaggio, per quanto, comunque, la visione sia gradevole. Diciamo che poteva essere ancora rimaneggiato un po', ma che vale la pena di essere visto per una volta...
FETCH

LUPIN III: IL SEGRETO DI ROMMEL
Regia: Wachosky Bros
Interpreti: Ben Stiller, Rutger Hauer, Takeshi Kitano, Hugh Jackman, Marc Decascos, Pamela Anderson, Charisma Carpenter.

Premessa: chi scrive non può certo definirsi un "fan" di Lupin III, e quindi non entreremo qui nel merito della fedeltà o meno al cartoon o della maggiore o minore aderenza degli attori ai personaggi originali, ma forse è meglio così, poiché - tranne rari casi - è quasi sempre deludente vedere trasposti sul grande schermo personaggi che si conosce e si ama. La nuova opera dei Wachosky Bros., assurti rapidamente alle vette di Hollywood grazie al fenomeno Matrix, si allontana decisamente dalle cupe ed inquietanti atmosfere fantascientifiche del film con Keanu Reeves per avvicinarsi ad altri territori espressivi, quelli per intenderci degli ultimi film di James Bond o ai vari Mission Impossibile; quindi grande ritmo, movimenti di macchina vertiginosi, lotte ed inseguimenti condotti quasi a ritmo di balletto, in poche parole: avventura allo stato puro. Ciò che nuoce un po' all'ottenimento pieno del risultato del puro divertimento è forse l'eccessiva lunghezza della pellicola che spesso sembra perdere i colpi e girare un po' su se stessa. Probabilmente qualche sforbiciata avrebbe reso il risultato finale più godibile anche per coloro - e ritengo siano molti - che non conoscono e non seguono il cartoon originale. Il cast del resto non aiuta particolarmente la pellicola, tra neo-divi ampiamente sopravvalutati (Stiller), bambole gonfiabili (Anderson) e attori avvezzi a produzioni di serie B (Dacascos) che non potendo certo ambire agli Oscar svolgono onestamente il proprio lavoro apparendo - forse volutamente - bidimensionali come i personaggi da cartoon che interpretano, con la sola luminosa eccezione del grande Takeshi Kitano, in effetti vero protagonista del film, ed unico a riuscire a creare un personaggio "vero" e dotato di personalità. Nota a margine per Rutger Hauer, oramai "condannato" a ruoli da cattivo-dagli-occhi-di-ghiaccio, che riesce comunque sempre a far emergere classe e fascino anche da un ingrato personaggio come il neo-nazista Reuter. A questo punto sorge un dubbio legittimo: la vera anima dei fratellini Wachosky è quella "autorale" dello splendido Matrix, o invece quella più commerciale e leggera di Lupin III? Come sempre in questi casi sarà il terzo film a chiarirci le idee. Nota a margine per gli sceneggiatori: "il bambino" della pubblicità della Copertone, che viene citato, era in realtà "una bambina"; una giovanissima - ed irriconoscibile - Jodie Foster!
MISTER HYDE

M

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LA MAGIA DELL’AMORE
Regia:
Gabriele Salvatores
Interpreti: George Clooney, Julia Roberts, Katie Holmes, Joshua Jackson, Monica Bellucci, Bill Cosby, Enrique Iglesias Raffaella Carrà

Cosa è successo a Gabriele Salvatores? Partito con alcune commedie agrodolci e generazionali che abbiamo tanto amato (Turné, Marrakesh Express), approdato all’Oscar con il ruffiano Mediterraneo, ha progressivamente sbandato da un genere all’altro senza più riuscire a trovare la felice vena degli inizi. Dopo alcune prove deludenti dal punto di vista artistico come da quello commerciale come Sud, Nirvana e il recente Denti, si ripresenta oggi, con un’ennesima svolta ad U, con una commedia romantica dal respiro internazionale. Di sicuro richiamo il cast che affianca una coppia di divi dall’indubbio fascino come George Clooney e Julia Roberts ad una coppia di giovani emergenti costituita da Joshua Jackson e Katie Holmes, tanto che viene da chiedersi come mai i produttori abbiano affidato tale miliardario cast al nostrano Salvatores, trattandosi oltretutto di una storia tutta americana, nello stile come nelle ambientazioni. Partito inizialmente con alcune similitudini con Un giorno per caso, sempre con Clooney lì in coppia con Michelle Pfeiffer, il film narra il parallelo sbocciare dell’amore tra le due coppie, tra difficoltà e inevitabili incomprensioni reciproche, con l’intento – lodevole – di riportare questo abusato sentimento ad una essenziale semplicità con intenti anche poetici.
Peccato che le buone intenzioni non bastino a fare un buon film; la sceneggiatura purtroppo pecca di una certa ingenuità e faciloneria, così che la nascita della passione tra le due coppie – i genitori e i figli – è un po’ repentina e troppo veloce, così come ugualmente troppo repentino è il cambio di prospettiva finale, e i caratteri dei personaggi, così come i loro sentimenti, rimangono troppo poco approfonditi, così che la loro storia d’amore difficilmente riesce a coinvolgere lo spettatore. Il cast nel complesso è equilibrato, pur senza brillare, ed il migliore in campo è senz’altro il bel Clooney, sornione più che mai. Tra i comprimari poco più che una comparsa la Carrà e poco credibile come ballerina di flamenco la Bellucci.
MISTER HYDE

MARIANNA SIRCA
Regia:
Martin Scorseset
Interpreti:
Penelope Cruz, Jude Law, Sergio Rubini, Giacomo Poretti, Angela Lansbury, Luigi Lo Cascio, Gastone Moschin

È curioso come proprio dalla Mercurio Pictures, casa di produzione tra le più giovani di Cinematik (vista l'età dello staff), arrivino film tratti da opere della letteratura italiana più classica. Dopo la positiva esperienza di La volpe e le camelie da Ignazio Silone, ora è la volta del premio Nobel Mariagrazia Deledda, con un film che sembra uscito direttamente dalla cinematografia degli anni '40, quella dei film con Amedeo Nazzari e Clara Calamai. Scorsese, capitato forse in vacanza in Sardegna e coinvolto nel progetto, dirige senza verve o inventiva un dramma verista dall'impianto - ahimè - irrimediabilmente antiquato con un risultato finale che sfiora in più punti la noia. Se buona è la ricostruzione ambientale e affascinanti certi scorci di una Sardegna ancora inedita, il cast purtroppo non garantisce la dovuta immedesimazione coi personaggi. Se credibile è la spagnola Penelope Cruz ed efficaci Lo Cascio e Moschin (quest'ultimo coi suoi 72 anni forse un po' anzianotto come padre di Marianna), indebita è l'intrusione dell'americana Lansbury come anziana (76 anni!!) governante, credibile come sarda quanto potrei esserlo io come svedese (e chi mi conosce sa cosa voglio dire), e soprattutto totalmente sbagliata la scelta del bravissimo Jude Law, inglese dall'occhio ceruleo che per quanto si sforzi come bandito sardo proprio non riesce a convincere. Curiosa infine la voce fuori campo di Poretti (di Aldo, Giovanni e Giacomo), scelto forse per la sua interpretazione del "nonno" nei famosi sketch dei sardi, ma che inevitabilmente rimanda subito a situazioni comiche.
Un progetto ambizioso che però resta un'occasione sprecata, e la vicenda di questa Marianna Sirca non riesce a diventare attuale e universale, ma rimane chiusa in un mondo e in un modo di fare letteratura che oggi appare completamente superato.
DAVIDE

Strano destino quello di Grazia Deledda, lo stesso che colpisce quasi tutti i vincitori del premio Nobel per la Letteratura (è successo lo stesso con Kenzaburo Oe): si viene investiti di un grande onore, ma si resta sconosciuti ai più. COsì capita alla Deledda, anche se film tratti dai suoi romanzi sono già apparsi in tempi passati, autrice ampollosa e pesante, che però nasconde la capacità di descrivere un mondo (quello della Sardegna del secolo scorso) con grazia e spessore. Mercurio cerca di portare alla ribalta questa capacità con un film più o meno riuscito, dove la storia è ben narrata e la regia si muove con mano sicura, lasciano perplesse le scelte di casting attuate dalla produzione (Angela Lansbury e Jude Law possono essere ottimi attori, ma non potranno MAI interpretare dei sardi credibili). Se si cerca di sfuggire all'idea che quella sia una storia universale e non necessariamente ambientata in Sardegna si rimane incastrati da plurimi riferimenti all'isola. In definita un bel film, che va visto ed apprezzato, ma che poteva essere leggermente rivisto per alcune scelte di fondo.
FETCH

THE MASTERPIECE - Il Capolavoro
Regia:
Lawrence Kasdan
Interpreti:
Johnny Depp, Rufus Sewell, Donald Southerland, Elizabeth Berkley, Helen Hunt

Salutiamo con piacere il ritorno di Lawrence Kasdan, assente dagli schermi italiani dal deludente Wyatt Earp del 1994, impegnato nella nuova produzione della prolificissima Cadillac Ranch. Regista e sceneggiatore discontinuo, dopo il piccolo capolavoro agrodolce Il grande freddo Kasdan non è più riuscito né ad agguantare il grande successo né a convincere appieno la critica, così che questo The Masterpiece – Il Capolavoro era veramente atteso ed assume una grande importanza. Diciamo subito che il produttore e sceneggiatore Cesare Carugi ha fatto bene a puntare su di lui: coadiuvato da un manipolo di ottimi attori il regista costruisce magistralmente una intrigante atmosfera di attesa e di crescente curiosità, dimostrando come anche la scena più normale può diventare grande cinema in mano ad un vero regista. Di più c’è il cinema nel cinema, elemento sempre di sicura presa, soprattutto quando – come qui – si parla di Frank Capra, uno dei massimi registi degli anni’40 autore di quell’immortale La vita è meravigliosa che ogni Natale immancabilmente ci regala qualche lacrimuccia. Peccato che anche stavolta lo sceneggiatore ci mostri quale è innegabilmente il suo limite e cioè il finale; dopo aver costruito un affascinante castello di incastri ed avere molto promesso, alla fine non tutto viene mantenuto e l’idea è che a un certo punto non si sapesse bene come sciogliere la vicenda. Finale a parte comunque, un grande film, strano, originale, coinvolgente, pieno di amore per il cinema e i suoi protagonisti, a tratti struggente e mai banale. Tutti bravi gli interpreti, dallo stranito Rufus Sewell (grande interprete del sottovalutato Dark City) a Johnny "Prezzemolo" Depp, ormai praticamente ovunque, al sempre grande Donald Southerland, che ha ritrovato una seconda giovinezza (si fa per dire…) artistica.
MISTER HYDE

MEZZANOTTE DA CANI IN CITTÀ
Regia: Roger Avary
Interpreti: Skeet Ulrich, Casey Affleck, Bokeem Woodbine, Denise Richards, Tom Sizemore, Eric Stoltz, Danny Aiello, Kim Dickens

La Cadillac Ranch continua ad esplorare e sviscerare il microcosmo americano, ancora a colpi di canzoni all-american – Bob Dylan, Bruce Springsteen – e ancora con una storia a tinte forti. Per questo nuovo film si è affidata al poco noto Roger Avary, regista che ha avuto un certa notorietà alcuni anni fa con Killing Zoe, una sorta di Pulp Fiction in miniatura di ambientazione parigina, e a sua volta co-sceneggiatore dei tarantiniani Le Iene e Pulp Fiction; va da sé che per forza di cose, con simili premesse, lo spirito di Tarantino aleggia sull’intera vicenda, soprattutto nei dialoghi e nei personaggi. A questo aggiungiamo che la storia ricorda in parte Albino Alligators, l’esordio alla regia di Kevin Spacey uscito in Italia col titolo Insoliti criminali (forse per ricordare I soliti sospetti – sic!), ed avremo purtroppo la sensazione di assistere ad un film che sembra di avere già visto. Questa volta l’abilità dello sceneggiatore Cesare Carugi non riesce a dare ritmo al film e a evitare un fastidioso senso di noia, soprattutto nella seconda parte. Il cast schiera facce giovani e "giuste", collaudate per questi ruoli – forse fin troppo: il povero e bravo Dayy Aiello costretto a rifare ancora e sempre il solito mafioso – con una nota di merito per il bravo Tom Sizemore. Peccato che la politica della Cadillac Ranch affidi le parti secondarie ad anonime comparse che certamente non possono dare molto alla pellicola, al di là della routine richiesta dalla paga minima sindacale. Come sempre ricca la colonna sonora, aperta stavolta anche a contaminazioni jazz e fusion. A questo proposito una piccola nota: il brano di apertura, la celeberrima Take Five di D. Brubeck, proprio non direi che è un brano di "free jazz" come viene scritto nella presentazione. Ma questa, è un’altra storia.
MISTER HYDE

THE MILLENIUM BUG
Regia: Michael Bay
Interpreti: Tom Cruise, Bruce Willis, Jennifer Lopez, Jonathan Price, Ben Chaplin, Stefano Accorsi, Jim Caviezel, James Van Der Beek.

Era senz'altro molto atteso dai fans del genere il ritorno di Bruce Willis al cinema d'azione, dopo le peraltro fortunate incursioni nel dramma paranormale (Il sesto senso) e nella commedia (La strana coppia); se vicino gli mettiamo un Tom Cruise al top della notorietà (e della forma fisica) e facciamo servire il tutto da uno specialista dei film corri-spara-scoppia come Michael Bay (The Rock, Armageddon e l'imminente Pearl Harbour) il risultato non potrà fallire il bersaglio. Certo, se il film fosse uscito nel 1999, quindi prima del paventato millennium-bug, avrebbe goduto di ben altro impatto emotivo, ma anche così la costruzione del film prende dall'inizio alla fine, grazie anche alla varietà delle ambientazioni e ad una sceneggiatura che, pur senza essere il massimo dell'originalità e presentando qualche ingenuità di troppo (difficile pensare che l'FBI - in realtà molto più  "di squadra" di quanto appaia in questo film - affidi ad un paio di agenti soltanto un'indagine tanto delicata e dagli esiti così potenzialmente disastrosi), appare davvero ben strutturata. È un peccato che non si sia osato di più, nel senso che uno scambio dei due ruoli protagonisti avrebbe dato un maggior inedito spessore ai personaggi: avremmo avuto un Willis disilluso agente e un Cruise brillante e aitante terrorista, in uno dei suoi rarissimi ruoli di "cattivo", ed è un peccato vedere sua "sederosità" Jennifer Lopez alle prese con l'ennesimo ruolo da "ragazza con la pistola", ruolo che da Out of sight, passando per Cops, sembra essere l'unico cui gli sceneggiatori riescono a pensare per lei. Il resto del cast non brilla particolarmente ma è funzionale alla vicenda senza aggiungere nulla, con una nota di merito per il sempre grande Jonathan Pryce, che regala alla pellicola una breve apparizione da vero professionista mentre la regia si mette docilmente a disposizione delle due star, regalando primi piani in proporzioni esattamente uguali (eh, i vezzi dei divi) e conducendo fino al prevedibile finale la storia senza particolari guizzi creativi. Perfetto per gli amanti del vero cinema d'azione, anche se forse poteva ambire - dato anche l'argomento - a qualcosa di più.
MISTER HYDE

MOBILE SUIT GUNDAM
Regia:
Steven Spielberg, Ronald Emmerich
Interpreti:
Matt Damon, Ryan Philippe, Reese Whiterspoon, Hugh Jackman, Anthony Anderson, Harvey Keitel, Arnold Schwarzenegger, James Duval, James Tolkan, Sigourney Weaver, Kelly Hu, Christopher Walken, Rutger Hauer, Tiffani-Amber Thiessen, Richard Attenbourgh, Paul Newman, Cristopher Lloyd, Susan Sarandon, N'Bushe Wright

Finalmente un film che si occupa di uno dei miti principali di chi segue l'animazione giapponese... La trama scorre liscia, gli attori sono quasi tutti in parte, ma il film è forse troppo "corposo" per essere visto tutto in una volta, tuttavia tiene incollati alla sedia dal primo all'ultimo minuto. Fa male vedere Spielberg dirigere un film accanto al regista più sopravvalutato degli ultimi anni, il tedesco Emmerich, tuttavia il primo deve essere riuscito a tenere fermo il secondo, perché, a parte qualche momento di breve durata, il film non annoia e non fa urlare all'idiozia come le opere medie del regista tedesco. Un po' difficile seguire la trama senza fare riferimento alle numerose cartelle di supporto offerte e questo forse è il difetto principale di un film che comunque vale la pena di vedere, per due ore e mezzo di divertimento pop corn: uscite e avete di nuovo fame, ma vi siete goduti dal primo all'ultimo boccone...
FETCH

N

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NAPOLEONE
Regia:
Martin Scorsese
Interpreti:
Edward Norton, Juliette Binoche, Christian Bale, Philip Seymour Hoffman, William Hurt, Dominique Swain, Ryan O'Neal

Ecco finalmente l'atteso Napoleone di Martin Scorsese, scelta registica certo particolare vista la vicenda trattata e che forse non si è rivelata delle più felici, in quanto il piccolo-grande generale francese appare personaggio forse un po' lontano dalle corde del grande regista italo-americano. Chissà, forse si sarebbe potuto osare e presentarlo quasi come un "bravo ragazzo" ante-litteram, invece il film si incanala nei binari della cine-biografia classica, con largo spazio alle vicende private di Bonaparte e alla sua irresistibile ascesa. Ricco di spettacolari scene di massa e di una sontuosa ricostruzione storica, questo film si presenta con tutti i crismi del kolossal, compreso quello di una lunghezza forse eccessiva, nel volere toccare in pratica tutta la vita del condottiero, dalla sua prima infanzia alla morte avvenuta a Sant'Elena. La figura che esce dal film è certamente molto edulcorata rispetto alla verità storica di Napoleone:ne viene esaltato l'eroismo e la dirittura morale, nonché l'estrema freddezza nel prendere decisioni critiche, ignorandone il ruolo di accanito scristianizzatore e di acceso sostenitore degli ideali illuministici più materialistici. Però un film è un film e non va mai preso come una lezione di storia, per cui passiamo sopra a questo. Purtroppo il film non decolla mai veramente e procede senza intoppi ma anche senza particolari impennate, ingenerando alla fine un senso di freddezza senza mai raggiungere momenti di vero pathos. Impeccabile invece la confezione tecnica e la prova di tutto il cast (con l'eccezione forse di un Willam Hurt un po' fuori parte) anche se è un peccato avere affidato ruoli importanti ad anonime comparse, forse per problemi di budget che già così dev'essere stato imponente.
In definitiva un film solo parzialmente riuscito, come uno di quei dolci con tutti gli ingredienti giusti al posto giusto ma che poi, chissà perché, non riescono gustosi come dovrebbero, anche se non proprio indigesti... Capita anche ai migliori cuochi!
MISTER HYDE

Un kolossal storico, ecco cosa propone la Papelo 'O Marennaro Production come opera d'esordio. Una scelta sicuramente coraggiosa quelle di uscire con un'opera impegnata e impegnativa, una scelta che va premiata, comunque. Il cast se la cava molto bene, i miei iniziali dubbi sulla scelta del protagonista si sono sciolti appena ho visto la buona recitazione del napolenico Edward Norton. Anche gli altri attori sembrano tutti a loro agio nei costumi ottocenteschi, chi più, chi meno. Un dubbio lo solleva la lunghezza dell'opera, che ai più potrebbe sembrare eccessiva, ma che in realtà si rivela adeguata all'argomento e al personaggio di cui si parla. Un errore nel quale cadono spesso i film biografici (vedi Chaplin oppure Dragon- La leggenda di Bruce Lee) è il rischio di far apparire il personaggio di cui si parla solo dal lato migliore, sorvolando su aspetti negativi, problematiche e punti deboli. Questo errore ricorre anche in questa pellicola, purtroppo, ostrandoci un Napoleone grande condottiero, soffermandosi sui suoi lati più "umani", ma senza mai intaccare un'immagine, comunque, "perfetta". Una discreta pellicola ed un ottimo esordio per questa nascente casa produttrice, che si lancia tra i big di Cinematik.
FETCH

NEVER LOOK THE SKY - Non guardare mai il cielo
Regia:
James Cameron
Interpreti: Riccardo Caria, Annalisa Sini, Marco Demontis, Marco Marongiu, Nicola Boi, Isabella Ligia, Daniela Banchiero, Carlo Sorbani, Roberta Carelli, Anna Del Sole

James Cameron? Ma è davvero lui o - come per il clone di John Woo di Cops - si tratta di un furbo omonimo dell'autore di Titanic? Certo che se è lo stesso, questo "piccolo" film da camera rappresenta un bel bagno di umiltà ed un ritorno all'essenzialità ben lontano dall'epica cui ci aveva abituato. Strano prodotto, questo Never look the sky (ma perché questo titolo inglese per un'opera non solo italianissima nella confezione - regista a parte - ma soprattutto nelle situazioni e nei contenuti?), confezionato come si usava negli anni '60/'70 "in casa", utilizzando attori non professionisti e raccontando il microcosmo quotidiano dei "giovani di oggi" (come direbbero Elio e le Storie Tese) con un linguaggio volutamente spoglio e minimalista. Il risultato è gradevole, scorrevole, anche abbastanza "vero"… ma è cinema? Il tutto ricorda più una fiction televisiva, a base di dialoghi e dialoghi e dialoghi… con l'aggiunta "moderna" delle chat e dei messaggi SMS. Inoltre la storia non ha un inizio e, peggio, non ha una fine, ma dà l'impressione di girare in tondo sugli stessi argomenti senza un reale approfondimento né dei caratteri né dei sentimenti, per non dire del triste e deleterio "messaggio" del film, annunciato anche dalla locandina, "fallo agli altri prima che lo facciano a te" che francamente mi ricorda tanto il motto coatto "chi bastona per primo bastona due volte!". Mi si dirà che è una storia vera, che questa è la realtà eccetera… ma, ripeto, è cinema? Io credo proprio di no.
MISTER HYDE

NUOVA ATLANTIDE
Regia: Wachowsky Bros.
Interpreti: Carrie-Ann Moss, Catherine Zeta-Jones, Ralph Fiennes, Giovanni Ribisi, Dougray Scott, Alicia Silverstone, Woody Allen.

Chissà se il vecchio Bonelli, quando creò il personaggio di Tex, avrebbe mai potuto credere che un giorno molti dei suoi personaggi - suoi o comunque partoriti dalla casa da lui fondata - sarebbero approdati sul grande schermo! Dopo l'abbuffata di personaggi americani, il cinema d'azione scopre i personaggi di casa nostra: dopo Dylan Dog e Julia Kendall ecco approdare al cinema anche Legs Weaver, personaggio se vogliamo "minore", nato da una costola di Nathan Never e poi conquistatasi sul campo una sua autonomia editoriale.
In questa mega-produzione rutilante di effetti speciali i fratellini Wachowsky, ormai immemori dei raffinati esordi "noir" del sottovalutato Bound (in Italia: Torbido inganno - sic!) mettono la loro perizia tecnica al servizio di una vicenda che, senza alcuna pretesa contenutistica (contenuti che invece erano ben presenti nel pur commerciale e spettacolare Matrix), promette e mantiene un paio di orette di divertimento e di svago. Accanto a loro la fedele Carrie-Ann Moss, androgina e muscolare, un po' lontana dal personaggio rotondo e procace del fumetto, che rischia di restare intrappolata a vita in personaggi di questo genere, e Catherine Zeta-Jones, cui spetta il ruolo supersexy per eccellenza di May. Il resto del cast non offre particolari sussulti, ognuno svolge diligentemente il proprio compito: Fiennes cerca di imitare il Bond di Brosnan ma forse è l'unico attore un po' fuori parte, Ribisi e Scott sono senz'altro i migliori in campo, anche se quest'ultimo rischia di ripetere a oltranza lo stesso personaggio dopo Mission Impossibile 2, la Silverstone è come sempre molto carina - e saggiamente non le si chiede altro - e poco più di un divertito "cameo" è la presenza di Woody Allen. Tra sparatorie, inseguimenti, esplosioni, astronavi e via dicendo la trama passa un po' in secondo piano, e se si passa sopra alle tante assurdità tipiche dei film d'azione odierni (credo sia davvero molto difficile restare aggrappati ad un razzo in decollo!!) ci si può senz'altro divertire. Nota di chiusura: intrigante, e non so fino a che punto presente nel fumetto (di cui non sono un lettore), l'ambiguo rapporto quasi gay tra le due eroine protagoniste. È proprio vero: non fanno più gli eroi di una volta!
MISTER HYDE

P

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PAPPAGALLI VERDI
Regia:
Gabriele Salvatores
Interpreti:
Giancarlo Giannini, Margherita Buy, Emma Thompson

Film o documentario? Indeciso sul da farsi Salvatores ha realizzato un'opera che è un po' l'uno e un po' l'altro, alternando a scene di fiction immagini di repertorio, per presentare l'opera di Emergency e del suo eroico protagonista Gino Strada. Encomiabile nei suoi intenti, Pappagalli verdi però va giudicato in questa sede come film, e da questo punto di vista certo non lo si può trovare irresistibile, anche se la corta durata ne agevola la visione. Quello che manca in questo film è proprio il protagonista, Gino Strada, le sue motivazioni, la sua storia anche personale, il suo percorso per arrivare a dedicare la sua vita agli altri. Peccato oltretutto perché con un interprete come Giannini avrebbe potuto venirne fuori un personaggio da brividi. Interessanti gli inserti documentaristici e la scelta delle musiche, con l'eccezione del trio Jovanotti/Ligabue/Pelù, gente che guadagna miliardi a pacchi e che "fa lo sforzo" di regalare una canzoncina (poco bella oltreutto) riempiendosi la bocca di banalità e di superficialità e vestendo - Jovanotti soprattutto - i panni di "portavoce dell'impegno" solo per vendere un po' di più. Scusate lo sfogo ma vedere associati al nome di un vero eroe come Gino Strada figuri come Jovanotti o Pelù francamente mi fa salire il sangue agli occhi.
DAVIDE

IL PICCOLO JACKYE
Regia: Francis Ford Coppola
Interpreti: Haley Joel Osment, Leonardo Di Caprio, Jeanne Tripplehorn, Alec Baldwin, Maria Grazia Cucinotta, Aidan Quinn, Martin Sheen, Chazz Palminteri

Ci sono film che, pur senza brillare eccessivamente per genialità o colpi di scena e senza ambire ad entrare nella storia del cinema, si lasciano tuttavia guardare senza noia e con immutato piacere dall'inizio alla fine. Questo nuovo lavoro del maestro "a corrente alternata" Coppola, sorretto da un cast estremamente interessante e perfettamente "in parte" - con l'eccezione forse dell'imbolsito Di Caprio, un attore che purtroppo, dopo pochi anni dai fortunati esordi, sembra già segnare il passo e della nostrana pettoruta Cucinotta, dalla recitazione legnosa e stereotipata. I dialoghi scorrevoli ed una certa cura nel tratteggio dei personaggi fanno sì che la storia, per quanto non troppo originale, proceda senza intoppi fino all'immancabile happy end finale, un vizio cui purtroppo gli americani non riescono a sottrarsi. Peccato che alcuni interessanti spunti di sceneggiatura rimangano fini e se stessi e senza approfondimento: perché il piccolo Jackye (un sempre straordinario Osment che però ci fa subito venire in mente Il sesto senso nella scena in cui ode la voce misteriosa) a un certo punto acquisisce le sue spettacolari doti matematiche? In che modo il personaggio di David influisce sulla risoluzione positiva del processo? Sviluppando maggiormente questi elementi - e dando loro un reale peso nella storia - Il piccolo Jackye sarebbe stato ben più intrigante ed avrebbe potuto aspirare a ben altri risultati artistici.
MISTER HYDE

LA PIOGGIA NERA (Kuroi Ame)
Regia:
Nagisa Oshima
Interpreti: Ryuichi Sakamoto, Ryuhei Matsuda, Yumi Adachi, Fumi Dan

"UCRONIA": uno strano termine coniato dagli scrittori di fantascienza per definire quel genere - prolifico negli ultimi 20 anni - che tratta di "storia alternativa", e cioè: cosa sarebbe successo se...?
Facciamo un attimo questo gioco: cosa sarebbe successo se gli Stati Uniti, i "poliziotti del mondo", avessero perso la seconda guerra mondiale? Sicuramente le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki sarebbero considerate uno dei più atroci e gravi crimini di guerra della storia, tali da fare vergognare ogni americano per almeno un centinaio d'anni e da fare impallidire al confronto anche la deportazione degli ebrei... Ma la storia, quella vera, è andata diversamente, e così Hiroshima è stata accantonata in un angolo della memoria, un ricordo sempre più lontano e sempre più vago, una parola ormai svuotata di significato. Eppure quei due bombardamenti, organizzati e realizzati in fretta e furia pochi giorni prima della resa del Giappone, in modo da convincere il mondo che tale resa fosse stata determinata dalla Bomba, hanno cambiato la storia e, sicuramente, hanno lasciato una ferita aperta nel cuore del Giappone, una ferita che ancora oggi, dopo 55 anni, non smette di sanguinare.
Secondo film tratto dal bel libro di Masuji, dopo Kuroi Ame del 1989 inedito in Italia, questa nuova opera del "vecchio" Oshima esce proprio a ridosso dell'anniversario del bombardamento, avvenuto alle 8,45 del 6 agosto 1945.
Il film è lento, teatrale nelle scene in interno e documentaristico nelle scene in esterno, i dialoghi appaiono didascalici e poco realistici (almeno per noi occidentali)... eppure il prodotto di questi elementi di per sé imperfetti è un - mi si lasci usare una volta questo termine! - Capolavoro e sfido chiunque a distogliere lo sguardo fino all'ultima scena.
Senza alcuna concessione alla spettacolarità né al facile effetto strappalacrime, il film possiede la ieraticità e la compostezza tipici delle opere giapponesi, fino all'uso del silenzio come colonna sonora più appropriata e del bianco e nero per dipingere i desolati panorami post-bomba, panorami da cui in pochi minuti ogni traccia di colore è stata cancellata, ed il sangue, nero e non rosso, appare ancora più vero e impressionante. L'intensa interpretazione di Sakamoto (che ricordiamo nel bellissimo Furyo) esprime alla perfezione il senso di una tragedia affrontata con una dignità per noi inimmaginabile (si pensi alle feroci rappresaglie dei partigiani sulle donne dei fascisti una volta caduto il regime) e la visione del film - sofferta, faticosa, dolorosa quasi fino alle lacrime - è consigliata a tutti coloro che vogliono ancora cercare la Verità e scrostare dagli orpelli del tempo una tragedia non meno grave perché lontana, ed un'offesa all'intero genere umano che - purtroppo - non basterà un film a cancellare.
Per gli altri... beh, c'è sempre Pearl Harbor!
MISTER HYDE

THE PRICE OF FAME
Regia: Gus Van Sant
Interpreti: Keanu Reeves, Ben Affleck, Charlize Theron, Michael Keaton, Steven Spielberg, Sarah Michelle Gellar, Natasha Lyonne, Bonnie Curtis, Dennis Farina, Michael Isonside, Bill Murray, Kim Hunter, Michael Emmet Walsh, Isabella Miko, Julia Stiles, Melanine Lynskey

Un thriller che cerca di portare all'attenzione dello spettatore il tema dello sfruttamento dei sogni altrui e delle meschinità che esistono ad Hollywood è sicuramente una bella scommessa. Norman e Buster ci si sono impegnati molto e la storia parte molto bene, con il personaggio di Matt interessante e ben caratterizzato. Peccato che la storia prenda ben presto una trama prevedibile: la giovane fanciulla che cade nella trappola e che traumatizzata si suicida, il fidanzato in cerca di vendetta, la caccia all'uomo. A poco valgono gli sforzi degli attori (su tutti Charlize Teron, bella e commovente) per cercare di rendere plausibile qualche passaggio forzato (tipo la giornalista che accetta di aiutare un presunto serial killer... Capisco l'intuito, ma qui si esagera). Gus van Sant si impegna, ma sembra che la carica emotiva dei suoi primi film si sia persa per strada... Il film può venire letto in una duplice chiave di lettura: come un thriller, ma in tal caso preparatevi a restare delusi oppure come denuncia sociale degli abusi di chi è potente (o di chi finge di esserlo) e delle conseguenze sulle pische più fragili e in tal caso ne esce una pellicola dignitosa, ma non memorabile. A voi la scelta.
FETCH

Con un cast megastellare si presenta nei cinema il nuovo film della Buster (qui in collaborazione con la Gongo Films), un produttore che evidentemente vuole fare concorrenza, in quanto a prolificità, a Cadillac Ranch. The price of fame (ma perché un titolo in inglese?) parte come una commedia sul mondo del cinema e si trasforma poi in un thriller, sia pure senza sorprese o colpi di scena, riuscendo a mantenere il giusto ritmo per tutta la durata del film. Personalmente trovo la sceneggiatura del giovane Sgarzi inferiore alle aspettative - dopo The Divine... e La casa delle fiabe mi aspettavo qualcoa di più - ma la caratterizzazione del protagonista, che dapprima sembra un simpatico sbruffone e via via assume sfumature più inquietanti, è davvero buona, così che persino il solitamente limitato Affleck riesce a fornire una validissima prova d'attore. Peccato che la vicenda sia risolta poi in modo un po' banale e prevedibile, con troppa faciloneria (al primo "appostamento" la giornalista viene subito avvicinata dall'assassino... una bella fortuna!) e alcuni personaggi non sufficientemente caratterizzati, primo fra tutti Keanu Reeves che ha l'aria di essere nel film più per caso che per altro. Come sempre di una bellezza imbarazzante la Theron, e anche brava, mentre il resto del cast ha parti troppo brevi per lasciare il segno. In complesso un discreto prodotto d'intrattenimento, ben girato e scorrevole, ma certo non un film destinato a lasciare il segno. Strepitoso il sito dell'ottimo Buster con esaurienti note sul cast e un bel dietro le quinte e simpatico il faccia-a-faccia tra i due produttori anche se di chiara ispirazione_Iene (ahi ahi Norman... MAGIA eh? Almeno Buster è stato piì diplomatico!).
DAVIDE

LA PROFESSIONE DELLA SIG.RA WARREN
Regia: Pedro Almodovar
Interpreti: Gwineth Paltrow, Goldie Hawn, David Morse, Sam Neill, Joseph Fiennes, Tom Wilkinson.

Curioso l’impianto diciamo "tecnico" allestito dalla Gongo Films per questo film tratto dall’omonima commedia di George Bernard Shaw: un regista spagnolo ex-alfiere di un movimento spagnolo anarchico e irriverente che è morto con la hollywoodizzazione dello stesso Pedro, un testo scritto da un appartenente alla socialista Fabian Society di fine ‘800 e che scaturisce dalle prime lotte dell’allora nascente movimento femminista, un cast infine che schiera divi americani di primo piano accanto ad attori più squisitamente britannici. Un materiale difficile da governare ed ingredienti molto diversi difficili da amalgamare, ed infatti stavolta la ciambella non è riuscita alla perfezione. Almodovar sembra il primo non perfettamente convinto di quello che fa, non prova nemmeno a trasformare la commedia in un film ma si limita a dirigere il cast in una sorta di teatro filmato che purtroppo ha sempre il limite di una certa noia e staticità. Inoltre sono passati 100 anni dalla prima rappresentazione della commedia di Shaw e – dobbiamo dirlo – si sentono tutti; il testo appare irrimediabilmente datato e il suo proto-femminismo, che all’epoca aveva scandalizzato i censori oggi, in un’epoca in cui i figli accoltellano senza rimorsi i genitori e i telegiornali sembrano film dell’orrore, non colpisce più e non scandalizza nessuno. Forse la vicenda andava profondamente rivoluzionata e modernizzata, a costo di tradire in parte il testo originale, oppure ambientata nelle lotte femministe degli inizi del XX secolo come documento di un determinato periodo storico, mentre invece la parziale modernizzazione operata dallo sceneggiatore fa apparire l’intera vicenda e certi dialoghi ancora più anacronistici. Equilibrato il cast, con Goldie Hawn su tutti in una parte insolitamente per lei non comica, e Sam Neill che tratteggia, da fine cesellatore, un personaggio ambiguo e sgradevole; più di routine gli altri fra cui una forse sopravvalutata Gwineth Paltrow.
MISTER HYDE

R

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RAGAZZA N° 44
Regia:
Sam Mendes
Interpreti: Keanu Reeves, Benicio del Toro, Penelope Cruz, Heidi Klum, Matt Dillon

Tratto da un romanzo del poco noto (in Italia) Mark Barrowcliffe, questo Ragazza n° 44 si inserisce in quella solida tradizione di commedie agro-dolci che da sempre costituiscono un elemento portante del cinema USA. La regia del talentuoso Sam Mendes di American Beauty (che però era un'altra cosa) se pure non ha troppe occasioni di mettersi in mostra, garantisce quella professionalità di confezione che lascia passare un'oretta e mezza in tutta tranquillità e senza momenti di caduta. Peccato che la sceneggiatura risenta qua e là un po' troppo della derivazione letteraria, e che qualche soluzione sia un po' affrettata e non ben spiegata. Cast di giovani stelle affermate e in ascesa ben calati nei ruoli, con un Matt Dillon su tutti, un attore che si è un po' perso per strada e che vorremmo vedere più spesso, alle prese con un personaggio eccessivo, di quelli che ogni attore vorrebbe incontrare nella propria carriera.
Dolce come sempre Penelope Cruz (o dovremmo dire Penelope Cruise?) e bella e sexy in modo quasi offensivo l'ex-modella Heidi Klum, una delle tante modelle passate al cinema.
Resta da dire dei due protagonisti, ambedue efficaci e disinvolti, con una marcia in più forse Keanu Reeves, attore poco sfruttato dal cinema brillante e che invece rivela insospettate doti di commediante. In definitiva, pur senza ambire a lanciare messaggi o a affrontare temi più seri, un film che vale senz'altro i soldi del biglietto e che avrebbe guadagnato ulteriormente da una sceneggiatura migliore.
MISTER HYDE

RICORDO DI JOY
Regia: Nick Cave
Interpreti: Zach Grenier, Nick Cave, Joely Richardson, Vincent D'Onofrio, Joe Pantoliano, Polly Jean Harvey

Cesare Cesare... a quando una bella commedia allegra e solare? Scherzi a parte il nuovo film della Cadillac Ranch tenta una carta inusitata: perché non approfittare dell'apparente revival del musical (vedi Moulin Rouge) per lanciare il musical-dark? Abbandonato momentaneamente Springsteen stavolta lo sceneggiatore Cesare Carugi ha scelto una canzone di Nick Cave per un piccolo film, diretto dallo stesso cantautore, che senza nomi di richiamo nel cast racconta una storia di amore e di morte, un apparente thriller senza colpi di scena (credo che chiunque individui subito la conclusione) caratterizzato da una ricerca costante dell'eleganza, della raffinatezza e delle poesia. Tutto, dall'atmosfera nevosa che sottrae ogni colore alle struggenti ballate cantate dallo stesso regista, dai flashback idilliaci della famiglia felice allo straniamento del protagonista (un attonito e - crediamo - volutamente inespressivo Zach Grenier), è perfettamente finalizzato alla costruzione di una opprimente atmosfera di tristezza e di disagio. Il neo-regista appare insospettabilmente sicuro dietro la macchina da presa, anche se forse c'è un eccessivo autocompiacimento nella ricerca ossessiva dell'immagine "bella" e ricercata. Autocompiacimento che costituisce anche il limite principale del film, che appare girare e rigirare su se stesso, senza riuscire a coinvolgere più di tanto lo spettatore più smaliziato, come invece era riuscito a Sleep of the dead, altro film sceneggiato da Carugi, per certi versi imparentato con questo. Equilibrato il cast, cui non vengono offerte occasioni per brillare particolarmente, e molto curata (ovviamente) la colonna sonora.
DAVIDE

Che Nick Cave sia un poeta (senza soffermarci sulla distinzione di maledetto o no) non ci sono dubbi, chiunque abbia mai sentito le sue canzoni sa cosa significano i suoi testi e può cogliere la poesia e l'intensità dei suoi pensieri al suo interno. Ricordo di Joy è un musical che cerca di portare sullo schermo le atmosfere e la poesia di Nick Cave, di raccontare una storia usando le parole del cantautore, cercando di ricreare quelle stesse sensazioni che le sue musiche danno. Un esperimento riuscito, un bellissimo film, cupo, disperato, triste, poetico, melanconico, nauseante nella sua crudeltà e nella sua dolcezza. I complimenti a Cesare vanno tutti, per essere riuscito a portare sullo schermo un'opera del genere verso la quale, lo ammetto, ero partito leggermente prevenuto e che invece si rivela essere un grande film.
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IL RITRATTO DI DORIAN GRAY
Regia: Francis Ford Coppolat
Interpreti:
Edward Furlong, Gene Hackman, Donald Southerland, Estella Warren, Lucy Russel, Thora Birch, Rhys Ifans

Il ritratto di Dorian Gray Qualcosa stona in questa pellicola, ma non si tratta di una connotazione negativa questa volta. Una opera di Wilde, rimaneggiata, fusa, ristrutturata, che tuttavia riesce a mantenere quelle caratteristiche proprie delle opere del grande autore inglese e che riesce a tenere intatto lo spirito di un libro difficile come questo. Il regista riesce a tenere sotto controllo la macchina da presa e le emozioni da trasmettere, sebbene il film in qualche punto sia un po' di digestione difficile; gli attori non se la cavano male e colpisce vedere un Furlong uscire dal ruolo di "il ragazzino che ha fatto Terminator 2 per vestire un rulo che ben gli si adatta, rendendolo bellissimo ed inquietante nello stesso momento. Un film perfetto? Leziosità a parte direi di sì. Andatelo a vedere.
FETCH

Il ritratto di Dorian Gray è forse l'opera più nota di Oscar Wilde, un romanzo di chiara ispirazione faustiana che è stato varie volte portato sullo schermo (ricordiamo la versione migliore, quella del 1945), ma che evidentemente conserva ancora intatto il suo fascino perverso e che oggi come un secolo fa può fare riflettere e spaventare. Ben venga quindi il nuovo film della Marco Communication che ripropone, questo straordinario romanzo in una versione tutto sommato fedele allo spirito dell'originale, anche se con qualche libertà. Abbiamo detto "film della Marco Communication" e non "di F. F. Coppola" perché la mano del grande (a corrente alternata) Coppola è assolutamente invisibile, limitandosi a riprendere la vicenda in modo piatto e lineare e rallentando spesso la narrazione quando i dialoghi si fanno un po' troppo "letterari". Regia a parte il film si lascia vedere dall'inizio alla fine (con i già citati punti morti) con interesse ma purtroppo con poca partecipazione, essendo piuttosto freddo e poco coinvolgente. Interessante la prova offerta dal giovane Furlong, cui forse manca un pizzico di fascino in più per potere fare innamorare di sé uomini e donne, che dimostra di immedesimarsi molto bene col personaggio. Le note "stonate" sono nella scelta dei comprimari: se Donald Southerland, pur troppo vecchio per la parte, possiede comunque una sua perfida eleganza che lo può anche rendere credibile come inglese, Estella Warren, supermodella prestata al cinema (Planet of the apes, Driven), è l'emblema della ragazzona americana supervitaminizzata, ben poco a suo agio nei panni di attricetta inglese dell'800, e soprattutto Gene Hackman (grande attore che stimiamo alla follia) in un ruolo in cui lo stesso Wilde rappresentò se stesso, decisamente non riusciamo a vederlo come raffinato lord inglese, dandy e dalla ambigua sensualità, con l'aggravante anche per lui dell'età veramente troppo avanzata.
Infine un suggerimento allo sceneggiatore: nei dialoghi si passa, all'interno della stessa frase, dal "voi" al "lei" al "tu", creando una certa confusione... una piccola revisione forse sarebbe necessaria.
DAVIDE

 

S

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SEED OF EVIL - IL SEME DEL MALE
Regia: Sam Raimi
Interpreti: Stephen Dorff, Matthew Lillard, Jamie Kennedy, Heather Graham, Juliette Lewis, Jennifer Love Hewitt, Rupert Everett.

Uscito un po' alla chetichella e senza grossi nomi di richiamo nel cast, questo nuovo film di Sam Raimi, tornato se Dio (o il Diavolo;) vuole all'horror, costituisce invece una piacevole sorpresa, pur senza ambire ad essere niente di più di quello che è: un onesto film horror giovanilistico (e lo spettro di Scream è sempre aleggiante sull'intera vicenda) che ci riporta al tanto amato - e da alcuni rimpianto - splatter degli anni '80. Sangue a profusione, demoni, riti satanici, un prete cui Freddie Krueger potrebbe fare da chierichetto ed ecco confezionato con abilità un film che, pur se lontano dai capolavori di Raimi come La Casa o Darkman, non fa rimpiangere i soldi del biglietto. Certo i richiami ad altri film sono numerosi (oltre al citato Scream, anche Le colpe degli altri di Craven così come i vari film tratti da King) così come è difficile passare sopra ad alcuni vistosi "buchi" di sceneggiatura: come può il poliziotto Lefty non ricordarsi di omicidi così simili avvenuti solo 20 anni prima, e culminati poi con la "caccia alle streghe", mentre uno dei giovani protagonisti (che all'epoca dei fatti doveva essere un bambino) se ne rammenta subito? Inoltre i protagonisti, quasi tutti attori sulla trentina, sono un po' cresciutelli per la parte di giovani universitari che scorazzano in bicicletta per le strade della cittadina, così come la Lewis risulta poco credibile ancora vergine a 28 anni compiuti; la figlia che ogni padre vorrebbe avere! Anche il colpo di scena finale è un po' tirato per i capelli e forse avrebbe meritato qualche approfondimento, ma risulta comunque efficace ai fini della conclusione della vicenda. Cast poco noto - e, ripetiamo, troppo "maturo" per i ruoli - ma tutto sommato equilibrato con due picchi, uno in alto e uno in basso: impagabile l'improbabile prete disegnato da Rupert Everett, sulfureo e così sopra le righe da risultare simpatico, mentre assolutamente incolore e monocorde Stephen Dorff che non riesce mai a dar vita al suo personaggio, personaggio che è poi l'asse della vicenda e che in mano ad altro attore avrebbe potuto risultare ben diversamente. In definitiva un esordio più che positivo per la neonata Lovecraft Production (un nome che è tutto un programma) e per il suo presidente.
MISTER HYDE

SERIAL LOVER
Regia:
Roberto Benigni
Voce narrante: Roberto Benigni, Tom Selleck, Monica Bellucci, Jean Reno, Jim Broadbent, Bob Hoskins, Danny Trejo, Elisabetta Braschi, Donald Southerland (non accreditato)

Sinceramente per tutta la prima parte di questo Serial Lover ho pensato di avere sbagliato film: nessuna traccia della vicenda che sapevo essere alla base del film, nemmeno l'ombra della Bellucci, e una sorta di ricalco di Ghostbuster in salsa italo-americana, poi per fortuna nel secondo tempo ho capito di non essere (ancora) rincoglionito del tutto!
Benigni, reduce da un premio importante (e ingombrante) come l'Oscar, va a "sciacquare i panni in Arno" e torna alla comicità pura con un film decisamente strampalato, a partire dal cast, pieno di divagazioni, di deviazioni dalla storia principale, di personaggi che si inseriscono arbitrariamente (come il non accreditato Southerland) in una non-trama che sembra solo il pretesto per infilare una gag comica dietro l'altra. Peccato che il personaggio di Benigni ricalchi un po' troppo il Groucho Marx degli omonimi fratelli, con un umorismo di battute e freddure che sembra appartenere poco al comico toscano, a scapito della sua innata comicità solitamente più "fisica" e gestuale. Qua e là si sorride - anche se a denti stretti - ma  stavolta la ciambella non sembra riuscita col proverbiale buco, risultando comunque il film troppo frammentario e discontinuo, risolvendo poi la trama principale, quella della "serial lover", troppo rapidamente (senza contare che ci priva per 3/4 del film della vista della Bellucci!!!). Simpatico come sempre Tom Selleck, anche se un po' spaesato, e poco più di ruoli-cameo gli altri. Geniale la trovata del "finale infinito".
MISTER HYDE

A fine pellicola ero perplesso a causa della quantità di sensazioni che la visione del film mi aveva scatenato. Intendiamoci: la storia (una scatenata helzapoppin', un vortice continuo di sensazioni e di personaggi nuovi) è divertente ed eccessiva al punto giusto, capace di entusiasmare e dotata di alcuni tocchi di gusto notevoli (la sfida a pari o dispari dei protagonisti è un momento memorabile di comicità), tuttavia "forse" troppo piena di gag e di spunti per riuscire a svilupparli tutti fino in fondo. Begnini è debordante come al solito e sembra trovarsi a suo agio nella produzione, anche Tom Selleck riesce a ricoprire il suo ruolo con bravura. Un plauso un generale a tutto il cast ed il consiglio di andare a vedere la pellicola, un po’ confusionaria, forse, ma che merita una visione.
FETCH

SETTE ANIME DANNATE
Regia: Tim Burton
Interpreti: Johnny Depp, Robert Duvall, Cher, Ben Kingsley Juliette Lewis, Riccardo Caria.

Che cosa ci combina Tim Burton per farsi incastrare da una simile produzione? Dove sono la sua visionarietà, la sua genialità sopra le righe, la sua sottile perfidia in questa storia tratta dal fumetto italiano Dylan Dog? L’effetto di questo film è un po’ lo stesso che provoca il fumetto in chi già sia frequentatore da lungo tempo del genere horror, e cioè di assistere ad un campionario di cose già viste, già scritte, già filmate da altri. Qualcuno potrebbe chiamarle citazioni, a me, notoriamente cattivo e perfido, sembrano più delle copiature belle e buone: le morti che seguono la logica dei sette peccati capitali si sono già viste in Seven di D. Fincher; il ciccione che esplode è tratto da Monthy Python: Il senso della vita; il colpo di scena che svela l’assassino sembra tratto da Angel Heart… e così via in un film che pure dalle premesse poteva essere di ben altro spessore, a partire dalla suggestiva ambientazione e dal senso di inquietudine che sempre provocano marionette e burattini in genere. Invece Sette anime dannate nasce fumetto e tale rimane fino alla fine, anche nei personaggi che risultano bidimensionali e nella regia stessa che si limita ad accompagnare la vicenda senza mai mostrare la mano di Burton. Nel cast, visto che non viene chiesto a nessuno di dare prestazioni da premio Oscar, si salva soprattutto la classe da vecchio marpione di Robert Duvall, mentre neppure la bravura di Ben Kingsley riesce a dare dignità ad un personaggio ingrato e ridicolo come Scrooge; Johnny Depp sembra divertirsi e diverte ma – santo Dio – la sua notte di sesso infuocato con la cinquantacinquenne Cher sa un po’ di necrofilìa. Potere degli effetti speciali… Rimandiamo quindi la "Cassius’ feeling for you" – e lo sceneggiatore Caria – che avevamo in parte apprezzato con Il dio del 36° piano, alla prossima prova, con maggiore maturità.
MISTER HYDE

SLEEP OF THE DEAD
Regia: Gary Fleder
Interpreti: Billy Crudup, Claire Danes, James Cromwell, George Dzundza, Jack Black.

Dopo romanzi, fumetti e serial televisivi forse si sta scoprendo una nuova fonte di ispirazione per i film: le canzoni. Scherzi a parte, è in particolare un brano di Bruce Springsteen - quello meno rock per intenderci e più intimista, quasi "dylaniano" - a fornire lo spunto per quest'opera di Gary Fleder, autore del sottovalutato ed invece assolutamente da riscoprire Cosa fare a Denver quando sei morto. Senza nulla togliere alla perizia del regista, diciamo subito che gran parte del merito della riuscita del film si deve alla sceneggiatura; infatti, pur partendo da uno spunto esile come può esserlo una canzone, riesce ad evitare la noia e la ripetitività che fatalmente potevano emergere dalla dilatazione della vicenda. Affidato ad un cast privo di star, il racconto procede per flash-back senza perdere mai di interesse, in un crescendo di claustrofobia angoscia che porta lo spettatore realmente in quella sudicia camera di motel, a chiedersi cosa ci sta facendo sudato e sporco di sangue e, soprattutto, come tutto può essere successo in così poco tempo, come una vita apparentemente incanalata in binari tranquilli e prevedibili possa essere stata stravolta e distrutta nel giro di poche interminabili ore. Immersa in paesaggi innevati che riportano alla mente lo splendido Fargo dei F.lli Cohen, la storia di Sleep of the Dead sembra accantonare l'azione vera e propria - ad esempio, la scena della rapina è risolta molto velocemente, quasi in secondo piano - per concentrarsi sull'introspezione del protagonista - un efficace Billy Crudup - e sulla sua discesa agli inferi, travolto da un destino beffardo che ci afferra per il collo e ci porta dove mai avremmo immaginato. Peccato che il finale non sia pienamente all'altezza del resto del film, chiudendo in modo un po' prevedibile e senza approfondire o sviluppare alcuni interessanti spunti emersi durante l'intera vicenda, ma comunque un ottimo film che non deluderà chi chiede al cinema non solo sparatorie ed inseguimenti ma anche anima e cuore.
MISTER HYDE

SPEEDWAY (Uscita per l'inferno)
Regia:
John Carpenter
Interpreti: Rufus Sewell, Hilary Swank, Michael Madsen, Jake Weber, Emmanuelle Beart

Strano il rapporto di Stephen King - e dei suoi scritti - col cinema. Strano e controverso, diviso tra produzioni di serie A (pensiamo a Shining), produzioni di serie B e serial televisivi ma sempre - o quasi - con grande dispetto dell'autore che si è visto travisato o mal rappresentato al punto da dirigere egli stesso, con risultati per la verità estremamente deludenti, una pellicola tratta da un suo libro, Brivido. Questa pellicola diretta da un John Carpenter quasi irriconoscibile, nonostante la presenza nel cast dello straordinario Rufus Sewell, grande rivelazione del grande e sottovalutato Dark City, non sfugge alla regola e senz'altro attirerà su di sé le ire dello scrittore americano. Non perché il contenuto del libro sia travisato, si badi bene, ma proprio perché manca di ogni qualità che si richieda ad un buon film, specie se è firmato da un Grande come Carpenter: una sceneggiatura degna di questo nome, ritmo, capacità di tenere desta l'attenzione. Il tutto assomiglia ad un compitino tirato via alla bell'e meglio, dove anche gli attori si aggirano straniti alla ricerca di un senso da dare alle loro parti. Peccato anche perché il romanzo da cui è tratto, edito nel lontano 1981, è uno dei più originali dell'intera produzione "kinghiana" e meritava ben altra cornice e confezione.
MISTER HYDE

James Cameron's SPIDERMAN
Regia:
James Cameron
Interpreti:
Brad Renfro, Joe Pesci, Kirsten Dunst, Joshua Jackson, Kate Hudson, Willam H. Macy, Daniel Stern, Paul Walker, Brian Dennehy, Vanessa Redgrave, Hulk Hogan, Christopher Lloyd, Miguel Ferrer, Ian McKellen, Tim Roth

Battuto sul filo di lana il film di Raimi, ecco il tanto atteso Uomo Ragno scritto e diretto da James Cameron. Con un foltissimo cast di vecchie e nuove glorie (dove come al solito i "vecchi" battono i "giovani" 1 a 0!), questo nuovo film della Gargamella Pictures si presenta con tutti i crismi del kolossal, dalla impeccabile regia ai sofisticati effetti speciali alla coinvolgente colonna sonora. Quello che manca al film purtroppo sono un'anima e una personalità, difetti tipici dell'ultima produzione hollywoodiana basata sull'azione. Il film è un gran bel giocattolone, divertente e scattante (anche se qualche taglio qua e là avrebbe giovato), ma niente di più, ed immancabilmente risulta alla fine freddo e impersonale, nonostante gli sforzi funambolici del regista per cercare sempre l'inquadratura che non sia banale. Certo mi si dirà che un film tratto da un fumetto così deve essere, e probabilmente è vero, ma chi come il sottoscritto non è un fan dell'Uomo Ragno non può che considerarlo come film a sé stante, e come tale è una pellicola che senz'altro incontrerà un enorme successo e che senz'altro piacerà moltissimo al pubblico dei teenagers - lo "zoccolo duro" del pubblico cinematografico - ma che alla fine della visione, usciti dal cinema con ancora gli occhi pieni di colori, lascia ben poco dentro e sbiadisce presto come il sapore dei pop-corn.
MISTER HYDE

LA STAGIONE DEI MANGIACADAVERI
Regia:
David Cronenberg
Interpreti: Danny Glover, Chris Penn, Isaach De Bankolé, Maya Angelou, David Cronenberg, Jude Law

Questo non è un film per signorine e per stomaci delicati. I suoi ingredienti sono: sangue (possibilmente rappreso), montagne d'ossa, droghe varie, voodoo, zombie, insetti di varia dimensione e schifosità e amenità del genere… ma il risultato è affascinante. Il canadese Cronenberg sembra quasi voler riprendere il suo film più pazzo ed inguardabile, Il pasto nudo (mooolto liberamente ispirato a un romanzo di Burroughs) calandolo in una tipica storia poliziesca con tutti gli elementi tipici del genere: il poliziotto di colore imbolsito, quello più giovane, l'odioso industriale elegante, vicoli maleodoranti, stupri, rapine e quant'altro l'immaginario del moderno thriller richiede… solo che la vicenda appare subito molto più intricata e sinistra di quanto possa sembrare. Purtroppo la trama non è molto chiara e seguire il film rappresenta un atto di volontà che richiede l'annullamento totale della razionalità, come d'altronde nelle migliori opere del regista, da Videodrome a eXistenZ. Non ci sono buoni in questo film, non c'è redenzione, non c'è neanche giustizia, pur essendo coinvolti dei poliziotti, ma un lungo allucinante incubo, un'immersione totale e senza appigli nelle sabbie mobili del subconscio, faccia a faccia con le nostre paure più ataviche (gli insetti, il buio). Contorto e un po' frammentario La stagione dei mangiacadaveri non è certo il miglior film di Cronenberg (qui presente anche in veste di attore) ma è comunque un prodotto coraggioso che non ha paura di essere sgradevole.
MISTER HYDE

LA STRANA COPPIA
Regia:
Ivan Reitman
Interpreti: Bruce Willis, Billy Crystal, William H. Macy, Corbin Bernsen, Sam Neill, Daniel Stern, Kelly Preston 

Nel 1969 il duo Jack Lemmon/Walter Matthau creò, a partire da una commedia del grande Neil Simon, una delle più formidabili macchine comiche della storia del cinema, La strana coppia. Oggi, a oltre trent'anni di distanza, può essere ancora attuale e, soprattutto, divertente la vicenda dei due divorziati Oscar e Felix e della loro forzata convivenza? Il regista Reitman ci ha creduto e, bisogna dirlo, opportunamente aggiornata e riveduta, la commedia regge benissimo il peso degli anni e diverte oggi come allora. Certo la maschera da cagnone imbronciato di Matthau - cui il film è affettuosamente dedicato - è e sarà un ricordo indelebile nella memoria di ogni cinefilo, ma la prova recitativa della inedita coppia Crystal/Willis è da antologia e riesce a creare quel ritmo di "botta e risposta" essenziale per la riuscita di una commedia. Certo si tratta pur sempre di cinema "da camera", di teatro filmato, e quindi senza grandi guizzi creativi da parte del regista (che pure era partito con un film ad alto tasso di effetti speciali come Ghostbusters) ma l'utilizzo accorto di validissimi comprimari - su tutti il grande Macy - e di una sceneggiatura senza buchi ne rende la visione scorrevolissima e davvero divertente. Forse si poteva osare un po' di più arricchendo la storia e facendola uscire dallo spazio ristretto dell'appartamento di Oscar, ma la fedeltà alla commedia di Simon ha prevalso, premiata oltretutto al box-office. Un prodotto non rivoluzionario, quindi, che non resterà certo nella storia del cinema, ma un onesto prodotto che mantiene né più né meno di quel che promette. E non è poco.
MISTER HYDE

LO STRANO CASO DEL DOTTOR JEKYLL E MR. HYDE
Regia:
David Lynch
Interpreti:
Jeremy Irons, James Coburn, Donald Southerland, William Hurt, Jennifer Jason Leigh, Bob Hoskins, Nigel Terry

Ennesima versione cinematografica tratta dal celebre romanzo di Stevenson che tenta la strada della rappresentazione fedele il più possibile al romanzo originale, operazione già sperimentata con successo da Francis Ford Coppola con un altro grande classico dell'orrore Dracula. La fedeltà al testo originario non è certo un limite per il regista David Lynch che aggiunge al testo una visione claustrofobica, malata ma nonostante tutto fredda, distaccata, formale e credibile della società inglese della fine del 1800. Va da sé che la malvagità e la perversione di Hyde spiccano meglio in un contesto di questo genere; per questo le scene in cui ad agire è il lato oscuro di Jekyll, mister Hyde, sono le più riuscite del film e fanno provare disgusto e disprezzo per una persona tanto malvagia. Eppure lo spettatore, come Jekyll stesso, rimane anche affascinato dalle sembianze e, soprattutto, dalle azioni di questo lato oscuro che è presente in ogni essere umano e con Mr.Hyde è diventato improvvisamente tangibile. Prevedibilmente buona la prova di tutto l’ottimo cast del film, con menzione particolare ed ovvia per il protagonista, un Jeremy Irons sempre credibile e mai sopra le righe e per il ritrovato James Coburn a cui finalmente viene dato il giusto spazio.
La sceneggiatura ha qualche piccola sbavatura ma nel complesso si tratta di un lavoro decisamente superiore alla media, forse non adatto a tutti i palati per la sua apparente e già citata freddezza ma, per chi sa cogliere sfumature ed i particolari di ogni dialogo e di ogni scena, anche questo, come i precedenti film targati Fantàsia Pictures, è un film assolutamente da non perdere.
MISTER HYDE

THE SUMMER OF MR. TAYLOR
Regia:
Howard Franklin
Interpreti:
Russell Crowe, Max Von Sidow, Minnie Driver, Richard Bradford, John Cleese

L'estate si sa è la stagione degli stravizi: chi è stato a dieta per tutto l'inverno si lascia andare con gelati, pizze a tutte le ore e bibite ghiacciate. Il dott. Taylor, protagonista di questo film di Howard Franklin (di cui ricordiamo lo straordinario Occhio indiscreto con Joe Pesci) ha scelto invece la calda stagione per cambiare decisamente dieta. Film sul cannibalismo, con echi da Il silenzio degli innocenti e dal sottovalutato L'insaziabile di Antonia Bird, The summer of Mr. Taylor, nuova fatica della Cadillac Ranch, immerge la fosca vicenda della "discesa all'inferno" dello stimato dottore londinese nella puritana atmosfera dell'Inghilterra vittoriana, rendendo ancora più shockante la distanza dalle quanto meno bizzarre abitudini del protagonista e le convenzioni della società circostante. Ben sceneggiato e ben girato il film riesce molto convincente e coinvolgente nella prima parte, rendendo molto bene la progressiva spirale di pazzia in cui entra il dott. Taylor, per perdersi leggermente nella seconda parte, affidando la spiegazione dell'alterazione del protagonista a motivazioni forse un po' banali e prevedibili. Sempre in bilico, il film non sconfina mai nel cattivo gusto (ma un po' di sangue in più non avrebbe guastato!) e si avvale di un cast funzionale ai personaggi, in cui nessuno brilla più degli altri tranne Russel Crowe, in ben altri costumi rispetto a quelli succinti del Gladiatore, ma ad onta delle previsioni perfettamente a proprio agio nei panni del medico londinese dagli eccentrici gusti culinari. Simpatico il finale, anche se riporta a troppi film del passato, ed ottima l'ambientazione ottocentesca. Con un po' di coraggio in più avrebbe potuto venirne un piccolo capolavoro.
MISTER HYDE

I SUPERIORI SCONOSCIUTI
Regia:
Wim Wenders
Interpreti: Christian Slater, Max Von Sydow, Annette Bening, Gabriel Byrne
Martin Landau, James Coburn, Giacomo Poretti, Jamie Kennedy, Jake Busey, Jim Caviezel
Jared Leto

Non c'è che dire, gli ingredienti di questo film appaiono appetitosi: Wim Wenders - discontinuo ma senz'altro regista di valore - al timone, un cast senza grosse stelle ma equilibrato (con un'eccezione), un argomento infine stimolante come quello dei presunti contatti tra Hitler, il Nazionalsocialismo e sette sataniche o stregonesche. Trasferito però armi e bagagli a Hollywood lo stesso Wenders sembra dimenticare il suo passato di regista non commerciale e dalla particolarissima poetica, realizzando un tipico action-movie all'americana che avrebbe potuto dirigere tranquillamente un Michael Bay. Così anche tutti gli spunti inquietanti da cui prende le mosse la vicenda restano solo spunti, col solo scopo di mettere in moto una storia di inseguimenti, sparatorie ed esplosioni di cui il cinema hollywoodiano di oggi è pieno, e non bastano alcune raffinatezze registiche a farne qualcosa di più di un film di intrattenimento. Ed è un peccato, perché - ripeto - l'idea di base era ottima ed avrebbe meritato un maggiore approfondimento, avendo le potenzialità per partorire - in mano a tanto regista - qualcosa di più e di diverso. Ottimo davvero il cast, con lo spaesamento del protagonista ben reso dal sottovalutato Christian Slater ed un gruppetto di arzilli vecchietti che donano, con la loro decennale esperienza, inusitata profondità ad ogni alzata di ciglia. Bene anche i comprimari con l'eccezione di cui sopra, e so di sfondare una porta aperta, del comico nostrano Giacomo Poretti (del trio Aldo/Giovanni/Giacomo), a suo agio nelle vesti di Hitler quanto lo sarebbe Stallone in quelle di San Francesco! Non bastano un paio di baffetti per assomigliare a Hitler, persona dai lineamenti tutto sommato regolari e ben lontano dalla fisionomia tarchiata e nasuta del simpaticissimo Poretti; basti pensare che in passato il ruolo del dittatore nazista è stato interpretato da sir Alec Guinness e da Anthony Hopkins!
Comunque un peccato veniale in un film riuscito per quanto riguarda il lato spettacolare e senza cadute di ritmo, ma certo lontano da ciò che ci si può aspettare da Wim Wenders.
In chiusura un errorino da segnalare agli scenografi: nelle prime scene appare il cartello WILKOMMEN TO LINZ... ma essendo in tedesco dovrebbe essere WILKOMMEN ZU LINZ.
MISTER HYDE

U

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L'ULTIMO VIAGGIO DI UN TRENO
Regia:
Martin Scorsese
Interpreti: Richard Gere, Benicio del Toro, Asia Argento, Monica Bellucci, Mariarazia Cucinotta, Enrique Iglesias

Ci risiamo: periodicamente assistiamo all'uscita di film firmati da omonimi di grandi registi: è successo con lo pseduo-John Woo di Cops, con lo pseudo-James Cameron di Never look the sky e con lo pseudo-Kitano di Attacco a Hiroshima. Adesso tocca ad un sedicente Martin Scorsese che naturalmente non può essere l'autore di New York New York, Taxi Driver e Quei bravi ragazzi, perché in caso contrario avremmo seri motivi per preoccuparci... Con un cast alquanto stravagante dove l'unico attore è Benicio Del Toro in mezzo a belle facce e belle tette questo film è soprattutto carente - oltre che nella recitazione (che parola grossa per simili nomi!) del cast - nella sceneggiatura, che purtroppo costituisce la spina dorsale di un film; piena di incongruenze e di dialoghi approssimativi non riesce ad evitare la monotonia derivante dall'ambientazione obbligata del treno. Richard Gere compagno di studi di Enrique Iglesias di cui ha 26 anni di più; la stazione di Terni più volte nominata e in cui il treno non si ferma mai; scompartimenti quasi deserti in linee in cui normalmente - se non hai prenotato - te la fai tutta in piedi e in cui bisogna bussare per entrare; rapinatori tossicomani felici di essere accompagnati in istituti di disintossicazione (provatevi voi a convincerne uno!); ragazze che si inginocchiano a baciare la mano di un frate, quando ogni cattolico sa che solo ai Vescovi è riservata tale pratica... e qui mi fermo perché non è questa la sede. Peccato perché la casa di produzione Mercurio stava continuamente migliorando i suoi prodotti, mentre questo film decisamente segna una battuta d'arresto.
MISTER HYDE

V

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VACANZA IN FAMIGLIA
Regia: Lasse Hallstrom
Interpreti: Rupert Graves, Blythe Danner, James Caan, James Spader, Teri Polo, Tea Leoni.

La nuova opera dello svedese - oramai pienamente americanizzato - Lasse Hallstrom è un perfetto esempio della discontinuità dell'opera del regista, capace di piccoli capolavori come il recentissimo Chocolat e di drammi smielati come il sopravvalutato Le regole della casa del sidro. Diciamo subito che questo Vacanza in famiglia - pur nella sua eleganza formale e ben servito da un'ottima squadra di attori senza grandi star "alla moda" - non appartiene purtroppo al gruppo delle sue opere migliori. Parte del difetto è nella sceneggiatura, dello stesso regista, che sembra spesso lanciare il sasso e nascondere la mano, suggerire spunti senza poi operare il necessario approfondimento che certi temi forse avrebbero richiesto. La storia in sé non presenta niente di nuovo: sul classico schema della "riunione di famiglia" (quasi un sottogenere cinematografico) si innestano drammi personali, scelte di vita, dubbi esistenziali e sentimenti che poi in fondo ruotano tutti intorno al bisogno, e al diritto, di amare che è in ogni uomo o donna; i momenti di vera commozione non mancano, e si devono soprattutto alla superba interpretazione di Blythe Danner (Ti presento i miei) che traccia un bellissimo ritratto di donna apparentemente sconfitta dalla vita. Purtroppo l'uso continuo - e direi ossessivo - della voce fuori campo del narratore (Elliot/Rupert Graves) appesantisce un po' lo scorrere della vicenda, nella voglia di spiegare a parole a tutti i costi ogni sentimento, mentre invece si sarebbe potuto - e forse dovuto - lasciare più spazio all'interpretazione degli attori e alla capacità dello spettatore di cogliere le sfumature che spesso si possono nascondere anche in un semplice gesto. Detto del cast nel complesso equilibrato e funzionale, spezziamo una lancia a favore del grande James Caan, attore di grande finezza troppo spesso dimenticato dal cinema che conta e che invece dimostra di avere ancora molto da dare.
MISTER HYDE

LA VALIGETTA NERA
Regia: Simon West
Interpreti: Catherine Zeta-Jones, Pierce Brosnan, Michael Madsen, Thomas Calabro, Patricia Acquette, Delroy Lindo, John Turturro, James Cromwell, Tony Sperandeo, Danny Aiello, Woody Harrelson

Prendete una coppia di divi affascinanti, bravi e "à la page" come l'ultimo 007 Pierce Brosnan e la neo-signora Douglas Catherine Zeta-Jones, un regista giovane ma già affermatosi come autore di film tutta-azione come Con Air e l'imminente Tomb Raider, inserite il tutto in un complotto che coinvolge mafia, FBI e addirittura il Presidente degli Stati Uniti d'America ed otterrete il perfetto film d'azione? Non sempre. Non stavolta, almeno. Anche accettando acriticamente le regole del gioco del film d'azione pura (e quindi senza ricercarvi alcun contenuto), è davvero difficile farsi prendere dalla prevedibilità e dall'eccessiva semplicità della vicenda, che procede per accumulo di situazioni senza mai un guizzo di originalità o una vera sorpresa. Salva il tutto il ritmo che il regista cerca di imprimere alla storia, che evita per un pelo il film dalla noia più assoluta. Inoltre Pierce Brosnan è davvero fuori parte ed il personaggio non lo aiuta certo: un investigatore privato americano (che dovrebbe quindi essere delicato come uno squalo) che dorme con la porta aperta, ha paura delle pistole, che considera geniale l'idea di tingersi i capelli per rendersi irriconoscibile, che sembra più imbranato dell'ultimo degli impiegati delle Poste… viene da chiedersi perché per trasportare la famosa e preziosissima valigetta nera abbiano scelto proprio uno così. Allo stesso modo risulta difficile credere che sulle tracce di detta valigetta e dell'esplosivo materiale che contiene vengano sguinzagliati dal Presidente solo due agenti e dalla mafia solo due uomini!
Il folto gruppo di comprimari, tra cui spicca la figura di John Turturro, contribuisce a rendere almeno godibili i personaggi di contorno, con la simpatica trovata di Harrelson alle prese con tre personaggi simili ma distinti.
Anche il finale in piccolissima parte riscatta la piatta ovvietà di tutto il film.
Ultima annotazione per gli sceneggiatori: negli alberghi americani il numero della camera indica SEMPRE il piano in cui si trova. Quindi la stanza 2043 dev'essere al 20° piano e non al terzo, così come la 405 sarà al 4° piano. Scusatemi ma documentarsi è la prima regola per scrivere una sceneggiatura credibile.
MISTER HYDE

LA VOLPE E LE CAMELIE
Regia: Jean-Jacques Annaud
Interpreti: Gerard Depardieu, Winona Ryder, Joseph Fiennes, Angela Lansbury, Katie Holmes, Sergio Rubini, Sissy Spacek, Daniel Auteuil, Massimo Ghini..

Dopo l'esperienza kolossal di Il nemico alle porte, war-movie ambientato durante la battaglia di Stalingrado, l'eclettico regista Annaud torna ad ambientare un film fra i monti, dopo il suo grande successo L'orso, con un bagno di semplicità forse necessario dopo la magniloquenza e l'epicità del film citato. La volpe e le camelie (titolo enigmatico ma affascinante), pur ambientato durante il Fascismo, tocca un tema però inusitato e ben poco frequentato: il rapporto tra la vicina neutrale Svizzera e il nostro paese, e tra i cittadini del Canton Ticino, rudi montanari e contadini, e una rete di emigrati, fuggiaschi, spie ecc. In questo "piccolo" film la Storia con la esse maiuscola rimane lontana, al di là di quei monti che rappresentano simbolicamente il confine tra la vita tranquilla delle vallate e i rivolgimenti politici e sociali che, a pochi chilometri di distanza, stanno decisamente cambiando la vita e i destini di milioni di italiani. Sorretta da un cast internazionale, la vicenda purtroppo appare qua e là un po' nebulosa e i caratteri stessi dei personaggi - o almeno di alcuni di loro - non sono ben delineati rischiando così di compromettere la comprensione stessa del tema di fondo e del punto di vista degli autori. Anche l'estraneità di alcuni interpreti ai personaggi non giova certamente alla loro definizione, si veda l'elegante Winona Ryder decisamente poco credibile come figlia di montanari svizzeri così come l'americana al cento per cento Sissi Spacek, che però rimedia con una grande interpretazione tutta tra le righe colma di finezze da vera attrice. Depardieu straripa meno del solito ed è invece, al contrario delle americane, perfettamente in parte, alle prese con un personaggio decisamente ambiguo che si fatica proprio a trovare simpatico. Si veda la scena della volpe, che onestamente - al contrario degli autori - proprio non riesco, personalmente, a vedere come impersonificazione del male. Apprezzabile quindi lo sforzo di autori e regista di raccontare una storia "diversa", di toccare argomenti scomodi e spesso sottaciuti e di fare un cinema lontano dalla spettacolare commercialità del panorama contemporaneo, peccato però che spesso le buone intenzioni non bastino a fare un buon prodotto finale. Così il film rimane un po' nel limbo dell'incompiuto, mostrando delle potenzialità che restano purtroppo inespresse, e la vicenda, pur drammatica, scivola via un po' freddamente senza riuscire a coinvolgere più di tanto lo spettatore. Nota di merito finale per la veterana "signora in giallo" Angela Lansbury, che a 76 anni suonati riesce a vivificare il suo personaggio con un'arguzia e una classe sempre più rare.
MISTER HYDE

Y

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YOUNG FEARS
Regia: Wes Craven
Interpreti: James Van der Beek, Joshua Jackson, Heater Matarazzo, Freddie Prinze Jr, Sarah Michelle Gellar, Britney Spears, Ryan Philippe, LL Cool J, Mena Suvari, Chris Klein, Arnold Schwarzenegger.

Difficile recensire questo telefilm dilatato come opera dello stesso Wes Craven di Nightmare, di Scream o del recente Le colpe degli altri; forse il suo nome è stato sovrapposto a quello del vero anonimo regista o forse aveva delle scadenze - la rata della macchina, il mutuo - immediate cui far fronte e gli servivano degli spiccioli con urgenza. Fatto sta che la vicenda di queste "giovani paure", se pure riecheggia in parte le atmosfere adolescenziali care all'attempato Craven, non riesce a stare in piedi neppure con dei puntelli d'acciaio. A partire dall'ambientazione assolutamente improbabile (sono in America? E allora perché parlano di "lezioni di inglese" e simili? Sono in Italia? E allora perché hanno tutti nomi inglesi?), per proseguire con la pseudo-recitazione di un cast composto di attori televisivi e pop-stars - con la sola eccezione del bravo Ryan Philippe - e con clamorosi buchi di sceneggiatura (dov'è il poliziotto interpretato da Schwarzenegger? Come si spiega il "colpo di scena" che riguarda la morte di Britney Spears?). In definitiva un filmetto horror assolutamente dimenticabile, pieno di sangue e di coltelli (ma tutti i "giovani d'oggi" girano con coltellacci da cucina in tasca?) ma privo di logica narrativa e che di conseguenza, dopo un inizio tutto sommato promettente, non riesce a coinvolgere lo spettatore e procede stancamente per accumulo di morti fino all'improbabile finale, che comunque qui non sveleremo. Comprendiamo che la giovane età e l'inesperienza dello sceneggiatore siano in gran parte responsabili del disastro, ma crediamo anche che solo grazie a delle critiche sincere si possa crescere e migliorare.
MISTER HYDE