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THC

Il THC, Delta 9 Tetraidrocannabiolo, è, come avrete intuito dal nome, l'ingrediente attivo fondamentale contenuto nella pianta femminile della cannabis sativa, la canapa indiana per intenderci. E' contenuto in quantità differenti nelle foglie e i fiori, che, seccati e sminuzzati diventano poi la marijuana, nei quali la percentuale varia tra lo 0,7 e il 7% ma può raggiungere il 20% in alcune varietà di piante. L'hashish deriva dalla resina che si ottiene tagliando le cime della cannabis è contiene circa il 10% in più di THC rispetto alla marijuana. L'olio di hashish è una soluzione liquida che si può ottenere distillando le foglie della pianta macinata con un solvente, la presenza di THC può arrivare anche fino al 90% con conseguenze disastrose per il sistema nervoso e l'organismo in generale.

Gli effetti

Il THC può provocare sia effetti stimolanti sia depressivi. Poco dopo aver preso la cannabis, il fumatore è più animato del solito, parla a voce alta e scoppia a ridere senza apparente motivo; segue un periodo di sonnolenza e semi-letargo in cui vengono smaltiti gli effetti.

Modificazioni dell'attività muscolare e celebrale, il tasso di zucchero, l'arrossamento degli occhi e la dilatazione delle pupille sono altri degli effetti più evidenti, e meno gravi, che l'assunzione di THC da parte dell'organismo comporta.

E' molto diffusa la convinzione che la cannabis non provochi alcun danno all'organismo; la ricerca medica e i casi registrati nei pronto soccorsi stanno fornendo dati sempre più allarmanti che i "consumatori di erba" non amano ascoltare.
Il fumo di uno spinello di marijuana, che di solito resta nei polmoni più di quello di tabacco, danneggia i tessuti polmonari circa quanto fumare 16 sigarette normali. Secondo l'Istituto Nazionale Ameriano sull'Abuso di Droga il fumo della marijuana contiene gli stessi elementi di quello del tabacco che possono causare enfisema e cancro. Ovvio che chi associa entrambi i tipi di fumo corre un rischio ancora maggiore.

Quando si fuma la cannabis, il THC viene assorbito dai tessuti grassi di molti organi come il fegato, i polmoni, l'apparato della riproduzione, è possibile che i figli abbiano conseguenze genetiche anche gravi, e il cervello.

A differenza dell'alcool il THC non viene rapidamente eliminato dall'organismo, ma vi resta fino a due settimane, in alcuni casi anche due mesi, per cui la sua tossicità tende ad essere cumulativa.

Quando si fuma regolarmente la cannabis, le sostanze nocive di ogni dose si addizionano nei tessuti grassi di cui è ricco, per esempio, il cervello e vi possono provocare danni fisici.

Dati neurologi oggettivi sono stati presentati da Campbell e dai suoi colleghi, i quali hanno dimostrato che esami pneumoencefalografici compiuti sui pazienti consumatori di cannabis hanno rivelato chiari segni di atrofia celebrale.
Si sono evidenziati un notevole allargamento delle cavità formate dai ventricoli laterali e dal terzo ventricolo, e ciò li distingueva dai soggetti di controllo della stessa erà (20 anni).

Il consumatore cronico della cannabis può anche incorrere in un effetto che i medici chiamano sindrome amotivazionale: la pesona diventa opaca, distratta, lenta nei movimenti e a volte dimentica dove si trova e non risponde quando gli si parla; peggio di tutto non si accorge di avere un problema.

La pericolosità risiede poi nell'esito del "viaggio" intrapreso che può trasformarsi, secondo le condizioni del soggetto e dell'ambiente in cui si trova, in un brutto viaggio o in una crisi psicotica (psicosi da cannabis). I "brutti viaggi" sono caratterizzate da crisi di panico e brevi atacchi di depressione, mentre i casi più gravi, a volte, degenerano in tentativi di suicidio. Vere e proprie reazioni schizofreniche, sono tipiche della "psicosi da cannabis", sono da attribuirsi alle già vulnerabili condizioni psicofisiche del soggeto.

Gli studi dei fratelli Chopra sui fortissimi dosaggi dei consumatori indiani ricoverati in ospedale hanno dimostrato come la cannabis, in dosi massicce, sia causa di crisi psicoriche (perdita d'identità, deliri e allucinazioni). Se pur si tratta di dosi molto più forti di quelle dei paesi occidentali, bisogna tuttavia considerare che l'elemento scatenante è il dosaggio.

Nei nostri paesi un forte dosaggio può ripercuotersi sullo stato emotivo del soggetto ed influenzarlo, per esempio, mentre guida un'automobile.

E' importante sottolineare che oggi la causa di morte più comune per chi si droga è l'incidente stradale.
Anche il fumatore occasionale di "erba" cerca guai quando si mette al volante: la sua percezine del tempo e dello spazio può essere distorta, la capacità della memoria e dei riflessi alterata o ridotta. Ciò, sommato ad un cattivo coordinamento motorio, ritarda le reazioni di fronte ai segnali stradali o a qualsiasi imprevisto.

Guidare sotto l'effetto della "cannabis" è pericoloso, e se a questa si combina l'alcool... è puro masochismo!

 

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