Da quando le meridiane?
Ferlenga racconta del suo interesse per la gnomonica.
“Fu da bambino, a casa di amici dei genitori, che osservai la mia prima meridiana.
Eravamo in campagna, ad Isola della Scala in provincia di Verona, era una serata calda di molti anni fa. Mentre tutti chiacchieravano allegramente seduti attorno a quel lungo tavolo allestito sull’aia, io osservai uno strumento ormai in rovina: era la mia “prima” meridiana.
Chiesi che cosa fosse a mia madre, ma la domanda destò la curiosità dei commensali; penso che furono proprio le risposte degli adulti a far scattare in me il desiderio di studiare le meridiane.

Mi spiegarono che era una cosa molto antica, che serviva per conoscere l’ora e che per funzionare gli bastava solanto la luce del Sole… La cosa che più mi affascinò fu il fatto che mi dissero che ormai non era più ripristinabile, che il suo stilo era stato piegato involontariamente da dei lattonieri ed essendo morto il suo costruttore purtroppo nessuno era in grado di riposizionarlo. Ma come? Mi chiesi, nessuno è in grado di ripararla? E chi ha costruito una cosa così complessa? Ora so che qualcuno in grado di ripristinarla c’è, ma sono veramente in pochi.
Da allora ho sempre ammirato le antiche meridiane. Attraverso gli anni ho cercato di reperire tutti i libri sull’argomento e li ho studiati.
Arrivò presto il giorno che costruii la mia prima meridiana, fu ultimata di sera, ma al sorgere del sole ero lì, con lei….. vederla funzionare con precisione fu una gioia indescrivibile!”
“Considero le meridiane degli scrigni storici che racchiudono materie nobili come la matematica, la geometria, l’astronomia….. degli scrigni con il più prezioso dei tesori: il sapere”.
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