La meridiana di Affi
 
“Quando vidi le antiche vestigia della meridiana di Affi rimasi molto affascinato. Il motivo per questo interesse non era da ricercarsi soltanto nella mia grande passione per questi mirabili segna-tempo ma, e soprattutto, da quello che si poteva dedurre dell’antico strumento. Giunto alla mia attenzione ormai irrecuperabile, l’orologio solare in questione era privo di quadrante. (immagine Affi14) I vari rimaneggiamenti che l’edificio aveva subito nei secoli, accompagnati sempre dal poco rispetto di questa importante preesistenza, avevano portato alla distruzione dell’intera superficie del quadrante.
Pochi elementi erano ancora presenti: - uno stilo principale con foro gnomonico la cui posizione non era certamente quella originaria, - un secondo gnomone (più piccolo e sottostante al primo) infisso nella parte superiore di un quadrante circolare. L’aspetto più interessante sono le caratteristiche dello stilo principale, che per la sua curiosa foggia, mi ha fatto supporre che fosse l’elemento cardine di una meridiana la cui caratteristica principale doveva essere l’esattezza dell’ora fornita. Lo stilo in questione è di tipo “a foro gnomonico” e sono proprio le ridotte dimensioni di tale foro che fanno supporre la precisione che si richiedeva a questa meridiana, pur rinunciando alla comodità di una lettura più agevole ed immediata che avrebbe dato un foro gnomonico dal diametro maggiore. Altra caratteristica curiosa, e fino ad ora mai riscontrata nei miei studi, è il modo con cui questo gnomone fu infisso. L’elemento è tenuto da una mano scolpita nella pietra, che sembra stringere due fiori, uno ancora eretto e l’altro, lo gnomone appunto, piegato e appassito sotto i caldi raggi del Sole.
Questa ricercatezza mi ha dato da pensare che il committente doveva essere stato una persona attenta ai dettagli e alle cose inconsuete. Dopo essere stato incaricato dai nuovi proprietari di prendermi cura di ciò che rimaneva della meridiana, mi sono adoperato per inquadrare il periodo storico di appartenenza dello strumento. Essendo gli elementi a mia disposizione davvero pochi, ho potuto fare soltanto una stima approssimativa e ho datato lo strumento al primi anni dell’ottocento. Dopo aver analizzato quali fossero le peculiarità degli orologi solari nell’area veronese in quell’epoca, ho stilato un progetto con un programma di intervento.
In una prima fase si è fatto ricostruire il quadrante in malta fine colorata con ossido giallo. La superficie aveva ora un aspetto credibile, molto simile ai colori impiegati duecento anni fa. Poi, si è passati alla realizzazione dell’orologio solare vero e proprio. Lo strumento ora, dopo duecento anni, è tornato a scandire il tempo, in un modo silenzioso e poetico ormai perduto. Anche per merito della sensibilità del nuovo proprietario ho potuto, con il mio lavoro, ritornare alla già bella Affi antica un pezzo della sua memoria.”
“Nulla può durare in eterno ma vi sono opere che sarebbe giusto mantenere per sempre”.
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