La sapida produzione di Alfonso MANGONE si libra in un'ibrida BORDELINE, NOWHERE'S LAND, entità di UTOPIA tra la facies archeologica del MEDITERRANEO e il convulso, anonimo ordito metropolitano, scandito dai ritmi nevrotici del moderno, consumistico viver comune. Le radici della fervida creatività mediterranea di Alfonso affondano nell'humus di sedimenti iperfertilizzati di un'antica civiltà, nel cui alveo si individuano archetipi, figure, simboli e miti, tradotti in immagini vivide, circonfuse di quell'AURA che, a detta di Walter Benjamin in 'Angelus Novus' contraddistingueva l'EPIFANIA, rivelazione della divinità, materializzata in quegli INDIVIDUI che abbiano accesso alla GNOSIS, come ben si desume dal NIETSCHIANO ZARATHUSTRA.
Ci si muove nelle coordinate della dimensione mitica, in prossimità di quell'AVERNO che siglava la soglia iniziatica agli INFERI in quella nekuja discesa simbolica concessa all'eroe predestinato come ENEA munito del fatidico vischio, quel RAMO D'ORO (J.Frazer), passepartout per l'aldilà. La stessa SIBILLA, nella sua caverna, in un anfratto, oltre la SOGLIA dell'esistenza, in prossimità dell'abisso. in preda alla smania. in trance provocatale da FeboApollo, aveva vaticinato, prefigurando l'impresa eroica di Enea sapientemente illustrata dell'epopea VIRGILIANA. Si stagliano sullo specchio azzurro del mare, che riflette la sfera eroica,i personaggi del mito greco, in primis quell'ULISSE la cui impresa è siglata dalla METHIS, l'arguzia, quell'intelligenza venata di follia che oltrepassi le Colonne d'Ercole del gramo buon senso comune. E Alfonso fa vivere i miti degli Argonauti, facendo cullare una fragile festuca sulle acque di Pitecusa (Ischia) che poi si libri oltre la linea sfolgorante dell'infinìto, per spiccare il volo sciorinando le vele tra matasse sfilacciate di nubi, per planare verso la TRINACRIA dove si situava, emblematicamente, il giardino delle ESPERIDI, sfavillante di POMI D'ORO, HORTUS CONCLUSUS come l'EDEN, né mancano mostri, come Scilla e Cariddi esseri ibridi, come le sirene, che dapprima alate rigettarono piume e ali, per assumere branchie, squame e penne per elevare un suono ammaliante, cui Ulisse si sottrasse tuffandosi occhi e orecchie in una barchetta che ci sembra fragile, battuta dal vento e dal mare animato da flutti impetuosi. Assistiamo all'evoluzione del mito, ricreato dall'epopea VIRGILIANA, illustrato sinteticamente da Alfonso, che fa sfilare i protagonisti di anacronistiche avventure, rinverdite dalla favola e dal mito, che ne fa risaltare l'inossidabile fascino. Ma Alfonso è figlio del suo tempo, proiettato, suo malgrado, in una dimensione frenetica all' insegna del consumismo e della velocità. Le opere più recenti di Mangone sono imperniate su una gamma di toni freddi, certe sfumature livide, tinte violacee, su cui si stagliano fattezze espressionisticamente siglate da contorni netti a impaginare livide silhouettes, ritagliate in un'ombra sulfurea, appena soffuse dalle luci giallastre dei notturni metropolitani. La resa spaziale, gli sfondi urbani rammentano l'avveniristico 'RICOSTRUZIONE FUTURISTA DELL'UNIVERSO' manifesto firmato da Balla e Depero nel marzo del '15. che esprimeva la consapevolezza di implicazione molteplice di compresentì livelli comunicativi, per un'estensìone illimitata, comun denominatore di una sollecitazione ludico-inventiva.
... Daremo scheletro all'invisibile, all'imponderabile troveremo equivalenti astratti dì tutte le forme elementari dell'Universo, per formare COMPLESSI PLASTICI. Si desume dagli archivi del Futurismo il contributo di Balla, Prampolini, Depero all'architettura. E Balla, con le 'linee di velocità', contrìbuisce al mito della macchina,simbolo aereodinamico della vita moderna E sono bolidi, a sfrecciare nelle tele di Alfonso, a sgranare fosforici, occhi sbarrati, a punteggiare di barbagli d'oro l'oscurità. Una fiammeggiante città di Dite si sprigiona da uno scenario che sembra lambito da un'eruzione vulcanica che tinge di vampate sanguigne l'orizzonte e gli scenari metropolitani, da cui occhieggiano da manifesti, voluttuose donnine discinte che invitano perentoriamente al consumismo di marca POP. Siamo nella Galassia Gutenberg di Mc Luhan e i Persuasori occulti che, a detta di Vance Packard ci influenzano subdolamente a livello sub-liminale ci inviano loro messaggi audio-visivi via etere. E' scoccata l'ora del fatidico, Orwelliano Grande Fratello, il Computer,con buona pace del guru della MICROSOFT, il cui terzo occhio dì vetro si spalanchi minaccioso a scrutare impietosamente la nostra privacy.
La bici, veicolo ecologico quant'altri mai, sembra un relitto di un naufragio esistenziale e reperto archeologico, emblematicamente collocata su un ponte slanciato tra terraferma, acqua, aria e cielo. Certi paesaggi sulfurei, pervasi da acri fumi e accesi da fulgori rossastri richiamano paesaggi ctonici delle miniere del primo G. Sutherland. Ma le chiatte, gli edifici policromi, che si rispecchiano su canali e fiumi limacciosi, sono quelli del Nord, del Mittel-Europa. Un fulgore dorato investe in una fiammata una Venezia di fantasia che sembra lo sfondo ideale degli eroi del fumetto delineati da Ugo Pratt. Si ravvisa un omaggio all'Espressionismo di Otto Dix e Grosz negli scioperi di lavoratori, muniti di cartelli regolamentari. Sono vibranti le sagome di auto che si proiettano nel caos frenetico intriso di giallo acido, azzurro, rosso, quelle tinte del profetico manifesto aereodinamico futurista. Si individua sullo sfondo di scenari metropolitani, un omaggio ai bevitori d'assenzio di Manet se non fosse per la resa spettrale della chioma elettrica dello sguardo smagato di una figura dimessa di donna. C'è un arti-colarsi di vedute che s'incasellano, come in un gioco di scatole cinesi: immagini di manifesti, foto, che s'inseriscono nel riquadro di uno schermo TV in cui ammicchini sguardi, sagome, forme e simboli in un metamorfico rispecchiamento narcisistico, ma, ecco, insinuarsi in questa NOWHERE'S LAND di eliotiana solitudine metropolitana, a solleticare il nostro immaginario collettivo, le antiche figure del mito mediterraneo: si stagliano gli eleganti profili degli antichì templi. E rivive il mito della Magna Grecia,lambito dal duplice azzurro di cielo e mare che ci circonfondono in un'entità fluida,in un osmosi amniotica:'..e naufragar m'è dolce in questo mare'flautava struggente l'antico Poeta, quel Leopardi che si fece ammaliare dalle favole degli antichi e dal mito.
Giuliana Galli