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Dalla stazione ombra di Pontelungo (in galleria) si giunge al borgo di
Pietramarina, centro di pesca e
traffico marinaro. Non manca la chiesa, il ristorante tipico (molto frequentato), lo scalo al porto ove
scaricano e caricano piccole navi e chiatte.
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Il
movimentato porto di Pietramarina, adiacente la stazione ferroviaria, con una
chiatta attraccata ed impegnata nelle operazioni di carico. |
 | Andrea
De Regis |
Dopo Pietramarina la linea elettrificata sale con un percorso scavato per la gran parte in galleria e dopo
aver attraversato anche campi coltivati e vigneti giunge a Bucchese, il primo dei paesi situati nella valle.
Importante centro commerciale e industriale, Bucchese è sede delle Industrie Conserviere Franceschini che
inscatolano non soltanto il pesce proveniente da Pietramarina ma anche carne bovina che giunge da tutta Italia
tramite carri bestiame. Le stesse Industrie Franceschini hanno da qualche tempo commercializzato il pregiato
vino locale, facendolo conoscere anche all'estero: il "Bucchesino" rosso, e il
"Pambiano", bianco tipico della
valle.
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La
stazione di Bucchese con una E.636 impegnata nella manovra di alcuni carri per
trasporto bestiame, destinati alle locali Industrie Conserviere Franceschini. In
secondo piano una E.424 è pronta per partire alla volta di Pietramarina, con
un convoglio di carrozze MDVE. |
 | Andrea
De Regis |
Sebbene le industrie conserviere assorbano molta mano d'opera, molti cittadini di Bucchese lavorano a
Pietramarina, sicchè c'è un discreto traffico pendolare ben sopportato dai treni della linea, puntuali e ad orari
coincidenti con le necessità degli utenti.
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L'estremità
della stazione di Bucchese lato Pietrasecca. Qui sostano una E.626 ed una E.636
in attesa di prendere servizio. |
 | Dario
Agostinelli |
Da Bucchese la linea prima della guerra raggiungeva Pietrasecca
ma i danni dell'ultimo conflitto non hanno consentito la ripresa del traffico in
tale direzione. Bucchese è perciò divenuta stazione di testa dalla quale si
origina la linea che prosegue, salendo, lungo il corso del fiume che nei
millenni ha scavato quella che oggi è la Val Pambiana. La strada ferrata, non
elettrificata, sale per diversi kilometri, prima tra campi ridenti e vigneti,
poi ai fianchi di un'alta montagna (Monte Morello) fortificato nel tardo Medio
Evo con numerosi castelli di cui oggi rimangono le vestigia.
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Un'automotrice
ALn 668 proveniente da Bucchese, impegna la linea a ridosso del Monte Morello. |
 | Andrea
De Regis |
L'ardita linea ha necessità di opere d'arte di qualche importanza per giungere, nuovamente tra campi ridenti e ben coltivati, a
Pambiano. Tale località
ha subito nel secondo dopoguerra un importante sviluppo industriale con un mobilificio che richiede un discreto traffico
merci, ma ancor di più con le Officine Meccaniche Pambianesi che sviluppano un traffico merci pesante e costante, tanto da
richiedere lo stazionamento di una macchina da manovra.
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La
stazioncina di Pambiano con l'automotrice che dopo aver espletato servizio
viaggiatori riparte alla volta di Monte S.Alberto.
Sullo sfondo il breve raccordo per Officine Meccaniche Pambianesi. |
 | Andrea
De Regis |
Ma la località che genera il maggior traffico ferroviario merci della valle si trova ancora più in alto, a Monte Sant'Alberto,
sede delle più importanti industrie della zona: il Molino Cooperativo Pambianese e la Cartiera
Valpambiana. Il primo richiede
settimanalmente numerosi carri tramoggia carichi di grano mentre la seconda origina un notevole traffico di carri carichi di
legname in arrivo e carri chiusi per i prodotti cartacei in partenza.
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Un'automotore
manovra a Monte S.Alberto un carro tramoggia per il Molino Cooperativo
Pambianese.Sullo
sfondo la Cartiera Valmpamibiana |
 | Andrea
De Regis |
Anche il traffico viaggiatori è andato aumentando negli ultimi anni di pari passo con l'aumento del numero delle maestranze
impiegate nelle industrie locali. A Monte Sant'Alberto si è dovuta perciò costruire una fermata per il migliore servizio di
questi viaggiatori. Per contro nei giorni festivi, quando gli impianti non lavorano, il traffico su quest'ultima parte della
linea è pressoché nullo.
Un discreto traffico viaggiatori si svolge invece nei giorni festivi nel breve tratto di linea che da Pambiano porta a
Fontenuova, rinomato centro turistico, sede di stabilimento termale rinomato fin dall'antichità.
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Schema
del plastico di Val Pambiana. |
 | Andrea
De Regis |
Il plastico è stato presentato sulla rivista I Treni (Editrice Trasporti su Rotaie-Salò)
sul n° 44 (novembre 1984) e sul n° 196 (settembre 1998) ai quali si rimanda per ulteriori informazioni.
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