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20/3/2004 n° 80 a. 16
Fidest
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Al 20/3/2004
il sito Fidest è aperto da 1.025 giorni: su nove pagine ha lanciato 69.341
notizie.
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CODE05/7638 (20/3) (fidest) Il
microcredito: strumento di lotta alla povertà. Si è concluso ieri a Roma,
presso la sede di Caritas Italiana, un convegno per confrontarsi e analizzare
lo strumento del microcredito. “Povertà e mancanza di diritti sono, in qualche
modo, situazioni che si equivalgono o sono una causa ed effetto dell’altra” .
Partendo da questa relazione M. Yunus, fondatore storico, nel 1976 in
Bangladesh, della “banca villaggio”, la prima forma di microcredito, ha
delineato gli obiettivi di questo strumento: lo sviluppo umano ed economico, e
la realizzazione di un diritto. Oggi sono 7.000 le istituzioni
di microfinanza di ogni tipo operanti nel mondo, mentre i destinatari dei loro
crediti e servizi sono circa 15 milioni e crescono al ritmo del 30% l'anno.
Tuttavia, secondo i dati dell’ UNDP, il 20%
più ricco della popolazione mondiale ottiene il 96% del credito commerciale
complessivamente erogato nel mondo ed appare lontano l’obiettivo lanciato
durante il Microcredit Summit (Washington '97) di raggiungere,
entro il 2005, 100 milioni di famiglie tra le più povere con crediti per
attività lavorative autonome e altri servizi finanziari e commerciali.
In questo scenario la Caritas Italiana ritiene importante confrontarsi, a
partire dalla condivisione di esperienze in atto, sulle prospettive del
microcredito, in quanto nuova tipologia di servizio e nuova opportunità per i
più poveri e meno tutelati. Il 17 e 18 marzo a Roma, presso la sede di Caritas
Italiana, viale F. Baldelli, 41, avrà luogo un Convegno dal titolo “Il
microcredito: uno strumento internazionale di lotta alla povertà. Lettura e
analisi dello strumento. Posizioni e prospettive per la Caritas” Con l’aiuto
di esperti e testimoni si approfondirà il rapporto tra etica ed economia e
verranno presentate esperienze di “economia alternativa” in Italia e
soprattutto nel Sud del mondo, in particolare in Mozambico, Ruanda, Perù e
Pakistan |
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CODE05/7639 (20/3) (fidest)
Congresso internazionale la donna e i diritti umani Qual e' il fondamento dei
diritti umani? E qual e' il ruolo della donna nella difesa e nella
salvaguardia dei diritti umani? La costruzione della cultura della pace
costituisce una delle sfide piu' importanti del XXI secolo. Ma per costruire
un'autentica cultura della pace, e' necessario mettere in risalto la dignita'
della persona come fondamento per la difesa dei suoi diritti inalienabili. Per
riflettere su questi temi, giovedi' 18 marzo 2004, a Roma, dalle ore 9 alle
17,30, presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (via degli Aldobrandeschi,
190), si terra' il congresso internazionale "La donna e i diritti umani",
organizzato dall'Istituto di Studi Superiori sulla Donna dell'Ateneo
Pontificio Regina Apostolorum, con il patrocinio di: Presidenza del Consiglio
dei Ministri, Parlamento Europeo - Ufficio per l'Italia, Rappresentanza in
Italia della Commissione Europea, Ministero degli Affari Esteri, Ministero per
le Pari Opportunita', Ministero della Salute, Presidenza della Regione Lazio.
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CODE05/7640 (20/3) (fidest)
Celebrazioni per il Centenario del Tempio Maggiore. ROMA, maggio - ottobre
2004. L'iniziativa che la Comunità Ebraica di Roma organizzerà dal 13 maggio
al 31 ottobre 2004 si avvale dell'Alto Patronato della Presidenza della
Repubblica Italiana nonché del Patrocinio del Ministero per i Beni e le
Attività Culturali, del Comune di Roma, della Provincia di Roma e della
Regione Lazio. La Sinagoga, che fu inaugurata il 28 luglio 1904, rappresenta
il simbolo della definitiva emancipazione degli ebrei romani. Il Tempio
infatti non è soltanto il monumento rappresentativo e simbolico di una
rinnovata presenza nella città, ma anche il luogo che racchiude la storia, la
vita e la cultura ebraica. Tra le numerose iniziative inserite nel programma
generale, il momento centrale sarà la "Cerimonia commemorativa del Centenario
del Tempio" che si svolgerà domenica 23 maggio. Interverrà il Presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che assisterà all'inaugurazione del nuovo
Sefer proveniente dal Palazzo della Cultura a ricordo del trasporto dei
Sefarim dalle Cinque Schole al Tempio Maggiore. Appuntamento di rilievo, la
mostra "Il Tempio Maggiore di Roma: 1904 - 2004", presso il nuovo Museo
Ebraico nei locali del Tempio, che resterà aperta da giovedì 13 maggio a
domenica 31 ottobre e alla quale si potrà accedere dal nuovo ingresso di Via
Catalana nel complesso del Tempio. L'esposizione si pone come obiettivo
primario quello di documentare la costruzione del Tempio nell'area del ghetto
demolito come espressione della libertà e dell'emancipazione degli ebrei
romani dopo oltre tre secoli di vita limitata e reclusa nel "claustrum". Essa
intende altresì documentare il Tempio come luogo di vita e memoria in cento
anni di fotografie. A tal fine saranno esposti oltre alle foto, documenti
originali dell'epoca, progetti originali relativi all'edificazione della
Sinagoga ma anche argenti e tessuti legati al ruolo delle famiglie, un
plastico del tempio, riproduzioni di giornali dell'epoca. In occasione della
mostra sarà pubblicato dall'editore Allemandi un prestigioso volume sul
Tempio Maggiore con saggi di storici e architetti, fotografie e documenti
inediti. Giovedì 17 giugno presso l'Auditorium di Roma si terrà un concerto
dell'Orchestra Nazionale dell'Accademia di Santa Cecilia diretta per
l'occasione dal giovane maestro Yaron Traub con un repertorio di musiche di
tradizione ebraica tra cui "Shlomo" di Ernst Bloch, per violoncello e
orchestra. Sarà eccezionalmente presente il violoncellista di fama
internazionale Enrico Dindo. Mercoledì 16 e giovedì 17 giugno, presso
l'Università di Tor Vergata sarà organizzato un Convegno internazionale sul
tema "Ebrei ed emancipazione nella formazione della coscienza europea". |
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CODE05/7641 (20/3) (fidest) Le
parole di pace del Papa. Quante volte questo appello lo sentiamo ripetere
dal Papa nelle circostanze più varie, ma soprattutto di fronte ad atti di
violenza e alle risposte altrettanto traumatiche che altri compiono. E’ una
violenza che sembra voler chiamare altra violenza innestando un processo
perverso che non sembra avere mai fine. E la pace come possiamo definirla in
queste condizioni? Diventa una semplice parola, una espressione incapace di
generare sentimenti di equilibrio e di giustizia nei comportamenti umani. Essa
sembra scivolare senza lasciare traccia sulla pelle e nella mente degli esseri
umani. Vi è persino che pratica gli ambienti religiosi e da essi ne trae uno
stimolo alla violenza come redenzione. Pensiamo agli integralisti islamici. E’
una aberrazione che non trova giustificazione alcuna nei profeti e nei giusti
eppure taluni dottori della Chiesa riescono ad inventarsi la guerra santa, a
confondere la sacralità della vita con il rito pagano del sacrificio di vite
umane sull’ara della vendetta e dell’odio. E la pace dove la mettiamo? In ciò
si matura una consapevolezza che sta dividendo in maniera traumatica il genere
umano tra i buoni ed i cattivi, tra l’essere buoni e sciocchi ed i cattivi
giusti e severi con se stessi e gli altri. Dove può nascere una diversa
consapevolezza? Dove è possibile aprire una breccia per rendere giustizia ai
buoni ed un ravvedimento per chi percorre la strada della violenza e della
crudeltà? E su questa strada che si inserisce l’invocazione del Papa. E’
rivolta agli uomini di buona volontà e sottintende la pretesa di renderli più
saggi e capaci di isolare sempre di più chi pretende di marciare in
controtendenza. Non è quello il percorso giusto, noi lo sappiamo, ma loro
perché non riescono a capirlo? Alla fine la pace resta l’unica parola che
potrà conciliarci tutti insieme. Ce lo auguriamo. E’ la sola speranza che ci
resta. |
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CODE05/7642 (20/3) (fidest)
Globalizzare la solidarietà. E’ un concetto che ripercorre tutto il
pensiero del nostro Papa. Parte da una logica constatazione. Perché il
capitale oggi ha il diritto di andare a cercare l’altra componente della
produzione, il lavoro, là dove trova più conveniente, cioè nei paesi in via di
sviluppo dove i salari sono molto bassi, mentre al lavoro è negato uguale
diritto di andare a cercare il capitale dove trova più conveniente, per
esempio, nei paesi industrializzati dove i salari sono più alti? Ma non è il
solo aspetto che crea sconcerto. In Asia la logica della globalizzazione ha
preso, con riferimento alla migrazione, una connotazione diversa: quella di
manodopera da trasferimento da un’economia ad un’altra con contratto a
termine. E’ il caso, ad esempio, di Taiwan. In esso si sono trasferite molte
fabbriche delle multinazionali, che preparano dei semilavorati che assorbono
un alto tasso di manodopera. Questa, prevalentemente femminile, viene
reclutata dai paesi della regione, secondo quote diversificate loro assegnate.
Il contratto è rigidamente annuale. Di ricongiungimento familiare non se ne
parla neppure. Alla scadenza dell’anno si deve tornare a casa senza speranza
di poter ripetere l’esperienza nello stesso Paese. Siccome, però, le spese
dell’espatrio sono talmente alte da costituire un vero investimento, che non è
possibile ammortizzare con le entrate di un tempo così breve, alla scadenza
del contratto i migranti si danno alla latitanza per rimanervi almeno 3-4
anni. Per essi, tuttavia, non si profila alcuna speranza di sanatoria. Questi
aspetti sono contestati dalla Chiesa di Roma come dalla stessa comunità
cristiana nel suo insieme proprio perché si intravedono solo finalità di
natura mercantilistica che prescindono dal rispetto dei valori umani, civili e
religiosi. Diciamo che tutto ciò sottintende lo sviluppo di uno degli aspetti
più vistosi e più gravi delle migrazioni odierne e che genera il più forte
tasso di illegalità sul quale maggiormente incide il ruolo perverso delle
organizzazioni criminali e dello sfruttamento senza regole dei lavoratori. Ed
è proprio un tale fenomeno che desta preoccupazione, soprattutto per la
carica di espansione con cui si presenta, fino ad ingenerare nella popolazione
dei paesi di arrivo, la sensazione di vivere come in una città in stato di
assedio. |
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CODE05/7643 (20/3) (fidest)
L’Associazione La Fionda di Davide sta cercando collaboratori volontari da
inserire in attività evangeliche, moralizzanti, educative nell’ambito di
chiese, scuole, ospedali pediatrici, parchi e quartieri, campeggi, mass-media.
I candidati interessati, sono invitati alla partecipazione di un primo
incontro, (luogo e data da definire) dove sarà presentato il progetto nei
dettagli, e nel quale saranno sottoposti ad un colloquio. Vista la natura
estremamente delicata dell’ambiente in cui si andrà ad operare (infanzia),
l’Associazione si riserva la facoltà di ottenere una presentazione scritta del
pastore, oltre che informazioni legate allo stato di salute e alla posizione
penale di ogni candidato, nel rispetto della legge 31/12/1996 n° 675 sulla
tutela dei dati personali. I candidati aventi i requisiti potranno far parte
di un corso di formazione teorico-pratica: -Spirituale (linea assunta dalla
Fionda di Davide sui principi biblici inerenti la salvezza e la tutela del
bambino). –Psicopedagogica -Metodologica. |
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Approfondimenti
(seconda pagina)
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Adozioni Gratis Fucili: “Adozioni senza più
costi per le Famiglie” (proposta in Parlamento)
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"la donna, inquietudini, risorse e
prospettive"
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