Politica/Istituzioni

20/3/2004 n° 80  a. 16

 

Fidest

Agenzia Giornalistica

Home
Economia e finanza
Politica/Istituzioni
Univ./Scuola/Cultura
Imprese/Sociale
eventi religiosi
arte/spettacolo
editoria/recens.
centri fidest **
attualita'

 Per approfondimenti  sulle notizie citate richiedere articolo o servizi a:

fidest@fastwebnet.it

 

**

ATTENZIONE

dai "Centri Fidest"

l'informazione riguarda:

bullet

scienze

bullet

biologia

bullet

medicina

bullet

tecnologie

bullet

esoterismo

bullet

diritti cittadini

-----------------------

Al 20/3/2004  il sito Fidest è aperto da 1.025 giorni: su  nove pagine ha   lanciato  69.341

notizie.

Seguono approfondimenti nelle altre pagine

----------------------

I  link che segnaliamo

www.vivereilmare.it.

 

 

 

bullet

CODE02/6457 (20/3) (fidest) I fatti di Madrid. Ciò che è accaduto in quella città è terribile e non possiamo credere che a maturarne il disegno possa essere stato un essere umano. Eppure è così. D’altra parte la storia ma anche gli episodi di cronaca negli eventi privati, portano in luce manifestazioni di violenza gratuita ed inaudita di sevizie e di delitti che nulla possono avere di umano e nemmeno di bestiale. Ma Madrid o New York visti dall’Occidente ancora poco ci possono dire rispetto a quanto è accaduto in questi ultimi anni in Africa e nel vicino Oriente o in altre parti del mondo. Si continua il genocidio di intere popolazioni con la massima indifferenza di chi o coloro che compiono tali atti orrendi e di chi dovrebbe essere pronto a condannarli e a perseguirli in pari tempo. Pensare che in una grande città occidentale, come Madrid, una decina di terroristi hanno avuto la possibilità di agire indisturbati nel piazzare altrettante bombe o di farsi esplodere addosso le rispettive cariche con la logica del kamikaze, dimostra come siamo facilmente esposti a rischi di questo genere. Ci ricorda un racconto di fantasia di un autore quasi sconosciuto che aveva immaginato una spedizione criminale di un gruppo di fanatici, i “dieci dell’apocalisse” che erano giunti a Roma in gran segreto ed ognuno all’insaputa dell’altro con il preciso compito di colpire un determinato obiettivo ad una certa ora di un prefissato giorno. Gli scenari si possono immaginare: Piazza S. Pietro, le metropolitane nell’ora di punta, i treni dei pendolari, una strada affollata del centro, in Piazza Colonna e via di questo passo.  Non avremmo mai pensato che tale scenario potesse essere stato ricalcato, grosso modo, nella realtà. Ora un po’ tutti noi siamo meno sicuri del futuro che ci attende e forse è proprio questo la bomba che non esplode nelle piazze o sui treni ma dentro di noi ed è il fine più insidioso e perverso che intendono perseguire i terroristi.

bullet

CODE02/6458 (20/3) (fidest)Il sistema pensionistico italiano visto dalla parte dei politici. Non è infrequente, anzi dovremmo dire è una costante il discorso sul welfare in Italia. E dentro questo calderone la questione pensionistica la fa da padrone. E’ giusto, ovviamente, che sia così, ma è anche ovvio che occorrono dei correttivi all’attuale status in quanto esso mossa segni evidenti di un decremento esistenziale forte e pregnante. Cosa vuol dire in altre parole? E’ che bisogna voltare pagina ed immaginarci una politica del welfare partendo dalle aule scolastiche e per oltre la vecchiaia. Questo arco di tempo negli ultimi decenni si è allargato a dismisura e ci fa riflettere seriamente. Abbiamo cercato di migliorare, sia pure con sacche di sottosviluppo, la nostra qualità e speranza di vita allungandola e cercando di portare gli anziani verso l’autosufficienza. Eppure qualcosa ci manca o ci rendiamo conto che va da subito modificato. E’ il nostro rapporto con il mondo del  lavoro. Nasce male con una scuola incapace di preparare i giovani per i cimenti della maturità, ai maturi la possibilità di adeguarsi ai tempi servendosi di aggiornamenti professionali continui, alle logiche lavorative che selezionano i meno giovani creando fasce di disagio generazionale a partire dai 50 anni di età in poi ingenerando condizioni di prepensionamento anomali. D’altra parte i modelli di welfare che ci propongono oltre Atlantico non sembrano impostati a livelli di accettazione validi per noi europei che abbiamo una visione più “umana e solidaristica” di quanto non lo possa rappresentare la logica consumistica e mercantilistica degli americani. E’ tempo quindi di affrontare il problema delle pensioni, sia pure nel contesto di tutte le altre problematiche come quelle del lavoro, della sanità e dell’istruzione di base e continua, con la volontà di pervenirvi in concreto e di farlo in tempi relativamente brevi sia pure adottando, nella prima fase di applicazione, di un doppio regime.

bullet

CODE02/6459 (20/3) (fidest) Costruire un modello nuovo di società è il sogno un po’ di tutti, politici compresi. Se assistiamo, di tanto in tanto, ai dibattiti parlamentari, ci accorgiamo che in essi fa sovente capolino la retorica ma anche una proposta utopica di una società che vorremmo e che avvertiamo realizzabile, sia pure con dosi sostanziose di fantasia, ma alla fine le cose restano per lo più come sono perché è innato il precetto che lasciare la strada vecchia per la nuova si sa quel che si lascia ma non si sa quel che si trova. Eppure non possiamo far durare a lungo questa stato di impasse che non ci permette di crescere e maturare in una società che sia meno legata ad interessi corporativi e a vantaggi di nicchia. D’altra parte non dobbiamo dimenticare che talune svolte politiche sono decisive per le sorti dello stato sociale di un Paese. Pensiamo a quanto è accaduto in Russia dopo la caduta del muro nel 1989. La crisi che è seguita ha portato ad una diminuzione di otto anni nella durata della vita, come conseguenza della crisi sociosanitaria del paese. Noi ci siamo abituati nel corso di del secolo decorso e da quello attuale a ritenere che l’allungamento della vita sia un dono della provvidenza, e sia comunque ed in ogni caso legato al progresso tecnologico. Non è così. L’allungamento della vita è una conquista faticosa, dura, di un intero sistema sociale e sanitario e che deve essere tenuto in vita, perché appena cede entra in crisi anche la salute delle persone. E’ bene che i nostri politici lo tengano bene a mente e, con essi, il legislatore.

bullet

CODE02/6460 (20/3) (fidest) La sicurezza sociosanitaria di un Paese. Essa si può sintetizzare in due parole: prevenzione e riabilitazione. Sono abbastanza chiare e ci permettono di non commentarle ulteriormente. Il discorso, semmai, che va affrontato è sul come si possano concretizzare questi due termini in atti concreti e al minor costo possibile. Sappiamo molto bene che in una società come la nostra la prevenzione è molto importante perché corriamo quotidianamente molti rischi da quelli ambientali a quelli personali di varia natura legati al lavoro, alla circolazione, alla sicurezza e via di questo passo. Ma anche la riabilitazione è importante. Un uomo sano produce di più, un pensionato riesce a gestire la propria esistenza senza il supporto degli altri dal punto di vista assistenziale. Nel loro insieme costituiscono una economia di “gestione” delle risorse umane di notevole portata. Ecco perché diciamo che tale aspettativa che ciascuno di noi condivide è un aspetto che genera risposte politiche poiché è del politico la capacità di tradurre in atti concreti attraverso una opportuna legislazione, ciò che è nelle attesa di una società che voglia definirsi a misura di essere umano. D’altra parte ci appare riduttivo il fatto che si possa disquisire sulla gratuità di un farmaco in luogo di un altro e via di questo passo per tutta la filiera assistenziale che parte dal medico di base e continua nelle degenze ospedalieri e quanto altro. L’assistenza sanitaria in Italia ha un grosso difetto di base che è quello di non saper gestire il servizio e si propende, per giunta, verso gli sprechi o a preservare nicchie di privilegi corporativi. Compito di un politico, a nostro avviso, dovrebbe essere proprio quello di saper valutare l’impegno che proviene dal suo mandato per la ricerca di soluzioni che sappiano rendere al meglio le risorse economiche del paese poste al servizio del bene comune.

bullet

CODE02/6461 (20/3) (fidest) Presentato ai politici il progetto Fidest per una “nuova sanità pubblica e privata”. I Centri studi della Fidest da anni sono impegnati allo studio e alla ricerca di soluzioni che possano soddisfare le attese della gente e, nello stesso tempo, rendersi economiche per lo Stato che è preposto a gestirle o a tutelarle. L’idea è semplice. Si tratta di far convogliare tutto il processo assistenziale di base negli studi dei medici di famiglia escludendo in pari tempo la presenza delle Asl. Ciò è possibile se introduciamo nel sistema la tecnologia informatica e dotiamo, quindi, ciascun paziente di una “penna elettronica” capace di raccogliere tutti i suoi dati sanitari, l’anamnesi e quanto altro e che si possa integrare, di volta in volta, seguendo il relativo iter terapeutico ed assistenziale. Ciò prevede un rafforzamento della presenza sul territorio del medico di base e, in pari tempo, la diminuzione del numero dei suoi pazienti. Il resto dei vari collegamenti (visite specialistiche, analisi cliniche, fisioterapie, ecc,) si possono seguire attraverso questa scheda elettronica che ciascun soggetto porta con sé e che è visibile agli addetti ai lavori che possono in tal modo seguire al meglio il suo percorso sanitario. Seguono molte altre indicazioni oltre quella di un sistema chiamato a “doppio binario” che permette l’adozione di queste nuove modalità assistenziali incominciando dalle piccole unità che operano sul territorio e che si ritiene possano essere più efficaci in termini operativi di quanto non possa avvenire nelle grandi città, almeno nella fase iniziale della sperimentazione. La risposta è stata, come sempre, interlocutoria partendo da grandi apprezzamenti, ma è più probabile che resti ben riposta nel fondo di un cassetto perché non è la riforma del sistema che preoccupa quanto il provocare reazioni da parti di taluni forti interessi corporativi da salvaguardare. 

bullet

CODE02/6462 (20/3) (fidest) L'approssimarsi del voto europeo - ha dichiarato il Segretario nazionale del Partito Pensionati, on. Carlo Fatuzzo - vede un dilagare della presenza televisiva dell'on. Berlusconi. C'è da chiedersi che fine abbia fatto la "par condicio". Non mi scandalizzo certamente per questo - ha proseguito Fatuzzo - ma la cosa grave è la mancata concessione di qualsiasi spazio, anche minimissimo, ad una forza politica come il Partito Pensionati, presente al Parlamento Europeo ed in alcuni consigli regionali, che può contare su circa mezzo milione di elettori: per la TV di stato e Mediaset, il Partito Pensionati non esiste. Vi è indubbiamente un deficit di democrazia che non consente ad un piccolo partito di far conoscere le proprie idee, i propri programmi. Il Partito Pensionati è portatore di un messaggio di giustizia e di dignità per tutti i cittadini - ha concluso Fatuzzo - e milioni di italiani ignorano la sua esistenza proprio per il totale oscuramento di cui è vittima.

bullet

CODE02/6463 (20/3) (fidest) La Direzione generale Occupazione e affari sociali pubblica “Un'Europa per le donne, le donne per l'Europa” (Elezioni europee 2004) Questa brochure presenta una panoramica delle attività e delle azioni intraprese dall’UE in diversi settori. Invita le donne a votare alle Elezioni europee del 2004 (tra il 10 e il 13 giugno) per esprimere il loro punto di vista sull’Europa e aumentare il loro coinvolgimento nel dibattito europeo. Disponibile nelle 11 lingue ufficiali dell’UE (Un'Europa per le donne, le donne per l'Europa - 2004 -

bullet

CODE02/6464 (20/3) (fidest)  Dichiarazione congiunta del Sen. Gianfranco Pagliarulo (Comunisti italiani), direttore del settimanale  La Rinascita, membro della Commissione Lavoro al Senato e di Sergio Pastore Alinante, responsabile nazionale Giustizia Pdci. E’ certamente molto difficile immaginare che due magistrati esperti, preparati e corretti come Gherardo Colombo e Ilde Boccassini abbiano respinto a torto la richiesta dei mandatari del ministro Castelli. Questi chiedevano, come si sa, di verificare la fondatezza delle tesi difensive dell’on. Previti. E del resto il Csm, la Procura Generale di Milano e la Procura della Repubblica di Brescia, investiti espressamente e istituzionalmente della questione, hanno riconosciuto che i pm di Milano si sono limitati ad opporre legittimamente agli ispettori ministeriali il segreto investigativo. Quel segreto, la cui violazione suscita le alte proteste delle persone ingiustamente esposte alla pubblica gogna. Siamo perciò convinti che gli accertamenti condotti dall’ufficio diretto da un magistrato equilibrato e limpido come Francesco Favara non faranno che mettere in luce, come già è avvenuto in passato tante volte, il prudente rigore e la scrupolosa equità con cui la Procura della Repubblica di Milano esercita l’azione penale.

bullet

bullet

Eventi politici

bullet

Juan Manuel Santos UN VICINO IN FIAMME Traduzione dell'articolo del quotidiano El Tiempo di Bogotà sulla crisi venezuelana Cecità o imbecillità?