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Testi gentilmente concessi dall' Associazione "Il Quadrifoglio":

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Chiesa San Marco restaurata

La Fiera San Marco

L'esistenza della Fiera di San Marco è senz'altro remota nel tempo, infatti nel ricordo delle persone più anziane essa compare sempre come racconto tramandato dai loro avi.

Anticamente il "Mercato" si svolgeva all'interno del paese, ovunque ci fosse spazio c'era un brulicare di gente e di bestiame.

L'arrivo dei forestieri avveniva in genere la vigilia della festa, questo perché dopo aver affrontato un viaggio lungo e disagiato, a quel tempo ci si spostava a piedi, si doveva avere il tempo di rifocillarsi, in modo che anche il bestiame fosse in buone condizioni per essere presentato alla Fiera.

La sosta di solito era di circa tre giorni e quindi mentre alcuni forestieri si accampavano nei chiusi che affittavano anche per fornire nutrimento alle bestie, altri venivano ospitati in case di amici e conoscenti. Molti allevatori si recavano in Fiera non tanto per vendere o acquistare quanto per informarsi sui prezzi di mercato. Per fare un esempio, intorno agli anni trenta, un giogo di buoi (su ju) veniva valutato dai cento ai centotrenta scudi.

Anche i ragazzi del paese erano coinvolti, infatti per l'occasione si recavano in campagna per procurarsi "is manigheddas", cioè delle fascine di erba fresca che vendevano poi in Fiera per pochi spiccioli ai proprietari di bestiame che vi soggiornavano. 

Si racconta che a causa di una malattia detta "su zoppimini" (afta epizootica), nell'anno 1912 o 1913 colpì buona parte del bestiame isolano, non fu possibile lo svolgimento della Fiera e circa tre anni dopo, verso il 1915-16, la data del 25 aprile venne a coincidere con la Pasqua per cui la Fiera fu spostata.

Dal 1920 circa si è cominciata a delimitare un'area precisa in cui tenere la fiera, la zona dell'attuale Via S. Satta e Piazza Repubblica destinata al mercato bovino, mentre quello equino si teneva in Via Santa Severa. Più tardi, pur mantenendo tale separazione, la Fiera si è spostata appena fuori dal paese, nelle zone circostanti la strada principale: "Ponti de Pedrassogiu" e "Nuraxi de Accas".

La Fiera subì nel corso degli ultimi vent'anni diversi dirottamenti, trai quali sono da ricordare nel 1955 la zona ora occupata dalle scuole elementari; verso il 1965 una proprietà privata nelle vicinanze della chiesa di S. Marco, mentre più tardi ancora, intorno agli anni 60-70, si cambiò ulteriormente lo spazio destinato allo svolgimento del Mercato: fu messo infatti a disposizione un chiuso privato detto "S'Axroba de Cannea" e quindi chi voleva portare il bestiame in Fiera pagava direttamente al proprietario.

In seguito fu il Comune ad affittare il terreno per tale circostanza.

Il grande afflusso di gente in occasione di questa festa è dovuto alla molteplicità dei luoghi di provenienza: oltre che da tutta la Sardegna, arrivano anche da altre regioni, soprattutto siciliani e napoletani per acquistare cavalli a scopo commerciale. I cagliaritani in particolare venivano per scegliere e comprare il miglior giogo di buoi che sarebbe loro servito per i festeggiamenti di S. Efisio. San Marco insomma è una festività e una Fiera molto popolare. Il suo prestigio è dovuto al fatto che è situata cronologicamente al culmine della Primavera, periodo in cui le campagne sono ricche di erba e il bestiame è quindi grasso.

Legato alla Fiera sono anche alcune situazioni di vita reale che riportiamo di seguito.

 

La Chiesa di San Marco

 San Marco Evangelista di stirpe probabilmente levitica, fu in intimo contatto con la comunità Cristiana sin da giovane. Verso l'anno 45 partecipò, con San Paolo e San Barnaba, suo cugino, al primo viaggio apostolico a Cipro e nell'Asia Minore. Più tardi, fu a Roma collabo­ratore di Paolo allora prigioniero. Si sa per certo che nel­la città di Roma, Marco fu anche in stretti rapporti con San Pietro.

 Sulla sua morte, avvenuta secondo alcuni scritti cristiani ad Alessandria d'Egitto, sotto l'Imperatore Traiano, non si sa nulla di preciso.

 E' tradizione che. nel IX secolo le reliquie siano state trasportate da Alessandria a Venezia, città della quale San Marco diventò Patrono.

 Marco scrisse il secondo dei tre Vangeli sinottici, la sua composizione risale ad un periodo di poco anterio­re al 70 La sua articolazione é quella tipica dei Vangeli sinottici: la presentazione della figura e della predicazio­ne del Battista, l'attività di Gesù in Galilea e nei dintorni, il viaggio verso Gerusalemme, l'ingresso e l'attività a Gerusalemme, la passione, la morte e risurrezione.

 La Chiesa di San Marco e' situata su una piccola altura esposta ai venti circondata da un piazzale delimita­to da un muro a secco chiuso da un Portale in ferro.

 La chiesa ha subito nel tempo diverse ristruttura­zioni, infatti, secondo alcuni scritti, si è trattato addirittu­ra di diversi momenti a cui sono appartenute differenti ti­Pi di costruzioni, elementi che testimoniamo quanto que­sto sito fosse frequentato nel tempo.

 La cripta, alla quale si accede dall'esterno, median­te una scala situata nel lato nord, e suddivisa in tre navate da grossi pilastroni realizzati in cotto. Ognuno di questi pilastri forma con il suo successivo una piccola volta a botte, che poi si alternano con quelle a crociera, al centro dei quattro grossi pilastroni.

 Questa costruzione ipogeica, potrebbe risalire ad un periodo tardo romano [già nel 1965 furono rinvenute nel centro abitato delle tombe romane].

In epoca relativamente recente, fino al 1937 circa la cripta era utilizzata come luogo di sepoltura riservata ai ricchi del paese.

 Potrebbe essere stata una seconda fase di costru­zione appartenente al periodo romanico, come testimo­niano l'abside con la sua "finestrella" "monofora centina­ta con doppia strombatura" all'epoca la chiesa pare fosse mononavata (unica navata) , infatti sul fronte sud est so-no visibili i conci angolari dell'impianto mononavata,

 Solo successivamente è stato realizzato l'amplia­mento con l'aggiunta delle due navate laterali. Questa terza “fase" potrebbe risalire al XVII - XVIII secolo

 In passato il piazzale era destinato ad un uso cimi­teriale.

Oggi appare, in seguito ad un ultimo ed ulteriore restauro, nella sua struttura trinavata, cosi suddivisa da pilastri a base quadrangolare. Da ciascun pilastro parto-no tre archi a tutto sesto, dei quali quello in orizzontale sostiene la campata laterale, e gli altri dividono la navata, mentre un successivo arco va a formare la campata cen­trale, partendo da una posizione elevata rispetto ai precedenti. Dirimpetto alla porta vediamo un altare con piano in trachite rosa.

 L'abside semicircolare è delimitato da un arco a tutto sesto realizzato in pietre trachitiche ben squadrate, illuminata dalla piccola finestra monofora che appare nel­la parete circolare.

 La copertura a "capanna", e stata realizzata all'interno con le caratteristiche canne intrecciate di molte ca­se sarde "S'urriu" sorretto da travi in legno.

 Si accede all'interno della Chiesa dalla porta cen­trale per mezzo di una scalinata realizzata in trachite gri­gia, uguali alle laterali che conducono alle porte seconda­rie di dimensioni più piccole.

 Sulla destra tra le due porte compare un' "acqua­santiera" senz’altro molto antica probabilmente di perio­do Romano, composta da una piccola vasca in trachite rosa, ristretta sul fondo, esternamente con scanalature in orizzontale a formare degli anelli, per allargarsi poi verso l'alto con una serie ininterrotta di scanalature verticali, (con grosse sbeccature segni del tempo) poggiante que­sta su una base cilindrica.