Signor Presidente, Signore e Signori,
non è a cuor leggero che ho preso la decisione di ritornare a questa
tribuna dalla quale ho denunciato in passato le malefatte di autorità che esercitano un potere assoluto in paesi privi di istituzioni democratiche. Vengo oggi a parlarvi del mio paese, l'Italia, anche se le sue
tradizioni democratiche e liberali sembrano radicate, anche se è un paese fondatore dell'Unione Europea e fa parte dei G7, il club delle grandi democrazie mondiali.
Vengo a chiedere a questa Commissione
di prestare la sua attenzione alle violazioni ormai sistematiche e gravissime dei diritti civili e politici di cui i miei concittadini sono vittima; vengo a dirvi che le autorità istituzionali italiane non garantiscono
il rispetto della Costituzione né quello delle leggi ordinarie, né il rispetto dei trattati internazionali ratificati in materia di protezione dei diritti umani. Esse sono, insomma, fuorilegge.
Non
esagero. Peso le mie parole e ne assumo la responsabilità. L'Italia d'altra parte (non svelo un segreto) è già oggetto di una "sorveglianza speciale" da parte del Consiglio d'Europa a causa del suo sistema
giudiziario, responsabile di violare costantemente la "Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali": soltanto l'anno scorso si sono registrate presso la Corte di
Giustizia 3651 denunce - dieci al giorno - e 361 condanne, una al giorno. Nei primi tre mesi di quest'anno l'Italia ha già subito 173 condanne: due al giorno.
Ma non è di tribunali che sono venuta a
parlarvi. Sono qui per segnalare i sintomi di un nuovo male, ancora più grave, che mina l'esercizio stesso dei diritti costituzionali, soprattutto nel campo del diritto fondamentale all'informazione e alla libera
manifestazione del pensiero, nonché in quello dei diritti elettorali.
Qualche mese fa, in vista delle elezioni regionali del 16 aprile e dei 7 referendum sui quali gli italiani si pronunceranno il 21
maggio, noi radicali chiedevamo la presenza in Italia di una missione internazionale di osservatori elettorali, come si fa per i paesi considerati "a rischio". Quella proposta, liquidata come una boutade,
permetterebbe oggi a testimoni indipendenti di constatare le cose di cui vi sto parlando.
L'impossibilità per i partiti politici italiani di presentare candidature nel rispetto della legge - in
primo luogo - nonché l'impunità per quelli che invece violano le regole.
Noi radicali, per i quali il rispetto della legge è un dogma, avendo constatato e denunciato già nella fase di presentazione delle
candidature numerosi casi di illegalità, abbiamo presentato 83 denunce presso altrettanti tribunali e presso il procuratore Generale della Corte di Cassazione. Un'illegalità tanto diffusa quanto tollerata - e qui sta
l'assurdo - non è che la conseguenza inevitabile di una nuova legge elettorale così mal congegnata, così macchinosa, da obbligare i candidati a un dilemma: o rinunciare a presentarsi o farlo in maniera fraudolenta.
Osservatori indipendenti potrebbero anche constatare l'assenza in Italia di una informazione leale e democratica. Mentre infatti il settore radio-televisivo privato è quasi monopolizzato da un solo
imprenditore, che è anche (ecco un'altra anomali italiana!) il leader dell'opposizione ufficiale, il settore radio-televisivo pubblico è da sempre strettamente controllato dal sistema dei partiti e in particolare da
quelli che occupano posti-chiave nell'esecutivo. Esistono leggi, che obbligano la RAI-TV a garantire un'informazione completa e imparziale all'insieme della società italiana: elettori, partiti e candidati. E' d'altra
parte questa la condizione necessaria per applicare il motto caro a noi radicali che dice: meglio conoscere per meglio deliberare. Ma, da un quarto di secolo, il servizio pubblico radio-televisivo viola queste leggi e
calpesta i suoi obblighi nei confronti dei cittadini e delle forze politiche che, come noi, sono fuori del "sistema di potere" esistente.
Signor Presidente, a nome del mio partito le chiedo di
volere prendere in considerazione il "caso italiano" in tutti i suoi aspetti. Abbiamo davanti dei segni inquietanti, delle derive che l'Europa rischia ancora una volta di sottovalutare, come è già accaduto
alcuni decenni addietro, quando la democrazia italiana tramontò. Mi chiedo: quanti topi bisogna avvistare perché sia percepita la presenza della "peste" di cui parlava Camus?
Noi chiediamo a
questa Commissione di verificare in modo particolare se siano stati violati gli impegni internazionali riguardanti la protezione dei diritti umani e - se cosi è - di sanzionare tali violazioni. Noi vi chiediamo anche,
sulla base del rapporto che metteremo a vostra disposizione, di porre il "caso italiano" all'ordine del giorno, affinché possa discuterne la Sotto-Commissione per la promozione e la protezione dei diritti
umani nonché la Commissione stessa, nel quadro delle procedure esistenti.
Grazie Signor Presidente