Fra i quesiti che si evidenziano sul mulino del Cantone troviamo la classificazione nella schiera degli opifici preindustriali, oppure negli elementi di corredo nel disegno neoclassico del parco reale…
Tra le poche fonti disponibili di cui siamo a conoscenza citiamo la "Carta del Milanese e del Mantovano" rilevata tra il 1788 e il 1796 dagli astronomi di Brera, che rileva la presenza del mulino del Cantone, del mulino del Salice e della cascina S. Giorgio al Lambro.
Nel 1818-19 Luigi Canonica elabora quindici tra progetti e trasformazioni di cascine per il parco, disegni conservati presso la biblioteca cantonale di Lugano, comprendenti il progetto per il mulino del Cantone e di S. Giorgio.
A proposito di questi progetti lo studioso monzese Francesco de Giacomi scrive :" Le cascine pur progettate con attenzione pragmatica alla loro resa agricola, vennero assimilate nel loro aspetto esteriore al decoro della vita di corte e rappresentano nel parco momenti diversi di avvenimenti come in una scena teatrale".
Tra le altre "Vedute principali dell' I.R.Villa di Monza" disegnate da C. Sanquirico e pubblicate nel 1830, compare il mulino del Cantone, ma solo come rudere di torre e di mulini asciutti.
E' del 1840, firmato G. Tazzini, il già citato acquerello illustrante il progetto di completamento dello stesso mulino, con il portico anteriore come oggi lo vediamo.
Attualmente il mulino del Cantone, dopo essere stato dotato di docce nel 1974 e poi abbandonato al vandalismo e al degrado, è sede di una cooperativa cartotecnica, mentre il S. Giorgio e i mulini asciutti sono abitati da un totale di sei nuclei famigliari.