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Il prospetto principale della villa Malfitano nel 1886 e oggi

 

 

 

 

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Ingresso (leoni scolpiti da Mario Rutelli)

 

 

 

 

 

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Ingresso della palazzina con l'ampio terrazzo incorniciato da lussureggianti piante di glicine

 

 

 

 

 

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Fregio del prospetto principale raffigurante lo stemma della famiglia

 

 

 

 

 

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Vestibolo aperto nel parco

 

 

 

 

 

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Salotto stile Luigi XV

 

 

 

 

 

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Il salone della musica

 

 

 

 

 

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Sala d'estate dipinta da Ettore De Maria Bergler

 

 

 

 

 

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Angoli del salotto stile Luigi XVI (salottino rosa)

 

 

 

 

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Fumoir - Sullo sfondo la sala da pranzo

La villa a Malfitano

(Liberamente tratto da "La villa Whitaker a Malfitano" di Romualdo Giuffrida, edito dall'Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Palermo nel 1990)

Con lo sviluppo della nuova borghesia seguito soprattutto all'abolizione ufficiale della feudalità con la famosa Costituzione del 1812 (molto in ritardo in verità rispetto ad altri Paesi d'Europa e alla stessa Napoli in cui era stata abolita nel 1806), anche la città di Palermo venne ristrutturandosi in una nuova forma. Mentre, infatti, tradizionalmente il suo centro principale era costituito dalla Piazza Vigliena intersecata dalle due principali vie Maqueda e Toledo (dopo l'Unità, via Vittorio Emanuele), col nascere della nuova borghesia e, quindi, di nuovi palazzi e ville, la città venne sviluppandosi soprattutto verso la parte Nord-Ovest, dando così vita soprattutto al prolungamento di via Maqueda con la via Ruggero Settimo e il viale della Libertà, e a tutte le relative adiacenze come via Dante, via Notarbartolo. In queste nuove arterie la nuova borghesia venne costruendo i suoi palazzi e le sue ville. L'antico centro, costellato da qualche antico palazzo aristocratico di fattura sovente anche artistica, rimase principalmente sede del ceto popolare e operaio.

Pip, cioè Giuseppe Isacco Whitaker, il quale intanto aveva aggiunto al proprio cognome quello di Spadafora (cioè della zia duchessa Alessandra di Santa Rosalia, nata Spadafora, moglie di Beniamino Ingham senior) su suggerimento della moglie Tina, concepì l'idea di farsi costruire una grande e sontuosa villa.

Perseguendo tale finalità, fece acquistare dal proprio fratello Giosuè, in qualità di procuratore speciale, un fondo rustico che si estendeva alla periferia settentrionale di Palermo nella contrada Malfitano all'Olivuzza. "Davanti a me - si legge nell'atto di vendita rogato dal notaio Filippo Lionti Scagliosi il 24 ottobre 1885 - ... si sono personalmente costituiti: il signor marchese di Misuraca Manfredi Lanza dei principi di Trabia figlio del fu principe di Scordia signor Pietro, ... nella qualità di speciale procuratore del signor cavaliere Giuseppe Luigi Beneventano di Saverio, nato in Carlentini, proprietario, domiciliato in Palermo, dimorante nel palazzo Whitaker via Bara all'Olivella, nella qualità di procuratore con facoltà anco speciale del signor Whitaker Giuseppe Isacco Spadafora del fu signor Giuseppe, proprietario, nato e domiciliato in Palermo, dimorante in detto palazzo Whitaker via Bara all'Olivella... Il suddetto signor Manfredi Lanza nella qualità ... vende, cede, aliena e trasferisce all'altro comparente signor Giosuè Whitaker che per detto suo costituente signor Giuseppe Isacco Spadafora Whitaker e suo compra e acquista l'intero stabile di proprietà di esso venditore in questo territorio di Palermo, contrada Malfitano ossia Olivuzza confinante colla via dei Lolli, la casina e le terre della signora Flavia Marino ed Airoldi, i fondi dei signori Barbalonga e La Farina, la via Malaspina e le casine dei diversi proprietari ... ».

Tutto il fondo, in base a regolare contratto di gabella del 14 agosto 1884, in notaio Filippo Lionti, era stato ceduto in affitto sino al 31 agosto 1888 dal cav. Beneventano a Matteo Ingrassia in solido con i due figli Giovanni e Francesco.

«Il prezzo della presente compravendita - conclude il notaio Lionti - è stato di pieno accordo fissato e stabilito per la somma netta di lire settantacinquemila in contanti, quale somma è stata al signor cavalier Beneventano pagata mercé una fede di credito del Banco di Sicilia di Palermo dal giorno due ottobre corrente intestata Ingham e Whitaker girata al signor Giosuè Whitaker e da costui girata al signor cavaliere Giuseppe Luigi Beneventano portante il numero ventimilatrecentotrentotto e della quale somma il marchese di Misuraca per nome e parte del suo costituente gliene rilascia quietanza».

Dall'originale della fede di credito, che si conserva nell'Archivio Storico del Banco di Sicilia in Palermo, emerge che essa venne presentata all'incasso al medesimo Istituto da Giuseppe Luigi Beneventano che ne riscosse l'importo dopo averla regolarmente sottoscritta.

Se da un lato Pip dette incarico all'architetto ingegnere capo onorario del Real Corpo del Genio Civile cav. Ignazio Greco D'Onofrio, con studio a Palermo, di progettare una grande palazzina esempiandone gli esterni su quelli del villino di stile neoclassico che la baronessa Favard de l'Angiade si era fatta costruire nel 1857 a Firenze sul Lungamo Amerigo Vespucci dall'architetto Giuseppe Poggi, dall'altro intorno al 1886 dava l'avvio ai lavori di costruzione della sua villa affidandoli alla direzione del medesimo progettista, architetto Greco, e all'esecuzione dei capomaestro Giuseppe Casano che tra il 1872 e il 1875 aveva realizzato la chiesa anglicana di via Roma, mentre, previo il pagamento dell'indennizzo di L. 4.114,20, stabilito con relazione di perizia dall'ingegnere agronoino Luigi Romano, il 27 marzo 1886, otteneva da Matteo Ingrassia e dai figli Giovanni e Francesco, il rilascio del fondo acquistato che essi tenevano in gabella.

«Dal sig. Giuseppe Whitaker - si legge nella citata relazione - si è dato verbale incarico a me infrascritto... di misurare e descrivere il fondo rustico inteso di Malfitano sito nei'dintorni di Palermo e propriamente, in contrada Olivuzza Lolli all'oggetto di conoscerne con esattezza la estensione e consistenza, incaricandomi in pari tempo di determinare la superficie delle terre che dello stesso sig. Whitaker sono state sinora occupate per la formazione della villa e costruzione della Palazzina e di stabilire parimenti indennizzo spettante al gabellotto sig. Matteo Ingrassia ... ».

La palazzina della villa venne realizzata sobriamente con uno stile composito nel quale gli aspetti dell'architettura neoclassica si fondono con ricorrenti spunti di stile liberty.

E' stato osservato che la facciata nord della villa oltre a riproporre gli stessi elementi arcati e rettangolari della Favard (con la differenza tuttavia che nella prima le tre finestre arcate sono fiancheggiate da otto anziché da due finestre rettangolari); al piano terreno è presente il motivo di sei colonne doriche che sorreggono un frontone e formano una piccola loggia; il piano superiore è contrassegnato da lesene con capitelli ionici al posto delle colonne ioniche di villa Favard.

Le facciate laterali della villa sono semplici; presentano soltanto finestre rettangolari e verande che arieggiano lo stile liberty.

Nella facciata sud, rispetto alla Favard, dotata di un porticato coperto e in pietra, è stato realizzato un porticato costituito da una doppia fila di quattro colonne doriche che reggono una terrazza e insistono su un basamento di marmo.

Il fabbricato consta di: un piano seminterrato, uno rialzato, una prima ed una seconda elevazione.

La superficie coperta è di circa mq. 1.000; la cubatura ascende a mc. 16.000 circa.

Di solito si accede nella palazzina dall'ingresso che si apre nella facciata a sud.

Dopo aver attraversato il porticato costituito dalla doppia fila, ciascuna di quattro colonne doriche, si percorre il vestibolo (nel quale vennero collocate in apposite nicchie, due statue di marmo fornite dal Trill di Firenze) e, attraverso la sala d'ingresso, si accede ad una galleria-corridoio (larga m. 3,40, alta m. 5,50, lunga m. 37,70) le cui volte, a botte e a crociera, sono impreziosire da ele- menti ornamentali di stile pompeiano.

Sotto la direzione di Rocco Lentini, il pittore Giovanni Nicolini diede vita a «nastri, puttini, fiori, festoni, giochi, uccelli esotici, figure femminili, rosoni, roselline» (A. Lombardo), impiegando il rosso e il turchino, l'oro, l'avana delicato e il verde morbido.

Nelle nicchie ogivali che fiancheggiano le volte a botte si ammirano ruderi di edifici dell'età classica. realizzati in monocromie su sfondo turchino.

Al centro delle stesse volte, in un ottagono si ammirano scene arcadiche e mitologiche, quali la nascita di Venere dalla spuma dei mare o il ratto d'Europa.

Dalla galleria-corridoio si accede, attraverso una grande porta a vetri nella sala denominata "estate" perché appare, «un vero e proprio giardino artificiale» che «ripropone una illusoria veranda piena di piante, fiori e uccelli» (A. Lombardo).

Realizzata da Ettore De Maria Bergler dà «l'impressione che il vero giardino, quello esterno, sia penetrato in questa sala per prolungarsi».

Seguono, in senso orario, lungo il lato nord, intercomunicanti: il boudoir stile Luigi XVI; il salotto Luigi XV; quindi, verso sud, il salone della musica.

Ad ambedue fa da pendant, lungo, la parete ad est, la grande orangerie le cui strutture furono disegnate dall'architetto Greco che ne affidò la realizzazione alla Fonderia Izambert di Parigi.

Tornando alla galleria-corridoio, dopo una piccola sala biblioteca, troviamo lo scalone d'accesso al primo piano col sottoscala a spirale decorato alla pompeiana «che mostra un'inclinazione ad un gusto floreale misto ad una sorta di cineserie e di gusto grottesco».

Quindi, attraverso un breve corridoio, si raggiunge la sala da bigliardo.

Sul lato opposto il fumoir e la sala da pranzo «tutta in legno, opera dello scultore Salvatore Valenti... che ne intagliò il mirabile e fantastico soffitto, le stupende porte e sovrapporte e il superbo caminetto con una grande e bella testa di cinghiale e con una profusione d'intagli che non si direbbero eseguiti in legno nel secolo XIX, ma piuttosto in argento in pieno Rinascimento.

Le delicate roselline intagliate nel tetto sono riproposte nelle porte e nelle sovrapporte, e danno a tutto l'ambiente un'aria di raffinatezza e di eleganza» (A. Lombardo).

Al primo piano della palazzina vennero realizzati nove appartamenti, uno studio, un'ampia biblioteca, una serra o giardino d'inverno (con grande lucernario disegnato dall'architetto Greco e costruito anch'esso dalla Fonderia Izambert di Parigi), e infine due ampie terrazze.

Al terzo piano: le camere per il personale femminile addetto ai vari servizi, ripostigli e stirerie.

Nel piano seminterrato: cucina, portineia, caffetteria, ripostigli, un ampio magazzino, una stanza per il magazziniere, cantina, legnaia, caldaia, quattro camere e sala da pranzo per il personale maschile addetto ai servizi.

Dopo circa tre anni dall'inizio dei lavori, Pip e Tina, con le due piccole figlie Sophia Juliet Emily Eleonora (nata il 20-6-1884) e Cordelia Stella Georgette Edith (nata il 6-6-1885), si trasferirono dalla casa al numero civico 1 di via Bara all'Olivella nella loro nuova sontuosa dimora che, man mano tra il 1887 e il 1890 venne dotata di mobili che vennero forniti da Ditte di gran nome: Hampton & Sons (1888), Bought of Druce & Company (mobili del salotto Luigi XV e del boudoir Luigi XVI = 1890) di Londra; Solei Herbert & C. di Torino, filiale di Palermo (per forniture di generi di tappezzeia = 1889) e i relativi successori Carlo Golia & C. (per forniture dello stesso genere = 1891) che, va detto per incidenza, in seguito al decisivo impulso impressole dalla direzione di Vittorio Ducrot (1900) nel 1905 assumerà la denominazione di "Ditta Ducrot - Palermo - Successore di Carlo Golia & C. e di Solei Herbert & C."

Dalle poste contabili del Giornale segnato J.I.S.W. (Joseph, Isaac Spadafora Whitaker) risulta che per l'acquisto del terreno, la costruzione e l'arredamento della villa, la coltivazione del parco, al 31 ottobre 1892 (v. appendice) erano state effettuate le seguenti spese:

- per acquisto del terreno e per i lavori di sistemazione L. 187.101,67 - per la fabbrica della palazzina L. 582.262,87

- per spese diverse L. 293.916,05

- per tasse L. 4.771,62

- per acqua L. 36.378,70

- per l'impianto e la coltivazione del parco L. 104.336,25.

La palazzina venne dotata anche di pezzi d'antiquariato di notevole pregio artistico, «Chi entra in casa. dal portico principale - ha osservato il Trevelyan - è attirato subito da due elefanti cloisonnés provenienti dal palazzo d'estate di Pechino e acquistati da Pip nel 1887 presso Christie's al prezzo complessivo di centosessantadue sterline.

Accanto si notano due gru di bronzo anch'esse cinesi, alte quasi due metri e mezzo, che nel becco reggono lanterne e stanno su un basamento a forma di tartaruga, simbolo della terra, dell'aria, del fuoco e dell'acqua».

Cinque grandi arazzi Gobelins, due sulle pareti del salone della musica e tre collocati nelle pareti dello scalone interno che dà accesso al primo piano, impreziosiscono la villa, in una con: tele di Francesco Lo lacono (dai bimbi al mare, alle marine, ai fiori); acquarelli di Hamilton Aidé; pregevoli oggetti in rame dorato, argento, corallo e avorio (da un reliquiario di San Francesco di Paola ad un trionfo con Apollo; da acquasantiere a cornici varie).

In particolare va ricordato che tra tali oggetti: il gruppo raffigurante l'Annunciazione è stato definito recentemente "una delle più splendide composizioni scenografiche in corallo che sino ad oggi si conoscono"; l'elaborata composizione del trionfo con Apollo presenta nel retro uno spettacolare albero formato da rametti di corallo rannodati assie me da un unico tronco e arricchiti da fiorami e foglie in lamierine dorate con petali in corallo.

Va detto inoltre che i cinque arazzi Gobelins costituiscono una magistrale interpretazione delle vicissitudini dei Teucri in fuga da Troia narrate da Virgilio nel primo e nel quarto 1ibro dell'Eneide: dalla tempesta con cui "Junone quaerente" Eolo flagellò le navi di Enea "quae petebant Italiam", all'approdo in "litus lybicum" di quelle superstiti; dal sacrificio lustrale in onore degli dei compiuto sul suolo fenicio da Enea coll'aiuto dei fido Acate, all'incontro con Didone e al fiero dolore di quest'ultima che, per disperazione, "cum frustra Aeneam a profectione deterrere conata esset", si darà la morte.

Va sottolineato ancora che nella parete destra dello scalone dal quale si accede al primo piano fa bella mostra di se una grande tela in cui Ettore De Maria Bergler nel 1888 ha raffigurato le due figlie di Pip, Norina (di quattro anni) e Delia (di appena tre anni).

A tale quadro fa riscontro dalla parte opposta quello con cui nel 1904 Arnold Mountfort ha ritratto le due sorelle ormai ventenni.

 

 

 

 

 

 

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Sala da pranzo (mobili realizzati dallo stabilimento Ducrot di Palermo - Il soffitto è di Salvatore Valenti




 

 

 


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Corridoio del piano rialzato

 

 

 

 

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Elefante cloisonnés proveniente dal Palazzo Imperiale di Pechino

 

 

 

 

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Giardino d'inverno con slitta russa tardo settecentesca. Sullo sfondo un'opera giovanile del pittore napoletano Antonio Mancini