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La pianta dell'edificio sacro detto di "Cappiddazzu"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le rovine di Cappiddazzu e, sul fondo, gli scavi della zona K, da sud

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'edificio sacro detto di "Cappiddazzu"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Elementi architettonici a gola egizia che adornavano l'edificio sacro detto di "Cappiddazzu"

(tratto da Mozia, Una colonia fenicia in Sicilia, di J.I.S. Whitaker)

Parte II

CAPITOLO VI

LE ROVINE DI "CAPPIDDAZZU" (Schema G)

Nel Capitolo IV, quando si parlava della porta a nord e della strada che portava alla città, si è fatta menzione delle rovine di alcune costruzioni di una certa importanza che sono state scoperte in un luogo situato a circa cento metri o giù di lì verso l'interno ed a sud della porta. Questo luogo, che è comunemente noto con il nome di "Cappiddazzu" (4), si trova ad una altezza relativamente elevata e avrà costituito probabilmente un quartiere importante della città vecchia.

Le rovine che sono state sino ad ora portate alla luce in quel luogo e che per ora si possono chiamare con il su riferito nome locale (anche se un po' poco eufonico), coprono una vasta arca e sembrerebbe che siano appartenute ad edifici di periodi diversi. Sembrerebbe che una loro porzione abbia costituito le fondamenta e la parte interrata di un edificio di notevole dimensione ed importanza che, a giudicare dall'architettura e dal materiale impiegato nella sua costruzione, risale probabilmente al periodo migliore ed ultimo della storia di Mozia.

Comunque, poiché si è costruito sopra queste rovine in un periodo successivo, chiaramente successivo alla distruzione di Mozia, e molto rimane ancora nascosto dalle costruzionii più recenti, che per ora si è pensato consigliabile lasciare in situ, è difficile per adesso dire qualcosa di preciso su di esse e si devono aspettare scavi ulteriori per essere in grado di determinare di che tipo di edificio o edifici si è trattato.

Come si vede dall'unito disegno (Schema G) lungo il lato nord-est delle rovine si estende un muro costruito solidamente in una linea ininterrotta per un tratto di circa venti metri, e si trovano simili muri ben costruiti che corrono ad angolo retto rispetto a quello lungo i lati sud-est e nord-ovest, anche se non è stato ancora ben determinato sino a quanto si estendano.

Sui lati nord-est e sud-est, paralleli ai muri esterni e ad una distanza di circa un metro e mezzo da quelli, corrono dei muri interni della stessa buona fattura, ma a un livello più alto che formano per così dire il basamento di un edificio costruito su una piattaforma rialzata.

Ciò potrebbe far pensare alla possibilità che questa costruzione sia stata un tempio o santuario, e il fatto che sia stata trovata una bacinella quadrata nel limite sud-est della costruzione, fa pensare che potrà essere stata usata come fonte sacrificale, elemento che dà peso alla prima supposizione.

Comunque l'ambiente della costruzione corrisponde a stento alla ubicazione appartata che si suppone sia stata di solito scelta per un luogo di culto fenicio, anche se ciò da solo forse non sarebbe sufficiente a escludere la possibilità che vi sia stato un santuario in questo posto, considerando quanto sia stato prezioso lo spazio a Mozia, particolarmente nei suoi ultimi giorni.

Oltre al fatto, comunque, che la località non sia quella che, in circostanze ordinarie, sarebbe stata scelta come il posto per un tempio, non è stato ancora trovato niente tra le rovine, come resti di colonne o altre opere architettoniche del genere, che giustifichi la nostra opinione. Per il momento, dunque, e fino a che altre ricerche non abbiano chiarito ulteriormente il punto, tale questione deve rimanere in sospeso, e dobbiamo accontentarci di considerare queste rovine semplicemente come parte di qualche edificio pubblico importante.

Il materiale impiegato nella costruzione e l'eccellente fattura dell'edificio ce lo attestano e, come già affermato, indicano che esso è stato costruito durante l'ultimo periodo di Mozia, quando quella città era presumibilmente al suo culrnine e si operava per abbellirla internamente oltre che per fortificarla all'esterno.

Le costruzioni di cui abbiamo già parlato in quanto si estendevano su manufatti fenici precedenti, sembrerebbe che abbiano costituito abitazioni di scarsa importanza e di fattura un po' inferiore, ma si nota in un punto un'opera alquanto migliore là dove si trova una piccola conca ottagonale, o fontana, contigua a quello che pare sia stato un cortile. I resti trovati qui ci porterebbero a considerare come risalenti al periodo dell'occupazione saracena della Sicilia.

Un po' oltre a sud delle rovine di cui abbiamo già parlato sono stati portati alla luce altri muri ed i resti di costruzioni, sia fenicie che, al di sopra di queste, opere più recenti. Comunque, sino ad oggi tutti questi resti sono stati studiati solo superficialmente, e ancora si può dire poco con certezza su di loro. Il fatto che rovine di un periodo successivo coprano strutture più antiche rende più difficile il lavoro di scavo e dato che richiede più attenzione e cura ne rallenta il corso più di quanto sarebbe altrimenti.

Nelle vicinanze sono state trovate numerose tesserae, o cubetti tagliati, neri e bianchi e di piccole dimensioni a dimostrare che probabilmente esistevano qui pavimentazioni a mosaico.

Si dovrebbe fare pure un accenno ad alcuni scheletri umani trovati in questo luogo, che non erano posti in bare, ma adagiati nella nuda terra a breve profondità dalla superficie del suolo. Sono probabilmente sepolture di un periodo successivo ai tempi fenici o punici.

Tra le costruzioni di cui abbiamo appena trattato, comunque, si può fare menzione di un pozzo, di circa quattro metri di profondità, la cui apertura è formata da blocchi di arenaria ben squadrata e che pare sia stato di una certa importanza. Sembra che risalga ad un periodo antico, ma ancora non si può affermare con certezza se sia fenicio. Accanto al pozzo si trova una cisterna ben costruita con i resti di uno scolo per l'acqua adiacente a quella, ma pare che entrambi siano di un periodo relativamente recente.

NOTE

(4) Il nome Cappiddazzu, termine siciliano per Cappellaccio, che significa grande cappello, pare sia stato assunto da questa località in conseguenza di una leggenda di uno spettro che portava un grande cappello, il fantasma di un eremita a Mozia, che si pensava infestasse la zona. Può darsi che uno spaventapasseri, posto per scacciare gli uccelli dai campi di grano, abbia dato origine alla diceria.