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Le fortificazioni all'ingresso del Cothon

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La scala grande tra la torre (Porta Nord) e la muraglia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le fortificazioni all'ingresso della Porta Nord

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Particolare delle fortificazioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Cinta muraria: particolare (in corso di scavo)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Panoramica della cinta muraria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tratto della cinta muraria entrando da porta Nord

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tratto della cinta muraria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tracce di abitazioni addossate alle mura

 

(tratto da Mozia, Una colonia fenicia in Sicilia, di J.I.S. Whitaker)

Parte II

CAPITOLO III

LE FORTIFICAZIONI DI MOZIA

Limitata come è la nostra conoscenza su Mozia durante la sua vita, abbiamo fortunatamente la consolazione, anche se triste, di possedere un resoconto abbastanza dettagliato degli ultimi suoi giorni, quando come roccaforte principale e rappresentante della potenza cartaginese in Sicilia, la città isolana resistette ad un assedio prolungato contro la forza avversa di tutta la Sicilia greca che era stata portata contro di lei da Dionisio il vecchio.

Il primo riferimento a Mozia in quanto città fortificata pare sia quello contenuto nel resoconto dato da Diodoro circa la spedizione di Ermocrate nella Sicilia occidentale verso la fine dei quinto secolo a.C., quando, dopo aver riconquistato Selinunte, il grande condotticro siracusano fece un'incursione nel territorio di Mozia, uccidendo molti suoi abitanti e cacciandone i superstiti dentro le loro mura (1). Da questo riferimento, comunque, oltre alla semplice informazione circa il fatto che a quei tempi Mozia fosse una città fortificata, non apprendiamo nulla circa le opere di difesa della città, e neppure si apprende molto su di esse dal resoconto dell'assedio e della caduta di Mozia che ci è dato da Diodoro in seguito (2).

Da queste poche notizie, comunque, che ci vengono qui fornite, e dalle informazioni dettagliate dateci in precedenza da Diodoro (3) circa gli abbondanti ed accurati preparativi fatti da Dionisio per questa campagna, oltre che dalle prove che ci sono fornite dai resti delle stesse fortificazioni, si può desumere che le opere difensive di Mozia, anche se non del livello di quelle che lo stesso Tiranno aveva precedentemente approntato a Siracusa, ed ancora minori rispetto a quelle di altre antiche città orientali, erano nondimeno di tale forza ed imponenza da richiedere, ogni sforzo da parte delle milizie greche quando le assalirono in occasione del menzionato memorabile assedio.

Pare che durante i preparativi per l'attacco di Mozia Dionisio abbia mostrato grande spirito di iniziativa ed una prontezza personale, non risparmiando alcuno sforzo nel mettere assieme un tale spiegamento di uomini, navi e materiale bellico quale non si era visto mai in Sicilia. Oltre alle catapulte, invenzione sua o dei suoi ingegneri, che si sarebbero usate ora per la prima volta, si può essere certi che tutte le solite macchine da assedio si trovavano al massimo della loro perfezione. Dionisio, per le sue conoscenze personali e l'esperienza riguardo a tutto ciò che c'è da conoscere sulle fortificazioni, avrà certamente saputo di che cosa avrebbe avuto bisogno per conseguire il risultato sperato ed assicurarsi il raggiungimento dei suoi scopi.

Senza dubbio il suo obiettivo principale in questa campagna era il rovesciamento e la distruzione di Mozia, perché contava sul fatto che tutte le altre dipendenze puniche della Sicilia si sarebbero arrese non appena sarebbe stata abbattuta la roccaforte isolana(4), e, in realtà pare che alla caduta di Mozia la campagna abbia avuto la sua fine e Dionisio sia tornato a Siracusa.

Prima di sferrare il suo attacco su Mozia, si presume che il Tiranno non avrà trascurato di ottenere quante più informazioni possibili sulle opere di difesa della città. Invero, come intimo amico seguace di Ermocrate, uno dei suoi pochi compagni fidati che lo avevano accompagnato per ristabilire il proprio dominio a Siracusa, non è per niente improbabile che Dionisio abbia accompagnato Ermocrate nella spedizione per la riconquista di Selinunte e nel successivo assalto nel territorio fenicio: in questo caso egli può aver visto le mura di Mozia con i suoi occhi e giudicato le loro capacità di resistenza.

Comunque sia, non c'è quasi dubbio che in questo periodo, l'ultimo della sua storia, le difese di Mozia siano state, o erano sul punto di essere rese, complete e forti per quanto era possibile fare in quelle circostanze, e che nessuna parte dell'isola sarà stata lasciata sguarnita o incapace di resistere all'assalto che senza dubbio i suoi cittadini pensavano che sarebbe dovuto giungere prima o dopo.

La ricerca che è stata effettuata recentemente lungo le spiagge di Mozia ha confermato tale ipotesi e mostra che intorno all'isola si estendeva completamente un uniforme sistema di fortificazioni. Infatti sono stati trovati resti delle antiche mura per tutta l'intera linea di difesa, tranne che per un tratto di circa centoquaranta metri lungo la costa occidentale, dove le basse scogliere e le rive lungo la costa sono state crose e sono sprofondate, per quanto qui si possono ancora vedere tracce delle mura in alcuni tratti. Il cedimento ed il crollo delle scogliere in questa zona è stato probabilmente causato dai danni prodotti dagli anni e dagli agenti atmosferici, visto che questa parte dell'isola è molto esposta alla furia dei venti d'occidente; allo stesso modo è facile capire che il materiale che un tempo formava le mura, una volta sparso lungo la spiaggia sottostante, sarà stato trasportato in altri luoghi con il passare del tempo ed utilizzato come pietra da costruzione.

Lo schema difensivo di Mozia, tracciato per linee semplici al principio, per quanto senza dubbio rafforzato considerevolmente in tempi successivi, conservò probabilmente qualcosa del suo carattere originario primitivo sino alla fine e non fu mai trasformato completamente. L'area limitata dell'isola offriva minime possibilità di ampliamento. Ogni piede quadrato dell'isola era prezioso ai fini edificativi, né pare che fosse possibile scavare un fossato o anche elevare una doppia cinta muraria. Naturalmente era fuori questione pensare ad una triplice cinta muraria o ai fossati prescritti dalle più recenti regole dell'arte della fortificazione militare, come pure ogni tentativo, anche minimo, dell'uso dell'elaborato sistema di difesa murale eseguito a Cartagine ed anche in altre città puniche di minore importanza. Mozia dovette accontentarsi delle sue semplici fortificazioni e della relativa salvaguardia del pericolo che la sua posizione insulare le offriva.

Le stesse imponenti case moziesi, comunque, che si dice (5) siano state edificate solidamente, pare che abbiano costituito una linea difensiva interna, e pare anche che durante il grande assedio abbiano permesso ai cittadini messi alle strette, di prolungare la loro resistenza anche dopo che era stata aperta una breccia nelle mura esterne della città.

Per tutta una considerevole porzione del loro perimetro pare che le fortificazioni si elevassero dalle immediate vicinanze del mare ed in taluni casi dalla sua stessa superficie o solo appena al di sopra di essa, sebbene per taluni tratti lungo le coste a nord ed a nord-est, e soprattutto dall'una e dall'altra parte della porta a nord, può darsi che le mura si siano elevate ad una distanza di parecchi metri dal mare (6).

Poiché non possedevano nessun luogo prominente né il terreno era ondulato in maniera tale a offrire loro una postazione vantaggiosa, la resistenza di Mozia dovette essere effettuata interamente da vicino o dalle stesse mura; mentre il gran vantaggio naturale che avrebbe, dovuto possedere in quanto isola, fu sfortunatamente ridotto al minimo o addirittura in gran parte vanificato dalla scarsa profondità delle acque che permise al nemico l'aggressione per terra.

Pare che le fortificazioni stesse di Mozia siano state formate da un muro tutto intorno alla cinta e da torri avanzate e bastioni, soprattutto di forma rettangolare, collocate a distanza varia ma frequente per tutta la linea di difesa, e specialmente nelle immediate vicinanze delle porte e degli altri accessi alla città. Sono state trovate in due punti delle fortificazioni, rampe di scale che portano da queste giù al mare. Saranno dati altri particolari su queste scale più in là in questo capitolo. La circonferenza del muro di cinta è di circa duemila e cinquecento metri (più di un miglio e mezzo) ed il numero delle torri, per quanto almeno si può vedere oggi, è di venti.

Nella maggior parte dei casi oggi rimane ben poco delle torri tranne che le parti inferiori delle loro fondamenta, o quanto è appena sufficiente da permettere di tracciare il loro schema essenziale. Tra queste torri, che ad eccezione di quelle della porta nord pare che siano state tutte di pianta rettangolare o equilatera, vi è qualche differenza particolare per núsura e sviluppo soltanto, mentre per il resto sono simili.

Le mura di difesa invece variano molto nella loro costruzione: alcune infatti sono di un tipo molto primitivo ed appartengono senza dubbio ad un periodo remoto della storia di Mozia (7), altre mostrano invece uno stile di architettura più avanzato e sono certamente di un periodo più tardo, mentre altre ancora sono chiaramente di un periodo molto recente nella storia di Mozia e rivelano una fattura eccellente, degna dei migliori maestri dell'arte della costruzione.

Non è soprendente, dopo tutto, l'aver trovato queste differenze dal momento che la colonia fenicia crebbe di n-úsura ed importanza ed allo stesso modo le sue necessità ed esigenze saranno cresciute col tempo e si sarà sentita anche l'esigenza di una protezione più efficace da qualsiasi attacco ostile. Tale necessità senza dubbio si sarà accentuata particolarmente durante l'ultimo periodo della storia di Mozia, quando era imminente la lotta tra Greci e Fenici per la supremazia in Sicilia e quando questa città, baluardo della forza fenicia e punica in Sicilia, fu costretta a prendere ogni precauzione per la sua sicurezza e per una protezione più efficace.

In questo periodo le risorse di Mozia erano probabilmente considerevoli, e per rafforzare le difese della città saranno stati impiegati senza dubbio i migliori operai. Avevano certamente a disposizione sia artigiani Greci che Cartaginesi, dal momento che la vecchia colonia fenicia era diventata praticamente una dipendenza punica, e i residenti Greci nella città erano sicuramente numerosi in quest'epoca.

Nel capitolo precedente è stata fatta menzione del fatto che le fortificazioni moziesi mostrino, soprattutto in taluni tratti, segni di opere di rafforzamento o restauro in epoca o epoche successive alla loro costruzione originaria. Prove di opere di restauro si trovano invero lungo tutta la linea di difesa, ma sono abbastanza marcate, forse, lungo le coste a nord e a nord-est più che altrove nell'isola. Ciò si può capire facilmente perché è in questa parte dell'isola che le mura difensive pare che si trovino ad una certa distanza dal mare dove di conseguenza vi era più pericolo di attacco che in altre parti in cui le fortificazioni si elevano dalla stessa linea costiera.

Non è facile dire quando siano state eseguite tali opere di restauro (o di ricostruzione, come sarebbe meglio dire per quanto riguarda alcuni tratti) e, invero, può anche darsi che siano state eseguite in epoche diverse. Ciò che è fuori di dubbio, comunque è che le ben costruite mura dell'isodomon che si vedono ancora in varie parti della linea di fortificazione, e che, come di regola, si trovano collocate quasi immediatamente opposte a mura più antiche, debbono appartenere ad un periodo tardo della storia di Mozia. Si può anche azzardare di far risalire la costruzione di tali mura e delle scale trovate all'interno delle linee fortificate, all'ultimo periodo dell'esistenza di Mozia, a quello in cui la città, sotto la tutela, se non dominio, dei Cartaginesi, si trovava al colmo della sua potenza ed importanza, e quando si faceva tutto ciò che era possibile per renderla una roccaforte sicura e per proteggerla contro ogni attacco nemico.

Esaminate nei dettagli, si può dire che le fortificazioni di Mozia appartengono a quattro se non perfino cinque diversi tipi o stili di costruzione, che possono essere descritti grosso modo come segue.

Tipo A (Fig. 5) - Bastioni e torri formati esternamente da massicci blocchi naturali di pietra o roccia non lavorata, collocati in strati orizzonta li, uno sull'altro senza cemento, ma con gli interstizi riempiti di piccoli pezzetti di pietra e terra cementate con la parte interna delle torri composta di materiale più piccolo. Non pare che sia stato impiegato cemento o malta in nessuna opera difensiva di Mozia, ma un cementante grossolano formato da terreno ordinario misto ad acqua, o praticamente fango, pare che sia stato usato dovunque tranne che nelle mura di pietra ben squadrate.

Anche se quasi allo stato naturale, non si può comunque dire che tali blocchi non siano stati toccati affatto da attrezzi di operai, perché, nella maggior parte dei casi, mostrano i segni da cui si evince che sono stati un po' smussati e squadrati esternamente, in maniera tale da presentare una superficie esterna abbastanza regolare e piana ed inoltre gli strati paiono posti in generale più o meno attentamente che è una caratteristica molto marcata dell'arte muraria fenicia.

I blocchi variano notevolmente tra di loro sia per forma che per dimensioni, infatti alcuni misurano fino a tre metri di lunghezza per metro di larghezza e circa lo stesso in profondità o altezza, mentre altri sono molto più piccoli.

Sono di formazione calcarea, un calcare non compatto, ma di una qualità nota tra i costruttori siciliani come calcare tenace.

Una qualità di pietra identica si trova nella vicina terraferma, non lontano dal distretto di Birgi; ed in una certa zona della costa, chiamata Nivaloro, si possono ancora vedere un certo numero di blocchi simili a quelli impiegati per la costruzione delle fortificazioni di Mozia, lì sulla spiaggia, come se fossero pronti per essere trasportati sull'isola (Fig. 6).

Nella stessa Mozia lo strato esterno della roccia che si trova immediatamente al di sotto di quello superficiale del terreno in talune parti pare che sia della stessa formazione geologica e, senza dubbio, nella costruzione delle fortifìcazioni è stato impiegato un bel po' di questo materiale locale.

Pare che tali enormi blocchi non lavorati siano stati usati soprattutto per la costruzione delle torri o bastioni, anche se queste opere più avanzate non sempre erano formate soltanto di grossi blocchi ma erano spesso composte in parte da materiale più piccolo che veniva di solito collocato al di sopra di quelli. In taluni casi, comunque, pare che sia avvenuto il contrario ed il materiale più piccolo si trova collocato al di sotto di quello più grande, di cui ci forniscono un buon esempio i resti di una torre adiacente alla lunga scalinata ad est dell'isola, in cui i grandi blocchi che un tempo formavano la parte superiore della struttura si trovano adesso ai piedi della parte più bassa che è ancora in piedi e che è composta da materiale piccolo.

E' difficile dire se qualcuna delle torri moziesi sia stata costituita esclusivamente da blocchi grandi. Le fondamenta delle torri erano generalmente formate da uno o due strati di blocchi squadrati sommariamente, in pietra calcarea o arenaria, mentre pare che la parte interna della maggior parte di queste opere più avanzate sia stata costituita, di regola, da materiale piccolo e pietrisco.

Tipo B (Fig. 7) - Pareti costruite in modo approssimativo, formate da pietre relativamente piccole e roccia di tutti i tipi e di tutte le forme e misure, messe assieme in maniera non compatta per mezzo di fango; con una superficie esterna che, considerando il materiale impiegato, presenta un aspetto abbastanza liscio, anche se nella disposizione delle pietre non è stata attentamente rispettata la linea orizzontale che di solito è tanto cara al muratore fenicio.

Le fondamenta di queste pareti sono di solito formate da un singolo strato di piccoli blocchi di arenaria appena tagliati.

Questo stile di costruzione elementare si può vedere per tutta una considerevole porzione delle mura di cinta e apparteneva probabilmente ad un'epoca antica, forse gli inizi della storia di Mozia. Queste mura primitive, che misurano da due a tre metri di spessore, sono state ulteriormente rinforzate in diverse parti della cinta delle fortificazioni e particolarmente nel nord dell'isola, per mezzo di mura isodomiche più moderne che sono state elevate di fronte ad esse, il cui spazio intermedio è stato riempito con cemento di pietruzze e fango.

A Mozia le mura di questo gruppo, che può forse'essere suddiviso in due tipi, erano evidentemente costruite soprattutto allo scopo di rafforzare fortificazioni precedenti, come,si vede dalla loro collocazione immediatamente di fronte a quelle. Non sono di grande spessore in se stesse, ma, dal momento che lo spazio tra queste e lo mura precedenti risulta sempre riempito con pietra ed altro materiale, reso solido per mezzo di una specie di legante o cemento, tutta l'opera di difesa avrà costituito un bastione abbastanza solido, in generale della misura di sei metri o giù di lì di spessore. Le mura precedenti misurano di solito da due a tre metri di ampiezza, mentre quelle nuove circa un metro e mezzo, ed il riempimento tra di loro da due metri a due metri e mezzo.

La maggior parte di queste mura esterne ben costruite oggi non presentano nessun'opera di muratura al di sopra dei due o tre strati di blocchi squadrati che si trovano ch solito in piedi, mentre uno solo (Fig. 11) conserva una parte della sua struttura superiore, che è costituita da diversi strati di materiale più piccolo non squadrato o squadrato solo in parte, come nelle costruzioni del tipo C (8).

Da questo fatto si può concludere che la parte più bassa soltanto di queste mura era formata da solidi blocchi, mentre la costruzione superiore era composta dal materiale più piccolo ora menzionato.

Tipo C (Fig. 8) - Mura di arenaria costruite con più cura, composte in taluni casi di blocchi o lastre abbastanza grandi, in altri casi di pezzi più piccoli, ma in entrambi i casi sempre uniformi per misura e qualità del materiale impiegato. Questo non è lavorato, o lo è solo in parte, ma è disposto per bene in strati orizzontali, con le fessure e punti di giunzione accuratamente riempiti a mezzo di piccole scaglie e schegge di pietra e un legante di terra così da presentare un aspetto liscio e regolare.

Pare che tale metodo di costruzione sia stato impiegato nella maggior parte delle zone più importanti del muro di circonvallazione oltre che in larga misura anche nei bastioni in congiunzione di blocchi più grandi e perfino nelle mura ben costruite dell'isodomo, con il quale sembrerebbe contemporaneo. In taluni casi sono stati introdotti in queste mura come pietre d'angolo dei blocchi singoli ben squadrati.

Tipi D ed E (Fig. 9 e Fig. 10) - Mura ben costruite dell'isodomo formate da blocchi ben squadrati di arenaria di una qualità dura e pregiata. Di regola i blocchi misurano da m. 0,75 a m. 1,50 di lunghezza, anche se in alcuni casi arrivano sino ai due metri o anche un po' di più. L'ampiezza va di solito da m. 0,45 a m. 0,50 e l'altezza da m. 0,40 a m. 0,60.

I blocchi sono collocati a strati, senza cemento o altro legante, alternativamente in lunghezza ed in ampiezza, o come si dice nel linguaggio dei costruttori "per punta e per piano" e presentano un aspetto molto regolare e simmetrico.

I bordi o gli spigoli dei blocchi in taluni casi sono stati smussati accuratamente mentre in altri no. I "mattoni di punta" anche hanno in alcuni casi la superficie liscia o levigata, mentre in altri sono lasciati in uno stato rozzo.

Comunque nel caso di alcuni muri interni dei bastioni adiacenti le lunghe scale nel lato est dell'isola, si possono vedere sino a sei strati di blocchi ben squadrati. Si dovrebbe osservare qui comunque che i blocchi che costituiscono la costruzione interna sono un po' più piccoli di quelli che di solito si incontrano nelle mura esterne, e paiono differire anche un poco nella fattura. Si possono quindi distinguere come un sottotipo E.

Parti di queste mura ben costruite sono state portate alla luce in diverse zone delle fortificazioni nei versanti nord e nord-est dell'isola. Proprio adiacente alla torre occidentale della porta a nord è stato portato alla luce un tratto di tale muro che si estende verso ovest per trentacinque metri. Parte di questo mostra tre strati sopra il muro alla base dov'è profondo e solido; per il resto oggi la maggior parte di questo tratto rivela solo due strati. Nel punto più alto, compreso il sostegno, misura m. 1,70 di altezza. Qui i blocchi non sono smussati, ma la superficie dei "mattoni di punta" è levigata, sicché il muro presenta una superficie perfettamente liscia.

Più ad ovest, ed adiacente alla necropoli, è stata messa a nudo una porzione più piccola di muro, che misura dieci metri di lunghezza; questo è forse il più pregevole esempio di questo tipo di muro che è stato trovato qui sino ad oggi. Mostra tre strati di blocchi notevolmente solidi e ben lavorati, collocati su una base di un'unica piattaforma, e la sua altezza totale misura due metri. Uno dei blocchi qui misura fino a m. 2,07 di lunghezza. Tutti i blocchi sono profondamente smussati e le "pietre di punta" hanno rivestimenti grossolani. Uno dei blocchi mostra tracce di stucco con cui era un tempo ricoperto.

Nel caso del muro di cui abbiamo parlato prima perché conserva una, parte della struttura superiore e che si trova un po' più a est della porta nord, i blocchi mostrano la stessa fattura del muro cui abbiamo appena accennato, con bordi smussati e "pietre di punta" dalla superfic ie rivestita grossolanamente.

Senza dubbio questi muri dell'isodomo ben costruiti sono di una data posteriore rispetto a quelli del tipo A e B, come si vede dalla loro posizione in rapporto a questi ultimi, ma è difficile dire se sono anche più tardi rispetto a quelli del tipo C. Il fatto che le due forme di costruzione si trovino assieme nello stesso muro giustifica chi li considera contemporanei, anche se forse il tipo C può essere stato in uso precedentemente all'introduzione dei tipo D.

Comunque sia, è stato già osservato che vi può essere poco dubbio che questi muri ben costruiti appartengano ad un periodo tardo della storia di Mozia ed è fuori discussione il fatto che rivelino una fattura superiore, dimostrando così l'alto grado di abilità che l'arte della costruzione deve aver raggiunto in quel tempo a Mozia. La costruzione indicherebbe una influenza greca, se non la stessa fattura greca.

Oltre all'influenza che l'arte greca ebbe senza dubbio nel modificare la tendenza fenicia al megalitismo e l'impiego di blocchi enormi nelle costruzioni, un altro fattore che avrà probabilmente contribuito all'adozionc di uno stile tipicamente fenicio nella costruzione di queste mura fu l'assenza di materiale idoneo allo scopo nella zona, e la difficoltà maggiore di trasportare grandi blocchi dalla terraferma all'isola.

Queste mura moziesi, che potrebbero essere considerate di stile greco- fenicio, non differiscono molto dal grande muro di Dionisio a Siracusa. Secondo il Cavallari (9), i blocchi usati nella costruzione di quest'ultirno misurano m. 1,40 di lunghezza, m. 0,70 di ampiezza, e m. 0,60 di altezza. La superficie esterna, comunque, delle mura di Siracusa si trova lasciata allo stato grezzo, e solo i bordi delle pietre sono stati lisciati, mentre le mura di Mozia presentano una superficie quasi perfettamente liscia e livellata, e solo le "pietre di punta", in taluni casi, sono state lasciate non tagliate.

Solo in una parte delle rovine delle fortificazioni di Mozia portate fino ad oggi alla luce vi è qualche muro che rimane ancora in piedi che presumiamo si avvicini all'altezza primitiva. E' il bastione, con la lunga scala, sulla costa orientale, di cui è già stata fatta menzione in questo capitolo. La maggior parte delle fortificazioni ha ancora in piedi le parti inferiori e solo in pochi casi qualcuna rivela più di circa tre metri di muro ancora in piedi.

Si possono soltanto fare congetture su quale sia stata l'altezza totale di queste fortificazioni, sebbene, a giudicare da ciò che si può ancora vedere dai resti e dalle proporzioni delle merlature oltre che per analogia con le rovine delle altre costruzioni di Mozia si può azzardare di credere che l'altezza delle mura, compreso il parapetto elevato sopra di esse per proteggere i difensori, non può essere stata meno di otto o nove metri, e quella delle torri forse un poco di più.

Sfortunatamente, oggigiorno si trovano pochissimi resti di mura di altre città fenicie che ci possano aiutare a formarci un'opinione per quanto riguarda le dimensioni di quelle di Mozia e per la maggior parte delle nostre informazioni riguardo le fortificazioni fenicie dipendiamo di solito da ciò che dicono gli scrittori antichi. Le mura di Dionisio a Siracusa, di cui abbiamo appena fatto menzione, e che sono state parzialmente costruite su una ripida roccia che costituisce un muro difensivo essa stessa, secondo le congetture del Cavallari (10) originariamente devono aver misurato almeno sei metri di altezza ed anche più in zone in cui le fondamenta di roccia erano meno a precipizio. Ad Erice si trovano ancora in piedi porzioni di mura che rivelano un'altezza di nove metri; possiamo anche pensare che quelle di Mozia non siano state più basse.

Parti della struttura inferiore delle antiche mura fenicie si possono ancora vedere nèll'area di Sidone e Aradus, o Arvad, ma resti più importanti sono da ricercarsi tra le rovine della colonia fenicia di Lixus in Mauritania (11).

In tempi relativamente recenti è stata scoperta una importante fascia di antiche mura ad opera di M.C. Favre (12) a Banias, l'antica Balanea, situata a circa venticinque miglia a nord di Arvad. Si vede che queste mura sono di un ordine molto primitivo e devono risalire ad un periodo remoto; infatti i materiali impiegati nella loro costruzione oltre che per fattura differiscono di molto da quanto si trova nelle mura di Sidone ad Aradus.

Al giorno d'oggi non si trovano quasi più tracce delle fortificazioni di Tiro, ma le mura che hanno resistito ai ripetuti assalti del grande Alessandro per un periodo non inferiore a sette mesi non possono che essere state eccezionalmente robuste. Nessun'altra città, forse, come osserva giustamente M. Renan (13), che abbia svolto un ruolo tanto importane nella storia del mondo, ha mai lasciato così poche tracce dietro di sé.

Secondo Arrian (14), la cinta muraria di Tiro era alta centocinquanta piedi e spessa in misura proporzionale; ma non viene indicato se era formata interamente da pietra lavorata, o, cosa non insolita nelle fortificazioni fenicie, se era composta in parte di roccia naturale o viva. Le basi delle fortificazioni di Sidone e Aradus pare che fossero formate da mura di roccia tagliata o scavate nella roccia viva. Intere mura erano talvolta ricavate dalla roccia naturale come anche le case (15).

Paragonate alle opere difensive di altre città antiche, le fortificazioni di Mozia possono forse sembrare insignificanti; ma gli abitanti di quella cittadina circondata dal mare, affidandosi alla sicurezza che secondo loro la posizione insulare avrebbe fornito, probabilmente non avevano mai previsto la possibilità che venissero portati contro le loro mura arieti ed altri strumenti di assedio, mentre per quel che riguarda altre forme di attacco si sentivano senza dubbio sicuri e capaci di resistere con successo.

Per tale errore, che sarebbe stato sfortunatamente fatale per loro, non meritavano alcuna scusa, visto che avevano sempre davanti ai loro occhi il terrapieno a ricordar loro che avevano perso l'immunità in quanto isola da ogni attacco da terra. Tiro, almeno, non aveva alcuna strada che collegava con l'opposta terraferrna fino a che Alessandro non costruì la sua, riuscendo così a raggiungere il suo scopo.

 

Per concludere, come si è già asserito all'inizio di questo capitolo, si può comprendere che le fortificazioni di Mozia, prese nel complesso, e malgrado il loro sviluppo necessariamente limitato, devono essere state di considerevole resistenza, capaci di opporsi a qualunque attacco ordinario che fosse sferrato contro di esse da un nemico nel periodo in cui la città era fiorente. Ciò, invero, si può dire che sia stato dimostrato dalla prolungata resistenza offerta dalla città assediata alle schiaccianti forze del Tiranno Dionisio, fornite degli strumenti di guerra più moderni, quando, dopo diverse settimane, se non mesi, di attacchi diurni senza successo, si dovette fare ricorso allo stratagemrna, con un assalto notturno come unico mezzo per prendere la città.

Ci possiamo formare un'idea della terribile prova a cui sono state soggette le difese di Mozia attraverso un resoconto sul grande assedio, mentre possiamo trovare le prove del feroce assalto fatto dagli assalitori in più di una zona della linea delle fortificazioni in rovina che si vedono ancora sull'isola. Si notano ancora evidenti tracce di tale assalto soprattutto in una zona verso l'estremità occidentale della necropoli in cui la cinta muraria mostra ciò che sembrerebbe una breccia di circa tre metri di ampiezza e dove la superficie del suolo, quando è stata portata alla luce, si è trovata coperta da innumerevoli dardi e punte di frecce che sono un segno certo della furia della lotta che si è svolta in questo luogo. Questa può anche essere la stessa breccia di cui parla Diodoro (16), che le truppe di assalto avevano praticato con gli arieti, perché in questa particolare località la battigiá è costituita da un plateau di roccia naturale particolarmente piatto, che si estende per un tratto considerevole lungo la spiaggia, quasi al livello normale dell'acqua, prestandosi così benissimo per l'impiego di queste macchine da guerra. Il plateau è così piatto che dà l'impressione di essere stato preparato artificialmente proprio a quello scopo, anche se, dopo un esame è risultato chiaro che non vi è niente che mostri che non sia del tutto naturale.

NOTE

(1) Diod., XIII, 63.

(2) Ib., XIV, 47 seqq. 137.

(3) Ib., XIV, 41-43.

(4) Diod., XIV, 49.

(5) Diod., XIV, 5I.

(6) La linea costiera di Mozia è stata recentemente estesa in taluni tratti un po' oltre i limiti originari con l'aggiunta di terreno o detriti provenienti dagli scavi, che, dopo debita considerazione, si è pensato bene di depositare lungo la costa dell'isola piuttosto che in altri posti. Di conseguenza la linea costiera originaria è stata modificata.in taluni tratti e le mura che un ternpo si ergevano direttamente dalla costa ora si trovano ad una certa distanza da essa.

(7) Cf. Dennis, Cities and Cemeteries of Etruria, vol. II pp. 226 e 255; Pausanias, op. cit., II, 25. Renan (Mission de Phénicie, p. 696 e tavola 1) allude ad edifici a Oum el-Aouamid nella Fenicia meridionale, la cui costruzione, a giudicare dalla tavola allegata, assomiglia molto a quella delle nostre torri di Mozia. Da parte di alcuni studiosi questi edifici sono stati assegnati al cosiddetto periodo Ciclopico, anche se lo stesso Renan pare che si sia discostato da questa opinione e abbia attribuito la costruzione ad una data relativamente più recente, anche se costruita col materiale di rovine precedenti trovate nel posto.

(8) Si potrebbe dire che questo muro mostri tre ordini di costruzione, perché il suo stadio più alto è composto di un tnateriale molto rozzo simile a quello che si trova nel tipo B; ma può anche darsi che questo materiale più alto sia stato aggiunto dai contadini in tempi recenti.

(9) F.S. Cavallari, Topo. Arch. Siracusa, p. 70.

(10) F.S. Cavallari, op. cit., pag. 70.

(11) Ch. Tissot, Recherches sur la géographie comparée de la Mauritanie Tingitane, pagg. 203-221.

(12) C. Favre, "Banias (Balanée) et son enceinte cyclopéenne", Revuee Archeologique, 2^ serie, XXXVII, 223-232.

(13) Renan, Mission de Phénicie, pag. 529.

(14) Arrian, Anabasis, XXI, 3.

(15) Secondo Renan (op. cit., pag. 92), una delle caratteristiche più interessanti dei resti di Amrit è una casa rnonolitica, con camere interne, ricavata da un'unica massa di roccia. La casa misura circa 100 piedi quadrati e le pareti misurano circa venti piedi di altezza e 32 pollici di spessore.

(16) Diod., XIV, 51.