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Pendente con sole alato ed urei (VII - VI sec. a. c.)

 

 

 

 

 

 

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Orecchino aureo con croce ansata (VII - VI sec. a. c.)

 

 

 

 

 

 

 

 

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Amuleti egizi con il simbolo di Horus

 

 

 

 

 

 

 

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Pendenti di metallo, simboli del disco solare

 

 

 

 

 

 

 

 

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Amuleti egittanti

 

 

 

 

 

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Pendenti argentei con scarabei egittanti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Amuleti egittanti

 

 

 

 

 

 

 

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Collana in pasta vitrea e argento con pendente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Collana in pasta vitrea e argento con pendente

 

 

 

 

 

 

 

 

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Punte di armi

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pendenti in metallo

(tratto da Mozia, Una colonia fenicia in Sicilia, di J.I.S. Whitaker)

Parte II

CAPITOLO VIII

IL MUSEO DI MOZIA

OGGETTI METALLICI

I Fenici, si sa bene, erano dei grandi lavoratori del metallo e più che maestri specialmente nella produzione di articoli di metallo decorati. Pare che per parecchi secoli, probabilmente dal nono al quinto a.C., abbiano avuto il dominio del commercio di oggetti in tnetallo ed erano senza rivali nella loro opera di trasporto delle loro merci preziose nelle varie parti del Mediterraneo.

Omero fa un'allusione alla bellezza senza rivali di un'urna d'argento, opera di abili artisti di Sidone, che fu portata a Troia dai marinai di Tiro (50), mentre i numerosi esemplari di vasi di metallo riccamente lavorati di indubbia fattura fenicia che sono stati trovati nelle antiche tombe di Cipro e della Sardegna (51), come anche, forse, in alcune dell'Etruria e del Lazio, recano testimonianza, non solo della perfezione della fattura, ma anche dell'ampia distribuzione di questo prodotto dell'arte industriale fenicia (52). Chissà quanti pregevoli esemplari di quest'arte che passano nei musei dei giorni nostri come provenienti da altri paesi, sono probabilmente, se si potesse sapere il vero, l'opera di artigiani fenici, e chissà quanto sia poco quello che ancora esiste di questi prodotti deliziosi rispetto a quanto è andato invece distrutto! Può darsi che molto si trovi ancora nascosto sotto terra e che forse un giorno sarà portato alla luce, ma molto di più ha già trovato, probabilmente molto tempo fa, la strada verso il crogiolo o è stato distrutto in maniera vergognosa in qualche altro modo.

Ciò, dopo tutto, non è peggio di quel che succedeva in Sicilia comunemente sino a pochi anni fa, quando dei meravigliosi broccati di valore del quattordicesimo e del quindicesimo secolo venivano distrutti per il valore intrinseco relativamente insignificante di fili d'oro e d'argento,contenuti nel lavoro.

I disegni adottati dai Fenici sono stati indubbiamente presi dall'Egitto, come anche, ma forse in grado minore, dall'Assiria; ma pare che proprio nella fattura e nell'esecuzione del lavoro i Fenici abbiano di gran lunga superato gli artisti di entrambi i paesi ricordati. Spesso nei disegni si può notare una combinazione o una mescolanza di arte egiziana ed assira. Questi, di regola, rappresentano qualche scena di guerra o di caccia o piuttosto una successione di scene, perché spesso dall'incisione su un vaso viene raccontata tutta una storia che illustra le concezioni dell'artista.

La fattura dell'opera è eseguita con estrema cura, e con una straordinaria dovizia di dettagli.

Comunque, poco o addirittura niente di questi pregevoli oggetti di metallo è stato trovato sinora a Mozia, né per le ragioni già esposte sembra probabile che ne verrà mai trovato molto, sull'isola. Da ciò che ci è stato detto dell'importanza e della ricchezza dell'antica città, è presumibile che a Mozia ci siano stati dei vasi ornamentali di metallo in gran quantità; ma, senza dubbio, questi articoli di valore, per il fatto che erano mobili, saranno stati portati via dopo la presa e la distruzione della città.

E' a malapena possibile che alcune delle tombe di Birgi, sulla terraferma, che non sono state ancora scoperte né violate, possano ancora fornirne alcuni esemplari, ma ciò è molto incerto ed è invece più probabile che questi esemplari di oggetti di metallo, che un tempo esistevano a Mozia, si possano forse rinvenire tra le macerie di Lilibeo quando saranno esplorate del tutto.

Nel frattempo si può dire che anche se nell'isola difettino tanto gli oggetti ornamentali di metallo, non mancano affatto né a Mozia né a Birgi armi e strumenti da guerra e nella raccolta del Museo ne sono conservati parecchi esemplari.

I Fenici, come sappiamo, sebbene per natura popolo pacifico e non guerresco, erano rinomati per la manifattura di armi e strumenti da guerra di tutti i tipi ed una buona parte della loro produzione di oggetti di metallo di questo tipo, come quella dei loro vasi ornamentali, sarà stata probabilmente esportata nelle loro colonie oltre che nelle loro città portuali con cui commerciavano.

Non è sorprendente perciò che si trovassero tante armi e strumenti di guerra in tale abbondanza a Mozia, specialmente considerando che nei suoi ultimi giorni la colonia costituisse un baluardo punico tanto importante.

Ciò che colpisce come cosa strana, comunque, è che sia stato trovato relativamente tanto poco nella stessa Fenicia dei resti di armi e di strumenti di guerra, perché, anche ammettendo che il grosso di questi prodotti di metallo servisse per l'esportazione, una certa quantità sarà stata necessaria allo stesso paese, per armare i presidi di molte città (53).

La maggior parte degli oggetti di metallo conservati nel Museo di Mozia proviene dalle tombe dei cimiteri e comprende soprattutto articoli d'argento, bronzo, ferro e piombo e solo pochi d'oro.

Ad eccezione, comunque, delle armi e degli strumenti di guerra di cui si è appena accennato, la raccolta non è ricca.

Gli oggetti d'oro che sono stati rinvenuti sono molto pochi, e si limitano ad articoli di gioielleria, come anelli per le dita, orecchini e pendenti.

In argento vi è una raccolta un po' più ricca, sebbene anche questa sia composta quasi interamente di gioielli come si vedrà nella seguente lista dei principali articoli conservati.

(a) Una collana composta da ventiquattro piccoli anelli, con un pendente o medaglione circolare, che risulta tutto liscio tranne un bordo tutto intorno ed un punto rialzato, o borchia, nel centro (Fig. 110).

(b) Una collana di diciotto anelli simili con un anello di misura più grande come pendente nel centro (Fig. 110).

(c) Una collana di diciotto grani o gocce, con un piccolo pendente a forma di bottiglia (Fig. 110).

(d) Una collana formata da una sottile striscia liscia che rappresenta un serpente, con un piccolo pendente cilindrico.

(e) Diversi dischetti o medaglioni cerchiati con borchie rialzate nel mezzo, che saranno serviti probabilmente da pendenti.

(f) Tre grandi anelli da sigillo, due dei quali con scarabei incisi con geroglifici (Fig. 111).

(g) Numerosi anelli da dito, alcuni con scarabei, due con caratteri fenici incisi ed altri del tutto semplici (Fig. 112).

(h) Quattro braccialetti, tutti formati da quattro sottili strisce o braccialetti, posti uno sopra l'altro in fasce.

(i) Numerosi orecchini con il disegno preferito del canestro da frutta (Fig. 113).

(j) Numerosi cocci, bottoni e frammenti di ciondoli.

Oggetti in bronzo. Vi è un'ottima raccolta di oggetti di questo metallo, specialmente armi e strumenti da guerra; mentre un'altra, ma non molto ricca, che comprende articoli di uso domestico ed altri per ornamento personale, è abbastanza varia.

A Mozia non sono stati trovati rasoi a forma d'ascia come quelli rinvenuti a Cartagine, ed anche, ma più raramente in Sardegna. Tali articoli, tipicamente punici, forse non erano di uso comune prima della distruzione di Mozia.

Tra le armi vi sono circa centotrenta esemplari di punte di lance e di alabarde e parecchie centinaia di dardi e punte di frecce.

Vi sono pure moltissimi pugnali e coltelli, tra i quali due (Fig. 114) che meritano una menzione speciale perché sono di un tipo il quale pare che qui non si incontri di frequente. Sembra che siano identici ai coltelli scoperti dal defunto prof. Mosso vicino a Festo(54), ed anche ad altri trovati nelle tombe eneolitiche di Pantalica, nella Sicilia orientale(55). Come in quegli esemplari, i nostri campioni di Mozia rivelano ancora i chiodi con cui le lame erano fissate ai manici, che erano presumibilmente di legno e di conseguenza non esistono più.

Il più lungo misura cm. 28 di lunghezza e cm. 3,25 di larghezza mentre l'altro ha perso la parte superiore che era probabilmente di lunghezza uguale o maggiore, visto che misura cm. 4,25 di larghezza alla base (56).

Quelli che seguono sono articoli di uso domestico e connessi con l'ornamento personale:

(a) Un pezzo squadrato, un po' concavo nella parte superiore, della misura di cm. 10 quadrati e cm. 2,75 di profondità o spessore. E' stato trovato in un incavo di una delle porte all'ingresso a nord della città, e serviva senza dubbio per far rotare un cardine.

(b) Un pezzo aperto a forma di tazza, con tre piccoli fori vicino al bordo che senza dubbio apparteneva ad una bilancia.

(c) Due pesi di forma pressoché quadrata, uno di 22 grammi e l'altro di 15.

(d) Un frammento, senza dubbio parte di una grattugia.

(e) Diversi ami da pesca di varie misure.

(f) Diversi pezzi sottili e lunghi, probabilmente spilli e aghi.

(g) Numerosi chiodi da porte, frammenti di chiavistelli per cancelli porte e due chiavi.

(h) Frammenti di piatti, con parti di catena ancora attaccati.

(i) Una statuetta, alta cm. 9, possibilmente un idolo.

(j) Diversi specchi rotondi, soprattutto in frammenti.

(k) Un amuleto, che rappresenta il simbolo della dea Tanit, alto cm. 4,25( Fig. 115).

(l) Una piccola scatola cilindrica, con coperchio, probabilmente per cosmetici.

(m) Un anello con l'emblema di un candelabro ebreo.

(n) Un amuleto che rappresenta l'ascia sacra o votiva, con un piccolo pezzo di filo metallico ancora attaccato, indicando che era stato usato probabilmente come amuleto, appeso al collo (Fig. 116). E' stato trovato in un'anfora contenente resti cremati nell'antica necropoli di Mozia.

Articoli in ferro. Il Museo contiene una raccolta molto ampia di armi e strumenti da guerra in ferro, che provengono soprattutto dalle tombe della necropoli di Mozia. Consistono in lance e giavellotti e punte di lance, pugnali e coltelli insieme a molti frammenti di queste armi ed una sola punta di freccia di ferro.

Ad eccezione di un pezzo dalla forma particolare, che potrebbe essere servito per tessere, e parecchi chiodi e frammenti di chiusure di porte e di mobili, vi sono pochi altri oggetti di ferro che meritano una menzione speciale.

In varie parti dell'isola, comunque, è stata trovata una grande quantità di ferro fuso che testimonia della grande opera di distruzione col fuoco che deve essere stata eseguita a Mozia; ma non è possibile dire dai pezzi trovati a quale scopo essi possano essere serviti in origine.

Articoli in piombo. Tra gli articoli di piombo conservati nel Museo si possono menzionare i seguenti:

(a) Il pezzo di tubatura menzionato nella parte seconda, capitolo I, che è stato trovato nel mare accanto al terrapieno che collega l'isola con la terraferma, ad una certa distanza da entrambe le spiagge. Questo pezzo può probabilmente aver fatto parte di una tubazione che, secondo la tradizione, veniva usata dai Moziesi per convogliare acqua fresca potabile dalle vette opposte di Racalia. E vero che la linea scelta non sarà stata per niente la più diretta, ma essa sarà stata adottata poiché facilitava la messa a dimora della tubazione e il suo mantenimento in buono stato, visto che attraversava il terrapieno piuttosto che correre sott'acqua.

Per quello che sappiamo, forse ci saranno stati due canali per l'acqua tra Mozia e la terraferma, uno a nord via Birgi, l'altro ad est direttamente da Racalia.

Questo pezzo di tubatura è stato conservato per parecchi anni, insieme ad altri reperti archeologia, nel municipio di Marsala, ma recentemente è stato depositato nel museo dì Mozia.

Pare che contemporaneamente siano stati trovati altri pezzi sinúli che sono passati nelle mani di privati, e da allora sono spariti. Smyth, scrivendo nel 1824, parla di "alcuni strani tubi di piombo che comunicavano con la terraferma probabilmente sopra il famoso terrapieno, che sono stati trovati dal principe Torremuzza" (57).

(b) Un massello di piombo del peso di Kg. 2.800, che è stato trovato tra alcune macerie di edifici sul lato occidentale dell'isola. Di tanto in tanto sono stati trovati dei pezzi simili ed ancora più grandi di piombo non lavorato da parte dei contadini di Mozia. Alcuni pezzi che sono stati trovati quaranta o cinquanta anni fa nei pressi della scalinata orientale e che si dice abbiano avuto delle lettere e dei segni sopra, sono stati portati a Marsala e venduti a peso!

(c) Numerose pietre da catapulta di forme e misure diverse.

(d) Un grande pezzo a forma di tappo, probabilmente di qualche vaso.

(e) Alcuni stampi per timbrare la terracotta, di cui uno con il simbolo delle quattro palme, un marchio molto comune.

(f) Un peso per rete da pesca.

(g) Diverse piccole scatole con coperchi, senza dubbio per contenere profumi e cosmetici che pare siano stati usati molto dai Fenici, e costituivano anche un articolo importante delle loro esportazioni. Scylax riferisce che i commercianti fenici vendevano profumi agli indigeni della costa occidentale dell'Africa (58).

NOTE

(50) Omero, Iliade, XXXIII, 865-870.

(51) La Sardegna è senza dubbio uno dei paesi che ha fornito una ricca messe di vestigia fenicie e puniche. Oltre alla pregevole raccolta di tali resti conservati nel Museo di Cagliari, riorganizzata recentemente sotto l'abile supervisione del prof. A. Taramelli, in molti dei principali musei d'Europa figurano in abbondanza oggetti fenici e punici della Sardegna, specialmente gioielli.

(52) Dennis, nella sua opera eccellente sulle città ed i cimiteri dell'Etruria (1 p. LXXXII), allude all'abilità notevole dei Fenici come lavoratori del metallo, ed alla probabilità che molti dei gioielli migliori trovati in Etruria ed in altre parti dell'Italia siano stati di fattura fenicia. Alcune ciotole di argento che sono state trovate in tombe etrusche sono state considerate dal Dr. Helbig come delle imitazioni fenicie di oggetti egizi o assiri. In un solo caso egli cita l'esistenza di una iscrizione fenicia che è stata trovata su una ciotola (cfr. Dennis, Cities and Cemeteries of Etruria, II, 503).

(53) Secondo il prpf. Orsi (Necropoli sicula di Pozzo di Gotto, p. 11), gli antichi cimiteri siciliani, persino quelli successivi, sono estremamente scarsi di armi e strumenti di guerra, mentre, d'altro canto, una necropoli a Locri, sull'opposta terraferma, ha fornito una grande quantità di lance, sia di ferro che di bronzo. Come osserva il prof. Orsi, comunque, l'assenza di armi e strumenti da guerra nelle tombe, che si nota nelle tombe greche in Sicilia, non implica che gli abitanti fossero privi di tale mezzo di difesa o di offesa. E' possibilmente da attribuirsi al fatto che non era un'abitudine collocare tali oggetti nelle tombe.

(54) Cfr. A. Mosso, Le origini della civiltà Mediterranea - Preistoria, II, 237.

(55) Cfr. P. Orsi, Mon. Ant., vol. IX, Tav. VII.

(56) Da un'analisi fatta di queste armi sembrerebbe che siano costituite interamente di rame con una minima aggiunta di stagno e tracce di piombo. Ciò porterebbe a credere che appartengano ad un periodo remoto, o quando si cominciò ad usare per la prima volta la lega e veniva provata in via sperimentale, oppure quando questa sarà stata realmente scarsa