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Veduta d'insieme del peristilio della casa dei mosaici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Immagini del pavimento del peristilio decorato a mosaico con ciottoli di fiume

(tratto da Mozia, Una colonia fenicia in Sicilia, di J.I.S. Whitaker)

Parte II

CAPITOLO VI

LA CASA DEI MOSAICI (Schema F)

Nella parte sud orientale dell'isola, dove un lieve pendio conduce dalle zone più elevate alla linea costiera, sono state trovate le rovine di un gruppo di costruzioni, una parte delle quali sembrerebbe sia stata una casa di abitazione di una certa importanza, la quale, per la struttura e l'aspetto generale, porterebbe a supporre che sia stata la residenza di qualche cittadino facoltoso.

Sembrerebbe che il resto degli edifici che fanno parte del gruppo, a giudicare da ciò che si vede oggi dalle loro rovine e dai resti di numerosi pezzi di opere ornamentali in pietra, terracotta e ingredienti per la colorazione che sono stati trovati in questo luogo sia stato adibito a magazzini e forse ad officine di artigiani.

A giudicare dallo stile architettonico e dalla costruzione, vi può essere poco dubbio sul fatto che la casa di abitazione menzionata sopra sia stata progettata e costruita da architetti ed artigiani esperti, molto probabilmente Greci, e forse durante un periodo tardo di Mozia. Una conferma della probabilità che la costruzione risalga ad un periodo recente della storia di Mozia pare si trovi nel fatto che sono stati trovati muri di costruzioni più antiche immediatamente al di sotto di essa.

Il livello del pavimento delle costruzioni più antiche si trova a solo mezzo metro o giù di lì sotto l'edificio più recente e pare anzi che quest'ultimo sia stato costruito in buona parte sulle fondamenta del primo.

La caratteristica principale e più importante di questa abitazione moziese scoperta recentemente, caratteristica che ha suggerito il nome dato all'edificio, è senza dubbio un peristilio con il suo portico, il cui pavimento, lungo i lati nord ed ovest, è formato da un mosaico di ciottoli marini naturali molto interessante, diviso in pannelli o sezioni, ognuna con un disegno diverso, il tutto incorniciato da un'ampia bordura tripla, fatta pure di ciottoli, con lo schema a linee incrociate (meandro) sormontato da un pregevole disegno floreale di un tipo non comune, al di sopra del quale se ne trova uno che assomiglia al disegno dell'onda dell'Italia meridionale (Figg. 24 A e 24 B).

Sfortunatamente la maggior parte di questa pavimentazione non è in buon stato di conservazione ed in molte parti è quasi del tutto distrutta mentre in altre sono a stento visibili i dettagli del disegno del mosaico. Esso si estende lungo il lato nord-est per una lunghezza di m. 10,30 e lungo quello nord-ovest per m. 6,60; la sua larghezza è di m. 2,65 nel primo lato e di m. 3,20 nell'altro.

I ciottoli che formano il mosaico, apparentemente ciottoli ordinari raccolti dalle spiagge vicine, variano un poco per misura ma sono per lo più da cinque a otto centimetri di circonferenza. Sono di colore nero, bianco e grigio e le tinte più scure sono state usate come base per il mosaico mentre il bianco per i contorni delle figure e dei disegni. I ciottoli sono fissati, o incassati, in cemento grezzo.

I disegni o pannelli illustrati rappresentano animali. In uno si distingue la figura di una bestia selvatica, probabilmente un leone, che attacca un cavallo, in un altro quella di un leone che afferra un toro, mentre un terzo pannello mostra un grifone che attacca un cavallo o un cervo.

Questo pavimento a ciottoli, che presumibilmente appartiene ad un periodo tardo della storia di Mozia, è il solo esempio del suo genere che è stato sino ad ora trovato sull'isola, anche se sono stati rinvenuti altri tipi di pavimenti a mosaico elementare, oltre ad un gran numero di blocchetti cubici neri e bianchi o tesserae, che avranno fatto parte della pavimentazione di edifici di una certa importanza.

La caratteristica non meno interessante del pavimento è la combinazione di disegni sia fenici che greci. Infatti i soggetti raffigurati sono di carattere tipicamente fenicio, mentre le bordure ornamentali sono greche.

In questa pavimentazione a mosaico abbiamo un esempio di ciò che probabilmente è stata la prima espressione greca di lavoro a mosaico, ed un esemplare che rivela anche nei suoi disegni con figure uno sviluppo o evoluzione rispetto agli schemi più semplici geometrici o floreali che pare siano stati usati inizialmente nei mosaici a ciottoli. La data dei nostri mosaici moziesi non può essere posteriore all'inizio del quarto secolo a.C., quando Mozia cessò di esistere, ma forse non risale a molto tempo prima, sicché riteniamo di non essere di molto in errore se li collochiamo nella seconda metà del quinto secolo a.C.

Si suppone che le pavimentazioni a mosaico con ciottoli che si trovano nei pronai del tempio di Zeus ad Olympia siano di una data non precedente alla prima metà del quarto secolo a.C. (1). Oltre al disegno floreale, questi mosaici di Olympia hanno chiaramente anche un soggetto figurato.

In tempi remoti i mosaici a ciottoli venivano usati in Grecia per disegni semplici, ma continuarono ad essere in uso anche per disegni più sviluppati per un certo tempo, anche dopo che erano venute di moda le tesserae.

Sono stati trovati esempi di mosaici a ciottoli negli scavi eseguiti vicino Enneakrounos, oltre che nel giardino del Re, ad Atene (2), e nel 1884 ne sono stati trovati alcuni in una casa del Pireo (3).

Intorno ad una parte del peristilio si vedono i resti dei muri che sostenevano il colonnato, infatti in un punto sono visibili tracce di una delle colonne. Sono scomparsi i muri che sostenevano il colonnato dall'altra parte, ma è possibile vedere il posto in cui essi si ergevano.

Le misure totali del cortile sono di m. 17,50 per m. 6,75. La maggior parte di questo è lastricata o rivestita da un cemento grossolano e, verso il limite orientale, vi è stata creata una lieve depressione, che diventa a poco a poco un canaletto, senza dubbio allo scopo di fare defluire l'acqua piovana. Là dove il canaletto finisce si trova un piccolo pozzo, la cui profondità è oggi soltanto di tre metri. L'apertura del pozzo è rettangolare e misura circa sessantacinque centimetri quadrati.

Sembrerebbe a prima vista che l'ingresso principale della casa si trovi sul lato superiore o nord, anche se ciò non è del tutto chiaro e sarebbe necessario eseguire altre ricerche per stabilirlo con certezza oltre che per illuminarci in merito alle altre parti della costruzione in genere.

Come si può vedere dall'unito disegno (Schema F) l'area occupata dal gruppo di case esplorate sino ad oggi in questo luogo si estende da nord a sud o, per essere precisi da nord-nord-est a sud-sud-ovest per un tratto di circa trentacinque metri, e da est-nord-est a ovest-sud ovest per circa venticinque metri. La parte più a nord è quella in cui si trova l'edificio residenziale di cui abbiamo appena parlato, mentre la parte inferiore è quella occupata dagli altri edifici che abbiamo immaginato come magazzini o officine. In nessuna parte del gruppo si vedono tracce di muri ad eccezione solo delle loro fondamenta e della parte interrata, cose che mancano addirittura in alcune parti rendendo difficile in alcuni casi tracciare i limiti della costruzione.

In un angolo di quella che forse era una delle stanze della porzione inferiore del gruppo di edifici, sono stati trovati cinque capitelli dorici in arenaria, forse di costruzione recente, accatastati uno sull'altro come se fossero stati conservati lì temporaneamente. Come si vede dal colore della pietra in talune parti, questi capitelli hanno chiaramente subito l'azione del fuoco, e appaiono molto friabili al tatto. Sono tutti simili, e appaiono delle seguenti misure: quadro dell'abaco, m. 0,63; altezza dell'abaco, m. 0,10; altezza dell'echino, m. 0,13; altezza del collare, m. 0,05; diametro del collare, m. 0,42 (Fig. 25).

Tra le rovine vicine sono stati trovati anche i frammenti di un pregevole capitello corinzio del periodo greco migliore, la base di una colonna ionico-attica (Fig. 26) e altri frammenti di colonne doriche. Queste ultime sembrerebbero appartenere a due diverse misure di colonne, una delle dimensioni apparentemente corrispondenti a quelle appena date dei cinque capitelli trovati assieme, le altre un po' più grandi. Alcuni di questi frammenti rivelano tracce dello stucco bianco che le ricopriva.

Si può fare menzione ora di due grandi capitelli che si trovano nell'isola adiacente, chiamata Isola Lunga, usati adesso come tavoli davanti ad una villetta, ma che un tempo erano probabilmente a Mozia. Sono simili, e le loro dimensioni sono le seguenti: quadro dell'abaco, m. 0,88; altezza dell'abaco, m. 0,21; altezza dell'echino, m. 0,29; diametro del collare m. 0,60.

In un'altra stanza sono stati trovati tre grandi vasi di terracotta, o pithoi, due della stessa misura, il terzo un po' più piccolo, che probabilmente saranno stati usati per conservare liquidi, o forse per mescolare colori. Tutti e tre i colli dei vasi sono rotti, ma l'altezza totale dei recipienti più grandi, quando erano intatti non può essere stata inferiore ad un metro, visto che la loro circonferenza nella parte più ampia della pancia era di circa quattro metri e mezzo.

Vicino a queste giare è stata trovata un'anfora contenente una quantità, di colore rosso, di un tipo apparentemente simile a quello usato comunemente a Pompei. Vicino a questo luogo, in altri posti, è stata trovata una gran quantità di questo e di altro materiale colorante.

Tra le macerie delle rovine sono state trovate in questa zona molte piccole anfore ed altri vasi di terracotta, inclusi vasi greci a figure, ma la maggior parte erano in frammenti e più o meno danneggiati.

Tra gli altri oggetti di terracotta di un certo interesse che sono stati trovati qui si può ricordare un sigillo con un disegno esclusivamente fenicio, che rappresenta due palme con un animale al di sotto, una pregevole arula con un disegno raffigurante un centauro, alcune maschere e parecchie lucerne.

Sono stati scoperti qui anche alcune armi ed altri oggetti in bronzo insieme ad alcune monete in argento e bronzo.

In conclusione, e ritornando a ciò che è stato detto a proposito di questo gruppo di costruzioni nella prima parte del capitolo, crediamo che non occorra esitare nel considerare la parte che costituiva l'abitazione come una casa chiaramente greca. Lo stile della sua architettura e la costruzione, oltre alla pavimentazione a mosaico di ciottoli ed il suo carattere generale, tutto dimostra ciò; mentre riguardo alle costruzioni vicine, che fanno parte dello stesso gruppo, e che sembrerebbe siano state officine e depositi, è molto possibile che siano appartenute allo stesso proprietario della casa, perché pare che le case greche abbiano avuto, come ai giorni nostri, negozi e magazzini simili attaccati ad esse.

NOTE

(1) Arch. Zeit., 1879, p. 153.

(2) Cfr. Dr C. Smith, Ann. Brit. Sch. Athens, 1896-7, pp. 184 seqq.

(3) Cfr. Cornish, Dict. Greek and roman Antiquities, p. 242.