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Strada di accesso a Porta Nord

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Porta North

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un torrione di Porta Nord

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I torrioni di Porta Nord

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Porta Sud

 

 

 

 

(tratto da Mozia, Una colonia fenicia in Sicilia, di J.I.S. Whitaker)

Parte II

CAPITOLO IV

LE PORTE DI MOZIA

La porta a nord (Fig. 15)

Questa porta è situata sulla costa settentrionale dell'isola, di fronte alla zona nota oggi col nome di Birgi, con l'Aigithallos che spicca chiaramente verso il mare ad ovest ed Erice l'attuale Monte San Giuliano, che si eleva massiccio in lontananza verso nord.

La scoperta della porta risale ad un tempo imprecisato nel passato, perché non si può dire a quale data, in quanto manca ogni indicazione sulla sua scoperta; pare che il riferimento più antico alla porta, o piuttosto alle sue torri avanzate e alle mura difensive, sia stato quello, già menzionato, contenuto nell'opera di Houel sulla Sicilia (1).

Da ciò che l'autore dice nella breve descrizione che dà delle rovine, e per quanto sappiamo, sembrerebbe che fino a poco tempo fa erano state portate alla luce solo le torri avanzate insieme ad un tratto delle mura di cinta adiacenti, mentre l'attuale porta, che si trova arretrata, non era stata ancora scoperta allora né sembra che siano stati fatti tentativi negli anni successivi a seguito della scoperta delle torri e delle mura per addentrarsi il di là di tali opere esterne.

Comunque sia, non ci può essere dubbio che tale accesso alla città, particolarmente oggi che è stato studiato e portato in piena luce con tutta la zona circostante, costituisce nel suo ensemble, una delle caratteristiche più notevoli ed interessanti degli scavi di Mozia.

Senza dubbio deve essere stata una delle porte principali di Mozia, forse la più importante, dato che collegava, come si vede, l'isola alla terraferma per mezzo di un terrapieno che tagliava le distese di acqua bassa che separa le due sponde.

Abbiamo già dato una descrizione del terrapieno quando si è parlato degli scavi eseguiti recentemente a Mozia (2). E' fuori di dubbio che la porta e la strada che conduceva alla terraferma erano strettamente collegate, ma non è chiaro se siano state contemporanee di origine. Può benissimo essere possibile che la prima esistesse in una data precedente all'altra o in un primo tempo che può essere chiamato il primo periodo di Mozia, quando era in uso l'antica necropoli sull'isola, e che fu in seguito, quando questo cimitero venne abbandonato per la necropoli di Birgi sulla terraferma, che si ritenne consigliabile o addirittura necessario costruire una strada. Si tratta, comunque, di una mera congettura perché può essere ugualmente possibile che porta e strada risalgano allo stesso periodo, soprattutto se i Moziesi, da epoca remota, avevano rapporti di affari con gli abitanti della terraferma ed avevano l'abitudine di intrattenere con essi relazioni costanti.

Come si può vedere nell'unito disegno le due torri avanzate, che fiancheggiano e proteggono l'accesso alle porte, si trovano alla distanza di circa 15 metri dalla linea costiera e sono di forma trapezoidale; le loro pareti sono perpendicolari e le fondamenta affiorano un poco sul livello del mare, rimanendovi al di sotto, infatti, gli strati inferiori delle fondamenta.

Le due torri, il cui orientamento è quasi del tutto N.N.E. si trovano a m. 8,50 di distanza l'una dall'altra nelle pareti esterne, convergendo nella parte interna a m. 7,60.

Le misure della torre orientale sono le seguenti: facciata a nord, m. 10,60; facciata a est, m. 10; ad ovest, m. 6. Quelle della torre occidentale sono: facciata a nord, m. 9,75; facciata ad est, m. 5,25; facciata ad ovest, m. 4. La facciata orientale di quest'ultima, comunque, quando era intatta, pare che si estendesse un po' più indietro, o fino ad un punto parallelo alla linea esterna della porta.

La torre orientale oggi si eleva isolata, poiché non esiste più la cortina delle mura attorno alla città cui originariamente sarà stata unita, sebbene i resti delle sue fondamenta, che sono stati portati alla luce, ne indicano la posizione (3).

La torre occidentale, comunque, è ancora collegata con le mura di cinta, in un punto quattro metri più indietro del suo angolo più estremo.

Qui questa incontra una delle pareti dell'isodomo costruite più recentemente e dietro questa una delle pareti più antiche e lo spazio tra le due mura è riempito di piccole pietre ed altro materiale che costituivano un cemento abbastanza solido.

E' di non poco interesse il fatto che tale torre si estenda anche più indietro rispetto al muro più recente e lo incontri e formi un angolo (schema C) la costruzione più antica, mostrando così che le torri sono contemporanee di età con le mura più antiche, e che non sono di data più recente, come si potrebbe forse supporre. Le torri, che sono costruite su una base solida o fondamenta costituite da un doppio strato di pietra calcarca, sono composte soprattutto di grandi blocchi di roccia naturale dello stesso materiale, appena appena levigata in alcune parti della facciata esterna, in modo tale da presentare una superficie più liscia, anche se questa squadratura è così minima da essere appena percepibile ora che la pietra è consumata dall'età e dall'esposizione. I blocchi variano moltissimo di dimensione, infatti alcuni, come abbiamo detto nel capitolo precedente, misurano fino a 3 metri di lunghezza per un metro di ampiezza e circa lo stesso in profondità, mentre altri sono molto più piccoli. Sono disposti a strati, uno sull'altro, senza cemento, anche se si vede ancora un legante grossolano di fango, con piccole pietruzze che riempiono i punti di giunzione e gli interstizi degli strati. Questi ultimi sono posti molto regolarmente, se consideriarno lo stato quasi naturale di blocchi pesanti impiegati.

La torre orientale mostra oggi cinque strati che rimangono ancora al loro posto, mentre la torre occidentale solo quattro; e nessuna delle due torri, nella parte più elevata, mostra un'altezza di più di quàttro metri, incluse le fondamenta.

A giudicare dai pochissirni enormi blocchi che sono stati trovati ai piedi di queste torri, si può concludere che la struttura superiore era costituita da materiale più piccolo che, a differenza delle masse enormi ed ingombranti impiegate nella costruzione delle parti inferiori, sarà stato scagliato giù demolendo le fortificazioni e, nel corso del tempo, sarà scomparso, trasportato via probabilmente per scopi di costruzione altrove.

La parte interna delle torri si presenta formata da blocchi più piccoli e pietrisco, mentre quella orientale ha dei blocchi ben squadrati nel mezzo che ci inducono a pensare che un ternpo vi sia stata in quel luogo una piccola scalinata che portava in cima alla torre.

Nelle immediate vicinanze di queste torri sono state trovate innumerevoli lance e punte di frecce, prova inconfutabile della feroce battaglia che avrà infuriato in questo luogo. Sembra che le fortificazioni in questo luogo siano state costruite su antiche linee militari, o sul principio, per mezzo del quale i difensori avevano il vantaggio di poter assalire il nemico attaccante nel fianco destro esposto (4).

Si giunge ora alla porta stessa che costituisce l'ingresso alla città ed alla strada che al di là di essa conduce all'interno, le quali costituiscono entrambe, a giudicare da ciò che è stato fino ad oggi portato alla luce, non solo una caratteristica interessante dei resti moziesi, ma anche il mezzo per darci un'idea sia dell'architettura che della pianta generale di una città fenicia, o, come si dovrebbe dire, di una città fenicia in cui l'arte e l'influenza greca erano penetrate probabilmente già da molto tempo.

Andando verso l'interno, tra le torri avanzate e subito al di là di esse, o lungo una linea con il più antico muro di fortificazione sul lato ovest, si giunge ai resti di ciò che pur un tempo era chiararnente una doppia via d'accesso, costituita da due distinte aperture e passaggi che correvano paralleli tra di loro e divisi da un muro centrale e pilastri. Il muro centrale di separazione, con pontili ad ogni estremità, la greca , è costruito con blocchi squadrati di arenaria e misura m. 3,70 di lunghezza, con uno sviluppo, nella parete esterna, di m. 1,20 ed un'altezza, oggi, di circa 2 metri.

La struttura superiore era presumibilmente sormontata da opere di scultura e ornamenti; invero forse un blocco di arenaria ornata, che è stato trovato vicino ai piedi del muro avrà fatto p arte un tempo di questo ornamento. Altri pezzi di pietra lavorata, forse frammenti di cornici, che sono stati trovati sul lago, possono anche aver fatto parte della sovrastruttura della porta.

Il muro centrale di separazione ha una apertura al centro, come una finestra, che probabilmente serviva di comunicazione tra i due passaggi.

Non c'è traccia delle pareti esterne su entrambe le parti delle aperture, ma da ciò che resta delle loro fondamenta oltre che dalla posizione degh agganci delle porte e di due massicci e grossolani paracarri o fermi della porta, che sono ancora visibili nell'apertura frontale dei varchi, è possibile determinare l'ampiezza delle due aperture di cui quella orientale di m. 2,67, mentre quella occidentale è di m. 2,37.

Forse questi varchi avevano cancelli ad entrambe le estremità, anche se solo in quella frontale sono stati trovati agganci per la porta e fermi. Il selciato dei varchi è costituito da larghi lastroni di roccia calcarca naturale.

Le porte erano probabilmente fatte di legno. Infatti in questo luogo sono stati trovati moltissimi resti bruciacchiati di finestre in legno e numerosi chiodi grandi ed altri frammenti di metallo che senza dubbio formavano parti delle porte e delle loro chiusure.

L'orientamento delle porte è N.N.E., un po' diverso da quello delle torri che sono rivolte un po' più verso nord rispetto alle entrate.

Procedendo verso l'interno lungo una strada acciottolata grossolanamente, ampia m. 7,80, e fiancheggiata da entrambe le parti dai resti di mura ben costruite di arenaria, costituite dai soliti blocchi verticali con un riempimento intermedio di pietruzze, alla distanza di ventidue metri al di là delle porte d'accesso esterno, si giunge ad una seconda doppia via d'accesso, o piuttosto si dovrebbe dire ad una serie di doppie porte; infatti sembrerebbe che ve ne siano state tre coppie, disposte l'una dietro all'altra ad intervalli di circa due metri (Pianta D).

Come nel caso delle aperture esterne già descritte, anche qui una parete divide queste porte o successione di porte, anche se oggi della costruzione rimane ben poco più delle fondamenta ed il sotterraneo. Questi, comunque, rivelano che la lunghezza di tale muro centrale è di circa sette metri e che la distanza, tra questo e il muro esterno, da entrambe le parti era di tre metri nel caso del varco orientale ed un po' meno in quello occidentale.

Le fondamenta delle pareti in questo punto sono ben conservate e lo sono anche la maggior parte degli agganci delleporte ed i fermi. In uno degli scavi è stato trovato un pezzo di bronzo squadrato, un po' concavo su cui probabilmente sarà stato fissato per 1rotarvi uno dei cancelli. Questo è l'unico pezzo di metallo trovato in questi incavi, fino ad ad oggi, anche se senza dubbio originariamente tutti ne saranno stati forniti. Quanto si è trovato misura dieci centimetri di lunghezza e due centimetri e tre quarti di spessore.

Il passaggio, o strada, orientale tra le serie di porte è pavimentato da larghe lastre o piastre irregolari di roccia calcarea naturale. Tale selciato si addentra per un bel po' da questa parte ma la misura delle pietre diminuisce man mano che si procede oltre finché infine vengono sostituite da ciottoli per finire in una semplice strada di terra battuta.

Il varco occidentale non presenta alcuna traccia di lastre di pavimentazione, ma soltanto terra battuta. Ancora non è stato accertato se un tempo fosse stata pavimentata con pietre, come la strada orientale. Forse il varco della parte orientale sarà servito per veicoli a ruote mentre, quello occidentale era riservato soltanto ai pedoni.

Nel fondo della strada si trovano profondi solchi, senza dubbio di ruote, soprattutto in quella porzione che si estende tra le porte della parte orientale, il che porterebbe a dimostrare che a Mozia ci sarà stato un traffico su ruote molto intenso, e anche tra questa e la terraferma. E' molto difficile che tali solchi siano stati fatti di proposito allo scopo di fare defluire l'acqua piovana, sebbene si può osservare che anche la strada battuta del varco occidentale attraverso la porta mostra profonde scanalature da entrambe le parti, che possono essere state prodotte dall'acqua che defluiva lungo l'inclinazione piuttosto ripida che la strada presenta in questo punto.

Le pareti che fiancheggiano la strada, di cui è già stata fatta menzione, non cominciano apparentemente da punti esattamente corrispondenti in entrambe le parti. Quello ad est comincia in un punto situato a circa sei metri dietro la linea della parte esterna, mentre quello ad ovest inizia quasi dalle porte stesse. Lo spazio che intercorre tra il primo e la torre avanzata orientale, a giudicare dai resti di costruzioni ivi ritrovati, era probabilmente occupato da corpi di guardia collegati col muro di cinta che si trova immediatamente dietro. Sul lato ovest, non lontano dalle porte esterne si trova una piccola scala, con gradini di m. 1,32 di larghezza. Questa apparentemente serviva per accedere alla parte superiore delle fortificazioni.

Nessuno dei due muri che fiancheggiavano la strada mostra segni di porte o aperture, e da ciò si può soltanto concludere, che o queste mura facevano parte integrante delle fortificazioni che continuavano lungo i lati delle strade o, come sembra più probabile, erano le pareti di magazzini o altri edifici pubblici con accesso solo dalla parte interna. Certamente non pare che siano state abitazioni anche se sono formate, in parte, particolarmente sul lato ovest, da grandi blocchi verticali con materiale più piccolo negli interstizi; questo è lo stile di costruzione che si nota in altri edifici di Mozia che erano chiararnente adibiti ad abitazioni.

Nella parte più alta, che è quella più vicina alle porte esterne, queste mura, al giorno d'oggi rivelano una elevazione di circa tre metri, ma questa misura diminuisce gradatamente con l'addentrarsi delle mura all'interno, quando la strada mostra un andamento in salita.

Il muro sul lato est della strada si estende verso l'interno in una linea quasi retta per lo spazio di trentasette metri, quando si volge ad angelo retto verso est. Quello ad ovest della strada si addentra pure in una linea abbastanza retta ma con una piccola inclinazione verso ovest; tuttavia si addentra molto più di quello a est e fino quasi ad un punto noto con il nome di Cappiddazzu, dove si trovano le rovine di ciò che forse erano edifici di notevole importanza sui quali saranno dati particolari più dettagliati nel capitolo VI. Comunque queste rovine non sono state ancora esplorate sufficientemente per poter dire molto su di esse, più forse di quanto il materiale e la costruzione degli edifici porterebbero a credere cioè che risalgono ad un periodo tardo della storia di Mozia.

Ad est ed a sud del punto in cui il muro orientale si piega ad angolo retto si estende quello che sembra sia stato uno spazio aperto, forse un'agora o luogo di mercato, privo di edifici; ma fino ad oggi non è stata ancora determinata la sua area né è stata eseguita una esplorazione più determinata che superficiale.

Lungo la parte nord di questo supposto spazio aperto pare che vi siano stati edifìci di classe inferiore, forse officine; ed in una parte è stato rinvenuto un rozzo forno per la cottura della ceranúca con i resti di numerose anfore cilindriche di terraglia di qualità ordinaria, alcune già completate, altre in una fase di lavorazione. La Fig. 17 mostra una fila di tali anfore poste al sole a seccare. Viene così attestato chiaramente che a Mozia venivano prodotte terraglie di qualità elementare, e può darsi che venisse prodotta qui anche della terracotta di un tipo migliore, anche se fino ad oggi non vi è ancora una prova certa di ciò. Il forno di cui sopra che è stato trovato qui è formato da un foro o pozzo circolare scavato nel terreno per una profondità di circa un metro e mezzo. E' rivestito internamente con pietre in maniera irregolare ed ha alla base una piccola apertura triangolare, che era chiaramente usata allo scopo di introdurvi il combustibile per la fornace. La bocca del buco è di circa m. 2,40 di circonferenza, e quando è stato dissotterrato, era coperto da una lastra di pietra irregolare.

Sembra molto probabile che questo accesso a nord della città risalga ad un periodo antico della storia di Mozia. Forse non sarà stato il primo perché Mozia allora era probabilmente una città aperta; ma al crescere, della colonia in importanza e dimensioni, uno dei primi compiti dei suoi abitanti sarà stato certamente di elevare mura difensive intorno all'isola, con porte nelle zone che sembravano più adatte. E' presumibile che una di queste porte sarà stata sulla costa a nord, dove si trova l'attuale accesso, e da cui è possibile che gli intraprendenti isolani pensarono di costruire una strada attraverso le acque poco profonde della baia fino all'opposta terraferma. Comunque sia stato, c'è ogni ragione per credere che questa porta a nord sarà stata una delle prime ad essere aperte a Mozia e per giustificare la nostra convinzione che risalga ad una epoca remota.

Non è comunque altrettanto certo se i resti delle porte che sono stati scoperti sono quelli delle strutture originarie, ed è invero più probabile che appartengono, in parte, se non del tutto, ad un'opera meno remota, e che le porte originali siano state probabilmente modificate e rinnovate in un periodo o in periodi successivi.

Sebbene rimanga relativamente poco delle porte originarie che ci possono consentire di formulare una opinione precisa, questo poco sembra sufficiente a giustificare le nostre conclusioni.

Considerando per prima cosa la porta esterna, tutto ciò che rimane della struttura è la parte inferiore della parete divisorio e, i pilastri e le banchine tra i due varchi, insieme al lastricato che reca tracce degli incastri della porta e i fermi. Questi ultimi forse appartengono alle porte originarie, mentre il muro centrale, a giudicare dalla sua fattura oltre che forse dal materiale con cui è costruito, sembrerebbe di un'epoca più recente.

Per quanto riguarda le porte interne, oltre alle fondamenta e la parte inferiore del muro divisorio centrale, abbiamo le pareti esterne da entrarmbe le parti della strada: tutte queste costruzioni darebbero l'impressione di essere state costruite in un periodo non molto remoto della storia di Mozia. Il selciato o il materiale di pavimentazione della strada in alcuni tratti formato da lastre di roccia naturale, in altri di ciottoli grezzi ed altrove semplicemente di terra battuta, può d'altro canto risalire dei tutto, o in parte, alla prima apertura di questo accesso.

Considerate nel complesso, e paragonate all'aspetto piuttosto imponente delle fortificazioni e delle altre costruzioni adiacenti, queste porte colpiscono per il fatto di essere un po' modeste e sproporzionate rispetto al resto dell'ambiente circostante, specialmente se si considera che esse erano probabilmente l'ingresso principale ed il più importante della città; ma si deve ricordare che nei tempi passati in cui Mozia splendeva, le porte della città fortificate erano di regola, per misure precauzionali, di proporzioni limitate. Quelle delle città greche in Sicilia si presentano di solito di piccole dimensioni.

Come ha osservato il professor Pace, nelle sue note interessanti su Mozia, pubblicate recentemente (5), la porta esterna dell'ingresso a nord di Mozia ci richiama alla mente il Dipylon ateniese, anche se non è del tutto simile, perché nel caso della porta ateniese la parete centrale non si estende, come divisorio, dalla porta esterna a quella interna, formando così due passaggi, come avviene a Mozia, ma lascia uno spazio aperto o camera tra le due (6). La serie interna di porte, anche se non del tutto la stessa cosa, può dare un'idea di cosa debba essere stato l'Hexapylon nell'Epipolae a Siracusa. E' a stento probabile che quest'ultimo sia stato formato da sei aperture poste l'una al fianco delraltra, che come molto giustamente afferma il professor Pace, avrebbero offerto chiaramente un punto debole nelle opere difensive; né, d'altro canto si potrebbe immaginare che vi siano state sei porte, una dietro l'altra; sembra molto più probabile che gli ingressi nell'Epipolae assomigliassero a quelli di Mozia nella disposizione delle aperture.

Prima di concludere, si deve fare menzione di alcuni sarcofagi che sono stati scoperti nelle vicinanze della porta a nord (Fig. 18). Sono stati trovati sette sarcofagi assieme, disposti l'uno accanto alraltro, con un ottavo non molto distante, fuori dalle mura ed immediatamente alle spalle del bastione della torre avanzata orientale, che qui forma un angolo prima di congiungersi con la cortina della cinta muraria. Nelle vicinanze sono stati trovati altri quattro sarcofagi ma entro la linea delle fortifìcazioni e tra i detriti degli edifici ridotti in rovina che un tempo forse costituivano il corpo di guardia vicino alla porta; anche altri frammenti di altri sareofagi e due anfore che contengono dei resti cremati sono stati trovati vicino a questo luogo.

Tali tombe, che si trovano ad un livello un po' più alto rispetto alla strada che porta alla città, e le fondamenta della porta possono forse appartenere al periodo immediatamente successivo alla caduta di Mozia, quando la città era in rovina e risola fu per un breve periodo occupata da Biton e la sua guarnigione, o possono essere servite anche come sepoltura affrettata di coloro che perirono nella battaglia finale verso la fine dell'assedio. Il fatto che siano stati trovati parecchi scheletri tutti assieme nella medesima tomba ci porterebbe ad azzardare questa ipotesi, ma è naturalmente difficile, per non dire impossibile, parlare di ciò con certezza. Nel Capitolo VII sarà fatta ulteriore menzione di questi sarcofagi, quando si tratterà di quelli trovati nella prima necropoli di Mozia.

Per ora si può osservare che, anche se sono state già effettuate parecchie indagini nei pressi della porta nord e dell'ingresso alla città, e sono state raccolte infomazioni interessanti e preziose, c'è ancora molto da fare in questa area, e più di un problema aspetta una soluzione a cui solo ulteriori ed attente indagini possono giungere.

La porta a sud (Fig. 19)

La porta sud di Mozia, come quella a nord dell'isola, si trova vicino alla costa, ma è un po' più elevata rispetto al livello delle acque. Guarda quasi direttamente a sud, o, per essere più precisi, sud-sud-ovest, volgendosi verso la città di Marsala, il luogo dell'antica Lilybaeum, e disponendo di un'ottima veduta dell'opposta costa della terraferma, oltre che dell'intera fascia meridionale dello "Stagnone", con il suo sbocco al mare aperto che era il solo nei tempi passati per questa baia chiusa dalle terre. Invero costituiva ciò che potrebbe essere chiamata la porta a mare di Mozia, mentre la porta a nord potrebbe essere denominata come la porta di terra.

Anche se costituiva una delle porte principali della città, ed era forse di una certa importanza per la sua vicinanza al Cothon ed al centro marittimo, questa porta non era della stessa rilevanza di quella a nord di cui abbiamo appena parlato, con il suo traffico lungo il terrapieno che conduceva alla terraferma.

Per il fatto che la strada a sud non era lastricata e per l'assenza di tracce che denotino la presenza di una strada fuori dalle mura di fortifica.zione a cui avrebbe potuto portare, si deve concludere che questa porta, a parte ogni considerazione di abbellimento della città, sarà servita soltanto ai pescatori e a chi voleva raggiungere la spiaggia, soprattutto se si suppone che il canale del Cothon e le banchine erano destinate interamente al traffico delle merci.

Sebbene oggi non vi sia traccia di un molo o punto di attracco immediatamente di fronte alla porta, tuttavia delle piccole imbarcazioni saranno state in grado di giungere sino a breve distanza da questa e probabilmente lo facevano.

Come tipo e fattura sembrerebbe che la porta a sud differisca da quella a nord; anche le torri difensive o bastioni sono del tutto diversi da quelle di guardia all'accesso nord. A giudicare da questa differenza, oltre che dalla fattura e dal materiale impiegato nella sua costruzione, c'è ragione di credere che questa porta a sud sia stata costruita in un periodo un po' più tardo rispetto a quella nel limite settentrionale dell'isola, anche se forse entrarnbe le porte avranno subito alcune modifiche nello stesso periodo, quando saranno state compiute delle revisioni generali delle opere difensive di Mozia.

I blocchi di arenaria ben lavorata con cui è stata costruita la porta a sud sono simili a quelli trovati nelle costruzioni apparentemente più recenti della porta nord, e in tratti delle fortificazioni altrove che sono stati evidentemente rafforzati in una data successiva alla loro costruzione originaria; mentre la misura relativamente piccola dei blocchi indica una costruzione più tarda, quando l'arte e l'influenza greca erano del tutto penetrate nella colonia fenicia.

A prima vista questo ingresso a sud sembrerebbe formato da un'unica apertura di circa cinque metri di ampiezza; ma un esame più attento induce a credere che sia stata simile alla porta a nord perché è formata da due piccole aperture separate da una banchina nel mezzo, o che, sebbene originariamente formata da un'unica ampia apertura, possa essere stata successivamente ridotta a proporzioni più modeste.

La porta è fiancheggiata da mura che corrono parallele al suo fronte per una distanza di circa tredici metri dal lato ovest e sette metri ad est, da cui torrette avanzate si protendono per circa quattro metri oltre le mura con uno sviluppo di facciata di dodici e dieci metri rispettivamente. Queste torrette o bastioni differiscono da quelle nella porta nord per il fatto che sono composte principalmente di blocchi di pietra relativamente piccoli, molto diversi dagli enormi massi di roccia naturale che formavano le torri avanzate di quella. Come altre fortificazioni a Mozia, assomigliano a quelle per il fatto che non hanno un preciso legamento in cemento, ma le fessure e le giunture sono riempite con i soliti pezzetti di pietre e fango, mentre nella disposizione del materiale è stata attentamente rispettata la linea orizzontale degli strati, come è d'abitudine nella maggior parte delle costruzioni fenicie. Le pareti sia della porta che delle fortificazioni adiacenti presentano una superficie molto regolare e liscia.

Al momento è difficile dire come sia stata la struttura superiore di questa porta - se era formata da un architrave o da architravi che si stendevano attraverso l'apertura o aperture, o se la porta era aperta in alto senza campate in muratura o altro materiale. Il fatto che nelle vicinanze non siano stati rinvenuti, fino ad oggi, blocchi che possano aver formato un architrave o degli architravi adatti allo scopo, porterebbe a tendere per la seconda ipotesi, anche particolarmente perché è stato trovato ai piedi della porta un ampio pezzo di cornice, che potrebbe facilmente aver fatto parte di una decorazione adatta alla banchina centrale o a uno dei due lati dell'apertura, se questa era aperta in alto. Ulteriori scavi ci potrebbero permettere di risolvere il problema.

Oggi rimane poco più delle fondamenta e della base della porta; le mura laterali si estendono verso l'interno per uno spazio di circa quattro metri, misura che è uguale all'ampiezza delle mura dei bastioni adiacenti. L'altezza di questi ora non è più che due o tre metri in ogni parte, ed è difficile, se non impossibile, dire quale sia stata originariamente l'altezza totale della porta e delle sue fortificazioni, sebbene vi sia una certa indicazione non trascurabile fornita dai resti di alcuni grandi blocchi lavorati, che formavano evidentemente parte di una cornice e che son stati trovati ai piedi delle mura, ed anche dai resti di merli le cui proporzioni autorizzano a supporre che abbiano fatto parte di mura di non modesta importanza.

Questi merli (Fig. 20) sono di un'arenaria di buona qualità, portano i segni di un rivestimento di pregevole stucco bianco e le parti superiori sono arrotondate a forma di senúcerchio. Misurano m. 0,95 di altezza, m. 0,93 di ampiezza alla base, e m. 0,35 di spessore.

Dalla posizione in cui sono stati trovati ai piedi delle mura, non vi è dubbio che siano caduti o siano stati lanciati giù dalla cima delle fortificazioni.

E' interessante la forma arrotondata dei merli perché pare che sia il primo esempio di questa forma di costruzione trovata in Sicilia. Fu probabilmente riprodotta dai Fenici da qualche antico disegno assiro o orientale che era in uso ai loro giorni ed era stato tramandato sino a tempi posteriori, perché sono stati trovati recentemente in alcune fortificazioni turche a Tripoli (7) alcuni merli di forma simile.

In questa località, oltre ai merli e i frammenti di cornice, sono stati trovati alcuni condotti di gronda aperta abbastanza singolari in pietra arenaria (Fig. 21). Questi condotti aperti in pietra venivano evidentemente usati per far defluire dall'alto degli edifici l'acqua piovana; molti di questi sono stati trovati in altre parti dell'isola.

In questa porta a sud non è stata trovata traccia di selciato di pietra o ciottoli, come nel caso della porta a nord e, dato che la strada, come abbiamo già accennato, era non lastricata ma formata soltanto da terra battuta, non era adatta per il traffico su ruota. Presumibilmente nessun veicolo a ruota ha usato questa strada, e per quanto strano possa apparire, intorno all'isola non esisteva nessuna strada di alcun genere, per quanto si possa vedere sino ad oggi, all'interno o all'esterno della cinta muraria.

Immediatamente all'interno della porta a sud si vedono rovine di alcune costruzioni, ma ancora si può dire poco circa la loro utilizzazione finché non saranno effettuati altri scavi in questo luogo. Considerando comunque la vicinanza di questa porta al porticciolo che è stato recentemente scoperto, è quasi fuori di dubbio che questo e le costruzioni vicine abbiano costituito il quartiere marittimo della città, e che gli edifici quivi esistenti saranno stati soprattutto rnagazzini e officine, con abitazioni soprattutto per la gente di mare.

In questo ingresso sud della città è da rilevare una prova certa degli sforzi fatti dai Moziesi assediati nel tentativo di difendersi nell'ultima strenua battaglia contro i loro assalitori. La parte anteriore della porta stessa è stata trovata completamente barricata ed efficacemente chiusa da un muro di pietre di varie forme e dimensioni (8), mentre all'interno della porta ed immediatamente al di là di essa si trova un muro costruito in maniera approssimativa che si estende attraverso ciò che deve essere stata la strada, e poi volge verso l'intemo per uno spazio di oltre quaranta metri, nella direzione del porto più a ovest. Questo muro, la cui altezza oggi non è più di uno o due metri, pare che sia stato costruito in gran fretta, e servì probabilmente per qualche scopo di difesa, anche se sarà possibile chiarire la sua natura recisa con gli scavi futuri. Visto che sbarra la strada, non vi può essere dubbio che deve essere stato elevato durante o in preparazione al grande assedio, quando venne fatto tutto ciò che era umanamente possibile per difendere la città.

Come è stato già rilevato nel Capitolo II di questa Parte, oltre alle due porte principali di cui abbiamo appena parlato, sono stati recentemente scoperti a Mozia due altri accessi alla città o quelli che pare siano tali, ma meno importanti, uno lungo la costa a est l'altro sulla costa ovest dell'isola. Né l'uno né l'altro, comunque, sono stati ancora esplorati con attenzione, né si può dire molto su di loro e sui resti delle costruzioni loro adiacenti.

L'accesso orientale si trova vicino ad un piccolo molo che ora serve come punto d'attracco nelle comunicazioni con la terraferma, e non sembra del tutto improbabile che esso abbia assolto alla stessa funzione ai tempi di Mozia, visto che è il punto più vicino alla terraferma (9).

La porta misura soltanto m. 1,70 di ampiezza, e le sue mura in entrambe le parti si estendono all'interno per m. 2,60, dove la distanza tra di esse è ostruita da barricate in muratura che senza dubbio sono state eseguite quando è stata chiusa la porta meridionale. Sul lato nord si trova un muro ben costruito che si estende per uno spazio di m. 8,60, dove si piega ad angolo incontrando la torre avanzata.

Dalla porta ad ovest dell'isola si vede poco più delle fondamenta su entrambe le parti e lo spazio tra di esse misura m. 2,70 di ampiezza. Sul lato nord è chiaramente visibile l'aggancio dello stipite, mentre è meno chiaro quello sul lato sud. Adiacenti all'ingresso sul lato sud si trovano i resti di edifici ben costruiti, che formano possibilmente il corpo di guardia; nelle immediate vicinanze di questo accesso si trovano numerosi blocchi ben squadrati e grandi insieme a frammenti di cornici.

 

NOTE

(1) Vide ante, Parte II, Capitolo I.

(2) Vide ante, Parte II, Capitolo II.

(3) Secondo un disegno di queste porte, o meglio delle sue torri avanzate, dato nell'opera di Houel sulla Sicilia (op. cit., tavola IX) e qui riprodotto (Fig. 16), la torre orientale incontra le mura di cinta che, oggi, in questa zona mancano; ma non si può dire se questa cortina muraria, era ancora esistente verso la fine del 18° secolo, o se Houel si sia concesso una proverbiale licenza artistica e l'abbia inventata di sua iniziativa. Comunque le due torri appaiono, ad ogni modo, in maniera inesatta nel disegno di Houel, perché sono rappresentate inclinate all'indietro invece di essere perfettamente perpendicolari come sono in realtà.

(4) Cfr. Vitruvio, I, 5.2.

(5) Professor B. Pace, Prime note sugli scavi di Mozia, estratto R. Acad. dei Lincei, Rorna, 1916, p. 434.

(6) Cfr. Middleton, Plans and Drawiungs of Athenian Buildings, S.P.H.S. Supplementary Papers, N. 3, 1900.

(7) Cfr. Professor S. Aurigemma, Notiziario Archeologico, 1916, pp. 306-307, Fig. 3. Questi merli, che sono stati portati alla luce nel corso della demolizione di alcune fortificazioni nel nord della città di Tripoli, sono solo tre, e, quando sono stati trovati, si trovavano apparentemente nella loro posizione originaria, anche se nascosti alla vista da una costruzione più moderna che era stata realizzata intorno ad essi. Misurano m. 1,15 di altezza per m. 1,35 di larghezza alla base, e distano l'un l'altro m. 0,57. Non pare che siano stati trovati nelle vicinanze altri merli di tale forma.

Il professor Aurigemma ritiene che è difficile credere che questa parte delle opere difensive di Tripoli in cui sono stati trovati i merli, che hanno subito ben due volte dei violenti bombardamenti da parte dei Francesi, prima nel 1685 e poi nel 1728, abbiano potuto resistere a tale assalto, anche solo in parte, ed è perciò incline a credere che i merli in questione facciano parte di un'opera di restauro eseguita in data relativamente recente. E comunque anche possibile che il detto restauro abbia riprodotto i merli nella loro forma originaria.

(8) Le barricate sono state rimosse per poter effettuare un esame più accurato della strada al di sotto di queste, allo scopo di determinare la costruzione e lo stile della porta.

(9) Questo punto d'attracco si trova immediatamente di fronte alle importanti saline di Infersa ed Ettore, sulla costa della terraferma, che sono state menzionate da Houel (op.cit., . 18, tavola IX, Fig. 2) per il quale erano in esistenza nel 1782.