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Vasetto (oinochoe) di imitazione greca

 

 

 

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Vasetti portaprofumi di alabastro

 

 

 

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Vasetto portaprofumi di pasta vitrea di vario colore

 

 

 

 

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Vasetti portaprofumi di pasta vitrea di vario colore

 

 

 

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Collana simbolo fenicio d'oro e due bracciali formati da vaghi di pasta vitrea di vario colore

(tratto da Mozia, Una colonia fenicia in Sicilia, di J.I.S. Whitaker)

Parte II

CAPITOLO VIII

IL MUSEO DI MOZIA

ARTICOLI IN VETRO

Se l'Egitto è il paese verso il quale siamo debitori per l'invenzione del vetro, è alla Fenicia che deve essere attribuito il merito di aver perfezionato la qualità di questo importante prodotto e di aver incoraggiato la sua produzione diffondendolo ampiamente tra le nazioni e le popolazioni con cui i mercanti ed i navigatori Cananei avevano rapporti commerciali.

Come commercianti par excellence del Mediterraneo e corrieri di merci e mercanzie verso quasi ogni paese ai limiti di quel mare ed anche al di là di quello, i Fenici furono forse i primi ad introdurre articoli di vetro tra gli abitanti di quei paesi, ed erano considerati senza dubbio come gli inventori di quella novità utile ed attraente.

Sembra che in molte parti della costa siriaca, e particolarmente nei pressi di Sidone, si trovi una qualità di sabbia particolarmente fine, che aggiunta al carbonato di potassio o carbonato di sodio che si trova in abbondanza nella zona, permetteva ai Fenici di produrre una qualità di vetro superiore. Pare che producessero vetro di tutti i tipi, trasparente ed opaco, colorato ed incolore, ma la branca particolare di questa industria in cui eccellevano e verso cui dedicarono le loro attenzioni principali, fu quella dei piccoli articoli ornamentali di vetro variegato e multicolore, o vetro brillante al piombo, come è chiamato talvolta. Questi articoli, che comprendono vasi in miniatura, amuleti, perline ed altri oggetti piccoli, che erano tipici della Fenicia, sono noti comunemente come vetro fenicio. Alcuni esempi di vasi piccoli sono particolarmente belli e notevoli per la loro forma aggraziata ed il colore.

Nel Museo di Mozia è conservata una piccola collezione di vasi in vetro brillante ed altri articoli ornamentali di vetro; la maggior parte degli esemplari proviene dalle tombe sia di Mozia che di Birgi, ma ne sono stati trovati anche alcuni campioni tra le rovine di abitazioni a Mozia, per lo più in frantumi.

I vasi sono principalmente anfore in miniatura, oinochoae, ed alabastra (Fig. 107), mentre gli altri oggetti di tale materiale che sono stati trovati consistono in amuleti, pendenti, dischetti e, soprattutto, perline per collane che, sebbene non intrinsecamente di molto valore, sono lo stesso di notevole effetto e di una certa bellezza.

Le collane (Fig. 108) oltre che di perline di vetro sono fatte spesso di ambra, pezzi di pietra nera, amuleti e ciondoli portafortuna, con fori per poterli appendere e di solito hanno un pendente di qualche genere nel centro.

Quella che segue è una breve descrizione di sei collane trovate a Mozia:

(a) Una catena molto corta, composta di perline di vetro ed otto pezzetti di pietra nera. E' stata trovata in unatomba nella porta a nord.

(b) Una collana formata da piccole schegge di ambra forata, con un grande coccio di vetro iridescente come pendente, anch'essa proveniente dalle tombe della porta nord.

(c) Una collana composta da trentasette perline, soprattutto di vetro, mentre alcune sono di ambra, alcuni piccoli amuleti di vetro lucente, un piccolo pendente di vetro cesellato in maniera fantastica, con una testa da donna su entrambe le parti, che rappresenta possibilmente Astarte. Proviene dalla necropoli di Birgi.

(d) Una collana di qurantasei cocci di ambra ed otto perle di vetro, con un pendente costituito da una grande goccia di vetro. Proviene dalla porta a nord.

(e) Una catena di 176 minute perline di vetro, due scarabei di lapisiazzuli, ed un pendente di vetro con la forma di oinochoe. Proviene dalla porta a nord.

(f) Una collana con un numero considerevole di minute perline di vetro, che misura sino ad un metro di lunghezza. Proviene dalla necropoli di Mozia.

Le piccole maschere di vetro che si trovano spesso attaccate alle collane come pendenti vogliono senza dubbio rappresentare delle divinità; Baal ed Astarte sono quelle più frequentemente rinvenute.

Anche dei dischetti di vetro sono usati frequentemente come pendenti.

Di tanto in tanto sono state trovate delle imitazioni in vetro di astragali, o ossa delle nocche ed erano usate probabilmente come incantesimi.

Molti degli amuleti trovati qui sono fatti di un composto duro di cemento o vetro di un colore bianco panna. Sono probabilmente egiziani o imitazioni di quei prodotti, ma gli emblemi che portano appartengono senza dubbio all'Egitto. Tra questi il più comune è quello che rappresenta l'occhio di Osiride (Fig. 109).

Nelle tombe, sia a Mozia che a Birgi, sono stati trovati molti scarabei. Sono di vario materiale, come lapislazzuli, cornalina ed altra pietra dura, ed anche di un cemento creato artificialmente. Molti sono provvisti di fori e hanno certamente fatto parte di collane, mentre altri, soprattutto quelli di lapislazzuli si trovano incastonati in sigilli o anelli da dita in argento. Recano soprattutto geroglifici o altri stemmi, di solito, ma non come norma, dal carattere egizio.