|
Relatività temporale
Me lo sono chiesto stamane. Ma come vedono la vita quelli estremamente anziani? Come viene percepita la realtà e lo scorrere del tempo dalla loro mente? Appartamento al quarto piano di una casa. Bell’appartamento: tre camere, cucina abitabile, bagno grande ed ampio ingresso. E’ abitato da un’anziana signora, sui novanta. Anziana signora ancora in gamba, più o meno autosufficiente, ovviamente non del tutto, ma che le cose piccole e quotidiane riesce a compierle ancora efficientemente. I piccoli gesti, più o meno sempre gli stessi, pulire un pezzettino di casa, il pavimento di una parte di una camera un giorno, un altro il lavello del bagno, il terzo la vecchia argenteria nella credenza e le foto del marito disseminate ovunque, cucinare un parco pasto, sempre le stesse cose, parco non per avarizia o povertà, ma tanto il corpo abbisogna di pochissimo a quell’età. Andare a messa grande la domenica, a comprare il pane tutte le mattine e dal macellaio di fiducia per la immancabile fettina. I piccoli gesti automatici dei quali è composta una vita al tramonto. E pensieri pochi, ormai il cervello riesce a governare solo più il funzionamento del corpo, non c’è più spazio per le fantasticherie, le considerazioni astratte, il ragionamento, le elucubrazioni. Il sistema lavora al minimo, solo i circuiti del sistema di sopravvivenza sono ancora attivi. Il resto ormai è inutile e spento. Quanto dura la giornata soggettiva di questa donna? Come viene vissuta da una creatura che la vita ormai la sopravvive torpidamente, automaticamente e come viene percepito soggettivamente lo scorrere del tempo? Pomeriggio. La donna sta in cucina e spazza con la scopa di saggina. Bel sole, la porta finestra della cucina è aperta e lascia entrare la brezzolina primaverile. Percorre con la scopa una mattonella alla volta ed intanto il suo personale e lento stream of consciousness fluisce tra i pochi neuroni ancora in grado di produrlo. Fuori è di nuovo buio, sporadiche macchine passano ed ogni tanto urla e risate arrivano dalla strada. L’alternanza giorno notte diventa via via più veloce. Le giornate assumono la consistenza di momenti di chiaro nei quali piove, nevica, fa sole, caldo, freddo alternate a momenti bui. La quarta mattonella la attende. Il palazzo di fronte, come in un film muto accelerato con le luci che si accendono e si spengono ritmicamente, viene abbattuto un pezzo alla volta ed al suo posto sorgono impalcature, come nei documentari sulla natura nei quali si osserva lo sbocciare di un fiore con i tempi acceleratissimi. Putrelle di acciaio vengono erette e colonne e muri costruiti. In una serie di flash discretizzati sorge un grattacielo. La cucina, gli oggetti sono coperti di polvere, il lavello pieno di ragnatele ed il lampadario anche. Le mele nel cesto sulla credenza hanno la consistenza di prugne secche. “…e le gambe certo che fanno male le gambe è l’età e solo quando me ne vado in cielo da mio marito smetteranno e ho vissuto ma mio figlio…” La quinta mattonella. “…e che io sono vecchia e si dimenticano di me mi lasciano sempre sola soprattutto il mio nipote che io i soldi glieli do ogni volta che torna qua ma si ricorda solo quando gli do i soldi che la mia pensione è poca e noi sempre a fare economia tutta la vita altroché tutti quei viaggi e tutte quelle cose che si comprano ma che cosa se ne fanno che non sanno neanche loro quello che hanno e speriamo che almeno trovi una brava ragazza e che nostro Signore mi dia la soddisfazione di farmela conoscere e chissà anche dei pronipoti dei bei bambini che ancora la vecchia nonna muoia soddisfatta…” Le mattonelle sui muri in cucina sono quasi tutte staccate, per terra a formare mucchi di macerie. Il lampadario anche giace spaccato dove è caduto. I mobili sono pressoché disintegrati, il legno divenuto segatura, qualche anta qua e là e le stoviglie rotte, gli utensili arrugginiti sparsi a terra. Del condominio stesso rimane pressoché intatta solo la cucina. Il balcone della porta finestra non c’è piu’ ed il pavimento dell’ingresso e’ crollato. Lei è lì, pensa ed intanto attacca la sesta mattonella con un mozzicone di legno che tiene in mano. Fuori il paesaggio è totalmente alieno. Deserto, sul quale sorgono rovine smozzicate. Un sole rosso, enorme, sbiadito, sfumato sul cielo arancio appare e scompare a ritmo forsennato.Ma nulla più si muove, cambia. “…comunque adesso magari poi mi vesto e vado a comprare il pane che se non ci penso io quella là che è sempre in giro non ci pensa mai e poi mio figlio si lamenta… a proposito dov’è mio figlio mi aveva detto che passava chissà dov’è è in ritardo di solito è sempre puntuale ma DOV’E’?”
La settima mattonella l’attende. Ha tutto il tempo che vuole. |