Home page 

Biblioteca on-line

Chronology

 

CONGRESSI 

I semestre 2009

  Questo servizio di informazione sugli eventi ECM deve necessariamente fare i conti con l'ingente mole di eventi accreditati e, soprattutto, in fase di accreditamento per il 2009. Pertanto, abbiamo operato una selezione, forzatamente 'arbitraria', di congressi che ci sono sembrati maggiormente attinente alla formazione psicoterapica ad orientamento psicoanalitico. Mano a mano che un evento sarà accreditato, verrà aggiornata la sua scheda completa del punteggio assegnatogli. Per gli eventi formativi che non compaiono nel sito ECM-sanità (http://ecm.sanita.it) verrà indicata la fonte informativa  (a fondo pagina).                                                                                           

Per visualizzare gli eventi ECM del SECONDO SEMESTRE 2008 clicca qui

 Per visualizzare gli eventi ECM del PRIMO SEMESTRE 2008 clicca qui

 Per visualizzare gli eventi ECM del SECONDO SEMESTRE 2007 clicca qui  

 

 Per visualizzare gli eventi ECM del PRIMO SEMESTRE 2007 clicca qui

 

Per visualizzare gli eventi ECM del SECONDO SEMESTRE 2006 clicca qui

 

 

Per visualizzare gli eventi ECM del PRIMO SEMESTRE 2006 clicca qui

 

 

Per visualizzare gli eventi ECM del SECONDO SEMESTRE 2005 clicca qui

 

 

 

 

 

 

Per visualizzare gli eventi ECM del PRIMO SEMESTRE 2005 clicca qui

 

Eventi ECM  PRIMO SEMESTRE 2009 in attesa di accreditamento:  
 

Per visualizzare gli eventi ECM del SECONDO SEMESTRE 2004  clicca qui

Per visualizzare gli eventi ECM del PRIMO SEMESTRE 2004    clicca qui

 

 

Corso clinico-pratico di formazione in psicopatologia e psicoterapia

Responsabile Scientifico del corso: dott. Galliano G. Claudio AULETTA (psicoanalista membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana)

Provider E.C.M.: A.S.P.P.I. (Associazione per lo Sviluppo della Psicoterapia Psicodinamica nelle Istituzioni) E-mail: info@istitutopsicoterapia.org

Segreteria Organizzativa: Frenis Zero - e-mail assepsi@virgilio.it cell. 3386129995

Sede del corso: Sede della rivista Frenis Zero - via Lombardia, 18 - 73100 Lecce

Date: 21 febbraio - 12 dicembre 2009

Durata effettiva del corso (in ore): 55

L'evento è stato accreditato dalla Commissione Nazionale per la Formazione Continua per n. 48 crediti per Medici e Psicologi (registrazione n. 9008808)

Obiettivi

 Il Corso si propone di far acquisire conoscenze clinico-teoriche e aggiornamenti tecnici nell’ambito della psicopatologia e della psicoterapia con specifica attenzione agli ambiti istituzionali, nei quali viene lamentata grave carenza di supervisione dei casi clinici trattati e di confronto intra- e interdisciplinare.

L’evento proposto è in linea con il seguente obiettivo formativo di interesse nazionale di cui all’articolo 16 ter comma 2 del D.L. 229/99:

-          aggiornamento professionale nell'esercizio dell'attività psicologica e psicoterapeutica

e prevede

-          l’esecuzione diretta di tutti i partecipanti di attività pratiche o tecniche.

 Docente: Dr. Claudio G. Galliano Auletta

 Attività svolta durante le ore di corso:

 ·        supervisione di casi clinici: a turno ciascun partecipante presenta un proprio caso clinico basato su un intervento psicodiagnostico o psicoterapeutico; tale intervento viene sottoposto a supervisione del docente/esperto, con lo scopo principale di determinare un feedback in grado di favorire l’eventuale correzione, modulazione etc. dell’intervento del terapeuta.

 Nell’ultima giornata, dalle 17.00 alle 20.00 viene effettuata la verifica dell’apprendimento mediante prova scritta

 Per informazioni: email assepsi@virgilio.it cell. 3386129995

 
   
 
   
   
  Casalecchio di Reno (BO), 19.06-18.09.2009 XXIII CORSO DI S. LAZZARO; Sede: AULA MAGNA, AUSL BOLOGNA SUD VIA CIMAROSA, 5- CASALECCHIO DI RENO (BO); Info: info@agess.it  INFO@QUIDCOM.COM ; Fees= n.d.

XXIII Corso di S.Lazzaro
Aula Magna, AUSL Bologna sud
via Cimarosa, 5 – Casalecchio di Reno (BO)

 

Razionale ed obiettivi:

Le Psicosi nei Servizi Pubblici

Il Corso di S.Lazzaro sulla psicoterapia psicodinamica nei Servizi Pubblici giunge quest’anno alla XXIII edizione. Esso è composto da un gruppo di colleghi, medici e psicologi, che annualmente organizza una serie di seminari allo scopo di fornire agli operatori (medici, psicologi, infermieri ed educatori) migliori strumenti nella comprensione e nella cura delle patologie gravi. Per quest’anno è stato scelto il tema delle patologie psicotiche nelle forme originali, nuove e complesse, con cui esse giungono all’osservazione dei curanti nei servizi territoriali. I temi prescelti hanno a che fare con la strutturazione e con lo sviluppo del delirio negli esordi e con la matrice gruppale della cura.

Dott. Marco Monari

Segreteria scientifica
Dott. Marco Monari
Dott. Bartoletti Claudio
Dott.ssa Beltrami Maria Grazia

 

Il corso si svolge in due giornate

19 giugno 2009

“Il mondo si trasforma: il delirio allo stato nascente”
Relatore Prof. Mario Rossi Monti - Firenze

 

18 settembre 2009

“L’uso del Gruppo di Psicanalisi Multifamiliare all’interno delle diverse strutture in cui si articola un Dipartimento di Salute Mentale”
Relatore Dott. Andrea Narracci – Roma

 

Segreteria Organizzativa

AGeSS

Sede Legale: Via Croce, 39 - 48026 Godo, Ravenna

Tel: 333 8807304 - C.F./P.I. 02075500468

E-mail: info@agess.it - Web: www.agess.it

 

Info:

ECM

Sono stati richiesti i crediti formativi al Ministero della Salute per le discipline mediche di psichiatria (80 persone), psicologia (20 persone), educatori (15 persone), infermieri (15 ppersone).

L’attestato con i crediti verrà recapitato direttamente al partecipante, previo controllo della restituzione del test di verifica e del modulo di valutazione, nonché del controllo delle firme di entrata e di uscita (obbligo del 100% di presenza).

Sede

Il convegno si svolge presso Aula Magna, AUSL Bologna sud
via Cimarosa, 5 – Casalecchio di Reno (BO)

Abstract

Andrea Narracci

Abstract: il corso riepilogherà il cammino percorso dal prof. Jorge Garcia Badaracco nella sua esperienza di individuazione del Gruppo di Psicoanalisi Multifamiliare, prima in un reparto di degenza dell’OP maschile di Buenos Aires, successivamente in una Comunità Terapeutica privata denominata “Ditem” e, infine, nell’area ambulatoriale dell’OP femmnile di Buenos Aires.

Parallelamente verrà descritto il cammino percorso nella esperienza, coordinata dal sottoscritto, condotta a Roma, nel 1° distretto del DSM della ASL RMA, in cui si è passati dalla utilizazione del Gruppo di Psicoanalisi Multifamiliare dalla Comunità Terapeutica “Tarsia”, a partire dal 1997, al suo uso presso i due Centri di Salute Mentale, di via Palestro e di via dei Riari, a far data dal 2006.   

 

Mario Rossi Monti

IL MONDO SI TRASFORMA. IL DELIRIO ALLO STATO NASCENTE

I deliri strutturati, tipici delle psicosi schizofreniche, assomigliano a delle cicatrici. Ma queste cicatrici si sono sviluppate a partire da ferite che si sono manifestate in tutta la loro drammaticità nelle fasi iniziali, spesso misconosciute o rapidissime, dello sconvolgimento psicotico: quello stato matriciale dello sconvolgimento psicotico che la psicopatologia ha descritto come “stato d’animo delirante” e che rappresenta una condizione intermedia tra la nostra normalità condivisa e un nuovo mondo incentrato sul delirio. In questo intervento verranno descritti alcuni degli aspetti caratteristici di questa trasformazione.

 

 

 

  Palmi (RC), 19.06.2009 "I LUOGHI DELL'ADOLESCENZA"; Sede: PALMI (RC) - SALA CONSILIARE DEL COMUNE DI PALMI - PIAZZA DEL MUNICIPIO; Info:  info@scuolaromanabalint.it ; Fees= euro 25,00.

ABSTRACT

La Scuola Romana Balint Analitica (SRBA), in collaborazione con l’Accademia APeG

Metauro, individua per l’Evento Scientifico Annuale il tema dell’adolescenza, osservato

nelle sue diverse espressioni.

L’idea fondante che contraddistingue il lavoro della SRBA è potenziare la rete che

coinvolge tutta la comunità e le sue risorse: le istituzioni, la scuola, le famiglie, i diversi

professionisti e le agenzie formative, religiose, culturali e sportive a cui gli adolescenti

possono afferire. Riscoprire le risorse della rete vuol dire favorire la comunicazione tra le

unità che la compongono, affinché possa svolgere la sua funzione protettiva, preventiva e

di cura, attraverso il superamento delle difficoltà psico-sociali, emotive, individuali e

collettive.

La SRBA ha predisposto, quindi, una giornata di studio comprendenti sessioni teoriche ed

esperenziali, durante la quale trattare l’adolescenza da un punto di vista giuridico, sociale,

psicologico, medico e culturale. L’intento di queste giornate non è quello di discutere

dell’adolescente ma quello di incontrarsi con l’adolescente, non parlare di loro ma parlare

con loro.

2. DATA, LUOGO, COSTO

Venerdi 19 Giugno (dalle 8,30 alle 17,30)

Sala Consiliare del Comune di Palmi

Piazza del Municipio, 89015 - PALMI (RC)

INGRESSO GRATUITO (contributo di 25 € per chi richiede ECM)

3. A CHI SI RIVOLGE

Psicologi, Medici, Studenti di Scuola Secondaria Superiore e Università di ogni disciplina,

Insegnanti, Assistenti sociali, Operatori sociosanitari, Associazioni culturali, politiche,

sportive e religiose.

4. PROGRAMMA

venerdi 19 Giugno

h 8,30 / 9,00

Registrazione dei Partecipanti

h 9,00/9,30

Saluti dalle Autorità

Dott. Annunziato Lacquaniti – Assessore alla Cultura, Comune di Palmi

Dott. Rosario Ortuso – Assessore ai Servizi Sociosanitari, Comune di Palmi

Dott.ssa Pia Condello – Azienda Sanitaria Provinciale Reggio Calabria

h 9,30/9,45

Presentazione della giornata

Dott.ssa Carmela Barbaro – Responsabile Acc. APeG e direttore SRBA

h 10,00/11,45

Matrice Social Dreaming + Dream Reflection Dialogues

Conduttori: Dott.ri Felicia Tafuri, Alfredo Veneziale

h 12,15/13,15

Prospettive psicoanalitiche sull’adolescenza

Prof.ssa Felicia Tafuri
 

I Gruppi Balint per Insegnanti

Dott. Luigi Cecchini

Chairman

Dott. Antonio Barone

h 13,15/14,30 Pausa pranzo

h 14,30/16,00

Gruppi Balint

Conduttori: Dott.ri Carmela Barbaro, Luigi Cecchini, Alessandra Pangrazi,

Sabrina Principi, Felicia Tafuri, Horst Wirbelauer

h 16,00/16,15 Intervallo

h 16,15/16,45

Il rapporto tra le Istituzioni Giuridiche e l’adolescente

Dott.ssa Elisabetta Saffioti

h 16,45/17,30

Plenaria di conclusione

5. DOCENTI (e curriculum)

SCUOLA ROMANA BALINT ANALITICA - SRBA

La SCUOLA ROMANA BALINT ANALITICA Fondazione Seragnoli, fondata e diretta fino al

2007 dal Prof. Leonardo Ancona, dal 2008 diretta dalla Dott.ssa Carmela Barbaro, si

prefigge l’obiettivo di preparare medici e psicologi a condurre Gruppi Balint Analitici. La

metodologia del Gruppo Balint permette di sviluppare la personalità professionale

dell’operatore in un orizzonte più ampio e più libero di ciò che consente la sola

preparazione tecnica e teorica, poiché è particolarmente vantaggiosa per meglio

governare l’emotività transferale e controtransferale ed ottimizzare il valore nella relazione

d’aiuto.

Da anni la Scuola Romana Balint Analitica, nella sede di Roma e di Palmi, conduce gruppi

rivolti a docenti attraverso i quali si elaborano le dinamiche relazionali tra docenti e allievi

con l’obiettivo di rendere più efficace il rapporto di formazione e di comunicazione tra le

parti.

Relatori:

Dott. Luigi Cecchini

Dott.ssa Felicia Tafuri

Dott.ssa Elisabetta Saffioti

Conduttori di gruppo Dott.ri:

Carmela Barbaro,

Luigi Cecchini,

Alessandra Pangrazi,

Sabrina Principi,

Felicia Tafuri,

Horst Wirbelauer,

Alfredo Veneziale

 

  Roma, 26-28.06.2009 "L'ADOLESCENTE E LA VIOLENZA"; Sede: VIA DEI SABELLI 108 - ROMA; Info: Corso.asne_sipsia@email.it  Fees= euro 250,00

CORSO DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA DEL BAMBINO

E DELL’ADOLESCENTE E DELLA COPPIA (ASNE-SIPsIA)

 


 

 

SOCIETÁ ITALIANA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

DELL’INFANZIA, DELL’ADOLESCENZA E DELLA COPPIA (SIPsIA)

 

in collaborazione scientifica con la

 

Cattedra di Neuropsichiatria Infantile (Prof.ssa Teresa I. Carratelli)

Sapienza Università di Roma

 

e con

 

 

Centro Studi D.W. Winnicott

 

ERA – Equipe de Recherches sur l’Adolescence – Université Paris 7 Diderot

(Direttore: François Richard)

 

 

 

 

CONVEGNO INTERNAZIONALE L’adolescente e la violenza

 

Roma 26–28 giugno 2009

 

Sede del Convegno

AULA MAGNA

Dipartimento di Scienze Neurologiche, Psichiatriche e Riabiliative

dell'Età Evolutiva, Sapienza Università di Roma

Via dei Sabelli, 108 - Roma

 

 

La violenza tra gli adolescenti, soprattutto tra i più giovani, è un fenomeno sempre più esteso e preoccupante, ma è anche il segno di un’implicita richiesta di aiuto, che attende di essere decifrata dall’adulto. Pubertà e adolescenza richiedono una quota di fisiologica aggressività nel percorso che dall'infanzia conduce all'età adulta. L’adolescente mette in gioco la realtà così come gli è stata consegnata, ma i fallimenti delle attività di simbolizzazione costringono l’adolescente ad una sovraesposizione al reale e ne motivano i suoi passaggi all’atto. Con l’emergenza della pubertà e del pubertario l’atto, più facilmente di quanto non accada nel bambino o nell’adulto, sostituisce il pensiero e il contatto con le emozioni, ed è anche un tentativo di  dare un senso a ciò che non può essere metabolizzato perché troppo perturbante per il soggetto.  Come interpretare questi fenomeni? Alcuni di questi agiti potrebbero essere intesi come sostituti dei rituali di passaggio che la nostra società occidentale ha soppresso? Sempre più numerosi però sono gli adolescenti che “giocano” con la loro vita, mettendosi a rischio di perderla in sfide pericolose, nei tentativi di suicidio, negli attacchi al corpo, nelle condotte tossicomaniche, o anche in gravi atti delittuosi.

Violenza dell'adolescente ma anche violenza sull'adolescente. Quali sono i suoi effetti nello sviluppo della personalità?

La sempre più diffusa inclinazione tra gli adolescenti a ricorrere ad atti violenti auto ed eterodiretti per manifestare stati di disagio, o anche il ricorso a condotte violente come forma di comunicazione e di espressione di sé e del proprio corpo, sono alcuni dei  temi che orienteranno queste giornate di studio e di approfondimento nelle quali interverranno esperti di notevole prestigio scientifico italiani e stranieri.

Indubbiamente, le manifestazioni di violenza sono sovente corroborate da un contesto socio-culturale, ugualmente violento, cui concorrono la sparizione di modelli che permettono la regolazione degli impulsi, la labilità  e la perdita di  regole condivise che riconoscano le differenze di ruoli e di generazione, nonché  il venir meno  di un riferimento esterno capace di sopportare la  sfida  dell’adolescente . Quanto sia cruciale il funzionamento della famiglia e la  sua risposta  nella genesi e nel perpetuarsi della violenza è uno dei quesiti di maggiore rilievo che il convegno tratterà.

La decisione di studiare temi particolarmente complessi come quello della violenza sul corpo, o ancora l’agire violento auto ed eterodistruttivo, o la differenza tra i sessi nel manifestarsi della violenza, o ancora il ruolo della famiglia nell’agire violento, pone l'accento non solo sulla valutazione di tali fenomeni, ma si prefigge anche di individuare possibili forme di prevenzione e cura di tale disagio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROGRAMMA

 

     Venerdì  26 giugno 2009

 

 

Le radici della violenza in adolescenza

Chair: V. Bonaminio

 

 9.00 -  9.30    Introduzione, V. Bonaminio

 9.30 - 10.15   Il punto di vista psicoanalitico sulla violenza in adolescenza, F. Ladame

10.15 - 11.00 Vergogna, debito e ripetizione: una comprensione psicoanalitica della criminalità e della cultura delle bande, D. Campbell

 

11.00 - 11.30 Pausa

 

11.30 - 12.15 Violenza  e nuove patologie  adolescenziali, A.M. Nicolò

12.15 - 13.15 Discussione con la sala,  D. Campbell, F. Ladame, A.M. Nicolò,

 

13.15 - 14.30 Pausa

 

 

 

I genitori dell’adolescente e la violenza

Chair: L. Tabanelli

 

14.30 - 16.30  Tavola Rotonda:

                        I genitori dell’adolescente e la violenza 

Introduzione: L. Tabanelli

Partecipano: D. Norsa, D. Lucarelli, P. Catarci,

 

16.30 – 17. 00 Pausa

 

 

17.00 - 20.30  Proiezione del film: Preferisco il rumore del mare (1999) di M. Calopresti

Discussione

Moderatore:  F.  Castriota

Partecipano: M. Calopresti, A. Angelini


 

 

 

Sabato 27 giugno 2009

 

Violenza: che fare?

Chair: B. Carau

 

  9.00 –   9.15 Introduzione,  B. Carau

  9.15 – 10.15 La paura di esistere, L. Ambrosiano

10.15 – 11.15 Violenza delle patologie adolescenziali e violenza dell’interpretazione del transfert,  F. Richard

11.15 – 11.30 Discussione con la sala,  L. Ambrosiano, F. Richard

 

11.30 - 11.45  Pausa

 

11.45 – 13.30 Tavola Rotonda:

La risposta al disagio.

In ricordo di Marco Lombardo Radice

Introduzione: T.I. Carratelli

Partecipano: L. Costis, M. Lugones, G. Monniello,

 

13.30 - 14.30 Pausa

 

14.30 – 16.30  Tavola Rotonda:

Adolescenza, Violenza e Giustizia

Introduzione: F. Rocchetto

Partecipano: M. G. Fusacchia, M. Mazzolini, U. Sabatello, M. Cavallo, N. D’Elia, A. Picardi,

 

16.30 – 17.00 Pausa

 

17.00 – 18.30  Workshop  contemporanei

 

 

Domenica 28 giugno 2009

 

 

La violenza nella società e nella cultura

Chair: A.M. Nicolò

 

 9.00 -    9.15  Introduzione, A.M. Nicolò

 9.15 -  10.15  L'adolescenza e la violenza,F. De Zulueta

10.15 - 10.30  Discussione con la sala  F. De Zulueta

 

10.30 - 11.00  Pausa

 

11.00 –  12.00 Tavola Rotonda:

                        La violenza nella società e nella cultura 

                        Partecipano: C. Bonini, I. Ruggiero, F.De Zulueta

12.00 – 12.30   Discussione con la sala C. Bonini, I. Ruggiero, F.De Zulueta

12.30 – 13.00  Conclusioni e saluti

13.00 – 13.15  Test di verifica apprendimento, A.M. Nicolò

 

 

 

Workshop  contemporanei

(in programma sabato 27 giugno – ore: 17.00-18.30)

 

1 - L’ADOLESCENTE, LA VIOLENZA E IL CORPO

a)      M.L. Algini, L. Baldassarre: L’aborto nell’adolescenza come esperienza di un corpo violento

b)      R. Di Lascio: La violenza sul corpo nelle patologie del comportamento alimentare nell’adolescenza

c)       C. Beebe Tarantelli: Lavorare in gruppo con le vittime adulte dell'abuso sessuale

 

2 - L’ADOLESCENTE ANTISOCIALE

a)      C. Saottini:  Quale terapia per l’adolescente antisociale

b)      Gruppo di ricerca sull’adolescenza (M C. Brutti, L. Cavaliere, L. De Rosa, B. Marchi, S, F. Tonucci et al.):  "E’ successo un caso grave…": aspetti della relazione terapeutica con adolescenti che presentano agiti antisociali

c)      R. Savino: Riflessioni psicoanalitiche e non sulla violenza adolescenziale in un contesto di elevato indice di criminalità

 

3 - IL FEMMINILE E LA VIOLENZA:

 

a)      L. Celotto, M. Laganopoulos, D. Punzo Considerazioni teorico cliniche su organizzazione del Sé, violenza e costruzioni identitarie in adolescenza

b)      M. Laganopoulos: La matrice delle origini: costruzione dell’identità femminile in adolescenza, violenza e rappresentazione del corpo

c)        L. Celotto: Il filo di Arianna: seduzione precoce, violenza pulsionale e rappresentazioni del femminile in adolescenza

 

 

4 - L’AGIRE VIOLENTO

a)      B. Amabili,  S. Olivieri: Violente separazioni:riflessioni sulle configurazioni emotive sottostanti agli agiti aggressivi dell’adolescente nell’ambito famigliare

b)      L. Ballaré: Al posto delle parole: gli agiti violenti di una ragazza tardo-adolescente nei confronti della madre

c)      G. Imparato: Violenza del breakdown e comportamento violento in adolescenza

 

5 - LA VIOLENZA DEGLI AFFETTI

 

a)      P. De Silvestris: Brando il mercenario. Percorsi transgenerazionali della violenza

b)      T. Giacolini: Aggressività e paura. Comportamenti violenti disadattativi intra e extra familiari

c)      L. Vitiello: La torta di compleanno: storia di un abuso

 

6 - AGGRESSIVITA’ E STATI LIMITE

a)      L.  Russo: La stancante ricerca del limite

b)      N. Fedeli R. Di Cori, B. Starace, S. Degni, L. Abbate, I. Sarti: Abusi, negligenze e rischio psicosociale: ricerca preliminare sulla patogenesi dei comportamenti sessuali violenti in età evolutiva

c)      S. Micotti: Stefano, tra il diavolo e il laboratorio di meccanica

 

 

 

                             E’ inoltre prevista una sezione poster

 

 
PARTECIPANTI:

 

Luigi Abbate, Maria Luisa Algini, Barbara Amabili, Alberto Angelini, Laura Ambrosiano, Lucrezia Baldassarre, Laura Ballarè, Vincenzo Bonaminio, Carlo Bonini, Maria Cecilia Brutti, Mimmo Calopresti, Donald Campbell, Bachisio Carau, Teresa I. Carratelli, Fabio Castriota, Paola Catarci, Melita Cavallo, Laura Cavaliere, Lucia Celotto, Angelique Costis, Silvia Degni, Nunzia D’Elia, Laura De Rosa, Pia De Silvestris, Felicity De Zulueta, Renzo Di Cori, Roberta Di Lascio, Nadia Fedeli, Maria Grazia Fusacchia, Teodosio Giacolini, Giampaolo Imparato, François Ladame, Margherita Laganopoulos, Daniela Lucarelli, Mercedes Lugones, Beniamino Marchi, Marilena Mazzolini, Sara Micotti, Gianluigi Monniello, Anna Maria Nicolò, Diana Norsa, Simona Olivieri, Antonella Picardi, Daniela Punzo, François Richard, Fabrizio Rocchetto, Irene Ruggiero, Luisa Russo, Ugo Sabatello, Irene Sarti, Cristina Saottini, Rosario Savino, Brigitta Starace, Livia Tabanelli, Carole Beebe Tarantelli, Francesca Tonucci, Lucia Vitiello

 

 

 

Comitato Scientifico:

Anna Maria Nicolò, Angelique Costis, Paolo Fabozzi, Maria Grazia Fusacchia, Fabrizio Rocchetto.

 

 

Segreteria Organizzativa:

Lavinia Novara, Achille Di Renzo, Fiorella Galluzzi

c/o via dei Sabelli 108 – 00185 Roma, tel. 06 44712276

asne@email.it

 

 

ECM IN CORSO DI ACCREDITAMENTO

 

                                                           Con il Patrocinio di

 

UGL

 CGIL

 

In attesa di Patrocinio di

 

ORDINE DEI MEDICI DEL LAZIO

 ORDINE DEGLI PSICOLOGI  DEL LAZIO

PROVINCIA DI ROMA

REGIONE LAZIO

 

 

ABRSTRACT

 

Ladame François

 

Il punto di vista psicoanalitico sulla violenza in adolescenza

Il relatore intende dimostrare come, nonostante le similitudini che accomunano i gesti distruttivi descritti in tre casi clinici di adolescenti, essi sottendano diversi funzionamenti psichici. Filo conduttore della riflessione di Ladame è l'importanza per il clinico di riuscire a reperire la capacità o l'incapacità del paziente di conservare una attività di pensiero, e della sua funzione, al di fuori dei momenti di rottura, partendo dal presupposto che I'enactment rimanda ad una interruzione della funzione di rappresentazione come indisponibilità di qualsiasi forma di pensiero.

 

Campbell Donald

 

Vergogna, debito e ripetizione. Una comprensione psicoanalitica della criminalità e della cultura delle bande

Il relatore,utilizzando il materiale clinico del trattamento di un adolescente, mette in luce come un modello di comportamento violento possa essere utilizzato come difesa nei confronti del breakdown. In particolare Campbell considera la funzione difensiva della violenza in relazione ai pericoli dell'eterosessualità e della passività, allo sviluppo di una perversione o ai rischi connessi con l'ideazione suicidaria o parricida, attivati dalla fase dello sviluppo adolescenziale.

 

 

Nicolò Anna

 

Violenza e nuove patologie adolescenziali

Sulla base dell'esperienza clinica maturata con gli adolescenti, la relatrice riflette sull'uso dell'aggressività in questa fase della vita., considerandone sia la forza e la presenza quale elemento evolutivo necessario nel processo di crescita e di soggettivazione, sia come, in casi più complessi, l'agito aggressivopossa costituirsi come difesa dal timore di uno scompenso ben più grave o come potente negazione della passività, delle depressione e delle fantasie suicidarie.

 

Ambrosiano Laura

L'intervento intende trattare la violenza senza significato in soggetti che non hanno adeguatamente compiuto un percorso di separazione e, dunque,  non hanno potuto declinare in termini personali e specifici l'impersonale  spinta a esistere.

 

Francoise Richard

 

Les fonctionnements limites des adolescents seront envisagés comme résultant de nouvelles formes de défense contre le conflit pulsionnel menant logiquement plutôt vers des défenses névrotiques. Les agirs violents mais aussi les addictions et lesexternalisations de toutes sortes de l'intériorité psychique seraient des évitements phobiques du conflit interne et une désexualisation paradoxale de la pulsion pouvant passer par une apparente sursexualisation:travail du négatif et désubjectivation sont au coeur de cette problématique dont des exemples seront donnés. Comment manier la relation clinique avec ce type d'adolescents? Leur transfert est massif, il se distingue peu d'une relation, notre contre transfert lui même est imprégné de violence .Nos interprétations risquent elles d être violents, faut il préferer la mise en récit à l'interprétation , comment peut on interpréter d'une façon qui soit calmante, toutes ces questions seront discutées à partir d'exemples cliniques.Il apparaitra que la rencontre psychanalytique avec l'adolescent correspond au paradigme de l'intersubjectivation. En conclusion la violence apparait comme celle du vécu psychique plus que comme celle de l'acte, comme le montre un exemple de traitement d'un patient psychotique.

 

 

TAVOLE ROTONDE

 

Norsa Diana Lucarelli DanielaCatarci Paola

 

Costis Lugones Monniello

 

Fusacchia Mazzolini Sabatello Cavallo D’Elia Picardi

 

 

 

LA VIOLENZA  NELLA SOCIETA’ E NELLA CULTURA

 

De Zulueta Felicity

La violenza costituisce una delle più potenti spinte alla disgregazione nella vita degli individui e nella collettività. La relatrice riconduce la violenza a una situazione traumatica infantile che ha condizionato la crescita dell’individuo e che manifesta a lunga distanza il proprio potere distruttivo. Sono prese in considerazione la psicologia del disturbo post traumatico da stress e le conseguenze  del fallimento dei processi di attaccamento.

 

 

TAVOLA ROTONDA

Bonini, Ruggiero, De Zulueta

 

 

 

WORKSHOP ABSTRACT

 

L’ADOLSCENTE, LA VIOLENZA E IL CORPO

 

Algini Maria Luisa – Baldassarre Lucrezia

 

L’aborto nell’adolescenza come esperienza di un corpo violento

Il lavoro si propone di riflettere su due situazioni di aborto in adolescenti di diciotto anni. Ci sembra che in queste situazioni cliniche  la violenza si declini su vari registri:

-Violenza del corpo: è il corpo che fa violenza in quanto inaspettatamente capace di un concepimento, entrando in forte conflitto con  l’ amore idealizzato che si sta vivendo. Concepimento e aborto sembrano  anche sancire  traumaticamente la differenza tra il femminile e il maschile, tra il corpo proprio  e quello della madre, nella fantasia ancora non distinto dal   proprio.

Violenza nel corpo: l’effrazione dell’aborto è vissuta come un danneggiamento irreversibile del funzionamento del corpo, e una colpa difficilmente riparabile.

La combinazione di questi fattori sembra portare ad  una regressione  in direzione della difficoltà a separarsi dal corpo materno e ad un rifiuto violento del maschile.

 

Di Lascio Roberta

 

La violenza sul corpo nelle patologie del comportamento alimentare nell'adolescenza

Il lavoro esplora l'aspetto violento presente nelle pratiche di manipolazione del corpo nell'anoressia e nella bulimia.

Gli attacchi al corpo dell'adolescente vengono considerati come rappresentazioni di vissuti violenti presenti nella relazione con l'oggetto primario e sono analizzati sia dal punto di vista teorico che attraverso alcune brevi esemplificazioni cliniche.

 

Tarantelli Carole Beebe

 

Lavorare in gruppo con le vittime adulte dell’abuso sessuale

Da dieci anni, la Prof. Tarantelli conduce un gruppo per donne adulte vittime di abuso sessuale nell’infanzia e nell’adolescenza.  Il gruppo si svolge all’interno dell’Associazione Differenza Donna, associazione contro la violenza alle donne, che gestisce Centri Antiviolenza a Roma e altrove.  Nella sua presentazione, Tarantelli vuole esplorare la funzione del gruppo nella costruzione di uno spazio psichico all’interno del quale esiste la possibilità di pensare e gradualmente di dirimere la confusione - tra le generazioni, tra me e non-me, tra sé e l’altro - che è l’esito della regressione maligna prodotto dall’abuso.

 

L’ADOLSCENTE ANTISOCIALE

 

Saottini Cristina

 

Quale psicoterapia per gli adolescenti antisociali?

La psicoterapia degli adolescenti trasgressivi e che commettono reati è un compito particolarmente difficile, per la mancanza di una domanda spontanea di aiuto e per la tendenza ad agire i problemi sul mondo esterno più che a elaborarli riflessivamente nel mondo interno.

Tuttavia, fin dai suoi esordi, la psicoanalisi dell'adolescenza in Italia è intrecciata con le riflessioni sulla possibilità di trattare gli adolescenti antisociali all'interno di un paradigma psicoanalitico che coniughi fare e pensare. Verrà illustrata la pratica dell'intervento psicoanaliticamente orientato nell'ambito del sistema penale minorile.

 

 

Amabili Barbara, Ballaré Laura, Brutti Cecilia, Cavaliere Laura, De Rosa Laura, Imparato Giampaolo, Marchi Beniamino, Olivieri Simona, Tonucci Francesca.

Gruppo di ricerca sull'adolescenza (Sipsia)

 

E’ successo un fatto grave…”: aspetti della relazione terapeutica con adolescenti che presentano agiti antisociali

Nel lavoro con adolescenti che presentano agiti antisociali si pone la questione  se sia possibile rintracciare una linea di discrimine fra i comportamenti trasgressivi quali espressione di quell’esigenza di ‘distanziamento’ dalle figure parentali necessaria al consolidamento dell’identità e gli agiti antisociali in quanto indicativi di una strutturazione patologica della personalità. Disporre di parametri in questo senso può orientare le risposte, non solo del clinico ma anche delle istituzioni, al fine di raccogliere il messaggio ‘evolutivo’ del gesto dell’adolescente o, diversamente, cogliere il segnale d’allarme in esso contenuto.

In tali situazioni la stessa proposta terapeutica assume una posizione ‘paradossale’, in quanto,  mentre sostiene nello ‘svincolo’, ripropone all’adolescente una relazione di dipendenza, proprio nel momento in cui si sta confrontando con l’esigenza di operare un distanziamento, anche con modalità di rottura rispetto al mondo familiare.

 

Rosario Savino

 

Riflessioni psicoanalitiche e non sulla violenza adolescenziale in un contesto ad alto indice di criminalità, tra il pensare e l’intervenire nell’ambulatorio di neuropsichiatria infantile di scampia

L'autore riflette sulle dinamiche che sottendono gli agiti violenti di alcuni adolescenti seguiti presso l'ambulatorio di NPIA della ASL-Napoli -1-DS-48- Scampìa, cercando di contestualizzare le cause e le manifestazioni della violenza alla luce del milieu socio-ambientale-culturale, nel contempo cerca di non applicare rigidamente stereotipi sociologici e scientifici, che spesso portano ad esemplificazioni e riduzionismo nell'interpretazione e nella ricerca delle motivazioni profonde.

Vengono inoltre presentati alcuni esempi clinici di adolescenti con manifestazioni a carattere diviolenza, che vengono riletti non solo in chiave Psicodinamica ma anche in chiave neurobiologica, viene presentato un modello di intervento terapeutico complesso e complicato che risente anche di alcune carenze Istituzionali locali.

 

 

IL FEMMINILE E LA VIOLENZA

 

Laganopoulos Margherita, Celotto Lucia, Daniela Punzo

 

Considerazioni teorico cliniche su organizzazione del Sé, violenza e costruzioni identitarie in adolescenza

Questo lavoro introduttivo cercherà di ripercorrere alcune fasi dello sviluppo , più importanti legate al consolidamento della identità femminile. Verranno prese in considerazione le tappe salienti intorno alle quali vengono a costituirsi sia il nucleo dell’identità del Sè nell’esperienza femminile, sia il significato del corpo come portatore di una identità di genere densa di valenze simboliche.

 

 

Laganopoulos Margherita

 

La matrice delle origini: costruzione dell’identità femminile in adolescenza, violenza e rappresentazione del corpo

L’accento del lavoro verrà posto sul femminile, sulla relazione con il corpo in adolescenza e sulla violenza al Sé come prodotto dell’identificazione con la madre seguendo il pensiero di autrici che hanno specificamente sviluppato la tematica del femminile nella costruzione delle sue rappresentazioni (Alizade, Ternync, Chabert, Godfrind ), ed attraverso il contributto dei casi clinici.

Si proverà a promuovere riflessioni sulle divergenze ipotizzabili fra una relazione violenta con l’oggetto ed una relazione violenta con il Sé e a sviluppare l’ipotesi che, per una diversa distribuzione delle cariche narcisistiche,  derivante da una quota di diversità nella strutturazione della relazione oggettuale primaria, la violenza al femminile sia prevalentemente autodiretta.

A questo scopo si cercherà di approfondire la particolarità della relazione madre-figlia nei suoi aspetti più complessi prestando attenzione all’importanza del corpo -in particolare durante l’adolescenza- come teatro dei conflitti vissuti nel processo di differenziazione con la madre.

 

Celotto Lucia

 

Il filo di Arianna: seduzione precoce, violenza pulsionale e rappresentazioni del femminile in adolescenza.

Questo lavoro si propone di affrontare, con l’ausilio di contributi clinici, alcuni temi salienti riguardanti i processi specifici dell’adolescenza al femminile connessi al tema della violenza.

In esso si intendono sviluppare alcune considerazioni teoriche sui destini del Sé e delle pulsioni nelle  rappresentazioni complementari dei due sessi,  presenti come base inconscia nella relazione d’oggetto. Partendo dalle ipotesi teoriche  di Winnicott  sugli elementi dissociati,  si tenterà di approfondire la loro funzione nel processo di strutturazione dello psichismo in ordine alla costruzione dell’identità di genere. Il lavoro si propone anche di mettere in relazione i contributi di autori che nel panorama psicoanalitico attuale hanno dato rilievo al tema dell’adolescenza, e della violenza e  le voci di autrici che hanno messo in luce  più specificamente questi argomenti con quelli della costruzione dell’identità femminile e delle sue rappresentazioni.

 

 

L’AGIRE VIOLENTO

 

Amabili Barbara – Olivieri Simona

 

‘Violente’ separazioni: riflessioni sulle configurazioni emotive sottostanti agli agiti aggressivi dell’adolescente nell’ambito familiare.

Nello scritto si propongono due situazioni cliniche in cui gli agiti violenti, verso i genitori e i fratelli, esprimono il tentativo di garantirsi il senso di esistere e di essere reali, imponendo una distanza dall’oggetto altrimenti impossibile da realizzare.

Filippo, diciassette anni, si dibatte tra una posizione passivo-dipendente, in cui regredisce a contatti primitivi con l’oggetto, e una attiva-rabbiosa in cui rivendica autonomia attraverso pericolosi attacchi fisici ai familiari.

Ireneo, tredici anni, presenta crisi di rabbia esplosiva nei confronti della madre e dei fratelli che tenta di sottomettere alle sue regole e ai suoi rituali ossessivo-compulsivi. Nella storia di entrambi si rintraccia una dinamica traumatica intrusiva in cui i confini psichici sono stati violati fino alla mortificazione e al disconoscimento del Sé.     

 

Laura Ballaré

 

Al posto delle parole: gli agiti violenti di una ragazza tardo-adolescente nei confronti della madre

Con questo lavoro intendo affrontare il tema degli agiti violenti, espressi fin dalla prima adolescenza esclusivamente nei confronti della madre, di Anna, una giovane di 19 anni, proponendo una lettura  che tenga conto, non solo del significato, ovviamente fondamentale, dell’agito violento come manifestazione arcaica e preverbale, ma anche della violenza all’interno dei confini delle relazioni familiari come lessico condiviso, elementare ed utilizzato da tutti come modalità comunicativa prevalente. La difficoltà ad accedere alla dimensione simbolica del linguaggio permea  le relazioni di Anna con la propria madre, violenta, in passato, essa stessa con la figlia e con il compagno, in un reciproco tentativo di mantenere il contatto-fusione e, contemporaneamente agire una differenziazione-separazione. L’agito violento “al posto delle parole” appare anche carico, quindi, di una valenza simbolica, che viene utilizzata da Anna in quanto l’unica possibile nei confronti di una madre “sorda”ad un linguaggio articolato ed alle esigenze evolutive della figlia.

 

Imparato Giampaolo

 

Violenza del  Breakdown  e comportamento violento in adolescenza

Il termine breakdown restituisce immediatamente la violenza dell’interruzione  del senso di continuità del Sé che l’adolescente vive. In alcuni casi la rottura si presenta particolarmente drammatica perché si esprime proprio attraverso condotte violente. Molto spesso tali condotte vengono  a rappresentare per l’adolescente l’unica forma di protezione possibile contro la totale frammentazione psichica, una sorta di delimitazione, incapsulamento del breakdown, del crollo, attraverso l’esternalizzazione. Nello stesso tempo la crisi può assumere anche il significato di unica strada  praticabile per tentare l’avvio di un processo di differenziazione dalle figure genitoriali, processo per altri versi impossibile  in condizioni nelle quali  è generalmente presente anche una marcata difficoltà da parte dei genitori a riconoscere e favorire tali istanze separative. Scopo del lavoro è sviluppare alcune riflessioni sul tema  a partire dagli spunti offerti dall’esperienza clinica con un adolescente che proprio attraverso l’espressione corporea violenta manifestava il suo profondo disagio, esploso drammaticamente dopo una grave lutto

 

LA VIOLENZA DEGLI AFFETTI’

 

De Silvestris Pia

Brando il mercenario. Percorsi transgenerazionali della violenza

 

Brando è un ragazzo di 14 anni che sin da bambino ha subito traumi (parto con un lungo travaglio, svezzamento precoce). Il primo sintomo che Brando manifesta è l’iperattività. Quando ha 4 anni gli nasce una sorella, il peggioramento del bambino spinge i genitori a fargli iniziare una psicoterapia. L’ha iniziata con uno psicoterapeuta kleiniano e l’ha lasciata ad 11 anni.

In seguito i genitori, che hanno molti problemi personali, l’hanno portato da me.

Per ora stiamo dolorosamente cercando, ed ormai è passato un anno, di capire attraverso i giochi che lui porta le ragioni profonde e primitive del suo odio.

Nel momento in cui il gioco non soddisfa la sua onnipotenza, si intravedono degli abbattimenti di umore, che vengono rappresentati anche attraverso movimenti corporei (Brando si lascia andare sulla scrivania lamentando la sua incontenibile noia). La violenza che manifesta soprattutto a scuola continua a ripetersi senza alcuna consapevolezza del danno che si procura.

I genitori non si rendono conto dell’ansia che gli trasmettono e, a parte lui che è come una bomba che può esplodere da un momento all’altro, essi intrattengono un rapporto ideale con la sorellina musicista come la madre.

 

Giacolini Teodosio

 

Aggressività e paura. Comportamenti violent disadattivi intra e extra familiari

Nel lavoro saranno prese in considerazione i rapporti tra aggressività e paura

considerati quali sistemi funzionali che regolano le interazioni tra gli individui, soprattutto dopo la maturazione puberale. Verrà illustrato come nel soggetto adolescente la paura, connessa alle interazioni interindividuali, ha specifiche caratteristiche che interagiscono con la gestione della aggressività. La clinica della adolescenza mostra una alta correlazione tra le vicissitudini della paura interattiva, l'inibizione della aggressività funzionale e le manifestazioni psicopatologiche, tra cui i comportamenti violenti disadattivi sia intra e che extra familiari.

 

Dott.ssa Lucia Vitiello

La torta di compleanno: storia di un abuso

Il presente contributo intende essere una riflessione sul tema dell’abuso sessuale subito in adolescenza. A partire da un caso clinico, si descriverà  l’”humus” sul quale tale violenza ha avuto ragione di esistere   e la strutturazione difensiva ad essa conseguente.  Il paziente,  ha presentato per anni una patologia ossessiva estremamente invalidante , i suoi studi sono stati compromessi come anche le sue relazioni affettive. Si rintraccia nel materiale da presentare un particolare interesse  per lo scollamento, per anni avvertito dal paziente, tra “I fatti” accaduti all’epoca dei suoi quindici   anni e la possibilità di connotarli quali eventi traumatici per l’assoggettarsi volontario al proprio abusante e per il legame affettivo che univa i due. Si ritiene interessante l’esame delle fantasie inconsce che hanno reso il paziente consenziente e che, successivamente gli hanno impedito una sana espressione di sessualità.  

 

 

AGGRESSIVITA’ E STATI LIMITE

 

Russo  Luisa

 

La  stancante ricerca del limite

Vorrei, attraverso l’esposizione di un caso clinico, offrire un contributo alla puntualizzazione di due concetti su cui molti autori, soprattutto di scuola francese,  riflettono da più tempo: quello di limite e quello di dipendenza (le cosiddette addiction) nei DCA e quindi nelle problematiche di attacco al corpo in adolescenza. Per alcuni di questi ragazzi le difficoltà a reperire un limite, un contenimento interno in relazione probabilmente ad un’esposizione troppo precoce da parte dell’ambiente esterno a tale ricerca (cambiamenti della società, difficoltà genitoriali a farsi carico delle responsabilità) li conduce a ritrovare tale limite all’esterno; nel caso dei DCA nel controllo della dipendenza dal cibo “io non ho bisogno” e della dipendenza dalle richieste della mente-corpo mortificata e sacrificata nel falò dell’onnipotente “o tutto o nulla” che non prevede mediazioni di sorta. Il caso che vorrei presentare, riguarda proprio una ragazza di 15 anni alle prese con la legge del “tutto o nulla” per quanto riguarda la sua alimentazione e le sue battaglie vane per il disconoscimento della mediazione degli affetti e dei bisogni.

 

Fedeli Nadia, Di Cori Renzo, Starace Brigitta, Degni Silvia, Abbate Luigi, Sarti Irene

 

Abusi, negligenze e rischio psicosociale: ricerca preliminare sulla patogenesi dei comportamenti sessuali violenti in età evolutiva.

 

Abstract: l’obiettivo della ricerca è di elaborare un’analisi descrittiva di un campione italiano di juvenile sexual offenders (JSO) e svolgere un’analisi comparativa con due diversi gruppi di controllo per valutare le differenze tra popolazione di Sex Offender, giovani non-Sex Offender (Jnon-SO) e popolazione psichiatrica e identificare specifici fattori di rischio per sexual offending

Metodo: il campione è composto da 42 soggetti appartenenti alla popolazione in età evolutiva (età media = 13,8; D.S. = ,6; range: 9,11-18,3), afferiti al Centro “Pierino e il lupo”[1] per una presa in carico diagnostico-terapeutica. Ai fini della ricerca il campione è stato suddiviso in tre gruppi: il gruppo oggetto di studio (Gruppo sperimentale) di 18 soggetti autori di reati sessuali (JSO); un gruppo di controllo clinico (GC1) di 12 soggetti, con una storia nota di comportamenti devianti di natura non sessuale (JnSO); un gruppo di controllo clinico (GC2), composto da 12 soggetti, senza una storia nota di comportamenti devianti, con problematiche di tipo psicopatologico.

Risultati: i dati descrittivi relativi ai JSO hanno mostrato risultati simili a quelli indicati in letteratura per quanto riguarda l’incidenza delle difficoltà relazionali (tendenza al ritiro ed isolamento), presenza di abusi sessuali pregressi, ampia gamma di problematiche psicopatologiche (se confrontati con i giovani non-Sex Offender) ed elevate percentuali di modelli di relazione violenti.

Conclusioni: nonostante alcuni dati siano significativi o tendenti alla significatività nel confronto tra i tre gruppi, riteniamo si possa concludere che l’interazione di più fattori di rischio e fattori contingenti scatenanti orienti e quindi spieghi l’evoluzione in senso deviante dei comportamenti sessuali dei minori.

 

 

Micotti Sara

 

Stefano, tra il diavolo e il laboratorio di meccanica

Stefano, poco prima di compiere i 18 anni, mentre studia per diventare perito meccanico ha avuto uno scompenso vicino al delirio. Ha temuto che il diavolo potesse impossessarsi di lui, ha avuto delle dispercezioni, ha visto il proprio corpo deformarsi in quello del diavolo, ha sentito delle voci che gli dicevano di fare del male ai genitori, si è visto mentre assaliva con violenza i genitori. La valutazione neuropsichiatrica e quella psicodiagnostica portano all'indicazione di una terapia farmacologica e di una psicoterapia.

Il lavoro di psicoterapia affronta il problema di come avvicinare Stefano a zone di sofferenza primitiva della sua mente,di come figurare emozioni profonde e violente, che prima venivano evacuate in malattie psicosomatiche e nelle allucinazioni. Ipotizzo che Stefano portasse dentro di sè un ammasso di emozioni infantili inelaborate, che nonaveva mai imparato a conoscere e governare, perchè ritenute inammissibili e inaccettabili nell'ambiente in cui era cresciuto, un ambiente dominato dal timore della conflittualità e dall'erotizzazione della vicinanza. Lentamente e con fatica, Stefano passa da un funzionamento concreto, meccanico della mente alla possibilità di figurare alcune emozioni profonde, attraverso il racconto di film e la riflessione su esperienze dellla vita quotidiana. Si muove verso la possibilità di pensare, collegare  ed esprimere con le parole le sue emozioni. E verso la possibilità di vivere relazioni più intense e profonde.

 


 

 

 

  Firenze, 22.06-9.07.2009  "LAVORARE CON LA COPPIA GENITORIALE"; Sede: FIRENZE, VIALE LAVAGNINI, 14; Info:  anna.molli@alice.it AGRECO@DADA.IT ; Fees= n.d.

Evento AMHPPIA Associazione Martha Harris Psicoterapia Psicoanalitica per l’Infanzia e

l’Adolescenza

Rappresentante legale dell’Organizzatore: Dott.ssa Maria Grazia Pini

Sede: Viale Lavagnini, 14 – Firenze

Titolo: “Lavorare con la coppia genitoriale”

Scopo dei seminari è quello di approfondire lo studio delle relazioni di coppia e della genitorialità

con l’obiettivo di dare strumenti di lavoro idonei e precipui all’ascolto, alla capacità

psicodiagnostica e d’intervento terapeutico agli psicoterapeuti. Il percorso di studio prevede anche

la discussione dei seguenti testi, attraverso i quali si potrà ritrovare un riscontro teorico di quanto

incontrato sul campo:

 

1) D. Norsa, G. Zavattini, Intimità e collusione, Raffaello Cortina Editore;

2) AA.VV., Curare la relazione: saggi sulla psicoanalisi e la coppia, Franco Angeli;

3) J. Fischer, L’ospite inatteso, Raffaello Cortina Editore.

 

 

N° 8 seminari di 4 ore ciascuno, dalle ore 18 alle ore 22.

Verifica apprendimento: con questionario, 30 minuti a disposizione in coda ad ogni incontro.

Partecipanti: n° 14 psicoterapeuti psicologi / medici

Date: 22/6; 24/6; 26/6; 29/6; 1/7; 3/7; 6/7; 9/7.

Docente dei seminari: Dott.ssa Alba Greco

 

 

1) 22 giugno

Viene presentato il caso di una coppia di genitori la cui figlia di 15 anni è seguita in terapia.

La figlia presenta un problema di fobia scolare. I genitori hanno molta difficoltà a capire lo

stato emotivo della figlia ed alternano momenti di rifiuto a momenti di tentativo di

comprensione. La terapia evidenzia una madre con un oggetto interno molto danneggiato e

la ricerca, attraverso i successi della figlia, di un’immagine funzionale della madre interna. Il

 


 

 

padre, molto passivo, non riesce a contenere le ansie della moglie, non ritrovando dentro di

sé la possibilità di un ascolto empatico.

Domande per il questionario:

a) Parlate degli oggetti interni della coppia genitoriale;

b) Descrivete come la terapia può aiutare la coppia;

c) Parlate della capacità di reverie della madre.

 

 

2) 24 giugno

Viene presentato il caso di una coppia che viene in terapia per chiedere aiuto per la figlia di

11 anni. Nel corso del colloquio si evidenzia una fortissima conflittualità tra i genitori che si

sono da poco separati ed usano i figli come armi gli uni contro gli altri. I genitori accettano

di essere seguiti in parallelo alla figlia. Si evidenzia una relazione di tipo narcisistico di

coppia.

Domande per il questionario:

a) Si può dare una definizione di relazione narcisistica di coppia?

b) Che tipo di relazione esiste tra questi genitori e figli?

c) Come può essere strutturata una psicoterapia che possa aiutare questa coppia a separarsi?

 

 3) 26 Giugno

 

M. di 42 anni , madre di una bambina di 11 anni.

In seguito all’insorgere di sintomi ossessivi-compulsivi da parte della figlia, la paziente

sviluppa importanti aspetti depressivi

Nel corso della terapia emerge un legame simbiotico con la figlia sulla quale vengono

proiettati gli aspetti del sé idealizzati con conseguente svalorizzazione dei propri

sentimenti personali e in preda a una scarsa stima di sè . Manifesta, nello stesso tempo,

anche una forte ambivalenza nei confronti della terapeuta .

Domande per il questionario:

a) Come ritenete che si configuri il transfert della paziente?

b) Come pensate che vengano rappresentati gli oggetti interni della paziente?

c) Quale può essere, secondo voi, il focus della psicoterapia?

 

4) 29 Giugno

 

La coppia era venuta in consultazione per il figlio terzogenito G., adolescente, che soffre di

una grande disistima e difficoltà a relazionarsi con gli altri conseguente, secondo i genitori,

 


 

 

ad un disturbo di apprendimento. Hanno altri 3 figli: due ragazze più grandi ed un bambino

più piccolo al quale, all'età di due anni, è stata diagnosticata una grave malattia che ha tenuto

in angoscia i familiari per diverso tempo ed ha costretto la mamma a stare lontana da G. per

qualche mese.

I genitori, all’epoca dell’infausta diagnosi per il più piccolo dei loro figli, stavano portando

 

G. in visita nei più svariati ambulatori per il disturbo di apprendimento. Nessun iter

terapeutico è seguito alle consultazioni diagnostiche, perché i genitori non sono riusciti a

fermarsi per accordare la loro fiducia ad alcuno, come se avessero percepito un mondo

esterno incapace di cogliere la loro preoccupazione e il loro dolore, o perché i loro oggetti

interni sono così danneggiati che essi non possono alimentare una speranza di cambiamento.

Sono molto in ansia per i problemi di G. e paiono presenti in loro sensi di colpa per aver

generato due figli maschi danneggiati.

Domande per il questionario:

 

a) Vista la situazione presentata, come si configura secondo voi il transfert?

b) Come può essere rappresentato il legame di coppia?

c) Quale può essere il focus della psicoterapia?

 

 

5) 1 Luglio

 

Viene presentato il caso di una coppia sui 40 anni, genitori di C., un bambino secondogenito

di 5 anni con sindrome generalizzata dello sviluppo. Il bambino è seguito dai servizi

territoriali ed è stato consigliato ai genitori di avere uno spazio terapeutico per affrontare la

genitorialità ed il loro legame di coppia che appare in crisi.

La madre, dopo la nascita del bambino, ha sviluppato una depressione post partum

importante ed il marito non è stato in grado di starle vicino, dedicandosi il più possibile al

lavoro. La madre era aiutata dalla propria madre nell’occuparsi dei figli.

La terapia evidenzia una mancata separazione-individuazione della madre dalla propria

madre che riemerge con la nascita di C. Il lavoro terapeutico è volto a responsabilizzatre il

padre nel suo ruolo di marito e genitore e ad aiutare la madre nel processo di separazione.

 

6) 3 Luglio

 

Viene presentata una consultazione diagnostica richiesta per l'enuresi notturna , secondaria, di un

bambino di 4 anni ma anche per aiutare i genitori " a non fare errori, come invece sono stati fatti su

di loro ". Il padre è al suo 3° matrimonio e ha un altro figlio di 20 anni, la madre è piu' giovane di

10 anni senza precedenti matrimoni.Hanno due figli L. di 4 anni e S. di 2 a. Emergono tanti aspetti:

principi educativi rigidi in parte contrastanti,lutti familiari che hanno segnato gli ultimi dieci anni

della mamma, ansie depressive fino all'evidenziarsi di una conflittualità e di una relazione di tipo

narcisistico.Gli incontri programmati sono stati più volte disattesi per dimenticanzao altri motivi.Ci

si interroga sulla possibilità o meno di accompagnare questi genitori nel loro ruolo genitoriale.

 

7) 6 Luglio

 

 Si presentano in consultazione una coppia di genitori adottivi profondamente provati dalle continue

intemperanze verbali e fisiche del figlio adolescente, che, a loro dire, li tratta male e non li ascolta.

Dicono di essersi precedentemente rivolti ad una dottoressa che ha visto per due volte il ragazzo,

che non ha più voluto continuare gli incontri e all’assistente sociale di zona senza che lei potesse

esser loro di aiuto.

La madre accusa il padre di non essere abbastanza duro con il ragazzo che, secondo lei, non può

continuare a comportarsi così, “la deve finire”, perché lei non ce la fa più e pensa di rivolgersi al

giudice del Tribunale per i Minorenni.

Il padre dice che la madre è stata troppo permissiva ecco perché adesso il figlio non la smette di

chiedere soldi e chiede ripetutamente che gli si dica cosa lui debba fare e lo farà.

I genitori si presentano entrambi ansiosi, tesi alla ricerca di qualcuno che possa farsi carico del loro

figlio, incapaci di creare una proficua alleanza tra loro ed uno spazio condiviso all’interno del quale

potersi aiutare.

 


 

8) 9 Luglio

 

Viene presentato il caso di una coppia di genitori la cui bambina è nata dopo molte gravidanze che

si sono interrotte in fase avanzata. La bambina quindi è stata da loro molto attesa ed è stata vissuta

come “preziosa” e la sua crescita è stata accompagnata dal costante timore di perderla o di

danneggiarla. La bambina ha ora 12 anni e dorme da sempre in un letto con la madre ed i genitori

non riescono a farla dormire da sola. Nella terapia viene affrontata la difficoltà dei genitori nel dare

dei limiti alla figlia, nel separarsi da lei e nel proporsi nei suoi confronti come coppia. Vengono

messe in luce le proiezioni dei genitori, legate anche alle loro vicende infantili.

 

 

 

  Torino, 13.06.2009 "BAMBINO E GENITORI: STORIA DI UNA RELAZIONE CHE COSTRUISCE LA MENTE; Sede: TORINO - SALA VALDESE - CORSO VITTORIO EMANUELE, 23; Info: pediatria@seleneweb.com Fees= euro 70,00.

ABSTRACT

 

 

INTERSOGGETTIVITA’: ORIGINI E PRIMI SVILUPPI

MANUELA LAVELLI

 

La Giornata di formazione si propone il duplice obiettivo di fornire le conoscenze più aggiornate relative ai processi di sviluppo dell’intersoggettività nei primi anni di vita, e sensibilizzare all’importanza della qualità dell’esperienza intersoggettiva nello sviluppo mentale del bambino.

Il percorso si articolerà in tre sessioni. Nella prima, dopo una breve introduzione al tema dell’intersoggettività nello sviluppo infantile e all’ambito teorico e di ricerca a cui si farà riferimento nel corso della Giornata, saranno presentati i principali dati empirici che documentano la predisposizione del bambino a ricercare l’interazione con gli altri esseri umani e a entrare precocemente in contatto con le emozioni e gli intenti espressi dai suoi interlocutori. In particolare, saranno illustrati gli indicatori del “preadattamento” all’interazione sociale che si manifestano già nel periodo neonatale, e la transizione a un nuovo livello di organizzazione comportamentale regolata dall’interazione con l’ambiente esterno - indicata dalla comparsa del sorriso sociale verso i 2 mesi - che permette al lattante di vivere una prima forma di intersoggettività come compartecipazione affettiva durante la comunicazione faccia-a-faccia con la madre o altro adulto di riferimento.

La seconda sessione sarà focalizzata sullo sviluppo dell’’intersoggettività primaria’ come esperienza di co-regolazione di stati affettivi - o adattamento continuo alle azioni e alle espressioni affettive del partner non solo da parte dell’adulto, ma anche del lattante - riconosciuta come determinante per lo sviluppo mentale del bambino. Al riguardo, un’attenzione particolare verrà posta sulle esperienze di co-regolazione vissute fin dai primi mesi di vita - quali quelle di vedere/sentire (vs. non vedere/sentire) le proprie espressioni affettive rispecchiate contingentemente dalla madre, e condividere stati affettivi positivi (vs. negativi) - documentate come essenziali per la formazione dei primi nuclei del Sé infantile, così come per lo sviluppo dell’autoregolazione emotiva, della competenza sociale, della qualità della relazione di attaccamento.

Infine, nella terza sessione saranno illustrati gli snodi fondamentali che si realizzano nell’esperienza intersoggettiva del bambino verso la fine del primo anno di vita. In particolare, sarà presentato come negli ultimi mesi del primo anno l’affermarsi della capacità di coordinare l’attenzione all’adulto e agli oggetti, e la comprensione dell’altro come possessore di intenzioni verso gli oggetti/eventi dell’ambiente circostante, fanno sì che il bambino inizi a includere la prospettiva dell’altro nella sua relazione con il mondo esterno. Questa esperienza apre la possibilità di cooperare con gli altri nella creazione di un mondo di significati condivisi, che si incrementa significativamente con la svolta “verbale” dell’esperienza intersoggettiva, quando la capacità di utilizzare il linguaggio come proprietà interpersonale diviene base dell’apprendimento culturale, così come della narrazione/condivisione della propria esperienza interiore.

Nelle conclusioni verranno fatti accenni agli sviluppi dell’intersoggettività dopo l’anno, con qualche flash sugli snodi principali dell’acquisizione di un teoria della mente e con l’analisi di momenti di gioco spontaneo e di lettura condivisa.

Ogni sessione sarà organizzata in forma di presentazione con supporto video e filmati esemplificativi, seguita da discussione.

 

 

  Verona, 5.06.2009 "I LUOGHI DI CURA NELLA MENTE E NELLA REALTÀ"; Sede: CASA DI CURA PRIVATA VILLA SANTA CHIARA QUINTO DI VAL. – VERONA; Info: info@villasantachiara.it ; Fees= n.d.

PROGRAMMA

 

8,00      REGISTRAZIONE

 

8,30      PRESENTAZIONE

             (Dr. Mario Giacopuzzi)

 

9,00     ANTONIO ANDREOLI

             Professore Médecin chef de service

Service d'accueil, d'urgences et de liaison psychiatriques Hôpitaux universitaires de Genève

 “Nuove patologie di confine e nuovi trattamenti”

 

10,00  GIOVANNI STANGHELLINI

Psichiatra – Psicoterapeuta, Professore di II fascia di Psicologia Dinamica - Università di Chieti

" Mondi schizofrenici”

 

11,00  LUCA PANI

Psichiatra – Ricercatore, Direttore della ricerca, sezione Dip. Principale di Neurofarmacologia Pula – Cagliari

Istituto di Tecnologie Biomedicali del CNR di Milano.

“Ricerca e sviluppo in neurofarmacologia: siamo ancora in alto mare o si vede terra?”

 

12,00    DISCUSSIONE

 

13,30    PAUSA

 

14,30  ROMOLO ROSSI

Psichiatra – Psicoterapeuta, Professore di Psichiatria e Direttore del Dipartimento di Scienze Psichiatriche - Università di Genova

" I luoghi della  cura nella mente e nella realtà"

 

 

15,30  FABRIZIO SCHIFANO

MD, MRCPsych, Dip Psychiatry, Dip Clin Pharmacology Faculty of Health and Human Sciences, School of Pharmacy, University of Hertfordshire, Hatfield, Herts, AL10 9AB, UK

“Farmacologia clinica delle sostanze d’ abuso”

 

 

16,30  ALESSANDRA MINELLI

Psicologa – Psicoterapeuta

“La genetica degli antidepressivi e luoghi di cura

 

 

17,30  LUIGI TRABUCCHI

Psichiatra Psicoterapeuta, Casa di Cura “Villa S. Chiara” - Verona

“Luoghi di cura e trattamento farmacologico della depressione e della schizofrenia

 

18,00    DISCUSSIONE

 

18,30    OMPILAZIONE ECM

 

19,00    CHIUSURA DEI LAVORI

 

 

 

  Firenze,  6.06.2009 "LA SIMBOLIZZAZIONE E LA STRUTTURA DELLA CREATIVITÀ ARTISTICA"; Sede: ISTITUTO STENSEN - V.LE DON MINZONI 25/A - FIRENZE; Info: info@quidcom.com Fees= euro 50,00

PROGRAMMA:

 

 

Sabato 6 giugno

 

La simbolizzazione e la struttura della creatività artistica.

 

Ore 9: Apertura dei Lavori, Iscrizione partecipanti

 

ore 9, 30 Saluti dei Presidenti delle Associazioni Organizzatrici, AFPP, CSMH-AMHPPIA, SIPP, SPI: 

Le ragioni di un lavoro comune.

 Stefano Calamandrei, Walter Romeo

 

Ore 10 Il pensiero di J-M Quinodoz e la sua evoluzione. – Silvia Fano Cassese:

 

Ore 10,45:“La simbolizzazione secondo Hanna Segal rapporto con la creatività artistica” -  J.M. Quinodoz

 

Ore 12,15Pausa Caffè

 

Ore 12,30“Dall'asimbolico al simbolico, nell'arte e nella clinica”

                  Tavola Rotonda con interventi preordinati di.Luigia Cresti, Maria Grazia Pini

 

Ore 13,45. Riflessioni sul tema della creatività: Danielle Quinodoz

 

Ore 14,45 Conclusione dei lavori.        

 

 

 

 

INFORMAZIONI GENERALI

Sede del Corso di Aggiornamento:

Istituto Stensen V.Le Don Minzoni 25/A - Firenze

 

Iscrizione al Corso di Aggiornamento

L’iscrizione al corso ha il costo di 50 euro iva inclusa

E’ necessario inviare alla Segreteria Organizzativa l’allegata “Scheda di Iscrizione” debitamente compilata entro e non oltre il 30 maggio 2009.

 

Segreteria Organizzativa

QUID Communications srl

Via G.C. Vanini, 5-50129 Firenze tel.: 0554633701 fax: 0554633698 info@quidcom.com

 

Educazione continua in medicina - ECM

Sono stati richiesti al Ministero della Salute i crediti formativi per  un numero massimo di 250 medici individuati fra medici di psichiatria e psicologi. Per acquisire i crediti assegnati, i partecipanti dovranno compilare il questionario di verifica dell'apprendimento e la scheda di valutazione dell'evento. Sono obbligatorie le firme di entrata ed uscita, ed il 100% di presenza al corso.

Attestato di Frequenza

L’attestato con i crediti formativi verrà recapitato direttamente al partecipante dopo la verifica del questionario di valutazione dell’apprendimento.

Variazioni

La Segreteria Scientifica e la Segreteria Organizzativa si riservano il diritto di apportare al programma tutte le variazioni che si rendessero necessarie per ragioni tecniche e/o scientifiche.

PAROLE CHIAVE: 1) simbolismo  2) creatività  3) artisticità

TIPOLOGIA DELL’EVENTO: f) Seminario

MODULO ELENCO OBBIETTIVI: Obbiettivo N° 21

 

 

 

 

SCHEDA DI ISCRIZIONE

da inviarsi alla Segreteria Organizzativa entro il 30 maggio 2009.

L’ammissione deve essere confermata da parte della Segreteria Organizzativa via e-mail;

(COMPILARE IN STAMPATELLO)

Cognome_______________________________Nome____________________________________

 

Nato a_________________________________il________________________________________

 

Codice fiscale personale___________________________________________________________

 

Professione______________________________________________________________________

 

Disciplina_______________________________________________________________________

 

Ente____________________________________________________________________________

 

Indirizzo Ente/Studio Privato_______________________________________________________

 

CAP_________________________Città______________________________________________

 

Telefono____________________________________Fax_________________________________

 

Numero di cellulare_______________________________________________________________

 

e-mail__________________________________________________________________________

 

Esprimo il consenso al trattamento dei miei dati per le finalità consentite dalla legge n. 675/96

 

 

data______________________________________firma________________________________________________

 

 

RAZIONALE SCIENTIFICO:

 

 

“Simbolismo e creatività nell’opera di Hanna Segal”

(si baserà sulle interviste fatte alla Segal da lui pubblicate nel libro “A l’écoute d’Hanna Segal” PUF, 2008). Il tema del seminario è un approfondimento del pensiero di Hanna Segal. Nata in Polonia, vissuta a Ginevra e a Parigi prima di stabilirsi a Londra nel 1940, è stata testimone di più di sessanta anni di storia della psicoanalisi ed è universalmente conosciuta per aver diffuso il pensiero di Melanie Klein. Il suo innovativo contributo personale ha peraltro profondamente arricchito e  influenzato l’odierna psicoanalisi in diversi ambiti della clinica e della teoria, principalmente per quanto riguarda il trattamento psicoanalitico dei pazienti psicotici, la nozione di “equazione simbolica” le ipotesi sull’origine dell’impulso creativo in arte e letteratura, il trattamento psicoanalitico delle persone anziane. Questi saranno i temi su cui si articolerà il seminario facendo anche collegamenti con il pensiero di M. Klein, H. Rosenfeld, W. Bion e J. Lacan con cui la Segal ha avuto ripetutamente modo di confrontarsi.

 

 

 

  Parma,  11.06.2009 "PSICOPATOLOGIA E TRATTAMENTO DEL DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITÀ: IL MODELLO DINAMICO STRUTTURALE DELLA PSICOTERAPIA FOCALIZZATA SUL TRANSFERT"; Sede: CASA DI CURA VILLA MARIA LUIGIA; Info: visconti@villamarialuigia.net ; Fees= n.d.

 

La psicoterapia focalizzata sul transfert (TFP): sguardo d'insieme sul trattamento.

Maria  Beatrice Cassani

Abstract

La relazione tratterà il modello della  “psicoterapia focalizzata sul transfert (TFP)”. E’ uno specifico tipo di trattamento psicodinamico basato sul modello delle relazioni oggettuali sviluppato presso il Pesonality Disorders Institute - Weill Medical College of Cornell University Medical School (direttori Otto Kernberg, John Clarkin). Esso è prevalentemente rivolto a pazienti con Organizzazione Borderline di Personalità (BPO).

L’obiettivo principale della TFP è cambiare le caratteristiche delle relazioni oggettuali interiorizzate che conducono a comportamenti disadattativi e a disturbi affettivi e cognitivi cronici. Il parametro di riferimento è sviluppare una maggior integrazione delle rappresentazioni scisse di sé e degli altri significativi in rappresentazioni più mature, in grado di garantire uno stabile funzionamento                 dell’ identità e la capacità di modulare flessibilmente la risposta affettiva.

La relazione affronterà:

1)      I concetti di fondo della TFP in un breve confronto con altri tipi di trattamento: transfert, meccanismo generale di cambiamento, obiettivi

2)      Le componenti del trattamento in termini di:

a) strategie (descrizione della relazione oggettuale dominante come viene manifestata nella relazione transferale tra paziente e terapeuta; analisi dei capovolgimenti di ruolo da parte del paziente; l’integrazione delle visioni positive e negative di sé e degli altri significativi);

 

 

Un modello dinamico strutturale dei Disturbi di Personalità: teoria e ricerca sulla “Organizzazione Borderline di Personalità”

Sergio Dazzi

Abstract

La relazione tratta presentazione e discussione della patologia di personalità indagata secondo il modello delle relazioni oggettuali e della organizzazione strutturale di personalità sviluppato dal Personality Disorders Institute- Weill Medical College of Cornell University Medical School (direttori Otto Kernberg, John Clarkin)

La relazione comprende tre parti:

1. La struttura formale del modello delle relazioni oggettuali: la premessa è che sia l’ esperienza soggettiva sia il comportamento sono organizzati da una struttura psichica interna, composta da unità che comprendono una rappresentazione di sé, una rappresentazione dell’ altro in relazione con sé, ed un affetto che lega le due. Queste unità, definite “diadi di relazioni oggettuali”, sono gli elementi di base delle strutture psichiche, funzionano come gli organizzatori di motivazioni e comportamenti, e sono alla base della organizzazione del funzionamento della personalità.

Su questa base verrà approfondito :

a) genesi degli indicatori che definiscono la specifica struttura patologica della “Organizzazione Borderline di Personalità” (in relazione alla Organizzazione Nevrotica e alla Organizzazione Psicotica); livello di integrazione della identità, difese primitive, integrazione dei valori morali, funzione di realtà, capacità auto-riflessive

b) differenze funzionali nei livelli di gravità differente nella Organizzazione Borderline di Personalità

c) ipotesi evolutive e loro grado di validazione.

2. Le ricerche empiriche più rilevanti sui costrutti centrali, dal momento che un modello è utile in quanto guida per una ricerca empirica focalizzata, i cui risultati, a loro volta, modificano il  modello.

Il modello presentato, fondato sulla teoria psicoanalitica e elaborato nell’ ultima parte del secolo scorso, è stato sottoposto ad indagine empirica in diversi costrutti. In particolare le aree sottoposte ad indagine sono quelle inerenti gli aspetti più importanti della patologia borderline, vale a dire l’affettività negativa e l’ effortful control.  Verranno considerati studi che hanno identificato specifici deficit funzionali, il loro riscontro neurobiologico e il grado di associazione con concetti centrali nel modello (p.e. nel disturbo di identità)

3. Il risultante modello nosologico presenta i Disturbi di Personalità in un network organizzato lungo due parametri psicopatologici: uno è il livello di gravità, l’ altro è il grado di continuità tra specifiche entità clinicamente validate.

 

 

Efficacia della Transference-Focused Psychotherapy nel trattamento                                                    del Disturbo Borderline di Personalità: le evidenze empiriche

Chiara De Panfilis

Abstract

I pazienti con Disturbo Borderline di Personalità (DBP) sono notoriamente difficili da trattare. Il disturbo è infatti caratterizzato da un utilizzo elevato e caotico dei servizi di salute mentale, ripetuti abbandoni del trattamento, scarsa compliance alla farmacoterapia e, più in generale, agli iter terapeutici consigliati. Il pervasivo nichilismo dei clinici circa le possibilità terapeutiche per questo disturbo è stato tuttavia di recente mitigato dall’evidenza che diversi tipi di psicoterapia costituiscono interventi efficaci per soggetti affetti da DBP. In particolare, la Transference-Focused Psychotherapy (TFP) si è dimostrata superiore a trattamenti non strutturati nel ridurre il numero di agiti autolesivi, delle complicanze mediche associate, e dei giorni di degenza in pazienti con DBP. Vi è anche evidenza che la TFP conduca ad una maggior riduzione della rabbia, dell’aggressività e dei comportamenti suicidari rispetto alla psicoterapia psicodinamica supportiva. Inoltre la TFP è l’unico intervento psicoterapico di cui sia stata dimostrata l’efficacia nel condurre a mutamenti strutturali della personalità, comportando un miglioramento dei profili di attaccamento e della funzione riflessiva. Questi dati, sostenuti da  risultati di trials clinici randomizzati, sono di estremo rilievo stante la cornice teorica della TFP, che comporta che il focus del trattamento per pazienti affetti da DBP consista nel controllo dell’aggressività patologica, nell’incremento della funzione riflessiva, e nella integrazione delle rappresentazioni scisse di sé e degli altri.

 

 

 

 

 

 

 

 

   Roma , 13.06.2009 "SOGNI E DISEGNI: LA NARRAZIONE DI SE’ NELLA PSICOTERAPIA DI ADOLESCENTI"; Sede: ROMA – BIBLI- VIA DEI FIENAROLI, 28; Info: AIPPI@ASSAIPPI.191.IT ; Fees= euro 40,00.

9,00-9,30 GIOVANNA MARIA MAZZONCINI

Introduzione al tema e presentazione dei lavori

Abstract

Attraverso una sintetica rassegna bibliografica saranno introdotti i lavori del corso.

Un particolare riferimento sarà dedicato all’influenza della teorizzazione psicoanalitica rispetto alla specificità della psicoterapia psicoanalitica dell’adolescenza.

 

9,30-10,30 Dr Giuseppina Parisi

“Dall’immagine al pensiero. Difficoltà e snodi  creativi nella psicoterapia psicoanalitica di un adolescente”

10,30 – 11,00 Dr Giuseppina Parisi

Dibattito e interventi dei partecipanti

 

 

11,00 – 12,00 Dr Mario Priori

Sogno e son desto: dimensione onirica, fantasia e performances adolescenziali.

 

   Abstract

Viene evidenziato come per alcuni ragazzi che presentano particolari vulnerabilità psichiche la dimensione onirica travalichi dai confini della pensabilità e dell’attività mentale di tipo creativo per realizzare invece una irruzione nella realtà. Attraverso il materiale clinico, vengono esaminate alcune esperienze -considerate culturalmente tipiche di questa fase dello sviluppo-  che risultano dilatate ed estremizzate da una mancanza di differenziazione tra onirico e reale.  I percorsi clinici sottolineano l’importanza di una elaborazione delle produzioni oniriche e fantastiche per dar modo a questi adolescenti di sperimentare un proprio spazio psichico e l’esperienza di una propria specifica attività mentale.

 

13,30 – 14,30 Dr Elisa Zullo

Dalla sensorialità alla costruzione del pensiero nel lavoro con un adolescente:

i disegni quale espressione del  funzionamento beta.

 

Abstract

La relazione  presentata è relativa all’esperienza terapeutica  intensiva con un ragazzo  adolescente con diagnosi di  psicosi schizofrenica , curata inizialmente solo con farmaci.   Il lavoro, attraverso  l’illustrazione  della modalità di   comunicazione fondamentalmente  grafica  ed  ideogrammatica utilizzata dal  ragazzo,  mostra    come , a partire   dal lavoro di comprensione ed interpretazione  dei disegni, sia stato possibile per il  paziente  avviare un percorso di  avvicinamento alle proprie  esperienze emozionali e pensieri primitivi   ed un  processo di  integrazione e  costruzione  del Sé  con una nuova possibilità di mentalizzazione  e di  rappresentazione  attraverso la parola.  

 

15,00 – 16,00 Dr Roberto Quintiliani

“Dalle paure alle fantasie, dalle fantasie ai sogni. Il percorso di psicoterapia di un adolescente attraverso il processo di mentalizzazione.”

 

Abstract:

Nel caso che viene presentato, si sottolinea come una serie di paure, fobie e comportamenti psicopatologici, fondati su fantasie sadiche e persecutorie, vengono trasformate grazie alla psicoterapia, in particolare attraverso la possibilità di rendere pensabili pensieri ed emozioni. Il lavoro sulle fantasie prima e sui sogni poi, favoriscono questa trasformazione e danno al ragazzo l’avvio di processi di mentalizzazione che si ripercuotono positivamente anche sul rendimento scolastico.

 

 

  Monza, 14.06.2009 "CONTINUITA' E DISCONTINUITA' TRA NARCISISMO SANO E PATOLOGICO"; Sede: AZ. OSPEDALIERA S. GERARDO DEI TINTORI - VIA PERGOLESI 33 - MONZA; Info: mc5009@mclink.it ; Fees= n.d.

CURRICULUM DI ANNAMARIA FERRUTA

Viale Bianca Maria 5 - 20122 Milano

Annamaria Ferruta - Psicologa - Psicoanalista -

Membro Ordinario con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana

Full Member dell’International Psychoanalytical Association

Svolge l’attività di psicoanalista a Milano come libera professione,

Consulente e supervisore in équipe psichiatriche e in istituti di ricerca..

 

Si interessa del trattamento delle patologie gravi, con particolare attenzione alla tematica  della psicoanalisi come metodo di cura della sofferenza psichica e come ricerca sul funzionamento della mente umana. Come vicedirettore della rivista Psiche si è occupata dell’interfaccia tra psicoanalisi e mondo delle altre discipline.

 

 

  Milano, 13.06.2009 "PERCHE' LE NEUROSCIENZE? LA CLINICA FRA MENTE E CERVELLO"; Sede: A.R.P. STUDIO ASSOCIATO - PIAZZA S. AMBROGIO., 16 - 20123 MILANO; Info: arp@arpmilano.it ; Fees= euro 70,00.

Silvio A. Merciai

 

PERCHE’ LE NEUROSCIENZE?

                                   La clinica fra mente e cervello

 

Milano, 13 giugno 2009

 

Il seminario prende in considerazione i diversi aspetti del rapporto che – tra molteplici difficoltà e resistenze – si è andato costruendo e, soprattutto in questi ultimi anni, consolidando fra psicologia clinica, psichiatria, tecniche di intervento psicoterapeutico e scoperte neuroscientifiche.

Il seminario dedica una riflessione particolare ad alcuni temi fondamentali in questo ambito quali

I fondamenti biologici delle emozioni e dei processi di decision making, la neurobiologia dell’esperienza relazionale, la neuroetica, la teoria della mente e l’empatia. La parte conclusiva del seminario è dedicata a esplorare la possibile applicazione di questi concetti nell’attività quotidiana di diagnosi e intervento terapeutico dI psicologi clinici  neuropsichiatri. In particolare discipline specifiche, come la neurogenetica, possono contribuire a delineare l’identità di una pratica neuropsichiatrica innovativa, pur senza soluzione di continuità con le acquisizioni del passato.

 

Programma

 

9.30 - 11.15

Un clima di convergenze: metapsicologia o biologia?

11.15 -11.30 Coffee break

 

11.30    -13.30  

Le neuroscienze dell'affetto e le neuroscienze sociali

 

14.30 - 15.30

Una nuova neuropsichiatria e una nuova psicoanalisi?

 

15.30 - 16.30

Cavarsela alla meno peggio ...”

 

16.30 -17.30  Verifica dell’apprendimento

 

Sede

A.R.P. – Piazza Sant’Ambrogio 16 – 20123 Milano

 

Orario

Mattina dalle 9.30 alle 13.30; pomeriggio dalle 14.30  alle 16.30

 

Quote di partecipazione

€  70,00 + IVA

€  50,00 + IVA  associati A.R.P. Associazione, tirocinanti  e allievi A.R.P., studenti

 

 

ECM - Sono stati richiesti i crediti formativi per medici, psicologi e psicoterapeuti che compileranno il questionario di verifica dell’apprendimento e la scheda di valutazione dell’evento.

                  

Per informazioni e iscrizioni rivolgersi all’A.R.P. (dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.30) al numero di telefono 02.89013106, via mail all’indirizzo info@arpmilano.it. L’iscrizione è possibile anche consultando il sito www.arpmilano.it.

Silvio A. Merciai

residente in 10123 Torino – corso Vittorio Emanuele II, 2

 

  Milano, 29-30.05.2009 CONVEGNO INTERNAZIONALE - INTRECCI TRAUMATICI: NUOVE PROSPETTIVE E STRATEGIE DI INTERVENTO; Sede: MILANO, LARGO GEMELLI 1; Info: FRANCO.BRAMBILLA@UNICATT.IT ; Fees= euro 240,00.

Programma

 

 

 

venerdì 29 MAGGIO 2009 “Trauma e violenza: vittime o perpetratori?”

Esperienze infantili,  trattamento e recidive nel comportamento criminale.

                                                                       Aula Magna

 

 

 

Sessione 1 – Apertura del Convegno

9.00-9.30 Registrazione dei partecipanti e Apertura del Convegno

 

Sessione 2 - Trauma e comportamenti violenti

Coordina: Paola Di Blasio

 

9.30 – 10. 30  Vittoria Ardino, Trauma e comportamento criminale,

10,30-11.30   Andrew Moskowitz, How can dissociation help us to understand violent behaviour? 11.30- 12.00  Coffee break

12.00- 13.00   Wendy Morgan, Reconsidering the abused to abuser hypothesis; the impact of trauma and the treatment of sexual and violent offenders".

 

Pausa Pranzo

 

Sessione 3 - Il trattamento degli autori di reato

Coordina: Gabrio Forti

 

14.30-16.15  Lisa Najavits, "The Seeking Safety model, with emphasis on offender populations"

16.15-16.30  Break

16.30-17.00 Vittoria Ardino, Luca Milani, Paola Di Blasio PTSD e rischio di recidiva di reato: alcuni dati di una  ricerca. italiana

17.00-17.15 Gabrio Forti, Conclusioni

 

 

 

 

 

 

 


 

Sabato 30 maggio 2009

Aula Magna (G.015) e Cripta Aula Magna (G.005)

 

Aggiornamenti e nuove prospettive in tema di violenza all'infanzia

 

DISCUSSION PANEL  9.00-11.00

 


 

Sessione parallela 1 - Nuovi strumenti giuridici e nuove prassi a tutela dei bambini - Aula Magna (G.015)

Interventi di:

Marta Bertolino

Anna Maria Caruso, coordina

Teresa Bertotti

Andrea Bollini

Alessandra  Simone

 

Sessione parallela 2 - Nuove e vecchie forme di violenza all’infanzia - Cripta Aula Magna (G.005)

Interventi di:

Donata Bianchi

Stefania Crema

Roberta Luberti

Marisa Malagoli Togliatti coordina

Josef Mojerson

 

h 11.00 Coffee Break

 

DISCUSSION PANEL 11.30-13.30

 

Sessione parallela 3 -  La voce dei bambini: l’audizione protetta- Aula Magna (G.015)

Interventi di:

Luisa Della Rosa

Daniela Diano

Anna Maria Gatto,coordina

Chiara Ionio

Cecilia Ragaini

 

 

Sessione parallela 4 -  Procedimento penale e perizia nei casi di abuso all’infanzia - Cripta Aula Magna (G.005)

Interventi di:

Davide Déttore,

Laura De Rui

Paola Di Blasio coordina

           Maria Rosa Giolito,

           Sarah Miragoli

 

Pausa pranzo

 

 

DISCUSSION PANEL  14.30 -16.00

 

Sessione parallela 5 -  Processi emotivi e strategie di coping dei bambini vittime - Aula Magna (G.015)

Interventi di:

Maria Teresa Biancardi Pedrocco coordina

Elena Camisasca

Paola Covini

Cristina Roccia

Bianca Bertetti

 

Sessione Parallela 6 Dinamiche familiari e processi protettivi - Cripta Aula Magna (G.005)

Interventi di:

Francesca De Gregorio

Marianna Giordano

Francesco Montecchi coordina

Silvia Mazzoni

Gloria Soavi

 

 16.00 Coffee Break

 

Lezione Magistrale

Aula Magna (G.015)

 

16.15-17.15  Suzette Boon,  Assessment of Complex PTSD and Dissociative disorders in patients with a history chronic and early childhood abuse,

17.15-17.30 Questionario di verifica dell’apprendimento

 

 

 

 

 


 

RELATORI

 

Vittoria Ardino, Senior Lecturer in Psicologia Forense, London Metropolitan University, United Kingdom

 

Marta Bertolino, Professore ordinario di Diritto penale e di Diritto della famiglia e dei minori, Facoltà di Giurisprudenza, Università Cattolica del S. Cuore, Milano

 

Teresa Bertotti, Direttore Centro per il Bambino Maltrattato di Milano - Docente di servizio sociale, Università Milano Bicocca

 

Maria Teresa Biancardi,. Psicologa Psicoterapeuta, Consulente presso il servizio politiche familiari, infanzia e adolescenza della Regione Emilia-Romagna.

 

Donata Bianchi, Sociologa, Ricercatrice  Istituto degli Innocenti, Firenze.

 

Andrea Bollini, Direttore Centro Studi Sociali sull’Infanzia e l’Adolescenza, Scerne di Pineto (Teramo), Presidente CISMAI.

 

Suzette Boon, President of the European Society for  Trauma and Dissociation (ESTD).

 

Elena Camisasca, ricercatrice, docente di Counselling psicologico educativo nell’infanzia, Università Cattolica, Milano

 

Anna Maria Caruso, docente a contratto Facoltà di psicologia, Università Cattolica di Milano, già magistrato.

 

Paola Covini, Psicologa, psicoterapeuta, Centro Bambino Maltrattato, Milano.

 

Stefania Crema, Avvocato, specialista in criminologia.

 

Francesca De Gregorio, Psicologa, Psicoterapeuta, Coordinatrice del Centro Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia di Roma

 

Laura De Rui, Avvocato, Socia fondatrice Camera Minorile, Milano

 

Luisa Della, Rosa Psicoterapeuta, Direttore Clinico del CTiF Centro Per La Cura del Trauma,  Milano

 

Davide Déttore, Professore Associato di Psicologia Clinica, Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Firenze

 

Paola Di Blasio , professore ordinario di psicologia dello Sviluppo, direttore CRIdee, Università Cattolica, Milano

 

Daniela Diano, Psicologa, psicoterapeuta, ASL 9 Locri (RC)

 

Gabrio Forti, Professore ordinario di Diritto Penale e Criminologia, Facoltà di Giurisprudenza, Università Cattolica, Milano

 

Anna Maria Gatto, Magistrato, IX Sezione Penale del Tribunale di Milano

 

Maria Rosa Giolito, Ginecologa, Responsabile Equipe multidisciplinare Cappuccetto Rosso,  ASL TO2-Comune di Torino

 

Marianna Giordano, Assistente sociale Consultorio familiare dell'Istituto G. Toniolo Napoli, Referente regionale Campania del Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l'Abuso all'Infanzia.

 

Chiara Ionio, Ricercatrice e docente di Tecniche di Intervento in situazioni traumatiche, Università Cattolica, Milano

 

Roberta Luberti Medico Psicoterapeuta, Membro Comitato Direttivo Cismai.

 

Marisa Malagoli Togliatti, Professore ordinario Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari, Università Sapienza Roma

 

Silvia Mazzoni, Professore Associato in Psicologia Dinamica, Dipartimento di Psicologia Clinica e Dinamica, Sapienza Università di Roma

 

Luca Milani,Ricercatore, docente di Psicologia dello sviluppo tipico e atipico, Università Cattolica, Milano

 

Franceso Montecchi, Neuropsichiatra,Presidente de"La cura del Girasole-Onlus";già primario di NPI Ospedale Bambino Gesù-Roma

 

Josef Mojerson, Giurista, giudice onorario presso il TM di Milano ed esperto di programmi di cooperazione allo sviluppo a favore dei minori

 

Wendy Morgan, Principal  Lecturer in Psicologia Forense,London Metropolitan University,  United Kingdom.

 

Andrew Moskowitz, Clinical Senior Lecturer in Psicologia del trauma  University of Aberdeen. Scotland

 

Lisa Najavits, Professore di Psichiatria, Harvard Medical School, Harvard University, USA.

 

Cristina Roccia, Psicologa, psicoterapeuta, Synergia Centro Trauma, Torino

 

Alessandra Simone,Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato, Dirigente sezione violenze sessuali e reati contro i minori della Squadra Mobile di Milano

 

Gloria Soavi, Psicologa, psicoterapeuta, Responsabile Centro contro la violenza all'infanzia, Ausl Ferrara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

  Bologna,  30.05.2009 SEMINARI TEORICI - CLINICI DI PSICOANALISI. LA RICERCA DI PSICOANALISI; Sede: HOTEL CARLTON VIA MONTEBELLO, 8 BOLOGNA; Info: spimilano@fastwebnet.it ; Fees= euro 180,00.

Programma

8.30   Accoglienza partecipanti

9.00   Inizio seminari

11.00 Pausa caffè

11.30 Ripresa seminari

13.30 Lunch al Carlton

15.00 Ripresa dei Seminari

16.30 Pausa caffè

16.45 Ripresa seminari

18.30 Fine dei Seminari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SEMINARI MULTIPLI BOLOGNA 2009

ABSTRACT

 

1

Intrapsichico/interpsichico

Due storie cliniche a confronto: uno slalom parallelo tra lutto e melanconia

Sandro Panizza

 

In questa relazione propongo alla discussione dei colleghi, un aspetto attuale della psicoanalisi nella teoria e nella clinica: la coappartenenza dello sguardo intrapsichico e intersoggettivo. Prendendo lo spunto dal libro recente di Bolognini,‘Passaggi segreti’, cercherò di articolare l’intreccio, scegliendo un’angolazione particolare: a due diverse storie cliniche affido l’incarico di rappresentare il transito tra gli aspetti intrapsichici e interpsichici. Due casi clinici, due sedute a confronto, quasi uno slalom parallelo, vestono partitamene i colori del lutto, l’uno, della melanconia, l’altro. X è psicologa, Y insegnante. Tutte e due in analisi da tempo, relativamente soddisfatte delle scelte di vita attuale. X è orfana dall’infanzia di madre e di padre. Y è stata traumatizzata ripetutamente in tenera età: anche lei ‘ha perso i genitori precocemente’ nel traumatismo continuo, benché siano vivi e vegeti nella realtà. Le due storie cliniche si snodano secondo percorsi completamente diversi. L’analisi di due sedute, fulcro potenziale della discussione di gruppo, potrebbe portarci a rivisitare sentieri teorici nei paraggi di ‘Lutto e melanconia’: osservare la posizione particolare che occupa negli scritti freudiani, nell’anticipare l’importanza dell’embricatura dinamica di intrapsichico e intersoggettivo. Una lettura prospettica di Freud, che guarda a tutto l’arco dei suoi scritti, vede presente l’embricatura tra intrapsichico e intersoggettivo, pur con accenti diversi. ‘Lutto e melanconia’ m’è parso lo scritto centrale di Freud che trasmette il senso di questo passaggio continuo e ricorsivo.

 

 

2

Vedere e Immaginare: un approccio bilingue alle malattie del corpo e della mente tra Medicina e Psicoanalisi. Considerazioni teorico-cliniche

Claudia Peregrini con M. Grazia Bernetti, Claudio Cassardo, Rita Marino, Marco Ramella, Cristina Simonini, Paola Vizziello

 

Proponiamo una riflessione sul tema mente-corpo nella prospettiva della simultaneità,  pensando la patologia mentale e corporea come uno stesso avvenimento, più o meno visibile, oggettivabile, misurabile. Proviamo a ragionare sull’importanza, nella teoria e nella clinica psicoanalitica, di rinunciare al classico approccio alla patologia, e di coltivare una prospettiva complessa di insieme. Non la psiche a spiegare la malattia organica che non trova ragione nel corpo, né l’organico a spiegare eventualmente la malattia psichica, ma un’eziopatogenesi multipla e complessa, presente sempre, in qualsiasi patologia, sia apparentemente organica, sia apparentemente mentale. In base all’idea che qualsiasi patologia costituisca una sola unità vivente, un “oggetto combinato”: un tipo di oggetto che il linguaggio della veglia, divorzista, strutturato per raccontare due esperienze separate, la mente e il corpo, non sa per ora, esprimere.

 In questa prospettiva complessa, sapere che noi psicoanalisti, in coppia con i pazienti, a un certo livello modifichiamo e regoliamo reciprocamente l’impalcatura emotiva, gli affetti, mentre a un altro livello modifichiamo e regoliamo direttamente la fisiologia del corpo, il suo metabolismo, si riverbera nel  nostro modo di lavorare? Presentiamo alcuni casi clinici in cui sono in campo l’identificazione con il corpo malato e il tentativo di usare la prospettiva complessa: non il corporeo come unico attore della scena, né la comunicazione corporea analista-paziente come principale vettore dell’analisi, ma una continua oscillazione della relazione analitica tra piano corporeo (classicamente “asimbolico”) e piano mentale, nel continuo sforzo di rispecchiare il funzionamento ai due livelli della patologia.

Via da un monolinguismo che ci pare autosufficiente, un po’ prigioniero delle sue teorie, per avventurarsi nel campo del bilinguismo, della psicoanalisi e della medicina paradossalmente ibridate…

 

          

3

Corpo – Mente e processo analitico

Angelo Macchia - Domenico Timpano

 

Il seminario raccoglie l’esortazione di Bion verso lo sviluppo di una psicoanalisi non solo rivolta alla mente ma anche alla condizione fisica del paziente: “Se non lo facciamo noi, qualcun altro lo farà, ed anche peggio”.

Ciò che Freud ha scritto nel Compendio a proposito dei ‘concomitanti’ processi somatici e fisici ci stimola ad investigare le loro relazioni mediante una prospettiva epistemologica che, superando il dualismo Platonico e Cartesiano, consideri il corpo e la mente come due categorie che la coscienza utilizza per rendere il mondo comprensibile. E’ un approccio olista non riduzionista che intende  ‘somatico’ ciò che può essere percepito attraverso i sensi e sottoposto a valutazione oggettiva, ‘psichico’ ciò a cui diamo significato in prima persona in una prospettiva soggettiva.

Utilizzando materiale clinico, il seminario si propone di discutere quali possono essere le modalità di espressione delle dimensioni somatica e psichica all’interno della relazione analitica e di formulare ipotesi sul ruolo dell’analista che si muove alla ricerca dei significati che le stesse dimensioni veicolano.  Le formulazioni che l’analista fa intorno a un fatto somatico sono soprattutto al servizio del processo analitico. Cogliere nel transfert il senso di un evento che si presenta sul piano somatico può consentire la realizzazione di un nuovo equilibrio, più funzionale in quanto volto ad una maggiore integrazione, dell’unità psiche-soma.

 

 

4

“Il posto vuoto al tavolo della Pace….forse è il nostro”

Flavia Donati

 

Come mai la Psicoanalisi diventa afasica quando entra in contatto con la Società umana? Perché non è la prima  a manifestare fortemente per l’ abolizione della tortura denunciandone i danni? Ma lascia il compito solitario a “ Medici contro la Tortura?”

Perché non parla mai quando i Diritti Umani vengono infranti, ovunque ciò avvenga indipendentemente dal colore della pelle, l’ etnia, la religione? Ma lascia il compito ad Amnesty International?  O a Human Rights Watch?

Perché, almeno secondo me, la Psicoanalisi come istituzione è il Terzo che non c’è?

Le nostre biblioteche sono piene di scritti sullo psicoanalista che si sente genitore riparatore con il paziente sul lettino, ma poi nel contesto dei rapporti umani trans-personali  la Psicoanalisi, come corpo di conoscenze e come esperto di salute mentale, è presente in modo frammentario, ciascuno nel proprio ambito di lavoro o in qualche convegno ma non vuole o non riesce a rappresentare a livello sociale quella funzione -protettiva -dell’ umanità- dell’ essere umano.

Un’ assenza-carenza di presenza psicologica, culturale e simbolica che vorrei capire sia nelle sue radici che nelle sue conseguenze in un momento storico di grandi angosce catastrofiche legate a rischi reali ( arsenali atomici,  ambiente, popolamento pianeta, modelli di sviluppo economico e loro crisi)  e gravemente usate a fini politici.

Il mio lavoro, in parte legato ad un ruolo di supporto ai progetti delle Nazioni Unite, mi ha portato ad focalizzare la mia attenzione sui contributi teorici disponibili e da sviluppare  che possono essere utili non solo nell’ ambito intra-personale ma anche trans-personale. Ed è anche per questo che ho partecipato ad un gruppo di studio  a base nazionale interno alla SPI ma con partecipazione di colleghi esterni e che forse solo in parte per questo si riunisce nella casa di una collega di Bologna.

Nello studio delle  macro-dinamiche conflittuali ( guerre, violenza inter-etnica, apartheid, colonialismo e post-colonialismo) mi sono avvicinata nel corso degli anni al problema medio-orientale e ho scoperto quanto sia difficile discutere all’ interno della SPI delle tematiche legate al trauma, le sue cause e le sue conseguenze, agli ostacoli alla pace in quella area del mondo così importante sia per le persone che ci vivono sia per il funzionamento degli Organismi Internazionali come l’ ONU sia per le possibili conseguenze catastrofiche per la pace nel mondo.

Nel corso del seminario riporterò anche la mia lettura psicoanalitica del lavoro dello  storico israeliano Ilan Pappe che ho trovato feconda lettura e che vorrei usare con altri spunti per una discussione con i colleghi interessati.

 

Alcune letture utili

F. Fornari “ La Psicoanalisi della Guerra” Riv di Psicoanalisi 1964, 208

M.Risoldi e coll “ Traumi di Guerra”  Ed Manni

Atti del Convegno “ Alle Radici dell ‘Odio”   SPI Milano 13 maggio 2006

Ilan Pappe” La Pulizia Etnica della Palestina” Ed Fazi

L. Grinberg “ Colpa e Depressione”

Hillman” 100 anni di Psicoterapia ed il Mondo va sempre peggio” Ed Garzanti

 

 

 

5

Sicurezza e terrore: stati primitivi della mente nel paziente e nell’analista

Simonetta Diena

 

Angoscia e terrore sono emozioni appartenenti da sempre agli esseri umani, come i loro opposti: sicurezza, fiducia, tranquillità.

Questi fondamentali stati della mente sono una eredità arcaica collettiva, emozioni primitive che ritroviamo in noi stessi, nei nostri pazienti e che artisti e poeti hanno rappresentato nei romanzi, nelle poesie e nelle opere d’arte che amiamo.

Scopo di questo lavoro è di riconoscere, individuare e caratterizzare nella mente nel paziente e nell’analista queste esperienze emozionali primitive, queste protoemozioni  (esperienze non digerite, elementi β secondo Bion) che un tempo non erano incluse nella terapia analitica e che adesso invece sono sempre più al centro delle ricerche psicoanalitiche contemporanee.

Il lavoro è diviso in due parti.

La prima cerca di riassumere alcuni modelli del pensiero e del funzionamento psichico, quelli che mi sembrano più utili a capire gli stati primitivi della mente. Farò riferimento soprattutto a Winnicott e a Bion, ma anche a Frances Tustin, Didier Anzieu , Eugenio Gaddini , Thomas Ogden e molti altri.

Nella seconda parte di questo lavoro cercherò attraverso delle vignette cliniche, di valutare insieme ai colleghi come durante un’analisi si possano raggiungere questi stati primitivi della mente e come queste esperienze si possano trasformare nella realtà psichica sviluppando delle rappresentazioni che collegano le esperienze primitive con delle immagini.

La realtà psichica è il regno dove noi riflettiamo su ciò che accade nella nostra realtà interna, sulle sensazioni che percepiamo, sui sentimenti che proviamo. In altre parole, e secondo altri vertici teorici, nella realtà psichica si trova la nostra capacità di mentalizzazione delle nostre esperienze sensoriali ed emozionali più primitive. Una buona parte del lavoro di un analista consiste infatti nell’aiutare il paziente a creare ed ampliare la sua realtà psichica, cioè lo spazio dove potere rappresentare le esperienze interne più primitive, attraverso la capacità di simbolizzazione.

Si invitano i partecipanti a presentare materiale clinico come contributo alla discussione del seminario.

 

 

6

L’uso del corpo nel lutto patologico: riflessioni su corpo, psiche e mente

Gabriella Giustino

 

In questo seminario vorrei riflettere sull’intricato rapporto che si stabilisce in alcuni casi clinici tra la psiche e il corpo determinando gravi manifestazioni patologiche che chiedono di essere comprese e trasformate. Il pensiero psicoanalitico sull’argomento è molto vasto, ma mi soffermerò in modo particolare sulle riflessioni di Winnicott e Gaddini.

Cercherò inoltre di integrare il mio quadro di riferimento con le recenti ricerche delle neuro-

scienze che indagano i processi imitativi e di rispecchiamento intersoggettivo che possono

essere alla base dello sviluppo dell’identità normale e patologica. L’ipotesi che intendo discutere è, infatti, che la dissociazione mente-corpo è preceduta e si accompagna all’assenza di sviluppo del senso d’identità personale. Ad esemplificazione di tale punto di vista illustrerò un frammento d’analisi di una donna che aveva manifestato una grave paraparesi da conversione dopo la morte del padre ed era immobilizzata in sedia a rotelle.

La paziente aveva assistito il padre affetto da carcinoma osseo e paralizzato.

 

 

7

La difficoltà di rispondere alle richieste dei pazienti, oggi.

Sono possibili psicoanalisi a due sedute alla settimana?

Arrigo Bigi – Carlo Brosio – Ambra Cusin – Marino Galzenati – Francesco Gucci – Marco Monari – Romolo Petrini – Leonardo Resele -  Giuseppe Sabucco - Antonella Sessarego – Rossella Valdrè – Massimo Vigna-Taglianti

 

           Il seminario affronta una situazione, oggi diffusa, che rende difficoltoso praticare la psicoanalisi nei nostri studi.

Capita di vedere persone per le quali troviamo l’indicazione  e la motivazione di fare una psicoanalisi; queste persone, quando si sentono proporre una psicoanalisi secondo gli usuali standard, dunque anche con la frequenza settimanale di 4  oppure 3 sedute, non accettano la proposta , ma si dichiarano disponibili di fare un lavoro solo a ritmi meno sostenuti.

La controproposta  è una volta alla settimana, massimo due.   E diverse possono essere le ragioni che vengono addotte.

           Desideriamo discutere i modi in cui possiamo rispondere a queste richieste:

1)    Far prevalere la difesa di una rigida ortodossia del setting e mandare la persona altrove.

2)    Accogliere la richiesta di lavorare a ritmi ridotti e fare altre “cose” (bisogna pur vivere!), ma non una psicoanalisi (è il campo delle psicoterapie).

3)    Da ultimo, accettare la sfida che in un certo senso la persona ci propone; indagare , all’interno delle nostre esperienze se, mutate condizioni socio-culturali, ci possono spingere a rivisitare tutto l’impianto del nostro modello operativo, per capire quali parti sono fondamentalmente costitutive e quindi intangibili, e quali possono avere una flessibilità, da sopportare cambiamenti, senza per questo vanificare il fine che ogni psicoanalisi clinica si propone.

Nel caso di questa terza opzione, la riflessione riguarda innanzitutto un richiamo a quelli che sono i criteri che istituiscono una psicoanalisi.   All’interno di questi, come considerare l’aspetto tecnico della frequenza delle sedute: se esso costituisce un  parametro essenziale per istituire un’analisi, oppure no, con la consapevolezza che ogni variazione della frequenza influenza tutto il dispositivo analitico.

L’onere maggiore di questa “sfida” spetta all’analista, che si trova impegnato a mantenere efficienti i “criteri intrinseci” (Gill) se si vuol parlare di una psicoanalisi in corso, pur nella limitatezza del ritmo di sedute ridotto.

Oggi i modelli più in uso nella psicoanalisi clinica, imperniati sul momento relazionale della coppia, insistono sull’importanza dell’aspetto soggettivo dell’analista, essenziale non solo nello scambio transfert-controtransfert, ma non meno nel costruire il setting di lavoro, il contenitore che rende possibile il lavoro analitico.

Se indichiamo lo specifico della psicoanalisi clinica nella “mente dell’analista al lavoro”, si può tentare di cercare una risposta all’interrogativo del titolo del seminario: la “mente dell’analista al lavoro” funziona anche in una “cosa” a due sedute per settimana?

I proponenti il seminario hanno costituito due anni fa, un gruppo di studio on-line su queste tematiche.

Al mattino verranno proposte alcune riflessioni, frutto di questo lavoro; al pomeriggio verranno presentate alcune situazioni cliniche secondo l’ottica della “sfida”

 

 

8

Sull’analisi di un caso con sindrome di Asperger

(in margine al dialogo tra psicoanalisi e neuroscienze)

Marina Montagnini

 

Presenterò un caso clinico con sindrome di Asperger: un giovane  di 26 anni in trattamento psicoanalitico da 5 anni. Tra i miei riferimenti teorici sono presenti, tra gli psicoanalisti, gli studi di Tustin, Gaddini, Barale; tra gli studiosi di discipline affini Lelord,  Scifo (neuroscienze); Hobson (teoria della mente).

Il caso clinico presenta ipersensibilità agli stimoli, investimento autoerotico di tutti i fluidi corporei, fissazioni tenaci ad ogni stadio dello sviluppo pulsionale. I meccansimi difensivi utilizzati prevalentemente riguardano l’evitamento degli stimoli, la dissociazione corpo/psiche, l’autoinduzione di stati di trance.

L’analisi si svolge nel setting analitico classico; l’interpretazione include anche risposte alle domande del paziente, e ciò gli consente di superare gli stati di rabbia e panico. Un fattore terapeutico è stata la consapevolezza che ogni produzione verbale e non verbale di X doveva essere compresa sia sul versante autistico sia su quello conflittuale, come un progressivo allenamento ad affrontare l'angoscia. L’interpretazione di transfert basata sui derivati edipici è presente ma è molto ansiogena. Per semplificare la tecnica dell'interpretazione è presentato in dettaglio un sogno.

Viene infine avanzata l’ipotesi in un modello integrato, che fa riferimento a esperienze traumatiche con conseguente innalzamento delle endorfine, e all’utilizzo dell’empatia, anche nell’ambito della teoria dei neuroni specchio.

 

(P.S. X mi dà il consenso di presentare alcune immagini da lui elaborate al computer che saranno proiettate per meglio descrivere cosa significa pensare con le immagini)

 

 

9

Bordertown: attacco al sé

Psicopatologia e psicodinamica dell’autolesionismo

Benedetta Guerrini Degl’Innocenti, Maria Ponsi, Mario Rossi Monti

 

La drammatica diffusione delle condotte autolesionistiche nella popolazione giovanile e nei pazienti con Organizzazione Borderline di Personalità costringe ad un ripensamento della psicopatologia e della psicodinamica dell’autolesionismo.

Su questo sfondo intendiamo individuare una serie di organizzatori psicopatologici ricavati dalle parole dei pazienti, mostrando come queste condotte costituiscano la via finale comune di percorsi diversi.

Per comprendere il ruolo assegnato al corpo nelle condotte autolesionistiche faremo riferimento al concetto, teoricamente convincente e clinicamente prezioso, di funzione riflessiva della mente (o mentalizzazione). Quando l’autoriflessività fallisce il corpo può diventare il contenitore di esperienze non mentalizzate o dissociate perdendo il suo valore simbolico e la sua dimensione  strutturante.

Il corpo può in altre parole diventare il teatro in cui agiscono rappresentazioni del sé non integrate; o aliene, in quanto portano l’impronta di un caregiver non sintonizzato con il soggetto, incapace di riconoscere e rispecchiare le sue esperienze emotive.

La necessità di ferire e danneggiare il sé, in particolare il sé corporeo, per liberarsi di aspetti alieni del sé e recuperare coesione interna viene illustrata da materiale clinico.

 

 

10

Riflessioni attuali su temi antichi:

l’indagine psicoanalitica della schizofrenia, la psicoanalisi infantile ed il suo intreccio con la pedagogia nell’opera di Sabina Spielrein e di Vera Schmidt.

Rita Corsa – Irenea Olivotto – Vasta Polojaz

 

In questo seminario intendiamo confrontarci con una pagina antica della nostra disciplina ma, nel contempo, di assoluta modernità. Ci occuperemo di due psicoanaliste russe dell’inizio del secolo scorso, Sabina Spielrein e Vera Schmidt, coraggiose e singolari pioniere, che hanno contribuito allo sviluppo del pensiero psicoanalitico più di quanto finora riconosciuto.

Sabina Spielrein, nota soprattutto per l’affaire con Jung, si è invero avventurata in una delle antesignane esplorazioni del dolore psicotico mediante lo strumento psicoanalitico. Nell’analisi del “caso di Martha N.” (1910-1912) ella ha  colto concetti originali, che troveranno una collocazione teorica compiuta solo molto più tardi, quali la psicosi di transfert e la doppia pulsione. Sabina Spielrein ha pure rivolto il suo interesse al mondo infantile mediante l’osservazione del comportamento, dello sviluppo del  linguaggio e dei disegni, considerati quest’ultimi strumenti fondamentali nello studio della personalità. A Rostov, città natale dove visse l’ultima parte della sua vita, si occupò di criminalità infantile e di adolescenti difficili, che curava con la psicoanalisi. Nei suoi scritti scientifici ha testimoniato il lavoro clinico condotto con i bambini,  prevalentemente attraverso l’analisi  delle fantasie e dei sogni.

Di Vera Schmidt considereremo il suo interesse nei confronti dell’apporto che la psicoanalisi, usata come strumento privilegiato per l’osservazione dello sviluppo infantile, può dare all’educazione e, più specificamente, quanto ella sperimentò nell’asilo residenziale statale, che operò a Mosca dal 1921 al 1924, seguendo i principi psicoanalitici. Tale esperienza verrà confrontata con quella viennese, nata nel 1927, e con quella londinese dello stesso periodo.

La discussione all’interno del gruppo dei partecipanti  permetterà di rendere vivo il confronto tra l’esperienza passata e quella attuale, evidenziando gli aspetti che possono essere tuttora fruibili e fecondi.

 

 

11

Il teatro – troppo privato - della mente. Il ritiro infantile nella fantasia, suoi esiti ed espressioni nella patologia adulta

Laura Colombi

 

Bion (1967) osserva che il trauma che avviene nella comunicazione madre-bambino, distruggendo il legame madre-seno, diviene  causa di una “grave compromissione della curiosità []  Si preparano così le basi di un marcato arresto dello sviluppo.”

La clinica analitica dei disturbi gravi evidenzia  come traumi precoci alla fisiologica dimensione relazionale del bambino, interferendo con la funzione di “filtro” protettivo che la mente necessita, inneschino  processi   successivi che vanno  ad alterare progressivamente la percezione e la consapevolezza della realtà esterna ed interna.

Si attiva così il terreno per il costituirsi di deficit, ma anche  di difese psicopatologiche che, interferendo profondamente con il funzionamento mentale dell’individuo, ne intaccano marcatamente il senso di identità. Una di queste è il ritiro infantile nella fantasia.

Come è noto esistono diverse concettualizzazioni dell’attività fantastica del bambino.

A partire da quadri clinici differenti, autori di varie impostazioni teoriche – fra cui: Rosenferld, Meltzer, Winnicott, Kohut -  hanno  permesso di approfondire la comprensione di come  fallimenti ‘catastrofici’  nell’area primaria delle relazioni d’oggetto  possano intaccare in senso patogeno l’uso dell’immaginazione, attivando funzionamenti dissociati di fuga-ritiro nella fantasia che, autoalimentandosi del piacere dell’onnipotenza, vanno a compromettere via via  le operazioni mentali che sottostanno allo sviluppo del Sé.

Il seminario si propone di offrire una possibile base da cui partire per inquadrare i termini del problema che si intende  approfondire.

Poiché riteniamo che l’individuazione di questo funzionamento mentale  sia molto importante nella clinica di differenti quadri diagnostici,  illustreremo, con  esemplificazioni tratte da analisi di pazienti  borderline e psicotici, come il primitivo ritiro nella fantasia  possa aver interferito (e interferire) con la  normale  capacità di rappresentazione e comprensione  della propria e altrui realtà emotiva. Con  il materiale proposto  ci si  propone  anche di evidenziare come questo funzionamento dissociato  entri nella scena dell’analisi,  i problemi  con cui l’analista si scontra e i fattori terapeutici che riteniamo prioritari per aiutare il paziente  a riconoscere e trasformare  lentamente questo modo di funzionare idiosincratico, tanto pervicace, quanto ingannevole e patogeno.

 

 

12

Tempo, Spazio e Temporalità

Esplorazioni teorico-cliniche

M.A. Lupinacci, P. Marion, P.L. Rossi

 

Tre anni fa circa due colleghi, amici di vecchia data, cominciarono a punzecchiarsi a vicenda sull’essere una notoriamente kleiniana (con propensioni bioniane), l’altro sempre più convintamente freudiano. L’occasione del contendere era il tema del tempo in Freud come contrapposto a quello dello spazio in Melanie Klein. Una terza collega di inclinazioni winnicottiane partecipa al dialogo e dalla sfida intellettuale, nata come gioco, viene/si fa strada l’idea di studiare e confrontare letture, idee, esperienze cliniche in questo ambito.

Questa abitudine, perseguita con tenacia, ha portato nel tempo ciascuno non  a cambiare, ma a chiarire le proprie idee, a comprendere meglio quelle degli altri, uscendo contemporaneamente arricchito dal confronto e dal pensare insieme.

Nel Seminario cercheremo di dare una idea dei punti di vista e delle esperienze cliniche in dialogo, attraverso i lavori dei tre proponenti.

Sarà considerata la dialettica spazio-temporale come dimensione della psiche silenziosamente sottesa alla esperienza clinica ed alla sua elaborazione. Seguendo la traccia fornita dal materiale clinico e dai sogni si cercherà di vedere come all’interno del contenimento e dello spazio mentale creato dalla situazione analitica con la sua funzione legante, la dimensione temporale acquista evidenza in molteplici forme, diventano possibili macro e micro movimenti psichici, la storia può riaffiorare, le oscillazioni PS ß à D riprendere il loro corso, riprendere il corso della vita.

Il seminario toccherà anche il tema della temporalità come qualcosa di intrinseco al metodo freudiano.

Il concetto di Nachtraeglichkeit si riferisce ad una temporalità non lineare, anch’esso come una doppia freccia che va dal presente verso il passato e dal passato verso il presente (Laplanche). Nel qui ed ora della situazione analitica il presente che noi incontriamo non è solo determinato dai fatti del passato né è del tutto libero di cambiarli; esso ha piuttosto il compito di rendere loro giustizia e di placarli. Fuori da questa dimensione, e da questa possibilità, situazioni traumatiche particolarmente gravi continuano ad esistere in un tempo bloccato e costituiscono ogni volta undifficile problema per l’analista.

In fine il concetto di nachtraeglichkeit verrà ripreso “a posteriori”, attualizzato a distanza rispetto alla sua comparsa in Freud e mostrato in azione nel lavoro clinico nella sua forza euristica ed esplicativa. Freud attraverso la teoria del trauma e della sessualità in due tempi ha inaugurato quella particolare forma di temporalità non lineare che caratterizza il suo metodo e la sua concezione del tempo e della causalità. A partire da un rapido excursus di questa forma di temporalità nell’opera freudiana, la presentazione si propone di seguire i più recenti sviluppi di questo concetto sia nella sua accezione “descrittiva” che “dinamica” (Perelberg, 2007), e come questi due usi si articolino nel materiale clinico.

 

Ci auguriamo di riuscire a restituire il clima nel quale abbiamo lavorato, nella speranza  di riproporlo e riprodurlo nel gruppo più allargato dei colleghi.

 

 

 

 

 

 

 

13

Patologie psicosomatiche e ruolo fondamentale della Nachtraglichkeit in corso di psicoterapia per la loro comprensione

Tebaldo Galli

 

Le patologie  psicosomatiche, specie se insorte in età precocissima, offrono un ampio campo di discussione e si sono prestate alla costruzione di numerose teorie. Il più delle volte trattasi di episodi morbosi a carico del corpo che non hanno potuto avere una soddisfacente spiegazione e che sono stati annoverati tra le forme “funzionali” o “immunitarie”, ma senza che si raggiungesse una comprensione dei meccanismi di funzionamento in gioco.

L’investigazione psicoanalitica, che deve partire dal materiale raccolto in seduta, in un tempo scalato rispetto agli eventi somatici sopraddetti, conduce a conclusioni sovente inferite ed a costruzioni che hanno dovuto cedere il passo di fronte ad una più precisa e profonda indagine.

Il traumatismo sembra essere in causa, ma non è facile distinguere il modo del suo organizzarsi ed il suo ruolo nel favorire determinati effetti.

La Nachtraglichkeit è il processo che permette di dare senso ad eventi che vengono in tal modo a costituirsi come trauma e possono essere rivelati in corso di terapia, assumendo una differente rilevanza psichica.

In linea di principio ciò suppone la presenza di tracce mnestiche che conducano alla ricostruzione.

Quando, come nel caso di patologie psicosomatiche, si ipotizza l’assenza di un’iscrizione rappresentazionale, è la comparsa nachtraglich, in corso di psicoterapia, di un’evenienza che riproponga la stessa  esperienza traumatica, che ci permette di disvelare il funzionamento antico del paziente, apportandoci preziosi ragguagli su quanto sia stato presente al momento della prima esplosione patologica. Non solo, ma riconducendo tali elementi ad una possibilità di messa in parole e quindi ad una rappresentabilità, può favorire l’interruzione di una coazione a ripetere mortifera e assolutamente obbligata, permettendo la nascita di una soggettività e l’accesso ad una potenziale nevrotizzazione

Attraverso l’esposizione di un caso clinico che ha presentato una grave malattia con pericolo di vita all’età di sei mesi, ripetutasi anni dopo senza che il paziente potesse raggiungere un migliore insight, mentre la psicoterapia ne ha permesso la comprensione, si potranno valutare le varie implicazioni tra perdita della dotazione pulsionale, costituzione di un fondo traumatico, scissione somato-psichica, e mancata costituzione del fantasma originario di scena primaria, tutti elementi che hanno potuto essere ricostruiti (validando determinate ipotesi teoriche) nachtraglich,solo in psicoterapia; quest’ultima ha evitato al paziente altre pesanti ricadute.

 

 

14

Sfondo, schermo, scena psichica

Anna Oliva De Cesarei

 

E’ una sfida per la psicoanalisi e per i criteri di analizzabilità trovarci di fronte a pazienti con danni gravi alla possibilità di rappresentazione, verso i quali si rileva inefficace la nostra attrezzatura di registi di un mondo interno con personaggi e ruoli certamente conflittuali, ma delineati. Fedida (1992) ritiene che la sfida più radicale sia nel ricostruire lì dove si è distrutto.

In questo lavoro mi soffermo su un’area emozionale non rappresentabile, considerata da molti Autori come il pavimento su cui si struttura la vita psichica. Ne considero alcuni elementi essenziali, nutritivi per la vitalità, quali ‘investimento affettivo, luce, corrente, respiro’…alla base del carattere fascinatorio dell’unisono. Il punto focale del lavoro tratta di osmosi e di una inconscia assimilazione della psicopatologia della madre, nella relazione fra il bambino e una madre che non può svolgere una adeguata funzione di scudo protettivo.

Quando questa area è compromessa, il contagio psichico può provocare un collasso della  reverie dell’analista; il corpo e le sue funzioni, come il sonno nel caso clinico presentato, diventano un mezzo per presentare un nucleo arcaico tra vita e morte, luce e buio.

 

 

15

Idee transitive

Francesco Agosta

 

Osserviamo comunemente nel lavoro clinico alternanze di uno stesso contenuto psichico in forme diverse, ora più vicine ad un insight del paziente o nostro, a volte espresso in forma di metafora, ora imprigionato nelle forme del transfert e del controtransfert. In una struttura complessa, come è la mente nella sua manifestazione nella seduta, diverse emergenze possono coesistere: quali transiti sono possibili e in quali condizioni tra le diverse emergenze emozionali ed ideative?

La difficoltà dell'osservazione di sé e del paziente sembra quella del potersi muovere attraverso pensieri che coesistono in collocazioni diverse, contigue, ma divise da barriere o

cesure. In che modo l'attività psicoanalitica, intesa come un apparato trasformativo, può creare un ponte tra aspetti più evoluti ed altri più primitivi? Si propone una riflessione sull’elaborazione, sia per quanto attiene alla modulazione emozionale depressiva, che può permettere il transito, in quanto diminuisce l'intolleranza al dolore, sia per quanto pertiene all'elaborazione della posizione schizoparanoide, che rende possibile il passaggio da uno stato persecutorio alla consapevolezza della paura. Verrà presentato un elaborato e materiale clinico, per avviare una discussione e uno scambio di esperienze relative allo studio di questo ambito teorico-clinico.

 

 

16

Progetto per una psicologia scientifica: la fisica della mente

quale trait d'union fra neuroscienze e psicoanalisi

Mario Pigazzini

 in collaborazione con il prof. Marcello Costa, Direttore del South Australia Institute of Neurosciences ed il prof. Giorgio Mantica, docente di fisica presso l’Università dell’Insubria e membro del Center for  Non-linear & Complex Systems.

 

Freud scrisse il suo Progetto per una Psicologia Scientifica partendo dalla fisica e dalla fisiologia del sistema nervoso proprie del suo tempo e della sua formazione. Nel 1914 distrugge parte dei suoi scritti di meta-psicologia, ma nel 1937 ripropone la ricerca della costruzione della psicoanalisi come una scienza della natura e Bion ci dice che questa è l’eredità che Freud ci ha lasciato. Fisica e neuroscienze sono ora nuovamente presenti, anche se in  modo totalmente diverso, per aiutare la psicoanalisi ad affrontare il difficile compito di diventare una scienza senza rinunciare o tradire la sua specifica modalità di interazione col paziente. Partendo dalla riaffermazione che la psicoanalisi è scienza ed arte e che il disvelamento dei significati inconsci appartiene all’arte, si propone una riflessione su quale parte del nostro lavoro può cominciare ad essere identificato come possibile scienza. Fino ad ora abbiamo seguito la statistica classica che lavora sugli esiti, ora dobbiamo pensare a guardare al processo terapeutico come fonte di scientificità e le nuove teorie della non-lineraità e della complessità ci danno gli strumenti necessari per questo lavoro.

La presentazione sarà in Power Point.

 

17

La clinica del Trauma

Antonietta Ficacci -  Francesca Piperno

 

Il seminario intende presentare storie cliniche nelle quali pazienti e analisti si trovano impegnati ad affrontare la dimensione traumatica. Non è facile dire in cosa consista il lavoro che avviene nella stanza di analisi, lavoro che si snoda tra lo sforzo di contattare il dolore mentale e il tentativo di integrare la ricca teorizzazione sul 'trauma'. Questo tema, anche recentemente, è stato al centro di convegni che hanno promosso riflessioni e scambi teorici a partire da prospettive diversificate.

Il gruppo di studio, attraverso gli elaborati presentati dai suoi componenti, intende approfondire alcuni temi da vertici clinici-teorici differenziati: il dilemma del rapporto tra 'verità storica' e 'verità materiale', la prospettiva che considera l' 'assenza'  come elemento traumatico, la questione della 'partecipazione' e della centralità del corpo nella vicenda traumatica.

 

 

18

Esiste qualcosa di veramente 'extra-analitico' in una analisi?

Marina Lia

 

Vorrei proporre alcune riflessioni su come può variare lo spazio e il peso che noi analisti possiamo attribuire alla realtà esterna, storica o attuale, nella comprensione analitica dei nostri pazienti, a seconda dei paradigmi teorici di riferimento (il mio è quello cosiddetto 'post-kleiniano'), e su come, di conseguenza, può variare il nostro approccio interpretativo. Intendo illustrare i miei argomenti con esempi clinici tratti dalle analisi di pazienti con diversi gradi di disturbo del pensiero.

Il mio obiettivo è di esplorare con i colleghi quando le divergenze su questi argomenti sono giustificate da delle effettive differenze nelle nostre convinzioni teoriche, e quindi utilii a portare chiarezza, e quando invece per ognuno di noi, qualunque sia il nostro orientamento, le variazioni nell'approccio alla realtà esterna del paziente dipendono da difficoltà controtransferali contingenti.

 

 

19

Suggestioni, contributi, approfondimenti dall’osservazione madre-bambino e dalla psicoanalisi infantile.

Tonia Cancrini, Carla Busato Barbaglio, Luisa Cerqua, Mirella Galeota, Elisabetta Greco, Francesco Burruni, Adelia Lucattini, Peppino Ruggeri, Caterina Scafariello

 

L’osservazione della relazione madre-bambino e la psicoanalisi infantile ci permettono di cogliere nel vivo e direttamente quei livelli primitivi che sono così importanti anche per i nostri pazienti adulti. Vengono così da queste esperienze suggestioni, immagini, spunti, sensazioni ed emozioni che arricchiscono la sensibilità dell’analista e  gli permettono di consolidare dentro di sé una fiducia piena e consapevole nello strumento psicoanalitico anche rispetto ai livelli più infantili e precoci.

E’ sempre più riconosciuta non solo dagli psicoanalisti dell’infanzia e dell’adolescenza, ma anche  dagli studi più aggiornati che vanno dalle neuroscienze alle teorie cognitive, l’importanza della relazione madre-bambino-ambiente nei primi anni di vita.

L’osservazione ci getta nel cuore della relazione; permette all’analista di vedere le prime fasi di costituzione della mente all’interno di una matrice relazionale e di affinare una sensibilità verso la comunicazione corporea, non verbale, e di ampliare la sua capacità immaginativa. Il gruppo di riflessione, attraverso il lavoro di osservazione del farsi di una relazione reale, diventa cassa di risonanza e fucina di idee. Verranno presentate due osservazioni di relazione madre bambino con una proposta di lettura a cui ha partecipato tutto il gruppo. Presenteranno Mirella Galeota, Luisa Cerqua e Adelia Lucattini,

La psicoanalisi dei bambini ci offre l’opportunità di lavorare nella relazione e con il mondo interno del bambino e ci permette così di confrontarci in modo diretto e intenso con le vicende emotive  del transfert e del controtransfert in una dimensione del setting viva e immediata. Fondamentale con il bambino è la dimensione del rapporto con il corpo e il contatto con i livelli più arcaici della mente. La nuova esperienza che il bambino può vivere rende possibili profonde e significative trasformazioni che gli permettono anche di affrontare in modo nuovo le difficoltà che gli provengono dalla famiglia e dal mondo esterno. Nel seminario saranno presentati esempi clinici significativi di queste esperienze. Presenteranno Elisabetta Greco e Francesco Burruni.

Approfondimenti e dibattito saranno coordinati da Tonia Cancrini e Carla Busato Barbaglio

 

 

20

Genitori di sé stessi. Le diverse forme del lavoro psicoanalitico con gli adulti di fronte all’adolescenza dei propri figli.

Simonetta Bonfiglio Senise, Paola Carbone, Pietro Roberto Goisis, Giovanna Montinari, Francesco Mancuso, Elena Riva

 

Nel 1996, sulla Rivista Psicoterapia Psicoanalitica, Arnaldo Novelletto pubblicò un lavoro intitolato “L’adolescenza nella psicoanalisi dell’adulto”, nel quale prendeva in considerazione l’importanza della rielaborazione della fase adolescenziale nel corso del trattamento psicoanalitico di un adulto. Su questo tema egli tornò poi successivamente, da diverse angolature.

Raymond Cahn nel suo libro “L’adolescente nella psicoanalisi” (Borla, 2000) ha dedicato un capitolo a “L’adolescenza nell’adulto in analisi”, nel quale, tra le altre considerazioni, sostiene la specificità della psicoanalisi dell’adolescente rispetto a quella di bambini e adulti.

Prima e dopo altri autori come Tommaso Senise (1990) e Giovanna Giaconia (2007) hanno trattato il tema del lavoro con l’adolescente e dell’interfaccia con l’adulto di riferimento.

Tra gli altri, sempre in Italia, Giuseppe Pellizzari nel 2002 si è chiesto: “La psicoanalisi degli adolescenti ha cambiato la tecnica psicoanalitica?”.

Questi brevi riferimenti sono solo un esempio di quanto la problematica adolescenziale sia ormai diventata uno dei punti di forza della riflessione teorica psicoanalitica e di come si intersechi con le tematiche relative alla formazione di chi si trova ad occuparsene.

Un’altra dimensione del pensare psicoanalitico riguarda il lavoro con i genitori. La loro partecipazione al processo curativo può apparire ovvia per i bambini, mentre con gli adolescenti rimane ancora questione molto dibattuta. Diventa un segnale che integra e completa la psiche individuale, significa dare ascolto alle presenze interne dei nostri genitori e rappresenta un segnale importante anche per l’adolescente.

Il Seminario, a prevalente impronta clinica/esperienziale, propone la discussione intorno a situazioni cliniche (relative sia al lavoro con genitori in coppia, sia in analisi individuale) riguardanti l'adulto genitore alle prese con l’adolescenza dei propri figli. Abbiamo individuato diverse ottiche attraverso le quali considerare l’argomento. C’è chi parte dalla richiesta genitoriale, chi da quella della coppia conflittuale, chi dalle inquietudini dell’adulto in analisi in difficoltà nella relazione e gestione quotidiana di un figlio adolescente, chi segnala un tentativo di demarcazione tra ambito genitoriale e quello della coppia, chi altri punti ancora.

L’insieme delle nostre esperienze e delle nostre considerazioni ci ha posto numerosi interrogativi (teorici, tecnici, di formazione, ecc) che ci piacerebbe condividere e confrontare nel Seminario con colleghi che si trovano ad affrontare esperienze analoghe.

 

 

21

Sessualità al limite

Marta Capuano, Roberto Musella, Gemma Zontini

 

Il nostro intento è quello di indagare le forme che la sessualità assume in alcune patologie, soprattutto in quelle cosiddette gravi, quali le patologie di tipo borderline e le perversioni.

Utilizzeremo a questo scopo dei casi clinici in cui il disordine pulsionale e le sue manifestazioni sintomatiche, soprattutto quelle riguardanti il comportamento sessuale, ci è parso assumere caratteristiche “al limite”. Il carattere “al limite” di tali manifestazioni sintomatiche ci è sembrato risiedere non solo nelle forme regressive che questi tipi di sessualità assumono rispetto all’organizzazione genitale, ma anche nel carattere fortemente ostile nei confronti dell’oggetto, talvolta espresso in forme appena travestite, talaltra espresso nella concretezza della patologia somatica, come ci è sembrato accadere in un caso di impotenza maschile.Cercheremo, poi, di riflettere sulle sessualità perverse in cui l’aspetto erotico sembra essere in secondo piano, se non completamente assente, mentre è centrale l’elemento distruttivo e di controllo dell’oggetto, elementi che configurerebbero in queste patologie una sorta di “limite” della sessualità

 

Su un piano teorico la questione ci sembra riguardare il problema  dell’impasto/disimpasto pulsionale, nel senso che potrebbe essere utile riflettere sulla possibilità di un disimpasto pulsionale “massimo” prossimo ad un funzionamento, per così dire, assoluto della pulsione di morte. Inoltre, potrebbe essere interessante indagare il tipo di legame pulsione/rappresentazione che si evidenzia in questo tipo di patologie. Cioè, la distruttività perversa intrattiene ancora legami simbolici con la rappresentazione d’oggetto? E, nel caso di patologie psicosomatiche gravi in cui è centrale l’elemento aggressivo, quale intervento rende possibile il passaggio da una rappresentazione incarnata concretamente nel corpo ad una  rappresentazione più vicina all’ordine simbolico? Intenderemmo, pertanto, con l’aiuto della clinica discutere su queste questioni e sui problemi di tecnica che esse aprono all’interno di un trattamento analitico. 

 

 

22

Sognare, una esperienza comune a più sensi

Domenico Sartorelli

 

Presento un lavoro teorico-clinico e del materiale tratto da un caso clinico.

Nel trattamento psicoanalitico di pazienti borderline e psicotici la impossibilità di sognare emerge come sintomo comune a paziente e analista.  Il ricorso a rêverie, controtransfert, “raggio di oscurità”, modelli che rimandano a contatto diretto “tra inconsci”, esemplificano la necessità, comune all’analista e al paziente, di attingere ad associazioni tra somatosensorialità e contenuti psichici.  I contenuti verbali presentati dal paziente, derivati dell’inconscio che costituiscono la via maestra al suo accesso, come si integrano con il ricorso ai precedenti modelli?

Riflessioni sui nessi tra teoria della rimozione e i diversi modelli ad essa associati.

 

Bibliografia

Bion W.R.   (1961)  Esperienze nei gruppi, Armando 1971

(1962) Apprendere dall'esperienza, Armando 1972

(1962) Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico,

Armando 1970

(1965) Trasformazioni, Armando 1973

(1970)  Attenzione e Interpretazione, Armando 1973

 Freud S.        (1899) L’interpretazione dei sogni, OSF 3

(1911)Precisazioni sui due principi dell’accadere psichico,

OSF 6

(1915) Metapsicologia, Inconscio e Supplemento…, OSF 8

(1916) Eros e Conoscenza Lettere 1912-36, Lettera a

 Lou Andreas-Salomé, Boringhieri 1983

(1932) Introduzione alla psicoanalisi, lezione 29, OSF 11

(1936) Un disturbo della memoria sull’Acropoli

 

 

 

23

Maternità difficili

Rossella Candela

Il gruppo di lavoro del servizio di consultazione CdPR coglie l'occasione dei seminari di Bologna per promuovere un momento di incontro e riflessione con gli altri servizi sull'attività svolta. In particolare, quest'anno, ci sembrerebbe utile porre un tema di rilievo come l'apertura all'esterno così come può essere veicolata da un servizio come il nostro.

Vorremmo partire da un convegno da noi promosso l'anno scorso sulle "Maternità difficili", proponendo un caso clinico che ha dato la possibilità di avviare un dialogo proficuo con altre professionalità come magistrati, ginecologi, operatori della salute mentale della città.

Molte le potenzialità che si aprono per lo psicoanalista, come per il servizio di consultazione.Quest'esperienza vorremmo condividere con i partecipanti, aperti naturalmente a contributi che possono venire da altri colleghi che potremmo concordare insieme.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Curricula

 

  Genova, 23.05.2009 "INTERPRETAZIONE E INTERAZIONE IN PSICOTERAPIA PSICOANALITICA: SAPERE RELAZIONALE E SIGNIFICAZIONE DEGLI AFFETTI"; Sede: CENTRO SIPRE, VIA FIUME 4/3 - GENOVA; Info: pbrizzol@tiscali.it ; Fees= n.d.

INTERPRETAZIONE E INTERAZIONE IN PSICOTERAPIA PSICOANALITICA:

SAPERE RELAZIONALE E SIGNIFICAZIONE DEGLI AFFETTI

 

23 maggio 2009

 

Sede:   Centro SIPRe Genova, via Fiume 4/3

 

Orario:   09.30 – 13.00  (sessione mattino)

             14.00 – 18.30   (sessione pomeridiana)

             18-30 -  18.45 (verifica)

 

L’evento si propone, attraverso la discussione di materiale clinico, di considerare come il fallimento sistematico del processo di riconoscimento e di sintonizzazione, lungo l’arco dello sviluppo della relazione dell’attaccamento, dia luogo ad un attaccamento traumatico.

“Il concetto di attaccamento traumatico ha un'estrazione clinica e si riferisce a quelle situazioni in cui una persona è cresciuta in un contesto relazionale in cui è negata l’esistenza di alcune dimensioni cruciali e fondamentali della propria personale soggettività: il bambino non può condividere la sua esperienza perché essa “non esiste” per le sue figure di attaccamento, che non riconoscono i suoi stati interni; questi contesti evolutivi possono generare i MOID, ossia modelli operativi interni dissociati” (Albasi,2006).

Con il concetto di  MOID si fa riferimento a nuclei relazionali di “Sé con gli altri” dissociati che custodiscono la memoria, a livello procedurale, di una configurazione interattiva che fallisce nel regolare gli stati affettivi. Si tratta di memorie procedurali di interazione che si attivano solo nell’esperienza di relazione, non possono essere “ricordate” in senso simbolico, e mancano della percezione soggettiva della propria affettività come indicatore motivazionale per le interazioni, dunque non c’è senso di agency ovvero c’è perdita del senso interno di essere protagonisti attivi della costruzione del significato della propria esperienza.

Attraverso la discussione dei casi clinici i partecipanti avranno modo di cogliere il senso e gli effetti dell’intervento di psicoterapia psicoanalitica che tenga conto delle dimensioni affettive dissociate e della qualità dell’intervento del terapeuta nella regolazione della relazione a livello implicito-procedurale.

 

 

 

CURRICULUM  DOCENTE:  Cesare Albasi

 

Cesare Albasi è: Psicologo, Specialista in Psicologia Clinica, Psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico relazionale, Psicoanalista IFPS;

Dottore di Ricerca in Psicologia Clinica e delle Relazioni Interpersonali, Ricercatore in Psicologia Clinica presso il Dipartimento di Psicologia;

docente, presso la Facoltà di Psicologia, Università degli Studi di Torino, di: Psicologia Clinica, Aspetti normali e patologici dell’attaccamento, Problematiche affettivo sociali in ambito evolutivo, Psicopatologia, Psicoterapia; docente della Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica, e della Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute (responsabile area adolescenza), entrambe della Facoltà di Psicologia di Torino.

Docente, formatore e supervisore in alcune scuole di specializzazione in psicoterapia (riconosciute MIUR).

 

  Milano, 26-27.05.2009 "CORPO,SCENE E MASCHERE NELLA CONDUZIONE DI GRUPPO"; Sede: METODI, VIA GUERZONI 15, MILANO; Info: d.luzzati@provincia.milano.it ; Fees= n.d.

Corpo, scene e maschere

nella conduzione di gruppo

 

Milano, 26 – 27 Maggio 2009

 

Conduttori

Mario J. Buchbinder

Mario Valzania

 

“Quando tu puoi trovare un’altra storia, diversa da quella in cui sei immerso e rinchiuso, lì stai dando vita ad un fatto poetico e ad effetti di cura. Mi riferisco al fatto di affrontare il proprio destino, di poter prenderlo in mano e inventare un’altra causalità e casualità. Si verificano effetti di cura quando sono in grado di dire a partire da un “non sapere”, non quando dico a partire da un dogma o dalla parola appresa da qualunque maestro, che ripeto meccanicamente……sembra proprio che sia lì, in questo non sapere, in questo spazio vuoto, che sorge ciò che è creativo, proprio, nuovo”

(dialogo di Mario Buchbinder con Norma Osnajaski,1993)

 

 

Condurre un gruppo richiede di scegliere le varie possibilità in base alle quali può organizzarsi l’azione. Il conduttore sceglie e scarta, in un processo che lo porta ad addentrarsi nei molteplici accessi a percorsi di cui solo alcuni prenderanno forma e intenzione, condensandosi. Apprendere la conduzione di un gruppo è un insieme di simultaneità in cui troviamo rilevante il labirintico, il multiplo, l’addentrarsi in un territorio sconosciuto, scoprire l’intimità del non sapere e del sapere; non equivale ad un addestramento, all’uso di una o più tecniche collegate tra loro, non è un procedimento lineare.

 

La conduzione di gruppo si pone in un territorio di interscambio che comprende il dare un luogo alla corporeità delle persone, respirare i loro tempi, creare le condizioni per una drammatizzazione che si apra alla creazione di nuovi luoghi, nuove storie, nuovi personaggi scaturiti dal mondo immaginario del soggetto ed emergenti dal gruppo.

 

Il laboratorio affronta la problematica del lavoro con persone “dipendenti”, nelle varie forme in cui la dipendenza si esprime, oltre che, ad essa intrinsecamente collegata, la continua riflessione intorno alla propria identità professionale.

 

 

Obiettivi

Il corso è una occasione di approfondimento per chi ha già seguito un percorso formativo nella conduzione di gruppo e conduce gruppi nell’ambio della propria attività professionale.

A partire dall'esperienza e dalla riflessione, i partecipanti potranno sperimentare le tecniche utilizzate e avvicinarsi alla tematica della conduzione di gruppi con soggetti dipendenti..

 

 

Metodologia

Nella metodologia di lavoro si includono: le maschere, lo psicodramma, il lavoro corporeo unito al gioco e alla espressività. A conclusione dell’esperienza sarà distribuito materiale didattico a cura del docente.

 

 

Docenti

Mario Buchbinder, medico, psicodrammatista e psicanalista argentino, dirige a Buenos Aires l’ ”Istituto de la mascara”, all’interno del quale viene svolta attività terapeutica e formativa con tecniche corporee ed espressive. Nel suo lavoro utilizza una modalità che lui stesso definisce “psicodrammatica, smascherante, corporea, psicoanalitica, espressiva” (Poética del Desenmascaramiento, Editorial Planeta, Buenos Aires, p.128). E’ membro fondatore della società argentina di Psicodramma. Come direttore dell’Istituto de la mascara dal 1975 sviluppa un lavoro di ricerca sull’uso delle maschere nelle aree della terapia, della espressione corporea, del gioco, della formazione e dell’arte. Ha pubblicato numerosi saggi sulla terapia gruppale, sullo Psicodramma, sul lavoro corporeo e sulle maschere. E’ autore, con Elina Matoso, del libro “La maschera della maschera. Esperienza di espressione corporea terapeutica”. Nel 1993 ha pubblicato “Poetica dello smascheramento. Cammino della cura.”, e, nel 2001, “Poetica della cura”. Svolge attività di terapia, di supervisione e di formazione. Nell’area artistica, come autore e regista, ha messo in scena opere teatrali con l’utilizzo delle maschere; ha pubblicato vari libri di poesie e partecipato a numerosi incontri e congressi nazionali e internazionali.

 

Sarà presente a entrambe le giornate, con funzione di co-docente, Mario Valzania, direttore di psicodramma.

 

 

Destinatari

Operatori dell’area sociale e sociale a rilevanza sanitaria che si siano formati e abbiano esperienza diretta nella conduzione di gruppo; verrà data la precedenza, nella iscrizione, agli operatori dei Servizi Territoriali dipendenze della provincia di Milano e del privato sociale che con essi collabora.

Numero massimo di partecipanti: 20.

 

 

Date e orario

26 e 27 maggio 2009, orario: 9.30 – 13 / 14.30 – 18

 

 

E.C.M.

Verrà presentata domanda di accreditamento E.C.M. per le professioni psicologo, infermiere, educatore professionale. Per ottenere i crediti E.C.M. è necessaria la presenza al 100% del corso e la compilazione del questionario finale. La presenza viene verificata attraverso foglio firma.

 

 

Attestato di frequenza

Agli operatori appartenenti a professioni per cui non è previsto l’accreditamento E.C.M., o a coloro che non avranno ottenuto i crediti E.C.M., verrà rilasciato un attestato di frequenza della Provincia di Milano, qualora abbiano frequentato almeno i ¾ del corso.

 

 

Sede

METODI Asscom&Aleph, Via Guerzoni 15, Milano; tel 02.6709556 (sito www.retemetodi.it); la partecipazione è gratuita.

 

 

Modalità e tempi di iscrizione

E’ possibile iscriversi online, dall’area Formazione del sito www.provincia.milano.it/sociale, entro il 30 aprile 2009.

Oppure, si può inviare, via e-mail (all'indirizzo: d.luzzati@provincia.milano.it), o via fax (02.77403293), la scheda, scaricabile allo stesso indirizzo, con la medesima scadenza.

Verrà data una conferma telefonica dell'avvenuta iscrizione, entro il 3 aprile 2008.

 

 

Per comunicazioni/informazioni

Donata Luzzati, d.luzzati@provincia.milano.it , tel. 02.7740.3205

Maria Donatelli, mc.donatelli@provincia.milano.it, tel 02.7740.3135

 

 

 

 

 

 

  Pescara, 16-30.05.2009 "L’ ESPERIENZA DEL DOLORE E DELLA PERDITA IN ETA' EVOLUTIVA(IL BAMBINO ADOTTATO, IL BAMBINO AUTISTICO)"; Sede: SALA “ TOSTI” COMPLESSO EX AURUM VIA D’AVALOS, (ANGOLO VIA LUISA D’ANNUNZIO) PESCARA; Info: aippi.roma@flashnet.it ; Fees= euro 40.

Prima giornata:

 

                                        16  MAGGIO  2009

          Un ponte tra il prima e il dopo la cesura:un intervento nel

                primissimo  periodo  di  una nuova  adozione

 

Sala “ Tosti” Complesso ex AURUM

Via D’AVALOS, (angolo Via Luisa D’Annunzio) PESCARA

 

 

                  

       

 

ore 9,30:

Introduzione e Intervento della Dott.ssa GIULIANA MILANA

Psicoterapeuta infantile. Membro Didatta AIPPI

 

 

ore 11,30:

“L’esperienza del bambino adottato tra scuola e famiglia:un possibile incontro”

Dott.ssa Margherita IEZZI, Psicoterapeuta Infantile, Membro Ordinario AIPPI

 

“ore 12.30 - 13,30:  

Discussione plenaria e conclusioni a cura della dott.ssa GIULIANA  MILANA

 

 

 

 

 

Seconda giornata:            30 MAGGIO 2009

 

          IL CORPO DISABITATO DEL BAMBINO  AUTISTICO

                        Sala “ Tosti” Complesso ex AURUM

           Via D’AVALOS, (angolo Via Luisa D’Annunzio) PESCARA

 

Ore 9,30:

Introduzione e Lezione Magistrale della dott.ssa Suzanne MAIELLO

Psicoterapeuta infantile, Membro Didatta AIPPI

Vincitrice Premio Frances Tustin

 

ore11.30:

 Presentazione di materiale clinico

dott.ssa Maria Grazia BERARDI, Psicoterapeuta Infantile , Membro Ordinario Aippi

 

ore 12.30 - 13,30:  

Discussione plenaria e conclusioni a cura della dott.ssa Suzanne Maiello

 

Ore 13,30 – 13,45

Verifica dell’apprendimento

 

 

 

 

 

 

Quote di partecipazione:

40 euro per l'evento (chiesta autorizzazione per crediti ecm)

Ingresso libero per: studenti e soci AIPPI, studenti universitari e specializzandi(richiesti CFU per gli studenti del Corso Di Laurea In Psicologia dell'Università G. D'Annunzio di Chieti)

 

Per informazioni ed iscrizioni:

margherita.iezzi@libero.it, mariagraziaberardi@libero.it

 

 

 

 

 

 

 

Abstract

 

IL CORPO DISABITATO DEL BAMBINO AUTISTICO

 

Suzanne Maiello

 

Negli stati autistici è compromessa, se non assente, l’esperienza primaria della realtà nelle sue dimensioni spaziali e temporali. Il suo stesso corpo non viene vissuto dal bambino autistico come corpo-volume esistente nello spazio e nel tempo. E’ un corpo piatto, bidimensionale, oppure un corpo-ombra, un corpo liquido o congelato, senza limiti consolidati dall’esperienza. Il corpo non è vissuto né nella sua realtà materiale (peso, gravità, movimento), né abitato nella sua funzione di contenitore.

L’assenza di un senso di identità soggettiva è legata al fatto che sono state precluse al bambino autistico esperienze psicofisiche fondanti indispensabili per lo sviluppo psichico. Il bambino autistico non è il suo corpo, egli non ha un corpo vissuto come tale, e tanto meno è in grado di abitarvi.

Il materiale clinico descrive la scoperta, in due bambini autistici, della tridimensionalità, ossia della realtà del loro corpo-volume, e traccia delle connessioni tra la loro incipiente capacità di movimento orientato e significativo nello spazio e le prime esperienze di distinzione tra interno e esterno, senza le quali non è pensabile la differenziazione tra sé e non-sé.

 

  Perugia,  15.05-12.06.2009 "APPROFONDIMENTI DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA SECONDO LO SVILUPPO DI LUIS CHIOZZA"; Sede: ISTITUTO ABERASTURY; Info: info@istitutoaberastury.com  Fees= euro 600,00.

 

  Roma,  8-9.05.2009 "I BORDERLINE: MODELLI PSICOANALITICI E CONTESTI DI TRATTAMENTO"; Sede: CENTRO DI PSICOANALISI ROMANO VIA PANAMA 48 ROMA; Info:  BIBLIOTECA@CENTROPSICOANALISIROMANO.IT ; Fees= euro 120,00.

Corso di aggiornamento

 

I borderline: modelli psicoanalitici e contesti di trattamento

 

 

Venerdì 8 maggio - Sabato 9 maggio 2009

Via Panama 48 - 00198 - Roma

 

 

PROGRAMMA

 

 

 

VENERDI’ 8 MAGGIO

Ore 20,30 – 21,00

Registrazione dei partecipanti

 

Ore 21,00-22,00

 

Chair: Antonio Di Benedetto

Relatore: Antonello Correale “Borderline: come differenziarsi dall’oggetto traumatico?”

Discussant: Ernesto Bollea

Ore 22,00-23,00

Discussione con la sala

SABATO 9 MAGGIO

Ore 9,00 – 11,00

Chair: Romolo Petrini

Relatore: Irene Ruggiero“L'oggetto irraggiungibile: difficoltà e paradossi nella relazione con i pazienti” borderline”

Discussant: Luigi Cappelli

Ore 11,00-11,30

Discussione con la sala

Ore 11,30-11,45

Break

Ore 11,45–12,45

Chair: Romolo Petrini

Relatori: Aldo Cono Barnà, Giuseppe Corlito “Borderline: un modello per i servizi”

Discussant: Giorgio Campoli

Ore 12,45-13,30

Discussione con la sala

Ore 13,30-14,30

Break

Ore 14,30-16,30

Tavola rotonda “Borderline:lo psicoanalista al lavoro”

Presentazione di materiale clinico: Gabriella De Intinis

Partecipanti: Basilio Bonfiglio, Giuseppe Moccia, Maria Adelaide Palmieri, Irene Ruggiero.

Ore 16,30 – 17,30

Discussione con la sala

Ore 17,30-18,00

Questionario di verifica dell'apprendimento

 


 

Abstract

 

Antonello Correale: “Borderline: come differenziarsi dall’oggetto traumatico?”

L’esposizione ad una atmosfera traumatica induce nel borderline la tendenza a identificarsi colla figura che infligge il trauma. Tale identificazione ha carattere coattivo e costruttivo e si attiva ogni volta col ripetersi di traumi successivi, in concomitanza dell’instaurazione di modalità dissociative più o meno intense.

Il borderline tende così a sentirsi “imprigionato” in presenza di esperienze traumatiche attuali, nella figura traumatica in cui si è identificato.

Il lavoro analitico deve quindi rivolgersi agli aspetti non identificati coll’oggetto traumatico, che spesso sono aspetti più indeterminati, informi e addirittura ignoti al paziente (tenerezza, dolcezza, percezioni sensoriali soffuse di apertura e “ambiguità buona”). Si indagano queste nuove modalità di rapporto rese possibili dal lavoro analitico.

 

Irene Ruggiero: “L'oggetto irraggiungibile: difficoltà e paradossi nella relazione con  i pazienti borderline”
Attraverso un dettagliato resoconto clinico, l'autore propone alcune riflessioni sulle specifiche difficoltà che l'analista incontra nell'analisi di pazienti borderline, rivolgendo particolare attenzione alla funzione del setting e dell'interpretazione. Particolare
attenzione è dedicata all'analisi dei fattori antiterapeutici che possono essere messi in atto dall'analista e sugli strumenti che ne consentono l'elaborazione e la trasformazione, in particolare autoanalisi e analisi del controtransfert.

 

Aldo Cono Barnà, Giuseppe Corlito: “Borderline: un modello per i servizi”

 L’emergenza del fenomeno “borderline” si è progressivamente imposta a molti vertici di osservazione: sociale, culturale e clinico.

In quest’ultimo ambito ha conquistato significativamente l’attenzione e il confronto tra ricercatori e operatori.

L’approfondimento diagnostico, fenomenologico, psicopatologico e psicodinamico ha problematizzato quindi la modellistica relativa al trattamento, mettendo alla prova sia la clinica psicoterapeutica che la presa in carico da parte dei servizi di salute mentale.

Vorremmo portare in discussione l’esperienza di un gruppo di lavoro costituitesi nel D.S.M. di Grosseto (diretto da G. Corlito) che si è avvalso sistematicamente della supervisione di uno psicoanalista (C.A. Barnà) e che si propone la formulazione di un modello d’intervento informato alle risultanze più attuali della ricerca.

Riteniamo prezioso il contributo critico che può venire alla nostra ricerca dall’esperienza e dalla riflessione dei partecipanti al convegno.

 

Gabriella De Intinis: Presentazione di materiale clinico

In questo lavoro vengono presentati alcuni tratti salienti di una psicoanalisi con un paziente con disturbo di personalità e una marcata tendenza all’agire. Il paziente manifestava un diniego dei bisogni e dei limiti e un ritorno a funzionamenti infantili in cui venivano utilizzati il proprio corpo e le sensazioni corporee come contenitori per avvenimenti che non erano stati ancora mentalizzati. Viene mostrato come l’analista possa venire a contatto e contenere le inondazioni torrenziali dell’emotività del paziente e aiutarlo, attraverso la sua capacità mentale ed emotiva, a divenire consapevole delle sue esperienze emozionali. Attraverso un contenimento efficace le esperienze emozionali primitive vengono trasformate in qualcosa di significante. Compito dell’analista è quello di aiutare il paziente a “far crescere” la sua mente.


 

 

 

  Roma, 9.05.2009 "PROCESSI SOGGETTIVI ED INTERSOGGETTIVI NELLA RELAZIONE DI COPPIA"; Sede: CENTRO SIPRE - VIA APPIA NUOVA 96 - ROMA; Info:  m.fontana.09@alice.it ; Fees= n.d.

PROCESSI SOGGETTIVI ED INTERSOGGETTIVI

NELLA RELAZIONE DI COPPIA

                                                                                                                     

Corso tenuto dal PROF. GIULIO CESARE ZAVATTINI

 

 

sabato 9 MAGGIO 2009

 

SOCIETA’ ITALIANA DI PSICOANALISI DELLA RELAZIONE

Via Appia Nuova 96 - Roma

 

 

   Riflettere e approfondire i processi soggettivi ed intersoggettivi che si sviluppano all’interno del rapporto di coppia è l’obiettivo del seminario tenuto dal professore G. C. Zavattini, psicoanalista SPI, esperto nella terapia psicoanalitica di coppia. Docente di psicologia dinamica