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"Apeiron". Tra psicoanalisi e religiosità.

 

 

 

  IL SACRO NELLE IMMAGINI DI          ANDREJ TARKOVSKIJ.

 

 

      

 Dal 25 al 30 aprile 2006 si è tenuto a Lecce il 7° festival del cinema europeo che ha dedicato una retrospettiva al grande regista russo, nato nel 1932 a Zavraz'e e morto a Parigi nel 1986. Sempre nell'ambito del festival salentino si è tenuta una tavola rotonda dal titolo "Il cinema di Tarkovskij", coordinata da Bruno Torri, in cui sono intervenuti il figlio del regista, A.T. Tarkovskij, V. Attolini, V. Camerino, M. Morandini, S. Silvestri, mentre T. Spidlik non ha potuto essere presente ed ha mandato il testo della sua relazione che è stato letto dalla Direttrice Artistica del festiva, Cristina Soldano.

Collegata al Festival del Cinema Europeo, si è tenuta una mostra fotografica dal titolo "Luce istantanea". Si tratta di 60 polaroid scattate dal regista russo nel corso della preparazione di vari suoi films, alcune delle quali proponiamo in questa pagina web. La mostra è stata organizzata in collaborazione con l'Istituto Internazionale Andrej Tarkovskij.

A complemento delle immagini fotografiche scattate dallo stesso Tarkovskij, proponiamo alcuni brevi testi del regista che sono stati pubblicati nel 2002 dalle Edizioni della Meridiana di Firenze nel volume dal titolo "Luce istantanea", a cura di Giovanni Chiaramonte e Andrej A. Tarkovskij, con un'introduzione di Tonino Guerra. Questi brevi testi particolarmente ispirati pensiamo possano trasmettere la complessità della dimensione spirituale nella vita e nell'opera di Andrej Tarkovskij.

 

 

 Figlio del poeta Arsenij Tarkovskij e di Maria Ivanovna Visnjakova, Andrej viene educato alla tradizione del realismo russo di Gogol e di Dostoevskij. Nel 1954 Tarkovskij, in seguito ad una grave crisi esistenziale, viene inviato in una spedizione di ricerca botanica e geologica in Siberia. Questa esperienza fu da lui sempre ricordata come decisiva rispetto alla sua conoscenza della grande terra russa. Subito dopo questo viaggio si iscrive alla Scuola di Cinema di Mosca dove segue l'insegnamento di Michail Romm e dove si diploma nel 1960 con il cortometraggio "Il rullo compressore e il violino".

"L'infanzia di Ivan", la sua opera prima, viene premiata con il Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia del 1962. Nel 1966 ultima "Andrej Rublev" che però viene distribuito solo cinque anni più tardi per problemi con la censura sovietica.

Seguono i films "Solaris" del 1972, "Lo specchio" del 1974  e "Stalker" del 1979, ma le condizioni in cui lavora in URSS sono sempre più difficili. Grazie all'amicizia con Tonino Guerra, Andrej Tarkovskij riesce a lavorare in Italia dove si stabilisce definitivamente nel 1981. In Italia gira "Tempo di viaggio" e "Nostalghia" nel 1983, premiato al Festival di Cannes.

L'ultima opera è "Sacrificio", girato in Svezia nell'estate del 1985 e montato durante l'improvvisa malattia che lo coglie sul finire dello stesso anno. L'incurabilità della sua malattia consente l'espatrio del figlio Andrej, rimasto fino ad allora in Russia ostaggio del regime. Nell'ultimo anno di vita riesce a finire anche il libro "Scolpire il tempo". Muore a Parigi il 29 dicembre 1986.


                             

                     

Un'immagine  
è un'impressione  
della Verità,  
che il Signore  
ha permesso  
ai nostri occhi ciechi  
di intravvedere.  
 
   
   
  Oggi ho fatto un sogno strano.
  Era come se guardassi il cielo, un cielo
  luminosissimo, offuscato, e su su, in alto,
  lentamente gorgogliava la luce materializzata
  in filamenti di tessuto solare, simili ai fili vivi
  e cangianti delle cuciture in seta dei ricami
  sul crespo giapponese.
  E mi sembrava che quei filamenti,
  vivi e portatori di luce si muovessero,
  ondeggiassero, divenendo simili a uccelli

 

  veleggianti a un'altezza inaccessibile...
  Così in alto che se avessero perso le piume,
  quelle piume non sarebbero cadute,
  cadendo verso terra,
  ma sarebbero volate verso l'alto, trasportate via
  per scomparire per sempre dal nostro mondo.
  E fluiva, scendendo dal cielo, una musica quieta,
  incantevole, forse un tintinnio di campanelli,
  o un gorgheggiare musicale di uccelli.
  "Sono cicogne", udii all'improvviso una voce
  e mi sono svegliato.
 
  Ho sognato il tranquillo chiostro di un
  monastero con un'enorme quercia secolare.
  Improvvisamente mi accorgo di una fiamma
  che si alza in un punto tra le radici,
capisco che si tratta della fiamma
di una gran quantità di candele che bruciano
nelle segrete sotterranee del monastero.
Arrivano correndo due monachelle spaurite.
Poi la fiamma si sprigiona in alto e vedo
che ormai è tardi per spegnere l'incendio:
quasi tutte le radici sono ormai trasformate
in brace ardente. Ne sono terribilmente amareggiato
e cerco di immaginare come sarà il chiostro
senza la quercia: sarà inutile, senza senso, misero.
 
Mio Dio! Sento che ti avvicini a me.  
Sento la Tua mano sulla mia nuca.  
Perchè desidero vedere il tuo mondo  
così come Tu l'hai creato  
e i Tuoi uomini come Tu cerchi di renderli.
Ti amo, Signore, e non ti chiedo nient'altro.
Accetto tutto quello che da Te mi viene
e solo il peso della mia malvagità,
dei miei peccati, il buio della mia anima
meschina non mi permettono di essere
il Tuo degno servitore, Signore!
Aiutami, Signore, e perdonami!
 
 
 
 
  L'immagine artistica è di per sé espressione
  della speranza, grido della fede, e ciò è vero
indipendentemente da cosa essa esprima,
foss'anche la perdizione dell'uomo.
L'atto creativo è già di per sé una negazione
della morte. Ne consegue che esso
è intrinsecamente ottimista, anche se
in ultima analisi l'artista è una figura tragica.
Per questo non possono esserci artisti
ottimisti e artisti pessimisti.
Possono esserci solo il talento e la mediocrità.
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

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Responsabile Editoriale : Giuseppe Leo

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