Recensioni

Carlo Carlucci, scrittore

Parliamo qui dell'opera prima di uno scrittore piuttosto singolare,dalle nostre parti. Non più giovanissimo, Diego Manca, sardo di nascita, ha avuto una vita come si dice avventurosa: ha svolto i più svariati mestieri, da facchino a interprete a portiere d'albergo (in un quartiere di Berlino, dove ricorda che vi erano più spie che abitanti). Negli anni '70 gli giunge la rivelazione o vocazione: avrebbe seguito la Via della Medicina degli Indiani d'America (o Via della Danza del Sole). Quella vocazione non fu una passione passeggera, ma è stata seguita e perseguita con tenace volontà nel corso di questi decenni coi maestri indiani d'America. Il romanzo 'La donna delle Sette Fonti', è in filigrana, frutto di una pratica di vita che ha segnato l'esistenza dello scrittore. Il libro si apre con la 'Preghiera a tutte le Sacre Acque', di Hyemeyohsts Storm, un famoso Medicine Man indiano degli Stati Uniti, di cui recentemente l'editore Corbaccio ha pubblicato in traduzione italiana 'Seven Arrows', 'Sette Frecce'. Storm è il maestro conclusivo del Manca. La storia di Antonietta, della sua malattia - un cancro al sangue - e della sua successiva guarigione, è narrata in forma di apologo. Antonietta, un giorno, su consiglio della madre, viene presentata ad una signora molto anziana, un'amica di famiglia, che sapeva curare con rimedi naturali, Tia Nanna Frore. L'incontro vedrà le due donne fronteggiarsi da sole. Tia Nanna chiederà subito perché la chiamano 'Antonietta' col diminutivo, al che la ragazza risponderà che il suo vero nome è Maria Antonia, e Tia Nanna le spiegherà che da quel momento lei dovrà farsi chiamare Maria, un nome più completo, vicino come sonorità a quella grande vastità d'acque che è il mare. L'educazione o la rieducazione della ragazza alle soglie della morte inizia subito: "Ora devi decidere cosa vuoi fare. Se decidi di guarire e di vivere, devi dirlo a lei, sennò lascia stare e vattene!" A quel "lei" la ragazza si stupirà perchè le verrà indicata una quercia, e successivamente Tia Nanna ribadirà: "Ti devi impegnare! Se stai facendo sul serio, devi tornare all'albera e devi promettere che ti impegni a guarire. Va!" Al primo pranzo consumato assieme, Tia Nanna imporrà alla giovane donna la novità del sacro nel rapporto col mondo circostante, col cibo, con tutto. Ogni cosa dovrà essere vista con occhi nuovi e trattata con la riconoscenza nel cuore. Maria verrà anche iniziata al culto delle acque pure: pianterà una piccola pianta di leccio vicino ad una sorgente; dovrà andarla a trovare ad intervalli regolari per parlarle, per proteggerla, per prometterle, così Tia Nanna condenserà le nuove regole di vita per Maria: "Le prime armi che devi usare per diventare una donna responsabile sono l'onestà e il coraggio: l'onestà e il coraggio per sapere chi è veramente Maria. Come tutti, hai la possibilità di scegliere. Finora hai scelto di vivere come una pigrona, come una che non si impegna mai davvero in nulla. Però adesso non hai più scuse. Forse la malattia ti sta mostrando qualcosa: se il tuo sangue è inquinato, se l'acqua della tua terra è inquinata, allora la responsabile sei tu." Un'altra tappa iniziatica e fondamentale avverrà alla cascata di Sos Molinos, dove Maria ("Dovrai parlare il più possibile, in modo da poterti curare e salvare la vita. Non devi perdere tempo. Non sei qui per stare comoda, ma per imparare! Anzi, voglio che stia scomoda e che lavori notte e giorno, perché hai un bisogno disperato di guarire"), incomincia a parlare alla cascata a voce alta e poi urlata; prima concitatamente, poi lentamente e con sempre maggior forza, cercando di uscire dal ruolo di vittima in cui si era rinchiusa, fino al grido finale: "Ci voglio riuscire! Voglio guarire!" A quel grido, dapprima indistintamente, alla ragazza parve che la cascata rispondesse attraverso parole che venivano come proiettate nella sua mente. Con la guida di Tia Nanna Maria percorrerà e completerà tutte le tappe del suo cammino iniziatico, vòlto al recupero della visione sacrale del mondo e di un rapporto pure sacrale con le cose e la natura. I simboli ancestrali della Sardegna riemergeranno, non come meri e cupi fantasmi, ma come pienezza di vita da realizzare. La costante del rapporto con l'acqua si giustificherà con la necessità di mettersi in comunicazione con la totalità, spezzando le barriere, lasciando che questo elemento circoli dentro e fuori come essenza. L'acqua è infatti ricevere, dare, fare scambi, preparare i passaggi decisivi. Manca è tornato alla sua terra d'origine per raccontare una storia di origini e rinnovare quindi il dialogo con i miti primigeni. Questo apologo, che è la storia dell'opposizione fra il visibile e l'invisibile, si concluderà con la guarigione di Maria. Ed esso rappresenta pure la transizione dalla nostra vita che si consuma nel profano, al sacro perduto, dal profano verso l'universo rituale, nel passaggio dal silenzio alla voce, dall'oblìo al ricordo che riprende finalmente la vita e la linfa della vita più vera. 'La donna delle Sette Fonti', è la testimonianza di un viaggio da questa all'altra realtà (la realtà separata di Castaneda), un viaggio che ha imposto non solo la conoscenza del rituale, ma la comprensione proprio di quanto è separato, di ciò che è stato separato e di ciò che il mito ricorda di quanto è stato dimenticato.