La donna delle Sette Fonti è un libro scritto con passione, con amore per la propria terra, considerata e vista con la nostalgia di chi ne sta lontano e la ricerca e la rivive nella memoria e nella pagina come elemento importante e vitale per sé e per il lettore.
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Bisogna riscoprire - sembra dirci Diego Manca - l'importanza del vivere, la lotta per la vita, l'amicizia. E ancora il senso di responsabilità, l'onestà, la volontà di lottare, l'importanza del lavoro, l'impegno, l'attenzione e la cura nel fare le cose, partendo dalle piccole (come lavare bene un cespo di lattuga) per arrivare alle grandi.
Antonio Cossu, scrittore

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La donna delle Sette Fonti è la testimonianza di un viaggio da questa all'altra realtà (la realtà separata di Castaneda), un viaggio che ha imposto non solo la conoscenza del rituale, ma la comprensione proprio di quanto è separato, di ciò che è stato separato e di ciò che il mito ricorda di quanto è stato dimenticato.
Carlo Carlucci, scrittore

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La donna delle Sette Fonti è un romanzo di formazione nato in una comunità letteraria fortemente sarda.
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E' una formazione attraverso un racconto storico. Questa mi sembra una trovata geniale in questa scrittura: riportare un'adolescente alla storia, all'origine della sua storia, come il centro della formazione. Quindi l'acqua fa parte di un grandissimo racconto di consapevolezza e di ricostruzione personale e fa parte della sicurezza che qui con i Sardi Pelliti (che poi nel suo sogno diventano rossi - e gli altri bianchi) sono le cellule della leucemia che deve essere sconfitta e allora in un grandioso discorso storico avviene la guarigione.
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l'educazione attraverso la storia e la storia spiegata attraverso l'acqua: mi sembra che sia veramente uno straordinario linguaggio.
(Angiolina Arru, docente di Storia Contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Istituto Orientale di Napoli, esperta di storia delle donne.

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Più che un romanzo io lo definirei un racconto di impianto poematico, laddove la trama è molto esile, molto scarna, le azioni sono pochissime, quello che accade, diciamo, è importante perché ha una eco e una risonanza dentro e perché scavalca completamente i parametri di spazio e di tempo, in quanto lo spazio esterno viene immediatamente catapultato all'indietro e poi viene dilatato all'interno di una dimensione onirica, dove tutto continuamente viene rimescolato, scomposto e ricomposto e l'attore principale, ovviamente, è
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Diego Manca usa una scrittura lenta, agiata, serena e rasserenante, all'interno della quale ha di questi squarci vertiginosi di natura e questa discesa alle viscere della natura indica appunto l'andare alla radice di sé e alla radice dell'inconscio collettivo. L'acqua è il simbolo stesso per eccellenza dell'inconscio, di questa dimensione materna e primordiale dove ognuno di noi si ritrova e ricostruisce le ragioni fondamentali della sua biologia, della sua natura e della sua storia.
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Manca riesce veramente a tracciare un percorso che io definirei di discesa alle Madri e un viaggio di iniziazione.
(Michele Sovente, poeta, docente di Antropologia Culturale presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli, vincitore del Premio Viareggio 1998 con la raccolta di poesie Cumae.)
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Un romanzo sincero, dedicato alle donne e alla nostra parte femminile ma soprattutto ai giovani, una storia che appassiona per la sua semplicitàe naturalezza, un romanzo che parla il "linguaggio della Terra" comprensibile dalla parte piùprofonda di noi stessi e ci riporta a quel profondo idioma che purtroppo abbiamo rimosso o dimenticato perchédistratti da quella "civiltà" che, nell'emisfero Nord del mondo, ha portato benessere e ricchezza di beni materiali ma che ci ha allontanati dalla lingua primordiale della Terra Madre, nutrice di tutti gli esseri viventi.
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In questo romanzo, arricchito dall'introduzione di Hyemeyohsts "Wolf" Storm, scrittore indiano americano autore del libro "Sette Frecce", Antonio Diego Manca sottolinea questo linguaggio ancestrale attraverso i gesti di Tia Nanna Frore, la sciamana protagonista del libro, evidenziando molti aspetti dell'antica cultura della Sardegna che nella sua radice è simile a tutte le antiche culture della razza umana. Un romanzo che tocca l'animo per la sua profondità e freschezza e che muove le emozioni facendoci ricordare la meravigliosa bellezza e magia dell'Acqua.
Sandro Pintus, giornalista
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Non mi stupisce che sia stato scritto - e viva! evviva! - La donna delle Sette Fonti: ma è stata grande gioia apprendere che rari scrittori, pur maschi nel panorama internazionale - ma anche nostri, italianissimi di Sardegna - finalmente facciano emergere - senza esibizione o come scoperta personale - la componente femminile che è dentro di sé. Lo so che ciò è anche moda, ma il suo libro è libero. Esprimo la mia fascinazione per il libro, l'intrigo per l'autore
Adriana Reginato, giornalista
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