torna a sommario

LA SETTIMA DELUSIONE:

L'AVVOCATURA DELLO STATO CONTRO.

 

Finalmente nel 2003 la Corte di Cassazione ha posto fine al processo penale, confermando le condanne per Salvatore RIINA + 14

Cosicché per beneficiare della Legge 22 dicembre 1999, n. 512 ("Istituzione del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso"), ho iniziato, presso il Tribunale di Caltanissetta (procedimento n. 287/04) l’azione civile contro i responsabili.

Ebbene, nonostante gli articoli di questa legge, né gli articoli del DPR 28 maggio 2001, n. 284 (Regolamento di attuazione della legge 22 dicembre 1999, n. 512) non prevedano l’intervento dell’Avvocato dello Stato, quest’ultimo si è costituito nel procedimento civile ed ha depositato una memoria fissando dei paletti all’azione da me intrapresa; come se il danneggiato non fossi io e dimenticando che, da quel giorno, è trascorso un quarto di secolo; trascurando che in quella strage è rimasto ferito un ragazzo di 27 anni che stava servendo lo Stato e che, in seguito a quella tragedia, la Commissione Medica dell’Ospedale Militare gli ha riscontrato un’invalidità del 60%.

Infatti il comma n. 3 dell’articolo 5 della Legge 512/99, prevede soltanto: “Nel giudizio civile l'attore notifica al Fondo l'atto di citazione, prima della costituzione delle parti.”.

Inoltre, in data 12.04.07, dopo l’udienza (fissata per le ore 09,00), in cui i periti hanno prestato giuramento per sottopormi ad ulteriori visite mediche, cioè verso le ore 11,30, quindi notevolmente in ritardo si è ripresentato l’Avvocato dello Stato, il quale non solo ha rimproverato il mio legale per non averlo aspettato, ma con grande distacco, a malapena e quasi infastidito, ha risposto in maniera poco garbata al mio saluto, cioè dopo che il mio legale ci aveva presentati è rimasto seduto e senza alzare né la testa, né lo sguardo mi porse la mano con grande distacco; subito dopo seguì una breve conversazione e gli domandai del perché dell'intervento dell'Avvocatura; mi rispose (senza alzare la testa): "Devo tutelare gli interessi dello Stato"; Ma avvocato io mi sono costituito contro RIINA più altri grazie al Fondo di Rotazione, il quale è alimentato dai beni illegali confiscati ai mafiosi; chiuse il discorso con: "Lo Stato meno paga, meglio è". Ma io quel giorno e in quel momento, nel mio piccolo, non rappresentavo lo Stato?

Profondamente scosso e umiliato me ne tornai a Palermo.

E' stato un viaggio interminabile, il mio pensiero era rivolto a quell'atteggiamento e a quelle parole che mi hanno mortificato e offeso più dell'attentato stesso, non sono riuscito a darmi nessuna risposta razionale del perché di tale trattamento.

Comunque rimane il fatto che lo Stato difende gli interessi dei responsabili della strage e cioè i vari RIINA, PROVENZANO, GANCI, BRUSCA, ecc..

Nell'incontro con l'avvocato non pretendevo che mi osannasse o chissà che, ma almeno che mi portasse più rispetto.

Attenzione! Io non voglio riconoscenza per essere rimasto ferito per la strage, ma per quello che ho fatto dopo quel tragico giorno. Questo sì!

Io non ho mai approfittato della mia condizione di invalido o del mio "status" di vittima di mafia, anzi, ho dato molto di più di quello che il mio fisico e la mia mente mi permettevano.

Se l'avvocato avesse letto le carte allegate al fascicolo, credo, che si sarebbe reso conto cosa ha fatto Giovanni Paparcuri per lo Stato, per la società in 24 anni.

Ma Giovanni Paparcuri è un commesso, un ex autista, quindi nella società non conta nulla, invece se fossi stato un funzionario le cose - e nessuno riuscirà a farmi cambiare idea - sarebbero andate diversamente.

Ma per fortuna non tutti la pensano o la pensavano così, purtroppo alcune di queste persone che hanno dato merito e valore al mio operato non ci sono più.

sfoglia