La prima volta sul trono papale

  Il pontificato dei gesti
  L'attentato
  La lunga odissea
  Non cammina più
  E se non ce la facesse?
  L'antifisicità
  La risposta al male
  Non parla più
   

E se non ce la facesse?

Se il mondo ha così bisogno di una guida e se la sua debolezza è così invasiva, come potrà farcela? si chiedono in molti. Insomma: È  possibile che il Papa si dimetta? La stessa spietatezza dell’immagine del Pontefice teletrasmessa in tutto il mondo pone la questione. E se non ce la facesse? Se l’invalidità fosse tale da impedire ogni esercizio diretto del proprio magistero? Le prime voci iniziano a circolare nel mese di novembre del 1999, ma il bubbone scoppia ai primi di gennaio del 2000. “Ritengo che il Papa debba avere il coraggio di dire: non posso più svolgere l’incarico così come sarebbe necessario”. In sostanza: il Papa è troppo stanco e malato e deve lasciare posto ai più giovani nella guida della Chiesa. Un’uscita pubblica, ufficiale e autorevole che viene dall’interno della Chiesa cattolica. A farla è il Presidente della Conferenza episcopale tedesca: l’allora Vescovo di Magonza, Karl Lehmann, durante un’intervista radiofonica. Secondo il porporato la Chiesa ha bisogno di un uomo forte che la conduca altrimenti non si può tenere insieme una chiesa mondiale di un miliardo di persone con così tante, fortissime differenze. Il giorno dopo lo stesso Lehmann smentisce tutto. Ma interviene il Papa in persona: “È Dio stesso che ci dona la forza di compiere ciò che da noi si attende”. La polemica si stempera. Ma non si esaurisce. Passano quasi due anni e la salute di Giovanni Paolo II peggiora. A due giorni dall’ottantesimo compleanno del Pontefice due influenti prelati come il Cardinale Joseph Ratzinger e il Cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga parlano di una eventuale rinuncia di Wojtyla. “Se egli vedesse di non poter assolutamente farcela più, allora sicuramente si dimetterebbe” afferma Ratzinger in un’intervista al settimanale dell’arcidiocesi di Monaco. “Se il Papa dovesse rendersi conto di non poter continuare a svolgere il suo ministero per motivi di salute avrebbe il coraggio di dimettersi”, afferma l’arcivescovo di Tegucigalpa, Monsignor Maradiaga. Le dimissioni del Papa non sono più un tabù. E ritornano, come un tormentone, a scadenze regolari. Come in occasione del venticinquesimo anniversario di pontificato di Giovanni Paolo II. Il Cardinale argentino Jorge Meija in un’intervista a La Nacion afferma che se il Papa perdesse completamente la parola si porrebbe il problema della rinuncia al suo ministero. Insomma: Wojtyla potrebbe dimettersi nel caso in cui “si verificassero condizioni di impossibilità a continuare in modo adeguato il governo della Chiesa”. E su questo punto si è aperto un dibattito teologico, spirituale ma anche normativo. Il Papa può dimettersi? Noi, dal canto nostro, non possiamo fare altro che registrare che questa discussione sulle dimissioni del Pontefice di Roma non è una novità nella storia recente della Chiesa Cattolica. In principio fu Paolo VI che, nell’estate del 1977, fu sul punto di rinunciare. Aveva pensato di dare le dimissioni in occasione del suo ottantesimo compleanno, il 26 settembre di quell’anno, per dare l’esempio e sottomettersi anche lui alla legge dell’ingravescentem aetatem. Secondo questa norma i Cardinali, superati gli 80 anni non possono più entrare in Conclave, non hanno più diritto di voto nell’elezione del nuovo Vicario di Cristo. E sempre Paolo VI aveva pensato anche al luogo dove ritirarsi nel tempo successivo al suo pontificato: o in un appartamento nell’Abbazia di Montecassino o, sempre in un luogo benedettino, a Einsieldeln, in Svizzera. Ma poi le prese di posizione furono tante. Dalla paternità non ci si dimette, sostenne don Levi dalle pagine dell’Osservatore Romano. E anche Paolo VI abbandonò quest’idea. E ora le stesse parole, la sofferenza di Wojtyla, le ipotesi di dimissioni, la forza di volontà del Papa, ma anche tante voci che si accavallano e che non sono altro che improbabili indiscrezioni non suffragate da nessun elemento concreto. Eppure il nome di un luogo dove Karol Wojtyla avrebbe gradito ritirarsi è stato fatto. Per dovere di cronaca lo riportiamo: il convento sui monti Tatra. Ma questa ipotesi di ritiro in un convento rimane una pura leggenda metropolitana. Il 29 giugno 2002, all’indomani della ricorrenza solenne dei santi Pietro e Paolo e di fronte a quello che sembrava un ulteriore aggravamento della malattia del Papa, Vittorio Messori scrive un articolo per il Corriere della Sera per sostenere una tesi ben precisa. Giovanni Paolo II non è per nulla tormentato da un dilemma angoscioso: una rinuncia al pontificato o la continuazione del suo ministero? Sulla base non di voci, ma di informazioni sicure, al riparo da ogni smentita, possiamo garantire che la sua decisione si è fatta in questi ultimi tempi ancora più salda. “La forza per continuare non è un problema mio, bensì di quel Cristo che ha voluto chiamarmi, seppure così indegno, a essere suo Vicario in terra. Nei suoi misteriosi disegni, Lui mi ha portato qui. E sarà Lui a decidere della mia sorte”. Questa, è ormai certo, è la sua convinzione. Una convinzione che scavalca ogni considerazione umana e si situa nella temperie di nuda fede che contrassegna quest’uomo che, pur avendo mostrato grandi doti nell’azione, è essenzialmente un mistico. Per il chiamato a reggere, come Vicario, la Chiesa di Cristo non c’è, in coscienza, la possibilità di togliersi di dosso la croce, scegliendo la pensione e il riposo. Tocca dunque al Padrone, non al servitore, stabilire quando il lavoro è finito. La tesi di Messori è chiara. Il Papa non si dimetterà mai. E il motivo è semplice: non può dimettersi, non deve dimettersi, non vuole dimettersi. Perché dalla paternità non ci si dimette. E questo è un punto fermo. Ma rimane ancora un altro interrogativo, ben più interessante: perché il Papa non nasconde la sua malattia? O, meglio: perché Giovanni Paolo II sembra portare la croce della sua esistenza senza fare mistero del dolore e della sofferenza che gli rendono ogni istante drammaticamente faticoso?

   
 
  © Galatina2000.com 1999-2005. Tutti i diritti riservati. Ris.800x600 galatina2000@tin.it