Un'assemblea ordinaria

(Racconto di Gian Cesare Marchesi)

Il ragionier Gianluigi Perego, amministratore in carica del condominio di via Donizetti 47, sollevò il capo dalla piccola calcolatrice utilizzata per la somma dei millesimi presenti e con la solennità richiesta dalla circostanza dichiarò formalmente e regolarmente aperta la riunione dell'assemblea condominiale che avrebbe dovuto discutere ed approvare gli argomenti elencati all'ordine del giorno.

«Occorre a questo punto che nominiate un presidente e un segretario», aggiunse col tono rassegnato di chi "sa già a priori come vanno a finire queste cose". Infatti, in sala si creò un momento di incredibile silenzio. Il dottor Mezzofanti, ritenuto nel palazzo il più colto e distinto condomino, e solitamente chiamato all'unanimità a svolgere l'importante ruolo di presidente, cercò di mostrarsi distratto, facendo finta di rovistare in una cartella che teneva sul pavimento davanti a sé, nell'affannosa ricerca di non si sa bene che cosa. La signora Venosta, quella dell'ottavo piano, cominciò una conversazione a bassa voce con la sua vicina di sedia, mentre Luigi Arconati, il salumiere del negozio all'angolo, accendeva una sigaretta, osservando con apparente interesse i cerchi di fumo che si alzavano nell'aria.

L'amministratore, gettato uno sguardo panoramico all'intero consesso, fornì la sua proposta: «Dottor Mezzofanti, faccia lei il presidente, poi se crede farò io da segretario»

Seguì un bisbiglio di approvazione da parte dei presenti e il presidente, così incaricato, andò a prendere posizione accanto all'amministratore.

«Prima che iniziamo a discutere i punti all'ordine del giorno», disse alzandosi in piedi tutta rossa in viso la signorina Albertini, la "zitella" del terzo piano, «vorrei ancora una volta protestare per il baccano che fanno i tre studenti che abitano sopra di me. Qualcuno, e non voglio sapere chi, ha affittato loro l'appartamento arredato e quelli si portano sempre a casa uno stuolo di amiche e di amici che tengono alzato il volume dello stereo sino a notte fonda. Non ne posso più»

E così dicendo, ancora più rossa in viso di prima, si sedette nuovamente sulla sedia, attendendo fiduciosa una risposta. Nessuno intervenne e l'amministratore, con un sorriso di circostanza, liquidò il problema assicurando che avrebbe inviato una lettera di reclamo al proprietario dell'appartamento. Ma ormai il ghiaccio era stato rotto e un altro condomino, il geometra Mantelli, ne approfittò per segnalare che il suo apparecchio televisivo da qualche tempo non funzionava più a dovere e non riusciva più a ricevere i segnali trasmessi dal Canale 27, che abitualmente trasmetteva le più importanti notizie mondane del quartiere. Evidentemente a nessun'altra persona presente in sala interessavano tali notizie, come pure i difetti dell'apparecchio del geometra Mantelli, cosicché l'amministratore si sentì in dovere di suggerire al malcapitato teleutente di fare intervenire un tecnico della casa costruttrice del televisore in questione.

Sulla scia dei primi due interventi e passata ormai in secondo piano la disamina dei punti all'ordine del giorno, prese la parola la signora Venosta, per risollevare le annose questioni della solita automobile parcheggiata impropriamente nel cortile, «dove tutti dovrebbero sapere che è sempre stato vietato parcheggiare». E già che c'era, aggiunse anche un reclamo per i cani che «fanno le loro cose nei vialetti del giardino, con i padroni che stanno lì a guardarli. E con l'amministratore che non fa mai nulla per far cessare queste infrazioni del regolamento»

Attirando su di sé gli sguardi dei presenti, soprattutto in virtù della notorietà che si era conquistata per via delle sue scollature e delle sue abituali ridottissime minigonne, si alzò per rispondere Ambra, la superchiacchierata condomina del primo piano, interno quattro.

«La signora che ha parlato», disse, «si riferisce come al solito alla mia macchina, ma come ho già detto varie volte, a causa del mio lavoro ...», e a questo punto si udirono alcuni brusii di commento in fondo alla sala, «spesso rientro molto tardi la sera e in strada non c'è assolutamente più posto per parcheggiare. Dove vorrebbe che la mettessi la mia macchina?»

I mormorii divennero ancora più intensi e maliziosi, ma la signorina continuò imperterrita: «D'altro canto non vedo che fastidio possa dare, dal momento che al pomeriggio la riporto fuori e che di spazio per passare ne rimane sempre in abbondanza»

La situazione stava prendendo una piega piuttosto delicata e il presidente ritenne allora opportuno intervenire per ricordare che tutte quelle questioni non erano state poste all'ordine del giorno e che, pertanto, non potevano essere discusse in quella assemblea. Diede quindi inizio all'esame degli argomenti ufficialmente previsti.

Il primo punto riguardava l'approvazione del consuntivo della passata gestione e su questo tema si scatenò una specie di gazzarra. In un groviglio indescrivibile di voci, la maggior parte dei presenti si lamentarono più o meno sommessamente delle troppe spese, di probabili "creste di quel ladro dell'amministratore", di soldi spesi male, di passatoie rifatte con materiali scadenti e dagli orribili colori, di lavori non eseguiti, di cose dette e non ascoltate e, in definitiva, di un'amministrazione che non si era fatta assolutamente notare.

Il ragionier Perego, calmo e serafico come sempre, attese che il putiferio si calmasse e quindi, con la massima flemma, contrattaccò, dicendo: «Se la maggior parte di voi non pagate per tempo le spese, io non posso farci nulla e non potete pretendere che possa amministrare a dovere il vostro palazzo. Ho già inviato un numero incredibile di solleciti, ottenendo ben pochi risultati. Io non sono una banca e ho già anticipato sin troppo. Se non versate il dovuto alle scadenze previste non potete attendervi che io sborsi di tasca mia altri quattrini. E poi, se non siete contenti di me, questa è la volta buona per sostituirmi"

Si calmarono allora tutte le urla e subentrò un momento di imbarazzo, in cui si levò solo la timida voce della signora Negri per dire: «Io le spese le ho sempre pagate, però lei non mi ha mai dato retta lo stesso»

A quel punto il presidente Mezzofanti ritenne opportuno intervenire d'autorità, chiedendo che venisse messo ai voti il bilancio. Nessuno più protestò e il consuntivo venne approvato all'unanimità. Sul fondo della sala due o tre signore intanto scuotevano la testa in segno di delusione, bisbigliando fra loro frasi di commento e di critica.

Sempre all'unanimità, venne quindi approvato anche il preventivo per l'anno in corso che, secondo l'amministratore, «E' solo un documento formale, che non significa necessariamente l'autorizzazione alle spese. Tutto vi verrà, come al solito, puntualmente documentato e lo potrete approvare o meno in sede del prossimo consuntivo»

Il terzo punto riguardava la nomina dell'amministratore e dei consiglieri. Luigi Arconati, che ancora indossava il grembiule bianco in quanto aveva chiuso da poco il negozio e non gli era stato possibile passare da casa per cambiarsi, propose allora senza troppa convinzione di sostituire il ragionier Perego con un altro amministratore di cui in quel momento non ricordava bene il nome, perché «sapete, ho tante altre cose cui pensare», ma che gli era stato segnalato da un amico e che, a dire di quest'ultimo, era molto valido.

Nessuno se la sentì di appoggiare questa proposta e l'amministratore in carica, con un tono di palese soddisfazione dichiarò: «Non ho alcuna difficoltà a rimettere l'incarico, purché il nuovo amministratore mi versi in contanti tutte le cifre di cui sono creditore. In caso contrario, tratterrò la documentazione in mio possesso sino a rimborso avvenuto.»

«E così lui continuerà a rubare come ha sempre fatto», bisbigliò una voce non identificata sul fondo della sala, ma nessuno intervenne ufficialmente e il ragionier Perego venne ancora riconfermato "all'unanimità dei voti".

Sulla nomina dei consiglieri si ripresentò la stessa scena che aveva caratterizzato la scelta del presidente e del segretario. Tutti zitti e apparentemente distratti. Poi alla fine, l'amministratore propose una soluzione rassicurante: «Visto che nessuno si candida, propongo che vengano riconfermati gli stessi consiglieri in carica l'anno passato. Però li invito a partecipare più attivamente alle riunioni da me indette e non a defilarsi ogni qualvolta c'è qualcosa da discutere»

Si alzò allora il consigliere Del Soldato, in carica da oltre dieci anni, per protestare sul fatto che «se lei ci chiama per discutere decisioni già prese da lei e ci convoca nel suo studio alle quattro del pomeriggio, è chiaro che nessuno possa o voglia venire. Ciascuno di noi ha ben altri impegni»

Il presidente, ancora una volta, troncò a mezzo la discussione, dichiarando che ormai i consiglieri erano stati nominati ed affermando che c'erano forse altre cose più importanti da definire. Infatti, la signora Rossi, proprietaria dell'appartamento sottostante quello della signorina Albertini, ne approfittò subito, per lagnarsi del fatto che la suddetta con-condomina usava sistematicamente battere i tappeti alle dieci e mezzo del mattino, contravvenendo alle disposizioni del regolamento e facendo cadere al di fuori del balcone i peli dei numerosi gatti che teneva in casa.

«E poi ha il coraggio di lamentarsi per i rumori dei tre ragazzi che stanno sopra di lei», aggiunse. «Che, fra l'altro, sono tre bravi e simpatici giovani, tutto studio e famiglia»

Si udì un mormorio assordante, in cui emergeva la voce baritonale di Arconati che stava raccontando al suo vicino di quanto fossero elevate le nuove imposte sul prosciutto e sugli affettati in genere.

Solo allora il presidente, gettato un rapido sguardo all'orologio appeso al muro, si accorse con un certo rammarico che era ormai giunta la mezzanotte. Batté quindi con vigore il fornello della pipa sul posacenere di vetro posto sul tavolo davanti a lui e impose a fatica il silenzio.

Poi, fra i rumori di sedie che si spostavano e movimenti di persone che si stavano avviando all'uscita, decretò la fine della riunione, trattenendosi tuttavia ancora un poco a chiacchierare con l'amministratore sui risultati del derby cittadino e commentando il goal, conseguente a un rigore piuttosto contestato, segnato con un tocco imparabile dall'ala sinistra della squadra del cuore.

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